giovedì 20 settembre 2012

Andrea Gianessi - "The River",


Andrea Gianessi - "The River", il nuovo singolo e video, dall'album "La Via Della Seta", un incontro musicale tra oriente ed occidente, da Reincanto Dischi
 
http://athosenrile.blogspot.it/2010/11/andrea-gianessi-la-via-della-seta.html

The River - il video

The River è la canzone che chiude l'album La Via della Seta di Andrea Gianessi e contiene in sé l'intero concept musicale del disco, il contatto e la fusione tra Occidente e Oriente. Il brano nasce infatti come una ballad tipicamente britannica, quasi un tradizionale, e si sviluppa sinuoso, arrivando a sfociare nel finale in un raga indiano eseguito dal violino su un pulsante ritmo di tabla. Il testo in inglese affronta l'eterna metafora del fiume. La vita come attesa, nello scorrere del tutto, sotto un cielo immutabile...

Credit: ideazione e regia di Davide Rikk, produzione Film For Breakfast

 
Andrea Gianessi

Cantautore di confine e fuori dagli schemi, Andrea Gianessi è un musicista attivo da anni nel panorama indipendente italiano. Nel 2008 prende forma l'idea per il suo progetto solista, che nel 2011 darà alla luce il primo album intitolato “La Via della Seta”, dedicato alla contaminazione tra la moderna canzone italiana ed i colori e le sonorità acustiche orientali, mediorientali e mediterranee. I brani di Andrea Gianessi sono qui il punto di partenza di un viaggio musicale che si inoltra nei territori selvaggi dell'immaginazione, simbolicamente racchiusi nell'idea della Via della Seta. L'esplorazione divertita del sottile confine tra realtà e illusione, la cinica concretezza della società contemporanea e la visionarietà del mondo interiore si disvelano come tracce di un percorso in equilibrio tra leggerezza e profondità, luce e ombra, ritmo e melodia, gioia e rivoluzione.




Ricordando Jim Croce


Il 20 settembre del 1973 ci lasciava prematuramente Jim Croce.
Jim Croce fu un folk singer di Philadelphia, e divenne una rarità nel circuito folk di New York, cantando semplici ballate "blues" che raggiungevano il cuore più che il cervello.
Dopo un album incerto registrato con la moglie, "Jim & Ingrid Croce" (1969), il suo talento sbocciò su “You Don't Mess Around with Jim” (1972) e con i singoli “You Don't Mess Around with Jim” e “Operator”.
Con "Life And Times" (1973) continuò su quella strada fortunata.

Croce ha scritto alcune delle più maestose melodie dell’epoca, ed era in fase di evoluzione.
Una scomparsa prematura  (assieme al suo amico chitarrista Maury Muehliesen, con lui nel filmato), gli impedì di diventare ciò che Simon e Garfunkel erano stati per la generazione precedente.
Jim infatti morì in un
incidente aereo in fase di decollo, per un errore umano. 
Subito furono rilasciate “I've got a name” che, registrato durante l'estate diventò disco d'oro, e la raccolta “Photographs and Memories”.
Moltissime le operazioni discografiche dopo la sua uscita di scena, per cui non è possibile stilare una sua discografia completa.

Jim Croce resta uno degli ultimi menestrelli vagabondi che racconta storie di gente e di emozioni, e sa dividersi tra una melodica vena di malinconia ed il vecchio sogno americano.
Croce è ancora oggi una vera e propria "icona" del panorama musicale proveniente dagli States e vanta una lunghissima schiera di affezionatissimi estimatori, Italia compresa.

mercoledì 19 settembre 2012

JUST


Attraverso Pino Tuccimei, uno dei grandi uomini del movimento musicale degli ultimi decenni, sono arrivato ai JUST, gruppo vocale di belle speranze, fresco di affermazione al Premio Bruno Lauzi.
Ho ascoltato in anteprima alcuni brani e ho potuto apprezzare delle qualità canore non comuni. Un bella voce, magari il frutto di un dono celeste, può arrivare a  chiunque e ovunque, ma quando le voci numericamente aumentano, e il risultato deve obbligatoriamente essere una buona sintesi, pur nel rispetto delle individualità,  tutto si complica, sia per chi crea che per chi ascolta. In questo caso tutto appare naturale, quasi semplice, e le felici vocalizzazioni diventano l’espressione di un gioco di squadra che mi auguro questi giovani siano in grado di mantenere a lungo, come base per arrivare all’obiettivo posto.
Nessuna ricerca del Talent Show per emergere - eppure sembrerebbero fatti apposta - ma ricerca di stradi alternative, seguendo la logica del… se siamo bravi ce la faremo comunque… a volte utopistica, ma di grande soddisfazione se coronata da successo.
A seguire un rapido scambio di battute per conoscere meglio questi giovani, e un esempio musicale significativo. Ed ognuno potrà farsi la propria idea.

