sabato 22 gennaio 2011

Melapesante: il ritorno dei Syndone


Dopo 18 anni di assenza la prog-rock band torinese confeziona il nuovo disco: un seducente concept-album dedicato alla simbologia della mela nella storia dell'uomo

Melapesante: il ritorno dei Syndone
Syndone
&
Electromantic Music
sono lieti di presentare:
MELAPESANTE
...La forza della Mela è la sua semplicità, la sua disponibilità ad offrirsi...

Electromantic Music 2010
10 brani, 48,5 minuti

Melapesante è il nuovo disco della storica new prog-band Syndone, che con unaformazione rinnovata, ha dedicato al tema della mela il suo terzo lavoro. Guidatidall'eclettico compositore Nik Comoglio, che nel 2009 ha conquistato pubblico e critica con il progetto colto di Acqueforti, i Syndone inanellano le suggestioni storiche e letterarie sulla figura della mela in 10 capitoli: da Adamo ed Eva a Guglielmo Tell, da Magritte aNewtonrivivono nelle migliori atmosfere del rock progressivo.

Per il terzo album la band, come afferma Nik Comoglio, si è molto concentrata "per riuscire acreare musica il più originale possibile; perché io credo che l’originalità musicale passi attraverso il gruppo, la sinergia di più menti con più bagaglio culturale possibile, ciascuna delle quali dà in proporzione a quanto ha assimilato nella sua carriera". In Melapesante si sente un lavoro maturo e artisticamente compiuto: l'attenzione per il suono, lastrumentazione vintage e la masterizzazione nei celebri studi di Abbey Road a Londra, rendono il disco è pieno di sorprese.

Il rock progressivo dei Syndone non lascerà indifferenti vecchi e nuovi cultori del genere, come accadeva negli anni '90: "Non abbiamo voluto eliminare del tutto quel sound particolareche avevamo creato allora; ad esempio: anche qui manca la chitarra elettrica ma abbiamo aperto ad altre situazioni timbriche con l’uso del vibrafono o l’impiego di tastiere diverse". Come i due album precedenti Spleen (1990) e Inca (1992) anche Melapesante è prodotto da Beppe Crovella.

I Syndone sono:
Nik Comoglio al piano, hammond, moog e tastiere
Federico Marchesano al basso elettrico e contrabbasso
Francesco Pinetti al vibrafono e timpani sinfonici
Paolo Rigotto alla batteria e percussioni
Riccardo Ruggeri alla voce


Info:
Syndone/ Nik Comoglio
http://www.nikcomoglio.com

Electromantic Music:
http://www.electromantic.com

Ufficio Stampa Synpress44:
http://www.synpress44.com

Video Intervista Syndone:
http://www.youtube.com/watch?v=JXDZNuX7q6U




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giovedì 20 gennaio 2011

In ricordo di Gerry Rafferty



Pochi giorni fa, il 4 gennaio, è morto Gerry Rafferty.
Colpisce sempre la dipartita di una persona “giovane” (63 anni), soprattutto se conosciuta e famosa.
Rafferty è collegato indissolubilmente a “Baker Street”, brano famoso soprattutto per il suo indimenticabile giro di sax iniziale. Non so come ma il suo album “City to City” entrò in casa mia (e ancora c’è), nonostante a quell’epoca certa musica “pop” fosse bandita dalle mie parti. Ma trovo quell’album davvero piacevole e anche oggi, a distanza di tempo, i brani che lo compongono non hanno perso il fascino iniziale. Mi è accaduto di … “aprire la porta e lasciarli entrare”, e ho scoperto che hanno qualcosa di magnetico, che niente ha a che vedere con quell’assolo di sax famoso, ma è forse più legato ad una timbrica vocale unica, capace di toccare il cuore attraverso arie malinconiche.
Gerry soffriva da tempo di problemi d’alcolismo, culminati con un’insufficienza epatica che gli è stata fatale. Già nel 2008, infatti, l’artista scozzese era stato ricoverato d’urgenza per problemi al fegato, risultato di una dipendenza che durava da anni. Nel 1990 Rafferty divorziò dalla moglie, Carla Ventilla, proprio perché la donna era stufa dei problemi d’alcolismo del marito. I due hanno avuto in passato una figlia che ha vegliato il cantante prima della sua morte.
Figlio di madre scozzese e padre irlandese, da giovane iniziò a guadagnare esibendosi nella Metropolitana di Londra e il suo brano di maggior successo, Baker Street, è ispirato proprio a quei giorni.

Le prime esperienze professionali cominciarono con la collaborazione con Billy Connolly, nella band The Humblebums. Nel 1971 registrò il suo primo album solista, Can I Have My Money Back. Nel 1972, col suo vecchio compagno di scuola Joe Egan, fondò gli tealers Wheel, gruppo che, però, non ottenne successi degni di nota, a parte il singolo “Stuck in the Middle”, riportato al successo in epoche successive. Il gruppo di sciolse nel 1975.

