lunedì 12 ottobre 2009

Chris Cornell


Chris Cornell, nome d'arte di Christopher John Boyle, nasce a Seattle, il 20 luglio 1964.
La sua carriera ebbe inizio nei Soundgarden, formatisi nel 1984 e scioltisi nel 1997; il suo nome è legato anche al gruppo grunge Temple of the Dog.
Dal 2001 al 2007 ha fatto parte assieme a Tom Morello, Tim Commerford e Brad Wilk del gruppo, nel ruolo di cantante solista.
La sua vicenda personale è travagliata sin dall'infanzia, durante la quale ha sofferto di lunghi periodi di depressione, dovuti alla difficile situazione familiare che ha vissuto, soprattutto a causa del divorzio dei genitori. In seguito a questa vicenda per ordine dell' avvocato prende il cognome della madre, Karen Cornell, abbandonando il cognome del padre Ed Boyle.
Durante gli anni dell'adolescenza si avvicina alla musica iniziando a suonare la batteria e in un secondo momento, dopo la sua "promozione" come voce solista nei Soundgarden, anche la chitarra.
Sale alla ribalta della scena rock mondiale grazie al suo ruolo di leader nei Soundgarden, uno dei principali gruppi musicali della scena grunge di Seattle in grande spolvero tra la fine degli anni ottanta e l'inizio degli anni novanta.
Alla voce dirompente di Cornell, caratterizzata da potenza ed estensione straordinarie si deve gran parte del successo della band, annoverata tra le più importanti protagoniste del rock degli anni novanta, di cui si ricorda in particolare l'album Superunknown, il loro lavoro più accessibile e a posteriori considerato come il "canto del cigno della scena grunge".
Durante gli anni nei Soundgarden partecipa al progetto Temple of the Dog che mette insieme membri dei Soundgarden (Cornell e Matt Cameron in seguito batterista degli stessi Pearl Jam), e dei Pearl Jam (Mike McCready, Stone Gossard, Jeff Ament,Eddie Vedder), per dar vita ad un supergruppo che nel 1991 pubblica l'album omonimo Temple of the Dog in memoria del defunto cantante dei Mother Love Bone, Andrew Wood.
Nel 1996 partecipa all'ultimo concerto dei Ramones, introducendo la band e Ben Shepherd sul palco prima che suonassero Chinese Rock.
Dopo lo scioglimento dei Soundgarden nel 1997, Cornell si dedica interamente al suo primo album in veste di solista: nel 1999 esce Euphoria Morning, promosso dalla critica mondiale e decisamente bocciato dalle classifiche. Successivamente prende parte ad alcuni progetti minori, fino ad unirsi nel 2001 agli strumentisti dei Rage Against the Machine, orfani del cantante Zack de la Rocha che aveva abbandonato la band nel 2000.
Assieme a loro dà vita al gruppo degli Audioslave, pubblicando fino ad oggi i tre album Audioslave (2002), Out of Exile (2003) e Revelations (2006); è uscito dal gruppo per divergenze artistiche il 17 febbraio 2007 e gli Audioslave si sono temporaneamante sciolti.
Nel 2006 ha composto You Know My Name, canzone dei titoli di testa del film Agente 007 - Casinò Royale.
Il 15 febbraio 2007 Cornell ha annunciato la sua fuoriuscita dagli Audioslave. Le ragioni che hanno portato l'artista ad abbandonare la band sono dovute a «conflitti personali irrisolvibili e divergenze musicali».
Il 28 maggio 2007 è uscito il suo secondo album solista, Carry On, contenente la colonna sonora di Agente 007 - Casinò Royale You Know My Name.
Chris Cornell ha tre figli: la prima, Lillian Jean Cornell, avuta dalla prima moglie Susan Silver. Con la seconda moglie Vicky Karayannis ha avuto una figlia, Toni (2004) ed un figlio, Christopher Nicholas (2005).





domenica 11 ottobre 2009

Sala prove al Circolo Artisi



A Savona esiste da poco una nuova sala prove aperta a giovani e meno giovani, che abbiano voglia di divertirsi suonando, o necessità di provare in un ambiente davvero confortevole.
Il luogo è il Circolo Artisi e l'ideatore e realizzatore è Fulvio Marella, musicista, tecnico del suono e appassionato di lungo corso. Con lui la mitica Maddalena.
Conosco quella che è diventata "sala prove " da molti anni, essendo un tempo uno spazio dedicato a feste di varia natura e compleanni.
L'ho rivista pochi giorni fa, trasformata, piacevole, dotata di strumentazione adeguata e... sempre presidiata da Fulvio, che controlla giustamente da vicino la propria creatura.

Ecco una sua piccola descrizione:


"Presso il Circolo Artisi é stata allestita una sala prove per formazioni musicali dotata di impianto audio (mixer e casse Montarbo, monitor FBT), luci, batteria, 2 ampli x chitarra ( fender e laney ) e 1 ampli per basso (mark bass).
Aste e cavi ci sono, per i microfoni e meglio (per questioni igeniche e influenze varie in arrivo) portarsi quelli personali.
Allego copia del regolamento, con i giorni e gli orari dei turni di prova.
Potete contattarmi direttamente o venire al Circolo Artisi e chiedere di me o di Ornella".




Ed ecco una foto d'aiuto per chi non conosce la zona.

giovedì 8 ottobre 2009

Le porte della percezione si aprono ancora... The Doors



Ricordando Ray Manzarek

Luciana Figini
ci regala ancora qualche emozione musicale antica.