Ho chiesto a Pino Tuccimei qualcosa in più in relazione al Premio musicale a cui facevo accenno.

Il Premio Bruno Lauzi  rappresenta nel panorama Italiano una delle manifestazioni più qualificate, assieme al "Tenco", per i giovani cantanti/compositori Italiani. Quest'anno si è svolta la 5° edizione. Nella giuria presieduta, dal Maestro  Gianfranco Reverberi, erano presenti Mariella Nava, Rosanna Lambertucci, Marino Bartoletti - noto appassionato di musica - , Edoardo Vianello, Giampiero Mughini, Carlo Marrale, Maurizio Lauzi, Franco Fasano, Giancarlo De Cataldo (romanzo Criminale, regista e scrittore), Pietro Gargano, Alfredo Morabito, Giampaolo Longo, Alberto Zeppieri. La finale si è tenuta nell'Auditirium di Anacapri, strapieno e con il pubblico che affollava anche le scale di accesso e il foyer (a causa del maltempo la manifestazione si è tenuta al chiuso).
I JUST hanno vinto il premio come migliore brano musicale ed interpretazione. Attestati di grande considerazione sono giunti ai ragazzi nella cena post spettacolo quando pubblicamente si sono esplicitamente dichiarati entusiasti di loro alcuni rappresentanti della giuria, appena citati, in primis Maurizio Lauzi, figlio di Bruno.



L’INTERVISTA

Come e quando nasce la vostra passione per la musica?

E’ iniziato tutto per gioco, nel 2010, tutti e quattro eravamo cantanti solisti; ci siamo conosciuti frequentando lo stesso insegnante di canto. Abbiamo deciso di divertirci insieme unendo le nostre voci, la cosa si è evoluta e ne abbiamo fatto un vero obbiettivo comune.

Quali sono i vostri punti di riferimento musicali?

Prevalentemente i “westlife”, un gruppo vocale (si sono ritirati dopo 14 anni proprio quest’anno). Ci piacciono le loro musicalità dolci e coinvolgenti. Backstreet-boys, Wham, Take-that, ma anche I pilastri della musica internazionale,  Michael Jackson, Madonna, Steve Wonder, Ray Charles, Frank Sinatra ecc…

Da quanto ho potuto ascoltare siete un gruppo prevalentemente vocale. Siete anche strumentisti?

No, siamo esclusivamente gruppo vocale.

Nei due brani che ho sentito, cantate nella doppia lingua, italiano e inglese. Qual è la vostra reale dimensione?

Italiana senza dubbio. Vogliamo inserirci come nuovo e unico gruppo vocale italiano in questo momento.

Probabilmente avrete iniziato a cimentarvi con le cover. Quanto è importante per voi il lato compositivo?

Si, è iniziato così infatti, ma non ci piace essere visti come cover-band, quindi stiamo lavorando a pezzi completamente nostri. Il percorso non è semplice perché bisogna trovare le melodie giuste per poter inserire le quattro tonalità vocali differenti. Noi poi siamo alla ricerca di qualcosa di giovane e fresco che possa avere un forte impatto a livello emozionale, ricercare quelle musicalità romantiche che possano far emozionare i giovani d’oggi.

La musica pop è spesso collocata in una “sfera di semplicità” in quanto di più facile presa. E’ davvero così facile realizzare brani di forte impatto?

Assolutamente no, proprio perché nella semplicità delle cose si rischia di cadere nel banale. L’impatto poi varia da periodi a periodi, un brano di oggi potrebbe avere forte impatto in un futuro venturo. Tutto sta nel trovare un punto di incontro tra quello che si vuole trasmettere e quello che vuole essere recepito.

E’ facile ipotizzare che un gruppo come il vostro poteva aprire le porte di uno dei tanti talent show che popolano la rete. Qual è la vostra opinione su quel tipo di contenitore?