Nel 1978, Rafferty incise l'album solista City To City, che includeva Baker Street, brano che raggiunse la terza posizione nelle classifiche inglesi e la seconda in quelle statunitensi. L'album vendette oltre 5.000.000 di copie, superando Saturday Night Fever. A parte il successivo Night Owl, i lavori seguenti non ottennero riscontri di pubblico e di critica paragonabili a quelli ottenuti con City To City.

Dopo aver saputo di quanto accaduto, sono andato a riascoltare quell’album e arrivato a “Whatever's Written in your Heart” mi sono commosso sino alle lacrime. Il motivo non lo conosco, ma sicuramente c’è.




mercoledì 19 gennaio 2011

Banco del Mutuo Soccorso in TV

Per il secondo giorno consecutivo Wazza Kanazza passa da queste parti. D’altra parte chi si occupa di musica da una vita deve … raccogliere in frutti del proprio impegno!

Il suo racconto del “dietro alla quinte” è interessante, anche perché testimonia il ritorno del BANCO nella TV di stato, nella trasmissione “Parla con me”, condotta da Serena Dandini e Dario Vergassola.

Una sola assenza importante, quella di Rodolfo Maltese, storico chitarrista del gruppo sin dagli anni ’70, in attesa di una completa guarigione, presente comunque nel cuore e nella testa del resto della band e di tutti i fan. Anche questo post è dedicato a lui, come anticipa la foto iniziale.

Wazza ha vissuto per intero la due giorni e ce la descrive così.


Due giorni dietro le quinte (ma andavano bene anche la quarte o la terze !!!)

All’inizio di gennaio Iaia (D&D), mi passa la notizia della partecipazione del Banco al programma televisivo… rimango un po’ sorpreso, non mi ricordo se c'era già la tv a colori l'ultima volta che li hanno invitati in tv, comunque era passato qualche anno; e poi, non avendo un nuovo disco da "lanciare", mi chiedo se forse si sono accorti che a fare musica di qualità sono rimasti in pochi!?

Contatto Vittorio che mi conferma il tutto, e vengo nominato sul campo chaffeur ufficiale e aiuto tecnico (leggi, carica master keybord sulla macchina...)

Il programma è dalle 13.00 alle 17.00 (prove, soundchek, suoni...), 17.30/19.00 (registrazione programma), 3 pezzi da eseguire a puntata, tempi da 1'30 ai 3'30 a brano.

Allora, i brani del Banco durano da un minimo di 5' a 19', e ridurli ai minimi termini, mantenendo una metrica che dia un senso alla canzone, è veramente cosa ardua.

Inizia così un'operazione di taglio e cucito (che nemmeno Valentino se lo sogna!), prove su prove, sento parlare di ottavi, sedicesimi (manco fosse la Coppa italia), vedo i "ragazzi" che provano incastrano... tempi pari e tempi dispari, e mentre mi rendo conto della difficoltà e complessità di certi brani, mi vengono in mente tutti quei "coglioni" che con due note hanno fatto soldi a palate!! Mah...

Ma la bravura del Banco e gli arrangiamenti di Vittorio superano ogni ostacolo.

In pochi minuti devono proporre al popolo del plasma, cos’è la musica del Banco: energia, poesia, il prog, gli anni'80.

I brani scelti sono:

Prima serata, RIP / 750.000 anni fa l'amore/ Traccia I

Seconda serata, Moby Dick / L'evoluzione/ Non mi rompete (erano opzionate anche Nudo/Canto nomade/Il Ragno...)

13 gennaio, primo giorno.

Arriviamo puntuali alle tredici, un frugale pasto alla mensa aziendale e via a montare gli strumenti; i "giovani" Marcheggiani, Papotto, Masi, hanno l'adrenalina a mille, Vittorio e Tiziano sono impegnati nel soundchek, Francesco distribuisce pillole di saggezza con i suoi "monologhi". Le prove scorrono tranquille, senza grandi intoppi; piccola pausa nei camerini, distanti dal teatro...gli chiedono se hanno bisogno di un pò di trucco, gli rispondo che ci vorrebbe un miracolo!!

Ultimi ritocchi in regia con Carlo De Filippo che "addomestica" i suoni, e si parte con le registrazioni. Ci accorgiamo dai tanti apprezzamenti ricevuti negli studi quanto il Banco sia ancora nel cuore della gente. Vergassola confessa di averli visti da ragazzino, a La Spezia nel 1972, e anche il PM Ingroia dichiara di aver avuto dei "vinili" del Banco; Serena Dandini e tutta la redazione li mettono a loro agio. Ottima performance dal vivo. Peccato che “Traccia I”, verrà tagliata nella messa in onda; altro neo un caldo africano negli studi, tanto che Francesco si prenderà un'influenza che il giorno gli chiederà il conto!

Nel frattempo mi dedico alle public relation, porto un pò di gadget del Banco Music Club a Serena, Dario e ai ragazzi del service, grandi professionisti.

14 gennaio, secondo giorno.

