lunedì 25 novembre 2013

DarkUpside-Taste of Unknown


Arrivano da Genova i DarkUpside, giovani, ma con una buona esperienza alle spalle, anche se la loro costituzione in gruppo risale al 2011. In breve tempo trovano le giuste idee e il corretto amalgama, che passa  - anche -  attraverso un’evoluzione della formazione (da quattro elementi a tre), che porta a suddividere diversamente i compiti e a riproporzionare le singole responsabilità. Si arriva quindi al primo vero album  - dopo un demo - dal titolo A Taste of Unknown - che prevede comunque la partecipazione dosata del cantante originario, Luca Asfalto.
Trattasi di album concettuale, cosa di per sé usuale in certi contesti, ma meno frequente in un’area che genericamente definirei “metallica”. E tutto questo rappresenta una buona novità. E’ bene capire come certe filosofie siano spesso solo pretesti che, utilizzando mode o stereotipi, creano il giusto alone di presentazione, e così si può arrivare a pianificare a tavolino un album concettuale che, tra mitologia e books contemporanei, troverà un’ampia gamma di stimoli e segnali pronti per essere trattati e manipolati, si spera, con adeguata competenza. Stop.
A Taste of Unknown, mi appare al contrario qualcosa di estremamente serio e personalmente mi affascina l’argomento. Le tracce proposte simboleggiano i vari passaggi che codificano un NDE (Near Death Experiences), ovvero un’esperienza pre morte, quella sorta di viaggio andata e ritorno raccontato da milioni di persone che, dopo essere state ad un passo dalla completa definizione di stato, ritornano in vita, con iniziale delusione, perché il “tocco di sconosciuto”  provato ha lasciato un segno positivo ed indelebile.
Musicare una serie di sensazioni che accompagnano step by step un simile viaggio ha a che fare con la ricerca dell’espressione totalitaria, mettendo la musica che si ama al servizio di percorsi e idee personali - inutile sottolineare che spesso il confezionamento a tavolino si sintetizza in forzature di scarsa qualità - utilizzando argomentazioni che oscillano tra religione e morale, tra materia e spirito, tra orizzontale e verticale, come direbbe Battiato.
E in questo intenso -  e corto - viaggio verso spazi e tempi dilatati - che la musica ci permette di ripetere più volte - si lascia sempre aperta la porta della speranza, felici di essere ancora su questa terra, ma sollevati al pensiero che, davvero, tutto avrà un senso, in un’altra dimensione.
Diego Cazzaniga, Davide Incorvaia e Davide Di Marco presentano una musica che a dispetto  dell’aggettivo “metallica”, da me utilizzato in precedenza, miscela esperienze e gusti differenti, unendo la durezza del power trio a melodie e trame oniriche, pescando nell’area progressiva, tra tempi dispari e organizzazioni armoniche che determinano una difficile collocazione in una delle caselle di genere conosciute, ed è questa una testimonianza di originalità che lascia ben sperare per la continuazione del progetto in corso.
Non resta che leggere il loro pensiero e ascoltare un po’ di musica, in attesa di un concerto dal vivo, per poter toccare con mano l’impatto sul pubblico.


L’INTERVISTA

La storia dei DarkUpside è recente ma intensa: possibile sintetizzare due anni di vita in poche righe?

Esattamente, breve ma già intensa!  I DarkUpside nascono come quartetto a fine 2010 dalle ceneri degli Zembus, band prog metal genovese. Nel giro di pochi mesi è già pronta una demo di 4 tracce intitolata semplicemente “Demo 2011”.  Dopo solo circa 9 mesi di attività, il singer Luca Asfalto (che figurerà come ospite nell’album di debutto “A Taste of Unknown”) decide di lasciare la band, che inizia immediatamente a cercare una nuova voce.  A seguito di prove con alcuni cantanti, non essendo giunta ad alcuna decisione definitiva, la band si fa una domanda: perché non continuare come trio? La voglia di cimentarsi nella nuova avventura “vocale” del chitarrista Diego Cazzaniga prevale; dunque, dopo circa un anno di assestamento della nuova line-up, i DU entrano in studio per registrare il primo full-length, disponibile da ottobre 2013.

 Qual è il vostro background musicale e... come è nata la vostra passione?

Nessuno di noi è un musicista professionista, ma tutti e tre abbiamo cominciato a suonare verso i 18-20 anni (ora, ahinoi, siamo tutti ultra-trentenni). È difficile spiegare come nasca la passione per la musica o per uno strumento: semplicemente, credo che scatti quella “scintilla” che ti fa emozionare all’ascolto di un album o di un brano in particolare e che ti porta, quasi senza accorgertene, in qualche cantina a strimpellare con altri “innamorati” come te. A me, ad esempio, è successo ascoltando un certo “Images and Words”…

 Esistono band o artisti che potete considerare vostri punti di riferimento?

La passione che accumuna tutti e tre i membri del gruppo è, ovviamente, il metal: detto così sembra facile, ma ti assicuro che ognuno ha delle preferenze molto differenti dagli altri!  Sinteticamente, posso dire che i nostri riferimenti partono da un metal/rock melodico o progressivo fino ad arrivare al metal più estremo, ma senza dimenticare generi molto distanti come il funky o l’elettronica. Facendo dei nomi: Porcupine Tree, Alter Bridge, Faith No More, Fates Warning, Foo Fighters… come detto, gruppi molto variegati!

Non amo molto le catalogazioni e la suddivisione in generi, ma ne riconosco l'utilità: potete descrivere la vostra musica con un'etichetta e... qualcosa di più?

Condivido pienamente la mancanza di amore verso le catalogazioni, anche perché per noi è molto difficile descrivere la nostra musica, che è - a parer nostro - molto varia. Di solito, comunque, ci definiamo “alternative/progressive metal”: nei nostri brani si riconoscono infatti elementi progressivi, ma non intesi in modo tradizionale. Da qui l’aggettivo “alternative”, in riferimento anche alle sfumature di metal moderno e musica elettronica.