Il mondo televisivo affascina sempre, ti da grande visibilità ma pensiamo possa non essere sempre la strada giusta, si rischia di “bruciarsi” si rischia di dare un idea sbagliata di quello che si è. Preferiamo passare per altre strade.

Cosa significa poter godere dei consigli di un esperto come come Pino Tuccimei ?

Significa tantissimo, Pino è la storia della musica italiana degli ultimi 50 anni. E’ una persona di grande gusto musicale e di esperienza nel  settore, per noi è onore lavorare insieme a lui.

Recentemente avete vinto un premio ad una manifestazione di rilievo. Che tipo di esperienza è stata?

Bellissima! era la nostra prima uscita ufficiale e non ci aspettavamo un risultato del genere; non siamo finti modesti, eravamo consapevoli che il pezzo era buono così come la nostra preparazione musicale, ma il risultato è stato oltre le più rosee aspettative. Sono esperienze che ti arricchiscono dentro e che soprattutto creano solidità nel gruppo.

Provate ad esprimere un desiderio musicale … cosa vorreste vi accadesse nei prossimi due anni?

Emozionare, appassionare, lasciare il segno nella musica italiana e non solo (speriamo). 


lunedì 17 settembre 2012

Gianni Leone-LeoNero-"Fremo"


Gianni Leone, nel giorno del suo compleanno ci regala un filmato inedito.
Ecco la sua mail chiarificatrice…

15 settembre 2012. Cadeau leonino.

Finora introvabile (a parte la mia copia personale, fatta visionare agli amici privatamente):

LeoNero - Fremo (1978)


Forse il primo videoclip italiano di taglio  "cinematografico". 



Composto, arrangiato e suonato (organo Hammond b-3, organo Farfisa Professional, Clavinet D-6 Hohner, basso-Moog, batteria Ludwig) da LeoNero.
Brano registrato allo studio 41 di Roma. 

Una curiosità: il tassista non era un attore, ma... un tassista VERO che gentilmente si prestò 
a farsi "strapazzare" da me.

domenica 16 settembre 2012

GENOVA RICORDA I GENESIS



GENOVA RICORDA I GENESIS @ TEATRO RINA & GILBERTO GOVI

OSPITE D'ONORE: STEVE HACKETT


Il Teatro Rina & Gilberto Govi e Musicarteam festeggiano il quarantesimo anniversario dello storico e unico concerto che i Genesis tennero a Genova il 22 agosto 1972 al Teatro Alcione con una serata ideata da Marina Montobbio, interamente dedicata alla famosa band e che vedrà come ospite d’onore Steve Hackett.
All’interno del Teatro sarà possibile visitare una piccola mostra dove alcuni collezionisti esporranno documenti, fotografie e testimonianze video del tour italiano de
i Genesis nel 1972.

PROGRAMMA DELLA SERATA

ORE 19.30: Steve Hackett incontra il pubblico genovese
ORE    20.30: Conferenza. Conduce le interviste Athos Enrile di Musicarteam. 
Ospiti: Mino Profumo (collezionista ligure dei Genesis)
Steve Hackett (chitarrista dei Genesis dal 1971 al 1977, ora solista)
Richard MacPHAIL (considerato il sesto Genesis per tutto il periodo aureo, fu autista, roadie, tour manager e consigliere primario)
ORE 22.00: Concerto “Seven Stones are back in Genoa”. La tribute band Genovese “Real Dream” proporrà la scaletta originale del concerto di Genova del 1972.

INFO


Teatro Rina & Gilberto Govi

Via Pasquale Pastorino, 23r

16162 Genova (GE)


Tel.: 0107404707


COME ARRIVARE
http://www.happyticket.it/genova/govi/e16484/biglietti-genova-ricorda-i-genesis

Prezzi:

Poltrona VIP (dalla 1° fila alla 4° fila)
Euro 20
Poltronissima (dalla 5° fila alla 13° fila)
Euro 18
Poltrona (dalla 14° fila alla 21° fila)
Euro 15



giovedì 13 settembre 2012

Aldo De Scalzi racconta...