Dato che gli strumenti erano già montati (se la piamo comoda...) arriviamo verso le 14.30; visto che il ghiaccio è rotto penso, “oggi sarà più rilassante” ... manco per il (bip), c'è da ridurre “L'evoluzione” da 12', a 3'30, quindi prove su prove, e la pignoleria di Vittorio (o professionalità, a seconda dei punti di vista), avrà la meglio e riescono a farla alla grande, ma è sempre un "Coitus interruptus”.

Francesco piano piano comincia a perdere la voce, e il caldo degli studi, mixato con il freddo per arrivare ai camerini fa il resto... che sola!!! Già era successo al Prog Exhibtion di Roma. Iniziano con “Moby Dick”, una delle più amate dal "grande" pubblico del Banco, rivoluzionata da Francesco; viene cantato solo il ritornello, mentre a posto del testo legge dei brani tratti dal libro dei Melville (era già successo nella diretta radiorai del 2002)… molto bella, nonostante la voce al minimo di Francesco. Il pubblico (in maggioranza donne con l'ormone a mille...), risponde con grandi applausi, ma mi viene il dubbio se tanto eccitamento è per il Banco o per il bel Raul Bova che entrerà subito dopo! Continuano con “L'evoluzione”, una bastonata… e poi il classico dei classici, “ Non mi rompete”, ma nella messa in onda “L'evoluzione” (dopo tanta fatica..) non viene messa in onda,(mà và a caghèr...), ma si sa, i tempi televisivi poco si addicono al progressive.

Finisce tra baci ed abbracci, si rismontano in fretta gli strumenti, e si torna a casa felici, contenti e stanchi, perché la Tv, sembra strano, stanca più di un concerto.

Certo, rimane l'amarezza per la mancanza di Rodolfo… sapete tutti che ha dei problemi di salute e ancora non è pronto; di comune accordo hanno deciso che era meglio non partecipasse, la tv per certe cose è impietosa! Ma lui era con noi, e noi con lui. La speranza è che si rimetta presto e torni a deliziarci con la sua chitarra, e la sua grande umanità. Forza Rudy!!!

Speriamo che questa "sortita" nel mondo in cui se non appari non esisti, sia servita ( e ce n’ era bisogno), a dimostrare che il Banco Del Mutuo Soccorso è ancora vivo e vitale, i suoi testi sempre attuali ed emozionati, e che dal vivo sono una delle band più forti al mondo (avete letto bene, mondo...)

Per conto mio ho passato due bellissime giornate, condividendo le emozioni e le preoccupazioni con delle persone che ormai reputo come dei fratelli maggiori (o minori, secondo anagrafe!!) Grazie Ragazzi.

Aldo


martedì 18 gennaio 2011

Intervista a Greg Lake


L’intervista che propongo oggi ha un’enorme importanza … affettiva. So che non è semplice far capire cosa significhi per me avere avuto una breve “connessione” con un’icona della musica rock (prog), quel Greg Lake che vidi da adolescente a Genova nel momento di massimo splendore di ELP. Riprovai l’anno a seguire, ma con scarso successo, come si evince dallo scambio di battute a seguire. Ma come è stato possibile carpire qualche segreto a Greg?
La fotografia a seguire mostra i “protagonisti”, Lake e  Wazza, cioè colui che mi ha messo in contatto con Corrado Canonici, uno dei collaboratori di Greg. 

E’ grazie a quest'ultimo se Lake ha accettato di rispondere a qualche domanda. 
Mi aspettavo una lunga attesa, con la reale possibilità di non ottenere alcuna risposta e invece… nemmeno una settimana dopo arriva il risultato! 
Come dico sempre, la musica fa miracoli ed è capace di abbattere barriere di ogni genere, e le distanze tra i miti del rock e i comuni mortali possono essere annullate.

L’INTERVISTA

Eravamo tutti emozionati, in attesa dei concerti di Novembre, che poi sono stati cancellati. Quali sono le attuali condizioni di Keith Emerson? Ci sono possibilità di rivedervi presto on stage?
Sono molto dispiaciuto, ma i concerti di novembre sono stati annullati a causa di una seria operazione che Keith ha subito. Ora ha recuperato, ma al momento non ci sono pianificazioni relative alla ripresa del tour.

Mi pare fosse il 4 maggio del 1973 e ELP era di scena al Vigorelli di Milano. Avevo 17 anni e l’anno precedente vi avevo visto a Genova. Rimasi per 2 giorni a Milano, senza avere la possibilità di vedere alcun concerto. Ufficialmente il problema era un “malessere vocale di Greg Lake”, ma a mio padre non importò nulla e al mio ritorno a casa … furono guai. Mi dici a distanza di tanti anni cosa accadde in quel frangente, che anche Keith ha citato nella sua autobiografia?
Credo che il concerto a cui ti riferisci sia dei primi anni 1970, quando fummo costretti a cancellare l'evento di Milano a causa di una mia improvvisa laringite. Parlo di una situazione in cui si perde completamente la voce e occorre stare a letto in condizioni terribili, per quattro o cinque giorni. Non c’è davvero nulla che possa evitare che ciò accada, e gli unici rimedi sono le medicine e il riposo che, come ho detto, è di circa quattro o cinque giorni al massimo. È interessante notare che questo che hai menzionato è uno dei pochi concerti (tre) che sono stato costretto a cancellare durante quasi cinquanta anni di performance live, quindi, sebbene possa capire la delusione della gente, penso che devo considerarmi fortunato per aver perso un così esiguo numero di “spettacoli” in così tanti anni di attività!

