lunedì 10 dicembre 2007

Gino Terribile


Oggi è il turno di uno dei gemelli”Terribile”, Gino, fondatore del Cerchio d’Oro, assieme al fratello Giuseppe e a Franco Piccolini, musicista di cui ho parlato giorni fa.
Gino rispondera' alle mie solite domande standard, che spesso mi diverto a porre in questo periodo.
In attesa di commentare il loro lavoro, “Il viaggio di Colombo”, rispolvero l’introduzione scritta tempo fa per una delle fanzine del CSPI (dedicato alla musica Prog).


Non credo sia facile avere una passione che dura una vita, senza momenti di cedimento.

Nella mia adolescenza, ad inizio anni 70, c’era il campetto dell’oratorio, su cui passare tutto il pomeriggio. E c’erano i gruppi rock.
A quei tempi Gino e Giuseppe Terribile, passavano a salutarci, amici di amici, ma non avevano tempo di fermarsi .
Gia’ allora pensavano costantemente alla musica, ma a differenza di noi, superficiali “calciatormusicofili”, loro suonavano, Gino la batteria e Giuseppe il basso.
Questo fatto, a quei tempi , era elemento di grande distinzione.
Poi li ho persi, anche se di riflesso ne ho sentito parlare, soprattutto come cover band dei Beatles, i Cavern appunto.
Non hanno mai smesso di suonare e, immagino, quella forte passione a cui accennavo, ha permesso loro di superare tutti gli alibi che normalmente tentano di giustificare l’abbandono, magari momentaneo, dei nostri interessi primitivi.
E cosi’, nonostante la famiglia, il lavoro, i figli e tutti gli avvenimenti che normalmente “tarpano le ali”, proseguono senza sosta.
Li ritrovo dopo una vita al concerto di Emerson, a luglio(2006), e alla convention dei Tull, dove mi mostrano entusiasti un libro dedicato al Progressive italiano, appena acquistato alla fiera del disco di Genova (23 settembre).
Mi raccontano della loro nuova attività che prevede, oltre al mantenimento dei Cavern, la riattivazione del vecchio “Cerchio d’Oro…”.

Gino e Giuseppe sono un’enciclopedia Rock vivente e sono tuttora alla continua ricerca di vinili particolari, di libri e di musica, vecchia e nuova.


Un mio ricordo… l’11 giugno di quest’anno ci siamo incontrati all’Arena di Verona, dove gli Who si sono esibiti.
Quando il nubifragio si e’ abbattuto sull’Arena, e chi è riuscito ha trovato riparo nei vari cunicoli pieni di storia, ci siamo trovati.
Io avevo al mio fianco il mio bambino di 10 anni, e loro famiglie complete al seguito … questo si che è seminare!

E leggiamo il "Gino pensiero "

Come e quando nasce la tua passione per la musica?
Praticamente da quando sono stato in grado di intendere e volere.

Quali sono i tuoi riferimenti musicali più importanti?
La scena beat e psichedelica inglese e il progressivo inglese e italiano.

Qual’e l’artista/gruppo a cui sei più legato?
Solo uno è troppo poco, anche se tutto è nato coi Beatles.

Come riesci a far convivere la tua passione per la musica con gli impegni quotidiani?
Volere è potere...

Strumento preferito?
La batteria, of corse

Come è cambiato nel tempo il tuo rapporto con la musica ?
Il mio rapporto con la musica è simbiotico e in questo ambito periodicamente può prevalere la componente attiva (quando eseguo o creo musica) o quella passiva (quando ascolto o colleziono), dipende dall'umore e dalle circostanze.

Cosa giudichi importante… il testo, la musica, entrambi?
AL primo impatto la musica e poi anche il testo.

E’ importante essere costantemente presenti per restare a galla (riferito agli artisti)?
Possono esserci anche delle "pause di riflessione"

Meglio il Vinile, il CD o l’MP3?
Come oggetto senz’altro il vinile

La musica deve necessariamente essere divisa in categorie?
Può servire per indirizzare l' ascoltatore

Esiste musica per differenti eta’?
L'età è solo una componente che influisce nei gusti musicali

Cosa cercheresti di cambiare (sempre riferito alla musica) se potessi riscrivere la tua storia?
Sarei andato a cercare qualche opportunità in città più importanti.