Veniamo all'album, “A Taste of Unknown”: che cosa rappresenta nel sentiero musicale che avete pensato di percorrere?

Potrei dire che puntiamo tutto su questo disco. Abbiamo cercato di curarlo fin nei minimi particolari per offrire un prodotto il più professionale possibile, anche grazie ad Andrea Torretta, ossia il “sound engineer” che ha curato tutto il processo di registrazioni, sino al master finale.

 Qual è l'anima del disco? Ha carattere concettuale?

In effetti “ATOU” è un concept album. Si tratta della narrazione di un’esperienza pre-morte a seguito di un incidente: numerose testimonianze da parte di chi ha sperimentato tale “viaggio” hanno permesso di identificare 9 passi, dalla perdita di conoscenza sino al risveglio e alla consapevolezza di aver vissuto qualcosa che può cambiare la propria vita. Ogni canzone, a parte l’intro “Waving steps”, rappresenta appunto uno di questi 9 momenti che scandiscono tale esperienza.

 Che importanza hanno per voi le liriche?

Per questo album in particolare direi fondamentale, vista la scelta di costruire un “concept”. In questo caso, è nata prima l’idea generale della storia, quindi abbiamo scritto i testi ispirandoci a tale tematica: è stato, per certi versi, più facile rispetto al creare un album composto da tracce indipendenti tra loro.  In generale, reputo le liriche molto importanti, perché permettono di esprimere e condividere le tue sensazioni più profonde.

 Parliamo un po' della produzione: che tipo di rapporto esiste con Andrea Torretta?

Conosciamo Andrea da molti anni: oltre ad essere un ottimo ingegnere del suono è un grande chitarrista, ed è proprio in quest’ultima veste che l’abbiamo conosciuto un po’ di anni fa (coi Daedalus, prog band genovese). Lavorando con lui per questo album, abbiamo avuto la conferma delle sue competenze musicali - davvero elevate! - oltre che, ovviamente, della sua grande disponibilità e passione.

 Avete pianificato una pubblicizzazione live di “A Taste of Unknown”?

Ovviamente siamo sempre alla ricerca di nuove possibilità di suonare dal vivo, ma purtroppo è molto difficile, soprattutto per una band che suona pezzi originali non proprio immediati per l’ascoltatore medio… Il 15 novembre scorso abbiamo presentato ufficialmente il disco all’Angelo Azzurro Club di Genova e per il 2014 abbiamo già qualche data fissata, ma esclusivamente in territorio genovese.

Provate ad esprimere un desiderio... realistico per l'immediato futuro?

Avere la possibilità di portare la nostra musica a chi ancora non ci conosce, magari anche fuori dall’Italia. Non è facile ma… ci proveremo!


BIOGRAFIA UFFICIALE

I DarkUpside nascono nel 2011 con l’intento di proporre un alternative metal con sfumatu- re progressive: sin dal primo demo di 4 brani è chiara l’intenzione di proporre qualcosa di leggermente diverso dagli stilemi del genere. All’esordio, la formazione è composta da quattro elementi, ma ben presto la band diventa un trio, trovando così il proprio equilibrio e il definitivo assetto: Diego Cazzaniga (chitarra, voce e programming), Davide Incorvaia (batteria e programming) e Davide Di Marco (basso e e voce). Attualmente i DarkUpside sono impegnati nell’attività di promozione e nella dimensione live, nella quale propongono il loro primo full-length “A Taste of Unknown” (2013) dove, parafrasando una celebre citazione cinematografica, danno il loro benvenuto nel “Dark Upside”. A Taste of Unknown, registrato e mixato presso lo studio di Andrea Torretta, è un “assaggio di ignoto”, Nove passi suddivisi nelle dieci tracce del full length che compongono il quadro di un concept particolare. Nove capitoli alternative/prog in cui si possono apprezzare le varie influenze della band (dai Porcupine Tree ai Foo Fighters, dai Rush ai Faith no More, dai Fates Warning agli Alter Bridge). A tale proposito i DarkUpside e l’ex singer Luca Asfalto sono stati selezionati con il brano Working Man per “Silent Echoes: A Tribute to Rush”, omaggio ai Rush uscito l’11 giugno 2012, dove partecipano le migliori tribute band al trio canadese provenienti da tutto il mondo.

LINE UP

Diego Cazzaniga-chitarra, voce e programming
Davide Incorvaia -batteria e programmino
Davide Di Marco-basso e voce

I DarkUpside sono presenti su tutti i principali social network:



domenica 24 novembre 2013

Precedenza Assoluta - Ma anche no


Il progetto musicale Precedenza Assoluta nasce nel 1994, da un’idea del cantautore genovese Max Campioni. La line up originale del gruppo vede il virtuoso Gianni Serino al basso, Daniele Ivaldi alla chitarra, Salvatore Camilleri alla batteria e Stefano Tipa alle tastiere.
Il nome Precedenza Assoluta è rappresentativo dell’obiettivo principale della band, ossia quello di anteporre a qualsiasi altra ambizione la musica. Il gruppo calca i palcoscenici live per circa due anni e collabora con Giampiero Menzione, noto produttore che ha raggiunto il successo nella decade degli anni Ottanta. Segue un lungo periodo caratterizzato da cambi di formazione, defezioni e stravolgimenti, fino al 2010 quando alcuni componenti formano il Max Campioni Group, che vede confermati Salvatore Camilleri alla batteria e Stefano Tipa alle tastiere, insieme a Christian Clemente alla chitarra e Luciano Lucido Susto al basso. L’arrivo di Alberto Marafioti alle tastiere completa il tutto.
Il nome Precedenza Assoluta viene rispolverato e nel 2013 giunge l’incontro con Andrea di Marco, cantante e frontman del Tropico del Blasco, la cover band dedicata a Vasco Rossi più famosa e seguita dell’area genovese. Max Campioni ascolta Ridere e Vivere, brano firmato da Gianfranco Damiani e Fabio Bavastro, che nelle sonorità e nel testo ricorda lo stile del rocker di Zocca e che il Tropico del Blasco esegue dal vivo al termine dei concerti. Incuriosito dalla canzone la rielabora, arrangiandola e aggiungendo un accattivante chorus, che dona al pezzo apertura e ritmo, oltre che un intermezzo rap. Nel 2013 Max e Andrea collaborano anche in occasione dell’uscita del brano Puttana Miseria, scritto da Campioni nel 1996. Con la voce e il supporto di numerosi artisti e musicisti genovesi la canzone supporta attivamente le attività della Comunità di San Benedetto al Porto di don Andrea Gallo.
A questo punto il sodalizio è iniziato e si unisce al progetto Precedenza Assoluta il chitarrista Marco Castagnola, che da anni condivide il palco con Andrea di Marco nel Tropico del Basco. La formazione ora comprende i veterani Christian Clemente alla chitarra, Luciano Lucido Susto al basso, Stefano Tipa e Alberto Marafioti alle tastiere e l’altra new entry Beppe Mastroianni, alla batteria. Alle voci, ovviamente, Andrea di Marco e Max Campioni.
La band è in uscita con il primo album, intitolato Ma anche no, composto da 13 tracce dalle sonorità rock/pop/rap. Un crossover di stili e atmosfere caratterizzato da dinamicità, divertimento e spunti di riflessione.