La mia solita vacanza frabosana, nel mese di agosto, lascia sempre grande spazio alla musica… qualche occasione per i concerti ad alta quota si trova sempre.
Però non è di performance live che voglio raccontare, ma di un incontro casuale che si è trasformato in simpatico e soddisfacente -  almeno per me - siparietto, compreso tra storia, aneddoti e … oggi mi levo qualche sassolino dalle scarpe
Il torneo di calcio per i bambini si è rivelato come al solito un contenitore capace di raggruppare decine di giovani con rispettive famiglie, gente che, almeno di vista, si conosce da tempo. Quando ho captato il nome di un nuovo iscritto, proprio sul filo di lana, ho raddrizzato le antenne. Ma chi sarà quel De Scalzi? Sarà parente di
Ho così scoperto che Aldo De scalzi bazzica quel luogo da qualche anno, anche se non ci eravamo mai incontrati. Un amico musicista savonese, Giuseppe Terribile, di passaggio da quelle parti, me lo presenta, e chiedo immediatamente ad Aldo se sarebbe disponibile per un’intervista, nei giorni a seguire. Lui accetta velocemente e mi lascia il suo cellulare… chiamami quando vuoi… qui il tempo si trova.
Molto gentile e disponibile, ma con quale faccia posso telefonargli, proprio mentre è in vacanza con la sua famiglia? Lo incrocio più volte nei giorni a seguire, ma non mi viene da chiedere niente… finchè scopro casualmente che è quasi di partenza.
Hai tempo domattina per fare quattro chiacchiere, prima che parti?
Abbiamo passato un’oretta insieme, nella tranquillità del ristorante “La Seggiovia”, tra un caffè e un aperitivo. Ho acceso la mia videocamera e lui è partito, togliendosi appunto … qualche sassolino dalle scarpe
Molte cose rimarranno intrappolate nei file originali, quelli che ho dovuto/voluto tagliare e che magari lui avrebbe lasciato così come erano nati, ma volevo evitare qualche incomprensione, quelle che tutti susciteremmo se iniziassimo a parlare vis a vis di terzi, magari grandi amici, ma sicuramente criticabili… come potrebbe essere il contrario!?
Nei filmati a seguire resta fissata una mezz’ora di concetti e pensieri che forniscono - anche - uno dei tanti punti di vista sul mondo New Trolls, ma in questo caso chi si esprime ha la patente per farlo, essendo praticamente uno di loro, per DNA oltre che per frequentazione.
E poi il nuovo lavoro di Aldo, la sua musica così diversa dalle origini e che così tanto lo soddisfa… e ancora un’opinione autorevole sulla tecnologia.
Un ringraziamento a Franco Piccolini per l'aiuto nel montaggio.
Davvero interessante…


Aldo e i New Trolls



… la tecnologia



… il suo lavoro

mercoledì 12 settembre 2012

Valeria Caputo- Migratory Birds



Tra i miei obiettivi, il più vicino è quello di incidere finalmente il mio album
Con questo desiderio terminava la mia intervista a Valeria Caputo, un paio di anni fa, dopo che l’avevo vista e ascoltata da lontano, nel corso della finale del Premio Janis Joplin, Savona 2010. La curiosità di saperne di più su di lei mi aveva portato sulla sua strada e da quel giorno ne ho sempre seguito i  passi… sempre da lontano… con discrezione, come fa lei con la sua musica.
La prima tappa è testimoniata dall’articolo a seguire…


I mesi passano e lo scorso febbraio viene allo scoperto l’intraprendenza di una giovane con le idee chiare, e quell’album tanto sognato si materializza, grazie ai consensi di chi capisce le qualità di Valeria e acquista il disco prima ancora che questo sia materialmente realizzato.
Per saperne di più sul crowdfunding cliccare sul seguente link… ne vale la pena.


Successivamente ho suggerito lo stesso metodo di operare a musicisti alla prese col solito problema della produzione musicale e a tutti ho regalato l’immagine di una giovane donna che … ha fatto tutto da sola, perché anche il coinvolgimento dei fan e dei collaboratori non nasce per caso.
Il desiderio di Valeria Caputo si è trasformato in realtà … il destino occorre costruirselo un po’…
La ragazza un po’ timida e riservata che avevo visto sul palco del Priamar non mi pare cambiata, nel senso che l’essenza della sua musica e delle sue passioni era già ben chiara allora, e ciò che ha subito sicure e positive modifiche è la grinta e la consapevolezza dei grandi  mezzi personali a disposizione.