LE PORTE DELLA PERCEZIONE SI APRONO ANCORA…
Frammenti, pensieri, ricordi pensando ai Doors

Io canto quello che gli altri non dicono. Per me contano solo i testi di una canzone.
Sono un poeta: mi piacerebbe dire al mondo delle cose importanti. Ogni cosa al mondo è un simbolo. Ogni cosa sembra lì per se stessa, ma in realtà è qualcosa d’altro. La vera poesia non dice nulla. Dà solo una parvenza della realtà. Apri tutte le porte. Tu puoi passare attraverso una qualsiasi … quella che ti ispira di più…” (Jim Morrison )

Jim Morrison era il cantante, il poeta, il mattatore, la figura carismatica dei Doors, gruppo creatosi nel luglio del 1965, dopo l’incontro sulla spiaggia di Venice, sulla costa californiana, con Ray Manzarek , più tardi seguiti da John Densmore e Robert Krieger.
Il nome del gruppo deriva probabilmente da una frase di William Blake, il grande poeta inglese di cui Morrison era fanatico: “If the doors of perception were cleansed everything would appear as it is, infinite”.
Un’altra versione parla di una frase pronunciata da Morrison stesso: “There are known and unknown things, in-between there are doors”o del titolo di un famoso libro di A.Huxley “The Doors of perception”sugli effetti delle droghe.
L’idea che comunque era alla base del gruppo , e nella mente di Morrison principalmente, era di usare la musica ed i testi delle canzoni come un modo per “irrompere dall’altra parte”, conoscere il lato più irrazionale della mente umana, e questo, purtroppo, anche attraverso l’uso smodato di droghe, soprattutto l’LSD, in grado di modificare la percezione della realtà e di creare allucinazioni così reali da sembrare la realtà stessa.
Erano questi tempi gloriosi per la creatività musicale, ma anche tempi bui: molti cantanti e musicisti morirono agli inizi degli anni settanta per non avere capito la pericolosità enorme delle sostanze allucinogene e di altre droghe, consumate in grandi quantità , quasi fossero noccioline: in tre morirono in quegli anni, tutti e tre stranamente avevano la stessa iniziale nel nome, tutti e tre erano stati musicisti formidabili e innovativi: Jim Morrison, Janis Joplin, Jimi Hendrix.
I Doors si impongono negli States nel periodo delle marce antimilitariste, dei fermenti nei campus universitari, immersi in una atmosfera di rivolta contro l’establishment , passione e violenza creativa.
Jim non conosce la musica, ma scrive poesie da quando era bambino: i suoi testi sono visionari e dissacratori, pieni di simboli ma anche di riferimenti violenti e diretti.
E poi c’è lui, con la sua bellezza un po’ perversa, con il suo carisma fuori dal comune e la tensione che sa creare sul palco, fino a provocare l’intervento della polizia per i suoi atteggiamenti provocatori e assolutamente fuori dagli schemi.
I Doors cantano contro la guerra (“The Unknown soldier”) , contro la famiglia, parlano di morte e allucinazione (chi non ricorda “The End” nel film “Apocalypse now”?).
Morrison è un ciclone : s’attacca al microfono, s’inginocchia sul palco,si getta tra il pubblico. Ogni concerto dei Doors è sold out.
E’ l’eccesso il segreto del successo di Jim , ma anche la causa della sua rovina: già durante il concerto all’Isola di Wight , nell’estate del 1970, è evidente la stanchezza, la decadenza fisica e psichica di un uomo votato a sorpassare ogni limite, anche nel campo dell’alcool e della droga.
Muore a Parigi, il 3 luglio del 1971.
Ancora oggi la sua tomba è meta di continui pellegrinaggi di gente di ogni età .
Stranamente in Italia i Doors divennero davvero famosi solo all’inizio degli anni 80, cioè dopo 10 anni dalla morte di Jim.
E’ una cosa che ricordo benissimo ma che non mi so spiegare: forse i testi e la musica dei Doors erano così particolari da avere bisogno di un lungo periodo di “digestione”, o , molto più semplicemente, negli anni settanta avevano imperato il pop ed il rock, lasciando poco spazio ad altri generi più “difficili”.
Queste, ovviamente e come sempre, sono considerazioni di una appassionata di musica , non certo di un’esperta…
Ma finiamo lasciando ancora la parola a Jim:
Volevo solo provare i confini della realtà. Ero curioso di vedere cosa sarebbe successo . Tutto qui: solo curiosità:”

mercoledì 7 ottobre 2009

Capitolo 6



Biografia
Nel 1969 due musicisti del gruppo di Viareggio Gli Eremiti (il batterista Luciano Casa e il tastierista Jimmy Santerini) si unirono ad un gruppo di Livorno (I Rangers), e il quintetto si chiamò Capitolo 6. La formazione comprendeva due batteristi, ma Luciano Casa suonava per lo più la chitarra acustica 12 corde e cantava le parti corali. Il gruppo ottenne un contratto con l’etichetta It, sussidiaria della RCA, (grazie al produttore RCA Roberto Tessandori, anch’egli di Viareggio), una piccola casa discografica molto più interessata ai cantautori che ai gruppi rock, e il primo 45 giri uscì nel 1971, con il gruppo ormai trasferito a Roma ed una nuova formazione a cinque con un sassofonista e flautista di Grosseto, Loriano Berti, al posto di Luciano Casa.E’ probabile che in questo periodo il gruppo abbia avuto varie modifiche alla formazione, un filmato della emittente jugoslava Tele Capodistria li mostra in quattro mentre cantano Mi innamoro di te, con Donati come cantante, Santerini (al basso), il sassofonista/flautista Berti ed un chitarrista di nome Roberto.Il Capitolo 6 ebbe una buona carriera concertistica, suonando al festival di Viareggio nel 1971, e registrò nel 1972 il primo ed unico album, Frutti per Kagua.L’album ha due facciate molto diverse, la prima con il lungo (22 minuti) brano omonimo, con il flauto in evidenza ed un ottimo suono. Il chitarrista Bartolotti era responsabile per le sonorità più pesanti del gruppo.La seconda facciata contiene tre brani più brevi con bei testi (del cantautore Francesco De Gregori) ma meno elaborati dal punto di vista musicale. Un singolo con Il grande spirito (con un brano inedito sulla facciata B) venne tratto dall’album, ma il gruppo si sciolse nell’ottobre 1972 per la mancanza di successo. Prima dello scioglimento erano stati anche inseriti in alcune compilations RCA realizzate in Italia e all’estero per il festival di Sanremo 1972 come esecutori di alcune canzoni di altri artisti partecipanti (vedere i dettagli più avanti), ed avevano anche suonato in un LP del compositore Mario Capuano.Una nuova formazione a quattro del gruppo comprese Bortolotti, Romani, Antonio Favilla (tastiere) e probabilmente Giovanni Galli (batteria), ma è probabile che abbia avuto vita molto breve.Il tastierista Antonio Favilla fece parte per un breve periodo della seconda formazione del Campo di Marte, aveva problemi di droga ed è morto all’inizio degli anni ‘90. Anche il tastierista originale Santerini è morto, di leucemia, nel 1977.FORMAZIONERiccardo Bartolotti (voce, chitarra, flauto)Loriano “Fischio” Berti (sax, flauto)Jimmy Santerini (tastiere, voce)Mauro Romani (basso)Lorenzo Donati (batteria, voce)LP Frutti per Kagua It (ZLST 70014) 1972 copertina apribile con aletta pieghevole sul lato sinistro Akarma (AK 1010) 1999 copertina apribile standard CDFrutti per Kagua Mellow (MMP 257) 1994 ristampa dell’album del 1972 MPR (MPRCD 009)1997 come sopra con copertina digipack BMG (74321-98330-2) 2003 come sopra con mini copertina apribile PARTECIPAZIONI A RACCOLTE DI ARTISTI VARISanremo 1972(con Jesahel e Ti voglio) RCA (PSR 72) 1972 comprende anche Nicola di Bari, Claudio Baglioni, Nada, Louiselle, Rita Pavone, Gianni Morandi, Domenico Modugno, Graciela. SINGOLI (con copertina) M’innamoro di teL’amavamo in tre It (ZT 7015) 1971 entrambi i brani inediti Il grande spiritoSole di notte It (ZT 7034) 1972 lato B inedito SINGOLI PROMOTIONALI E DA JUKEBOX (con copertina neutra) M’innamoro di teL’amavamo in tre It (JBZTA 50202) 1971 singolo jukebox con etichetta gialla - sul retro un brano dei Ricchi & Poveri