Sempre in quel libro, Emerson ti attribuisce l’appellativo “TheVoice”, ma … in quale veste ti sei sentito completamente realizzato … chitarrista, bassista, produttore …?
Mi sento molto gratificato dal contributo che ho dato al progetto ELP e a quello originale dei King Crimson. Anche se non sono mai completamente soddisfatto del lavoro che faccio, mi considero molto fortunato, sia per essere stato in grado di “muovermi” in ruoli così diversi, sia per il lavoro che ho svolto, che mi ha permesso di raggiungere un successo duraturo e un buon riconoscimento di critica e pubblico.

Non mi sono mai dato una spiegazione relativa al fatto che in un certo periodo storico, un insieme di musicisti sia riuscito a creare qualcosa che prima non esisteva, e ogni gruppo sia riuscito a realizzare musica con caratteristiche diverse… Crimson, Floyd, Tull, Genesis, Giant, VDGG, ELP… che cosa ha favorito quella rivoluzione che ha prodotto musica ormai immortale?
In quel periodo l'idea era di cercare di essere il più originali possibili. Era infatti più importante essere unici che avere successo commerciale. Tra la fine del 1960 e gli inizi del 1970 era possibile bendarsi gli occhi e identificare un artista durante i primi cinque secondi di un brano, perché ognuno aveva un suono del tutto originale e riconoscibile.

Anche in Italia avvenne un grande cambiamento sulla scia di ciò che la British Music proponeva. Il Banco del Mutuo Soccorso colpì anche ELP e arrivò alla Manticore. Che ricordo hai del gruppo? Hai ancora contatti con loro?
Ho bellissimi ricordi del Banco e della PFM e ho sempre amato la musica italiana e l'arte in generale. C'è qualcosa nello spirito del popolo italiano che sembra produrre arte in maniera quasi spontanea, senza sforzo, e questo spirito era sicuramente presente in entrambe queste grandi band.

Lake scappò dai King Crimson, Bruford dagli Yes, Gabriel dai Genesis… perché questa “vita dinamica” per musicisti inseriti in gruppi in piena crescita?
L'arte non si ferma, è elemento fluido, e le circostanze cambiano continuamente. Parlando in termini strettamente creativi, la maggior parte dei gruppi può stare insieme solo per un tempo molto breve. Possono continuare uniti per fare soldi, per fare concerti e tour, ma il periodo creativo di solito è molto limitato.

Quanto ha inciso la tua famiglia nelle tue scelte professionali?
Mia madre e mio padre sono stati per me un grande supporto quando ero bambino, e sono loro che hanno reso possibile che io mi applicassi e realizzassi i miei sogni attraverso lo studio della chitarra. Senza il loro aiuto e sostegno sono certo che la storia della mia vita sarebbe stata molto diversa.

C’è crisi di talenti o ci sono meno opportunità? O è il mondo discografico che ha mutato volto?
Da quando ho iniziato a suonare e a dedicarmi alla musica molte cose sono cambiate, e sono realmente triste quando dico che la maggior parte di queste non siano cambiate in meglio. Il problema più grande che posso vedere nel mondo della musica di oggi è legato al fatto che, poiché non è più possibile proteggere i diritti d'autore e il lavoro “intellettuale” che sta dietro alla musica ( pensiamo solo al download gratuito e alla diffusione dei bootleg), le case discografiche non sono più in grado di investire nello sviluppo degli artisti, pianificando il raggiungimento di obiettivi sul lungo termine.

Come giudichi l’avvento di internet, dal punto di vista del musicista che deve vendere il proprio prodotto per vivere?
Internet è un'arma a doppio taglio. In un certo senso si può dire che sia un ottimo veicolo per gli artisti, in quanto da la possibilità di comunicare direttamente con i propri fan e fornire in tempo reale informazioni utili, tuttavia il problema che deriva da questa “ nuova libertà” è quello che ho citato nel paragrafo precedente.

Qual è stato il musicista per te perfetto, quello a cui ti sei ispirato?
Sono troppi per citarli, però, come ho detto prima, ho sempre ascoltato la musica italiana, che ha quindi avuto una forte influenza su di me, soprattutto come cantante.

Bill Bruford ha smesso ufficialmente di suonare. Come vedi Greg Lake nei prossimi 5 anni?
Ho intenzione di continuare a suonare, creando fino a quando mi sarà possibile. Per me è solo un piacere per cui non riesco a vedere un solo motivo per cui dovrei smettere.

Grazie per la pazienza.
E 'stato un piacere, e grazie per le interessanti domande. I miei saluti agli amici italiani.


