lunedì 13 aprile 2026

Twenty Four Hours-"At The Edge of Faith"-Commento all'album




Twenty Four Hours - At the Edge of Faith

Quarant’anni sull’orlo: quando la musica diventa sguardo


At the Edge of Faith, decimo album dei Twenty Four Hours, arriva in un momento importante della loro storia e riflette pienamente la maturità raggiunta dalla band. Non è un lavoro pensato per celebrare un anniversario, ma un disco che guarda al presente con attenzione e senza retorica. La “fede” richiamata dal titolo non ha connotazioni religiose: rimanda piuttosto alla fiducia nell’essere umano e nella sua capacità di orientarsi in un periodo complesso e contraddittorio. È una fiducia messa alla prova, ma ancora capace di resistere. La band non cerca rifugi né nostalgie. La psichedelia qui non è evasione, ma strumento d’indagine; il progressive non è citazione, ma materia da reinventare; l’ombra post‑punk è un colore, non un manifesto. Ne nasce un’identità sonora che non si appoggia a modelli: li attraversa, li filtra, li riduce all’essenziale per costruire un linguaggio proprio.

Il disco nasce nel trullo dell’Agriturismo Il Ciliegieto di Locorotondo, durante le sessioni di Pasqua 2025. Lì, tra pietre irregolari e cupole che restituiscono un riverbero naturale unico, la musica trova un habitat che la modifica dall’interno. Il trullo non è un semplice luogo di registrazione: è un corpo acustico che risponde, amplifica, suggerisce. La produzione di Dario Ravelli valorizza questa peculiarità con un’attenzione quasi da liutaio.

Il viaggio sonoro si apre con la sospensione di Kept in Wine, un ingresso morbido che prepara a un percorso tutt’altro che rassicurante. At the Edge of Time allarga l’orizzonte, come se il tempo stesso fosse materia da modellare. DECENZA introduce un taglio netto, quasi un gesto morale. Complimenti affronta il tema del mobbing con un’ironia che graffia più di un’accusa frontale. Gen‑Z chiude il primo lato con un ritratto generazionale inquieto, privo di giudizi ma ricco di domande.

Il secondo lato si apre con la solitudine consapevole di Some Face the Dark Alone, per poi scendere nelle profondità di Holes in the Earth (Kolwezi & Picher), che ha il passo di un racconto documentario. In Cattive Acque scorre come un pensiero che cambia forma, mentre It Eclipses the Sense of Life intreccia voci e tensioni emotive con grande misura. Il Mistero della Vita non è Dio chiude il percorso con una riflessione laica che resta sospesa, come un’eco che non vuole dissolversi.

Le tre tracce bonus del CD e del digitale ampliano il quadro: Applauso al Buio è intima e fragile, Lament (remix) rilegge e approfondisce, La Consapevolezza della Fine porta il discorso verso una maturità quasi meditativa.

 

Tracklist

LP – Side A

1.   Kept in Wine

2.   At the Edge of Time

3.   DECENZA

4.   Complimenti

5.   Gen‑Z

LP – Side B

6.   Some Face the Dark Alone

7.   Holes in the Earth (Kolwezi & Picher)

8.   In Cattive Acque

9.   It Eclipses the Sense of Life

10.                 Il Mistero della Vita non è Dio

Bonus Tracks – CD & Digital

11.                 Applauso al Buio

12.                 Lament (remix)

13.                 La Consapevolezza della Fine

 

Lineup

Paolo Lippe – voce, tastiere, basso, virtual drums, creative mixing Antonio Paparelli – chitarra elettrica

Marco Lippe – batteria, cori su It Eclipses the Sense of Life / Lament Gìo Lombardi – basso elettrico

Dario Ravelli – sound engineer & producer

Ospiti

Ruggero Condò – sassofoni

Paolo Sorcinelli – basso elettrico, chitarra elettrica

Taty Farroni – voce su Il Mistero della Vita non è Dio e Applauso al Buio

 

Il disco porta tre dediche che ne orientano lo spirito: a Nico Colucci, storico bassista, alle vittime di mobbing - con Complimenti come gesto di solidarietà - e a Claudio Lippe, simbolo di rigore e meritocrazia. Non sono pesi, ma luci che guidano l’ascolto.

At the Edge of Faith parla del nostro tempo senza compiacimenti, usando la psichedelia come lente d’ingrandimento e non come fuga. Dopo quarant’anni, i Twenty Four Hours non si limitano a esistere ma continuano a dire qualcosa, e lo fanno con una voce che non assomiglia a nessun’altra.