I Nuova Era sono un gruppo di rock progressivo italiano. Il gruppo fu fondato a Firenze nel 1986 dal tastierista e compositore Walter Pini. La formazione storica comprendeva Gianluca Lavacchi alla batteria, Enrico Giordani al basso, Alex Camaiti alla chitarra e voce; i testi erano di Ivan Pini.Hanno inciso quattro album: L’ultimo viaggio (1988), Dopo l’infinito (1989), Io e il tempo (1992) e Il passo del soldato (1995; l’unico senza Camaiti). Lo stile dei loro lavori è ispirato ai grandi gruppi del rock sinfonico britannico degli anni ‘70, soprattutto Emerson, Lake & Palmer, dei quali i Nuova Era riprendono anche molte sonorità attraverso l’uso di suoni vintage. Altro legame con il rock progressivo classico è la complessità strutturale dei brani (spesso vere e proprie suite) e la predilezione per i concept album. Non mancano nell’opera dei Nuova Era rimandi al rock progressivo italiano anni ‘70 (per esempio Banco del Mutuo Soccorso, Biglietto per l’Inferno, Museo Rosenbach, Il Balletto di Bronzo).Nel periodo in cui furono attivi, i Nuova Era furono uno dei gruppi di spicco del neoprogressive italiano, insieme a gruppi come Ezra Winston, Notturno Concertante e Castello di Atlante. Pur nel contesto di un mercato di nicchia e in gran parte underground, come fu quello del neoprogressive, la visibilità dei Nuova Era fu sufficiente a portare alla distribuzione di alcuni dei loro album anche nel mercato asiatico;IO E IL TEMPO, per esempio, fu pubblicato anche con il booklet in coreano.Discografia* L’ultimo viaggio (Contempo Records, 1988)* Dopo l’infinito (1989)* Io e il tempo (1992)* Il passo del soldato (Pick-up Records, 1995)

Ricordi di Luciana

La mia nuova amica Luciana, dopo aver letto il "libro dei miei ricordi musicali", questo blog, ha voluto omaggiarmi con sprazzi del suo diario anni 70.
Certe cose mi toccano nell'intimo e cosa potevo fare se non renderle pubbliche?

LA MUSICA

Passo i pomeriggi sui libri, ma sempre in buona compagnia: con la mia amata radio, con il mio mangiacassette, con i miei adorati dischi.
Le espressioni e gli esercizi di tedesco mi riescono meglio se intanto ascolto la mia musica preferita.
Fino all'anno scorso ascoltavo solo musica italiana: Gianni Morandi, Caterina Caselli, Massimo Ranieri, poi il grande Lucio Battisti, ma ultimamente sta cominciando a girare musica nuova per l'Italia ed io sto cercando di capirci qualcosa.
All'inizio erano solo canzonette, come VENUS degli Shocking Blue, ma ora ci sono delle canzoni bellissime, come SPACE ODDITY di David Bowie o BLACK MAGIC WOMAN dei Santana.
Tutti i pomeriggi ascolto PER VOI GIOVANI alla radio, una trasmissione, l'unica, solo di musica e ogni giorno scopro qualcosa di nuovo di questo pianeta musicale.
L'altro giorno Massarini, uno dei conduttori della trasmissione, spiegava che questa nuova musica si chiama POP, abbreviazione di Popular, perchè è un insieme di ritmi derivanti da diversi generi musicali, assieme e resi popolari, accessibili a tutti.
Io so soltanto che questa musica è rivoluzionaria: ti entra dentro e non riesci più a farne a meno; pensi di averla capita e subito appare un nuovo gruppo od un nuovo cantante che fanno musica in modo ancora più emozionante, stupefacente.
E' strana l'atmosfera di questi tempi ed è esaltante nello stesso tempo: nuova musica , nuove idee...
Tutto mi appare un pò confuso, ma sto studiando, sto cercando di capire.
Studio la formazione dei Led Zeppelin o la discografia dei Cream così come studio a memoria i verbi forti tedeschi o le poesie di Foscolo; ascolto attentamente quello che raccontano gli amici di Per Voi Giovani come ascolto le lezioni di inglese o geografia.
Mia nonna si scandalizza quando tappezzo la stanza ( io dormo con lei) con poster di Jimi Hendrix o dei Pink Floyd .
Dice che sono tutti drogati e capelloni e che è tutta musica del diavolo.
Dice che dovrei pregare di più e ascoltare meno musica.
Il fatto è che, ultimamente, mi riesce sempre meno di pregare e sempre più di ascoltare la "musica del diavolo":
Alla sera guardo i miei poster e bacio tutti i miei cantanti e musicisti di cui sono perdutamente innnamorata. Poi mi addormento tra le braccia di Robert Plant o di Mick Jagger.