NOTA 

La musica progressive (straniera) relativa al momento d’oro, si può ricondurre a un fazzoletto temporale ad inizio anni ’70. I gruppi che la identificano ( forse non i migliori, ma quelli universalmente riconosciuti) sono, in ordine alfabetico:

Emerson Lake and Palmer
Genesis
Gentle Giant
Jethro Tull
King Crimson
Pink Floyd
Van Der Graaf Generator
YES

Di tutti i componenti delle band succitate, solo due hanno avuto appartenenze “trasversali”. Il record è del batterista Bill Bruford che dopo aver dato vita al progetto YES ha militato nei King Crimson, con una breve presenza nei Genesis.
L’altro “eletto” è Greg Lake, che passò dai King Crimson a ELP.

lunedì 17 gennaio 2011

THE EX KGB-"I PUTIN"


Sono venuto in contatto col mondo “THE EX KGB lo scorso anno, quando presentai “La Stagione della beneficienza”:
Parlerò oggi del loro primo album, Ð¿ÐµÑ€Ð²Ñ‹Ð¹ ПуÌ�тин(Primo Putìn).
Quando mi appresto a “dire la mia” su un nuovo album, utilizzo uno schema consolidato, a mio giudizio appropriato per stimolare la curiosità, ma le conclusioni arrivano seguendo un iter diverso, a seconda che l’artista risponda alle mie domanda dopo uno o più ascolti. E l’intervista mi serve per farmi un’idea più chiara degli “uomini “ (o donne), che hanno speso “lacrime e sangue” in un progetto che spesso ha lunga gestazione.
Nel caso di THE EX KGB, le risposte sono arrivate in un lampo, dopo un unico ascolto, e dopo avere letto molto (in rete è reperibile il loro pensiero che ho carpito da altri curiosi come me) della loro filosofia musicale e di vita. Perché mi dilungo su aspetti “secondari”( rispetto alla musica)? E’ di pochi giorni fa una discussione appassionante online dove si sottolineava l’inesistenza del nuovo, della buona musica, da ricercare solo negli anni ’70 (la mia musica!). Non la penso così, e credo che questo “I PUTIN” sia un’ennesima dimostrazione.Ovviamente può essere un genere che non fa scattare la scintilla dell’amore a prima vista, in fondo c’è poco di razionale nella musica, e devo ancora trovare qualcuno che mi spieghi perché per ogni dieci dischi degli YES ne ascolto uno dei Pink Floyd. Ma la qualità è qualità, e penso che la differenza tra musica “fatta bene” e “bella musica”, sia quella tra chi esegue perfettamente una parte e chi da realmente qualcosa a chi ascolta. THE EX KGB appartiene, secondo me, a questa seconda categoria, almeno da quanto ho sentito su disco, in attesa di avere, spero presto, una conferma live. Devo obbligatoriamente fornire un giudizio sintetico, ma mi piace sottolineare ciò che mi ha colpito.
Il gruppo è formato da tre musicisti, secondo uno schema abbastanza antico, quello del basso/chitarra/batteria, con l’aggiunta dello Stick Chapman. La mia prima domanda è proprio su questo argomento e mi procura una tiratina d’orecchie, per il mio “ridurlo al suono di un basso”. In effetti è molto di più, ( prevede semmai la contemporaneità di basso e chitarra), e vedendolo usare dal vivo la scorsa estate da Nick Beggs (con Steve Hackett) mi aveva incuriosito e avevo cercato un minimo di approfondimento. Ma il risultato sonoro e le timbriche sono qualcosa che fanno parte del DNA della musica rock, qualcosa di radicato che è ben diverso dall’utilizzo di fiati o archi. Esistono due elementi che mi hanno toccato e che occorre evidenziare. Innanzitutto l’aspetto “energia”, quella parola che utilizzata nel campo musicale assume connotati ben precisi e che ho ritrovato sottolineata in ogni articolo dedicato a EX KGB. L’energia è spesso sinonimo di movimento, di ritmo, di bisogno di passare dal “potenziale al cinetico”. “I PUTIN” è a mio giudizio tutto questo, perché trattasi di vera “istigazione ad osare”. E già questo mi pare un successo. Esiste poi un’energia che non sarò in grado di spiegare, perché è un alchimia che si realizza quando si riesce ad entrare in sintonia (o almeno si crede che questo accada) con ciò che si sta ascoltando, e forse qui risiede il maggior talento della band, che non necessariamente deve essere formata da “geniali musicisti” (non sono in grado di giudicare), ma geniale è il risultato e cioè il prodotto che arriva all’ascoltatore.
Esiste poi il secondo elemento che è il particolare sound proposto. Ritengo sia difficilissimo inventare qualcosa che diventi una peculiarità, un segno distintivo, che ti fa dire immediatamente:” Ecco la chitarra di Ian Ackerman, ecco la musica dei Focus!”. Eppure EX KGB è riuscito a trovare “la caratteristica” che conduce a una sorta di “primostile, almeno per quanto riguarda le mie conoscenze. In questo credo abbia giocato ruolo fondamentale l’esperienza “straniera” e l’ausilio del professionismo d’oltreoceano, che ha saputo comprendere e tradurre i propositi in fatti reali. Non trascurabile il messaggio derivante dalla copertina ( connesso al nome della band) che non ho il potere di decodificare, ma fa parte di quel mistero che colpisce immediatamente chi decide di vivere un album in modo totalitario, lasciandosi attrarre da tutti gli aspetti che lo compongono. All’impegno sociale del gruppo ho già accennato e, da quanto ho inteso, è un aspetto completamente integrato nella filosofia e negli obiettivi della band.
Nell’intervista a seguire si possono trarre interessanti indicazioni.
A fine post presento un brano che fa parte del disco e che mi è particolarmente piaciuto, “I’m Moving”.