Dieci brani che sanno di America, intimistici, di denuncia, sussurrati e suonati in maniera superba da Valeria e dai suoi compagni di viaggio. Questo è Migratory Birds. L’amore per Joni Mitchell è dichiarato, ma è solo lo spunto per creare uno stile molto personale che non lascerà indifferenti gli ascoltatori che ancora non la conoscono.
La produzione appare estremamente curata nei particolari, e la musica sintetizza uno strano feeling, quello che metaforicamente si potrebbe comprare al camminare in punta di piedi.
Non è sufficiente un solo ascolto per poter apprezzare completamente - anche se a volte capita - ma quando si entra in sintonia con i suoni di Valeria Caputo, diventa spontanea l’associazione ad immagini, forse stereotipi a cui siamo stati instradati da sempre, ma “The next train”, così come “December  sun” o “ Migratory Birds”, trasportano in mondi che abbiamo già visitato, magari attraverso gli occhi di altri, su macchine decappottabili in viaggio da costa a costa, seduti di fronte a qualche lago immobile, o in contemplazione solitaria su di una  grande terrazza di legno immersa nella foresta. Attraverso la musica si può diventare protagonisti di momenti da sogno.
Anche adesso, mentre scrivo, in sottofondo “Fly away” mi accompagna e … arriva il momento della tristezza. La musica di Valeria Caputo entra ancora una volta con gentilezza, chiedendo il permesso di avvicinarsi, e regalando attimi di vera magia.
Superiore ad ogni mia personale aspettativa, “Migratory Birds” è la sintesi della musica di qualità, un contenitore dove non è necessario incasellare i generi e le provenienze.
Ed è anche la speranza che i nostri giovani siano capaci di prendere spunti ed esempi per fare uscire dai binari che altri hanno costruito per loro.



Fotografia di Claudio Turci

L’INTERVISTA

Hai trovato un  modo inusuale per realizzare il tuo primo album, il crowdfunding. 
Ora che i giochi sono fatti, riesci a mettere a fuoco quali sono state le maggiori difficoltà e le più grandi soddisfazioni?

Tutto il processo di realizzazione del mio disco, Migratory Birds, è stato curato personalmente da me con grande soddisfazione. La parte più difficoltosa, un po’ come tutte le cose, è la partenza.
Poi come le sfide, degne di questo nome, questa ha bisogno di essere nutrita con volontà e determinazione… ti ripeto la parte più dura è la partenza e forse poi, una volta realizzata “l’opera”, è bene tener alta la tensione per il momento successivo, quello promozionale e concertistico.
Sono in una fase della vita in cui preferisco concentrarmi ragionevolmente sugli aspetti positivi dell’esistenza, convinta che tutte le difficoltà vengono per un motivo ben preciso e mi sento di affermare che se non ci fossero non si potrebbe godere appieno delle grandi, conseguenti soddisfazioni. Questo per dire che incidere il disco è stata solo la punta dell’iceberg… tutto era pronto perché accadesse! E’ una complessa esperienza che mi ha dato molto, mi ha rinforzata e mi ha rivelata a me stessa, devo confessarlo… poi tanti hanno contribuito al mio viaggio ed io ho imparato molto da tutti!
I sostenitori del crowdfunding, ad esempio, sono stati preziosissimi e mi hanno donato energie valide per restare concentrata sui miei passi (o sul mio volo?) e li ringrazierò sempre.

Quanto ti senti cambiata da quel giorno di fine luglio 2010, quando ti vidi per la prima volta, nel corso della finale del premio "Janis Joplin"?

Da quel momento sono successe tante cose dentro di me e rileggendo la vecchia intervista, che tu stesso mi proponesti, ho capito che ero già sulla buona strada. Niente come questa esperienza ha dato una così bella carica alla mia vita. Ora vibro ad una frequenza diversa, avendo imparato delle importantissime lezioni, e nella mia apertura sono affamata di altre mirabolanti avventure!

Che cosa hai previsto per la pubblicizzazione live di "Migratory Birds"?

Sono in moto con una serie di iniziative. Sto facendo “tutto ciò che si conviene fare” quando si vuole promuovere un disco. Ho curato tutti i processi realizzativi del mio album e non ultimo questo, che sto seguendo personalmente, affiancandomi ad associazioni (vedi  Musicarteam) ed operatori del settore. Inoltre sono in continuo brain-storming con delle menti creative e competenti per la realizzazione prossima del video clip di un brano contenuto nell’album… non vi dico qual è, vi lascio la curiosità!

