venerdì 24 luglio 2009

Aldo Ascolese



Circa un mese fa, ho assistito ad un concerto a Oviglio, nell'alessandrino.
Era la replica di quanto avevo visto un paio di mesi prima ad Alba, e in quell'occasione i protagonisti erano i Beggar's Farm e svariati ospiti d'eccezione: Clive Bunker, Bernardo Lanzetti e Rodolfo Maltese.
Uno dei più bei concerti degli ultimi tempi:

A Oviglio non era presente Bunker, ma in compenso ho avuto l'oportunità di scoprire un cantautore genovese, con una lunga storia alle spalle, ma per me (chiedo venia ad Aldo!) sconosciuto.
Ho cercato quindi di approfondire.

Aldo Ascolese nasce a Genova il 17 marzo 1964.
Il pubblico e gli addetti ai lavori definiscono Aldo uno tra i migliori cantautori genovesi in circolazione. Molti lo definiscono il vero erede di Fabrizio De André, non solo per la pasta vocale e la profondità timbrica, che in effetti ricorda il compianto cantautore scomparso, ma soprattutto per i suoi testi, che si sviluppano sempre su temi riguardanti il sociale, i suoi vicoli e la sua Genova.
La musicalità in lui è innata, e senza aver preso lezioni ne aver studiato lo strumento, scrive i testi e compone le musiche delle sue canzoni da oltre 30 anni.
Le sue canzoni le canta accompagnandosi con la chitarra, che ha imparato a suonare da autodidatta.
Ha fatto da spalla per anni a illustri cantautori, tra i quali De Gregori, De André, Guccini , Bertoli e Vecchioni.
Il suo genere sfiora il tango e la milonga, la sua voce è calda e profonda e l'intonazione precisa.


L’INTERVISTA

Con un po’ di pudore ammetto di averti scoperto solo al concerto di Oviglio, eppure viviamo a 45 km di distanza e, con ruoli differenti siamo dentro la musica.

Non sei il primo a farmi questa domanda... pensa che io ho iniziato a esibirmi all'età di 14 anni, al Teatro Margherita di Genova; eravamo pochi pochissimi cantautori allora, io, Francesco Baccini, Enrico Lisei... ora a Genova ci sono più cantautori che topi! Diciamo che quello era un bel periodo, lavoravo parecchio grazie anche ad un carissimo amico, Michele Maisano che mi aveva voluto come ospite fisso nei suoi concerti; quello è stato il periodo più bello a cui è seguito un momento negativo in cui ho dovuto mollare per alcuni anni e sono sparito dalle scene.

Cosa ti ha impedito sino ad ora di ottenere la visibilità che meriti, visto che il talento non ti manca?

Diciamo l'invidia di alcuni colleghi cantautori che hanno molto potere a Genova e cercano di nascondermi chiudendomi le porte; sono costretto a trovarmi del lavoro fuori Genova, ma non ci sono problemi, va bene così, anzi, devo ringraziare perchè ho conosciuto persone nuove che credono in quello che faccio. 

Ho letto di un tuo rallentamento delle attività in un momento doloroso della tua vita. La musica può dare un po’ di sollievo nei momenti più difficili che la sorte ci riserva?

Sì, e stato un momento difficilissimo, un male incurabile si è portato via mia moglie che aveva solo 33 anni. Beh, li smisi totalmente ogni mia attività; sono stato parecchi anni solo e con una fortissima depressione, ma poi ho conosciuto Angela Baggi, un donna stupenda dotata non solo di una grande umanità, ma anche di un talento fuori dal comune, una voce stupenda, nera, soul.
La conobbi a Milano ad un suo concerto gospel; devo dire grazie a lei se io sono ritornato a scrivere, o meglio a rivivere.

I vicoli , il porto di Genova, così come accade a Savona, la mia città, erano un tempo zone “pericolose”, molto diverse da ciò che sono oggi. E’ più difficile adesso, rispetto al passato, trarre spunto per raccontare le vite comuni che frequentano la parte vecchia della città?

Guarda, se ti inoltri nei vicoli, ancora oggi ogni dieci metri incontri un personaggio strano, anche se non ci sono più le storie di un tempo.
Prima i vicoli erano governati dalla mafia italiana; io ho conosciuto Carmela Ferro, in arte Marechiaro: era famosa per essere riuscita a evitare più volte il carcere grazie a ben dieci gravidanze.
La storia di Carmela, e quella della malavita napoletana degli anni '50 e '60, trapiantata nei caruggi di Genova, legata in particolare al contrabbando di sigarette, ispirò De Sica e Edoardo De Filippo nel 1963 e anche io ne rimasi colpito e scrissi una canzone riguardo quella storia, ma credimi, preferivo i vicoli di un tempo che gli attuali; prima se ti facevi i cavoli tuoi nessuno ti toccava e potevi girare tranquillo, adesso è molto peggio, non sei più padrone della tua città, o meglio dei tuoi vicoli.

Mi hanno detto della tua passione per la fotografia. Quali similitudini e differenze esistono tra il fissare un’immagine in una cornice e una strofa musicata? Non è molto diverso fissare un'immagine o una storia cantata e musicata... alla fine! 

Nessuna differenza, tutte e due le cose devono alla fine raccontare una storia, avere un senso, lasciarti a bocca aperta, ma sopratutto fissare un ricordo che duri nel tempo.

Cosa accomuna l’Ascolese cantautore/cantastorie con l’Hendrixiano Bambi Fossati? Cosa significa musica rock per te?

Bambi mi ha visto crescere, è stato il mio maestro, il mio idolo; frequentava un centro sociale dove insegnavano parecchie cose, arti marziali, disegno e la musica.
Lui insegnava gratis a tutti i ragazzi che non potevano permettersi una scuola vera e propria.
Mi ricordo che io gli chiesi: "Bambi io non voglio scrivere la musica a me serve solo saper mettere le mani sulla tastiera!" , cosi mi fece lezione a parte, mi insegnò a suonare le canzoni di Battisti.
La musica rock per me? Posso non risponderti? Sono veramente ignorante su questo genere.

Tutti abbiamo dei rimpianti. Dimmene tre dei tuoi.

Il primo non aver voluto mai studiare musica.
Il secondo non aver mai voluto leggere un libro e continuare con gli studi... ho solo la licenza media.
Il terzo... il mio essere stato sempre troppo pigro... mi ha fatto perdere un sacco di occasioni davvero importanti.