Notizie dettagliate sulla band e sul loro album ai seguenti link:



L’INTERVISTA

La line up composta da tre elementi è molto tradizionale. Gli strumenti che utilizzate sono classici, nella famiglia del rock ( il Chapman Stick è comunque un basso), e non vi avvalete di particolari tecnologie… riempitive. E’ una precisa scelta che fa parte di un progetto, funzionale al sound che volete ottenere, o sono i rapporti umani e il caso che conducono, magari fortunosamente, in una certa direzione di piena soddisfazione?

Si il trio è una formazione classica, sono gli ingredienti che cambiano e danno un volto.Strumenti tradizionali si e no perché ridurre il “Chapman Stick a un basso è semplicistico. L’approccio allo strumento, alla musica, la tecnica che questo strumento richiede sono molto lontani dal basso a 4 corde. Lo stesso approccio compositivo e gli arrangiamenti cambiano. Il mio modo di suonare la chitarra (Mike) è cambiato essendo assieme allo stick e Dio solo sa quanto questo mi abbia arricchito. Le tecnologie che usiamo sono quelle che hanno dato alla storia dischi meravigliosi come “The Dark Side of the Moon” dei Pink Floyd, “Syncronicity” dei Police, “10.000 Days” dei Tool, “Versus” dei Pearl Jam, “Physical Graffiti” dei Led Zeppelin per citarne solo alcuni tra i milioni. La cosa importante è che la tecnologia serva a comunicare idee ed emozioni che la band ha da esprimere, senza queste la tecnologia non serve a niente. Per noi è importante che tutto quello che suoniamo venga restituito ai posteri in maniera fedele, con la maggiore qualità audio possibile, senza editing e diavolerie di sedicenti pseudo ingegneri del suono e produttori che aggiungano plastica al nostro essere. Dalla nostra musica deve emergere quello che siamo noi, quell’unico feeling che solo noi possiamo dare in ogni beat, in ogni frazione. Se chi ci ascolta sentirà l’unicità del momento, dello stato emotivo beh allora ci sarà stato incontro d’animi ... la cosa più bella dell’arte chiamata musica.

“Primo Putìn” , al primo ascolto mi ha dato immediatamente la sensazione di “lavoro energico”. L’energia è qualcosa che vi vedo “appiccicata” in qualsiasi commento che vi riguarda, a maggior ragione in fase live. Che tipo di interazione riuscite a stabilire con il vostro pubblico quando siete on stage?

L’energia comanda l’universo e noi siamo solo una piccola parte di questa. Non c’è una spiegazione razionale a quella che noi comunichiamo, possiamo solo dire che chi viene a sentirci la avverte. Chimica umana, qualcosa che si crea quando delle persone senza saperlo creano un qualcosa che diventa profondo, che non può essere scalfito dall’apparenza, dalla superficialità di questa società, è qualcosa che si autoalimenta, cresce dando emozioni, un bisogno che si esterna durante i concerti. Il titolare dello Shakti Club di Pomigliano d’Arco e delle Scimmie di Milano questa cosa l’hanno sentita subito, sono dei grandi.

Quanto pensate sia importante/stimolante il nome della band per dare qualche messaggio/indicazione al pubblico (io ci ho riflettuto sopra…)?

Il nome di una band è importante, nasce per caso molte volte; diciamo quelli che non sono troppo meditati alla fine si dimostrano come i migliori. E’ come quando si fa un assolo, la spontaneità è la Dèa che guida tutto. Quando l’io del creativo si esprime senza filtri riesce quasi sempre ad infrangere i limiti.

Le vostre collaborazioni musicali internazionali sono di una certa importanza e anche dal punto di vista della produzione è rilevante il link con Ronan Chris Murphy. Anche 40 anni fa, chi poteva permetterselo volava oltre oceano per migliorare qualcosa del proprio stato professionale. Non posso chiedere dei paragoni rispetto a un’epoca che non avete vissuto, ma … quale tipo di esigenza vi porta oltre i confini nostrani nel tentativo (devo dire riuscito) di creare un sound “personale?