L'altro giorno a PER VOI GIOVANI hanno fatto ascoltare la suite dall'album "MEDDLE" dei Pink Floyd e ci hanno consigliato, durante l'ascolto, di abbassare le tapparelle, stenderci sul divano e chiudere gli occhi.
Poi si poteva telefonare per raccontare quello che ci eravamo immaginati.
Hanno telefonato in tanti e tutti con delle fantasie incredibili.
Io, la mia fantasia, me la sono tenuta per me:un bellissimo cavallo bianco che correva su di una spiaggia scura, selvaggia, fatta di tanti ciottoli minuscoli, con un mare color del piombo ed una luce strana, come proveniente dal sole e dalla luna insieme.
Certe volte, quando mi immagino queste cose, mi viene un groppo alla gola e mi metto a piangere...

Grazie Luciana, aspetto con impazienza nuovi frammenti.


sabato 3 ottobre 2009

Titolo album: Il gioco del silenzio
Supporto: CD Album
Etichetta: Lizard
Distributori: IT: Btf/Eventyr/G.T. music distribution/Ma.Ra.Cash/Pickuprecords
Data di pubblicazione italiana: September 15, 2010

Durata complessiva: 78’50’’
Tracklist:
01. Fame
02. Fiaba
03. Claustrofilia
04. Malamore e
la Luna
05.
Amanti in guerra
06. Ombre cinesi
07. Apnea
08. Il giardino degli altri

10. Se
11. Lana di vetro

12. Ciò che rimane

Formazione:

Francesco Chiapperini: sax alto e soprano/EWI/clarinetto/flauto

Andrea Illuminati: piano/melodica/bombarda

Claudio Milano: voce

Andrea Murada: percussioni/noise effects/didjeridoo/rhythmic vocals/flauto

Max Pierini: contrabbasso elettrico/ocarina

Luca Pissavini: viola elettrificata/synth/strumenti giocattolo/”Matilda” noise machinery/field recordings/duduk/no-input mixer/theremin

Lorenzo Sempio: chitarra elettrica/chitarra baritona/guitar synth & effetti

Con la partecipazione di:

Carola Caruso: backing vocals in Ombre cinesi, voce femminile su Fiaba

Stefano Delle Monache: trattamenti elettronici e laptop in Ombre cinesi

Estibaliz Igea: Soprano lirico in Amanti in guerra

Luciano Margorani: chitarra elettrica e noises in Malamore e la Luna

Luca Olivieri: synth e noises in Claustrofilia, glockenspiel in Lana di Vetro

Claudio Pirro: chitarra classica in Fame e Fiaba

Antonello Raggi: trattamenti elettronici e laptop in Se

Marco Tuppo: synth in Lana di vetro

Web:

www.myspace.com/nichelodeonband

www.youtube.com/nichelodeonband

Contatti:

E-mail: nichelodeon@gmail.com

Tel: 3402473626

www.lizardrecords.net63.net/

www.claudiomilano.it


venerdì 2 ottobre 2009

Eric Johnson


Avevo sempre sentito parlare di Eric Johnson, ma ....

solo da poco sono riuscito ad ascoltarlo e a ...vedere le sue mani scorrere sul manico della chitarra.

Dal sito Fender ho ricavato queste note biografiche.

Eric Johnson è entrato di diritto nell'elite dei guitar heroes più importanti di tutti i tempi, e la sua innata creatività ha creato ben più di qualche sconvolgimento nel mondo delle sei corde.
E' riuscito ad ottenere, cosa assai rara, al contempo successo di pubblico e critica, un Grammy e la devozione incondizionata da parte dei suoi fan.
Ad ogni modo, la sua storia di chitarrista, tastierista, cantante, songwriter e produttore è sicuramente fuori dagli schemi tradizionali, è trova nel suo ultimo album "Bloom", edito da Favored Nations, il tassello fondamentale di una carriera strepitosa.
"Bloom" è composto da 16 nuovi brani che, nella migliore tradizione di Eric, coprono un'ampia varietà di stili, dal rock 'n roll di "Summer Jam" alla cover di Bob Dylan "My Black Pages", dall'ipnotica "Sea Secret" alla provocatoria "Sad Legacy" e alla country jam "Tribute to Jerry Reed".
Il suo talento sconcertante come songwriter e produttore, unito alla sua sconfinata abilità di chitarrista, raggiunge in questo album una nuova vetta: "Bloom non deluderà di certo i fan storici di Eric, anzi, porterà nuova linfa alle schiere di appassionati della sua musica.
Johnson nasce ad Austin, in Texas, città immersa nel blues e nel country, ma le sue influenze musicali sono molto più ampie, e ricoprono generi quali il pop, il rock, il jazz e la fusion.
I suoi album, dalla produzione sempre ineccepibile, vedono ripetersi equamente le tracce tra canzoni vocali e strumentali, e fra tutti i generi musicali citati.
Col tempo, da ragazzino, all'età di 16 anni, fu membro di una band chiamata Mariani, e all'età di 21 entrò negli Electromagnets, una band di ispirazione jazz-rock con un folto seguito di pubblico.
Fra il 1976 e il 1978 registrò il suo primo album, "Seven Worlds", che tuttavia non fu pubblicato fino al 1998 dalla Ark 21, in quanto i diritti appartenevano al suo precedente manager.
La reputazione di John son, tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli '80, crebbe a dismisura, grazie ai lavori in studio con artisti come Cat Stevens, Carole King e Christopher Cross, con cui vinse un Grammy nel 1980 per l'album di debutto omonimo.
Uno dei momenti più importanti della sua carriera fu l'apparizione televisiva, nel 1984 sull'emittente PBS, nello show "Austin City Limits". Eric fu visto in tv da Prince che lo raccomandò per la sua etichetta, la Warner Bros Records.
La sussidiaria Warner chiamata Tones mise Johnson sotto contratto, e il risultato fu la pubblicazione, nel 1986, dell'album "Tones".
Wendy e Lisa, dalla band di Prince, cantarono incredibili cori e la canzone "Zap" ebbe la nomination al Grammy come miglior brano rock strumentale.
Eric ottenne anche un considerevole numero di copertine sulle migliori riviste specializzate per chitarristi e la sua carriera giunse a un vero e proprio punto di svolta.
Johnson entrò nel mainstream con l'album "Ah Via Musicom", e brani come "Cliffs Of Dover" riempirono l'etere da migliaia di stazioni radio.
L'album fu multi-platinato, e il brano "Cliffs Of Dover" portò Eric alla vittoria di un Grammy come Miglior Performance Rock Strumentale, di fronte a nomi quali Allman Brothers, Danny Gatton, Rush e Yes. Eric è stato il primo artista in assoluto ad avere tre brani strumentali dallo stesso album nella Top 10.
Passò i successivi tre anni in tour con B.B. King per promuovere "Ah Via Musicom" e trovò il tempo di contribuire agli album di Chet Atkins e Dweezil Zappa.
Uno dei progetti paralleli preferiti di Johnson, oltre alla sua carriera solista e alle numerose apparizioni come guest star, è il trio blues Alien Love Child, con cui ha pubblicato nel 2000 l'album "Live and Beyond", prima uscita discografica per la Favored Nations, l'etichetta di Steve Vai.
Il brano "Rain" ottenne la nomina al Grammy come Miglior Peformance Pop Strumentale.
Il 2002 ha visto la pubblicazione dell'albume "Souvenir", contenente una collezione di 12 demo inediti, outtakes e brani live che attraversano tutta la sua carriera, ed è disponibile tramite il sito www.ericjohnson.com o ai suoi show.
Nel 2004 Eric ha fatto una gradita sorpresa ai suoi fan con un tour-solo in versione acustica, in cui ha dimostrato tutta la sua abilità, oltre cha alla chitarra, anche al piano.
Ha anche ricevuto l'onore, dalla Martin, della dedica di una chitarra signature su sue specifiche; quest'estate è stato poi invitato da Eric Clapton al Crossroad Guitar Festival.
Eternamente favorito agli "Austin Music Awards", Johnson e i membri della sua band hanno vinto un'incredibile numero di premi per il periodo 2004-2005: Eric è stato Musicista dell'Anno, Miglior Chitarrista Elettrico e Miglior Chitarrista Acustico, e si è piazzato molto bene come cantante, tastierista e scrittore; Chris Marsh è stato nominato come Miglior Bassista e Tommy Taylor ha vinto nella categoria Miglior Batterista.L'uscita di "Bloom" e il successivo tour sono stati il punto focale della carriera di Eric per il 2005, ma come dimenticare l'infuocata performance di Gennaio al NAMM Show, in California, per celebrare l'uscita del suo nuovo modello Fender Signature?




