venerdì 30 dicembre 2011

1° raduno italiano dedicato a Janis Joplin- The Rose



Per il 27 gennaio prossimo è previsto un grande evento, di quelli  a cui non si dovrebbe mancare. Parlo del 1° raduno italiano dedicato a Janis Joplin dopo la sua morte, e sarà pertanto l'atto più importante in suo onore.
Della data ho detto… il luogo è il  Naima Club Forli - LA CASA DEL BLUES.
Tara Degl'Innocenti, leader dei The Rose, Tributo a Janis che ha suonato insieme 
alla BBHC band originale di Janis il 1 novembre 2010 al Druso Circus di Bergamo.

Tutta l'Italia per lei... in memoria di lei... in onore di lei…
Cos'e' il raduno Janis Joplin at Naima Club Forlì  del 27 gennaio 2012?
E’  il più grande raduno italiano dedicato a Janis,  è un evento che vede tutti i fan della regina per uno speciale dal vivo”The Rose on stage” a lei dedicato; ci saranno video, foto ed un presentatore/presentatrice che vi racconterà la sua favola breve ma intensa con aneddoti, curiosità, aforismi e molte altre cose. Troverete un... banco dedicato alla…  sua oggettistica ," riproduzioni fedeli delle cose che le piacevano di più e potrete farei tante foto e filmati indossando queste riproduzioni.
Ci saranno anche delle danze e altre sorprese che non vi sveliamo… dovrete scoprirle! Quel giorno festeggeremo anche il suo compleanno ( 19 gennaio 1943).
Ad aprire lo show sarà la Stay Free Band di Roberto Uggiosi che vi sorprenderà con un'intensa interpretazione di un paio di brani di Jimi Hendrix, e poi il talentuoso bluesman  toscano vi farà ascoltare la musica delle regine ispiratrici della grande Janis.
I The Rose e la Stay Free Band vi aspettano!

Per chi viene da lontano, la zona è piena di B&B molto economici!
Per info : www.Naimaclub.It

L'evento sarà così strutturato:

- Racconto della storia di Janis da parte della presentatrice Matilde Massaini, scorrerà dietro di lei un video con immagini e spezzoni video  su Janis, molto suggestivo durata 20 minuti circa.
- A seguire la Stay Free Band di Roberto Uggiosi che eseguirà un paio di pezzi di Jimi Hendrix e poi del Blues delle grandi cantanti nere che hanno influenzato Janis, Bessie Smith, Etta James, Tina Turner ecc... durata 45 minuti ci saranno due cantanti donne ( ovviamente) 
- segue un video con il testo a scorrere della canzone The Rose colonna sonora del film di Bette Midler e canterà la presentatrice Matilde Massaini, che introduce poi noi The Rose, e da li parte il concerto.
- durante il brano Piece of my Heart ci sarà una grande ballerina.
- saranno esposti  la riproduzione dei vestiti, accessori di Janis, e foto nostre che tutte le persone potranno indossare per farsi le foto.





BIO THE ROSE

"I The Rose capitanati dalla cantante Tara Degl'Innocenti sono il Tributo Internazionale di Janis Joplin più autorevole, e conosciuto d'Italia;  la band ha un attivo di circa 100 show all'anno in tutto il paese e anche all'estero.
Tara Degl'Innocenti è stata recensita e definita dalle più importanti testate di giornale Italiane e Svizzere come la migliore Interprete di Janis Joplin, oltre alla straordinaria somiglianza al timbro vocale della Leggendaria Janis, Tara carpisce l'anima della Joplin e la fa rivivere nella sua verve e nello straziante dolore che la Regina Acida trasmetteva nota per nota, toccando il Blues più torrido dell'anima.
I Big Brother and The Holding Company band originale di Janis Joplin si sono complimentati pubblicamente con i The Rose ( disponibile il commento sul sito della band 
www.therose.it) Tara insieme al Gruppo ha suonato proprio con i Big Brother and The Holding Company il 1° Novembre 2010 presso il locale Druso Circus di Bergamo in uno show organizzato dalla cantante.
Tara Degl'Innocenti si è esibita a settembre 2009 nello show Woodstock all'Emiliana insieme al chitarrista Andrea Braido, quest'ultimo omaggiava Jimi Hendrix e Tara Janis Joplin.
Lo show dei The Rose è ad alto impatto, la band cura minuziosamente ogni minimo particolare dal sound fedele a quello magico degli anni '60 all'aspetto visivo, i musicisti sono vestiti a tema hippie e Tara possiede costumi fatti su misura identici a quelli di Janis oltre ovviamente ai leggendari accessori come occhiali rotondi, boa, bracciali ecc. Fra i prestigiosi locali e festival che ospitano i The Rose si ricorda: L' Hard Rock Cafè Bucarest,Zurigo Festival, Blues to Bop di Lugano, Sashall Firenze, Woodstock Fest Osoppo Udine e molti altri ancora"
" Non tutte le leggende si narrano davanti al camino... per qualcuna serve la Musica" The Rose Janis Joplin's International Tribute.
 www.therose.it

Sito:
 www.therose.it
Facebook della band The Rose Janis Joplin Tribute
Facebook personale della cantante dei The Rose: Tara Degl'Innocenti


Tara Degl’Innocenti BIO

Tara Degl’Innocenti cantante professionista dichiarata più volte dalla stampa:  MIGLIORE INTERPRETE ITALIANA DI JANIS JOPLIN


