lunedì 26 gennaio 2015

UT NEW TROLLS- DVD Live@puccini.fi



UT NEW TROLLS- DVD Live@puccini.fi

Era il 13 dicembre, sabato, e in occasione di un concerto genovese Massimo Gasparini della Black Widow mi raccontava dell’imminente uscita di un DVD degli UT NEW TROLLS: “… se domattina vieni in negozio Belleno e Salvi mi portano la loro ultima creatura…”.
Non avevo sentore del regalo natalizio, qualcosa che, come si può leggere a seguire direttamente dalle parole di Gianni Belleno, è nato rapidamente, una settimana prima del live al Teatro G. Puccini di Firenze, il 16 Ottobre 2014, registrato in presa diretta. La qualità prodotta ha convinto i due pilastri della formazione a realizzare un vero cadeau per i tanti fans che da sempre sostengono gli UT NEW TROLLS, ed è nato Live@puccini.fi.
Quindici tracce che ripercorrono gli anni gloriosi della formazione seminale, con una concessione al nuovo, Oltre il cielo, tratto da “DO UT DES”.
Che cosa mi ha colpito maggiormente dopo la visione/ascolto?
Sono fermamente convinto che il contenitore giusto per il concerto, sicuramente quando si tratta di musica di un certo impegno, sia il teatro. L’impegno e la severità espressiva di una proposta come quella di cui parlo oggi richiede un pò di dedizione e concentrazione, un attimo di vita che unisce il pubblico all’artista. Questo nulla ha a che fare con l’assenza di dimostrazione di gradimento e col soffocamento dei sentimenti, anzi, esistono i giusti momenti e spazi predisposti per le sottolineature felici e affettuose, ma la dimensione sacrale di un “Concerto Grosso”, tanto per entrare in argomento, richiede il rispetto del luogo, del pubblico e degli artisti.
Già, “Concerto Grosso”, è proprio questo il tema conduttore, il doppio lavoro compreso tra il ’71 e il ’76, che vide la stretta collaborazione tra i N.T. e Luis Bacalov.
Ma lo sforzo fatto da Belleno e Salvi mi sembra più grande, anche nel risultato, se relazionato a quanto arriva dal palco. Mi pare inutile sottolineare la storia, la capacità e l’intraprendenza di Gianni e Maurizio, mentre mi piace evidenziare la loro idea messa on stage, con una squadra e dei meccanismi che funzionano, cosa non scontata se si guarda alle caratteristiche dei singoli elementi.
Qualche esempio? La voce di Umberto Dadà, vocalist dalla propensione alla trasversalità, ma dal DNA  molto rock, perfettamente a proprio agio in un contesto, a tratti, classico.
Ma l’immagine che più mi ha colpito è quella che unisce l’anima rockettara di quel grande chitarrista che è Claudio Cinquegrana all’ospite, Elisabetta Garetti.
Non avevo mai sentito la violinista e avevo di lei un’immagine molto seriosa, adeguata al suo importante ruolo in altri ambiti austeri, ma la sua vicinanza a “Claude”, non solo come posizione ma soprattutto come commistione musicale, è un contrasto evidente che nell’occasione si trasforma in amalgama e piena convivenza, una fusione tra mondi apparentemente lontani.
I brani scorrono e stupisce la freschezza e la “novità”, e viene da pensare che certi risvolti non arrivano ai giovani solo perché non si trova la chiave per entrare nel loro mondo. Un vero peccato, sicuramente capirebbero!
E’ Musica con la M maiuscola… tanto di cappello a chi un tempo la inventò e a chi ha la forza e la capacità di mantenerla viva.
Il pubblico apprezza, applaude, si commuove, e dimostra a modo suo che c’è bisogno di questo materiale musicale e umano, e quando arriva Quella carezza della sera, il cantato comune è il minimo che ci si possa aspettare.
Grande concerto, grande DVD!



L’intervista a Gianni Belleno

Il concerto che costituisce il DVD è recentissimo, metà Ottobre 2014, e in uno spazio ridotto, due mesi, nasce “live@puccini.fi”: è qualcosa che era stato pianificato o la qualità della registrazione vi ha spinto a… correre per non perder tempo?

Lo abbiamo pianificato una settimana prima del concerto, tenutosi il 16 di Ottobre al Teatro Puccini di Firenze. Un regalo che volevamo fare ai nostri fans; poi, visto che la qualità della registrazione ne ha reso giustizia… sì, ci siamo messi a correre ed è nata così la possibilità di collaborare con Black Widow, e di immettere sul mercato il DVD prima delle Feste Natalizie.

Il set è composto soprattutto da pezzi storici presentati con nuovi arrangiamenti, ma ci sono pillole della produzione recente targata UT: che criterio avete utilizzato per creare la set list?

