EmoSuoni e David Jackson al Priamar
27 luglio 2026
Una serata che ha unito storia del
rock, tecnologia e inclusione
La piazza della fortezza del Priamar, che negli anni ha
ospitato artisti come Patty Smith, Steve Hackett, Keith Emerson, Jack Bruce,
John Mayall e Johnny Winter, tanto per citarne qualcuno, ieri sera ha ritrovato
un’atmosfera speciale. Non una celebrazione dei grandi nomi del passato, ma un
appuntamento che guarda avanti e che ormai sta diventando una tradizione: il
ritorno di EmoSuoni, la band nata all’interno della Cooperativa Sociale
Il Faggio, insieme a David Jackson, figura storica del rock progressivo
e sassofonista dei Van der Graaf Generator.
Il pubblico è risultato numeroso e attento, segno che questo progetto ha saputo conquistare la città. E il Priamar, con la sua storia musicale, si è rivelato ancora una volta lo scenario ideale per accogliere Jackson, perfettamente a suo agio in un luogo che ha visto passare tanti protagonisti della scena rock internazionale.
La serata aveva un obiettivo chiaro, mostrare quanto la
musica possa diventare strumento di benessere e inclusione per le persone con
disabilità. EmoSuoni lavora da tempo su questo fronte, grazie all’utilizzo del Soundbeam,
una tecnologia che trasforma il movimento in suono e permette a chiunque di
partecipare alla creazione musicale. Accanto ai sensori e ai sistemi digitali,
gli strumenti tradizionali hanno completato il quadro, dimostrando che
l’inclusione non è un adattamento, ma un modo diverso e più ricco di fare
musica.
Il percorso che ha portato a questa serata è iniziato nel
novembre scorso, sempre al Priamar, nella Sala della Sibilla, con un convegno
dedicato proprio al Soundbeam e alle sue potenzialità. Da allora il progetto è
cresciuto, ha coinvolto nuovi partecipanti e ha trovato nel territorio una
risposta sempre più convinta.
La Cooperativa Il Faggio ha voluto sottolineare come,
in una cornice così suggestiva, la musica sia diventata davvero un linguaggio
che unisce, supera ogni barriera e crea emozioni. EmoSuoni ha dimostrato ancora
una volta che la tecnologia può essere alleata dell’arte e dell’inclusione, e
che un lavoro di squadra competente e appassionato può trasformare un’idea in
un’esperienza condivisa.
Chi vive quotidianamente accanto ai ragazzi ha percepito quella capacità della cooperativa di avvicinarli con naturalezza, con un modo di fare che nasce da un lavoro costante e da una cura che si rinnova ogni giorno. Questo secondo appuntamento ha confermato che non si tratta più di un esperimento, ma di una tradizione che ha tutte le carte in regola per proseguire negli anni. EmoSuoni, Jackson e Il Faggio hanno mostrato come la musica possa essere innovazione, cura e partecipazione. E il Priamàr, ancora una volta, ha fatto da cornice a un momento che unisce storia e futuro.
Un accenno personale. Rivedere Jackson al Priamar ha riportato alla mente le tantissime occasioni in cui ho potuto interagire con David, dai miei sedici anni ad oggi, vedendo scorrere una vita intera nell’arco di un concerto.
Dietro ogni gesto e ogni iniziativa c’è un impegno che permette alle attività di trasformarsi in esperienze capaci di lasciare un segno profondo. È uno sguardo interno, sincero e partecipe, che restituisce con semplicità il valore umano che sostiene EmoSuoni e tutto ciò che ruota attorno al progetto.
In una serata così ricca di emozioni e di impegno, i nomi da
ricordare sarebbero molti, protagonisti più o meno visibili della costruzione
di un evento che vive grazie a tante mani e tante sensibilità. Ma il risultato
di squadra supera sempre la necessità di mettere in evidenza il singolo, perché
dietro ogni momento come questo c’è il lavoro silenzioso e prezioso di molte
anime che, insieme, rendono possibile ciò che accade sul palco.