Immagina una tua diversa collocazione: palco?Produzione? Solo ascolto?Organizzatore?Scrittore?
Il mio istinto non può prevedere una solo collocazione

Cosa salveresti della tradizione musicale italiana?
Battisti e il progressivo italiano

Perché ci siamo innamorati, da bambini, di canzoni di cui non capivamo una parola?
“Sicuramente per la melodia del brano o melodie particolari.

Blues, Progressive o Jazz?
Progressivo

Classica, Hard Rock o Punk?Hard rock

Provi a gettare il seme con la nuova generazione?
Si, consigliando il pubblico giovane ai miei concerti, i miei allievi e soprattutto mia figlia

Musica scaricabile da internet o… a costo contenuto, per vie tradizionali?
L'uno e l'altro ma per due tipi di pubblico diversi: da passatempo per il primo caso , da appassionati per il secondo.

Il filmato di un gruppo che vorresti sentire adesso?
I Supertramp al Queen Mary College del 1977 o i Led Zeppelin a Knewbworth del 1979

Fatti una domanda a cui non ho pensato?
Una la cui risposta è ovvia : avresti potuto immaginare o accettare una vita senza musica?

Grazie Gino, la tua è passione inossidabile.


E ascoltiamo i Led Zeppelin











mercoledì 5 dicembre 2007

King Crimson


Dopo la mia premessa all’argomento “ Musica Progressive”, iniziata col ricordo di “Ciao 2001”, proseguita con l’omaggio a Sgt Pepper e terminata con la spiegazione del mio significato di Prog, ho dato spazio ai Nice, da me considerati dei precursori del genere.
Ogni volta che ho letto documentazioni, interrogazioni, considerazioni su questa particolare musica, ho sempre trovato l’esigenza di datare l’inizio di tutto e quindi e’ sempre scaturita la questione:” Con chi nasce il Prog? Qual e’ il gruppo ed il disco che hanno dato, più o meno inconsciamente, lo start?”.
Gli “studiosi”, in genere , indicano come primo disco Progressivo  In The Court of the Crimson King”, dei King Crimson.
Oggi parlero’ un po’ di loro , e non per il ruolo che tutti gli attribuiscono, ma perché rientrano tra i gruppi che ascoltavo in quel periodo (e ancora oggi ascolto) e, come già spiegato, la mia rivisitazione dell’epoca non avra’ nessuna cronologicità , se non quella del mio vissuto, della mia memoria.
Nella realtà non sono quelli che mi hanno “preso” maggiormente e ho potuto apprezzarli veramente solo nella loro “seconda stagione”, in concomitanza del loro disco”Lark’s Tongues in Aspic”.

Ci vorrebbero ore per descrivere la storia di questo gruppo per cui cercherò di sintetizzare.
Come già scritto, i K.C. sono stati una delle prime formazioni del genere, sicuramente tra le più innovative.
Il cuore, la testa e l’anima di questo gruppo sono rappresentate da Robert Fripp, leader e "dittatore" , sempre illuminato nel corso della sua strada.
Fripp, passando attraverso una coraggiosa sperimentazione, ha saputo creare una musica unica,mai “rubata” ad altri, e con musicisti diversi in tempi diversi.
I K.C. nascono nel 1969 con l’idea (di Fripp) di una musica che superi i confini del rock, attingendo in modo moderato dalla musica classica per inventare un percorso originale.
Fondamentale risulta essere il contributo di Pete Sinfield, un giovane paroliere incaricato di evidenziare le “sinistre” suggestioni di Fripp.
Il disco di inizio e’ il già citato “In The Court of the Crimson King”, vero capolavoro del genere.
I dischi che seguiranno,” In The Wake of Poseidon”,”Lizard”, “Island”, “Lark’s Tongues in Aspic”,”Starless and Bibble Black”, sono opere significative che vedono la presenza di miti del rock, in avvicendamento. Parlo di Lake ,Giles, McDonald (i primi K.C.) , Bruford, Wetton, Cross, Levin, Muir.