Nel mese di ottobre 2013 è stato realizzato il video di Ma anche no, la title track dell'album.


Venerdì 29 novembre, alle ore 22.00, i Precedenza Assoluta salgono sul palco del Muddy Waters Live Club di via del Ramaceto 2 a san Colombano Certenoli per presentare dal vivo i brani della loro prima fatica discografica. Il cd fungerà da biglietto di entrata: il pubblico lo riceverà, infatti, in cambio della tariffa d’ingresso.
Da novembre l'album Ma anche no sarà inoltre acquistabile anche presso il negozio di strumenti  Area Musica, in via Giacomo Puccini 72 a Sestri Ponente (Ge), al Cafè de Mar a Vesima (Ge), in Via Pietro Paolo Rubens 34, alla pizzeria da Simo in via Ramiro Ginocchio 34 a Sestri Ponente (Ge), oltre che sulle principali piattaforme digitali.

I Precedenza Assoluta sono anche su Facebook.



Info ufficio stampa:  precedenzaassoluta00@gmail.com
Paola Popa -  347 8441127
Caterina Angeli – 3771753705

sabato 23 novembre 2013

DVD del VOX 40: disponibile dal 29 novembre


Il 28 maggio scorso, il Teatro al Parco di Parma è stato testimone di una memorabile performance denominata VOX 40, ideata dall’assoluto protagonista, Bernardo Lanzetti, ma arricchita e alimentata da “attori” di eccezione.
Quella sera i desiderosi di partecipare all’evento live furono superiori alla capacità di accoglienza del teatro e molti amanti della musica di Lanzetti non trovarono spazio.

Per queste persone, per chi era presente e vuole rivivere momenti emozionanti, per chi era lontano migliaia di chilometri, per tutti gli appassionati della qualità musicale, nasce ora la possibilità di colmare un vuoto e di appropriarsi della celebrazione della voce, quella di Bernardo, utilizzata per raccontare la storia di oltre 40 anni di suoni, di avanguardia, di talento e di pionierismo sonoro.

Fotografia di Renzo De Grandi

Il 29 novembre è la data prevista per il rilascio di …

BERNARDO LANZETTI “VOX 40”
(CD+DVD DIGIPACK)
Distribuzione MARACASH Records

Nella primavera del 1973, Bernardo Lanzetti, con il gruppo “Acqua Fragile”, registrava l’album omonimo che dava il via alla carriera artistica della principale voce rock italiana. Per celebrare i quarant’anni di musica e di voce trascorsi da allora, è stato organizzato un importante e significativo concerto denominato “VOX 40”, realizzato il 28 maggio 2013 al Teatro Al Parco di Parma.
Obiettivo del concerto è stato quello di ripercorrere la lunga carriera artistica di Bernardo Lanzetti, con tanti ospiti e amici che hanno voluto sottolineare con la loro presenza le tappe significative di un lungo percorso che appare ancora in evoluzione.
Uno dei momenti più intensi è stato “Acqua Fragile per Orchestra” ovvero la rivisitazione delle musiche dell’”Acqua Fragile” da parte della “Tango Spleen”, la piccola orchestra classico/moderna del pianista e direttore Mariano Speranza, solitamente specializzata in tanghi argentini, ma qui rivelatasi molto Prog nel sound, che si è avvalso anche dell’intervento di Franz Dondi e Piero Canavera, membri originali della leggendaria Acqua Fragile.
Altro elemento caratterizzante è quello legato alla presentazione delle musiche PFM eseguite dalla “Chocolate Kings Band” - con l’ospite Franco Taulino (Beggar’s Farm) al flauto - che ha messo in evidenza la conosciuta “voce impossibile” di Bernardo, ma risultano indimenticabili anche gli episodi d’avanguardia, come quello legato all’utilizzo del Glovox, nonché le ultime avventure targate “CCLR”.
Il VOX 40 è stato registrato in audio e video ed è ora disponibile in confezione cofanetto che raccoglie il CD audio di “Acqua Fragile per Orchestra” nonché il DVD di tutto il concerto, e un libretto di 16 pagine che testimonia, in dettaglio, tutto il lungo ed articolato evento che ha visto sul palco Bernardo Lanzetti con 23 musicisti.




VOX 40 “Forty Years of Voice Impossible”

Performed Live at Teatro al Parco, Parma, Italy May 28, 2013

Acqua Fragile per Orchestra: 1 -“Acqua Tango Medley, 2 -“Cosmic Mind Affair”, 3 - “Professor”, 4 – “Bar Gazing”, 5 – “Mass Media Stars”, 6 – “Education Story”, 7 – Going Out”, 8 – “Comic Strips”, 9 – “Morning Comes”.

