L’Ombra della Sera - Segreti nel
Nero
Black Widow Records
Un disco che riattiva la memoria
visiva e sonora degli sceneggiati RAI
Ci sono progetti che non si limitano a reinterpretare un
repertorio, ma lo riaccendono dall’interno, come se qualcuno avesse trovato un
vecchio televisore in soffitta e avesse deciso di rimetterlo in funzione,
lasciando che il bianco e nero tornasse a pulsare. Segreti nel Nero, nuovo lavoro de L’Ombra della Sera, appartiene a questa
categoria… un doppio album che non guarda agli anni Settanta come a un archivio
da restaurare, ma come a un territorio ancora vivo, capace di generare nuove
forme.
Il comunicato stampa parla di “sceneggiati in più puntate che spesso trattavano temi cupi, esoterici, misteriosi, fantascientifici o addirittura horror” e ricorda come “i programmi televisivi erano solo in bianco e nero, e questo accresceva ulteriormente l’atmosfera arcana”. È esattamente questo il punto, L’Ombra della Sera non si limita a rielaborare le sigle, ma ricostruisce quella stessa atmosfera, la porta nel presente e la trasforma in un linguaggio progressivo che non imita, ma dialoga.
A Genova, alla Claque, il 29 marzo - giorno di uscita dell'album -, ho visto il progetto
prendere forma davanti a uno schermo che proiettava frammenti di La
Baronessa di Carini, Il Segno del Comando, Gamma, Ritratto
di donna velata, La traccia verde. Nell’occasione avevo scritto che
L’Ombra della Sera “non è solo una performance, ma una forma di cine‑concerto,
un viaggio dentro gli sceneggiati RAI degli anni ’70… la musica diventava un
commento vivo, capace di dialogare con le sequenze come se fossero state
pensate insieme”. È esattamente ciò che ritrovo nel disco, una continuità tra
immagine e suono, anche quando l’immagine non c’è più.
La Maschera di Cera - è questa la band originaria di cui
stiamo parlando - costruisce un alter ego che non è maschera, ma lente. Il prog
evocato non è quello celebrativo ma un linguaggio che si piega alle esigenze
narrative dei brani, che accoglie “suggestioni cameristiche, psichedeliche,
jazz e perfino funky” senza perdere coerenza.
Il cuore del disco è la lunga suite Le venti giornate di Torino, venti minuti che trasformano la colonna sonora di uno sceneggiato mai realizzato in un racconto autonomo. Il comunicato ricorda che “del progetto… restavano soltanto pochi frammenti di girato e alcuni temi musicali composti da un misterioso autore”: la band li rielabora come se stesse ricostruendo un film perduto, lasciando che le sezioni si aprano e si richiudano come capitoli di un romanzo sonoro.
La scelta degli pseudonimi - Jean Delafoy, Philippe Dussart,
Edward Forster, Thomas Norton, Marco Tagliaferri - è un dettaglio che racconta
bene l’approccio, un modo per entrare nella logica degli sceneggiati, per
abitarne i personaggi, per restituire un mondo.
Formazione
Fabio Zuffanti – basso (Philippe
Dussart)
Agostino Macor – tastiere e
orchestrazioni (Jean Delafoy)
Alessandro Corvaglia – tastiere e
voce (Marco Tagliaferri)
Andrea
Orlando – batteria (Thomas Norton)
Martin Grice – sax e flauto (Edward Forster)
1.
Albert
e l’uomo nero – 4:26
2.
Gamma
– 6:09
3.
Ritratto
di donna velata – 3:35
4.
Fantastic
Fly (Racconti Fantastici) – 5:36
5.
A
come Andromeda – 6:43
6.
La
traccia verde – 6:10
7.
La
ballata di Carini – 5:33
8.
Le
venti giornate di Torino – 19:05
Introduzione
Titoli di testa
Insonnia collettiva
Segreti nel nero
Tema di Clotilde
Statue in movimento
Segreti nel nero (ripresa)
Titoli di coda
9.
Cento
campane (Il Segno del Comando) – 4:54
10.
A
Blue Shadow (Ho incontrato un’ombra) – 10:46
Segreti nel Nero è un lavoro che non vive di nostalgia, ma di risonanza, riaprendo così un’epoca, e lo fa con una cura che ha qualcosa di artigianale, quasi da restauratori di pellicole. È un disco che chiede attenzione, che si muove tra memoria e invenzione, e che conferma come L’Ombra della Sera sia uno dei progetti più originali nati in Italia negli ultimi anni.
Tratto dal live del 29 marzo...

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