Il ricordo più diretto che ho di loro e’ un concerto del 1973 alla stadio di Torino (spero di non confondere le date).
Nell’occasione era presentato il disco “Lark’s…” cioè quello che più mi piaceva.
Descrivere il concerto di allora mi resta difficile, ma un piccolo dialogo del post concerto (ed il mio feeling del momento) sono impressi nella mia mente.
Eravamo in treno, sulla via del ritorno ( mi pare strano che a 16 anni potessi andare a vedere un concerto serale , da Savona a Torino… ma come facevano a fidarsi di me?).
Commentando cio’ che avevamo appena visto un amico mi chiese:” Cosa ti e’ sembrato?” “All’inizio poco emozionante, poi dal terzo pezzo in su e’ stato fantastico”.
Il terzo pezzo era “Easy Money”, uno dei miei preferiti, e con quel brano, come spesso accade nei concerti, si voltò pagina… o forse la voltammo noi!!!.
Ascoltiamoli e guardiamoli…





Ecco alcuni importanti dischi usciti nel 1969:























































lunedì 3 dicembre 2007

Musica Progressive 1 -Premessa- The Nice





Oggi inizio una nuova trama che diluirò nel tempo.
Voglio tracciare la 
mia “ storia della Musica Progressive” utilizzando pensieri, fotografie e filmati.
In rete si trova ogni tipo di notizia e cronologia, e tutti gli argomenti sono trattati , quasi sempre, da studiosi del settore.
Io voglio partire dimenticando ciò che trovo online, anche se non posso resettare la memoria e le conoscenze acquisite.
Pertanto i concetti che salteranno fuori coincideranno spesso con cose reali e forse si troverà congruenza tra "scienza" e opinione personale.
Per ricordare gli artisti, non traccerò un filo cronologico universalmente riconosciuto, ma utilizzerò le mie esperienze di adolescente, i miei concerti, i miei dischi.
Purtroppo ho un grosso gap di almeno 20 anni, periodo in cui ho rallentato la mia frequentazione musicale, e posso considerare il 1980 come termine del mio ciclo super attivo.
Ma nel 1980 il prog sembrava ormai superato per cui ritengo di aver visto il meglio … quando ero ancora un “bambino”.
Ma cosa vuol dire musica progressiva?
A quei tempi , inizio anni 70, non ricordo di averla mai chiamata così.
Le mie suddivisioni dell’epoca arrivavano a stabilire poche categorie.
La Classica, il Jazz, il Folk/Countryl’Hard rock.
E poi c’era tutto il resto che io chiamavo Rock e che invece e’ stato definito “Progressive”.
Scorrendo le varie interviste agli esperti, si scopre come esistano decaloghi che stabiliscono cosa e’ prog e cosa non lo e’, e si trovano , ad esempio, affermazioni di “luminari dello strumento “ che affermano che il genere non sarebbe esistito senza l’utilizzo del Mellotron.
Ma come ho vissuto tutto questo? Come mi sono arrivato ad ascoltare Genesis e Yes? Come definirei quella musica in relazione a quella precedente e a quella successiva?
Non ricordo come mi ci sono trovato dentro, ma e’ la musica in cui più mi riconosco.
A quei tempi era per me anche un simbolo , e nella rigidità di adolescente intransigente,rifiutavo tutto ciò che non sentivo mio.
Era anche l’attribuzione di “musica d’impegno”, rispetto a 4 accordi e a qualche svisata di chitarra (così appariva ai miei occhi l’hard rock).
Ho indelebile nella mente il seguente aneddoto.
Avrò avuto giusto 16 anni e a quei tempi c’era l’abitudine di entrare nel negozio di dischi per ascoltare il nuovo arrivo, in cabina, al massimo 3 persone.
Non ricordo come fu , ma mentre girava sul piatto un disco dei Genesis , un caro amico uscì con l’esaltazione dei Deep Purple (gruppo rispettabilissimo che vidi poi dal vivo).
La nostra discussione si accese sino ad arrivare alla mani , e terminò quando il signor Rossocci, mitico venditore di dischi a Savona, ci prese letteralmente per il bavero e ci sbattè fuori.
Ma cerchiamo di stabilire il passaggio, il… progresso… il cambiare da un tipo di musica all’altra, secondo il mio sentimento del tempo.
Agli esordi (e ancor oggi)ero molto attratto dalla musica straniera e verso gli 8 anni ho conosciuto i Beatles.
Il primo passaggio dunque e’ stato quello dalla canzone orecchiabile di 3 minuti, di Lennon -McCartney, ad una composizione molto più lunga, magari piu’ difficile da assimilare, con vari cambi di “aria” all’interno dello stesso brano, con frequenti variazioni di tempi.