Line up:
Bernardo Lanzetti & Tango Spleen Orquesta - Mariano Speranza, conductor and piano - Andrea Marras, violin - Elena Luppi, viola - Gian Luca Ravaglia, upright bass - Silvio Jara, guitar & percussions - Francesco Bruno, bandoneon - Anna Palumbo, percussions - Bernardo Lanzetti, lead vocals and acustic guitar
plus: Adrian Ensemble String Quartet: Jacopo Cavalli, violin - Cecilia Bolognesi, violin - Davide Berselli, viola - Paola Herbertson, cello.
Anna Barbazza - Alex Giallombardo, backing vocals. Special guests: Piero Canavera, drums - Franz Dondi, electric bass

Eclectic CCLV: 1 – “Hylas & The Nymph”, 2 – “Words Got The Power”, 3 – “The Late Hour”.

Line up:
Bernardo Lanzetti, lead vocals and “glovox” - Gigi Cavalli Cocchi, drums - Enzo Frassi, upright bass - Pierpaolo Vigolini, piano.

Chocolate Kings: 1 – “La Carrozza Di Hans”, 2 - “Dolcissima Maria”, 3 - “Paper Charms”, 4 – “Traveler, 5 – “Harlequin”, 6 – “Chocolate Kings”, 7 – “Impressioni di Settembre”, 8 - “Red Vertigo”, 9 – “William Tell Overture”, 10 – “ E’ Festa/Celebration”.

Line up:
Bernardo Lanzetti lead vocals and “glovox” - “Chocolate Kings” Prog Tribute Band: Maurizio Colori, bass - Giulio Sirci, drums - Matteo Settepani, guitars - Laurence Cocchiara, violin - Michele Sanchini, keyboards. Special Guest: Franco Taulino, flute and recorder.

VOX 40. Live Show- Produced by Amnerys Bonvicini & Bernardo Lanzetti
Audio Tracks -Produced by Bernardo Lanzetti
Video DVD - Produced by Bernardo Lanzetti & MARACASH Records.

giovedì 21 novembre 2013

Aldo Tagliapietra-Le mie verità nascoste



Ad inizio ottobre, era il giorno 8, ho partecipato a un evento unico che ha visto come protagonista principale Aldo Tagliapietra. Ho descritto ampiamente quella serata, così come il nuovo album “L’angelo rinchiuso”, ma l’eccezionalità del momento è legata alle molte sfaccettature che mi sento di cogliere, forse solo mie personali percezioni, ma agli stimoli si reagisce in modo differente, e niente come la musica è capace di suscitare reazioni, magari diverse tra  loro, ma tutte lecite e sostenibili. Su quel palco, quella sera, c’era tutto il mondo di Aldo, i suoi risultati, la sua visione del futuro e la sua filosofia di vita: una famiglia riunita, il passato musicale, il presente ed anche uno scorcio di futuro, simboleggiato da quel nipotino che identifica, come sempre accade, la continuità, non tanto artistica in questo caso, ma di una stirpe umana solida, concreta, dove i sogni si tramutano in realtà non per magia, ma solo dopo aver versato molte lacrime, tra sudore e soddisfazioni.
Credo sia raro, forse unico, presentare in un colpo solo un album “antico”- con l’aiuto di giovani uomini - e al contempo la storia scritta della propria vita. Chiarisco l’aggettivo “antico”: il nuovo disco, si distacca dal precedente “Nella Pietra e nel vento -  uscito solo un anno fa - per un chiaro ritorno alla musica progressiva, attraverso la collaborazione con i Former Life, cioè quella che si può ormai considerare la band di Aldo.
E' tutto questo un continuo equilibrio tra ere, sintetizzato nel book “Le mie verità nascoste”.
Invidio in modo sano gli autori, non tanto Gloria Tagliapietra che è parte in causa, ma sicuramente Omero Pesenti e Gianpaolo Saccomano, per avere condiviso momenti così intimi che miscelano gli accadimenti dell’ex ORME a quelli di ogni singolo amante della musica  un po’ avanti negli anni, conscio dei fatti e del loro svolgimento.
Come sempre dico, occorrerebbe trovare il modo di affiancare per 30 ore - è questo il tempo dichiarato dagli autori impegnati nelle interviste -  ogni musicista storico, perché i documenti vanno recuperati e miscelati ai ricordi personali, ricostruendo vicende che col tempo andranno perse, se non fissate sulla carta.
Conosco abbastanza da vicino la famiglia Tagliapietra, almeno tre quarti di essa, e leggendo il libro, pagina dopo pagina, ho ritrovato l’immagine che mi ero creato, quella di un uomo, artista straordinario, capace di vivere la notorietà con estrema semplicità, parlando sottovoce, camminando in modo soffice, spinto nelle scelte importanti da una passione impressionante, quella per la musica. E’ un uomo fortunato Aldo, perché la sua vita avrebbe potuto essere diversa senza l’incontro con Lucia. Certo, la vita di provincia, anche 50 anni fa, non era l’ideale per sfondare, ma la caparbietà e qualche incontro fortunato, unitamente al fatto che a quei tempi i sogni musicali potevano anche realizzarsi, hanno portato Aldo a un resoconto il cui saldo è positivo, con o senza ORME.
La famiglia ha ruolo preminente e quando la semina è buona il raccolto non può che essere soddisfacente. Guardare dall’esterno il modo in cui “l’adulta” Gloria si prende cura di papà - professionalmente e non solo - sintetizza la capacità di un uomo e di una donna di fondare una vita su solidi principi e raccoglierne i sicuri frutti: Aldo e Lucia hanno lavorato bene!
Il ritratto che gli autori disegnano è preciso, e il mix di ricordi e avvenimenti emerge come mosaico che smarrisce le coordinate temporali e spaziali e racconta di una vita che vale la pena prendere come esempio. I viaggi, la spiritualità, gli amici vicini e lontani, la forza della gioventù, gli incontri incredibili, le performance e i grandi appuntamenti, gli album, la melodia, il sitar e l’India… tutto serve per delineare un profilo umano, e allo stesso tempo un’epoca e differenti modi di intepretarla e viverla. Ogni dettaglio - dal racconto del matrimonio, sino alle nascita dei figli, passando per l’arredamento della casa - rappresenta un pezzo del puzzle che via via si compone nel corso della lettura, e la preminenza della musica sul resto del percorso compiuto da Aldo, inaspettatamente sparisce, e i colori mischiati e diluiti assumono una nuova e sorprendente connotazione.
Certo… le ORME! Come Aldo stesso ha dichiarato, non ci sono riferimenti pesanti verso uomini con cui si è condiviso una parte importante di esistenza, creando qualcosa che rimarrà nella storia della musica, ma piuttosto un punto di vista, una descrizione della realtà che sicuramente avrà altre sfaccettature, a seconda di chi la racconterà. Ma il sentimento più diffuso, accompagnato dall’oggetività di informazione, è la delusione, una sorta di reazione tipica di chi si sente tradito profondamente nei sentimenti. La verità non è mai sola, e Aldo Tagliapietra intitola volutamente il libro: “Le mie verità nascoste”, sottolinenado che ciò che ci si appresta a leggere, almeno in certi particolari, è la sua personale versione e quindi contestabile da chi è tirato in causa.
Non dimentica gli amici Aldo… Armando Gallo, Reverberi e tanti altri, ed è proprio la fraternità un valore molto forte che sboccia tra le righe.
Esiste un’altra forte propensione, quella che trasforma Aldo in reale credente della … dottrina di squadra, evidenziando la sua predisposizione, nel corso della vita professionale, ad un gioco di singoli che recitano un ruolo in funzione dell’obiettivo, e la famosa frase di Totò “… è la somma che fa il totale…” diventa l’esemplificazione dell’efficacia del lavoro in team.
E ora Aldo Tagliapietra, circondato da affetti  e amici, può continuare nella consegna del proprio verbo, tra nipotini e baldi giovani da palco… gli autori di questo book gli hanno dato una discreta mano, permettendo al bassista e cantante delle ORME  di fornire il proprio pensiero, non solo con melodie e liriche, ma anche con scorci di vita scritta.
E io mi illudo che anche Tony e Michi sapranno apprezzare.

