sabato 17 dicembre 2022

Jessamine, il post rock americano

 


Jessamine è stata una band post-rock americana che ha registrato tre album per la Kranky records, tra il 1994 e il 1998, e un certo numero di 45 giri per altre etichette discografiche. Questi singoli sono stati successivamente raccolti dalla band in una compilation autoprodotta nel 1997, intitolata “Another Fictionalized History”.

Il suono della band è stato influenzato dai lavori di gruppi Krautrock, come Can e Neu!, e il loro primo album presenta qualche somiglianza sonora con i suoni delle band dei primi anni Novanta della scena shoegaze britannica. Questo mix di krautrock, shoegaze, drone, space-rock ed elettronica sperimentale aiutò la band a forgiare un suono unico, che li aiutò a distinguersi dalle altre band attive nella scena di Seattle che erano più grunge, metal o indie-rock.

La loro capacità nel consolidare un suono unico, tuttavia, non si tradusse in successo di vendite e la band rimase nell'oscurità, con un piccolo seguito di culto.

La band si sciolse nel 1998 e Ritter e Brown registrarono insieme con il nome di Fontanelle per un altro paio d'anni.

 


FORMAZIONE

Andy Brown – tastiere

Michael Faeth – batteria

Rex Ritter – chitarra elettrica e voce

Dawn Smithson – voce e basso

 

ALBUM (CLICCARE SUL BLU PER ASCOLTARE)

Jessamine (1995)

Long Arm of Coincidence (1996)

AnotherFictionalized History (1997)

Don't Stay Too Long (1998)




sabato 10 dicembre 2022

Presentazione del book “Racconti e schegge di Acqua Fragile-L’intensa vita di Gino Campanini”: IL VIDEO DELL'EVENTO A PARMA

Come già anticipato, è uscito il libro “Racconti e schegge di Acqua Fragile-L’intensa vita di Gino Campanini”, e la storia della band diventa il sottofondo per il racconto della vita del suo primo chitarrista.

La presentazione ufficiale è avvenuta il 3 dicembre a Parma (Auditorium  Palazzo del Governatore), ovvero la città dove tutto è nato e dove tutto si è sviluppato.

Non è questo lo spazio corretto per proporre un commento al book, essendo scopo primario la presentazione in video di stralci degli interventi degli autori -Andrea Pintelli, Athos Enrile e Angelo De Negri - e dei protagonisti presenti in sala, uno spazio elegante, dal profumo storico e dal sapore aulico, la location migliore possibile per l’occasione.

I protagonisti a cui faccio riferimento sono alcuni dei membri del gruppo: gli “antichi” Franz Dondi e Pieremilio Canavera - facenti parte anche della nuova A.F. - e Maurizio Mori, a cui si sono aggiunti Stefano Pantaleoni e Rossella Volta, presenti nel nuovo corso.

Mancava Bernardo Lanzetti, lontano dalla città, che però ha regalato la sua importante testimonianza attraverso un intervento telefonico.

Ma soprattutto non era in sala il vero autore, la persona che, raccontando i dettagli delle sue tante vite, “occupa” buona parte del libro, ovvero Gino Campanini, assente giustificato dal momento che la Thailandia, luogo in cui vive da anni, non è certo dietro all’angolo. La tecnologia in questo caso non è servita ed è facile immaginare la sua delusione per il mancato collegamento.

A compensare la sua assenza la figlia Jennifer - autrice di una toccante prefazione al libro - che, attraverso pillole di vita personale e ricordi, ha realizzato un intervento icastico che ha permesso di mettere a fuoco ambientazione e atmosfera di un periodo difficilmente comprensibile per chi non ha avuto l’opportunità di viverlo in prima persone.

Serata aperta dall’organizzatore e factotum Pierangelo Pettinati e condotta con sapienza ed esperienza dalla preparatissima Simonetta Collini, che ha gestito in scioltezza un momento per molti emozionante e seguito da un folto pubblico.

Storie nate a Parma, tra musica e vita vissuta, tra drammi e sogni, un caleidoscopio di traumi e resilienza che durante la lettura si trasforma in film.

Ma, come già sottolineato, non è questo un articolo dedicato al commento, né alla sintesi del contenuto, mentre prevale il fatto oggettivo che propongo attraverso le immagini video di Maura Genta, partendo proprio dal 30 maggio 2013, giorno in cui andò in scena il Vox 40 di Bernardo Lanzetti, anche in quell’occasione a Parma, al Teatro al Palco: la visione a distanza di anni dell’intervista riempitiva on stage che realizzai in quell’occasione con i componenti originari di A.F. si è trasformata, al momento giusto, in detonatore capace di far scoccare la scintilla, quella che nel 2017 spinse Gino Campanini ad aprirsi totalmente, idealizzando un libro che, nonostante le ovvie difficoltà, alla fine ha visto realmente la luce.

E’ mia opinione che ogni persona su questa terra, una volta raggiunta la maturità, possa avere storie interessanti da raccontare e condividere col mondo intero, certo è che gli eventi che hanno caratterizzato la vita di Gino - quelli legati al destino e quelli da lui provocati con determinata incoscienza - sono qualcosa di non comune, a volta difficili da immaginare mentre le pagine scorrono rapidamente, ed è per questo che qualche spiegazione anticipante la lettura diventa, a mio giudizio, gradita ed opportuna.

