lunedì 23 ottobre 2023

Intervista a Bernardo Lanzetti in occasione dell'uscita del nuovo album dell'Acqua Fragile “Moving Fragments”

 


Nell’occasione dell’uscita del nuovo album degli Acqua Fragile, “Moving Fragments”, mi sono confrontato con Bernardo Lanzetti, leader e frontman della band, approfittando del privilegio dell’ascolto dell’anteprima.

Nei prossimi giorni commenterò l’album ma, come sempre, appare fondamentale il pensiero autorale, quell’oggettività di elementi che si sposa all’emotività che nasce in fase creativa, e vale quindi la pena proporre l’intervista anticipatrice dell’approfondimento.

Sottolineo che la leadership del vocalist appare oggi ai miei occhi rafforzata, una conferma del suo ruolo di motore compositivo, concetto valido sia per buona parte dei brani dei primi due album sia per l’attualità.

Appare quindi oggettiva la prevalenza autorale e la guida all’interno del gruppo, anche se è altresì evidente l’apporto negli arrangiamenti e nelle armonizzazioni vocali di Piero Canavera, l’importanza delle ritmiche batteria/basso studiate con Franz Dondi, la bellezza dei fraseggi originali della chitarra di Gino Campanini e il lavoro lineare di Maurizio Mori alle tastiere, tutti elementi che hanno contribuito a creare il suono Acqua Fragile anni ’70.


A questo punto si può partire con l’approfondimento domanda/risposta…

Sta per uscire il nuovo AF, “MOVING FRAGMENTS”, che ho ascoltato in anteprima, ed essendo passati 50 anni dall’esordio discografico viene naturale chiederti le differenze sostanziali tra la vostra nuova proposta e quella dell’esordio.

L’album appare carico di diversi ingredienti, e rispetto al ‘73 la diversificazione riguarda anche la lingua, che non è solo più quella inglese: necessità di passare in modo chiaro alcuni messaggi?

Acqua Fragile appare nella scena progressiva come un gruppo outsider, non propriamente inserito nel prog italiano. Non a caso, ad esempio, la band viene esclusa dalle apposite compilation ed è l’unica a non essere mai stata invitata a suonare in Giappone, malgrado il sottoscritto abbia fatto un tour con la PFM nel 1975. Il cantare alcuni brani in italiano, dopo l’esperimento di “Tu per lei” nell’album precedente vuole, in qualche modo, richiamare l’attenzione sul fatto che la band è in grado di esprimersi a tutto campo.

La mia sensazione è quella che esista una discreta distanza tra la musica di AF agli esordi e quella attuale: cosa ne pensi?

Non sono d’accordo. Prendi “Morning Comes” e seziona le varie parti così come si susseguono. Poi prendi “Limerence Ethereal” e vedrai che i movimenti sono in successione similare. La composizione musicale come formato! Prendi i cori a tre voci. Anche in questo album il canto è spesso la voce più alta.

Pensa ai tempi dispari e li ritroverai in tutti gli album.

Prendi “Going Out”, cori senza batteria. Prendi “Moving Fragments”, uguale.

Prendi la teatralità di “Three Hands Man” e “Professor” … la ritroverai in “Her Shadow’s Torture” e “Malo Bravo”, ad esempio...

Sono tanti i collaboratori, non solo italiani: come è avvenuta la scelta dei musicisti “esterni”?

Storicamente i lavori per questo nuovo quarto album sono iniziati a fine dicembre 2017, dopo un bel concerto al Club Il Giardino.

Successivamente, il nuovo chitarrista Michelangelo Ferilli, per motivi famigliari, ha lasciato la band, così che non solo si è interrotto il lavoro sui nuovi pezzi, ma ci si è messi alla ricerca di un nuovo chitarrista trovandolo poi il Claudio Tuma.

Nel frattempo, però, avevamo alcuni impegni live che solo con Ferilli potevano essere affrontati, in quanto lui già conosceva il repertorio storico. Insomma, il gruppo aveva difficoltà a lavorare su due fronti, live e nuovo album, ma certamente il Covid, e soprattutto i vari lockdown, ci hanno indirizzato verso l’allargamento della rosa dei partecipanti al progetto. Ad ogni strumentista siamo arrivati per finalità diverse nei modi più disparati.

Rispetto a mezzo secolo fa esiste uno spaventoso salto tecnologico, e un episodio del disco si sofferma proprio sull’Intelligenza Artificiale: come si ripercuote l’innovazione e la modernità su di un album di musica progressiva che esce nel 2023?