Classe 1980 Tara inizia a cantare all’età di quattordici anni musica Irlandese con la quale si cimenta nell’uso dei vari flauti dolci, e contemporaneamente arriva per lei il rock. Intorno ai 18 anni inizia a prendere lezioni di canto da insegnanti americani di gran rilievo, comincia ad incidere brani inediti e scopre il mondo del Blues, del Soul e del R&B.
La sua carriera non incontra degli “stop” e si dedica interamente alla sua passione: il canto della musica Rock/Blues interpretando covers e brani inediti conquistando così pubblico e locali di tutta la Toscana e L’Emilia Romagna. La forte attività live la porta a farsi conoscere sempre di più nel mondo della musica.
Da sempre appassionata di Janis Joplin, Tara inizia ad inserire nel repertorio alcuni dei suoi brani più celebri, i gestori dei locali ed il pubblico dicevano di provare grandissime emozioni mentre Tara interpretava la musica di Janis ed è così che nasce il progetto The Rose Tributo di Janis Joplin.
I The Rose sono il Tributo alla Joplin più attivo ed importante d’Italia e Tara Degl’Innocenti è stata definita più volte da importanti testate di giornale come la migliore interprete Italiana di Janis Joplin.
I The Rose ricevono i complimenti da parte della band originale di Janis Joplin i BBHC, come si evince da questo sito e il 1° Novembre 2010 Tara organizza un concerto proprio con la storica band presso il rinomato locale Druso Circus di Bergamo. Il video è disponibile su youtube usando la seguente dicitura The Rose + Big Brother and The Holding Company.
Tara Degl’Innocenti ha capitanato varie band e adesso ha portato i The Rose a diventare il Tributo Europeo di Janis Joplin
I The Rose sono appunto il Tributo Europeo di Janis Joplin e portano la musica della leggendaria Dea bianca del Rock e del Blues in giro per tutta l’ Italia ed in Europa esibendosi in locali e festival di gran prestigio, come Hard Rock Cafè Bucarest nel Maggio del 2010 dove registrano il Sold Out, l’Italiano Brudstock Festival di Fontanafredda (Pordenone ) che ha  visto riunite circa 6000 persone, lo storico Festival di Zurigo che registra più o meno un milione di persone, ecc.
Tara Degl’Innocenti è stata scelta dal chitarrista Andrea Braido nel settembre 2009 per collaborare nel Festival denominato “ Woodstock all’Emiliana” nel quale il celebre chitarrista esegue il repertorio di Jimi Hendrix e Tara Degl’Innocenti quello di Janis Joplin. ( Disponibile l’articolo della Nazione di Modena nella sezione “Rassegna Stampa” di questo sito)
Nel Giugno 2010 Tara con la sua band The Rose si esibisce al grande Festival di Osoppo ( Udine ) denominato semplicemente “Woodstock”  e ottiene una fantastica recensione dalla più importante rivista di moto al mondo Bikers Life ( anche questo disponibile nella sezione rassegna stampa di questo sito).
La band The Rose si presenta vestita a tema hippie e Tara possiede costumi fatti su misura identici a quelli di Janis oltre ai suoi storici accessori come occhiali rotondi, boa, bracciali ecc.


Mail: therose1980@gmail.com
Facebook The Rose Janis Joplin Tribute
Facebook Tara Degl’ Innocenti 
Sito www.myspace.com/therosetribute



I complimenti ai The Rose da parte della band originale di  Janis Joplin, i BIG BROTHER AND THE HOLDING COMPANY.
In datanovembre 2010 i The Rose aprono il concerto ai BB nella città di Bergamo, e Tara Degl’Innocenti si è esibita come ospite in due brani con la storica band americana durante il loro show.

Immagini di repertorio

giovedì 29 dicembre 2011

Sad Minstrel- "The flight of the Phoenix"


The flight of the Phoenixè un album della band genovese Sad Minstrel.
Non è una nuova uscita, ma credo meriterebbe la visibilità che forse non ha trovato una decina  di anni fa, epoca in cui è stato registrato.
Non sarei forse mai arrivato a Fabio Casanova-è lui il depositario del progetto S.M.- se non avessi assistito alla reunion della Nuova Idea al Tearo Verdi di Sestri Ponente, poco tempo fa, evento il cui ricavato è stato destinato all’Ospedale Gaslini di Genova.
Ad aprire la serata la band di Casanova, facente parte della scuderia Black Widow Records, organizzatrice della manifestazione.
Ecco un resoconto della serata:


Mi sono bastati frammenti di ascolto per spingermi  ad un approfondimento, attraverso il CD disponibile al banchetto del merchandising. Ma nel corso della performance sono stati proposti due soli brani dell’album e quindi ho avuto modo di ascoltare molti inediti, che probabilmente saranno ben presto ufficializzati attraverso il nuovo album.
Non capita spesso di impattare una nuova band unendo ascolto e “ resa da palco”, e nel caso specifico,  il folk elettrico associato alla figura di Fabio, molto simile ad un giovane Ian Anderson, mi ha indirizzato verso un filone musicale che ha scandito tappe importanti della mia vita. A completare il quadretto, il commento di un amico comune- mio e di Fabio-, il musicista Giorgio Neri, che mi racconta di un talentuoso musicista un po’ anticonformista… picture intrigante!
I Sad Minstrel propongono una musica che ha a che fare con la tradizione e con il folk. Profuma di “wood scozzese”,  di storie tramandate e condite con gli stilemi del rock. Le liriche, tra il poetico ed il sociale, sono in lingua inglese,  con una sosta decisamente marcata, all’insegna della proposizione delle proprie radici culturali espresse attraverso il dialetto genovese, utilizzato nel brano “Canzone della bambina di Triora”, che presento  a fine post. Ed è stupefacente vedere come il matrimonio tra idioma locale ed una musica tipicamente d’oltremanica (almeno nelle origini) possa dare tale risultato.
Ciò che i Sad Minstrel realizzano è un sound che diventa caratterizzante, che riporta a loro “non appena il brano parte”… e alla fine” l’age” dell’album diventa mero fatto statistico, deducibile dalla sola lettura dello splendido booklet (con i testi tradotti).
“The flight of the Phoenix” rappresenta un tuffo nel passato,  un’immagine di un  periodo talmente ricco, musicalmente parlando, che risulta un dovere rinfrescarlo con nuova linfa. A mio giudizio lo si può catalogare nella sfera degli album atemporali, che è sempre bene avere a portata di … ascolto.
Leggiamo il pensiero di Fabio Casanova, stimolato dalle mie domande.