Le ultime parole famose:
"La televisione non potra' reggere il mercato per piu' di sei mesi. La gente si stanchera' subito di passare le serate a guardare dentro a una scatola di legno". (Darryl F. Zanuck, Presidente della 20th Century Fox, 1946)

venerdì 18 settembre 2009

Clannad



I Clannad sono forse la più famosa band di musica pop-celtica degli ultimi anni 70.
Essi si formarono nel 1970 in Irlanda, e la scelta del nome della band non è stata casuale, visto che formavano un vero e proprio clan: Maire Brennan (arpa), Ciaran Brennan (chitarra, basso, tastiere), Paul Brennan (chitarra, percussioni, flauto), ed infine Noel Duggan (chitarra) e Padraig Duggan (chitarra).

Il loro debutto è stato con Clannad (Philips, 1973), ma è solo con Clannad 2 (Gael, 1974) che vengono conosciuti attraverso le ballate tradizionali Coinleach Ghlas e Dheanainn Sugradh.

Questo secondo album è inoltre arricchito da percussioni Africane e da sintetizzatori, e diventa un genuino manifesto di musica celtica elettronica.
I successivi lavori Dulaman (Gael, 1976), Crann Ull (Tara, 1980), che contiene The Last Rose of Summer, e Fuaim (1982), dove alla formazione si è aggiunta anche Enya, sorella di Maire, si muovono attraverso stili pop elaborati, e danzanti accostamenti canori con sintetizzatori, tanto da essere utilizzati per una colonna sonora del ciclo televisivo Harry's Game (1982).

Enya intanto lascia il gruppo per continuare la sua carriera solista, mentre i Clannad continuano a catturare audience con i loro arrangiamenti estremamente ricchi e lussureggianti ed i loro sognanti albums della loro seconda fase: Magical Ring (Tara, 1983), Macalla (RCA, 1985), famoso per il brano In A Lifetime (1985), una collaborazione con Bono Vox (U2), Sirius (MCA, 1988), Atlantic Realm (1989), Anam (RCA, 1990), Banba (RCA, 1993), Lore (RCA, 1996), Landmarks (RCA, 1998).

Pastpresent (1989) è una antologia. Themes and Films (1998) raccoglie le loro colonne sonore per la tv e il cinema .






mercoledì 16 settembre 2009

Festival dell' isola di Wight- edizione 1969


Ultimamente ho dedicato molto spazio ai grandi concerti/raduni del passato.
Lo spunto mi è arrivato dal ricordo di Woodstock, arrivato alla quarantesima celebrazione.
Nell'immaginario collettivo i grandi raduni del passato sono tre: Monterey, Woodstock e Wight.
L'edizione per cui Wight è famoso è quella del 1970, ma in realtà si svolse anche nel '68 e '69.
E' propio dell'edizione del 1969 di cui lo scrittore Innocenzo Alfano ci parla nelle righe a seguire.

