Bernardo Lanzetti - “Horizontal
Rain”,
Etichetta: SnV
Distribuzione Digitale: Believe
Distribuzione fisica (CD e Vinile): DV
More/Disco Più Srl
È appena stato rilasciato il nuovo album di Bernardo Lanzetti, “Horizontal
Rain” e proverò a delineare un quadro a mio giudizio complesso, che
comprende la necessità del racconto oggettivo unita a quella del commento
esterno, dove l’estetica e il posizionamento all’interno del panorama musicale
non sarebbero elementi sufficienti, da soli, a delineare la grandezza di un
contenitore musicale che si dipana via via con l’aiuto dell’autore, attraverso
le sue note e un’intervista ad hoc.
Partendo dagli elementi certi
fornisco il link utile ad ottenere informazioni sui singoli dettagli:
https://bernardolanzetti.blogspot.com/2021/05/horizontal-rain-il-nuovo-album-solista.html
Seguo con costanza il lavoro di
Lanzetti ed ero a conoscenza del suo nuovo progetto, senza peraltro realizzarne la portata; ma è bastato un primo ascolto per decodificare i tanti messaggi
che, nel tempo, mi erano arrivati e all’improvviso mi si è aperto un nuovo
mondo.
Non esagero. In fondo, noi antichi
amanti di certa musica, abbiamo nell’intimo una convinzione, quella di aver
vissuto il momento d’oro della musica - periodo che non tornerà mai più -, così
come è diffuso il pensiero che sarà impossibile scrivere cose nuove, che vadano
in quella direzione, ma capaci di essere allo stesso tempo un miglioramento,
una progressione. “Horizontal Rain” cancella ogni preconcetto e
stereotipo di questo genere, collocandosi ad un livello superiore. Che poi a
tutto ciò corrisponderà adeguata visibilità e condivisione è fatto sperabile,
ancorché complicato.
Tanto per essere chiari, il nuovo
album parte da un’esigenza ben precisa, contenuta nell’incipit:
“Mi ero preparato per
affrontare tutto nella vita ma non ero pronto per la Pioggia Orizzontale”
Ma qual è la “pioggia orizzontale” da
cui l’autore non aveva pensato di doversi riparare?
Chiosa Bernardo: “Il non venire
compreso o, addirittura, all’improvviso osteggiato dagli altri soggetti
coinvolti in progetti dove il mio impegno convinzioni e aspettative erano al
massimo…”.
Riannodo le fila della storia: se
l’annuncio di un nuovo album di Bernardo Lanzetti portasse alla mente di
qualche fan un tributo al blues o a Bob Dylan - tanto per citare episodi del
passato -, beh, non è questo il caso.
Ma non è nemmeno utile alla
comprensione immaginare un nuovo “VOX40”, sontuoso evento che, con nuova e
consistente patina, nel 2013 riproponeva 40 anni di professione, una sorta di
meraviglioso compendio musicale rivolto alla celebrazione del passato.
Qui siamo davanti ad un futuro
illuminato - speriamo anche compreso - in cui la musica di qualità creata non è
un “elemento perfetto” fine a sé stesso, ma diventa proposizione di una linea
guida da seguire, unendo competenze tecniche a idee fresche e a messaggi
importanti.
Dice Bernardo: “Non bisogna temere
di osare, non bisogna avere paura del giudizio. Non siamo davanti al maestro di
armonia ma cerchiamo di fare la storia partendo dal quotidiano e dal rispetto
per i grandi del passato. Abbiamo bisogno di una musica che descriva e
qualifichi la nostra epoca, vorrei che il mio lavoro preparasse più di qualcuno
a raccogliere la sfida per un nuovo impegno artistico. La Musica non può essere
solo intrattenimento così come le Belle Arti non possono essere solo
decorazione! Penso che l’arte sia chiamata a un impegno superiore. Credo che
abbia il compito e il dovere di fare delle cose per pungolare l’umanità,
affinché cresca e si prepari per il futuro. L’artista prepara dei ponti, come
l’architetto illuminato, progetta case, stazioni, aeroporti che possano affrontare
il domani”. Potrebbero liquidarmi come cantautore ma per me scrivere una
canzone è un esercizio elementare, come per un esperto di enigmistica fare le
parole crociate facilitate. Un esercizio che è andato perduto, non c’è più
poesia, solo elenchi di parole più o meno organizzate con il rimario. L’impegno
nel suono e nel ritmo deve accompagnarsi a quello nella parola per una nuova e
potente forma di comunicazione e di cultura”.