E’ impressionante la somiglianza della tua voce con quella di De Andrè. E’ sempre stato così, o il cantare un particolare repertorio induce ad una certa emulazione?

Si e sempre stato cosi, la mia voce è questa, sono nato così, con questo timbro. Beh, oggi che sono invecchiato la mia voce e migliorata, è diventata più potente nei bassi; poi fumo anche molto e questo mi aiuta parecchio, non con la salute però. In molti dicono che la mia voce è più bella e più calda di quella di Faber.

Sono curioso di sapere quale strada ti ha condotto a Franco Taulino e alla Beggar’s Farm.

Ci siamo conosciuti a Castel San Giovanni. Io ero ospite con Paolo Bonfanti; diciamo che ci siamo piaciuti sin da subito, e dopo una settimana ci siamo chiamati e parlati, ed eccoci qui.

La formula che ho visto ad Oviglio ( per la seconda volta)mi sembra rivoluzionaria e vincente, perché tanti artisti diversi sul palco, ma uniti come uno solo gruppo, danno un’idea positiva della musica, l’immagine che preferisco. Che tipo di valutazione dai?

Guarda quando Taulino mi propose questa cosa, con Bernardo Lanzetti, Rodolfo Maltese, Clive Bunker,personaggi che hanno fatto la storia della musica italiana, rimasi un'attimo brasato, ero al settimo cielo. Poi i ragazzi del gruppo sono bravissimi lavorano benissimo trovare dei musicistii che suonano a questi livelli non è facile credimi. Diciamo che è una grande famiglia quella di Taulino.
la valutazione? La vorrei lasciare al pubblico, sempre stranumerosissimo ai nostri concerti.

Cosa dobbiamo aspettarci dal prossimo Aldo Ascolese ?

Di immediato un libro molto importante che dovrebbe uscire per dicembre: sono una cinquantina di scatti per una artista famosa che crea gioielli.
Siamo stati circa due mesi in Marocco per il servizio fotografico e questa è la terza edizione; la prima era stata affidata ad uno tra i più grandi fotografi al mondo, Fabrizio Ferri; la seconda edizione a un fotografo bravissimo tedesco, Heinz Shattner, e quest'ultima edizione e stata comissionata a me... belin sarò mica bravo anche io?
Riguardo alla musica invece, sto lavorando a un bellissimo progetto che tengo chiuso dentro... non a un cassetto, ma a un un armadio! E' troppo grande credimi... non ho mai inciso un cd tutto mio, mentre tanti miei colleghi come minimo ne hanno già 3 o 4 alle spalle; ho sempre preferito aspettare e fare le cose per bene e sopratutto con una casa disgografica importante... e un grande arrangiatore per le mie canzoni. Uno di questi è Mauro Pagani... non ti posso dire altro per scaramanzia... ti dico solo... va bene cosi !!!

Un 'ultima cosa, ci sono attualmente cantautori che potrebbero in qualche modo prendere il posto del grande Fabrizio De Andrè ?

Tanti ci provano ad imitarlo, ma senza nessun risultato apprezzabile. Poi ci sono quelli che con l'aiuto dell'amico giornalista che fa articoli pazzeschi cerca di farsi largo con interviste enormi, inondando non solo pagine e pagine di giornali, ma anche internet, forum, blog, myspace. facebook...ma quello che conta di più, la cosa fondamentale è il pubblico; se fai 3 cd in più hai delle persone importanti che ti spingono in tutti i modi, e malgrado ciò non riesci a vendere, vuol dire che qualcosa non quadra, non funziona
Anche io sono contro i discografici che non capiscono un "azz" di musica, investono miliardi su un Marco Carta qualsiasi, quando nei locali più svariati ci sono ottimi cantanti con venti anni di gavetta alle spalle e che "gli fanno un c..o tanto" ... ma non diamo solo la colpa a questi; io credo che se una canzone è bella e alla gente piace, la gente la compra.
Al momento, per quello che si sente in giro, diciamo che siamo orfani di belle canzoni.




lunedì 20 luglio 2009

Concerto dei Delirium e Cerchio d'Oro a Savona


Alcuni giorni fa avevo chiesto a Cinzia Bruzzone una collaborazione, un resoconto del concerto dei Delirium e Cerchio d'Oro, che si sarebbe tenuto il 17 luglio.
I motivi di questa richiesta erano due, la mia continua voglia di condivisione delle esperienze musicali, e l'impossibilità di segure l'evento nella mia solita maniera, essendo in parte occupato dall'aspetto organizzativo.
Cinzia Bruzzone è una "penna autorevole" di contrAPPUNTI, il giornale che si occupa di musica Progressive, e fa parte dello staff del "Centro Studi per il Progressive Italiano", coordinato da Riccardo Storti.
Chi meglio di lei poteva correre in mio aiuto?


Quando l’amico Athos tempo fa mi propose una collaborazione per il suo blog, in occasione del concerto dei Delirium a Savona, subito pensai a una cronaca più o meno dettagliata della serata, insomma, la classica recensione. Il 17 luglio ho dovuto ricredermi.
Innanzi tutto le condizioni meteo, non certo favorevoli, hanno contribuito non poco a compromettere un evento che avrebbe dovuto essere una vera e propria occasione di promozione del nostro amato prog a Savona, ma soprattutto un preludio a una stagione di concerti in questa città, per me ancora un po’ estranea, che vorrebbe risvegliarsi dal torpore.
Due gruppi sul palco a sfidare le intemperie (vento forte e una coltre di umidità), Il Cerchio d’Oro in apertura e i Delirium, giusto in tempo, prima del nubifragio di qualche ora dopo.
Non è certo facile rimanere obiettivi dopo aver assistito a questo concerto. Di sicuro non ha aiutato il volume fuori controllo della chitarra di Solinas o il gong di Di Santo, a ogni percussione del quale i timpani sembravano andare in pezzi! Né il fatto che le tastiere di Piccolini (padre e figlio) si sentissero poco o niente. E l’elenco potrebbe continuare. Restano da indagare le responsabilità; di certo i fonici hanno fatto il possibile, ma ormai il danno era stato fatto. E di questo inevitabilmente ha risentito anche la resa della performance, non è difficile capirlo.
Ma difendiamoli, questi artisti! Solleviamoli dal coro delle voci scontente, dalle continue occhiatacce di molti nel pubblico verso il banco di regia, dalla scelta, peraltro giustificabile, di chi ha lasciato la platea a metà concerto a causa del volume intollerabile e del sonoro pessimo (platea già di per sé decimata dal maltempo). La prima ondata di rabbia cede il passo alla consapevolezza, di chi questi gruppi li conosce bene e ha avuto altre -migliori- occasioni di ascoltarli dal vivo, che nonostante tutto hanno dato il massimo, come sempre; e di chi, nel frastuono, ha saputo cogliere la bellezza di un brano come Quattro mura o l’intensità di una Dolce acqua. D’altronde sono cose che capitano, non lasciamo che un inconveniente scalfisca l’immagine che abbiamo di questi musicisti, o peggio ancora, il nostro interesse nei loro confronti: ci saranno altre opportunità e la grinta e la bravura di certo non mancheranno, come non sono mai mancate.

