sabato 20 giugno 2026

Paolo "Silver" Silvestri dei The Trip – Furio Chirico’s - Intervista dopo la tournée in Giappone, tra emozioni, omaggi e nuovi progetti

 


I Trip – Furio Chirico’s sono appena rientrati dal Giappone dopo due serate al prestigioso Club Città di Kawasaki, accolti da un pubblico caloroso e da una produzione impeccabile. A pochi giorni dal ritorno, Paolo “Silver” Silvestri ha raccontato a MAT2020 com’è andata questa esperienza intensa, tra concerti sold out, incontri con i fan, lavoro in studio e nuove idee che stanno già prendendo forma.

Dopo due serate al Club Città di Kawasaki, qual è l’immagine o l’emozione che ti è rimasta più impressa tornando in Italia?

È stata un’esperienza davvero gratificante. Il pubblico giapponese ascolta con un’attenzione incredibile: devi essere preciso, perché loro comprano il CD, poi vengono a sentirti dal vivo e vogliono verificare se sei all’altezza di ciò che hai registrato in studio. Per fortuna, negli anni, tutti noi abbiamo imparato che nei live bisogna essere energici e dare il massimo, e questo loro lo apprezzano molto. Mi ha colpito anche la gente che ci aspettava in albergo per una foto o per farsi autografare un CD o un LP. Sono rimasto stupito da tutto questo, lo ammetto. Ero davvero soddisfatto dei due show. Sono rientrato in Italia dopo una settimana perché ho unito ai concerti una vacanza con mia moglie, insieme a Marco Rostagno e alla sua compagna.

Mi pare di capire che sei rimasto colpito dalla gentilezza estrema di pubblico e fonici. C’è stato un momento in cui hai percepito davvero il legame con la platea?

Sì, sono rimasto molto colpito dalla gentilezza dei fonici e del pubblico giapponese. Appena arrivati all’aeroporto di Tokyo, la produzione di Sfera Entertainment, guidata dalla nostra manager Amy Ida, ci ha portati direttamente in teatro per un incontro tecnico. Dovevamo risolvere alcune questioni legate alla gestione del palco. L’incontro è durato circa cinque ore e, dopo 24 ore di viaggio, eravamo esausti. I fonici lavorano anche di notte. Le due mattine successive entravamo in teatro verso le 9.30 per i vari soundcheck. Ti dico solo che non mi hanno lasciato collegare nemmeno un cavo: una gentilezza incredibile, sia da parte degli addetti ai lavori sia del pubblico, sempre entusiasta e accogliente. Nei giorni successivi, in giro per Tokyo, sia io sia Marco siamo stati riconosciuti per i concerti di qualche giorno prima. Pazzesco. In Italia non ci capita mai. La cultura giapponese considera il musicista una figura importante. A volte penso che dovremmo trasferirci tutti in Giappone… ovviamente scherzo.

Le due serate avevano scalette diverse. Come avete deciso cosa portare dal vivo tra Equinox, Atlantide e Caronte?

La produzione giapponese desiderava ascoltare brani sia da Equinox sia dal nuovo Atlantide 2025, oltre a pezzi storici scritti da Joe Vescovi per l’album Caronte. Abbiamo quindi deciso di rimettere in scaletta brani come Two Brothers, Ultima Ora, Ode a Jimi Hendrix e naturalmente Caronte. Sono pagine fondamentali della storia dei Trip e non potevamo sottrarci a questa richiesta. Tra le novità c’era anche Corale da Time of Change. Per l’edizione giapponese dell’LP Atlantide 2025 ho scritto un nuovo intro e un finale dedicato (Prelude), presenti solo in quella versione.

L’esecuzione dell’inno Kimi Ga Yo e il finale di Nessun Dorma sono stati momenti speciali. Come è nata l’idea?

Già dallo scorso anno, appena saputo dei due concerti in Giappone, avevo deciso di omaggiare il pubblico con il loro inno nazionale. Kimi Ga Yo è forse l’inno più corto al mondo: ho pensato di suonarlo con l’Hammond e un synth che mi permetteva interventi orchestrali. Di questo avevo informato la produzione artistica, ma non avevo detto nulla riguardo a Nessun Dorma: doveva essere una sorpresa anche per Furio, Marco e Alessio. Qualche giorno prima l’ho confidato a Marco Rostagno, che mi ha risposto: “Figo!”. Dopo la prima sera Alessio mi ha detto: “Perché non me lo hai detto? L’avrei cantata”. Così la mattina seguente l’abbiamo provata al volo durante il soundcheck e la sera era già nello show. Il pubblico giapponese l’ha apprezzata moltissimo. Per noi è stato un momento di adrenalina pura, uno di quelli che restano nel cuore.