L’approccio è di tipo olistico, senza
troppe dicotomie e distinzioni all’interno del concetto di arte, quello che
Lanzetti “cavalca” a suo piacimento, tra musiche, liriche e immagini (sua è la
figura mitologica del futuro ritratta in copertina, così come sono presenti
suoi lavori pittorici nel booklet del CD, elaborato da Gigi Cavalli Cocchi).
Lanzetti è autore di tutte le musiche
e delle liriche - tranne per due brani dove viene utilizzato il testo
dell’amico P.J. Marmot -, degli arrangiamenti (assieme ad Andrea
Cervetto, e Giancarlo Porro) e può vantare la collaborazione di una certa
“nobiltà”, reperibile nei dettagli cliccando sul link succitato.
Per gli amanti del prog, di cui
Lanzetti è alfiere, alcuni nomi faranno drizzare le orecchie, stimolando la
curiosità.
La produzione è di Dario Mazzoli,
che in un’occasione risfodera il basso e si unisce ai musicisti.
Trentotto minuti di sonorità variegate,
suddivise su nove tracce, sono il menù di “Horizontal Rain”, un lavoro
che racchiude differenti anime e trame che lo stesso Bernardo suddivide in
categorie più o meno conosciute: si va dal Prog al Soul Rock, passando per il
Pop e l’Avanguardia, planando sul Classix 2 B,
neologismo che non conoscevo e che fa riferimento a quei brani che
suonano come dei “Classici” pur non assomigliando ad altri brani in particolare
ma, piuttosto, al carattere o al percorso storico che li ha resi tali.
Proviamo a mettere su di un ideale
“piatto” l’ipotetico “LP” e pigiamo il tasto “start”.
Apre il giro di giostra “Walk
Away”, che propone il prestigio derivante da nomi altisonanti, quali David
Cross (ex King Crimson), Jonathan Mover (GTR), Tony Franklin
(già con Kate Bush e David Gilmour), Kim Chandler (già con Huriah Heep
& Orchestra), Andrea Cervetto (Il Mito New Trolls) e Derek
Sherinian (ex Dream Theatre).
È uno
di quei brani che si possono inserire nella sezione “Prog”, sia per la
strumentazione utilizzata, tipica del genere, sia per l’impiego di tempi
composti che in quei componimenti non possono mai mancare.
La
classicità e il modus struggente del violino di Cross giocano con una vocalità
unica che domina e conduce, mentre i ritmi, difficili da decodificare per il profano,
diventano il tappeto ideale per questa prima immagine, compresa tra sacralità
sonora e teatralità debordante.
Segue
“Heck Jack” e si cambia direzione, una deviazione rockettara che
l’utilizzo dei fiati porta in terreno soul e in cui Tony Levin si trova
a proprio agio (ma ci sarà qualcosa in cui non eccelle?).
Un
pezzo più lineare che, estremizzando, diventa istigatore di dinamicità, una
sorta di repertorio “primo Peter Gabriel” post Genesis, artista a cui Bernardo
è spesso stato accostato.
Con “Lanzhaiku”,
terza traccia, diventa imponente la presenza di David Jackson, che suona
tutti i flauti e i sax, non escluso il baritono che addirittura sostituisce il
basso elettrico.
Altro
episodio di “sopraffino prog” governato a piacimento dai giochi di voci di
Lanzetti che, estensione a parte, colora l’andamento della trama musicale e
regala una manciata finale di secondi dal profumo “hammilliano”.
L’autore,
a proposito degli aspetti lirici, aggiunge il suo pensiero: “La forma
poetica dell’Haiku ben si adatta al tipo di composizione, minimalista ma con
melodie sottintese e sognanti. Un esercizio da consigliare a colleghi
strumentisti e cantautori.”
Bernardo
ricorre al pop classico per affrontare un argomento “drammatico” in “Time
Is King”: “Il Tempo corre, il Tempo scorre; a volte è solo un flash.