giovedì 16 luglio 2009

Focus


Oggi e' il turno di un altro grande (per me )gruppo Prog, credo ancora in attivita', dal momento che lo scorso anno ho ascoltato un loro nuovo lavoro.

Sto parlando dei Focus, gruppo olandese degli anni 70.
A quei tempi (come oggi d'altronde) avevo una passione smisurata per i Jethro Tull, e dopo aver ascoltato i primi lavori dei Focus, pensai di aver trovato un gruppo che poteva eguagliarli , se non superarli.
In realta' era solo il flauto di Van Leer che mi riportava a Ian Anderson, e... il sorpasso non avvenne mai( e che bisogno c'era?)
Nondimeno i Focus hanno rappresentato qualcosa di significativo per quel tipo di musica e alcuni brani sono dei must per gli amanti del genere.
Parlo di "Hocus Pocus", di "Sylvia" e di "The House of the King".
Quest'ultima e' stata spesso scambiata per un pezzo dei Tull ed e' stata anche la sigla di qualcosa di radiofonico o televisivo (non ricordo bene) nel panorama mediatico di quel periodo.
Da segnalare due ottimi strumentisti:
il tastierista/flautista/voce , Thijis Van Leer e, soprattutto il chitarrista Jan Akkerman, piu' volte nela classifica dei migliori dell'epoca.

Vediamo qualche breve nota relativa al gruppo.
Spesso chiamati i Jethro Tull olandesi, i Focus passano alle cronache per i loro brani pop, piu' o meno sinfonico, costruito su orecchiabili ritornelli e ripetuti virtuosismi di Akkerman e Van Leer. Sono la piu' famosa band olandese di progressive (forse piu' nelle intenzioni che nei risultati) divenuta famosa in tutto il mondo. Il loro stile si puo' definire classicheggiante , con influenze jazz e numerose parti strumentali, assoli virtuosistici e cantati enfatici.
Per chi volesse accostarsi adesso alla loro musica passata, segnalo" Focus 3", doppio album di studio, con una jam strumentale lunga una facciata e mezza, piu' i loro pezzi piu' famosi (tranne Hocus Pocus).
Una curiosita': il solo brano cantato e' in latino ed e' un testo che prende spunto dall'Eneide.

Ascoltiamoli in "The House of the King" e "Sylvia"



Ed ecco una versione dei Focus piu' recente



Citazione del giorno:

"L'oblio e' una forma di libertà" ( Kahlil Gibran)



lunedì 13 luglio 2009

Cabaret ai Bagni Nilo


Lo scorso anno, più o meno di questi tempi, raccontai qualcosa dei Bagni Nilo, stabilimento balneare che frequento dal 1976, luogo che è stato testimone di importanti avvenimenti della mia vita.
Le mie riflessioni del giugno scorso si posso reperire qui:


Ieri sera, partecipando alla serata dedicata al cabaret, ho ricordato di portare con me la mia videocamera, di infima qualità, ma di dimensioni contenute e quindi comoda, quella che normalmente mi accompagna nei concerti rock, di cui sono assiduo frequentatore.
I ricordi sono una parte importantissima della nostra vita, e più l’età avanza e maggiore è il piacere che si prova nel raccontare il passato, ovviamente con un po’ di nostalgia.
Ogni tanto sfoglio le fotografie degli antichi bagni Nilo, ritrovo le feste (a cui un tempo partecipavo), ritrovo amici, persone ormai scomparse, rivedo affetti e riesco a ripercorre tutta una vita attraverso poche immagini.


Ciò che sto scrivendo, ciò che ho filmato( il video ufficiale renderà giustizia allo spettacolo!) verrà rivisto tra molto tempo dai miei figli, ad esempio, e probabilmente da qualche altro presente, e la serata del cabaret, quella che Luca ha voluto fortissimamente, assumerà contorni che vanno oltre la mera serata tra amici, e non si confonderà con i tanti eventi estivi a cui solitamente presenziamo.
Non mi dilungherò sulla lista dei nomi, anche perchè alcuni dei presenti erano per me solo visi conosciuti, nonostante i miei 37 anni di frequentazione.
Però tutti si sono divertiti, anche io che sono tendenzialmente un po’ “orso”, ammalato di musica e concentrato solo su quella, nel tempo libero.
La “costruzione" della serata sarà forse costata un po’ di sacrificio, ma il risultato ha ricompensato gli sforzi, e credo che la più grossa soddisfazione per chi si è prestato alla realizzazione dell'evento, sia stata la dimostrazione spontanea( non obbligata) di gradimento incondizionato.
Un altro piccolo pezzo di storia dei Bagni Nilo….

I filmati a seguire possono essere visti anche su Youtube, ai seguenti indirizzi:

















venerdì 10 luglio 2009

Wet Willie


Fra i tanti gruppi che negli anni '70, sull'onda del riflusso, celebrarono lo sposalizio fra il blues-rock e le jam dei primi gruppi hard, i Wet Willie si distinsero fin dall'inizio per un cipiglio più vibrante, per il mordente feroce, la carica aggressiva, e soprattutto per il viscerale taglio rhythm and blues (mediato dal più cruento Otis Redding). D'altronde il gruppo (cinque maschi e due femmine da Mobile, Alabama) poteva contare sul miglior cantante del Sud, Jimmy Hall, incrocio di razza fra rocker e soul-man, e sul chitarrista quasi heavy Ricky Hirsch.
Red Hot Chicken, su Wet Willie I (Capricorn, 1972) il gospel a ritmo reggae Keep On Smilin', su Keep On Smilin' (1974), l'hard-rock soul Dixie Rock, su Dixie Rock (1975), Everything That 'Cha Do, su The Wetter The Better (1976), Street Corner Serenade, su Manorisms (Epic, 1978), Weekend su Which One's Willie (Epic, 1979), segnano un progressivo allontanamento dal country-boogie degli Allman Brothers.
La loro originale sintesi di hard-rock, soul, e gospel, rappresenta un coriaceo contributo al progresso del rock.