Gli Ut New Trolls nascono proprio con l’intento di rivivere quello che negli anni ‘70 abbiamo scritto, la parte più rock progressive della nostra musica targata New Trolls, riproponendo oggi, anche, con nuovi arrangiamenti, ciò che eravamo e suonavamo. La set list è stata creata proprio sulla base di pezzi storici, alcuni dei quali mai editati prima, e una pillola, Oltre il Cielo, tratto dall’ultimo album, DO UT DES, al quale io e Maurizio siamo molto legati. Potevano esserci altri brani, come La Prima goccia bagna il viso, oppure Le Roi Soleil, ma avendo scelto di dare la possibilità di apertura del concerto a un gruppo di supporto, “Le Porte non Aperte”, i tempi si sono ridotti. Questo sta a significare che sicuramente faremo un ulteriore DVD con pillole dell’ultimo lavoro, altri brani storici e magari, se ci riusciamo per tempo, pillole di un’ulteriore lavoro al quale io e Maurizio Salvi stiamo già lavorando.

Da dove nasce l’idea della copertina del DVD?

Questa copertina, che all’apparenza potrebbe sembrare casuale, l’abbiamo invece ricercata rifacendoci allo stile progressive degli anni ’70, dove ogni “cover” aveva un significato ed un perché. Come potrai vedere in fondo, tra le ceneri, emergono delle lettere bruciacchiate, idea facilmente riconducibile all’Araba Fenice; ovviamente in questo caso ciò che è rinato dalle ceneri sono gli Ut New Trolls e la loro Musica, “passata, presente e futura”.

L’ultima volta che vi ho visto dal vivo la line up era differente: siete soddisfatti dell’assetto attuale, non tanto dal punto di vista tecnico quanto da quello dell’affiatamento?

Siamo soddisfatti della line up attuale, c’è un buon affiatamento ma, pur, sapendo  che la perfezione è quasi irraggiungibile, io e Maurizio continueremo la ricerca della stessa per migliorare la qualità dell’esecuzione dei brani che suoniamo; infatti alla line up 2015 si aggiungerà una  new entry che andrà ad affiancarsi alla voce solista di Umberto Dadà.

Il precedente album in studio, “DO UT DES”, presentava un volto più pop se rapportato al DNA e al brand “Trolls”: quale potrebbe essere l’evoluzione futura del gruppo?

Sicuramente più rock progressive, musica "per la crescita della mente", un rock più maturo che passa dalla ingenua infanzia degli anni ’50 alla sfrenata adolescenza degli anni ‘60, per acquistare quella maturità, dove vengono privilegiati i contenuti rispetto alla forma, un rock che cercherà di trasmettere all'ascoltatore momenti di maggiore intimità e raccoglimento interiore, progressive, per cercare di rieducare la mente all'ascolto della musica come arte e non più come disimpegno. Il rock progressive è MUSICA SERIA, è un periodo di grande creatività, "arte, letteratura, conoscenza dei classici e impegno intellettuale, io e Maurizio abbiamo tutto questo nel nostro DNA, e metteremo le carte in tavola cercando di incastrarle al meglio… speriamo!

Stiamo vivendo momenti socialmente terribili, e proprio mentre sto scrivendo sta tragicamente diventando un tormentone la frase “Je suis Charlie”: che ruolo potrebbe avere la musica, nel 2015?


Certamente un ruolo importante come lo ha sempre avuto negli anni legati ai vari episodi di tragedie e non, che si sono susseguiti; in questo caso un atto barbarico che ha voluto attaccare la libertà di espressione: sicuramente il rock progressive da quest’ultima vicenda riuscirà a comunicare ancora di più una libertà mentale che non potrà mai, nonostante tutti gli atti barbarici fermare!


TRACK-LIST:
1 INTRO
2 I CAVALIERI DEL LAGO DELL’ONTARIO
3 L’AMICO DELLA PORTA ACCANTO

CONCERTO GROSSO PER I NEW TROLLS
4 ALLEGRO
5 ADAGIO
6 CADENZA – Andante con moto
7 IMPROVVISAZIONI NELLA SALA VUOTA

CONCERTO GROSSO N. 2
8 VIVACE
9 ANDANTE (Most Dear Lady)
10 MODERATO (Fare You Well Dove)
11 PAOLO E FRANCESCA
12 CHI MI PUO’ CAPIRE
13 C’E’ TROPPA GUERRA
14 OLTRE IL CIELO
15 QUELLA CAREZZA DELLA SERA

GIANNI BELLENO (batteria, voce, cori), MAURIZIO SALVI (hammond, tastiere, cori), CLAUDIO CINQUEGRANA (chitarre, cori), STEFANO GENTI (tastiere, voce, cori), PAOLO ZANETTI (basso), UMBERTO DADA’ (voce), special guest ELISABETTA GARETTI (violino solo)