I grandi raduni rock degli anni ’60: l’isola di Wight
di Innocenzo Alfano

1969-2009: è tempo di celebrazioni per la musica rock. Già, perché proprio 40 anni fa si svolgeva il festival più importante di tutti i tempi, quello che ha dimostrato agli scettici più incalliti una cosa molto semplice, e cioè che più di mezzo milione di giovani, se vogliono, possono restare insieme nello stesso luogo per tre giorni consecutivi senza provocare danni, ma anzi divertendosi al ritmo di musica e scambiandosi tra loro atti di solidarietà. Stiamo parlando, naturalmente, del festival di Woodstock (“Woodstock Music & Art Fair”).
Il grande raduno di Woodstock si svolse alla metà di agosto, nei giorni 15, 16 e 17, con una celebre appendice riservata a Jimi Hendrix il 18 mattina. Molti appassionati di musica rock tuttavia non sanno che quasi in contemporanea si teneva in Inghilterra un altro memorabile festival, denominato Isle of Wight Festival of Music. Ebbene sì, proprio lui: il famoso festival dell’isola di Wight! Non proprio famosissimo, in effetti, perlomeno non l’edizione del 1969, che si svolse nell’arco di due sole giornate, sabato 30 e domenica 31 agosto. L’edizione successiva, quella del 1970 (26-30 agosto), è infatti spesso l’unica che viene citata quando si parla di questo evento. Eppure, così come a Woodstock, anche sull’isola di Wight, nel 1969, c’erano molti big, o futuri big, del rock internazionale (soprattutto britannico), alcuni dei quali – The Who, Richie Havens, Joe Cocker – freschi reduci dalla “tre giorni di pace amore e musica” a stelle e strisce.
Il festival dell’isola di Wight, a differenza di tantissimi altri raduni musicali di quegli anni, ha avuto ben tre edizioni: 1968, 1969 e 1970. A passare alla storia, quella che conta e che si racconta attraverso film, rievocazioni e dischi, è stata però soltanto l’edizione del 1970, cioè l’ultima. Chissà, forse a causa della presenza di Jimi Hendrix e di Miles Davis, oppure del numerosissimo, ed in parte contestatario, pubblico, stimato in circa 600.000 persone. Non si sa. Quello che si sa è che le due edizioni precedenti sono pressoché cadute nel dimenticatoio. Ed è un peccato, perché se è vero che al primo tentativo gli organizzatori non riuscirono a radunare più di 10.000 spettatori (nonostante avessero fatto scrivere sui manifesti che si sarebbe trattato del più grande pop festival mai tenutosi in Inghilterra fino a quel momento: “The greatest pop festival ever held in this country”), coinvolgendo però gruppi di tutto rispetto come Jefferson Airplane, The Crazy World of Arthur Brown, The Move, Pretty Things, Tyrannosaurus Rex, Aynsley Dunbar Retaliation e Fairport Convention, nel 1969 le cose furono fatte in grande stile. E senza lesinare denaro.
Come luogo venne scelto Woodside Bay, e l’area complessiva destinata ad ospitare il festival raggiunse l’estensione di circa 100 acri (poco meno di 50 ettari). E di spazio ce n’era effettivamente bisogno, perché il numero di giovani che si precipitarono sull’isola per assistere ai concerti fu superiore alle 150.000 unità. Giovani che non rimasero affatto delusi dalla musica, visto che in cartellone, oltre ai tre nomi citati, c’erano, tra gli altri, quelli di Moody Blues, Family, Pretty Things, Pentangle, Free, Blodwyn Pig, Edgar Broughton Band e Aynsley Dunbar Retaliation. Ma c’era soprattutto il nome di Bob Dylan, che risultò l’attrazione principale del festival nonché una vera e propria calamita nell’attirare sull’isola la maggior parte di quel pubblico. I promoters questo lo sapevano bene, e infatti Dylan, a digiuno di grandi manifestazioni musicali da tre anni, ricevette un compenso personale di 20.000 sterline più una percentuale sugli incassi del festival, oltre a 5.000 sterline di rimborso spese per biglietti aerei di prima classe per sé e per il proprio entourage. The Band, il gruppo guidato da Robbie Robertson che accompagnò Dylan sul palco, percepì a sua volta la più che ragguardevole somma di 8.000 sterline. Tanto per avere un’idea dell’ordine di grandezza di simili compensi basti dire che gli Who suonarono per 900 sterline, i Pentangle per 500, i Jefferson Airplane, l’anno prima, per 1.000, e i Fairport Convention, sempre nell’edizione del 1968, per 80 sterline! Bob Dylan si esibì la notte del 31 agosto davanti a 100.000 spettatori. Quel giorno il biglietto per i concerti costava 2 sterline, il giorno prima solo 25 centesimi…
L’afflusso di gente nell’area del festival fu così massiccio che per la sera di venerdì 29 gli organizzatori decisero di allestire altri tre concerti, tutti gratuiti. Ebbero così modo di esibirsi il gruppo The Nice del tastierista Keith Emerson, la Bonzo Dog Band e i meno noti Eclection.
Nonostante venga trattato come un avvenimento minore della storia del rock, “Isle of Wight Festival of Music 1969” fu senza dubbio un grande raduno, ben organizzato, ricco di ottimi gruppi e, a parte qualche isolato incidente, sostanzialmente pacifico. Le numerose intemperanze del pubblico, che vengono spesso rievocate quando si parla di Wight, appartengono tutte all’edizione del festival del 1970. Così come a Woodstock pochi giorni prima, anche a Wight trionfarono la musica e la voglia di divertirsi e di stare insieme. E, perché no, anche il sogno di una nuova era per tutti gli esseri umani, contraddistinta non più da guerre e odio ma da pace e amore. Una bella canzone del cantautore francese Michel Delpech, intitolata Wight Is Wight, quasi subito ripresa in Italia dai Dik Dik (L’isola di Wight), si incaricò di celebrare quel lungo fine settimana di agosto durante il quale la piccola isola di Wight divenne, per moltissimi giovani, sinonimo di libertà.


N. B. Articolo pubblicato su “Apollinea”, Rivista bimestrale di arte, cultura, ambiente, turismo, attualità, del territorio del Parco Nazionale del Pollino, Anno XIII – n. 4, luglio-agosto 2009, p. 31.

Red Phoenix Blues


Ho conosciuto casualmente Giacomo Caliolo.

Mi trovavo allo studio Maia di Genova per la presentazione del libro di Innocenzo Alfano, "Effetto Pop" e ho scoperto che esattamente 37 anni prima, il 30 maggio 1972, partecipavamo allo stesso concerto, per me il primo, al Teatro Alcione di Genova, quello dei Van Der Graaf Generator.
(http://athosenrile.blogspot.com/search/label/Innocenzo%20Alfano )

I casi della vita!!!
Assieme a lui, negli studi di Verdiano Vera, il bassista Antonello Palmas.
Tra le tante attività musicali di “James”, ne presento una fresca fresca, ovvero la costituzione di un trio dedito al rock blues, che oltre a Giacomo e Antonello presenta la giovane Elisa alla batteria.