Realizzare un album con modalità simili significa avere persone che credono nel tuo lavoro e nel tuo talento e... firmano una piccola cambiale in bianco. Quanto è importante per te questa dimostrazione di piena fiducia?

Questa dimostrazione di fiducia, se vogliamo quantificarla, è la moneta con la quale sono stata ripagata e per molti versi è stato il valore col quale anche io mi sono lanciata in questo pindarico volo. Oltre i sostenitori del crowdfunding devo ringraziare molto chi è stato attorno a me con serietà e professionalità. In questo viaggio ho avuto intorno a me degli artisti autentici, profondi e attenti, a partire da chi ho scelto e che mi ha scelto per la realizzazione artistica. La bravissima chitarrista Silvia Wakte, l’insostituibile e prezioso Marco Pizzolla al basso (che ha seguito il mio lavoro al nascere ed è stato sempre al mio fianco), Paolo Marini raggiante alle percussioni, il sassofono delicato di Tiziano Raspadori e nomi ormai affermati come il M° Marco Remondini al violoncello e il mitico drummer Vince Vallicelli  che hanno creduto nel mio progetto… tutti artisti che mi hanno onorata.  Sono stati insostituibili, mi hanno capita ed hanno vissuto con me le emozioni della musica… l’aspetto umano che li contraddistingue è un valore aggiunto al quale non avrei saputo rinunciare.
Apro una parentesi anche sui fonici con i quali ho lavorato.
Sono grata alla maestria di Franco Naddei che nel suo bellissimo studio (pieno di pomelli analogici, nastri rotanti ed ampli Lombardi), il “Cosabeat Sudio”, ha individuato subito la natura del mio lavoro, lo ha rispettato e valorizzato. Ingegnandomi al suo fianco ho tirato fuori il meglio di me… o per lo meno ho puntato un potente faro  sul mio potenziale.
Presso il magico casale Cosabeat, è stata registrata la parte strumentale, realizzati il missaggio e il mastering finale. Le voci, invece, le ho incise alla Groovefarm Recording Studio di Roma. La mia scelta è stata dettata da alcune motivazioni; intanto lo studio è gestito da un mio grande amico, Davide Abbruzzese,  sound engineer con il quale avevo già avuto una serie di ottime esperienze con location recording, sempre profondamente creative. Poi sapevo che per il tipo di operazione così “delicata” dovevo affidarmi a lui che oltre ad essere fonico è un sensibile artista. Il mio approccio con il canto non è di tipo propriamente accademico ed ero intimorita da quella che sarebbe potuta essere la mia performance vocale per questo disco… così a cavallo con la Pasqua mi sono recata a Roma pronta (o quasi) per iniziare questa impresa affidandomi completamente alla maestria di Davide e ai preziosissimi consigli di Maria Pia De Vito che aveva un po’ del suo tempo da dedicarmi ( proprio a me!). L’esperienza è stata unica. E’ vero anche che ci ho messo del mio, accostandomi a questa prova come se fossi stata materia grezza, lasciandomi plasmare per poi ritrovare la mia vocalità con una nuova energia.
Registrare “Migratory Birds” è stato un po’ come guardarsi allo specchio ed accettarsi.
Sono molto soddisfatta del risultato ottenuto, di come suona e di cosa mi ha insegnato… anche in relazione al poco tempo in cui è stato realizzato.

Ripeterai l'esperienza? La consiglieresti ad altri artisti?

Per una persona come me, che ha approfondito tanti aspetti della musica indagando anche quelli tecnici, come quelli più vicini alla fonica, è stata una gran bella soddisfazione seguire tutti e dico tutti i processi creativi del disco.  Ripeterò l’esperienza, soprattutto ora che ho questo bagaglio più completo, anche di “produttore”. Sono proprio curiosa di provarmi in nuove esperienze. Conoscendomi, potrei voler fare qualcosa di completamente diverso, la prossima volta…si vedrà…. Questo attuale non lo vivo come uno stadio conclusivo, ma come l’inizio di qualcos’altro, in continua ricerca.
E’ stato un momento sintetico ma ho volato a grandi altezze (interiori s’intende).
Certo che consiglio questa esperienza. L’unica cosa che mi sento di dire e sulla quale lascio riflettere è che se l’avessi fatto in un altro momento forse non sarebbe stato così bello.