Sarebbe stato interessante ascoltare il punto di vista degli altri A.F. seduti in sala, Stefano Pantaleoni compreso, ma come noto sono queste le occasioni in cui il tempo è limitato e va focalizzato su pochi punti chiave, pertanto, non resta che guardare e poi… comprare il libro, e sono certo che il contenuto non deluderà il lettore!





giovedì 8 dicembre 2022

Magic Carpet: il tappeto magico vola ancora


Magic Carpet é stato un gruppo pionieristico britannico formato da musicisti dediti al folk psichedelico, apparsi per la prima volta ad inizio anni Settanta.

I membri della band erano Clem Alford - sitar -, Alisha Sufit - voce e chitarra -, Jim Moyes - chitarra - e Keshav Sathe - percussioni tabla indiane.

Nel 1972 la band pubblicò un album omonimo, “Magic Carpet” (cliccare sul titolo per l'ascolto), per l'etichetta Mushroom (UK), che da allora è diventato un oggetto ricercato nel mercato internazionale dei vinili da collezione.


Un po’ di storia…

Negli anni ‘60 e ‘70, sia nel Regno Unito che in America, era fiorente l’interesse per la cultura e la musica indiana, le cui rappresentazioni più famose furono quelle del virtuoso suonatore di sitar, Ravi Shankar, e del suonatore di sarod Ali Akbar Khan.

Numerose band britanniche dell'epoca iniziarono a usare il sitar e, più in generale, i suoni musicali indiani, il tutto per aggiungere un sapore orientale alle loro registrazioni. Al contrario, i Magic Carpet proponevano una fusione anglo-indiana più coesa, con la strumentazione indiana usata come parte integrante della musica e non semplicemente un'aggiunta.

La band, basata sulla solidità di Alford - di formazione classica e virtuoso del sitar - e sulla voce eterea di Alisha Sufit, creò un suono caratterizzante, descritto (forse in modo fuorviante) come musica "progressive folk psichedelica".

L'album “Magic Carpet”, uscito nel 1970, originariamente ebbe poco successo, soprattutto perché la band si sciolse nel 1972, ma meno di vent'anni dopo, con un rinnovato interesse per la musica dell'epoca - in particolare per i dischi rari -, la stampa specializzata se ne occupò massicciamente.

Le tracce del disco apparvero in varie compilation, la più importante uscita nel 2008, A Monstrous Psychedelic Bubble Exploding in Your Mind: Volume 1, votato come primo tra le preferenze di Noel Gallagher nella rivista Mojo.

I Magic Carpet sono stati inclusi in vari libri dedicati alla musica dell'epoca, tra cui Electric Eden, con la traccia "The Dream" inclusa nell'album Electric Eden associato; inoltre, si segnala Seasons They Change: The Story of Acid and Psychedelic Folk, di Jeanette Leech.


Album

L'album “Magic Carpet” è stato descritto come "una corona all’interno del tesoro della musica folk psichedelica", per effetto della prima vera combinazione tra strumentazione indiana e occidentale.

Dopo un primo lancio live al 100 Club di Londra, la band si esibì al Wavendon di Cleo Laine e Johnny Dankworth e godette della distribuzione radio su Sounds of the Seventies di Pete Drummond su BBC Radio, oltre a fare diverse apparizioni in club e festival. Nonostante questi eventi positivi, il gruppo si sciolse poco dopo l'uscita del primo album e il riconoscimento ufficiale avvenne circa quindici anni dopo.

A quel punto le recensioni arrivarono, ampie e positive, così come le ristampe, in Cd e vinile, realizzate dall’etichetta britannica Magic Carpet Records.

Entrando nel tecnico… sette delle tracce vocali scritte da Sufit impiegano accordature modali nell'accompagnamento della chitarra. Queste accordature "aperte", introdotte e divulgate per la prima volta da musicisti come Davey Graham e Joni Mitchell, sono estremamente compatibili con l'accordatura modale del sitar, e consentono una vera integrazione dei suoni.

La voce di Sufit è presente in nove delle dodici tracce, le restanti tre sono puramente strumentali.

Nel 1996, Alford e Sufit si riunirono di nuovo e collaborarono per registrare l'album “Once Moor”, sottotitolato “Magic Carpet 2”. Trattasi di un vero seguito dell'album originale, con la semplice strumentazione acustica - chitarra, sitar, tabla, tamburo e dulcimer degli Appalachi.

Il disco è stato pubblicato su CD e vinile pesante. Nello stesso periodo, l'album di Clem Alford, intitolato “Mirror Image”, è stato ristampato, sempre dalla Magic Carpet Records, un disco pubblicato per la prima volta in vinile nel 1974.

Giusto riscoprire la loro musica!

https://www.youtube.com/user/SufitMusic


venerdì 2 dicembre 2022

PREFAZIONE AL LIBRO "Racconti e schegge di Acqua Fragile-L'intensa vita di Gino Campanini", in uscita il 3 dicembre


PREFAZIONE AL LIBRO

"Racconti e schegge di Acqua Fragile-L'intensa vita di Gino Campanini"

In uscita il 3 dicembre


Nel 2013, in occasione del VOX 40 organizzato da Bernardo Lanzetti per celebrare i suoi quarant’anni di carriera, ho conosciuto personalmente tutti gli ex componenti dell’Acqua Fragile. Eravamo a Parma, Teatro al Parco.