giovedì 9 luglio 2009

Foreigner


I Foreigner sono un gruppo hard rock nato a New York nel 1976 e divenuto famoso negli anni 80 per canzoni indimenticabili come Waiting For A Girl Like You e I Want To Know What Love Is.
La band fu fondata dall’ inglese Mick Jones, già nei Nero and the Gladiators, Spooky Tooth e The Leslie West Band che nel 1976 conobbe Ian McDonald, ex membro dei King Crimson, e formò i Foreigner, di cui facevano parte anche Lou Gramm, Dennis Elliott, Al Greenwood e Ed Gagliardi.
L’omonimo primo album del sestetto, uscito nel 1977,vendette più di quattro milioni di copie negli Stati Uniti e rimase nella Top 20 per un anno con diverse hits, quali Feels Like The First Time, Cold as Ice e Long Long Way From Home.
Il loro successivo album Double Vision ebbe un successo addirittura maggiore del precdente grazie anche ai singoli Hot Blooded e la titletrack.
Head Games, il terzo album della band, ebbe anch’esso abbastanza successo grazie anche ai due singoli, la titletrack e Dirty White Boy.
Nel 1980 Greenwood e Gagliardi lasciarono la band per aggregarsi agli Spys e dunque i Foreigner divennero un quintetto con l’entrata del bassista Rick Willis.
Il quarto album dei Foreigner, 4, contiene hit leggendarie come Waiting For A Girl Like You, Urgent e Jukebox Hero.
Il successivo album, Agent Provocateur, realizzato nel 1984, conteneva l’unica canzone del gruppo che giunse al primo posto nelle chart, I Want To Know What Love Is.
Dopo questo album, giudicato da molti il migliore, Jones e Gramm intrapresero la carriera solista per poi ritornare in studio nel 1987 insieme al resto della band per registrare Inside Information, un ottimo album che conteneva hits come Say You Will e I Don’t Want To Live Without You.
Lontani dai riflettori per tre anni, nel 1990 i Foreigner ritornarono in studio con un nuovo cantante, Johnny Edwards, e registrarono Unusual Heat, album definito "peggiore"
A confronto con i precedenti album della band, questo fu definito il peggiore.
Nel 1992 la band pubblicò la raccolta The Very Best And Beyond e tre anni dopo, con il ritorno del cantante Lou Gramm, realizzò Mr. Moonlight che fu definito ai livelli del mediocre Unusual Heat.
Nel 2003 Lou Gramm intraprese nuovamente la carriera solista e formò The Lou Gramm Band e Jones, l’unico superstite della line-up originale, decise di riformare nuovamente la band e Gramm fu rimpiazzato alla voce da Kelly Hansen.
Lat.fm


martedì 7 luglio 2009

Jethro Tull a Bergamo- 4 luglio


Ancora un concerto, ancora i Jethro Tull.
Per i fan del gruppo l’appuntamento è a prescindere.
Ci si interroga speranzosi sulla situazione vocale di Ian Anderson, si è curiosi di vedere se i nuovi si sono finalmente integrati decentemente, si pensa che sia bene esserci, avendone la possibilità, perché potrebbe non esserci un altro tour … e alla fine si è sempre presenti.
Questa volta la location più vicina è Bergamo, due ore e mezza da casa.

Ho memoria di tutti i concerti visti, sin dall’adolescenza, ma su alcuni c’è qualcosa in più da raccontare, magari l’episodio sfortunato, o un piccolo incidente di percorso.
Spesso questi momenti esulano dal fattore musicale e magari lo superano o riescono a “nobilitare” una giornata da “normale performance”.
Ricorderò Bergamo per il concerto più corto a cui abbia mai assistito, il tutto motivato da situazioni climatiche novembrine, con bufere di vento, cartelli stradali per aria, lampi, tuoni, pioggia… è mancata la neve!

E’ stata comunque una serata di buona musica, ma le condizioni atmosferiche sono state determinanti e hanno impedito, ad esempio, di ascoltare Ray Wilson il cui compito era quello di aprire la serata.

Ma vediamo con ordine un pò di cronaca.
La partenza da Savona avviene con largo anticipo e alle 17, 30 siamo già sul posto.
Lo spazio dedicato all’evento è adiacente allo stadio e il contesto sarebbe stato davvero fantastico se il tempo fosse stato clemente.
Il green che accoglie il palco e gli spettatori è di forte impatto scenico e ho a lungo immaginato, in attesa di una decisione degli organizzatori, come sarebbe stato bello vedere i numerosi presenti seduti a terra, come ai raduni di un tempo.
Unico sollievo il porticato sul perimetro del cortile: poca acqua sulla testa ed esercizio di socializzazione.

Si incontrano vecchi conoscenti, si abbinano facce sconosciute a nomi noti, si trovano persone che vivono nella stessa città, che seguono i Tull da sempre e che non sanno dell’esistenza di un fanclub.

Il fanclub ha un grosso pregio, dal mio punto di vista: da concerto a concerto, da convention a convention, di anno in anno, si incrementano e si fortificano le conoscenze, che passano dal superficiale al profondo, e alla fine il collante principale, i Jethro, si affievolisce a favore della voglia di ritrovarsi, per parlare di musica in generale, ma non solo.

Wazza Kanazza, arrivato appositamente da Roma per il merchandaise, si sgola per vendere le magliette ufficiali del tour, mente i chioschi iniziano la vendita di birre e panini.
Dalle 18.30 piove e qualcuno azzarda che le saette che illuminano il cielo siano lanciate da Ian in persona.

I più esperti di meteo prevedono le nubi lontano dal palco per le 21, altri si aggrappano alle iettatuture lanciate da chi non è potuto venire e provano a supplicare via telefono un rallentamento delle attività, ma da lassù nessuno sente.
Il tempo passa, qualcuno urla e un organizzatore interviene chiedendo pazienza… occorre suonare ed ascoltare in sicurezza e nulla deve essere lasciato al caso.