Da diversi anni lavoro a distanza con musicisti bravissimi e con nomi con cui mai avrei sognato di instaurare un dialogo creativo negli anni ’70.

Il musicista odierno non ha solo lo strumento su cui suonare ma anche un computer con un apposito programma per registrare e una scheda audio per digitalizzare i suoni. Potremmo dire che i musicisti sono stati pionieri dello “Smart Working!”.

Far coincidere il titolo di un brano con quello dell’album ha sempre un significato ben preciso: quali sono i “Frammenti in movimento” del disco, della tua/vostra vita?

Non solo da oggi, ma oggi soprattutto, tutti gli attimi delle nostre giornate altro non sono che frammenti. Suoni, immagini, ricordi, sentimenti… inquadrati nel cellulare, smistati con il “copia e incolla”, secretatati nelle chiavette usb, rivisti alla TV, masticati negli sms, inseguiti dal dito sullo schermo piatto…

Tra gli ospiti musicali c’è anche Gigi Cavalli Cocchi, che oltre ad essere presente come strumentista ha realizzato la copertina e il nuovo logo della band: mi parli del significato della cover?

Semplicemente la cover riporta elementi che sono descritti nei testi. L’ombra di “Her Shadow’s Torture”, il cavallo bianco di “White Horse On Dope”, il titolo fluttuante di “Moving Fragments”, il serpente che si mangia la coda di “Malo Bravo” e via di seguito.

Quanto è importante il lavoro di Dario Mazzoli, che dell’album è il produttore?

Innanzitutto, Dario ha creduto nel progetto, ma, soprattutto, mi è stato vicino, anche artisticamente, nel rifinire e dare spessore al tutto.  

“MOVING FRAGMENTS” esce proprio nell’anno dei festeggiamenti dei tuoi 50 anni di attività professionistica, il VOX 50 che ha visto - e ancora sta vedendo - eventi dedicati e variegati, ma il concerto ufficiale di fine luglio ha permesso di avere un’anteprima dell’album giacché la musica è partita con “Il suono della voce”: mi parli del brano e di come si sia evoluta nel tempo la tua concezione di “utilizzo della voce”?

La melodia di “Il Suono Della Voce” risale probabilmente agli Acqua Fragile anni ’70. Il brano, all’epoca solo strumentale, non arrivò neppure in sala prove ma riemerse quando più tardi, nel periodo in cui frequentavo Ivano Fossati, ascoltai il suo consiglio di inserire parti cantate. Io chiesi tempo e così quel pezzo strumentale venne prima depositato con il titolo “Dammi Tempo”. Una volta sviluppato il tutto pensai a vari testi, in inglese e in italiano, fino ad arrivare a “Il Suono Della Voce”.

Ci sono varie leggende sulla voce e sul canto. Alcune sono fuorvianti altre manipolate. Al momento mi piace molto quanto riferitomi da un medico di medicina alternativa: il canto è la prima forma di medicina per il corpo e per lo spirito. Ai primordi l’uomo cantava o cercava di cantare per ritrovare il proprio equilibrio fisico e mentale.

Passiamo ad un’analisi più approfondita brano dopo brano, iniziando da “Her Shadowʼs Torture”, che allʼimpatto crea un forte pathos e produce una ambientazione molto “classica”, a tratti cinematografica: come è nata e qual è il suo significato?

Musicalmente inquadro “HST” come un classico brano Prog.

Intro classicheggiante, strofe romantiche, ritornello più aggressivo con un contrappunto di basso/chitarra che lotta con l’arpeggio del sintetizzatore. La parte finale è una carrellata nell’oscura camera della tortura…

Il soggetto è ossessionato, non tanto dalla figura di questa donna fatale quanto dalla sua ombra come oggetto del desiderio da incrociare e attraversare.

Ho ascoltato incuriosito “White Horse On Dope”, dopo aver letto che era presente Stef Burns, che mai avrei accostato, evidentemente sbagliandomi, alla musica progressiva. Come è nato questa collaborazione così inusuale?

Ero stato invitato a un concerto di Stef che si esibiva in Trio e sono rimasto conquistato dal gusto musicale, dalla simpatia del personaggio e dal suono esattamente rock della sua chitarra. Quando si è lanciato in un blues molto ardito con accordi dissonanti sono rimasto conquistato. Volendo verificare la presa sul pubblico mi ero poi girato a scoprire che, con quel brano, la maggior parte della gente se n’era andata…

Il brano “WHoD” aveva bisogno di una chitarra dal suono “inattaccabile” e sono stato felice di avere Mr. Burns a bordo dopo che ha accettato di suonare il pezzo dove le battute dispari la fanno da padrone.

