Twenty Four Hours - At the Edge of Faith
Quarant’anni sull’orlo: quando la musica diventa sguardo
At the Edge of Faith, decimo album dei Twenty
Four Hours, arriva in un momento importante della loro storia e
riflette pienamente la maturità raggiunta dalla band. Non è un lavoro pensato
per celebrare un anniversario, ma un disco che guarda al presente con
attenzione e senza retorica. La “fede” richiamata dal titolo non ha
connotazioni religiose: rimanda piuttosto alla fiducia nell’essere umano e
nella sua capacità di orientarsi in un periodo complesso e contraddittorio. È
una fiducia messa alla prova, ma ancora capace di resistere. La band non
cerca rifugi né nostalgie. La psichedelia qui non è evasione, ma strumento
d’indagine; il progressive non è citazione, ma materia da reinventare; l’ombra
post‑punk è un colore, non un manifesto. Ne nasce un’identità sonora che non si
appoggia a modelli: li attraversa, li filtra, li riduce all’essenziale per
costruire un linguaggio proprio.
Il disco nasce nel trullo dell’Agriturismo Il Ciliegieto di
Locorotondo, durante le sessioni di Pasqua 2025. Lì, tra pietre irregolari e
cupole che restituiscono un riverbero naturale unico, la musica trova un
habitat che la modifica dall’interno. Il trullo non è un semplice luogo di
registrazione: è un corpo acustico che risponde, amplifica, suggerisce. La
produzione di Dario Ravelli valorizza questa peculiarità con un’attenzione
quasi da liutaio.
Il viaggio sonoro si apre con la sospensione di Kept in
Wine, un ingresso morbido che prepara a un percorso tutt’altro che
rassicurante. At the Edge of Time allarga l’orizzonte, come se il tempo
stesso fosse materia da modellare. DECENZA introduce un taglio netto,
quasi un gesto morale. Complimenti affronta il tema del mobbing con
un’ironia che graffia più di un’accusa frontale. Gen‑Z chiude il primo
lato con un ritratto generazionale inquieto, privo di giudizi ma ricco di
domande.
Il secondo lato si apre con la solitudine consapevole di Some
Face the Dark Alone, per poi scendere nelle profondità di Holes in the
Earth (Kolwezi & Picher), che ha il passo di un racconto documentario. In
Cattive Acque scorre come un pensiero che cambia forma, mentre It
Eclipses the Sense of Life intreccia voci e tensioni emotive con grande
misura. Il Mistero della Vita non è Dio chiude il percorso con una
riflessione laica che resta sospesa, come un’eco che non vuole dissolversi.
Le tre tracce bonus del CD e del digitale ampliano il quadro: Applauso al Buio è intima e fragile, Lament (remix) rilegge e approfondisce, La Consapevolezza della Fine porta il discorso verso una maturità quasi meditativa.
Tracklist
LP – Side A
1.
Kept
in Wine
2.
At
the Edge of Time
3.
DECENZA
4.
Complimenti
5.
Gen‑Z
LP – Side B
6.
Some
Face the Dark Alone
7. Holes
in the Earth (Kolwezi & Picher)
8.
In
Cattive Acque
9. It
Eclipses the Sense of Life
10.
Il
Mistero della Vita non è Dio
Bonus Tracks – CD & Digital
11.
Applauso
al Buio
12.
Lament
(remix)
13.
La
Consapevolezza della Fine
Lineup
Paolo Lippe – voce, tastiere, basso, virtual
drums, creative mixing Antonio Paparelli – chitarra elettrica
Marco Lippe – batteria, cori su It Eclipses
the Sense of Life / Lament Gìo Lombardi – basso elettrico
Dario Ravelli –
sound engineer & producer
Ospiti
Ruggero Condò – sassofoni
Paolo Sorcinelli – basso elettrico, chitarra
elettrica
Taty Farroni – voce su Il Mistero della Vita non è Dio e Applauso al Buio
Il disco porta tre dediche che ne orientano lo spirito: a Nico
Colucci, storico bassista, alle vittime di mobbing - con Complimenti
come gesto di solidarietà - e a Claudio Lippe, simbolo di rigore e
meritocrazia. Non sono pesi, ma luci che guidano l’ascolto.
At the Edge of Faith parla del nostro tempo senza compiacimenti, usando la
psichedelia come lente d’ingrandimento e non come fuga. Dopo quarant’anni, i
Twenty Four Hours non si limitano a esistere ma continuano a dire qualcosa, e
lo fanno con una voce che non assomiglia a nessun’altra.