UNA DISTRIBUZIONE ESCLUSIVA BLACK WIDOW RECORDS


domenica 25 gennaio 2015

Flower Flesh e Mindlight al Raindogs


Fotografia di Stefano Mantello

Serata mista, tra prog e metal venerdì 23 Gennaio al Raindogs di Savona.
I protagonisti sono i Flower Flesh, provenienti della zona di Albenga, mentre giocano in casa i Mindlight.
Generi diversi che riescono ad abbracciare i gusti di un’audience variegata, all’interno di un club che si presta per la proposizione di performance che variano dall’intimistico all’esplosione ritmica.
I F.F. ripropongono parte del loro album del 2012, The Duck in the Box, con l’aggiunta di inediti e di una apparente follia prog, che a conti fatti esalta la necessità melodica reclamata dalla musica progressiva: “Una ragione di più”, di Reitano/Vanoni, è un atto di coraggio - ormai un brano consueto nel repertorio live della band - e testimonia come nulla sia vietato quando si è al cospetto della qualità.
Difficile come sempre arrivare alla confidenza da palco, ma Alberto Sgarlato e compagni trovano subito il filo del discorso, riuscendo a catturare l’interesse di un pubblico forse poco abituato alla concentrazione di cui necessita certa trama prog, e col passare dei brani riescono a sintetizzare e a mettere in mostra le loro peculiarità, che da sempre sono la rappresentazione della contaminazione rock modellata su di un copione più “classico”.
Una buona opportunità per far conoscere la loro proposta ad un pubblico, o almeno parte di esso, alternativo.
Il video a seguire immortala il brano a cui si accennavo in precedenza.



Alla fine dell’esibizione dei Flower Flesh il mio tempo a disposizione era scaduto, ma sono riuscito ugualmente ad ascoltare i primi due brani dei Mindlight.


                                                             Fotografia di Stefano Mantello

Conoscevo un volto passato della band, avendo avuto occasione di far parte della giuria del contesto “SBAND”, nel 2011, occasione in cui arrivarono in finale piazzandosi poi al terzo posto.
Grande la differenza che ho trovato, legata soprattutto alla presenza di un frontman carismatico, Davide Garbarino - che mi dicono anche ottimo tastierista - capace di trascinare il pubblico e movimentare la serata, almeno la parte in cui ero presente.
Per gli amanti delle etichette il genere è metal, e non mi avventurerei nei rivoli delle differenti ramificazioni.
La potenza è notevole, garantita da una sezione ritmica “pesante” e dalla doppia chitarra, sulle cui trame incide in modo decisivo il lavoro del vocalist. Ad essere pignoli, sono presenti venature prog, grazie soprattutto all’impegno tastieristico.

Anche in questo caso, meglio delle parole … la musica!





giovedì 22 gennaio 2015

Gli strumenti di Joe Vescovi


ATTENZIONE! OCCASIONE DA NON PERDERE!

Per tutti i musicisti, appassionati di musica e collezionisti …
Per tutti coloro che nell’arco della vita sono venuti a contatto con Joe Vescovi e con la musica dei Trip
Per tutti quelli che desiderano convivere con un pezzo di storia…

La prematura scomparsa di Joe Vescovi ha lasciato segni tangibili e incancellabili, perché la sua musica rimarrà per sempre.
Ma esiste un contorno materiale che va preservato e che in ogni caso non è più utilizzabile dai componenti la famiglia, che desiderano quindi trovare una giusta collocazione alla strumentazione rimasta.
L’elenco è lungo, costituito da  tastiere, amplificazione, album, parti di impianti stereo…
Nell’immagine a seguire un piccolo esempio dell’inventario.
Se qualcuno fosse interessato all’acquisto di uno o più elementi, il punto di riferimento è Mario Marini, contattabile alla seguente mail:




mercoledì 21 gennaio 2015

Il ricordo mensile di Aldo Pancotti



Puntuale, come ogni mese, arriva il pensiero di Aldo Pancotti (Wazza Kanazza) che ci ricorda Francesco Di Giacomo

21 Febbraio 2014 - 21 Gennaio 2015

E' incredibile restare a terra con le ali sgonfie in salita scattano avanti e tu che non ce la fai...
(cit. Tirami una rete)

Manca il tuo pensiero... buon viaggio Capitano

A seguire un ricordo di Francesco scritto da Timisoara Pinto, con l'inedito testo di "A certe altezze.