Grazie di cuore del complimento prima di tutto. A dire la verità siamo volati negli States e in Inghilterra anche prima di diventare EX KGB, si è trattato di esperienze naturali per l’epoca in cui viviamo e ve ne saranno molte altre. Siamo figli di una società dove le distanze non rappresentano un limite e così ci siamo potuti permettere di andare dove ci ha portato il cuore e la curiosità per la musica. Sono state occasioni di vita nelle quali abbiamo conosciuto e speso del tempo con persone come Ronan Chris Murphy, Brian Eno, Tony Levin, Grace Jones ... persone con le quali c’è stato uno scambio di quell’energia di cui si parlava prima, belle persone, ognuna con le sue particolarità. Il sound della band è stato poi catturato nel migliore dei modi al Prosdocimi Recoding Studio.

Cosa può fare in Italia una band che non va al Festival di Sanremo, per poter vivere di sola musica?

Moltissime cose! Come andare a suonare dove sta la vera e viva musica Italiana ed internazionale. Suonare nelle migliaia di club e festival organizzati da amanti della musica che danno tempo ed energie per la loro passione e che dovrebbero essere aiutati dalle istituzioni, non ostacolati come succede quasi sempre. Un paese civile non ostacola l’arte, e qui abbiamo detto tutto.

Siete impegnati su diversi, importanti fronti sociali. Concretamente, cosa può fare di diverso un cittadino musicista da un cittadino comune?

Può mettere la sua arte al servizio del prossimo. Un cittadino può donare con un sms, anche il musicista lo fa. La differenza è che il musicista / artista può guardare oltre e mettere una sua qualità al servizio della società nella creazione di un qualcosa di grande. Può tentare di creare una famiglia di amanti della musica che con il divertimento che la musica porta, aiuti delle organizzazioni che meritano aiuto. Come prima; un paese civile aiuta l’ambiente e la ricerca non da elemosina.

Come vedete il vostro futuro professionale dei prossimi cinque anni?

 Bella domanda ... per il momento ci godiamo la distribuzione del nostro disco da febbraio in tutta Italia e nei negozi RICORDI e La FELTRINELLI ... poi andremo a suonare dove ci chiameranno cercando di regalare bei momenti a chi ci ascolterà. Per il resto ne riparliamo tra cinque anni ...

sabato 15 gennaio 2011

Chicago


L’omaggio odierno è dedicato ai Chicago.
Molti li ricordano per essere diventati, negli anni , la dance-band romantica per eccellenza, abili artigiani della melodia corale e dell'arrangiamento rock-orchestrale.
In questo caso, i brani di riferimento a tutti conosciuti sono “Hard To Say I'm Sorry “, e ancor prima “If You Leave Me Now”.
Ma io li ricordo per la miglior versione di “I’m A Man”, un pezzo su cui molti si sono cimentati.
Nel ’70 possedevo il 45 giri che fondevo nel mangiadischi.
A me sembrava un pezzo rivoluzionario, con le percussioni in evidenza ed una voce fuori dal comune.
Lo propongo nel filmato a seguire.
I Chicago vennero alla luce durante la moda del "pop-jazz", scoperti dal produttore James Guercio (a Los Angeles, non a Chicago), ma in realta` avevano ben altro da dire. Formati nel 1968 con una formazione a sette (Terry Kath al canto e alla chitarra, Peter Cetera al basso, Robert Lamm alle tastiere, Danny Seraphine alla batteria, Walter Parazaider al sassofono, James Pankow al trombone, Lee Loughnane alla tromba), il loro album di debutto, "Chicago Transit Authority" era fortemente politicizzato e si riallacciava ai movimenti di protesta di quegli anni .
Era anche un album doppio di musica sperimentale, che fondeva jazz-rock, pop, swing, hard-rock e acid-rock. Il disco sfodera la creativita` selvaggia dei capolavori dell'epoca, anche se compressa in strutture piu` hard-rock, e persino melodiche, che free-form.
Brillano anzi numeri nello stile orchestrale , ma fanno loro contraltare rhythm and blues travolgenti come .
Il secondo album, "Chicago II" (Columbia, 1970), anch'esso doppio (caso piu` unico che raro nella storia del rock), continuava gli esperimenti con un balletto in sei movimenti, ma presentava anche un sound più accessibile .
Continuando in quella schizofrenica missione, esce "Chicago III" (Columbia, 1971), sempre doppio, e ancora “ibrido”.
Piano piano erano scomparse le velleità politiche di Robert Lamm (autore di gran parte del primo materiale) e quelle sperimentali di Kath.
Chicago V (Columbia, 1972), annovera il loro primo grande hit, "Saturday In The Park", che sara` seguito da" Feelin' Stronger Every Day" e" Just You 'n' Me", su VI (1973), "Wishing You Were Here" e" Searchin' So Long", su VII (1974).
Il decimo album getto` il saio e abbraccio` decisamente la ballata romantica con If You Leave Me Now (1976), scritta da Cetera.
Dopo un periodo di crisi seguito alla morte di Kath (vittima di una "Russian roulette"), il gruppo si riprese sotto la guida del nuovo produttore David Foster (che firmò anche molti dei loro hit) dando vita al periodo piu` fortunato della propria carriera.

