martedì 24 novembre 2020

Queen: Rock in Rio, Rio De Janeiro, 12-19 gennaio 1985


Queen
Rock in Rio, Rio De Janeiro, 12-19 gennaio 1985

Il sole fa davvero la differenza. Qui anche la gente fiorisce. E’ un pubblico meraviglioso. Adoro il modo in cui esprime le sue emozioni.” (Freddie Mercury)

Sui biglietti figurava la presuntuosa dicitura “il miglior festival di tutti i tempi”. Ma se non fu il migliore, fu certamente il più grande.
Con novanta ore di musica nell’arco di dieci giorni e un totale di tre milioni di spettatori, il primo e più memorabile “Rock In Rio” superò ogni più rosea aspettativa dell’organizzatore, l’uomo d’affari brasiliano Roberto Medina. Gran parte del merito va ascritto ai Queen, le cui esibizioni, in particolare quella molto intensa  dell’ultima giornata del festival, restano un momento chiave nella lunga e lenta invasione rock dell’America Latina.
Il cantante Freddie Mercury rappresentava al meglio la tipica ossessione degli anni ’80 per la spettacolarità, e il suo inimitabile gusto kitsh veniva esaltato dagli spazi di grandi dimensioni. Ma anche lui dovette sentirsi minuscolo al momento di salire su un palco di 7000 metri quadrati, in grado di ospitare contemporaneamente tutti i gruppi in cartellone. Di fronte c’erano 300.000 persone abbronzate e cariche di voglia di divertirsi che salutarono il gruppo con un’ovazione assordante.
Mai i Queen avevano potuto contare su una platea tanto allegra e vitale. Alle spalle dell’arena allestita per l’occasione era cresciuta una specie di città virtuale con decine di negozi e il più grande McDonald al mondo. In lontananza si stagliavano le montagne che circondavano Barra da Tijuca. Era un’ambientazione straordinaria e, come al solito, Mercury si dimostrò all’altezza della situazione.
Il concerto spaziò lungo tutta la carriera del gruppo, dai primi timidi successi di inizio anni’70, come Keep Yoursekf Alive, alle più recenti e celeberrime Hammer to fall e Radio Gaga, quest’ultima accompagnata dalla folla con un potentissimo battimano ritmico.
Un accenno di contestazione arrivò quando Mercury sfoggiò un abbigliamento non propriamente maschile per I Want To Break Free, turbando la componente machista, peraltro in minoranza, del pubblico. Ciò non impedì al cantante di innamorarsi del Brasile e dell’intero Sudamerica: “Mi piacerebbe comprarmi tutto il continente e farmi eleggere presidente.”
(Mark Paytress)