A certe altezze (Dedicato a Francesco Di Giacomo)
di Timisoara Pinto

Non ho mai pianto e riso insieme così tanto. Francesco Di Giacomo, una delle voci più belle della storia del pop-rock italiano, aveva un cuore grande ed era una spalla formidabile, nel senso comico e filosofico della vita. Mi aveva adottato. Undici anni fa, prima di conoscerlo, sulle pagine degli spettacoli di un quotidiano, scrissi che era il barbonepiù elegante della scena musicale. Non l’aveva dimenticato e, quando per la fretta usciva con il maglione sbagliato o la camicia non stirata, lo ripeteva alla sua amata Antonella: “Sai cosa ha scritto Timi di me?”. Cercava la mia complicità, specie da quando la grande famiglia di Stradarolo (ilmeraviglioso Festival di arte su stradadi Zagarolo e Genazzano ideato e diretto dai Tetes de Bois) mi aveva accolto, e mi diceva: “Tanto prima o poi, dopo una bella cena, a Satta je meniamo tutti insieme! Ecco, appunto, Andrea Satta, al mio fianco, rimasto senza padre, il 21 febbraio 2014, per la seconda volta. Andrea guardava a Francesco come a un faro, come a un gigante buono che splendeva e che doveva splendere ad ogni costo, ma anche come a un bambino con la barba piena di zucchero a velo. Insieme sembravano Tom e Jerry, nei loro occhi il guizzo e il furore, la lampadina che si accende e improbabili impalcature che crollano e, sotto, loro due che, resistenti a tutto, si proteggono non perdendosi mai di vista.
Una coppia nella vita, ma anche in un film di Agostino Ferrente, che ne racconta il sogno e l’ironia, purtroppo interrotto dai meccanismi della produzione.
Quel poco che ho descritto spiega il perché di tante acrobazie, la voglia di dare a Francesco sempre il piedistallo più alto, la ribalta metafisica che ne mostrasse inequivocabilmente il genio e la sregolatezza, la forza magnetica e il dolce sguardo, il piglio intriso di animo popolare e il dettaglio del fuoriclasse, le sue comiche incazzature e la sua repentina capacità di recuperare con ironia. Nel 1994, il 14 luglio, ad un anno dalla morte di Leò Ferré, Andrea chiese a Francesco di presentare il primo cd autoprodotto dei Tetes de Bois. Era un disco dedicato ai loro amori francesi, primo fra tutti Léo.

Fu uno show case itinerante, a bordo del tram numero 30, una vettura degli anni Venti in regolare servizio che portava la bizzarra compagnia, mischiata ai romani e ai turisti, in giro da Porta del Popolo a Porta Maggiore a Porta San Paolo. Di Giacomo, seduto al posto del bigliettaio e in divisa da vero tranviere, rispondeva alle richieste delle ignare vecchiette munite di trolley per la spesa, leggendo pagine da Sputerò sulle vostre tombe di Boris Vian. Tutto regolarmente organizzato con le necessarie autorizzazioni e persino uno sponsor, la libreria Rinascita di via delle Botteghe Oscure, con il suo direttore storico, Urbano Stride, che li seguiva in motorino.
Un’altra volta, a Stradarolo 1998, Andrea gli affidò una corriera anni60, di quelle con lo spazio per le valigie sul tetto e il vetro anteriore diviso a metà. Mentre il conducente faceva il giro della campagna romana, da una strada consolare all’altra, Francesco era ai fornelli a cucinare bucatini all’amatriciana, minestra di fagioli e carciofi alla romana per i viaggiatori del Festival.
Nel 2001, di nuovo insieme, sulla Ferrovia dell’Allume, il paesaggio lunare della Tuscia, impreziosito da piccole stazioncine liberty abbandonate. Francesco questa volta, era su un bidone di benzina, piazzato sui binari della fermata fantasma di Civitella Cesi, provincia di Viterbo, a leggere. Se una notte d’inverno un viaggiatore di Italo Calvino. In un’altra stazione del percorso, nel 2007, ad Allumiere, per una tappa del tour Avanti Pop, a raccontare la magia del tempo e dell’umanità sul cassone di un Ape verde petrolio.
Di nuovo, nel 2007, sul tranvetto del 1924 che, dalla Stazione Termini, attraversando la periferia est di Roma, dal Mandrione al Pigneto, al Casilino, fino a Pantano Borghese, ben oltre il Racconto romano, dove forse un giorno vedremo comparire la moderna metropolitana, Francesco, alloggiato nella sua postazione in carrozza, leggeva Pasolini per uno spettacolo della Notte Bianca, che i Tetes, con la solita testa situazionista, hanno chiamato Tramiamo.
Una postazione Di Giacomo era sempre prevista a Genazzano, durante Stradarolo, dove, capando cicoria e fagiolini per le signore dei vicoli, declamava Trilussa. Ricordo Francesco inseguire Andrea sul ponte tibetano in val Di Fassa, in una scena del Film a pedali, cui accennavo prima, tra le macerie dell’Aquila, sull’ammiraglia della Transumanza a pedali, seduto come il Dalai Lama su un risciò pedalato da Andrea che, dopo pochi metri dalla partenza, non avendo calcolato la larghezza posteriore, ha finito la sua corsa incastrato nell’uscita della Fortezza Da Basso di Firenze.
Nel settembre del 2004, al concerto dei Tetes de Bois, in piazza dei Cinquecento a Roma per la rassegna Enzimi, Francesco preferì quello di Fiuggi di Lou Reed e Patti Smith. Ma anche in quel caso, non riuscì a recidere il cordone ombelicale con Andrea che gli chiese un collegamento telefonico per intonare Perfect Day durante l’esecuzione di Lou Reed, e condividerne l’emozione con il pubblico della piazza romana. Al campetto dello sport di Fiuggi sui cellulari nessuna rete, tutti improvvisamente a cercare di fare da antenna, al buio, a frugare nelle borse degli amici per trovare quella tacca in più.
Alla fine si fece, con il telefonino di Maria Cristina, che forse aveva Tim. E anche quella volta, Andrea potè dire l’amico mio c’era e Francesco diventò amico anche di queste tre sognatrici di Radio Rai, la Pinto, la Zoppa e la Malantrucco, e con una, in particolare, avrebbe condiviso la sventura di ritrovarsi Andrea Satta sul proprio cammino. Nei giorni a seguire, Francesco mi chiese almeno cinque volte di ringraziare la mia collega per aver tirato fuori dal sacco quel cellulare provvidenziale. Noi non finiremo mai di dire grazie a lui per aver tenuto a battesimo il nostro programma Scherzi della memoria, in onda per diversi anni nella notte di Radiouno.
Il collegamento dall’alto non gli era ancora riuscito, quello in mongolfiera, a descrivere il panorama in diretta su un’emittente locale, cucinando uova strapazzate. Era tutto pronto, a Stradarolo 99, superato lo scetticismo del sindaco di Genazzano, l’incredulità dei pompieri e dei vigili urbani, fatta l’assicurazione per spedire Francesco nella cesta di vimini, mongolfiera recapitata dal Piemonte da una società di noleggio ai nastri di partenza, passeggero unico già imbracato, con gli occhiali da saldatore, ormai votato al sacrificio. Il pubblico del Festival avrebbe sentito il suo reportage, attraverso casse distribuite lungo un percorso artistico che si snodava, contemporaneamente, per centinaia e centinaia di metri nei vicoli dei due paesi.
Caro Francesco, solo il cielo non era pronto, e le condizioni meteo non permisero ai tuoi amici di sollevarti più di quanto avresti mai potuto immaginare.
Vedendo l’esito di questo Sanremo avresti esclamato …E c’Arisemo! Più o meno quello che hai detto arrivando in ritardo a casa nostra, martedì, per la prima serata. Ho sentito Arisa in macchina… questa vince n’antra vorta. Chi l’avrebbe mai detto Francé che mi sarei ritrovata dopo tre giorni a pensarti come Claudio Villa, l’unico a morire la sera prima della finale, con Fazio che dà l’annuncio, come fece Baudo prima di far cantare Nostalgia canaglia ad Al Bano e Romina, in un’epoca senza social, ne wikipedia.
A proposito, Francè, altro che Reuccio, la tua faccia è bella e famosa a Roma come la Bocca della Verità, ci penso io a Satta non ti preoccupare, e smettila Andrea con questa tua aria da Gerard Philippe glielo dirò ogni tanto anch’io, per ridere e piangere insieme come abbiamo fatto tante volte e come non smettiamo di fare in queste ore.
Sarà per le tue lanose gote, ma so cosa vorresti dirmi in questo momento, sfranta per il tuo ultimo volo: vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole, e più non dimandare.