Brani:

The next train
The face on the screen
December sun
You can’t stop
Honey in my room
Fly away
Migratory birds
I’ll be there you
The sea has told me
It’s wrong


 Musicisti:

Valeria  Caputo, vocals and acoustic guitar
Silvia Wakte, electric guitar
Marco Pizzolla, bass 
Vince Vallicelli, drums
Marco Remondini, cello
Tiziano Raspadori, sax
Paolino Marini, percussions
Franco Naddei, sinth

lunedì 10 settembre 2012

Nel ricordo di Warren Zevon



In questi giorni ricorre l’anniversario della morte di Warren Zevon. Un po’ di tempo fa lo ricordavo così…

15 settembre 2002, Warren Zevon sta male.

New York, 16 settembre - Brutte notizie per Warren Zevon.

Al cantante americano, noto soprattutto per l'hit single "Werewolves Of London "e per le sue collaborazioni con i membri dei R.E.M, è stato diagnosticato un cancro al polmone in fase terminale.
Zevon, cinquantacinque anni, ha deciso di passare più tempo possibile insieme ai suoi figli ed è anche riuscito a scherzare sulle sue condizioni di salute: «Sto bene ma mi dispiacerebbe perdermi il prossimo film di James Bond», ha detto il cantante.

Ho riscoperto Zevon in questi giorni, parlando di plagi legati a “Sweet Home Alabama”.

Dall’enciclopedia di rete ho trovato una biografia succinta.


Warren Zevon (1947 –2003) nacque a Chicago, ma crebbe in California.
Iniziò come cantante folk, senza però riscuotere successo, negli anni 60.
In seguito compose le musiche per jingle pubblicitari.
Era anche un buon pianista e chitarrista.
Debuttò nel 1970 con “Wanted Dead or Alive”.
Il primo successo arrivò però con gli album - prodotti da Jackson Browne – “Warren Zevon “(1976), con la canzone “I'll Sleep When I'm Dead” e “Excitable Boy” (1978) con Werewolwes of London.
Zevon è stato un autore i cui testi sono stati apprezzati per il valore poetico ma anche di impegno sociale e dal sapore vagamente profetico.
Scriveva infatti nel 1982 nella canzone “The Envoy” (traducibile con L'inviato o L'emissario), titolo-guida dell'album omonimo ispiratogli dai racconti di un diplomatico statunitense, Philip Habib, impegnato nell'incursione israeliana in Libano del 1982.
"Armi nucleari nel Medioriente / Israele sta attaccando gli iracheni / I siriani sono pazzi contro i libanesi / E Bagdad fa ciò che gli piace / ... / Ovunque vi sia una crisi / il Presidente manda il suo inviato / ... / Sembra un altro trattato di pace mondiale / per l'inviato".
Nel 1987 registrò assieme ai musicisti dei R.E.M. (con i quali stava collaborando alla realizzazione del suo Sentimental Hygiene uscito nello stesso anno), sotto il nome di Hindu Love Gods, un omonimo LP pubblicato nel 1990.
Dopo aver suonato in carriera assieme a molti musicisti di valore - fra cui Springsteen, Jeff Porcaro e Don Henley - Zevon, ammalato e consapevole di essere prossimo a morire, chiamò a raccolta tutti i suoi amici per incidere il suo ultimo album, “The Wind” (2003): cantò così nella canzone, registrata nella sua camera da letto, che chiude - quasi come fosse un testamento sentimentale e spirituale al tempo stesso - il suo ultimo lavoro:
"Talvolta, quando starai facendo qualcosa di semplice in casa / magarai penserai a me e sorriderai / sai che sono legato a te come i bottoni di una blusa / tienimi nel tuo cuore per un po'".

Keep Me In Your Heart





domenica 9 settembre 2012

BETTERS


Metti assieme un gruppo di giovani, con una cultura musicale apprezzabile e le idee chiare e… nascono i  savonesi Betters.
Le loro influenze ”antiche” potrebbero portare alle solite cover band, e a una certa età sarebbe più che giustificabile, ma l’istinto induce a creazioni personali, che non sono copie del passato, e la scelta ricade su una sorta di pop di qualità, dove non si è alla ricerca del virtuosismo tecnico, ma si preferisce arrivare alla gente con brani di impatto, magari di accessibile presa.
I due video che presento sono il sunto del mio pensiero, e precedono un album che presto vedrà la luce.
Non ho dubbi che, se riusciranno a mantenere una certa onestà musicale - fatto non certo semplice quando si è molto giovani - potranno ottenere buoni risultati.
Anche il botta e risposta a seguire, sintetico, rapido e chiaro, contribuisce a fornire un’immagine positiva di una band che potrebbe togliersi molte soddisfazione.
Ascoltiamoli.