Mentre dal palco riempivo un “buco” dello spettacolo con un’intervista alla ex band, uno degli antichi protagonisti di A.F. si muoveva in modo atipico, saltellando tra le varie posizioni, forse infastidito dalle tante presenze, magari preoccupato da un così profondo bagno nel passato, decisamente a disagio, almeno nella mia percezione delle cose. Era Gino Campanini, il primo chitarrista, se non sbaglio arrivato in quell’occasione appositamente dalla Thailandia, dove risiede, e quindi una presenza pesante.

Non suonò Gino in quella occasione, ma rimanemmo in contatto e in un periodo successivo approfondii con lui attraverso un’intervista via mail riportata nel book.

Ma non basta. A un certo punto Gino prese coraggio e mi propose un suo scritto focalizzato sulla sua vicenda personale, sulla sua vita e gli accadimenti non certo banali.

Non mi chiese direttamente di occuparmene, soltanto di leggerlo, e ancora oggi non sono certo della sua fiducia nei miei confronti in qualità di scribacchino!

Tis is mai laif-Passioni e dolori di un rocker di periferia” - è questo il titolo - era ancora da definire, ma col passare del tempo Campanini è arrivato ad un punto fermo, e il racconto di settant’anni di vita appare oggi un malloppo decisamente consistente.

Io ho fatto da filtro, modellando tutto il possibile, ma cercando di lasciare inalterata l’anima del racconto e anche il linguaggio tipico dell’epoca e delle zone in cui Gino ha vissuto. Ne emerge un quadro incredibile che, partendo da metà anni ’60, arriva ai giorni nostri.

La musica, gli eccessi, la vita difficile a volte fatta di stenti, un’esistenza a cavallo tra l’estrema libertà contrapposta a qualche dipendenza, a tratti dalle droghe, quasi sempre dal sesso.

Parma e la sua provincia e poi il Sud Est Asiatico, porzione di mondo ideale per Campanini, quella in cui decide di passare il resto della vita.

Il racconto è divertente, amaro, doloroso, inquietante, didattico… c’è tutto in questo quadretto disegnato dal talentuoso Gino Campanini, uno che ha suonato sullo stesso palco dei Rolling Stones, mica bruscolini!

Ma l’occasione era troppo ghiotta per lasciarsela scappare e allora, in pieno accordo col mio secondo compagno di viaggio, Andrea Pintelli (anche lui parmense), ho pensato di inserire il materiale utile a rivivere le vicende di Acqua Fragile, band prog nata nei primi anni ’70 e tutt’ora in attività con nuovi progetti, e quindi non mancano immagini, interviste e biografie di un gruppo iconico, penalizzato all’epoca da quello che avrebbe dovuto essere un pregio, il sapiente cantato in lingua inglese.

Bernardo Lanzetti, per storia/curriculum/competenze/visibilità, è il simbolo della band - la mente, il leader - ma in questo contenitore, nato grazie allo spunto di Gino Campanini, c’è spazio per saperne un po’ di più, molto di più, attraverso le parole degli altri storici componenti della band.

Non aggiungo altro, se non che il terzo compagno di viaggio e Angelo De Negri, autore di tutta la grafica e l’impaginazione.

E ora non resta che addentrarsi nella lettura, le vicende di Gino tolgono a tratti il fiato!

Athos Enrile



 

giovedì 1 dicembre 2022

Christine McVie dei Fleetwood Mac ci ha lasciato dopo una breve malattia all'età di 79 anni

 


Christine McVie dei Fleetwood Mac ci ha lasciato dopo una breve malattia all'età di 79 anni.

 

Christine si è spenta serenamente in ospedale mercoledì 30 novembre circondata dalla sua famiglia, che ha chiesto gentilmente di rispettare la privacy in un momento estremamente doloroso, aggiungendo: “Vorremmo che tutti conservassero Christine nei loro cuori e ricordassero la vita di un incredibile essere umano e di una musicista venerata che è stata amata universalmente.”

I Fleetwood Mac, rock band anglo-americana fondata a Londra nel 1967, ha venduto più di 100 milioni di dischi in tutto il mondo, diventando uno dei gruppi di maggior successo di sempre.

La band ha reso omaggio alla McVie in una dichiarazione congiunta, mercoledì sera dopo la notizia della sua morte. "Non ci sono parole per descrivere la nostra tristezza per la scomparsa di Christine McVie. Era davvero unica nel suo genere, speciale e talentuosa oltre misura. Era la migliore musicista che chiunque potesse sognare di avere nella propria band e la migliore amica che chiunque potesse sperare di trovare nella propria vita. Siamo stati fortunati a poter condividere una vita con lei. Individualmente e insieme, la abbiamo amata profondamente e le siamo grati per i fantastici ricordi che ci uniscono. Ci mancherà molto".

Nonostante una storia tumultuosa, i Fleetwood Mac sono diventati una delle rock band più conosciute degli anni ‘70 e ‘80, gruppo composto da Mick Fleetwood, Christine e John McVie, Lindsey Buckingham e Stevie Nicks.