L’INTERVISTA

Mi occupo di musica (per passione) quotidianamente e ho contatti col “mondo genovese” (BWR compresa) molto frequenti. Non sapevo però nulla dei  Sad Minstrel  sino a che non li  ho visti “aprire” per la Nuova Idea. Eppure uno dei lati positivi delle nuove tecnologie è proprio quello di dare la possibilità di avere larga  e capillare pubblicità. E’ una precisa scelta la tua, legata magari alla tua filosofia di vita, o manca la fiducia in quei mezzi che sanno dare estrema visibilità?

No, ne una ne l’altra, è solo una disgraziata mancanza di competenze e di collaboratori competenti in merito, e che abbiano voglia di interessarsi. Francamente, all’atto della pubblicazione dell’album contavo sulla collaborazione di Black Widow per promozione e diffusione, ma questo è avvenuto solo negli ultimi tempi a forza di insistere, mentre in precedenza ho registrato una quasi totale assenza, salvo proprio all’inizio (2003), all’epoca dell’uscita e della prima vendita. In effetti deve essere per questo, e mi  dispiace che non ti abbiano mai parlato del mio progetto prima che tu ci abbia visti. Di mio comunque devo dare atto che solo ora sto cercando di organizzare il progetto via siti, facebook, blog e propaganda varia, perché solo da poco ho capito come ci devo lavorare. Fino a un anno fa per la verità non ne ero capace, e anche adesso mi ci vorrà del tempo per far le cose come si deve. Come vedi, questione di capacità, mi ci vorrà il tempo di imparare.

Vedendoti sul palco, la prima cosa che mi ha colpito, ancor prima che iniziassi a suonare, è la somiglianza con un certo Ian Anderson di 40 anni fa. Ho letto nella biografia che proponete anche materiale dei Jethro Tull e sul palco ho sentito certi passaggi acustici che mi hanno riportato al “gruppo della mia vita”. Al di là dell’utilizzo del flauto traverso, quanto c’è di quel mondo nella tua musica?

Abbiamo in scaletta giusto un pezzo dei Jethro, “Locomotive Breath”, la volta che tu ci hai sentito non l’abbiamo suonato, ma lo proponiamo spesso. Per la verità il tuo è un paragone che mi viene proposto sovente, e in effetti è vero, somiglio ad Anderson, ma davvero non lo faccio apposta, non è il mio obiettivo somigliargli. Anzi sia musicalmente che come scenografia ciò che mi piacerebbe ottenere sarebbe il Peter Gabriel di “Foxtrot” o di “Selling England”, quello delle maschere del fiore o della volpe. Poi magari funziono meglio da Menestrello, a volte Triste, giusto perché mi è più naturale, e in verità a me piace andare in scena proponendo ciò che sono senza recite, non sono così istrione e teatrante come richiederebbe un’Unifauno o nemmeno un Folletto. E allora finisce che sembro Ian Anderson senza volerlo perché (ma ti assicuro che è solo questione di attitudine e non di calcolo) probabilmente il menestrello mi viene bene. Prova a venirmi a sentire nelle mie serate da solo e dimmi se posso dare l’idea. Molti mi dicono di sì.

E’ passato molto tempo dall’uscita del vostro album. Cosa ti ha impedito di essere più prolifico e produttivo, tenuto conto che buona parte dei brani presentati il 15 ottobre erano inediti?

Esclusivamente il fatto che mi tocca affrontare il progetto Sad Minstrel come hobby, visto che economicamente non mi permetterebbe di mettere assieme il pranzo e la cena, e perciò ci posso dedicare solo i ritagli di tempo al di fuori del lavoro. Ma può darsi che in futuro le cose cambino, si tratta di organizzarsi in un altro modo. Sapessi quanta roba ancora ho da sfornare!

Ricevo una buona quantità di musica di giovani gruppi e trovo che ci siano in giro molte buone idee e tanta voglia di non “buttarsi via” alla ricerca del successo a tutti i costi. Cosa manca in questo mondo musicale per dare, a chi si  impegna e ha talento,  il corretto spazio?

Discorso molto bello da affrontare ma altrettanto lungo, vedrò se riesco a sintetizzare. Il fatto è che secondo me esiste un “Potere”, in senso musicale ed in senso assoluto, che ha interesse a fare in modo che le teste dei ragazzi crescano vuote, per poterle riempire con ciò che vogliono, e impone a tutti i media, e di conseguenza al gusto medio della gente, di fare ascoltare ed imparare solo stupidaggini, che impongano di non pensare, di non farsi delle opinioni proprie, in modo di dare poi il proprio apprezzamento, politico, economico o quant’altro, solo a ciò che al Potere può andar bene. In fondo, se ci pensi, Berlusconi ha cominciato la scalata con Cecchetto e il suo gioca-jouer. Non so cosa si può fare per invertire la tendenza. Agli ascoltatori posso proporre di ascoltare quanto più sia possibile ascoltare via internet indipendente, ai gruppi musicali di farsi il più possibile ascoltare via internet indipendente, rinunciando alle remunerazioni, tanto ormai quello è il destino per tutti, anche per noi. In ogni caso, l’ideale sarebbe buttarlo tutto per aria, questo attuale mondo musicale, e ricominciare da zero con altri mezzi di comunicazione.

Hai presentato (ed è nell’album) un brano in dialetto genovese, che ricorda un momento serio e doloroso del passato. La lingua inglese, che piaccia o no, è ideale per l’applicazione metrica e si adatta perfettamente alla “nostra” musica rock. Che tipo di difficoltà si incontra quando si vuole abbinare un dialetto locale ad una musica universale?