L’intervista

Il gruppo è nato da un paio di anni come progetto acustico. Che tipo di evoluzione avete subito nel seppur breve tempo?

Abbiamo iniziato come “band estiva”: con una preparazione minima, cinque- sei prove al massimo, abbiamo preparato una scaletta semi-acustica delle canzoni che più ci piacevano per poter suonare nei bar della Riviera. Ma ci siamo subito stufati di fare cover. Siamo diventati elettrici e abbiamo messo sotto materiale originale. Certo qualche componente è cambiato nel frattempo. 

Quali sono i gruppi o i musicisti con cui vi siete formati?

Nulla di Italiano, molto brit-pop anni ’90, moltissimi Beatles,  un po’ di Rolling Stones e direi … nient’altro.

I due video che girano in rete, “Marta” e “Sveglio alle 6”, precedono l’uscita di un possibile album. E’ casuale la cronologia delle azioni o è precisa scelta di lavoro?

Abbiamo deciso di registrare un doppio singolo "Marta"  e "Sveglio alle 6"… volevamo fare qualcosa che fosse qualitativamente superiore alle classiche produzioni da saletta che fanno molti gruppi. L’album arriverà presto. 

Come sono i “Betters” in fase live? Coinvolgete il pubblico?

I Betters suonano le loro canzoni. Non sentiamo l’esigenza di fare i pazzi o gli “impegnati” sul palco. Non abbiamo nessun codice di comportamento prestabilito… suoniamo, ringraziamo e ce ne andiamo. Il pubblico solitamente apprezza. 

Quanto vi aiuta e quanto vi toglie l’utilizzo della rete?

La Rete è uno strumento gratuito di auto-promozione. Cerchiamo di usare il web e i social network senza eccessi. Non invadiamo le bacheche di Facebook di tutti i nostri amici. Facebook, in effetti, è diventato un po’ invadente. 

Non vi chiedo un’etichetta ma… come presentereste la vostra musica a qualcuno che non vi  ha mai sentito?

Siamo un gruppo che suona rock. “Commerciale” e “pop” non sono definizioni che ci spaventano. Preferiamo certamente che la gente canticchi le nostre canzoni sotto la doccia piuttosto che passi le nottate a cercare di comprenderne significati nascosti. 

Quanto sono importanti per voi le liriche in un brano?

Importantissime. L’Italiano è una lingua bellissima ma difficile da musicare. Cerchiamo di usare parole che suonino bene. 

Che ruolo hanno le nuove tecnologie nella vostra idea musicale?

Dal punto di vista prettamente musicale, potremmo essere gli stessi anche tornando ai mezzi tecnici di 50 anni fa. Per noi il rock'n'roll è semplicità: una batteria, un basso, un pò di chitarre e una linea vocale orecchiabile. L'unica differenza è che prima si vendevano i dischi, ora si devono cavalcare i nuovi media. 

Esiste una band di recente uscita che stimate particolarmente?

No. Purtroppo è diverso tempo che non moriamo dalla voglia di ascoltare qualche nuova uscita. L’ultimo album che ho acquistato è un'edizione rimasterizzata di Rubber Soul dei Beatles. 

Che tipo di obiettivi avete per il futuro imminente?

Abbiamo un album da registrare e diverse date nel nord Italia quest’inverno. 





LA GENESI..

 I Betters nascono nel 2010 come progetto acoustic- live estivo, ma è dal 2011 che la band trova la propria strada nella composizione di brani originali con sonorità maggiormente elettriche e rock'n'roll.
Nel giro di pochissimo tempo vengono arrangiate e composte decine di composizioni e la band è subito pronta per esibirsi dal vivo.
Nel marzo 2012 viene inciso il primo singolo della band "Marta"/ "Sveglio alle 6". Attualmente la band è impegnata nell'attività live e di composizione di nuove tracce. La registrazione dell'album è prevista a dicembre 2012.
 I Betters sono: Matteo "Matt" Scotolati (Voce), Riccardo "Richi" Marinucci (Chitarra), Agostino "Ago" Scotto (Chitarra), Matteo "Frume" Frumento (Basso), Simone "Simi Live" Brunzu (Batteria).