Eccolo a plasmare lo Spazio nell’Universo ma, ti dico, facendomi scricchiolare
le ossa… Il Tempo riempie ogni vuoto, non ci si può opporre, non c’è
Democrazia. Nella finzione o nella verità, il Tempo è Re”.
Le atmosfere
sono quelle tipiche del sound anni ’80: ipnotiche, ripetitive, a tratti
distopiche, quasi dolorose e perfettamente funzionali al testo.
“Genial!” fa parte dei “classici a divenire”: sezione
ritmica sugli scudi e l’elettrica di Marco Colombo che disegna motivi
orientaleggianti e aiuta ad unire il rock all’etnia e alla world music.
Lanzetti
fornisce un altro lato di sé, tra cantato e parlato/recitato, un eclettismo
che, nel tempo, continua a stupire.
Della
stessa sezione di competenza, evidenziata come “Classix 2b”, fa parte “Conventional”,
brano che si distacca dal gruppo per classicità e bellezza estetica.
Si
può etichettare una canzone dei nostri giorni con l’aggettivo “aulica”?
Melodia
magica, fiabesca, testimonianza di come lo “strumento voce” sia padroneggiato
senza confini da Lanzetti, che in questo caso è interprete di una proposizione
che, come lui dice: “…potrebbe essere l’Aria di un’Opera leggera…”.
Ma la
contaminazione è insita del progetto e la canzone viene stravolta da un tempo
dispari in 7/4.
Mi
sono chiesto in quale contesto sarebbe più adatta per essere divulgata e sono
arrivato alla conclusione che la sua bellezza universale potrebbe mettere
d’accordo ogni palato, ogni testa pensante e ogni animo sensibile.
Non
ho ancora sottolineato l’ovvio, ovvero la lingua utilizzata, l’inglese, ma per
chi bazzica la musica di Lanzetti non è certo un mistero, anche se ricorrere al
nostro idioma può essere utile, come nel caso di “Ero un num Ero”
- dal profumo palindromo - in cui la lingua italiana ne facilita la
comprensione.
Lanzetti
si dichiara molto fiero di un brano che definisce “avanguardistico” ed è lui
stesso a delinearne i significati: “Come inquadrare un brano che ha i numeri
nel testo e nella musica? I numeri sono quelli che tutti conosciamo dall’1 al
9, in quanto lo zero è solo una convenzione. Una progressione numerica casuale
muove un dito su 1+8 tasti, conseguenti, sul manico della chitarra, di fatto
dettando l’armonia. La melodia arranca mischiando le scale e, al finale
liberatorio della storia, che può fare il coro se non cantare i numeri stessi?”
Ritorno
al rock con la title track, “Horizontal Rain”:
“Ho
imparato il linguaggio, sono stato al Nord e al Sud. Ho ballato da solo al buio
e sono stato come dura roccia a un rave-party… Ho fatto il clown in un rodeo e
sono stato nelle truppe d’assalto. Sono stato, addirittura, fidanzato con una
donna avvocato! Conosco il ghigno del serpente e so guardarmi alle spalle.
Insomma, avevo comperato l’intero pacchetto ma… NON ERO PRONTO PER LA PIOGGIA
ORIZZONTALE!”.
Ma
cosa accade, musicalmente parlando, quando siamo colpiti da una piaggia
orizzontale, se intesa come movimento ed espressione inaspettata, a cui non
siamo abituati, insomma, fuori da ogni schema e ortodossia?
Mi
pare proprio questo il sentimento contagioso che deriva dall’ascolto di “Horizontal
Rain” - sia la traccia che l’album -, e ciò che per l’autore ha
rappresentato una forte delusione, ispiratrice del progetto, per l’ascoltatore
attento potrebbe trasformarsi in un aiuto verso un nuovo approccio all’arte
musicale.
A
chiusura troviamo “Different”, che vede la collaborazione con la Compagnia
Teatrale O.L.B.C. di Foligno. Anche in questo caso BL ci viene incontro ed
esplicita: “La trama sviluppa ancora la divisione ritmica visionaria
sperimentata, in precedenza, per Acqua Fragile assieme a Mover, ovvero
suddividere e sommare i sedicesimi del tempo ritmico per produrre l’effetto
ipnotico di un diverso, incessante, cambiamento.”