Sono forse le 22.45 quando i dubbi si sciolgono e i Jethro iniziano: non piove più e i problemi tecnici e di sicurezza sono stati risolti.
Non so esattamente in quanti fossimo, le cifre che giravano erano le più disparate e partivano dai 2500 per arrivare a 4000; però il tappeto verde mi è sembrato tutto pieno.
Lo start è per Nothing is Easy.

Ian appare in buona forma e la sua voce è migliore rispetto ad altre occasioni del passato.
Sono mancate quelle sue alzate in punta di piedi, che tanto mi fanno soffrire, quegli sforzi tesi al favorire la fuoriuscite di note particolarmente alte.
Sul palco si muove come un ragazzino e al flauto e alla chitarra è sempre LUI.
Martin Barre guadagna spesso il centro del palco, quasi a condividere la leadership con Anderson.
Grande come sempre, così come Doane Perry che si esibisce in un grande assolo in Dharma for One.
Prima del pezzo tratto da This Was, ascoltiamo A new Day Yesterday, Mother Goose, Bourèe, King Henry's Madrigal (mai sentita dal vivo, una bella sorpresa), Heavy Horses e Farm on the Freeway.

David Goodier mi è piaciuto e ho anche apprezzato una diversa scioltezza di John O'Hara, meno ingessato del solito sul palco e alle tastiere.
Momento topic This as a Brick unito ad Aqualung e … il concerto è finito.
Ovviamente il solito bis, Locomotive Breath.

Un’ora e un quarto di musica quando si arriva alla mezzanotte e l’organizzazione prevede lo stop. Concerto brevissimo quindi, ma gente soddisfatta: altra mostrina da mettere sulla divisa!
Il rammarico è rivolto al pensiero che con una serata più mite tutto si sarebbe svolto in modo più piacevole e la musica sarebbe stata quantitativamente (e forse qualitativamente) più importante.
I Jethro Tull ci sono ancora e stando a quanto visto sul palco (tutto è riferito ovviamente a Ian) potremmo goderli ancora per molto nelle performance dal vivo.
Ma viviamo alla giornata e accontentiamoci della … pioggia di Bergamo… per il momento.

Prossimo appuntamento 27 agosto, dalle parti di Ravenna.









venerdì 3 luglio 2009

Jethro Tull: Palasport, 1° febbraio 1972



Un altro momento dei ricordi fornito da Lorenzo Costantini.

Le testimonianze dei concerti degli anni 70 sono preziose e immagino che il racconto delle numerose esperienze di Lorenzo susciteranno qualche nostalgia e qualche piccola invidia.


Palasport, 1 febbraio 1972.
Fu un grande concerto, forse uno dei più grandi dei
Jethro Tull, esiste un bootleg che lo testimonia inequivocabilmente.
Se il concerto al Brancaccio di Roma del ’71, era servito per rompere il ghiaccio con il pubblico romano, il concerto del Palasport segnò la crescita e la maturità artistica dei Jethro, già evidente in Aqualung e consacrata poi in Thick as a Brick, di cui i Jethro eseguirono il #4 (the poet and the painter…….).
Il concerto fu aperto dai
Gentle Giant, per la prima volta a Roma.
Suonarono alla grande con un repertorio e un sound molto “progressive” e fortemente innovativo.
Il pubblico romano rimase sorpreso e incantato, e dedicò loro una interminabile ovazione.
Il ricordo che rimane impresso è di alcuni “folletti” scatenati che con grande energia e assoluta precisione dominavano il palco del Palaeur suonando una grande musica. Infatti quel concerto decretò il grande successo e seguito che ebbero poi i Gentle Giant in tutta Italia.
Ai Jethro Tull l’unica possibilità che rimaneva era di superarsi, e lo fecero, con una grinta e una spettacolarità uniche e irripetibili, anche a dispetto dell’acustica del Palasport, tristemente famoso per i suoi echi e i suoi rimbombi.
Ma quella sera l’impianto WEM e gli ampli Hi-Watt fecero il miracolo: suono potente e presente come non si era mai sentito e in tutti gli ordini dei posti (il Palasport era stracolmo). L’Hammond era un leone infuriato che ruggiva sotto le mani di John Evan, che saltava da una parte all’altra del palco. Martin Barre, che ogni tanto era preso da “raptus” improvvisi, imbracciava la sua Gibson Les Paul “urlante” come non mai. Ian lanciava in aria il suo flauto, sempre più in alto, e lo riprendeva quasi fosse ammaestrato. Jeffrey andava su e giù sul palco come una belva in gabbia. Barriemore era l’unico che, pur suonando con grandissima energia, manteneva una sorta di ironico controllo della situazione.
Ormai il palco era la tolda del “Vascello Fantasma” squassato dalla tempesta (musicale), in cui una ciurma di marinai invasati lottava per trascinare tutti negli abissi più profondi. Ebbene la sensazione che si aveva era proprio di una sarabanda scatenata, di un vortice che stava inghiottendo tutti!
Mai si era vista tanta energia sprigionarsi da quel palco, il pubblico era ormai rapito, e soggiogato dal magico gioco dei Jethro Tull!
Le oltre due ore di concerto passarono come in un sogno, in cui il pubblico si era ormai perso, risvegliandosi tutti chiedevano: ti ricordi questo? …. ti ricordi quello? Ma rimanevano solo dei brevi flash-back, perché la forte partecipazione emotiva aveva “svuotato” un po’ tutti:


Gentle Giant + Jethro Tull = mc2

Jethro Tull
Palasport – Roma 1.2.72
Guests: Gentle Giant

My God / flute solo
God Rest Ye Merry Gentlemen/Bouree
By Kind Permission Of...
Thick As A Brick excerpt
Aqualung
To Cry You A Song
A New Day Yesterday
Cross-Eyed Mary / Drum Solo
Tomorrow Was Today
Hymn 43
Nothing Is Easy
Wind up
Instrumental
Locomotive Breath
Hard Headed English General
Instrumental Finale
Wind-Up reprise