Recensione de “L’angelo rinchiuso”:

Recensione concerto dell’8 ottobre al Factory:
http://athosenrile.blogspot.it/2013/10/aldo-tagliapietra-in-40anniversario.html



mercoledì 20 novembre 2013

Unreal City: Prog In Parma


Unreal City presentano Prog In Parma

Gli Unreal City, giovane prog Band di Parma presente sulla scena internazionale con l’album “La Crudeltà di Aprile”, si ripropongono con un nuovo volto, quello organizzativo, tendente a favorire l’espressione di realtà locali che faticano ad arrivare alla giusta visibilità. I quattro musicisti assumeranno infatti la Direzione Artistica del prossimo Festival “Prog in Parma”, manifestazione finalizzata a dare spazio a giovani gruppi prog  dell’Emilia Romagna, con la possibilità di estensione a band di zone limitrofe.
Scopo principale sarà quello di evidenziare la presenza di numerosi musicisti in fervente attività che, nonostante l’anagrafe, propongono una musica di grande impegno, normalmente seguita ed eseguita da artisti “maturi”: la musica progressiva.
Il messaggio è chiaro: il prog è - anche -  dei giovani!
Luogo prescelto è il Theatro del Vicolo di Parma, e il Festival si svolgerà nello spazio temporale di tre serate, ognuna delle quali prevede la partecipazione di TRE BAND, per un totale di NOVE  entità musicali.
La serata di apertura è prevista per il 28 di febbraio mentre sono ancora da stabilire le due successive, probabilmente individuate nel mese di marzo.
Nella serata conclusiva si esibiranno anche gli Unreal City.
Nessuna gara, nessuna graduatoria di merito, ma tanta voglia di far conoscere alle nuove generazioni un genere divenuto ormai immortale, e che abbisogna di una forte e calorosa spinta da parte di chi ama la musica, ma forse non conosce tutto l’esistente.
Molto presto saranno pubblicate nuove informazioni con i dettagli. 

Rimanete sintonizzati e seguite le news sulla pagina fb...



lunedì 18 novembre 2013

Luca Poletti Trio-Colors


Mi ritrovo tra le mani Colors, del Luca Poletti Trio, e la prima cosa che mi viene da pensare è che i colori di copertina avrebbero attirato la mia attenzione in un qualsiasi negozio di vinili, anche se ormai i luoghi dedicati alla contemplazione religiosa dei differenti formati musicali sono oasi nel deserto. La cover in questo caso è il preludio al contenuto, una liaison fondamentale tra significati e modo di proporli. Non è fatto scontato, perché spesso si fa fatica a rendere evidente e chiaro per tutti un pensiero, un sentimento, che magari resta latente per molto tempo, e quando si decide di venire allo scoperto l’esplosione di spontaneità può fare dimenticare la cura dei dettagli: un album va respirato in toto e la musica da sola potrebbe non bastare, se si decide di penetrare all’interno di un mondo nuovo per provare ad interpretarlo.
Colors è un opera prima e Luca Poletti appare ai miei occhi come un artista geniale, che nell’occasione si avvale della collaborazione di molti ospiti, tra i quali spicca Paolo Fresu.


