venerdì 3 luglio 2009

Jethro Tull: Palasport, 1° febbraio 1972



Un altro momento dei ricordi fornito da Lorenzo Costantini.

Le testimonianze dei concerti degli anni 70 sono preziose e immagino che il racconto delle numerose esperienze di Lorenzo susciteranno qualche nostalgia e qualche piccola invidia.


Palasport, 1 febbraio 1972.
Fu un grande concerto, forse uno dei più grandi dei
Jethro Tull, esiste un bootleg che lo testimonia inequivocabilmente.
Se il concerto al Brancaccio di Roma del ’71, era servito per rompere il ghiaccio con il pubblico romano, il concerto del Palasport segnò la crescita e la maturità artistica dei Jethro, già evidente in Aqualung e consacrata poi in Thick as a Brick, di cui i Jethro eseguirono il #4 (the poet and the painter…….).
Il concerto fu aperto dai
Gentle Giant, per la prima volta a Roma.
Suonarono alla grande con un repertorio e un sound molto “progressive” e fortemente innovativo.
Il pubblico romano rimase sorpreso e incantato, e dedicò loro una interminabile ovazione.
Il ricordo che rimane impresso è di alcuni “folletti” scatenati che con grande energia e assoluta precisione dominavano il palco del Palaeur suonando una grande musica. Infatti quel concerto decretò il grande successo e seguito che ebbero poi i Gentle Giant in tutta Italia.
Ai Jethro Tull l’unica possibilità che rimaneva era di superarsi, e lo fecero, con una grinta e una spettacolarità uniche e irripetibili, anche a dispetto dell’acustica del Palasport, tristemente famoso per i suoi echi e i suoi rimbombi.
Ma quella sera l’impianto WEM e gli ampli Hi-Watt fecero il miracolo: suono potente e presente come non si era mai sentito e in tutti gli ordini dei posti (il Palasport era stracolmo). L’Hammond era un leone infuriato che ruggiva sotto le mani di John Evan, che saltava da una parte all’altra del palco. Martin Barre, che ogni tanto era preso da “raptus” improvvisi, imbracciava la sua Gibson Les Paul “urlante” come non mai. Ian lanciava in aria il suo flauto, sempre più in alto, e lo riprendeva quasi fosse ammaestrato. Jeffrey andava su e giù sul palco come una belva in gabbia. Barriemore era l’unico che, pur suonando con grandissima energia, manteneva una sorta di ironico controllo della situazione.
Ormai il palco era la tolda del “Vascello Fantasma” squassato dalla tempesta (musicale), in cui una ciurma di marinai invasati lottava per trascinare tutti negli abissi più profondi. Ebbene la sensazione che si aveva era proprio di una sarabanda scatenata, di un vortice che stava inghiottendo tutti!
Mai si era vista tanta energia sprigionarsi da quel palco, il pubblico era ormai rapito, e soggiogato dal magico gioco dei Jethro Tull!
Le oltre due ore di concerto passarono come in un sogno, in cui il pubblico si era ormai perso, risvegliandosi tutti chiedevano: ti ricordi questo? …. ti ricordi quello? Ma rimanevano solo dei brevi flash-back, perché la forte partecipazione emotiva aveva “svuotato” un po’ tutti:


Gentle Giant + Jethro Tull = mc2

Jethro Tull
Palasport – Roma 1.2.72
Guests: Gentle Giant

My God / flute solo
God Rest Ye Merry Gentlemen/Bouree
By Kind Permission Of...
Thick As A Brick excerpt
Aqualung
To Cry You A Song
A New Day Yesterday
Cross-Eyed Mary / Drum Solo
Tomorrow Was Today
Hymn 43
Nothing Is Easy
Wind up
Instrumental
Locomotive Breath
Hard Headed English General
Instrumental Finale
Wind-Up reprise


Voice, flute, acoustic guitar Ian Anderson
Electric guitar Martin Barre
Piano & Hammond organ John Evan
Bass guitar Jeffrey Hammond - Hammond
Drums & percussion Barriemore Barlow




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