Il
coro diventa parte essenziale e viene sottolineata l’importanza dell’elemento
“voce” inteso come strumento, indipendente dalla sua funzione più conosciuta,
un utilizzo che Lanzetti conosce bene e che dilata a piacimento, riuscendo
sempre a fornire nuove sfaccettature.
Mi
fermo qui e propongo a seguire una piccola e icastica intervista a Bernardo
Lanzetti, un musicista che, pur essendo rappresentante importante di un periodo
molto lontano, riesce ancora - e concretamente - a dare indicazioni per il futuro,
allargando i propri orizzonti attraverso lo studio, la sperimentazione, la
perlustrazione di mondi e culture differenti, traendo continui stimoli e
motivazioni fortificanti del proprio credo, esempio di una filosofia di vita fuori
dagli schemi, nel senso della lontananza dalla facilità espressiva e dalla
convenienza.
Lanzetti
mi riporta a Quentin Tarantino, al suo “Pulp Fiction” e alla
protagonista Uma Thurman, che in una famosa scena, mentre disegna con le mani
un immaginario rettangolo aggiunge: “Don’t be a square!”.
I
numeri - e la geometria - che Bernardo usa a piacimento ci suggeriscono, anche,
di non accontentarci di un ridotto uso della mente e ci spingono a non essere
troppo inquadrati, optando per una esistenza un po’ più iconoclasta.
Ma
molto più semplicemente possiamo decidere di ascoltare il nuovo album e scoprire
che si può ancora fare della bella musica, che sia nutrimento per l’anima, non
solo per il corpo.
L’immagine
di “ex voce PFM”, ancora suggestiva, è stata ormai superata dalla dimensione di
artista totale, e goderne i risultati appare oggi un privilegio che potrebbe
estendersi facilmente… in un mondo sensato!
L’INTERVISTA
Per
iniziare, da dove nasce - e quando - l’idea di un album così complesso e vario,
sia nella proposta che nei protagonisti?
L’aver
iniziato, già da un otto/dieci di anni, una collaborazione artistica a distanza
con il batterista Jonathan Mover, mi ha permesso di ampliare gli orizzonti e
osare in più direzioni. Dopo il VOX 40 ho pensato che fosse giunto il momento
di creare una nuova piattaforma creativa prendendo in prima persona ogni
decisione artistica e operativa.
Con
che criterio hai scelto i collaboratori, che sono tantissimi? Bastano
l’amicizia e il nome o hai riflettuto più a fondo sulla funzionalità rispetto
alla creazione?
Strategico
è stato Mover che, a sostegno della considerazione che ha per il sottoscritto,
prima di registrare ogni brano che gli sottoponevo è sempre stato così preciso
e accurato da spiegarmi la visione della ritmica che avrebbe realizzato. È con
il suo entusiasmo e le sue conoscenze - non dimentichiamo che oltre a essere
stato attivo con gli Skyline Studios di New York, trasferitosi a Los Angeles,
da alcuni anni è socio agli “Swing House Studios”, è soprattutto uno dei
batteristi americani più vicini al Prog - che sono potuto arrivare a coinvolgere
gli altri strumentisti americani come Derek Sherinian o Tony Lane, britannico
che però vive a Los Angeles. Il colpo maestro è stato avere a bordo Tony Levin.