L’intervista a seguire e le informazione contenute nel sito di riferimento risulteranno utili ed esaustive.
La “scuola”, la cultura e gli aspetti tecnici che si percepiscono all’ascolto non vanno a mio giudizio sottolineati, perché una possibile conseguenza negativa potrebbe essere quella di trasformare un album incredibilmente bello in un disco di nicchia, per pochi eletti, per amanti di un genere specifico.
Il jazz è l’amore di Poletti, ed è la linea guida che si distende nello spazio di 17 brani, oltre un’ora di musica. Ma c’è molto di più. Colors è un album concettuale, fatto inusuale se si pensa alla tipologia della proposta. Il jazz è libertà assoluta all’interno di schemi rigidi, e l’idea del racconto di una storia attraverso episodi legati tra loro, privi di liriche - tranne in un caso - rappresenta una buona novità, proposta con straordinaria efficacia. Anticipo l’intervista ritagliandone un stralcio importante che disegna l’anima del concept: “… la storia è quella di un pianista che, in cerca di ispirazione, fa zapping tra svariate frequenze radio nella speranza di trovare qualcosa che lo possa coinvolgere. Incorre prima in Monteverdi, poi in Chopin, quindi in Petrucciani finché sente una composizione che lo incuriosisce. Sintonizza meglio la radio e parte il disco. I brani scorrono veloci finché verso la fine del disco il segnale diventa improvvisamente così disturbato che il pianista decide di spegnere la radio e di sedersi al pianoforte per ripercorrere ciò che ha sentito. Ovviamente avendo ascoltato queste composizioni una volta sola, cerca di eseguire quello che ricorda”.
I brani sono preceduti da frammenti - preludi - che hanno una funzione ben precisa: le immagini del quotidiano spesso vengono in nostro aiuto per esprimere sinteticamente momenti che richiederebbero lunghe spiegazioni, ed io vorrei descrivere i “preludi” come l’acqua bevuta prima del caffè, un modo per preparare il palato ad un nuovo sapore in arrivo, cancellando quello pregresso, un tasto di reset capace di creare un collante tra i vari spazi, un bridge che consente il salto tra differenti sentimenti,  stati d’animo legati alla propria terra, agli affetti, alla musica nella sua globalità, ai viaggi - mentali e reali.
Jazz, dunque, ma anche amore per il funky e per autori storici di riferimento.
Nel viaggio tra i colori, rappresentativi di differenti storie, spicca una brano, This Is For You, che mi piace sottolineare in quanto unico cantato. Annika Borsetto fornisce un’interpretazione emozionante, regalando un attimo magico che sfugge ad ogni tipo di collocazione di genere, dipingendo e “colorando” l’emozione ed il dolore di un attimo comune, quasi fisiologico in un percorso di vita, ma difficilmente “raccontabile“ suscitando brividi e riflessioni, come invece accade in questa occasione.
Se è vero che non ci si inventa musicisti di questo livello, e va quindi rimarcato il sudore, il dolore, la determinazione - ed il piacere - che fanno parte del lavoro di Poletti, occorre però dire che il passaggio dal sapere al “saper donare” è qualcosa che ha a che fare con il DNA, e non è certo questione di know how. Luca possiede la capacità di sintetizzare il suo feeling, trasportandolo nella musica e mettendolo a disposizione del prossimo, ma in modo tale che possa essere fruito facilmente, senza necessità di faticosa decodificazione. E’ questo un dono del Signore che Poletti mette… a disposizione, perché sarebbe un peccato mortale non condividere, in modo semplice, un tale patrimonio. Ma leggiamo il suo pensiero.



L’INTERVISTA

Sei giovane e al disco di esordio, eppure Colors appare l’opera di un navigatore esperto: riesci a sintetizzare la tua storia musicale?

La mia storia musicale inizia molti anni fa, avrò avuto 5/6 anni. Per la prima volta ascoltai una composizione di Ennio Morricone per pianoforte ed orchestra d’archi di cui purtroppo non ricordo più il titolo. Volevo a tutti i costi riprodurla sulla tastiera di mia sorella, mi appassionava troppo. Passai un intero pomeriggio a cercare di capire la melodia ed in parte gli accordi (che all’epoca non sapevo nemmeno cosa fossero) di tutta la composizione ed a fine serata, fiero di me stesso, riuscii ad eseguirla per intero. Quel giorno decisi che avrei iniziato a studiare il pianoforte. Mentre frequentavo la scuola secondaria di primo grado (allora Scuola media) restai fulminato da Charlie Parker e non riuscii più a staccare le orecchie da quei dischi di jazz e con il tempo ne ho collezionati moltissimi. Dopo qualche anno mi iscrissi al Liceo Musicale di Trento annesso al Conservatorio e seguii gli studi classici: Diploma di Pianoforte e Maturità musicale. Parallelamente riflettei sul fatto che se ci fossero state delle composizioni da eseguire, qualcuno le avrebbe dovute scrivere. Lì scoprii la composizione. Mi iscrissi immediatamente a Composizione e Strumentazione per Banda per capire come i grandi del passato avessero scritto le proprie opere. Appena conclusi questi studi, coronati da un altro diploma, mi restava un grande punto da scoprire: il jazz. Conoscevo già di nome i docenti del dipartimento di jazz a Trento, Roberto Cipelli e Robert Bonisolo oltre che Daniele Carnevali con il quale mi ero diplomato in Strumentazione per Banda. Decisi quindi di intraprendere il cammino specialistico in Musica jazz in città e, grazie alla preparazione ed alla passione comune per questo genere musicale, ho imparato moltissime cose ed ho avuto molte altre opportunità da cogliere. L’anno scorso ho terminato il mio percorso di studi e mi sono Laureato al Biennio Specialistico in Musica Jazz di Trento con la super votazione di 110 e lode più menzione d’onore. Insomma, una bellissima soddisfazione.

Esistono artisti che hanno in qualche modo condizionato la tua formazione personale?