A seguire, un testo di Francesco Di Giacomo per Stradarolo 99

A CERTE ALTEZZE (ho poco tempo Andrea)

A certe altezze, si fanno più leggibili, le parti fisiche, di una terra, sempre più gnoma, boccia, pallino, punto puntino, punto, appunto.
A certe altezze, braccia e gambe, e seni e ventrame sparpagliato, alterni a tessuti muscolari, viadotti e vialetti, terminali nervosi e l’intestino enorme. Autostrade, strade, autosentieri, colline e montagne e mo basta! Nella somma di puzze e odori celestrini da piastrellaio, quel cielo a noi così poco riverito, come un grande cesso pubblico.
A certe altezze una serie di sussurri e sospiri, di grida e di dolcezze, di impressioni basse e bestemmie sante.  Su tutte il pensiero veloce di un bambino che scrive col dito per aria: pallone, palla, boccia, pallino, punto, puntino: voglio venire anch’io.
A certe altezze non si deve mai dire maestà. I re sono così lontani, a certe altezze.


FRANCESCO DI GIACOMO



martedì 20 gennaio 2015

CIRO PERRINO PRESENTA: I CONCERTI IN SALOTTO


Ecco una forma espressiva musicale che mi mancava, sicuramente una novità per l’Italia.

                               CIRO PERRINO PRESENTA: I CONCERTI IN SALOTTO

Ciro Perrino è attivo sulla scena musicale sin dalla fine degli anni ’60, ed è ricordato dagli amanti della musica progressiva come fondatore de IL SISTEMA e, successivamente di CELESTE.
Dalle percussioni alle tastiere, dal rock alla musica colta, dall’esecuzione alla composizione, dal lavoro di gruppo a quello solista, Perrino non ha mai smesso di sperimentare, creare e trovare nuovi modi di comunicare il suo lavoro e la sua passione.
In un momento così difficile per il mondo musicale, dove il “mestiere” di musicista sembra solo abbinato alla visibilità dei media, e dove il frutto del proprio lavoro non riesce ad avere riscontro adeguato, Ciro Perrino invita tutti a casa, e propone un concerto per pochi fortunati, nell’intimità della dimensione familiare, dove l’artista e l’audience diventano un tutt’uno e dove si riscopre la magia antica legata alla scoperta collettiva di una nuova atmosfera sonora.
E se fosse questa la nuova strada da seguire?