Voice, flute, acoustic guitar Ian Anderson
Electric guitar Martin Barre
Piano & Hammond organ John Evan
Bass guitar Jeffrey Hammond - Hammond
Drums & percussion Barriemore Barlow




giovedì 2 luglio 2009

INXS


Nascono nel 1977 a Sidney, Australia, sotto il nome di Farriss Brothers, per cambiarlo nel 1980 in INXS, come l’album di debutto.
La band è composta dai tre fratelli Farriss, Tim (nato il 16 Agosto 1957, chitarra), John (nato il 18 Agosto 1961, batteria) e Andrew (nato il 27 Marzo 1959, tastiere); Michael Hutchence (nato il 22 Gennaio 1960, Lain Cove, Sydney, morto il 22 novembre 1997, cantante), Kirk Pengilly (nato il 4 Luglio1958, chitarra-sassofono-voce) e Garry Beers (22 Giugno 1957, basso-voce).
Il loro primo album è “INXS” del 1980, contenente la canzone “Just Keep Walking”,seguono “Underneath the Colours” nel 1981 e “Shabooh Shoobah” nell 1982, entrato nella U.S. top50.
Fino ad allora erano un gruppo poco conosciuto al di fuori dell’Australia, ma nel 1984, con l’album “The Swing” contenente la canzone “Original Sin” , il gruppo scala le vette della musica Europea ed Americana.
L’anno successivo l’album “Listen Like Thieves” riceve gli onori del merito, nonostante la critica inglese sia avversa nei confronti della band.
Nel 1986 Michael Hutchence si presta come attore per il film “Dogs in space”,ottenendone anche il singolo da TOP10 “Room for the memory”, colonna sonora del film. Nello stesso anno prende il via anche la tournée mondiale della band.
Nel 1987 rilasciano “Kick” , contenente canzoni come “New Sensation”, “Mistify”,”Devil Inside” e “I need you tonight”, forse la canzone più famosa del gruppo.
Arrivano primi nella classifica inglese col singolo di “I need you tonight” nel gennaio 1988.

Dopo l’album “X” del 1990 la band si prende un anno di pausa e i suoi membri si dedicano a progetti da solisti.
Nel 1991 producono l’album live “Live baby live”, nato dal concerto allo stadio di Wembley. Nello stesso anno ricevono una nomination ai Grammy Awards per il singolo Suicide blond e prendono parte allo straordinario show Rock in Rio.
Pubblicano nel 1992 “Welcome to wherever you are”, l’album destinato a divenire il vero preferito da gran parte dei fan.
Del 1993 “Full Moon, Dirty Hearts”.
Nel 1994 la prima “Greatest hits”.
L’album del 1997 “Elegantly wasted” fu l’ultimo con il gruppo per Michael Hutchence: fu trovato morto il 22 novembre 1997 in una stanza di albergo a Sidney, c’è chi dice morto suicida, altri dicono morto accidentalmente in un perverso gioco di autoerotismo.
Dal 1998 al 2003, per sopperire alla morte di Hutchence, gli INXS si rivolgono occasionalmente a cantanti come Terence Trent D’Arby (in occasione dei giochi olimpici di Sidney) e Jimmy Barnes. Negli anni successivi gli INXS cercano in vari modi un sostituto per il loro defunto leader, tanto da arrivare a produrre un reality televisivo chiamato “ROCK STAR:INXS”.
Il 20 settembre 2005 J.D. Fortune è il successore di Michael Hutchence e diviene leader del gruppo.
Il 20 novembre 2005 esce “Switch”, primo album degli INXS con J.D.Fortune.
(Last.fm)

mercoledì 1 luglio 2009

Convention Tullianos 2009


Questo fine settimana regalerà agli appassionati fans dei Jethro Tull, in terra spagnola la tradizionale Convention "Tullianos".
Una parte di Italia sarà presente e quindi pubblicizzo l'evento attraverso le informazioni fornite da Gabriela Guardiola, una delle anime organizzatrici, conosciuta alla Convention di Alessandria.
A seguire una piccola nota relativa agli artisti e un'intervista.

Per mantenere il tocco "internazionale" presento il post in inglese, lasciando inalterate le parole di Gabriela.


The artist will be:

Cristobal Vergara
S.U.N.
Tundra (Jose Ignacio Martinez, Pedro Hernandez, Kim Pamies, Francesc Carnicer, Gabriela Guardiola)
O.A.K. (Jerry Cutillo, Carlo Fattorini, Antonio Orlando, Bruno Cavicchini, Gabriele Ferrari, Maurizio di Vara, Gabriela Guardiola)

Our guest this year will be Jonathan Noyce.
On our website it already appears that McShee and Conway cannot make it this year.
The convention begins at 2, with a fraternity dinner and the concerts start at 19:00, till midnight.
It is taking place in Gavà, at the Marc Grau Auditorium, a beautifull venue, a valley between the mountains.



How is born “Tullianos”?
In the end of 1997, our president, Albert Villanueva created a website about Jethro Tull. At the time, it was one of the very few (for not saying the only one) in spanish. This fact made that a lot of Jethro Tull fans visited the site and got in touch with him. Soon we got to comment that Spain was one of the few countries without a fan club.
A little later, some Tull fans from Barcelona and the metropolitan area started to get in touch. Between beer and beer at “El Flabiol” (our meeting point) we started to talk about the pros and cons of creating a kind of association like this.
Finally, in June 2003 we took the decition of formally creating “Tullianos”.

How many people there are in the fan club?
We are on a delicate moment regarding partners. Our rate has lowed to 100 after having been above 150. The causes? Economic crisis and the small commitment of some partners. I think those who really live the fan club, come to our meetings and enjoy the conventions will be Tullianos for ever.

How was born the collaboration between Spain and Italy?
From 1998, Jose Ignacio Martinez (our vice-president, before me) started to attend to the conventions in Italy and his friendship with Aldo Taggliaferro became closer.
Itullians always asked him why we didnt had a fan club in Spain. They helped us a lot with the contacts with the first guests and gave us some advises regarding the organization
.

What are the differences between Italian Convention and Spanish Convention, in your experience?
I think our convention is a big Tull fans party. We gather in the afternoon and stay together until midnight, talking, laughing, eating and drinking. Our guests become part of us and we can party with them during the whole day.
Itullians conventions are much more professionals. They are more focused on the concerts. I think there is not as much closeness between the guests and the fans.

Which is the more difficult part from the organizational point of view?
The most complicated issue always is to get together the guests agenda with our Convention. Also, our reduced budget causes us difficulties every year.
On the other hand, the contact with Mr. Anderson (to get a recorded greeting or some material for the draw) is always complicated. We will always miss a lider who cares about his fans. But… that’s a lost battle.