Premessa: secondo me, e lo metto come postulato, la melodia e l’armonia di una canzone sono più importanti del resto, sono quelle che comandano, e la struttura della composizione dipende da queste, compreso il linguaggio da usare. Se una melodia o un’armonia richiedono il genovese piuttosto che il piemontese, il gaelico, lo slavo o l’yddish, penso che il pezzo vada scritto in quell’idioma e basta. Poi uno se ne accorge subito, se quello che ha scritto ha più senso in inglese o in genovese. Se poi vogliamo affrontare il rapporto di tutto questo con il rock, boh, credo sia questione di metrica e basta. Per i pezzi rock, diciamo quelli adatti all’inglese, in genere il dialetto va benissimo perché la maggior parte dei dialetti italiani, o comunque tutti quelli che conosco io, finiscono la più parte delle frasi con parole tronche, che chiudono la frase con qualcosa di accentato sull’ultima sillaba. L’italiano in questo senso è molto più fetente e ci si lavora peggio che col dialetto. Le parole che finiscono con l’accento, cioè quelle che ci vorrebbero, adatte alle linee melodiche più comuni nel rock, sono poche e di solito rendono il discorso irreale o scontato, per esempio la classica rima “cuor/amor”  oppure certe tragiche assonanze “fa / qua / là / trallallà ” (chi ha voglia di farsi del male controlli certe rime di Mino Reitano)…. In effetti per fare un testo memorabile in italiano ci vuole un vero poeta, mentre per farlo in inglese, francese o un qualsiasi dialetto basta molto meno. Però è anche vero che cantare in dialetto richiede di solito un certo tipo di atmosfera musicale che non va molto d’accordo con i canoni del rock. Il massimo sarebbe riuscire ad arrivare al compromesso, a qualcosa che per musica ed atmosfera abbia senso come rock cantato in dialetto. Una parola…

Cosa rappresenta per te la perfomance live? Che tipo di interazione riesci ad ottenere?

La performance live è il compimento del tutto. Solo in quel contesto si vede se ciò che hai messo su ha un senso oppure se era solo un tuo sogno. Se il live non funziona, hai sbagliato tutto ed è meglio che lasci perdere e ti dai all’agricoltura. Credo che un giorno ci scriverò su un concept, sulla questione. Riguardo all’interazione con la gente, oggi come oggi noi siamo davvero troppo burbe per poterti rispondere qualcosa in merito. Per adesso, Sad Minstrel ha bisogno di crescere. Tra un po’ di concerti, quando ci saranno, rifammi la stessa domanda e ti dirò. Però posso raccontarti cos’è l’interazione con la gente riguardo alle mie serate lavorative, quando chiedo a chi mi ascolta cosa vorrebbe che gli suonassi e se la so gliela suono. E lì davvero mi piace interagire, fare in modo che la scaletta la facciano gli spettatori, per poter ridere piangere e far casino assieme a loro. Spero un giorno di arrivare a fare qualcosa di simile anche con Sad Minstrel.

Da quanto ho visto e letto sei tu il depositario del progetto “Sad Minstrel”, ma a suonare siete in molti. Che tipo di legame esiste tra voi? Siete un gruppo di lavoro alla pari o sei  lo … Ian Anderson della situazione?

Direi mezzo e mezzo. All’inizio ho radunato una band per metter su i miei pezzi così com’erano, e tra l’altro ho dovuto buttare tutto per aria un paio di volte, il che in parte giustifica i miei ritardi di uscita e pubblicazione. Ma poi, una volta trovati quelli giusti, (almeno spero per la maggior parte), la band si è consolidata ed è diventata qualcosa che va al di là della prova e del concerto, è diventata un’entità a sé stante, che comprende anche me senza però più essere il capo, e sforna musica anche indipendentemente da me. Così a questo punto c’è lo spazio per il mio ruolo diciamo di Anderson, che compone tutte le parti e poi le fa suonare ai ragazzi, e per quello della band in propria autonomia, con me membro tra i sei componenti... Sono due cose diverse e coesistenti, pian piano ve le chiariremo. Ah, a proposito della band è doveroso citarne i componenti : in ordine di entrata, c’è il “Tuffa”, Luca Tuffanelli, che suona chitarra e mandolino, Lele Traverso alle tastiere e voce, Stefano Toaldo alla batteria, la “Chicca” Giulia Carlini al flauto traverso e voce e Fabrizio Nuovibri al basso. Bravi cristi, potresti fare due domande anche a loro.

Se dovessi indicarmi un artista/gruppo che ti ha spinto sulla via della musica, chi nomineresti?

Beh, due categorie: i cantautori italiani anni ’70 e il rock progressivo inglese della stessa epoca. Per fare nomi e cognomi, Fabrizio De Andrè e Francesco Guccini (ma anche molti altri) in Italia, e Genesis e Pink Floyd (ma anche altri) all’estero. Non posso risponderti esaurientemente sull’argomento senza raccontarti qualcosa dei miei progetti futuri. Il che non avrebbe senso finché non li avrò realizzati, giusto? Porta pazienza e se ci riesco vedrai e ascolterai e ti farai un’idea.

Giorgio Neri,  seduto accanto a me mentre suonavi, mi parlava, positivamente, del tuo essere alternativo nella vita di tutti i giorni. Ma qual è la filosofia musicale e di vita di Fabio Casanova?

Giorgio è un amico e un testone (in senso buono), presto cercheremo di fare qualcosa assieme e quella volta sarai il primo che informeremo. Quando mi definisce “alternativo” credo che Giorgio si riferisca al mio stare al mondo un po’ fuori dai canoni e non certo agli “alterna” modaioli da movida. Probabilmente incuriosisce il fatto che io possa abitare in mezzo al bosco, in un vecchio rudere, e vivere, e anche discretamente bene, delle storie che racconto alla gente, che devo dire se le lascia raccontare di buon grado. Io faccio il musicista di lavoro e quando faccio una serata, da solo o in compagnia, Sad Minstrel o altre formazioni, voglio che la gente se ne vada contenta. E la prossima volta che mi vede, magari perché mi incontra in fila al supermercato, sia contenta di incontrarmi, mi chieda come va, quali balle gli racconteremo la prossima volta e poi andarsene tutti quanti a bersi un bianchino al bar.  Credo che in fondo la mia filosofia musicale e di vita sia questa. Poi ogni tanto posso raccontare storie un po’ più profonde, difficili e non sempre troppo comprensibili, per musica o per testo. Ma ci tengo a non dare mai l’idea del predicatore dal pulpito, perché non vorrei mai esserlo. Mi fa un gran piacere lo sconosciuto che mi ha sentito magari per la prima volta e viene a fare due chiacchiere alla fine del concerto. Mi spiace solo che in genere non riesco a dar retta a tutti per questioni di tempo.