Racconta Perrino…

L’idea dei Concerti in Salotto nasce dal mio desiderio di creare uno spazio di ascolto della mia musica per interagire con essa a livello più profondo.
Ho notato che la mia presenza in un ambiente intimo come quello di una casa, a contatto con un uditorio limitato a poche persone crea una magia molto particolare, una sorta di fascinazione, che consente di “sentire” la Musica anche con gli altri sensi del proprio corpo. L’ambiente raccolto invita maggiormente alla concentrazione e permette di seguire il flusso di note come un viaggio onirico. Questo è uno degli aspetti del mio progetto Music Vision Path che permette all’ascoltatore di sperimentare un viaggio emozionale interiore che porta rilassamento, pace e benessere.

L’incontro comprende uno spazio di condivisione, domande e approfondimento dopo il Concerto stesso, e la degustazione di un aperitivo Vegetariano-Vegano, giusto per concludere in armonia e convivialità.

Il progetto di Concerti in salotto si ripete ogni domenica.

Sito web

Pagina Fan

Il nuovo album di Ciro Perrino si intitola BACK HOME, un album pianistico ricco di atmosfere suggestive e rilassanti.







lunedì 19 gennaio 2015

Runaway Totem-“Viaggio Magico”


Mi è capitato spesso di descrivere l’impegno musicale dei Runaway Totem e ogni volta che mi avvicino a loro sento la necessità di farlo con cautela, con estremo rispetto, avvertendo che la visione generale proposta è qualcosa che supera la musica e racchiude un mondo complesso, dove il risultato, qualora fosse anche un brano da due minuti, ha alle spalle una storia vissuta in lungo e in largo, dove le esperienze, la sperimentazione e il misticismo convivono, si integrano e rilasciano una magia. Mi piace definire il loro status come rappresentativo di una dimensione aulica. E forse “Viaggio Magico”, il progetto di cui parlo oggi, potrebbe essere riassuntivo del mio pensiero.
Ciò che ho tra le mani è qualcosa di importante anche dal punto di vista della quantità, quasi un’ora e mezza di musica suddivisa su due CD.
All’interno è testimoniato un evento live, andato in scena al Teatro Gustavo Modena, il 4 Maggio del 2013.
Quello che vorrei provare a descrivere non è tanto il contenuto, ma il modo in cui viene proposto, anche se sarebbe bene tracciare i percorsi singoli, ma per tutto questo l’intervista a seguire, realizzata con Roberto Gottardi, risulterà efficace ed illuminante.
Il viaggio è in assoluto l’azione che ci arricchisce maggiormente, momento in cui si entra in contatto con i tanti “mondi” che compongono lo spazio percorribile, e l’influenza inconscia e le riflessioni arrivano spesso con ritardo fisiologico, dopo lunga metabolizzazione… tutto questo ci cambierà, per sempre. Ma gli spostamenti di Gottardi e friends, almeno quelli raccontati in questa occasione, riguardano luoghi che lasciano il segno più di altri, e producono mutamenti che modificano la visione della vita, e, nel caso specifico, un differente modo di far musica. Differente rispetto a cosa? Beh, non ho mai visto i Runaway Totem dal vivo, ma l’ascolto di Viaggio Magico è sufficiente per farmi credere che un loro concerto sia qualcosa che non ha paragoni, e in questa affermazione si può racchiudere anche il mancato gradimento, se si è agganciati agli stereotipi e alle performance scontate.
Brani lunghi, che richiedono concentrazione, da palco, ma anche dell’audience.
Parte la musica e il viaggio inizia, dalla Mongolia alla Valley di Zappa, dal Mozambico all’India, una disposizione geografica ben precisa che non ha bisogno di essere presentata, perché riconoscibile all’impatto. Ma è anche un itinerario temporale, dove il passato si mischia alla novità, anche se non è semplice percepire l’evoluzione in un contesto simile.
Il riferimento ed omaggio a Frank Zappa è un brand preciso, una sorta di identificazione, non tanto col personaggio, ma col suo modo di inventare, il suo essere controcorrente, il suo coraggio.
Tutti stati che riconosco in questo concerto, dove parlare di genere (nel senso di etichettatura convenzionale) mi sembra inutile, perché il feeling che Runaway Totem riesce a creare supera i concetti a cui si è abituati, arrivando ad una concezione dello spettacolo live che ha a che fare con la trasformazione del conosciuto in contenitore da esplorare e da gustare, passo dopo passo.
Sperimentazione, tecnologia, etnia, rarefazione dell’atmosfera, ritmica non convenzionale, utilizzo dilatato dello "strumento voce"… questi alcuni dei parametri che fanno vibrare ed emozionare.
Nel comunicato di presentazione si propone una sorta di comparazione tra i live tradizionali e Viaggio Magico, evidenziano come i primi, spesso, siano la copia più o meno perfetta della fase “studio”… bene … Viaggio Magico è tutt'altro, un’esperienza per chi lo ha realizzato, ovvio, ma una grande occasione d’ascolto, una testimonianza indelebile di cosa significhi “vivere la musica” e “far vivere la musica”.