Mi hai accennato a nuove idee sul pentagramma e al fatto che anche Rostagno e Trapella stanno scrivendo. Che direzione musicale senti emergere?

La voglia di immergerci in nuovi brani nasce anche dal cambio di formazione. L’arrivo di Alessio Trapella, voce e basso, ha dato una spinta positiva alla band. Sono bastate due prove per preparare i concerti in Giappone, e questo ci ha fatto venire voglia di scrivere nuovo materiale. Nei giorni prima della partenza ero ospite da Marco: la sera, prima di dormire, imbracciando due chitarre abbiamo tirato fuori molte idee, già ben definite. Anche Alessio sta contribuendo e penso che verrà fuori qualcosa di tosto. Naturalmente dovremo far ascoltare tutto alla produzione, ma credo che il progetto possa andare in porto. Sto già scrivendo le mie parti sul pentagramma, come faccio da sempre: è una cosa che mi affascina profondamente.

Mi hai detto che tutto è stato registrato in multitraccia e video. Cosa ti piacerebbe vedere in un eventuale vinile o CD?

La produzione italiana, insieme a quella giapponese, ha registrato entrambi gli show e sembra interessata a pubblicare un live, o forse più di uno. Bisognerà ascoltare bene tutto il materiale per capire cosa è venuto meglio. Penso che entrambi i concerti siano di alto livello, anche se forse il secondo è riuscito meglio: avevamo dormito qualche ora in più ed eravamo più freschi. Sono state fatte anche riprese video. Non so cosa deciderà la produzione italo-giapponese, ma un DVD sarebbe fantastico. Ho visto qualche clip e sono rimasto a bocca aperta: ho pensato “Ma siamo noi?”. I fonici giapponesi hanno fatto un lavoro incredibile. Anche da un semplice telefonino sembrava un disco.

Parli di una grande amicizia nata con Marco negli ultimi mesi. Quanto conta l’intesa personale nel suonare musica così intensa?

L’amicizia con Marco nasce dal nostro amore per la musica. Abbiamo un grande rispetto reciproco, ma andiamo d’accordo anche su molte altre cose: non parliamo solo di musica. Lui è molto più giovane di me e mi trasmette un’energia incredibile, mi spinge a mettermi in gioco. Con lui non riesco mai a sentirmi “vecchio”. A volte mi guarda e mi dice “Daje sec” o “Meraviglioso”. Sì, il nostro rapporto è proprio così: meraviglioso.

Portare in giro repertori storici come Caronte comporta responsabilità e libertà. Come vivi questo equilibrio?

Ho una grande stima per ciò che Joe Vescovi ha creato nella storia dei Trip. Ho sempre pensato che fosse il vero fulcro della band, e non mi sbagliavo. Quando suono i suoi brani cerco di farlo con coscienza, senza buttare note a caso. Allo stesso tempo, col tempo ho imparato a essere me stesso. Quando incido un nuovo album non ascolto musica per non farmi influenzare. Ad esempio, in Caronte con Furio eseguo una frase un’ottava sopra rispetto alla versione originale: non per vantarmi, ma perché è il mio modo di suonare. Furio lo ha capito e mi ha lasciato “strada libera”, perché il brano funziona e questo è ciò che conta. Nel rifacimento di Atlantide 2025 ho aggiunto più parti tastieristiche: tra Hammond e synth sono quattro o cinque linee. Dal vivo è impegnativo, ma sulle cose difficili mi diverto. Poi, se riescono sempre, è un altro discorso.

Tra un possibile live, un nuovo album e nuove idee, cosa ti entusiasma di più del futuro dei Trip – Furio Chirico’s?

Sia i live sia i possibili nuovi album mi entusiasmano, ma ciò che più mi piace è il rapporto che si è creato tra noi quattro. Ci vediamo poco, ma quando succede c’è un grande affiatamento. Da quando è arrivato Alessio la band è cresciuta molto: ci ascoltiamo, lavoriamo con attenzione e arriviamo rapidamente alla miglior esecuzione possibile. Sono musicisti che non hanno bisogno di presentazioni, con anni di esperienza e studio alle spalle. E soprattutto ci divertiamo come quindicenni alla prima prova. In fondo, è questo ciò che conta.