McVie, nata nel 1943 nel villaggio di Bouth, nel Lake District, era originariamente conosciuta come Christine Perfect, il suo nome da nubile. Iniziò con la band blues Chicken Shack che conobbe il successo con una cover di “I'd Rather Go Blind”, di Etta James, con McVie alla voce. Dopo aver sposato John McVie nel 1968, lasciò la band un anno dopo e si unì ai Fleetwood Mac nel 1970.

Dopo molti cambiamenti nella formazione, nel 1974 si unirono Nicks e Buckingham, un'era che McVie definì "piuttosto sensazionale" aggiungendo: “Abbiamo avuto i nostri combattimenti qua e là, ma non c'era niente come la musica o l’energia che mettevamo sul palco che potesse tenerci legati. Non stavamo facendo nulla in Gran Bretagna, quindi siamo scesi in America e siamo caduti in questa enorme odissea musicale".

Il loro album omonimo del 1975 conteneva successi scritti da McVie: “Over My Head e “Say YouLove Me”.

Christine e John McVie divorziarono nel 1976, ma rimasero amici e mantennero un rapporto di lavoro.

Rumors”, pubblicato nel 1977, divenne uno degli album più venduti di tutti i tempi e includeva successi come “Second Hand News” e “You Make Loving Fun”. Oltre a diversi brani multiplatino, il disco ha venduto più di 40 milioni di copie in tutto il mondo.

Parlando di quel periodo McVie ha recentemente dichiarato al Guardian: "Ci stavamo divertendo molto e ci sembrava incredibile che stessimo scrivendo quelle canzoni".

L'album è stato etichettato come "pop" e ha preso il nome e i temi dalle molteplici e turbolente rotture all'interno della band, dove era usuale l’utilizzo di stupefacenti: "Le sessioni di registrazione finivano ogni sera come un cocktail party, con persone ovunque.”

McVie pubblicò anche alcuni album da solista, il secondo dei quali, “Christine McVie” del 1984, conteneva i successi “Got a Hold on Me” e “Love Will Show Us How”.

In seguito, sposò il musicista Eddy Quintella, che scrisse con lei alcune canzoni, tra cui “Little Lies”, dall'album “Tango in the Night” dei Fleetwood Mac. Hanno poi divorziato nel 2003.

Nel 1998 si prese una pausa dalla band: "Volevo solo assaporare la vita nella campagna inglese, senza dover andare in giro per strada", e allora mi sono trasferita nel Kent, godendo del fatto che potevo camminare senza essere riconosciuta; poi, naturalmente, ho iniziato a sentirne la mancanza del privilegio della visibilità".

Nel 2014 fa il suo ritorno nei F.M. andando in tour con la band.

McVie ha anche registrato un album con Buckingham nel 2017, chiamato “Lindsey BuckinghamChristine McVie”.

La morte di McVie arriva due anni dopo quella del co-fondatore dei Fleetwood Mac, Peter Green, arrivata all'età di 73 anni.

I tributi si sono riversati online dall'interno dell'industria musicale. La band statunitense Haim, la cui canzone “Hallelujah” è stata citata da Nicks nel suo tributo a McVie, ha scritto: "La sorellanza che Stevie e Christine avevano era vitale per noi che crescevamo. Vedere due donne forti sostenersi a vicenda nella nostra band preferita ha avuto un impatto enorme su di noi per tutta la vita".





Carlo Aonzo alla Ubik di Savona per presentazione del progetto "Classical Mandolin solos": il commento e il video musicale

Il 30 novembre Carlo Aonzo ha presentato alla Ubik di Savona il suo nuovo progetto denominato "Classical Mandolin solos" - (Hal Leonard), 20 brani a solo mandolino revisionati ed eseguiti in ordine di difficoltà: dagli esercizi di Giuseppe Branzoli fino a brani da concerto completi che richiedono avanzata tecnica mandolinistica.

Per chi fosse lontano dalla musica, ma interessato alla cultura musicale e oltre, ecco un’immagine di Carlo Aonzo estrapolata dal comunicato stampa:

Carlo Aonzo, famosissimo mandolinista, ha collaborato con prestigiose istituzioni di tutto il mondo. Concertista, ricercatore, docente, fondatore e Direttore dell’Accademia Internazionale Italiana di Mandolino; vanta un’ampia discografia sia in ambito classico che in diversi altri generi musicali. Annovera numerose partecipazioni in trasmissioni radiofoniche e televisive nazionali italiane e straniere.

È sempre più difficile incontrare Carlo nella sua Savona, essendo ormai in perenne movimento da una parte all’altra del mondo per portare il verbo della buona musica attraverso lo strumento di famiglia, il mandolino.

Divulgatore, ricercatore, strumentista di livello internazionale, conduce un incessante lavoro teso al coinvolgimento e alla trasmissione di cultura e tradizioni.

Pubblico interessato e book molto specifico, sicuramente per addetti ai lavori, ma la capacità didattica e la visione a lungo raggio di Carlo produce meraviglie e, senza prendere ad esempio i suoi insegnamenti “stranieri”, esiste un efficacie modello cittadino che risale al 2008, quella settimana settembrina dedicata al mandolino che ha dato enormi soddisfazioni ai partecipanti e che è stata ricordata anche in questa occasione.