Della title track mi hai già detto in altra occasione, ma vorrei che entrassi del dettaglio tecnico, non essendo per me di facile decodificazione.

Ho scritto il brano con la chitarra, inframezzando un mini-riff ossessivo con accordi che poi, procedendo con l’arrangiamento, ho scoperto accordi non essere. Soprattutto nella tradizione west coast, sulla chitarra è possibile formulare ciò che Joni Mitchell riportava a Wayne Shorter come “sospensioni” che mi hanno, di fatto, ispirato il tema di “frammenti in movimento” senza una geometria finita.

Anche “Malo Bravo” mi sembra musicalmente parlando molto complessa, e per completarla ti sei affidato a due italianissimi come Sergio Ponti e Brian Belloni: mi ha dato lʼimpressione di un superamento del prog, nel senso della ricerca che va oltre il genere e cerca un ipotetico e sperabile “nuovo” … raccontami!

“Malo Bravo” è un altro brano nato diversi anni pur limitato, a quel tempo, a soli due arpeggi in 7/quarti. Il bello del comporre in tempi dispari è che risulta facile per chi scrive ma un po’ meno immediato per chi esegue.

Siamo stati fortunati a poter avere Brian Belloni alle chitarre e Sergio Ponti alla batteria. Entrambi masticano molto bene il dispari. Trovo il brano molto teatrale e il testo in italiano ne sottolinea il carattere.

Con “I A - Intelligenza Artificiale” ritorna in veste di autore (dopo il brano di apertura) Stefano Pantaleoni e Rossella Volta duetta con te. Ma è lʼargomento che appare intrigante e, soprattutto, analizzato in tempi in cui sembrava qualcosa di estremamente lontano e non alla portata di tutti…

Anche questo brano vede la collaborazione compositiva Pantaleoni/Lanzetti.

 Il testo e il suo argomento creano contrasto con il mondo musicale vagamente medievale celebrando una modalità non inusuale nel Prog.

“Black Drone” vede la presenza di un ormai “italianissimo” David Jackson che, come spesso gli accade, non si è limitato al compito chiesto ma si è… lasciato andare! Ma a quale drone nero fa riferimento il pezzo?

Il “Black Drone” minaccioso all’inizio del pezzo diviene poi sfacciato e goliardico per terminare come un elemento della quotidianità. Vederlo volare è come vedere l’erba verde di un prato o sentire un cane abbaiare in lontananza…

“DD Danz” è uno strumentale del Maestro Pantaleoni, tastierista della band: anche in questo caso di chiedo di chiarire i significati, impossibile da carpire in assenza di liriche...

Ed ecco che il “Black Drone” viene raggiunto da altri droni per una loro danza. Mancava un brano solo strumentale negli album di Acqua Fragile così che l’inserimento non è casuale. Il titolo DD DANZ è la storpiatura di “The Drone Dance”.

Con “Limerence Ethereal” termina lʼalbum e la sensazione è proprio quella di fermatura del cerchio, con una intro pacata e un crescendo importante, quasi drammatico nelle atmosfere: dimmi di più…

Grazie per aver riportato la giusta lettura del brano.

L’amore platonico visto come malattia o romantico disturbo del comportamento. Prima trattato in modo artistico, “rainbow at midnight” (arcobaleno a mezzanotte), citando, naturalmente, Dante e Beatrice e poi Lolita, rimando con “Bonita”, ecco la melodia che si snoda, si strugge e si consuma attorno alle diagnosi, quasi scientifiche, circa quel sentire pulsazioni esclusive, quelle alterazioni dei sensi come l’unico possibile amore nell’universo.

Cosa ti aspetti da questo nuovo progetto discografico?

Malgrado la massa appaia omologata nel seguire quello che gli attori sul mercato spingono, sono tanti coloro che amano forme musicali che definirei più nobili, più artistiche o più semplicemente più oneste, perché i cantanti cantano e i musicisti suonano!

Ci sono legittime speranze di poter vedere gli Acqua Fragile che, dal vivo, propongono “MOVING FRAGMENTS”?

Le band così folli da professare il rock progressivo, da sempre hanno dovuto fare i conti con il massimo delle spese per gli strumenti e per la logistica. Ora, con poche eccezioni, queste spese sono cresciute a dismisura.

Una volta si andava a suonare per poco, oggi… occorre pagare per suonare!