Il massimo dei voti per Runaway Totem e per Loris Furlan, che con la sua Lizard Records contribuisce al mantenimento della dignità della nostra MUSICA.


L’INTERVISTA

 Che cosa rappresenta “Viaggio Magico” nel vostro lungo percorso musicale?

Viaggio Magico è il nuovo lavoro del percorso musicale e non “Spiragli dall' Infinito” (secondo frammento). Il primo frammento  è stato “Affreschi e Meditazione”, uscito per Lizard records nel 2012. Questo nuovo percorso fa sempre parte del grande disegno del “Nous”.  Come si potrà notare con l'avvento di “Spiragli dall'Infinito” la musica Runaway Totem entra in territori musicali fino ad allora mai esplorati. Il mio incontro nel 2010, con il maestro Gianpaolo Tofani, grande chitarrista dei mai dimenticati AREA, ha fatto sì che io mi aprissi alle esperienze etniche ed elettroniche ancora più in profondità. La chitarra ora la vedo come una “Liuteria Elettronica” e la suono sia come chitarra, sia come fosse altri strumenti musicali (Synt, Fiati, Tastiere, Percussioni ecc...), tutto coadiuvato da due computer per la gestione dei suoni. Questa è stata ed è la grande scuola chitarristica del maestro Tofani. Direi che Viaggio Magico continua, implementa e completa un viaggio musicale incominciato con Trimegisto. Con questo non vuol dire che ci fermiamo a questo step, per l'appunto questo è un'altro step. Già stiamo sperimentando nuove sonorità, nuove forme compositive e nuove song.

Non mi è chiaro se il live che avete realizzato è stato studiato apposta, disegnato per quella particolare occasione o se è stato scelto in quanto performance “migliore” tra le altre.

Questo concerto “Live” è stato organizzato dall'assessorato alla cultura del comune di Mori (TN) al Teatro Gustavo Modena. In questa particolare serata si voleva festeggiare Runaway Totem per il 10° lavoro (Affreschi e Meditazione) licenziato da Lizard Records. L’evento comprendeva due performance, una Runaway Totem (Viaggio Magico) e l'altra Universal Totem Orchestra. La serata è stata dedicata alla “Musica delle Sfere”. In collaborazione con i tecnici del suono è stata registrata la performance Runaway Totem ed il risultato è il doppio cd appena uscito. Abbiamo disegnato questo live per questa serata, includendo brani nuovi mai usciti in cd e mai suonati fino ad allora, brani da Affreschi e Meditazione e un brano, Segreto tra le Mura dal nostro primo lavoro del 1993, Trimegisto. In questa serata volevamo far vivere  al pubblico il nostro percorso musicale partendo dall'inizio, passando dall'ultima produzione (Affreschi e Meditazione) e arrivando alle nuove composizioni, però il tutto non così organizzato, ma mescolando le carte e il risultato è la scaletta brani del doppio CD.

La musica racchiusa nel doppio CD è qualcosa che richiede una certa concentrazione o quantomeno la predisposizione al coinvolgimento musicale: quali sono le maggiori difficoltà che si trovano nel mettere in scena un set così raffinato?

Sicuramente le cose più importanti sono il cuore e la mente. Mi spiego meglio. Prescindendo dalla perizia tecnica, le difficoltà sono di carattere mentale, per una concentrazione che non deve mai venir meno e di un “idem sentire” (cuore) tra i musicisti  che ti permette di improvvisare e volare in fughe mai provate prima. In duetti vocali al limite della difficoltà e ritmiche sempre presenti e (passami il vocabolo) devastanti. Direi che le maggiori difficoltà si trovano dentro noi. In ultima analisi se la concentrazione c'è e il cuore batte, nulla è precluso alla buona riuscita della performance.  Bisogna vibrare, perchè tutto ciò che vibra è vivo!

Da dove arriva la “magia” del viaggio… dai luoghi visitati o dall’ispirazione che questi provocano?

I luoghi citati li ho visitati personalmente in vari viaggi, dall'India al Nepal, dal Sud America al Centro America, dal Nord Africa all'Indonesia ecc... ma questo non è sufficiente per carpirne la “magia”. L'ispirazione che provocano nel viaggiatore è data da una molteplicità di cause e queste non sono ancora sufficienti ad essere tradotte in musica. Io sono riuscito a tradurle in musica dopo averle assorbite, fatte mie, interiorizzate e dopo averle condivise anche con gli altri componenti di Runaway Totem. Questo “Viaggio Magico” vuol essere un'esperienza musicale e di viaggio interiore, da condividere tra i musicisti e gli ascoltatori.