Il volume, per sua costituzione, si identifica nei vari passaggi con differenti periodi di vita vissuta e si è prestato quindi per ricordare gli albori di una storia nata in una famiglia caratterizzata dalla sapiente e confortante figura di Pino Aonzo, il padre di Carlo, il primo esempio musicale, portatore di una sana filosofia musicale divenuta faro della vita, basata sul fatto che non esiste buona o cattiva musica, ma solo quella suonata bene o male. Da qui le “aperture” di Carlo Aonzo, a suo agio in qualsiasi ambito - non solo quello classico che gli è certo più consono - ma anche nel rock, come testimoniato nel video a seguire.

Da qui una valanga di aneddoti, tra il “vecchio e il nuovo”, episodi divenuti leggenda, immagini reali che mettono in rilevo una delle figure musicali massime del nostro paese.

Al tirar delle somme, come prevedibile, è stata questa l’occasione per ripercorrere la vita musicale e personale di un musicista che ha fatto della divulgazione del mandolino una ragione di vita, dai primi passi ai giorni nostri, passando per un DNA famigliare che permette di individuare nella “storia degli Aonzo” un esempio da seguire e un vanto per la città di Savona.

Ma ascoltiamo la sua mini-performance…




martedì 29 novembre 2022

Mauro Martello-Sezione Frenante-"“Prigioniero di visioni”


Il disco di cui mi appresto a scrivere si intitola “Prigioniero di visioni”, e a proporlo è Mauro Martello-Sezione Frenante.

Per arrivare subito al punto propongo un po' di storia che riguarda i protagonisti dell’album:

Mauro Martello

Sezione Frenante

 

Inizio col presentare il pensiero di Martello che sintetizza così il nuovo progetto:

Il disco comprende nove tracce di cui una strumentale. I testi si ispirano a racconti di Guy de Maupassant e di Edgar Allan Poe. Di questi autori sono state scelte le opere più legate al mistero, al fantastico e alla follia.  Il progetto non è teso a realizzare una trasposizione musicale di lavori letterari. Si tratta piuttosto di una evocazione di atmosfere e suggestioni influenzate dalla lettura delle opere di questi autori. La musica è legata alla corrente del “progressive rock”. I brani, sempre slegati dalla tradizionale forma musicale della canzone, sono caratterizzati dal largo uso di sequenze melodiche, spesso di largo respiro e da frequenti momenti contrappuntistici. Numerosi i riferimenti a particolari forme della musica classica come, ad esempio, il canone. La vocalità si caratterizza per l’ampia estensione nel registro baritonale. I brani “Ligeia” e “Prigioniero di visioni” sono cantati da Lino Vairetti, voce solista e fondatore degli Osanna. Il brano strumentale è un omaggio a Ian Anderson, storico flautista dei Jethro Tull. Si tratta di una rielaborazione di una bourrée settecentesca rivisitata secondo lo schema della famosa “Bourée” dei Jethro Tull.

Il mistero, il fantastico e la follia a cui si accenna nell’introduzione si avvertono, quasi a pelle, nel corso dell’ascolto. Ci sono sufficienti informazioni oggettive, tante da poter entrare agevolmente all’interno di un progetto molto specifico, che unisce atmosfere tipiche di un certo prog ad una classicità frutto del DNA dei musicisti.

L’amore per i Jethro Tull è palese ma non vincolante, e anche il tributo fornito attraverso uno dei brani più celebri della Ian Andrson’s band - Bourée - viene completamente rivisitato, al contrario di quanto accade con chi normalmente propone quel pezzo, cercando la sovrapposizione assoluta.

Rileggere certe storie del passato cercando la contaminazione delle opere letterarie dell’800 obbliga musicisti e ascoltatori ad imboccare un sentiero fatto di elementi acustici, di situazioni auliche, di sacralità sparsa, e le trame rock si sposano con la tradizione e la cultura popolare.

Prigioniero di visioniappare la sintesi perfetta del significato di rock progressivo aggrappato alla tradizione tipicamente italiana, un mantenimento dei canoni irrinunciabili del genere a cui si aggiunge la contaminazione folk e melodica, potendo contare su skills strumentistiche di grande rilievo e sulla padronanza assoluta della “materia”.

Lino Vairetti interviene in un paio di episodi - “Ligeia” e sulla title track - e, ovviamente, impreziosisce il disco con il suo timbro vocale e con la sua capacità di “leggere” le linee guida - non solo in ambito prog -, ma l’album, questo album, non può essere suddiviso in scomparti sonori ed episodi, giacché il profumo che rimane alla fine dell’ascolto ha qualcosa di totalizzante, che prescinde il gradimento della singola traccia.

È questo un disco che si avvicina particolarmente ai miei personali gusti progressive, con frequenti cambi di tempo e mood, con la miscela folk- rock che prediligo, con la ricerca colta non fine a sé stessa ma proiettata verso un messaggio per il quotidiano, e non viene meno, quindi, l’elemento didascalico e didattico.

Ma non occorre essere un discepolo del prog per poter assaporare “Prigioniero di visioni”, la trasversalità mi pare una caratteristica importante del progetto, a patto che regni la curiosità e l’apertura mentale del fruitore.