Cetera, lasciato il gruppo nel 1985, diventerà anzi uno dei balladeer più gettonati delle discoteche (Glory Of Love, 1986, Next Time I fall, 1986).




giovedì 13 gennaio 2011

Luca Olivieri- "Trigenta"




Era il giugno 2009 quando in questo spazio presentavo Luca Olivieri e il suo intenso album  La Quarta Dimensione”. Lo incontro nuovamente in questi giorni per una piacevole chiacchierata dove si è parlato di un presente ricco di soddisfazioni e di nuovi progetti per il futuro.
(Fotografia di Simona De Virgilio)


Ciao Luca! Cosa ti è accaduto di significativo nell’ultimo anno e mezzo?

Ciao Athos, bentrovato! Per un certo periodo ho continuato la promozione de "La Quarta Dimensione", disco che mi ha dato parecchie soddisfazioni in Italia e all'estero; successivamente ho cercato di riordinare un po’ le idee, non solo musicali, così da trovare nuovi stimoli e la voglia di ripartire. Ho voluto raccogliere alcuni spunti compositivi in uno spazio/taccuino che racconti in tempo reale ciò che sto combinando; il risultato, parziale e in continua evoluzione è disponibile a questo link: 


 Naturalmente sono benvenuti commenti e critiche!


Cosa ti ha spinto alla ristampa di “Trigenta”, il tuo primo album pubblicato nel 1996 e da tempo fuori catalogo?


Principalmente è stata la voglia di rendere nuovamente disponibile un disco ormai introvabile e che, forse grazie alla mia attività di tutti questi anni, mi veniva ancora richiesto. E poi è stata la necessità di rimanere al passo con i tempi, distribuendo l’album sui principali digital stores (al prezzo speciale di 5.99 Euro), così da poter essere scaricato in pochi minuti, tendenza ormai consolidata nell'acquisto e fruizione della musica.

A pochi giorni dalla ristampa "Trigenta" si è piazzato nella classifica dei dischi più scaricati su diversi portali di vendita online, tra l'altro subito dietro a personaggi del calibro di Bon Jovi e Zucchero; come spieghi il successo immediato di un disco strumentale come il tuo?


Credo sia un segno dei tempi, negli ultimi anni non è più così strano trovare proposte strumentali che raggiungono un pubblico più ampio. Un tempo c'era Pavarotti o il concerto di Capodanno, ora ci sono Einaudi, Allevi, Bollani oppure interessanti musiche per il cinema. Sicuramente vedere un nome poco conosciuto come il mio per otto giorni consecutivi nella top ten della classifica di vendita on line di tutto il circuito Mondadori fa un po’ effetto... un bell'effetto!


”Trigenta” nasce come colonna sonora di uno spettacolo teatrale (Trigentagramma). Sempre più spesso trovo nuovi artisti e band che non si accontentano della sola proposta musicale ma tendono ad esprimersi attraverso arti differenti (pittura, cinema, teatro), riunite in un unico obiettivo. Cosa pensi di questo tipo di espressione più globale?

Trovo molto interessante questa attitudine, unire diverse discipline è sempre stimolante, permette di allargare le possibilità espressive. Nel mio piccolo ho cercato di approfondire questa sinergia tra le arti, sia realizzando parecchia musica per il teatro che partecipando alla sonorizzazione di pellicole del cinema muto degli anni Venti, suonando dal vivo durante la proiezione. E finalmente anche le case discografiche si sono accorte della multimedialità mettendo sul mercato dischi che sempre più spesso comprendono anche dvd e contenuti interattivi.


Ho scoperto qualche mese fa i Nichelodeon, gruppo con cui collabori da tempo. Se fossi un discografico su quale dei tuoi “colleghi” punteresti oggi, non tanto per un discorso di vendite quanto di qualità della proposta?


Punterei su progetti coraggiosi e un po’ irriverenti proprio come i Nichelodeon, che non hanno mai messo in discussione la loro purezza e coerenza artistica. Un'attitudine che ho trovato anche in altre proposte recenti come ad esempio gli Amor Fou, gruppo che amo molto.


Quanto vale per te il “fattore tempo”, tema del tuo recente album "La Quarta Dimensione", se applicato al tuo percorso musicale?


Il tempo è tutto, è il diventare grandi, invecchiare, vedere le cose che cambiano intorno e dentro di noi. Per "La Quarta Dimensione" volli proprio descrivere il passare del tempo attraverso la mia musica, pensando a tutto il disco come ad un concept dove ogni brano era creato e posizionato in scaletta in funzione della storia che andavo raccontando. Se penso al tempo passato di Luca Olivieri vedo una persona privilegiata che, nonostante molti sacrifici e qualche delusione, è riuscito a fare ciò che più amava e continua ad amare... Auguro a me stesso di vivere un futuro altrettanto ricco di stimoli e progetti da portare a termine.


Cosa potrebbe portarti, artisticamente parlando, il nuovo anno?


Spero mi porti la possibilità di realizzare un nuovo disco con la consueta libertà creativa; ho diverse idee da sviluppare, come sempre coinvolgendo anche diversi amici musicisti sia in studio che poi dal vivo. Vedremo cosa succederà...