Vediamo qualche nota sulla formazione dei "Red Phoenix Blues":

Elisa Pilotti(batteria): insegnante percussioni, endorser della D Drum, autrice, compositrice, turnista. Ha fatto parte delle Steel Drama, suona con Las Margaritas, Miss Bit.
Giacomo “James” Caliolo( Chitarre e voce); musicista, produttore, arrangiatore, turnista, insegnate di chitarra e basso. Ha collaborato con Maurizio Vandelli, ha prodotto Mal dei Primitives nel 1984 e 2009, ha iniziato col gruppo Struttura e forma, Presage, ha fondato e prodotto I The Soundflowers( 8 cd), Rondò Anthology (ispirato ai Rondò Veneziano di cui ha fatto parte dal 1980 al 1989) con 1 cd, ha suonato con I post Scriptum(gruppo Swing) in Italia ed all'estero.
Antonello Palmas(basso elettrico,voce e chitarra); inizia studiando con Ares Tavolazzi, Collabora con Andrea Morabito, Alan Sorrenti, Pippo Franco, Daniela Goggi e Massimo Boldi, Gianni Davis group, Pippo dei Trilli.
Ascoltiamo un loro brano.




lunedì 14 settembre 2009

Glauco Cartocci a Savona e Sassello


L’estate che sta per terminare è stata densa di avvenimenti significativi.

Vorrei fare tra qualche giorno una specie di lista, nella speranza che anche il mese di settembre mi regali qualcosa da ricordare per sempre.

I miei momenti “importanti” sono spesso legati al mondo musicale, ma alla fine le escursioni in quella che io definisco la “sfera magica”, diventano un mezzo efficace per arrivare a nuove conoscenze e quindi a nuove esperienze.

Scelgo oggi un incontro di metà estate, riuscito sotto tutti i punti di vista, e nemmeno i contrattempi caratteristici di ogni evento, sono riusciti a scalfire la sua qualità.

Faccio un passo indietro.

Da molti mesi la mia amica Danila Cerato aveva preso un accordo con Glauco Cartocci per organizzare la presentazione dei suoi tre libri “musicali” a Sassello, in provincia di Savona.

Glauco è un amico romano, dai più ampi interessi, e nel caso specifico si sarebbe ovviamente presentato come scrittore.

Col passare del tempo (la pensata era di inizio anno), ha preso corpo l’idea di realizzare un doppio incontro, Savona prima di Sassello, il tutto favorito dall’accordo con Sandro Signorile, musicista e musicofilo, e Barbara Rossetti, che hanno messo a disposizione la loro tipografia, che si è dimostrata una splendida location.


Per una serie di motivi la decisione finale è stata presa solo nell’ultima settimana, e si è quindi dovuti ricorrere ad una sorta di improvvisazione, almeno per Savona, la cui più grave conseguenza è stata la mancanza di parte dei libri destinati ai presenti, arrivati poi per il secondo incontro a Sassello.

Ma di quali libri sto scrivendo?

Sono tre, “Com’era nero il vinile”,L’uomo dei rockodrilli” e forse il più famoso, “Il caso del doppio beatle”, il volume che ha favorito le numerose frequentazioni di Glauco in televisione in qualità di esperto “beatlesiano”.

Nelle previsioni iniziali “Il caso del doppio beatle” doveva rimanere argomento per la seconda serata, ma la curiosità di conoscere la verità su Paul McCartney ha portato il pubblico competente a spingere verso “Abbey Road”, e Cartocci non si è tirato indietro.

Il possibile flop di questa prima presentazione era legato ad alcuni aspetti significativi.

Poco tempo per avvisare i possibili interessati (tre giorni), una data infelice, il 31 luglio - vuoi per la gente in vacanza, vuoi per il caldo e vuoi perché i venerdì sera estivi di una città che vive (e quasi dorme) negli stabilimenti balneari, significano muscolate, spaghettate e cene in compagnia.

Nonostante questo, il pubblico era presente, e come sottolineavo prima, competente, e mi sono divertito nel porre le domande a Glauco.

La tipografia Sxs è stata "modificata", trasformata dalla presenza massiccia di vinili, strumenti e ampli, mentre una zona è stata allestita per il catering… un’organizzazione davvero “adulta”.


Per la cronaca, la serata era nata sotto il patrocinio dalla neonata associazione culturale “LiberArti”, di cui molti dei presenti facevano parte.

Un po’ di presentazione dell’autore e dei suoi tre libri, e tante domande che hanno stimolato Glauco ad approfondire sino a livello di dettaglio.

L’impressione che ho avuto è che, in assenza di naturali limiti di tempo, la serata sarebbe andata avanti a lungo, con soddisfazione di tutti.

Sì, soddisfazione per la riuscita dell’evento e per la rigorosità quasi scientifica con cui sono stati affrontati certi aspetti.

Gratificazioni per Glauco e signora (mi è sembrato di vederli a loro agio), per noi che già conoscevamo l’autore, e anche per chi ha avuto questo primo contatto con lui.

Come scrivevo all’inizio, un’occasione fantastica per nuove interessanti conoscenze.

Il giorno successivo, 1°agosto, replay su una suggestiva piazzetta di Sassello, paese dell'entroterra stracolmo di turisti nei mesi estivi.

Nuovo giro e nuova associazione culturale.

Un’altra bella presentazione, con un bravo introduttore, con presenza di musicisti in mezzo al pubblico. Finalmente i libri sono arrivati!

Un’ora di domande e risposte e poi una bella festa a casa di Danila, che ha approfittato per festeggiare la laurea appena ottenuta.

Anche questa è stata un’occasione per intrecciare conoscenze e interessi, e come sempre mi capita in queste occasioni ho verificato come la musica sia un impareggiabile veicolo che conduce verso nuove amicizie.

E così vedere parlare Glauco con Albertino o i gemelli Terribile, come il giorno prima era accaduto con Franco, Marina, Ferdinando e Bobo, tanto per citare alcuni dei presenti, come fossero amici di lunga data, mi ha dato molta soddisfazione e devo dire che la “due giorni” che ha collegato l’asse Roma- Savona, mi resterà nel cuore per sempre.