Spero a questo punto di aver incuriosito a sufficienza il lettore, e per i propositi dell’autore e per l’ascolto dell’album (track by track) rimando al seguente link, consigliando vivamente la musica di Mauro Martello e Sezione Frenante:


Mauro Martello/Sezione Frenante: l'ascolto e le storie dell'album "Prigioniero di visioni"

 


Crediti

MAURO MARTELLO: lyrics author and music composer

LINO VAIRETTI: voice in “Ligeia” and “Prigioniero di visioni”

 

SEZIONE FRENANTE:

Mauro Martello: flute, sax, duduk

Luciano Degli Alimari: voice

Antonio Zullo: guitars

Mirco De Marchi: Keyboards

Sandro Bellemo: bass

Alessandro Casagrande: drums and percussion 

Pierluigi “Gigi” Campalto: recording and editing

Federico Pelle: mixing and mastering

Marzia Rocchi: cover and inside artwork

Antonio Zullo: graphic project

Recorded and edited at “Il Passo Studio” Campalto VE

Mixed and mastered at “Basament Studio” Vicenza VI

Produced by Ma.Ra.Cash Records

Distributed by Self Distribuzione Srl




Mauro Martello/Sezione Frenante: l'ascolto e le storie dell'album "Prigioniero di visioni"

 


Le storie fornite dagli autori e l'ascolto... cliccare sui titoli...


1.      ILCUORE RIVELATORE (da Edgar Allan Poe)

Due uomini, uno giovane e l’altro anziano, condividevano un appartamento. L’uomo giovane era affezionato al suo anziano amico ma era ossessionato da uno dei suoi occhi, di un pallido azzurro, per lui simile a quello di un avvoltoio… Sarà il battiti del cuore della vittima che il giovane assassino crede di udire a far confessare il delitto in un travolgente crescendo di emozioni.

Dopo una energica introduzione, il flauto dà il via ad un canone a tre voci (flauto, chitarra1, chitarra2) seguito da un ponte che lancia la parte cantata. Dopo uno stop improvviso  viene proposto un nuovo canone a due voci (pianoforte e flauto) sostenuto armonicamente dal basso. La chitarra elettrica introduce il basso fino alla riproposizione del tema del canone iniziale, riproposto ad una sola voce. Un nuovo canone atre voci (flauto1, chitarra, flauto2) porta alla coda costituita dal tema del primo canone suonato all’unisono flauto-chitarra.

 

2.      LA MASCHERA DELLA MORTE ROSSA (da Edgar Allan Poe)

Una terribile pestilenza, la Morte Rossa, sta devastando una contrada e il principe Prospero, uomo di animo felice e temerario, si rende conto che le sue terre sono spopolate (molti sono morti a causa della pestilenza, oppure sono semplicemente fuggiti per evitare il contagio). L'uomo allora decide di ritirarsi insieme ad un migliaio di amici e cortigiani nel suo palazzo, così da evitare di contrarre il morbo. All'interno dell'edificio gli occupanti trascorrono gioiosamente le giornate, con danze e giullari. La Morte Rossa troverà comunque il modo di irrompere nel palazzo e di compiere la sua missione di morte.

 L’introduzione strumentale, caratterizzata da un respiro hard rock, conduce presto ad una serie di momenti tematici in ritmi composti. Il ritorno dal 4/4 lancia la prima parte cantata ad un ritmo sostenuto. Segue un momento molto lirico del flauto sorretto dalla tastiera con archi campionati. La seconda parte cantata, viene interrotta da un breve tema, caratterizzato da evocazioni  ”celtiche” seguito dalla riproposizione del tema  in ritmo composto già presentato  nella prima parte.


3.      LIGEIA (da Edgar Allan Poe)

Il narratore inizia il suo racconto sforzandosi di ricordare come e quando conobbe la sua amatissima e defunta moglie Ligeia, senza però riuscirci. Forse perché sono passati anni, forse perché il dolore gli ha fiaccato la memoria, o forse ancora perché l'immensa grazia, la bellezza, l'intelligenza e la straordinaria erudizione della donna gli sono penetrate nel cuore così nel profondo da dimorarvi in modo così tanto ignoto e inaccessibile. Alla fine del racconto, come in una visione, come in un incubo sconvolgente, Ligeia apparirà ancora agli occhi del narratore

 Il recitato iniziale (affidato a Lino Vairetti che canta l’intero brano) si sviluppa nel tema affidato alla chitarra elettrica in contrappunto con il basso e con interventi del glockenspiel a colorare la melodia. La prima parte cantata vede il contrappunto della chitarra acustica che ripete il tema precedentemente e esposto dalla chitarra elettrica. Il brano procede poi con una citazione dal Trio op 100 di Franz Schubert, su cui è inserito il canto. Un cambio improvviso di ritmo sostiene un intervento del flauto che lancia una lirica melodia eseguita dalla chitarra elettrica. Il breve finale è affidato alla voce.


4.      L’ALBERGO (da Guy de Maupassant)

Durante il periodo delle grosse nevicate, solamente due persone rimarranno a controllare l’albergo che rimarrà isolato sulla montagna per molti mesi. Tutto sembra procedere tranquillo tra il freddo e la monotonia della montagna. Ma ben presto la permanenza assume dei risvolti molto particolari. Uno dei due uomini oscirà per una battuta di caccia e non farà più ritorno. L’altro custode, rimasto solo con il cane vivrà un’esperienza sconvolgente che lo condurrà alla pazzia.