Poi, senza dubbio, David Jackson è stato scelto e chiamato appositamente per
produrre il 70% del sound di “Lanzhaiku”. Ero sicuro che avrebbe amato suonare
il sax baritono come sostituzione del contrabbasso ma anche suonare tutto il
resto che avevo scritto per quel brano. David Cross, con cui avevo già cantato
brani dei King Crimson al Festival Jazz di Fasano, era intanto diventato
partner di Jackson in avventure d’avanguardia, così che non è stato difficile
coinvolgerlo. Per gli italiani è stato facilissimo perché il tastierista Pier
Vigolini e i chitarristi Marco Colombo e Andrea Cervetto già avevano lavorato
con me a più progetti. Pier Gonella, sempre alla chitarra (classica e folk),
Alex Polipo alla batteria e Sara Wilma Milani sono stati presentati da illustri
colleghi mentre Alesia Baltach al violoncello e Kim Chandler -backing vocals-
le ho conosciute in Jam Session a Marbella. La prima è estone e di estrazione
classica mentre la seconda è australiana ma con esperienze in Inghilterra, agli
Abbey Road Studios, oltre ad aver lavorato con gli Huriah Heep. Per rendere
onore a Tony Levin, che suona lo stick nel brano “Heck Jack”, il produttore
Dario Mazzoli ha voluto chiamare una vera sezione di fiati guidati e arrangiati
dal titolato sassofonista Giancarlo Porro. Ecco così intervenire gli ottimi
Carlo Napolitano al trombone e Marco Brioschi alla tromba. Franco Grandoni,
oltre a essere il responsabile del gruppo teatrale O.L.B.C. di Foligno, molto
attivo nell’ambito dei Musical, è anche un grande appassionato di Prog. Con
entusiasmo ha chiamato i ragazzi della compagnia per registrare quel piccolo
delirio corale in “Different”. In conclusione, posso dire che, per la quasi
totalità del lavoro, ho avuto modo di ragionare brano x brano e agire di
conseguenza.
Questo
periodo di clausura forzato ha incrementato la tua considerazione sull’uso
della tecnologia applicata alla progettazione di un lavoro discografico?
I
vari lockdown non hanno influito sull’uso della tecnologia utilizzata nel
progetto perché già da molto prima il superamento delle distanze geografiche e
le modalità di registrazione erano consuetudine collaudata. A mio avviso, di
quel Comitato Tecnico Scientifico così chiacchierato avrebbero dovuto far parte
anche artisti e musicisti…
Restando
in tema, “Horizontal Rain” potrà essere proposto in fase live, quando sarà
consentito calcare nuovamente un palco?
Tutto
è possibile ma ora occorre fare i conti con i concerti cancellati lo scorso
anno e che hanno precedenza nel caso riaprano i calendari. Non posso escludere
nulla, neppure inserire alcuni dei brani dell’album in progetti live paralleli.
Qual è
la TUA “pioggia orizzontale”, quella da cui non avevi pensato di doverti
riparare?
Il
non venire compreso o, addirittura, all’improvviso osteggiato dagli altri
soggetti coinvolti in progetti dove il mio impegno convinzioni e aspettative
erano al massimo…
Hai
utilizzato la lingua italiana in una sola occasione (“Ero un num Ero”): un
argomento su cui volevi non ci fossero dubbi?
Questo
brano è quello dove ho osato di più per cui ho pensato che usare la lingua
italiana potesse facilitare la comprensione per gli italiani e aggiungere un
che di “esotico” per gli stranieri. Vado fiero per la forma e il contenuto di
questo testo.
Come
si deduce dalla scheda di presentazione, “Horizontal Rain” non può essere
ascritto ad un particolare genere ma rappresenta diverse versioni di Lanzetti:
può considerarsi un sunto della tua vita artistica, tenuto conto che, oltre
agli aspetti musicali, la tua “mano” incide, per la prima volta, nell’artwork,
e quindi il disco diventa un contenitore in cui esprimi gran parte della tua
diversificazione?
In
precedenza, salvo rare eccezioni, ho sempre trovato che i musicisti impegnati
all’ artwork dei loro album, in realtà non arricchivano l’opera ma in qualche
senso, arrivavano a limitarla. Ora le regole e le convenzioni e le convinzioni
esistono per essere superate...
Mi
spieghi il significato dell’immagine di copertina?
L’immagine
di copertina rappresenta “una figura mitologica del futuro”, la Musica Elettrica
che affronta una pioggia magnetica orizzontale, senza paura di sacrificare la
mitica chitarra per reggere l'urto disorientante e superare l’impatto con
fermezza, coraggio ed energia.
In
che formato - fisico e digitale - sarà disponibile “Horizontal Rain”?
Per
ora CD fisico e Digitale in rete. Il Vinile in un prossimo futuro.
Tracklist:
01-Walk Away - 5:50
02 - Heck Jack - 3:45
03-Lanzhaiku
- 3:33
04 -
Time is King - 4:50
05 -
Genial! - 3:00
06 -
Conventional - 4:17
07 -
Ero un num Ero - 4:51
08 -
Horizontal Rain - 5:08
09-Different
- 4:31