Prova ad esprimere un desiderio musicale da far avverare entro tre anni.

Se te ne dico uno personale faccio la figura dell’egocentrico. Allora a livello assoluto vorrei che, entro i prossimi tre anni, venisse lavata l’anima, a tutti gli italiani al di sotto dei quarant’anni, da tutto ciò che gli è stato propinato via media in questi recenti anni di merda. Che potessero riscoprire lo stupore, l’ingenuità, il piacere di scoprire e di imparare, e magari la gioia di far casino una sera, senza altri additivi che non siano ciliegie o castagne, secondo la stagione. Per me, magari, un aiuto ad organizzare, sempre entro i prossimi tre anni, una serata prog con noi, il Tempio delle Clessidre e la Locanda delle Fate, e magari anche Giorgio Neri se ci sta. Dovunque. Sarei già contento così.




Biografia

SAD MINSTREL – progressive rock

Sad Minstrel è il nome del progetto solista che Fabio Casanova, polistrumentista, autore e compositore, ha ideato dopo lo scioglimento di Malombra, il gruppo di cui ha fatto parte fino al 1999.
Fabio suona e compone musica fin dall'adolescenza, interessandosi ai generi musicali più svariati, dalla canzone d'autore e la new-wave negli anni '80 al progressive rock negli anni '90 alle incursioni nella musica etnica, con particolare risalto al folk celtico e a quello popolare della Liguria, nel nuovo secolo. Oggi è un affermato musicista che propone serate acustiche nei locali e nelle feste di paese, a base di cantautori anni '70, musica dialettale ed altro. Nell'ambito del rock, però, il ruolo in cui è maggiormente conosciuto è quello di tastierista della formazione Malombra, di cui è stato co-fondatore e con cui ha pubblicato due album, "Malombra" nel 1993 e "Our Lady of the Bones" nel 1996.

Dopo lo scioglimento della formazione, Fabio ha ripreso parte del materiale che aveva composto per il gruppo, lo ha rielaborato e ci ha aggiunto alcune composizioni più recenti, ma soprattutto ha cercato di dare al lavoro un'atmosfera più possibile vicina alle sue principali influenze musicali, mescolando il rock con il folk, le ballate acustiche con un po' di psichedelia e un po' di dark, e così è nato il progetto Sad Minstrel con l'album "The Flight of the Phoenix". Fabio lo ha proposto all'etichetta discografica Black Widow, che lo ha pubblicato nel 2003 come CD e LP.

In "The Flight of the Phoenix", Fabio ha cantato, suonato la chitarra elettrica ed acustica, le tastiere, il tin whistle e effettuato la programmazione MIDI per  basso, batteria e percussioni, realizzando completamente da solo tutti i pezzi.

Dopo lunghe vicissitudini, Fabio è recentemente riuscito a dare una dimensione live al progetto Sad Minstrel, che ha fatto il suo esordio dal vivo nel 2009, a Genova e dintorni. Alle atmosfere rarefatte e fatate del progressive si è aggiunta una solida base ritmica tipicamente rock.

La formazione comprende : Fabio alla voce, chitarra elettrica ed acustica e flauto irlandese - Luca Tuffanelli alla chitarra elettrica e mandolino - Lele Traverso alle tastiere e voce  - Stefano Toaldo alla batteria - Giulia Carlini al flauto traverso e voce - Fabrizio Nuovibri al basso.
Il repertorio live è costituito, oltre che dai brani di "The Flight of the Phoenix", da alcune composizioni nuove, un omaggio a Malombra e la cover di un pezzo dei Jethro Tull, una delle band che maggiormente ispirano il sound di Sad Minstrel. La durata del concerto è di circa 2 ore e mezza.



mercoledì 28 dicembre 2011

Mamas and Papas



Dopo aver ricordato un gruppo degli anni 60, i Canned Heat, ne propongo un altro, anch’esso protagonista e testimone di quell’epoca, culminata con la “Summer of Love”.

Mi riferisco ai Mamas and Papas.
In Italia, la fine degli anni 60 è caratterizzata dalle cover dei successi inglesi ed americani, e i meno “introdotti” nella materia musicale, arrivano a questo gruppo per induzione, attraverso la canzone “Sognando la California” cantata dai DIK DIK.
L’originale aveva come titolo “California Dreamin”, e oggi la presento nel filmato a seguire.


Il gruppo si originò nel settembre del '65 dall'unione tra John Phillips e la moglie, Michelle Gilliam,Cass Elliot, che come John aveva lavorato a New York nel giro del Village, e Denny Doherty.
Riuscirono a spuntare un contratto con una nuova etichetta: la Dunhill e cominciarono a fare concerti.
È del 1966 il loro primo disco " If You Can Believe Your Eyes and Ears", contenente la canzone "California Dreamin", che ebbe un grande successo per tutti gli States.
Ma fu con "Monday Monday" che diventarono n°1 negli USA.
Da li furono una serie di successi uno dopo l’altro come" Ceeque Alley", "Dedicated to the one I love", "Dancing in the street "e "I saw her again".
I pezzi, scritti dai Phillips erano di prim’ordine, gli arrangiamenti vocali estremamente curati e i musicisti che li accompagnavano tra i più quotati session men del circuito Hollywoodiano: di conseguenza ebbero un importante seguito tra i giovani guadagnandosi numerosi fan.
Nel 1967, nel pieno periodo di popolarità, comincia il declino del gruppo in parte dovuto alle liti coniugali tra John e Michelle e lo scioglimento arriva nel 1968.
La casa discografica fa ristampare tutti i loro dischi e nel 71 c’è un tentativo di riunione che produce l’album "People like us" che non è comunque all’altezza dei precedenti lavori.
John cerca fortuna come produttore cinematografico, Michelle come attrice e Mama Cass inizia una carriera da solista; quest'ultima muore di infarto a soli 32 anni a Londra, nel 1974.
I Mamas & Papas... 
con i loro abiti stravaganti, l’aria da eterni vagabondi e con le loro   canzoni di matrice folk, 
dalle melodie spensierate e nello stesso tempo per niente scontate,  cavalcarono l’ondata 
hippy in voga in quegli anni e riuscirono ad imporre un sound tutt'ora  indimenticato. Grazie 
all’ utilizzo di "Make Your Own Kind Of Music "in un episodio fondamentale di tutta  la saga 
del telefilm di gran successo Lost, la canzone si è  rapidamente diffusa fra gli amanti  di quel 
movie e ha portato a un grandissimo incremento delle vendite dei greatest hits di  Mamas  
Cass e del gruppo stesso.