L’introduzione è affidata ad un bordone prodotto dalla tastiera, sul quale il flauto esegue alcuni passaggi che sfociano su un tema strumentale in 7/4 sottolineato da forti accenti del basso e della batteria. Dopo un passaggio in 6/4, un breve momento “free” lancia il riff che sostiene il canto. La ripresa del passaggio in 6/4, questa volta cantato precede la lunga coda strumentale su cui la chitarra elettrica esegue alcuni momenti tematici che sottolineano il ritmo.


5.      IAN’S CRAB BOURRÉE (strumentale)

È una rielaborazione di una bourrée del compositore tedesco Johann Ludwig KREBS (1713-1780), allievo di J.S.Bach. La bourrée è una antica danza francese ampiamente diffusa in Europa nel periodo barocco. Questo brano ricalca “Bouree” di Ian Anderson in una sorta di omaggio alla celebre composizione dei Jethro Tull.  Analogamente alla rielaborazione di Anderson, IAN’S CRAB BOURRÉE modifica la ritmica del tema, sviluppando una variazione con degli “stacchi” rockeggianti”, un assolo del basso ed una ripresa del tema a due flauti.


6.      PAZZO (da Guy de Maupassant)

Un giudice stimato e temuto per la sua ferrea irreprensibilità, viene attratto dalla folle idea di commettere omicidi e di incolpare e far condannare innocenti al suo posto.

È il brano più lineare del disco, caratterizzato da una costante pulsazione ritmica e dall’alternarsi della melodia cantata con interventi strumentali.


7.      CHISSA’? (da Guy de Maupassant)

L’incredibile avventura del protagonista, "un solitario, un sognatore", che viveva nella sua casa, circondato da cose, ninnoli, mobili, ai quali era affezionato tanto da sentirli importanti come persone e che una sera mettono in atto una inspiegabile rivolta e "decidono" di andarsene dalla casa in cui erano ospiti. Vi torneranno poi, altrettanto misteriosamente.

La melodia introduttiva viene affidata al basso e poi ripresa dalla chitarra fino ad una sezione rockeggiante che si interrompe per lasciare spazio alla parte cantata.  La lunga coda è costituita da un riff che sostiene l’intervento melodico del sax soprano.


8.      L’HORLA (da Guy de Maupassant)

È la storia di una possessione. Non una possessione diabolica, ma il protagonista racconta di una misteriosa presenza di un essere invisibile  che gli vive accanto, beve l’acqua e il latte dal comodino durante la notte, sfoglia i libri e muove i fiori… Alla fine del racconto il posseduto darà fuoco alla sua casa con per uccidere l’Horla. Ma questa entità sarà davvero perita nell’incendio?

Dopo la melodia sul registro acuto del flauto accompagnato dall’organo, la chitarra ne riprende la linea tematica, sostenuta dal basso e dalla ritmica. Il sax soprano propone vari spunti melodici che si interrompono con un pesante melodia sostenuta da stacchi accordali molto accentati. La parte vocale che segue lascia presto spazio al pathos del duduk sostenuto dal bordone dell’organo. un tema “orientale” basato sulla scala minore armonica conduce al riff della coda e al finale cantato.


9.      PRIGIONIERO DI VISIONI (encore Ligeia?)

È una immaginaria trasposizione in tempi moderni di Ligeia. Questa donna appare ovunque, ma è solo un’illusione, un’utopia, un miraggio, un sogno…

È il brano più melodico del disco ed è cantato da Lino Vairetti. Il tema, quasi lirico, si ripete due volte prima di lasciare spazio alla parte strumentale che, dopo il cambio di tonalità, vede la chitarra protagonista che, alla fine, viene affiancata dal sax.


Biografia di Mauro Martello

 


Biografia di Mauro Martello


Nato a Mestre, ha iniziato la sua attività musicale giovanissimo collaborando con vari musicisti e compagnie teatrali, per le quali ha eseguito musiche di scena affrontando in questo contesto in particolare il repertorio etnico internazionale. Si è poi interessato al genere “progressive rock”. contemporaneamente frequentava il Conservatorio “Benedetto Marcello” di Venezia dapprima sotto la guida del M° Pasquale Rispoli e, in seguito, del M°Guido Novello che lo ha seguito fino al diploma in flauto traverso conseguito nel 1981. Nello stesso Conservatorio ha poi seguito il corso di perfezionamento.

A partire da 1986 si è dedicato allo studio della musica barocca e rinascimentale eseguita su strumenti d’epoca, con particolare attenzione alle composizioni nate nella prima metà dal 1700. Ha seguito corsi con alcuni tra i più grandi specialisti del flauto barocco (S. Balestracci, W. Van Hauwe, M. Zimmermann). Il repertorio solistico di Mauro Martello comprende sonate e concerti di Platti, Telemann, Hasse, Vivaldi, Marcello, Bach, Haendel, Bon, Locatelli, Mozart oltre a composizioni della scuola francese del 1700.

Ha poi approfondito lo studio di diversi strumenti a fiato di diverse culture ed in particolar modo del duduk armeno seguendo per diversi anni gli stages tenuti dal grande virtuoso Gevorg Dabaghyan.