Assolutamente sì. In primis Herbie Hancock, artista che ha esplorato a fondo e scritto in modo incomparabile il ‘900. Ho grandissima ammirazione per lui perché, partendo dallo storico quintetto di Miles Davis (che adoro) è sempre rimasto curioso tanto che negli ultimi dieci anni ha esplorato l’elettronica più selvaggia. Musica senza confini. Continuerei citando Quincy Jones che al pari di Hancock ha solcato il secolo scorso portando moltissime innovazioni nel jazz (nell’eccitante Count Basie Orchestra) e nel pop (Micheal Jackson è il primo che mi viene alla mente). Adoro allo stesso modo artisti come Leonard Berstein, genio dalla profonda volontà di diffondere e trasudare di musica, Johannes Brahms, Ennio Morricone, Chopin, Skrjabin, Bill Evans e Petrucciani, oltre che Monteverdi (suona strano ma è così, sono appassionato della musica vocale del 400/500). Amo anche artisti della scena cantautorale, come Fabrizio De Andrè (poeta immenso), Billy Joel, Giorgia, Francesco De Gregori. Ora che rileggo questi nomi noto che, anche se sono distanti anni luce l’uno dall’altro, hanno due caratteristiche comuni: la profondità (non per forza seriosa) di intendere la  musica e una continua propensione verso il nuovo.

Come nasce l’idea di Colors e quanto tempo hai impiegato per mettere a fuoco il progetto e portarlo a termine?

Colors ha avuto una “gestazione” di circa un anno. E’ servito del tempo per capire alcuni dettagli come ad esempio la compattezza dei generi da realizzare, la narrazione che ci sta dietro (essendo un concept album), la composizione di alcuni brani e lo studio individuale oltre che ovviamente gli arrangiamenti per il trio e il modo di affinare l’interplay tra di noi musicisti. La mia paura più grossa ovviamente era la connessione tra i brani e la loro diversità di genere: ci sono alcuni brani jazz, alcuni pop, uno gospel, uno funky, un altro free ed una spruzzata di elettronica; non era la cosa più facile da gestire. Ho voluto anche inserire delle transizioni (che ho chiamato “preludi”) che mi aiutassero ad unire i brani. La cosa bella è stata il modo in cui questi interludi hanno realizzato il loro fine: hanno aggiunto materiale ancora più ricco e, sembra strano, ma questa diversità musicale ha portato una grande compattezza al lavoro. Sono estremamente soddisfatto.

L’album è permeato dalle atmosfere jazz: esistono altri “filoni” musicali che ti appassionano, almeno nell’ascolto?

Adoro moltissima musica. Prima di tutto direi il jazz e la musica classica; mi appassiona molto la musica americana di Leonard Bernstein, di Aaron Copland e di Samuel Barber. Sono cresciuto con la musica scritta per il cinema, il rock degli anni ’70, il cantautorato, le grandi orchestre americane di jazz ed il pop. Credo che tutte queste esperienze si siano sedimentate dentro di me e siano sgorgate a tratti nei brani inseriti in Colors. In fondo, come sottolineavo prima, il concept e le composizioni del disco sono  molto eterogenee, “parlano” della contemporaneità del nostro mondo: moltissimi stili uniti dalla voglia di suonarli.


Mi racconti qualcosa dei tuoi ospiti e, ovviamente, della partecipazione di Paolo Fresu?

I musicisti che fanno parte di questo lavoro sono prima di tutto amici musicali che conosco da molto tempo. La base su cui poggia l’intero lavoro è ovviamente il mio trio che vede nelle prime linee Stefano Senni (bassista emiliano che collabora con Stefano Bollani ed Enrico Rava) e Matteo Giordani, batterista trentino dal forte orientamento contemporaneo che ha a suo attivo diversi dischi e che predilige le sonorità alla Mark Guiliana ed Avishai Cohen. Al trio si aggiunge di volta in volta un solista (o dei solisti) che ho scelto per le loro peculiarità: il tenorista Matteo Cuzzolin, che ha collaborato in due brani, “Bastian oirartnoc” dalla sonorità free e nel brano “Sold 20%”, è un musicista versatile che conosce molto bene la tradizione ed ha una sua personalità chiara e definita; il trombettista Christian Stanchina è un validissimo solista ed una speciale prima tromba d’orchestra, lui, assieme al bassista elettrico Michele Bazzanella completano la sezione superfunkymachine del brano “Sold 20%” dalle sonorità vicine ai Tower of Power. Annika Borsetto l’ho voluta per il suo bellissimo timbro soul e nero che ha dato a This Is For You  la connotazione che cercavo. La collaborazione con Paolo Fresu è stata il coronamento di un grande sogno, il suono che avevo in mente per questo disco era proprio il suo; profondo, espressivo, creativo e sempre alla ricerca di una compenetrazione tra i musicisti. Non nego che ero molto emozionato all’idea di poter incidere un disco con lui, è sempre stato un mio punto di riferimento musicale. Quando siamo entrati in studio per registrare mi ha messo subito a mio agio parlando dei nostri viaggi, abbiamo poi definito alcuni dettagli ed è iniziata la Musica. Voglio ringraziare davvero di cuore Paolo per la sua grande disponibilità, la sua generosità musicale ed umana che ha contribuito ad ottenere l’ottima concretizzazione di Colors.

Ho letto del tuo amore per gli album concettuali e quindi per una struttura narrativa che ha termine solo con la fine dell’ascolto: pensi si possa racchiudere un messaggio o una melodia unica in uno spazio temporale breve, quello della canzone tradizionale da pochi minuti?

Credo di sì, l’idea è proprio quella di raccontare una storia, o meglio un colore, in ogni composizione. L’unione di tutti i brani forma una coloratissima tavolozza da pittore, delle macchie intense di musica, magari molto diverse, ma uniche nel loro genere. Il concept di Colors si rifà in un certo modo alla discografia rock degli anni ’70, un unico viaggio musicale che ci guida attraverso la scoperta di vari “generi musicali”, insomma la contemporaneità in tutte le sue sfaccettature. In Colors la storia è quella di un pianista che, in cerca di ispirazione, fa zapping tra svariate frequenze radio nella speranza di trovare qualcosa che lo possa coinvolgere. Incorre prima in Monteverdi, poi in Chopin, quindi in Petrucciani finché sente una composizione che lo incuriosisce. Sintonizza meglio la radio e parte il disco. I brani scorrono veloci finché verso la fine del disco il segnale diventa improvvisamente così disturbato che il pianista decide di spegnere la radio e di sedersi al pianoforte per ripercorrere ciò che ha sentito. Ovviamente avendo ascoltato queste composizioni una volta sola, cerca di eseguire quello che ricorda. Ecco dunque l’ultimo brano: Colors.