Which has been your greater satisfaction linked to the organization of Tull’s Convention?
Related to Tullianos, the first time we could meet personally Mr. Anderson and could make some pictures with him after a Tull’s concert in London. For many of us it was a dream came true.
As for the conventions, every time an ex-member of Jethro Tull attends to our convention is a big joy for us to be able to share some hours with people who have been so important in hour lives.
Personally, to realize that I have actually got to share the stage with some of them, leave’s me simply speechless!!
However, through the years, the biggest satisfactions we get come from Tullianos themselves. Being able to organize some kind of meeting just to be together and share music is a great experience. And for us that is the most important, we have got Tullianos to be a real friend’s group.


What we have to wait from the Convention of July and what could happen in the future?
Our VII is very close and, like always, it will be the perfect excuse to get together again with people coming from all parts of Spain, who share our common passion for Jethro Tull’s music. Meeting again and sharing stories with the guest is the best part of the convention.
And… when this Convention is over, we will start on planning the next one. Our wish will always be to get Mr. Anderson and Mr. Bare to join us. We won’t stop working for that to happen.


martedì 30 giugno 2009

Adam Ant



Adam Ant, pseudonimo di Stuart Leslie Goddard (Marylebone, 3 novembre 1954), è un cantante britannico, noto per aver fatto parte del gruppo Adam and the Ants (letteralmente: Adam e le Formiche).
Adam Ant precedentemente era nella band Bazooka Joe e successivamente fondò i B-Sides, il suo primo gruppo Punk, con Andy Warren e Lester Square.
Nel maggio ‘77 i B-Sides si ribattezzarono Ants.
Nel luglio la band è ripresa dal regista Derek Jarman nel film “Jubilee”, nella cui colonna sonora gli Ants inclusero due brani, piu un terzo in cui Adam duettava con Toyah Wilcoxx.
Nel 1978 dopo aver registrato 2 sessions dal vivo per la BBC gli Ants firmano per la Decca ed effettuano il primo tour europeo.
Nel 1979 esce il singolo “Young Parisians” seguito da una ulteriore session radiofonica, e con la Do It danno alle stampe un secondo singolo, “Zerox” , e a fine anno uscirà il loro primo album intitolato “Dirk Wears White Sox” .
Malcolm McLaren (ex Sex Pistols), deciso a fare il manager, convinse però i musicisti a lasciare Adam per formare il gruppo Bow Wow Wow con la cantante Annabella Lewin, una giovanissima lavandaia che Malcom sentì cantare lungo le sponde di un fiume. Rivoltosi ad un tribunale Adam vinse la causa e si tenne il nome Ants visto che proprio lui si faceva chiamare Adam Ant.
L’incontro con Marco Pirroni, il chitarrista dei “Models” convinse Adam a ricostruire gli Ants. Con la nuova band, un look piratesco e un sound innovativo e potente (la doppia batteria forniva un ritmo ossessivo che verrà definito Burundi Rock), Adam & The Ants nel novembre 1980 lanciarono l’album “Kings Of The Wild Frontier” che raggiunse il primo posto nella classifica brittannica.
Nell’ottobre 1981 seguirà l’album “Prince Charming” ed anch’esso avrà ugual riscontro nella classifica. I singoli estratti da questi 2 albums conquisteranno la critica , verranno trasmessi nelle radio e discoteche in tutto il mondo.
Al culmine della popolarità, Adam e il suo look stravagante vennero imitati da molti artisti (in Italia Loredana Bertè si presentò al festival di San Remo con una giacca ricamata come la sua), ma Adam con un colpo a sorpresa sciolse gli Ants nel 1982 tenendo con sé il solo Pirroni.


Intrapresa la carriera solista incise il singolo “Goody Two Shoes”, brano tipicamente rockabilly, forse il brano piu popolare di Adam.
Da ricordare che stranamente il singolo venne stampato sia come solista sia sotto il nome di Adam & The Ants.
Il primo album fu “Friend Or Foe che conteneva alcuni brani ancora tipicamente new wave che risentivano dell’influenza Ants, ma altri pezzi erano ormai orientati allo stile Pop.
Con il secondo album ,“Strip”, la svolta verso il Pop fu ancora piu netta; l’album vedeva la collaborazione di Phil Collins, e nel videoclip relativo compariva la cantante degli ABBA.
Fu comunque un lavoro apprezzato.
Nel 1985 pubblicò l’album “Vive Le Rock” e con il brano che dava il nome all’album partecipò al Live Aid, manifestazione canora a scopo benefico.
Giorgio Moroder, guru della discomusic, realizzò la colonna sonora di un vecchio film di Fritz Lang, “Metropolis”, e in esso Moroder oltre al cantante Freddy Mercury volle includere Adam con il brano “What’s Go In On”.
Con il vulcanico batterista dei Police, il talentuoso Stewart Copeland, Adam registra il singolo “Out Of Bounds”, singolo incluso nella medesima colonna sonora.
Nel 1986 con un altro colpo ad effetto Adam si dedica alla carriera cinematrografica .
Tornerà in sala d’incisione per l’album ” che non ottiene il successo preventivato.
Arriverà infatti soltanto 19° nella classifica brittannica costringendo l’artista ad una seconda pausa.
Con il successivo album “Wonderful”, uscito ben 5 anni dopo, ovvero nel 1995, Adam dimostra il suo declino e la sua crisi compositiva concludendo la sua carriera discografica.
Adam Ant è comparso in più di venti pellicole per il cinema e la televisione inglese ed ha scritto inoltre due libri, tra cui la sua autobiografia Stand & Deliver (dal titolo di una delle più note canzoni del gruppo).
La sua carriera è stata poi interrotta da una malattia mentale (disturbo bipolare).





domenica 28 giugno 2009

Treves Blues Band

Segnalo un concerto della Treves Blues Band :

2 luglio , Albissola Marina

SOLELUNA BEACH


venerdì 26 giugno 2009

MATS/MORGAN BAND


Utilizzo una recensione di Donato Zoppo per presentare un gruppo straordinario, appena scoperto.
Sto parlado della MATS/MORGAN BAND .

Un gruppo straordinario!
Tre cose mi hanno colpito di questa eccellente band. In primis l’incredibile bravura tecnica e l’interplay che sanno costruire. In secondo luogo la capacità di condensare idee e creatività anche nell’arco di una ventina di secondi: è il caso degli otto jingles disseminati qua e là. Infine l’ottima “speedy-cover” di “The chicken”, il brano di Don Ellis reso celebre da Jaco Pastorius. Mai sentita una versione così scoppiettante.
Mats/Morgan Band è un ensemble svedese composto da cinque grandi musicisti. Mats Oberg e Robert Elovsson alle tastiere, Morgan Agren alla batteria e percussioni, Jimmy Agren alla chitarra, Tommy Thordsson al basso. Si tratta di una band di grande affiatamento, che ha già pubblicato cinque album oltre ad innumerevoli collaborazioni con Frank e Dweezil Zappa, Steve Vai, Captain Beefheart e Mike Kenneally. Sono autori di una curiosa forma di jazz rock/fusion, dalle frequenti sembianze canterburyane, che fa convivere talento improvvisativi, abilità tecnica e furore esecutivo. La succitata “The chicken” è l’esempio più lampante.