Il lungo brano di chiusura, “TAT l’albero cosmico”, è indicato come “frammento del 15°capitolo della Bagavad Gita”: mi racconti l’essenza e la connessione con la vostra musica?

Wow, essere breve non è facile, ci provo, ma la domanda è veramente intrigante e la risposta è molto complessa. “BAGAVAD GITA”, libro Santo dell'India che tradotto in lingua italiana ha il significato de “Il Canto del Beato”. Il testo del brano TAT l'albero Cosmico include i primi due paragrafi (di quattro) del 15° capitolo e cioè Recidi l'Albero Cosmico! e Cerca il Luogo Supremo, ecco perchè il testo del brano è indicato come un frammento del 15° capitolo. Questo eterno albero universale con le radici in alto e i rami in basso è la luce, è il Brahaman; invero è detto l'immortale. Su di esso si fondano tutti i mondi e nessuno può andare al di là. In verità esso è il TAT. Tutto questo mondo fu creato al muoversi del respiro vitale. L'albero cosmico vive al centro dell'universo e - per la sua posizione assiale e il suo verde permanente, che si rinnova ai tre livelli, radice, tronco e fogliame – mette in relazione i mondi umano, celeste e uranico. La sua linfa è un liquido vitale che proviene dal basso, i suoi frutti sono cibi che conferiscono l'immortalità. L'albero è rovesciato nell'immagine esoterica nella quale le radici affondano nella rugiada del cielo. L'idea del cosmo ordinato con un centro assiale simbolizzato dall'albero è di molte culture. Questi sono argomenti molto cari a Runaway Totem ed abbiamo già scritto composizioni al riguardo. Comunque sul testo della BAGAVAD GITA non è la prima composizione che facciamo e non sarà l'ultima.

La vostra proposta è stata definita come qualcosa che supera la musica stessa e diventa “arte superiore”: è questo uno dei vostri obiettivi o tutto si è evoluto in maniera naturale?

Ringraziamo chi ha definito la proposta Runaway Totem - come qualcosa che supera la musica stessa e diventa “arte superiore”- sicuramente non è e non era un nostro obbiettivo e il tutto si è evoluto in maniera naturale. Noi facciamo musica e continueremo a farla, Se riusciremo con le nostre proposte a dare ancora queste sensazioni, ciò ci spronerà, come ci sta già spronando a cercare di entrare, sempre di più, in profondità, in nuovi territori musicali di ricerca, tra etnico, elettronico, jazz, rock e tutte quelle contaminazioni che si possono fare tenendo ben presente la “spiritualità” del progetto. Dove, il progetto, mescolandosi con il passato, il presente e il futuro diventa qualcosa che trascende il tempo, per essere esso stesso il tempo.

 So che parlare di futuro è qualcosa che è distante dalla vostra filosofia musicale - e di vita - ma è possibile delineare qualche progetto che riguarda il vostro tempo prossimo?

Runaway Totem alla fine del 2012 esce dall'ombra e ritorna a fare esibizioni live. Il nuovo percorso è stato denominato Il Mondo della Luce. Nel 2015 continueremo nel percorso “Il Mondo della Luce” e cercheremo di fare esibizioni live molte più che in passato. Abbiamo un nuovo progetto da registrare in studio con composizioni già fatte e alcune già eseguite negli ultimi concerti. Un progetto di sperimentazione voce-musica “Univers Art” eh eh.... per adesso direi “Buon 2015” a tutti e grazie. 



Runaway Totem

Line-up

CAHÅL DE BÊTÊL: Gottardi Roberto - Guitars, Electronic Luthery, Synt Glass, Voice on TAT
RE-TUZ: Raffaello Regoli - Voice, Diplophonie, Marranzano
SOTI SAN: Antonella Bertini - Voice, Diplophonie
DAUNO: Buttiglione Giuseppe - Bass, Fretless Bass
TIPHERET: Morghen Germano – Drums, Keyboards on TAT

Pictures: Castellano Stelio
Photos: Biatel Mauro
Graphics: Modo Grafico Raffaello Regoli
Viaggio Magico has been live recorded at Mori Theater on 2013 may 4 by Marco Gadotti
Mixed and engineered by Cahal de Betel at Totem Records Studio
Music performed by Runaway Totem
Music composed, arranged and directed by Gottardi Roberto
Producer: Runaway Totem
Executive producer: Runaway Totem Records & Lizard Records

Tracks:
CD 1:
1-1      - Mongolian Voyage/Cucamonga Valley
1-2      2-1 - Mozambico
3-1 - Jaipur La Città Rosa

CD 2:
1-2 - Segreto tra le mura
2-2 - Ganesha Puja
3-2 - TAT l'Albero Cosmico