Suona di diversi ensemble di musica antica: Collegium Musicum Venezia, Trio Vaghi accenti, Trio Veneziano.

Con il gruppo “Sidera Noctis” ha pubblicato il cd "From Lost Space" che ha ottenuto lusinghiere recensioni su riviste specializzate.

È componente del gruppo storico di “progressive rock” Opus Avantra di Donella Del Monaco e Alfredo Tisocco.

Fa parte del "Lincoln Quartet", una formazione che propone in live il repertorio dei Jethro Tull di Ian Anderson, il grande virtuoso del flauto rock. Il gruppo si esibisce spesso con Clive Bunker, batterista storico dei Jethro Tull.

Dal 1995 è animatore e arrangiatore del gruppo musicale giovanile I FLAUTI DI SAN MARCO.

Nel 2003 ha curato, per una produzione del Teatro La Fenice di Venezia, il coro di voci bianche per l’allestimento de “L’Opera delle Filastrocche” composta da Virginio Savona che è andata in scena in diverse repliche al PalaFenice di Venezia.

Nel’autunno 2005 ha partecipato alla tournèe “Lontano dal mondo” che ha avuto repliche in alcuni dei più importanti teatri del nord Italia ("La Pergola" di Firenze, "Carignano" di Torino, "Carcano" di Milano, "Sociale" di Mantova, "Duse" di Genova, "Embassy" di Treviso, "Nuovo" di Verona, Comunale di Belluno, "Donizetti" di Bergamo, "Arena del sole" di Bologna, Teatro di Varese, Teatro "Grande" di Brescia).  Lo spettacolo, scritto da Marco Goldin e organizzato da "Linea d'ombra", è stato organizzato per promuovere la grande mostra su Gauguin e Van Gogh allestita a Brescia tra ottobre 2005 e marzo 2006 e che è stata visitata da oltre 541.000 persone.

Ha tenuto concerti e registrazioni discografiche anche con importanti esponenti del "pop" italiano (Tosca, Antonella Ruggiero), del "progressive" storico (Osanna, Jenny Sorrenti, Aldo Tagliapietra, Alberto Radius) e della canzone d'autore (Massimo Bubola). Per Aldo Tagliapietra ha registrato con il flauto e il duduk il brano “Radici” dall’album Invisibili Realtà.

Nell'autunno 2006 ha partecipato alla prima esecuzione assoluta di "Em/Pyre" di Elliott Sharp nell'ambito della Biennale di Venezia.

Nel 2008 ha realizzato la riduzione teatrale del romanzo di Antonia Arslan "La masseria delle allodole" con l'attore Sandro Buzzatti. Per questo spettacolo ha curato anche le musiche di scena, composte da Avedis Nazarian, che ha eseguito al duduk e allo shvi con i musicisti Anna Campagnaro (violoncello) e Gabriele Bruzzolo (percussioni).

Nell'autunno del 2011 ha partecipato, nel ruolo di flautista e compositore, al tour "Van Gogh e il viaggio di Gauguin" con il critico e storico dell'Arte Marco Goldin, il fisarmonicista Renzo Ruggieri e il violoncellista Piero Salvatori. Nel corso del tour è stato accompagnato anche dalle orchestre "Filarmonia Veneta" e "Alighieri" di Marina di Ravenna. Lo spettacolo è andato in scena a Milano (Teatro Carcano), Verona (Teatro Nuovo), Genova (Teatro Stabile), Venezia (Teatro Santa Margherita), Rimini (Nuovo Palazzo dei Congressi), San Marino (Teatro Titano), Bologna (Arena del Sole), Torino (Teatro Nuovo), Genova (Palazzo Ducale) Milano (Palazzo Clerici)

Sempre in veste di solista e compositore ha partecipato ad altri tour teatrali per Linea d'ombra, nei più importanti teatri del nord Italia, nel 2013, 2014 e 2016.

È uscito, nell'ottobre 2015 il disco "Sul punto di essere altrove", con 16 suoi brani originali.

Nell'autunno 2016 ha portato in scena, nei ruoli di attore e strumentista e compositore, lo spettacolo teatrale "Lectio Brevis" (Quadri satirici sulla scuola italiana) su testo di Enrico Busani (tratto dal libro "Santi, docenti e vaffa) e regia di Chiara Borgonovi.

Ha partecipato, come ospite flautista, alla registrazione del cd Live degli Osanna "Pape Satàn Aleppe" pubblicato e distribuito dal 18 novembre 2016. Con la stessa formazione ha partecipato alla registrazione dell’album “Il diedro del Mediterraneo”.

Dal 2022 entra a far parte della band “Sezione Frenante”. Con questa realizza il cd “Prigioniero di Visioni” di cui compone musiche, testi e arrangiamenti. Il lavoro esce nell’ottobre 2022 e vede la partecipazione di Lino Vairetti (Osanna).

Nella sua carriera ha tenuto migliaia di concerti come solista e in formazioni da camera in Italia e all’estero (USA, Germania, Svizzera, Austria, Slovenia, Belgio, Francia, Romania, Giappone).

Si è esibito come flautista in alcune trasmissioni televisive delle tre reti RAI.

Ha al suo attivo decine pubblicazioni discografiche alle quali ha partecipato in veste di solista e in formazioni cameristiche.

Mauro Martello risiede a Mestre.