Il disco è il resoconto di uno show televisivo. Non possiamo tacere un particolare: la TV svedese aveva proposto a Morgan Agren una trasmissione di insegnamento per batteristi, dandogli carta bianca…
Ogni brano stupisce. La delirante techno-fusion di “En schizofrens dagbok”: come se i Brand X subissero un trattamento elettronico con forti scossoni zappiani. Probabilmente - per la frenesia dei ritmi, la concezione del sound, le numerose connessioni di influenze e generi – è Zappa il vero nume tutelare del gruppo. E’ una sorta di ultra prog-fusion compressa e inscatolata (vedi “Baader puff”), che colpisce per l’estrema precisione e la fantasia (“Etage A-41”).
Serrato il ritmo di “Hollmervalsen”: ci tornano in mente i Primus ma è un brano davvero senza precedenti. Immaginate di essere lentamente investiti da un panzer variopinto, guidato da soldati sorridenti e ilari…
“Sol niger within” (con Fredrik Thordendal, chitarrista dei thrashers Meshuggah) è un prog metal tinto di fusion – come accaduto qualche anno fa con Atheist e Cynic, aggressivo ma piuttosto scontato. Agren è sempre in stato di grazia: è uno dei batteristi più entusiasmanti degli ultimi tempi. In “Advokaten” arrivano a dar man forte due grandi personaggi, il “cucchiaiaio” Spoonman e il grande esploratore Simon Steensland al theremin. E’ un brano di grande impatto, molto ricercato, una nuova via al prog.
Area meets National Health con un goccio di funk e Gong: è “Min hast”. Un drastico cambiamento con “She’s louder than me but I’ve got the microphone”: arriva la Jimmy Agren Band e il gruppo si lancia in un boogie rock al fulmicotone, come se i Blackfoot suonassero in un velodromo davanti ad un pubblico di altolocati jazzmen. La conclusiva “Ta ned trasan” evidenzia ancora una volta il grande talento del quintetto, che si cimenta in un canonico jazz-fusion, preso e rivoltato come un calzino.
Gran gruppo, gran disco, da avere.



mercoledì 24 giugno 2009

Traffic



I Traffic furono un gruppo britannico che visse il momento migliore tra il 1967 e la metà degli anni ‘70, il cui nucleo fondamentale era composto da:
Steve Winwood (nato a Great Barr, West Midlands, il 12 maggio 1948), tastiere, chitarre e voce solista;
Chris Wood (Londra, 24 giugno 1944 - Londra il 12 luglio 1983), flauto, sassofoni;
Jim Capaldi (Evesham, Worcestershire, 24 agosto 1944 -Londra il 28 gennaio 2005), batteria e voce.
Intorno ai questi artisti hanno ruotato diversi altri musicisti, tra cui:
Dave Mason (nato a Worcester, Worcestershire, il 10 maggio 1946), chitarra, cofondatore della band;
Rebop Kwaku Baah (Lagos, Nigeria, 13 febbraio 1944, 12 gennaio 1983 Stoccolma), percussioni.
Ric Grech (Bordeaux, 1 novembre 1946 - Leicester, 17 marzo 1990), basso;
Jim Gordon, batteria;
David Hood, basso;
Roger Hawkins, batteria;
Barry Beckett, organo hammond;
Rosko Gee, basso.


Gruppo creativo quanto anarchico, a tratti penalizzato dalla tendenza di Winwood (classe 1948, ma già nel 1966 stella dello Spencer Davis Group con l’hit Gimme Some Lovin’) a spadroneggiare sugli altri membri e da una tormentata storia di separazioni e riunioni, ha saputo comunque scrivere alcune belle pagine musicali con uno stile a metà strada tra il progressive-rock, il jazz e il folk.
Tra i primi singoli della band la psichedelica Hole in my Shoe (1967).
Uno dei loro album più rappresentativi è John Barleycorn Must Die (1970) dove, oltre alla title-track, che non è altro che la riproposizione in chiave moderatamente folk rock di un canto di origine celtica, spiccano lo strumentale Glad , e la swingante Empty pages.
Altri brani emblematici della ricerca stilistica e sonora del gruppo sono Dear Mr. Fantasy (1967) e 40.000 Headmen (1968).
Un’altra loro composizione, No Face, No Name, No Number, tratta dal loro primo long playing “Mr. Fantasy” (1967) venne riproposta dal complesso beat italiano Equipe 84 col titolo di Un Anno.
Durante la temporanea debacle della band, a cavallo tra i ‘60 e i ‘70, Winwood si aggregherà a Eric Clapton e Ginger Baker (ex-Cream) e Ric Grech (ex-Family) nel supergruppo Blind Faith con all’attivo un unico, omonimo album (1969).
Dopo la vetta di John Barleycorn la produzione del gruppo prosegue su ottimi livelli, anche se per alcuni è meno originale, venendo comunque premiata da vendite massicce.
Dopo la pubblicazione di When The Eagle Flies (1974) i Traffic si sciolgono.
Nel 1994 Winwood e Capaldi rispolverano la gloriosa sigla pubblicando Far From Home ed intraprendendo un tour. L’album è dedicato a Chris Wood, scomparso undici anni prima.
Un decennio dopo, nel 2004, i Traffic vengono inseriti nella Rock and Roll Hall of Fame ma, di lì a poco, una possibile nuova reunion della band è purtroppo resa impossibile a causa della morte di Jim Capaldi, nel gennaio 2005, sancendo l’assoluta impossibilita di progetti futuri a nome Traffic. Nel novembre dello stesso anno esce il doppio live Last Great Traffic Jam (il titolo sfrutta un gioco di parole inglese: ‘traffic jam’ significa ‘ingorgo automobilistico’) che contiene brani dal tour del 1994.
Winwood, tuttora attivo come solista, ripropone spesso in concerto i cavalli di battaglia della sua storica band.