Di fatto, era richiesta un’abilita’ tecnica superiore, per brani molto complessi, superando la facilità di esecuzione di ciò che c'era stato sino ad allora, e per gli strimpellatori da stanza come io ero divento' impossibile decodificare e riproporre, ad esempio, "Thick as a Brick" , mentre chiunque poteva esibirsi in "Lady Jane".E poi difficilmente un gruppo di ragazzi e ragazze, in riva al mare , avrebbero pensato a cantare in coro ”The Musical Box”!!!
ritmi utilizzati fuggivano dal 4/4 e ascoltando un disco dei Gentle Giant si capiva intuitivamente come “qualcosa non funzionasse”. Incapaci di parlare di tempi dispari, sentivamo come un ritmo che faceva parte del nostro DNA, cadenzato e regolare, all’improvviso cambiasse senza poterlo seguire col battito del piede.
Gli strumenti poi non erano piu’ solo chitarra , basso, batteria e piano!
Saltò fuori un Hammond con Leslie, un Mellotron, un Moog, un Ribbon, e anche gli strumenti usati nei concerti dai maestri di musica classicadiventarono al servizio del Prog . Parlo di un Flauto Traverso usato per parlare e soffiare, uno Xilofono ed un Violino elettrificato, tanto per citarne alcuni.
La batteria smise di essere formata dai 4 “tamburi “tradizionali, e le sue percussioni iniziarono a crescere in misura esponenziale, sino a riempire esageratamente la scena.
Apparvero maschere pittoresche e testi impegnati, intersecati da cori e coretti inusuali.
Era un rito comprare LP(dopo aver usato per una vita il 45 nel mangiadischi), aprirlo con devozione, leggere i credit, magari i testi, osservare le copertine che rappresentavano delle opere d’arte vere e proprie.
Guardare una immagine di un disco degli Yes significava entrare nel mondo di Roger Dean , sognando paesaggi e situazioni immaginifiche.
Il Long Playing che acquistavamo era un capolavoro che racchiudeva arte, impegno , talento, capacità.
Tutto questo raggiunse i massimi livelli con l’invenzione del “Concept Album”, vera novità rispetto agli anni precedenti.
Lo scopo era quello di avere un unico filo conduttore che legasse i differenti brani.
A volte i pezzi erano solo 2 , facciata A e B, e da li usciva la vera maestria dei suonatori.
Ho avvertito una grande differenza di abilita’ tra i musicisti del prog e quelli precedenti.
Non era vero in assoluto, e i musicisti prog non erano magari migliori degli altri, ma l’eseguire pezzi molto lunghi e complicati, lasciando poco spazio all’improvvisazione, mi dava l’idea di enormi differenze di talento.
Mi sono rimaste impresse alcune affermazioni che a quei tempi lessi su Ciao 2001.
Una riguardava un ‘intervista ad Hackett dei Genesis, che dichiarava di aver impiegato 6 mesi per mettere a punto l’assolo di chitarra contenuto in Firth or Fifth, ed era questo segno di assoluta professionalità, e non di lentezza.
Ricordo poi un altro stralcio in cui Steve Howe di Yes raccontava di come passasse 9 ore al giorno sul suo strumento.
Io suonavo la chitarra e queste cose mi sconvolsero.
I concerti visti completarono la scena e sono momenti indelebili che ricordo in maniera netta nonostante siano molto lontani.
Ogni volta riuscivo a confermare le idee che mi ero fatto , attraverso l’ascolto e le letture.
Vedere dal vivo Emerson Lake and Palmer era entrare in contatto col virtuosismo esasperato, sposato al gusto e alla novità.
Vedere i Gentle Giant era partecipare ad un evento dove su un palco si esibivano dei maestri , innovativi e geniali.
Vedere i Van Der Graaf (mio primo concerto) significava far propria una voce che si trasformava in strumento, penetrando e dilatando le atmosfere rarefatte di Jackson ed Hammill.
Vedere i King Crimson voleva dire prendere visione della genesi prog per poi inchinarsi davanti ad un immobile e gelido Fripp.
Vedere i Genesis significava toccare la sintesi di quella musica, quella che sto cercando di spiegare, dal mio punto di vista.
Tutto questo rappresenta la mia definizione di… MUSICA PROGRESSIVA.
Spero che il mio amico Riccardo Storti, scienziato della materia, non mi bacchettera’ per le distorsioni, ma e’ solo il punto di vista di chi giudica lasciando da parte, per qualche attimo, la razionalita’, propendendo per il feeling personale di quel tempo.
Come anticipato, proporrò materiale a ruota libera, senza ordine ufficiale precostituito .
Mi limiterò a qualche nota biografica, condita con miei ricordi e qualche filmato.
Inizierò da chi e’ considerato precursore dei tempi.
Da qualche parte e’ scritto che si può risalire sino a “Sgt Peppers “ dei Beatles, se lo si vede come album monoconcettuale.
Derek Taylor, nel libro “Estate di Amore e di Rivolta (con i Beatles nella Summer Love)” riporta a proposito del disco, la seguente voce dei protagonisti:


Nonon era un concept album. Erano solo canzoni. La EMI voleva un singolo e quelle canzoni erano pronte. Non e’ stato mai detto facciamo l’album “Pepper”.

Altri precursori sono considerati Moody Blues ,i Procol Harum ed i Colosseum.

La mia scelta ricade invece sui Nice, forse perche’ affettivamente legato a Keith Emerson.

Vediamo qualche nota biografica “rubata” (questa si) on line:

La loro musica era una miscela di rock, folk, beat e classica, che ai tempi ha fatto storcere il naso ai puristi. Il gruppo si forma nel 1967 per accompagnare la cantante americana P.P. Arnold, in tournée in Inghilterra. I componenti sono Keith Emerson ( poi con Lake e Palmer ) tastierista, David O’List chitarrista, Lee Jackson bassista e Brian Davison batterista. Dopo sei mesi di attività, la Arnold se ne torna in patria e i quattro musicisti decidono di proseguire in proprio. La musica è quella di cui si è detto, che incuriosisce e stupisce, ma sono soprattutto le funamboliche esibizioni dal vivo di Emerson che fanno guadagnare notorietà al gruppo.
Il primo album esce nel 1968 e si intitola ‘’The Thoughts of Emerlist Davjack’’, titolo strano ma che non è altro che l’abbreviazione dei loro cognomi. Sul disco versioni rock di brani di Bach e Sibelius entusiasmano i giovani. Subito dopo l’incisione, O’List abbandona e i rimasti decidono di proseguire come trio ( anticipando di fatto ciò che saranno Emerson Lake and Palmer negli anni ’70 ). Sempre nello stesso anno esce il secondo album,"Ars Longa Vita Brevis", considerato il loro capolavoro, che contiene un rifacimento di un brano di Sibelius ed una lunga suite di loro composizione. La mancanza della chitarra sposta tutta l’attenzione sulle tastiere di Emerson il quale si guadagna fama di ottimo tastierista. Il terzo album intitolato semplicemente ‘’Nice’’, è metà dal vivo e metà in studio e chiude il loro periodo più creativo.Resisi conto del calo di creatività e soprattutto non essendo riusciti ad agguantare il grosso successo, i Nice si sciolgono. Emerson si unirà a Lake e Palmer.
Nel 1971 postumo, esce ‘’Elegy’’ che contiene una versione di ‘’America’’ di Leonard Bernstein, tratta da ‘West side story’. Chiude la discografia, nel 1972, una raccolta con un inedito, intitolata ‘’Autumn ‘67-Spring ’68’’.


· Keith Emerson… tastiere
· Lee Jackson… basso
· Brian Davison… batteria
· David O’List… chitarra( solo nel primo album )

Il pezzo che andiamo ad ascoltare si chiama "Hang on to a dream"






sabato 1 dicembre 2007

Indovinello musicale n. 10


Provo ancora una volta a mettere in difficoltà Edi e Nazario.