Era forse l’una del mattino quando lasciavamo il giardino di Danila, stanchi e contenti, ma con un filo di tristezza per la fine di una bella serata, non facilmente ripetibile.

(alzare al massimo il volume)


mercoledì 9 settembre 2009

Acqui Terme, 6-9-09, Piazza della Bollente


La mia frequentazione del mondo “Tulliano” ( inteso come tutto ciò che circonda i fan dei Jethro Tull), mi ha permesso di realizzare “quadretti musicali” un tempo impensabili.
Le Convention in particolare, garantiscono il contatto con gli artisti e, soprattutto, aiutano a realizzare delle collaborazioni sul palco inusuali, a favore di un pubblico estasiato.
Ho scritto in tutte le salse e in differenti spazi di quanto siano stati gradevoli i concerti di Alba e Oviglio, quelli che hanno visto la " base" della Beggar’s Farm miscelata con personaggi come Clive Bunker, Bernardo Lanzetti, Rodolfo Maltese e Aldo Ascolese.
Sottolineo che non si tratta di puri ospiti, ma di persone che integrano il gruppo. Questo è quello che arriva alla gente.
L'altra sera, a Acqui Terme, Piazza della Bollente, si è sconfinato nella zona di ciò che apparentemente sembrerebbe irrealizzabile.
Non mi riferisco al particolare tipo di musica, che può più o meno essere gradita (anche se dal vivo cambia la prospettiva e può risultare piacevole ciò che non si ama su disco), ma ai personaggi sul palco.




Chiunque abbia seguito il rock sa chi sia Clive Bunker, il primo batterista dei Tull, presente all’isola di Wight. E come non ricordarsi di Ian Paice, batterista dei Deep Purple?
Nomi altisonanti, tuttora in giro per i palchi del mondo, con enorme energia nonostante l’età non sia più verde.
Ma mai avrei pensato di poterli vedere assieme on stage, duettare tra rullanti e piatti, divertendosi come giovanotti in carriera.
Per gente come me, con ancora vivo il ricordo degli dagli anni '70 , sono queste immagini molto forti, ma non credo che certe emozioni siano riservate solo al pubblico “maturo”.
Alla fine del concerto mi si sono avvicinati due amici giovani, molto giovani, a cui avevo consigliato la partecipazione, e li ho trovati euforici mentre mi ringraziavano per il suggerimento dato.
Certi spettacoli non hanno età.
Ma partiamo dall’inizio, da quella fantastica piazza chiamata semplicemente “la bollente” per effetto della presenza di un'edicola marmorea da cui sgorga l'acqua bollente: 560 litri al minuto a 75 C° di “liquido curativo”.
Scenario suggestivo e risposta del pubblico incredibile che rimarrà sino alla fine (in piedi) dello spettacolo: almeno 3 ore di musica.
Franco Taulino conduce il gioco e tutta la prima parte dello spettacolo è dedicata ai Jethro Tull.
Negli ultimi concerti Franco mi era sembrato più defilato, più impegnato sugli aspetti organizzativi, ma nell’occasione ritorna a essere la figura musicale conosciuta.
La Beggar’s presenta due ex Tull doc, Clive Bunker e Jonathan Noice, e già questo sarebbe valso il prezzo del biglietto( è solo un modo di dire “calcistico”, perché lo spettacolo in realtà era gratis, altro aspetto incredibile della serata).




Il gruppo è ormai consolidato, ma spenderei una parola in più per Marcello Chiaraluce, il chitarrista, che bazzicherà il palco per tutta la serata, passando con scioltezza dai Jethro ai Deep Purple ai Led Zeppelin.
Lo vidi per la prima volta alla convention di Alessandria nel 2006, per niente in soggezione accanto a Ian Anderson eseguendo Aqualung, e mi sembra di notare miglioramenti continui e una notevole maturità di esecuzione.




Dopo un’ora di repertorio “Jethro”, condito da presenze differenti (Andrea Vercesi alla chitarra acustica, Andrea Garavelli al basso, Kenny Valle alle tastiere, Taulino junior al flauto, Phil Hilborne alla chitarra e Franco Gastaldo alla batteria), si cambia registro.
Sul palco arrivano Roberto Tiranti, famoso cantante della sfera metal, Neil Otupacca alle tastiere e… la stella, Ian Paice.
Si parte con “Child in Time” ovvero repertorio Deep Purple e non poteva essere diversamente.
Nel corso di questa sessione si alterneranno anche Phil Hilborne e il bassista Neil Murray.
Il repertorio è quello superconosciuto, che personalmente non amo molto, ma come evidenziavo prima, l’esibizione live può essere di forte impatto.
Anche la fantastica voce di Tiranti rientra in questo concetto… particolarissima, ma comunque straordinaria.




Che dire di Ian Paice , questi “vecchietti terribili” ci stanno abituando a esibizioni da superman, tenendo conto che la batteria richiede un sforzo puro superiore ad altri strumenti, e Paice dimostra un’energia invidiabile(la classe è rimasta quella di un tempo)
E arriva il momento del gruppo straniero… omogeneo.
Al mio arrivo sulla piazza avevo captato tensioni legate al comportamento un po’… vacanziero di questi musicisti, non troppo inclini a prove e soundcheck.
Ian Paice li presenta come una brancata di amici sul palco, chiedendo al pubblico un po’ di clemenza in caso di piccoli errori, ma il gruppo se la cava egregiamente e riesce a infiammare il pubblico dei più rockettari.




Tanto rock, con i pezzi più conosciuti dei Purple, da “Mistreated“ a “Smoke on the Water”.
Alla voce lo scozzese Doogie White (ex Rainbow).
La mezzanotte è superata ma c’è ancora spazio per tre brani dei Led Zeppelin, con l’apoteosi finale che vede tutti i protagonisti sul palco che segnano l’epilogo di una grande serata di rock.




Alla fine Franco Taulino appare soddisfatto e sottolinea che è stata una grande serata.
Anche Wazza Kanazza ha avuto grande successo al banco del merchandise e il pubblico non nasconde il gradimento per una serata diversa, dei ricordi per alcuni, della curiosità per altri, della soddisfazione per tutti i presenti.
Ancora una volta un grazie a chi ha permesso di mettere in scena uno spettacolo simile… ormai ci siamo abituati bene!!