Che giudizio ti senti di dare dello stato generale della musica?

Prima di tutto mi piacerebbe spendere due parole sulla fruizione musicale di oggi. Su internet abbiamo alla nostra portata centinaia di migliaia di composizioni, compositori e canzoni che ovviamente ascoltiamo a singhiozzo. Per questo motivo ogni tanto faccio pulizia sul mio iPod e cerco di tenere solamente ciò che desidero ascoltare realmente. Abbiamo talmente tante cose creative e varie da poter ascoltare che paradossalmente non ne assaporiamo nessuna, ci scorrono attraverso e nulla più. Andiamo meno ai concerti sapendo che troveremo tutto su YouTube, ci informiamo di meno e ci limitiamo a vivere la musica degli altri senza goderne realmente, senza provare l’emozione di vivere un rito collettivo come un concerto, per una pigrizia latente. Restiamo un po’ nell’ombra ed il livello generale di attenzione e conoscenza diventa più superficiale e vuoto. Dall’altra parte c’è chi si propone di diffondere la conoscenza della buona musica, come ad esempio Stefano Bollani nella sua trasmissione “Sostiene Bollani”. La cosa curiosa è che alcuni amici mi hanno confidato che dopo aver sentito questo programma si sono interessati al violoncello o al clarinetto proprio perché ne hanno visto le potenzialità emotive. Tra questi due universi molto distanti la realtà è che il tessuto su cui si muove la musica oggi è in fermento, vedo che c’è sempre una voglia di scoprire cose nuove, vedo moltissimi artisti che cercano una propria voce: i cantautori, i musicisti elettronici, i jazzisti ed i compositori classici in particolare stanno smuovendo le acque per realizzare dei loro lavori; credo sia un bel passo per esprimersi e portare la musica in posti ancora inesplorati. Spero che questo fervore invogli moltissime persone a scoprire il mondo musicale in tutta la sua luce.

Hai pianificato una pubblicizzazione live dell’album?

Per tutte le informazioni sui live ho voluto raccogliere tutto sul mio sito, così si può sapere passo passo tutta la programmazione live del progetto! Il sito è www.lucapoletti.com

Se una ventina di anni fa fossi stato ospite di Maurizio Costanzo in uno dei suoi talk show ti avrebbe chiesto: “ Che cosa c’è dietro l’angolo?”. Cosa c’è dietro al tuo angolo Luca?

Bella domanda, sicuramente non facile da sintetizzare in poche righe. Ti anticipo che  un lavoro imminente è una sessione di registrazione con una cantante per un album che uscirà tra qualche mese. Per quel che riguarda "l’altro angolo” più personale ci saranno sicuramente i live di “Colors”, e sono in via di definizione alcuni concerti con diverse compagini orchestrali per dei progetti jazz importanti e davvero stimolanti. Quando avrò informazioni precise le inserirò sicuramente sul mio sito per condividere queste belle esperienze con tutti coloro che lo vorranno.

domenica 17 novembre 2013

Happy Birthday Martin Barre!



Compie gli anni oggi 67 anni Martin Lancelot Barre, nato il 17 novembre 1946   a Birmingham,  "IL CHITARRISTA" dei Jethro Tull dal 1969 al 2012.
La sua chitarra, insieme al flauto di Mr. Anderson, sono il marchio di fabbrica del sound Jethro Tull.
Esodato dal gruppo madre, si diverte a suonare pezzi suoi e dei Tull, e ha pubblicato ultimamente un "godibile" album  solo “.


HAPPY BIRTHDAY MARTIN

sabato 16 novembre 2013

Anteprima del nuovo album per la prog-metal band Alogia


Acclamati in patria (Serbia) e non solo, gli Alogia tornano a calcare la scena power/prog-metal con un nuovo lavoro che, dal primo, omonimo, singolo si preannuncia elettrizzante!
Elegia Balcanica - la cui uscita è prevista per gli inizi del 2014 - va ad aggiungersi al già interessante curriculum artistico della Band, che è in attività da ben 13 anni e che vanta la realizzazione di 4 studio albums:
 di un CD Live  realizzato nel 2006
e di un DVD Live uscito nel 2007

Innumerevoli, poi, sono le collaborazioni e i progetti paralleli degli storici fondatori della band: i fratelli Srđan e Miroslav Branković. Tra i side-projects meritano, senza alcun dubbio, menzione d'onore:  Expedition Delta che ha visto tra i protragonisti gli italianissimi Andrea De Paoli e Alex Argento, Lunar Pocket  e Despot.
Rimando in tema di ALOGIA, rivelati i titoli dell'album in uscita:
01. Almagest
02.
Callis ad Astra
03. Galija
04. Vreme je
05.
Elegia Balcanica
06. Ona zna (Lilith)
07. Inferno
08. U tišini
09. Intentionally blind (bonus)

Anche la formazione della Band è rimasta invariata rispetto al precedente album:
Nikola Mijić (vocals)
Srđan Branković (guitar)
Miroslav Branković (guitar)
Vladimir Đedović (keyboard)
Vladimir Ranisavljević (bass guitar)
Srđan Golubica (drums)




venerdì 15 novembre 2013

DREMONG: IL NUOVO CD DI MAX MANFREDI



Prosegue su MusicRaiser la campagna di Crowdfunding per la realizzazione del nuovo album di Max Manfredi che si intitolerà "Dremong" (Primigenia Produzioni). L’artista genovese chiama a raccolta i suoi estimatori e gli amanti della canzone d'autore che per 60 giorni, fino al 5 dicembre p.v., potranno contribuire alla realizzazione del nuovo album che avrà come totem il “Dremong” – l'orso tibetano – e l’inquietudine come musa ispiratrice per quattordici canzoni inedite senza tempo.