Ascoltiamo California Dreamin e godiamoci un filmato d'epoca... però, quanta tristezza!


video



venerdì 23 dicembre 2011

Marcello Chiaraluce Band all' UnderKing di Alba


Non avevo nessun apparente buon motivo per un viaggio Savona-Alba in un giovedì prenatalizio. Scuole finite, cene a go go  e difficoltà nel convincere i miei cari che anche stasera “dovevo” dedicare un po’ di spazio alla musica. Che famiglia comprensiva la mia!
La Piazza Cristo Re non ha quasi più bisogno di un navigatore, tante sono le volte che mi hanno visto in zona, nella sala Ordet. Ma nell’occasione la location è la UnderKing, di dimensioni ridotte rispetto al locale adiacente, ma accogliente e con una buona acustica. Da qui, pochi giorni fa è passato un mostro sacro della chitarra, il mio amico Tolo Marton, che ha potuto contare sulla presenza di una… ventina di persone!
Questo è un fatto tragico, il mitico Tolo, premiato dal Al Hendrix (padre di Jimi) come vincitore  del  “Jimi Hendrix Guitar Festival” di Seattle, unico chitarrista europeo che può vantare un simile traguardo, con scarso pubblico.
Non sto divagando, questa citazione a Tolo mi consente un aggancio al concerto del 22 dicembre, perché era di scena una band il cui leader è un giovane e grande chitarrista, Marcello Chiaraluce (Marcello Chiaraluce Band), che al ruolo di “Guitar Hero” ha dedicato un brano del primo album, suonato nell’occasione.
Per chi volesse conoscere i dettagli relativi al gruppo, rimando al sito ufficiale:

Sul palco molte facce conosciute: oltre a Marcello e a Kenny Valle, rispettivamente il chitarrista e il tastierista che ho maggiormente visto in fase live in tutta la mia vita, essendo parte integrante della Beggar’s Farm, e quindi dell’intero “circuito Taulino”, ho buona conoscenza di Mauro Mugiati-polistrumentista apprezzato assieme ad Andrea Vercesi- e ho da poco visto il batterista Luca Grosso, di scena con la Beggar’s a Genova, il 9 dicembre.
Novità per me sono stati il bassista Daniele Piglione e i due vocalist, Serena Torti e Davide Spalla.
Due i motivi che mi hanno spinto verso una fredda trasferta infrasettimanale, un po’ di voglia di atmosfera nataliza- e il programma dava indicazioni in tal senso- e la voglia di vedere Chiaraluce in una veste nuova- magari è la sua abituale-, di cui spesso avevo sentito parlare, ma non avevo esperienza diretta.
La prima volta che vidi Marcello era il 2006, alla Convention dei Jethro Tull di Novi Ligure, ed è rimasta per me indelebile l’immagine del suo “trovarsi a proprio agio” e della sua fedeltà di riproduzione dei suoni, nel corso dell’esecuzione di Aqualung, e al suo fianco c’era un certo Ian Anderson che probabilmente si sarà domandato chi fosse mai quello sconosciuto così bravo da poter duettare con lui senza dimostrare emozione. Questo è quello che la mia mente ha elaborato nell’occasione e va quindi preso come feeling del momento.
Da quel giorno in poi ho visto la Beggars’ decine di volte, e in tutte le occasioni c’erano Chiaraluce e Valle, per citare i protagonisti dell’ UnderKing, affianco a mostri sacri del rock internazionale di tutti i tempi.
Ciò che si dice nell’ambiente è che la Beggars’ Farm sia una sorta di gruppo perfetto per chiunque… Vairetti, Leone, Jackson, Lanzetti arrivano, attaccano la spina e la magia si compie, come accadeva ai tempi di PFM e Battisti.
Bene, ma oltre ad essere tutti talentuosi, meravigliosi artisti, capaci di realizzare i sogni degli altri, come si comportano se si muovono da soli, senza alcuna presenza esterna di richiamo?
Ed ecco che le prime risposte arrivano nel concerto del 22… in fondo le occasioni occorre andarsele a cercare!
Il concerto a cui ho assistito è stato un mix avente una ben precisa finalità musicale/temporale, e cioè festeggiare il Natale in musica. La scaletta ha quindi avuto intermezzi adatti solo all’occasione, ma sicuramente godibili. Sto parlando dell’usuale  portato on stage, da Lennon a Mariah Carey, passando per la tradizione più pura e per uno scherzoso gioco di squadra che credo sia una peculiarità della band, in qualsiasi occasione,  e che tende ad un’opera di sdrammatizzazione.
La sensazione è che questi giovani possano proporre in maniera assai soddisfacente tutto ciò che esiste in ambito rock e non solo: dai Dire Straits ai Led Zeppelin, dai The Knack ai Deep Purple, dai Queen ai Stevie Wonder.
C’è anche  spazio per un medley di prog italico, che evidenzia  un’emozionante terna Osanna-Orme-PFM.
Tutto quanto appena scritto riporta ancora una volta ad ottimi musicisti, capaci di intrattenere e soddisfare ogni tipo di folla, ma la sorpresa è arrivata dalle creazioni personali.
Non sono molti in brani tratti dagli album della band, a memoria quattro, ma mi sono bastati per capire molto del sound del gruppo e delle potenzialità di Marcello Chiaraluce dal punto di vista della composizione personale.
Liriche in lingua inglese, come si conviene ad una rock band, e riff basati sull’elettrica di Marcello che duetta con la splendida voce di Serena Torti.
Sezione ritmica incisiva e precisa,  e vincente gioco di tastiere tra Valle e Mugiati, quest’ultimo ottimo anche alla chitarra e alla voce.
Sono composizioni che colpiscono i presenti, fatto non certo scontato- accade anche con le star- quando si parla di novità assolute.
Segnalo anche la presenza di Davide Spalla come  cantante aggiunto (non ho idea di quale sia il  suo normale ruolo) che ha dimostrato doti canore fuori dal comune, tra falsetti e improbabili (per altri) note alla Freddy Mercury. A fine post riporto  una sua piccola biografia, non essendo rilevabile dal sito ufficiale, dove al contrario trovano spazio quelle degli altri musicisti.
Tutto questo ben di Dio è stato organizzato ancora una volta da l’associazione Jethro’s Friends ed ha avuto risvolti benefici, come sempre accade quando c’è di mezzo l’amico Felice Prunotto, a cui è dedicata la “tulliana” Wind Up.
Una bella serata, tante belle sorprese e qualche nuova conoscenza, come i gestori dell’UnderKing, giovani che si danno molto da fare per portare la buona musica al cospetto della gente.
E io, che amo la buona musica, farò la mia piccola parte per segnalare a tutti i miei contatti che ad Alba (CN),  in Piazza Cristo Re, nella sala UnderKing, si propongono eventi di grande qualità.