L'indovinello del sabato è dedicato, per la prima volta, a una figura anomala: un puro strumentista. Vado a presentare un batterista “nuovo “ al grande pubblico, ma molto famoso nell’elite dei drummers. Proveniente dalla famosa scuola “Boliviana”, i suoi maestri locali sono stati i vari Bill CobaltoPhill CollareGinger Bacchetta, Bill Brufolo, Carl Palmera, Keith Luna, Ringo Stella Franz di Ciccione. La sua carriera inizia a 16 anni, come “picchiatore” dello strumento del batterista del suo gruppo, nei momenti di pausa, tra un pezzo e l'altro (lui era il chitarrista).
Si e’ calcolato che nel suo periodo di massimo splendore, tra i 16 e 18 anni, sia riuscito a “toccare “ una batteria “vera” per un totale di 2 ore. Poi una pausa di riflessione di 30 anni, periodo passato a pianificare la giusta strategia per il ritorno sulle scene, ovvero, su quale strumento “buttarsi” e quale mercato scegliere.
La svolta arriva nel 2005 quando, folgorato da una pubblicità televisiva, apprende della possibilità di costruire una batteria elettronica, settimana dopo settimana, con fascicoli da acquistare in edicola.
Nell’arco di un anno lo strumento è pronto e lui riprende alla grande e, mettendo a frutto l’enorme esperienza del passato, rispolvera gli insegnamenti dei suoi miti /maestri, e si butta a capofitto nello studio di questo strumento, che richiede tecniche particolari per essere performante.
Al momento si può pensare che globalmente abbia passato sul pezzo circa 15 ore, condite da sudore, sangue e lacrime.
Le proposte di collaborazione stanno fioccando, e grazie all’esistenza di un mondo online, la voce del suo ritorno sulla scena si è diffusa a macchia d’olio.
Le offerte più allettanti arrivano dai seguenti gruppi: I Cugini di Montagna,
-Gli Alunni del Sale, La Locanda della feta, Il Biglietto per l’interno,
gli ELP( Emeriti Ladri Parabolici
).

Inoltre è dato per certo l’interessamento di un noto musicista/produttore italiano, da tempo residente oltreoceano, Corrado Rustichella (sempre presente negli autogrill italiani).

E’ dunque questo un periodo di difficili scelte, da cui dipende il futuro di questo ragazzo di 50 anni.
Momento comunque stimolante e motivante.
Riuscirà questo grande talento a dimostrare il suo valore?

Strumentazione:

Batteria Drumtastic
7 pad
1 pedale Charleston
1 pedale cassa dinamico
1 centralina elettronica

Dicono di lui:
I suoi 30 anni di riflessione sono serviti a farlo maturare, come musicista e come uomo.
I più giovani dovrebbero prendere esempio da lui, pensare e riflettere con calma, molta calma, prima di prendere decisioni importanti che possono influenzare una vita.
Tutti ormai hanno la fortuna di abitare con i genitori per 40 anni e quindi... che fretta c’e’?
La musica e’ una cosa seria e va fatta da persone serie e preparate… seguite l’esempio di "… ma chi sarà mai questo batterista incredibile?
NB: La redazione e’ dispiaciuta del fatto che l’indovinello attuale abbia enorme livello di difficoltà, amplificato dall’utilizzo da parte del drummer di un paio di occhiali scuri che complicano notevolmente le cose.
Non e’ volere dell’editore, ma questo e’ l’unico filmato disponibile,”realizzato “ da un fan presente, ma nascosto .
L’assenza di clip ufficiali e’ legata a vincoli contrattuali pregressi che legano “il nostro” a un severissimo regime comportamentale e al rispetto di regole molto rigide, relative a immagine ed esibizioni.
L’utilizzo degli occhiali, e la testa rasata a zero, rappresentano il tentativo di sviare i segugi della vecchia casa discografica, impedendo di fatto un riconoscimento certo, possibile solo attraverso impronte digitali e analisi DNA.
Ma guardiamolo, godiamoci la sua tecnica ed i suoi movimenti proposti anche al rallentatore.
E provate a indovinare…