Bio Davide Spalla

Inizia a studiare canto all'età di 18 anni presso Bruna Vietri dell'accademia musicale di Alassio. Nel 2004 partecipa al musical Grease e Jesus Christ Superstar, la cui serata viene ripresa dalle telecamere di  Lucignolo.
Nel 2005 entra a far parte degli Anamnesy (una band cover hard rock anni 70-80) .La band partecipa a Sanremo OFF nel febbraio 2006. 
Nello stesso anno diventa il singer dei savonesi Karnak Band che propongono un tributo ai Dream Theater.                                                                                                                                                               Nel 2009 entra nei THE NEXT TUESDAY band con cui partecipa tuttora.
Nel frattempo continua lo studio della voce in ambito lirico, rock e jazz.                                       Frequenta i corsi di canto di Piero Leporale (60-70) e Sandra Fantino, con cui apprende la tecnica VOICECRAFT,  e Michele Luppi, con cui tuttora collabora attivamente ed insegna canto con il suo metodo.
Nel 2010 prende parte alla stesura di un brano di Steve Foglia (allievo di Roberto Gualdi e Christian Meyer) nel disco "Revenge", con il quale figura il virtuoso frontman statunitense Mike Vescera ( ex Malmsteen, Loudness).

giovedì 22 dicembre 2011

"Storie di Rock"- Innocenzo Alfano



Innocenzo Alfano
Storie di Rock.
Gli anni ’60 e ’70 attraverso dischi, festival,
 libri, luoghi, suoni e molte curiosità
Aracne editrice, Roma, 2011, pp. 370 

Raccontare la storia del rock non sarebbe per nessuno un compito agevole, e neppure breve, in particolare per chi decidesse di analizzarne le vicende dal lato prevalentemente musicale. Meglio allora selezionare un certo numero di gruppi e di singoli musicisti, qualche concerto o festival memorabile, un po’ di dischi, una manciata di libri, e concentrarsi solo su di essi. Il risultato è Storie di Rock, nel quale l’autore, oltre ad analizzare in modo originale (come da sua abitudine) fatti e musiche riferiti a nomi e formazioni ormai classici, si propone di riportare alla luce l’attività di importanti gruppi e musicisti per lo più trascurati, e in qualche caso addirittura dimenticati, da una certa storiografia – specialmente italiana – non sempre all’altezza del suo compito. Il libro è arricchito da saggi critici e, per la prima volta in Italia, da un’ampia panoramica sulla musica della San Francisco Bay Area, meglio nota come San Francisco Sound.


Dall’introduzione:

In Italia, rispetto al rock, non si scrivono, in generale, libri di musica, ma libri attorno alla musica. Così “attorno” che i musicisti bravi rischiano di non essere neppure notati o di venir dimenticati in fretta, a tutto vantaggio di quelli semplicemente famosi, quasi sempre tali per ragioni che nulla hanno a che vedere con la capacità di suonare in modo brillante e originale uno o più strumenti. Per dirla tutta credo che il rock sia l’unico genere musicale nel quale ci si ricorda a oltranza dei mediocri e si gettano nell’oblio i capaci. Io però nei miei libri, per molti versi controcorrente ma coerenti con la visione che ho della musica, ho sempre preferito parlare dei musicisti bravi, indicando quali sono attraverso nomi, cognomi e nazionalità e spiegando inoltre che cosa hanno fatto insieme alle loro rispettive band. [...] Il lettore interessato, oltre a nomi più noti, si imbatterà perciò in gruppi come Colosseum, Family, Tempest, Bakerloo, Funkadelic, Bonzo Dog Doo/Dah Band, Cold Blood, It’s A Beautiful Day e Acqua Fragile, tutti composti da musicisti tecnicamente validi e con diverse punte di eccellenza. Penso sia ora che gli storici “ufficiali” del rock, soprattutto italiani, comincino ad occuparsi seriamente anche di queste – come di altre – formazioni.



Innocenzo Alfano (Cosenza, 1971) si è laureato in Scienze Politiche e in Cinema Musica Teatro presso l’Università degli Studi di Pisa. È autore dei seguenti volumi: Fra tradizione colta e popular music: il caso del rock progressivo. Introduzione al genere che sfidò la forma canzone (Aracne, 1ª ed. 2004, 2ª ed. 2010); Verso un’altra realtà. Cenni di strategia compositiva e organizzazione dei brani nella musica rock, da Jimi Hendrix al rock progressivo (Aracne, 1ª ed. 2006, 2ª ed. 2010); Argentina e Brasile: quale politica comune? Tentativi di strategia politica unitaria dalla presidenza Frondizi al Mercosur (Il Coscile, 2006); Effetto Pop. Uno sguardo critico sulla musica più diffusa degli ultimi cinquant’anni (Aracne, 1ª ed. 2008, 2ª ed. 2010); La crisi infinita. Problemi e contraddizioni del mondo attuale (Aracne, 2009).

martedì 20 dicembre 2011

Max Gallo e i Dinamici - Il concerto del 17 dicembre


La  1° Rassegna Musicale “ Oltre la Musica”, organizzata nel Teatro di Città a Cairo Montenotte (Savona), è iniziata con un buon successo di pubblico, nonostante   la contemporaneità della “Notte Bianca”.
Ad esibirsi, nella prima delle cinque serate, i “Max Gallo e i Dinamici”, band che propone musica swing e che … giocava in casa, essendo quasi tutti musicisti della provincia.
Per sapere qualcosa in più su di loro rimando al link a seguire:


Come evidenziato nelle dichiarazioni di rito nel corso del  siparietto iniziale, si è cercato di “disegnare” l’organigramma pensando ad una comunità varia, fuggendo dal ben più semplice “Festival a tema unico”, nel tentativo di accontentare le differenti fasce di età e i molteplici gusti musicali.
I presenti all’evento hanno avuto la possibilità di godere al contempo di due fattori che dovrebbero sempre fare la differenza, grande professionalità e ambiente familiare. 
Ecco gli ingredienti base:
“service” perfetto, sia dal punto di vista delle apparecchiature disponibili  sia per conoscenze/abilità tecniche.
Servizio fotografico e ripresa video, fatti non sempre scontati, ma presenti nell’occasione con il mero senso della “testimonianza per sempre”.
E poi la ripresa diretta in streaming, andata in onda su Yastaradio (www.yastaradio.com).
Anche la presentazione è stata inusuale, e dopo le parole del delegato alla cultura Guillermo Fierens (lui sì, abituato a palchi prestigiosi!) è venuto  il momento  dell’autopresentazione di Sergio Babboni, alias Max Gallo, che ha spiegato ad un ipotetico spettatore di passaggio, lontano dalle vicende musicali, cosa sia la musica swing e cosa rappresentasse la band che di lì a poco si sarebbe esibita.


Nove elementi sul palco che propongono una musica scevra da risvolti tecnologici, quei tools che, se impiegati, potrebbe anche facilitare le cose a Babboni e soci e magari ridurre il personale, come avviene puntualmente in tutte le aziende tecnologiche, ma che farebbero perdere ogni significato ad una proposta musicale basata sulla purezza e sulla fedeltà ad un genere che è anche stile di vita.
Max Gallo lo ricorda a tutti, sottolineando che lo swing è anche felicità e capacità di prendere la vita in modo gioioso e giocoso, senza però eccedere, come accadde al grande Fred Buscaglione, troppo immedesimato nella parte e quindi arrivato con anticipo, e ad eccessiva velocità alla tappa finale, quella a cui nessuno può sottrarsi.
In scena una grande sezione fiati, una fantastica sezione ritmica, un piano che non ha bisogno di artifici e la chitarra di Federico Perrone, vecchio compagno di viaggio di Babboni, che con lui costruisce gag e siparietti che fanno parte dello spettacolo, scenette che  appartengono ad un mondo che non esiste più e che si fa molto presto a rimpiangere.
Inutile sottolineare l’abilità di questa band, capace di rinverdire la musica Buscaglione, Carosone, Caputo, Bubblè,  Gelato, Prima e molti altri. Forse il termine “rinverdire” non è il più adatto, perché è musica che appartiene a tutti, da sempre, assimilata anche inconsciamente attraverso chi ha vissuto in diretta certi momenti del passato. Ma la cosa piacevole è scoprire ad ogni start di un nuovo brano che, se il titolo ha qualcosa di oscuro, così non si può dire per la canzone.
Tutti abili, tutti “professori” i nove sul palco, ma il frontman è sempre quello che colpisce il pubblico per il contatto diretto tra i due poli.
E’ stato detto inizialmente come il titolo “Oltre la Musica” sia legato al concetto di evento live perfetto, quello dove si compie una magia che coinvolge tutti, al di là della perfezione tecnica.
Babboni/Gallo ha avuto ruolo determinante (mi perdonino gli altri musicisti ma il vocalist ha da sempre questo privilegio!), perché ha condotto pubblico e band per due ore e mezzo, realizzando quell’interattività che è il cuore di ogni performance on stage.
Al preventivato triplo bis se ne aggiungerà un quarto ma… i presenti non dimostreranno nessuna  fretta di  alzarsi.
Proseguendo sul filone dell’ambiente familiare e della conduzione inusuale, si cerca di coinvolgere il pubblico e, non essendoci domande (fatto normalissimo per effetto della nota “sindrome da microfono”!), si chiedono giudizi che, con qualche “forzatura”, arrivano.
Grande soddisfazione per tutti, con differenti sfaccettature. Ne scelgo una a caso, fatto a cui non sempre si pensa: la funzione “didattica” che Max Gallo e i Dinamici hanno dimostrato di poter esercitare, ricordando a tutti, attraverso la musica l’esistenza di alcuni valori di vita da cui non si può prescindere, se si vuole arrivare ad affrontare le difficoltà del quotidiano con serenità.
Difficoltà reali che sono state utilizzate per giustificare il regalo simbolico consegnato sul palco alla band, un'unica maglietta ( per nove artisti), recante la sostanza della rassegna “Oltre la Musica”.
Come è noto, le magliette dei concerti si indossano raramente, ma restano per sempre nell’immaginaria vetrina dei ricordi, e ad ogni visione salterà alla mente un suono, un particolare, un momento lieto.
E’ questo l’obiettivo ed è questo che ci si augura per il proseguio della manifestazione: momenti di sana spensieratezza per tutti, in un frizzante contesto culturale.
In attesa del filmato del concerto, ecco uno spezzone di pochi secondi.