venerdì 30 novembre 2007

Giacomo Lelli


E’ un grande piacere per me parlare e far parlare, attraverso la solita intervista, Giacomo Lelli.
A lui e ad altri artisti legati al “movimento Jethro Tull”, ho dedicato parole e filmati di cui e’ possibile prendere visione su questo blog.
La prima volta che lo vidi suonare fu assieme a Lincoln Veronese, in un’occasione speciale (Convention Tull), su un piccolo palco dedicato al set acustico.
Poi alla sera la sua performance si mischiò a quella di altri artisti, e vederlo duettare con Ian Anderson fu sorprendente.
Anche fisicamente, da lontano, la somiglianza era notevole, per via della bandana e del pizzetto.
Per quanto riguarda il modo di suonare… beh , non posso essere giudice adeguato , ma sentirlo dal vivo e’ davvero una grande emozione.
Questa estate poi, sono riuscito a vederlo assieme al resto del gruppo (Lincoln Quartet) praticamente “a casa mia”, ovvero ho contribuito a creare un evento che avevo a cuore(su questo esiste ampia documentazione nel blog), il concerto di Noli.

Sul suo biglietto da visita , alla voce professione, sta scritta una sola parola: “Flautista”.
Vediamo qualche nota biografica , ricavata dal suo spazio personale:

Marchigiano di origine provincia di Ascoli Piceno, inizia a suonare il flauto dolce già nella scuola elementare con l'aiuto del padre, maestro elementare con la passione per la musica, per poi approdare allo studio del flauto traverso, sotto la guida del maestro Sandro Carbone, con il quale si diploma al Conservatorio Statale "G. Braga" di Teramo.Nel corso della sua esperienza si è avvicinato alla musica moderna, soprattutto italiana, partecipando alla realizzazione di alcuni lavori di Goran Kuzminac con il quale collabora tuttora nei suoi concerti dal vivo. Trasferitosi in Veneto in provincia di Venezia, inizia a collaborare con musicisti del luogo, e del nord Italia. Attualmente suona anche con il chitarrista Lincoln Veronese collaborando alla realizzazione del suo album "Tesori sommersi", al CD tributo ai Jethro Tull "Song for Jethro", a convention dedicate al famoso gruppo storico (Jethro Tull ), nonchè a concerti con Clive Bunker (batterista storico dei Jethro Tull) ed alla realizzazione di concerti in memoria di Fabrizio De Andrè. Nel corso del 2006 a preso parte alla consueta Convention di "Itullians", al fianco dell'ormai inseparabile Lincoln Veronese esibendosi in pratica con tutti gli ospiti dell'evento, oltre a Flavio Oreglio e Clive Bunker, nomi come Glenn Cornick, Dave Pegg, Tinkara, Andrea Griminelli, e l'inossidabile Ian Anderson, con cui ha duettato in due brani insieme a Tinkara, uno insieme a Silvia Perlini, e nel finale con la ormai storica Locomotive Breath. Al momento, è considerato dalla critica musicale, e dai giornalisti, uno dei migliori flautisti Rock in Italia. Insegnante di flauto traverso, impartisce lezioni, e valuta proposte per gruppi, solisti musicali, registrazioni in sala d'incisione, e scuole di musica.


Come e quando nasce la tua passione per la musica?

La mia passione per la musica nasce all’età della scuola elementare con la compiacenza di mio Padre, all’epoca Maestro di scuola col pallino della musica, amore che ha tuttora, nonostante la bella età di 85 anni.

Quali sono i tuoi riferimenti musicali più importanti?

Tutti quelli che mi hanno accompagnato nella mia vita di musicista fino a dove ora sono arrivato.

Qual’e l’artista/gruppo a cui sei più legato?

Diciamo che il gruppo che prediligo in particolare sono i Jethro Tull ed ovviamente l’Artista non può essere che Ian Anderson.

Come riesci a far convivere la tua passione per la musica con gli impegni quotidiani?

Organizzazione niente di più.
Non passa giorno lavorativo, festivo, o altro che non ricavi nell’arco delle 24 ore la mia ora o mezzora di suonata e studio quotidiano.

Strumento preferito (oltre al flauto)?

Quando ho iniziato a suonare il flauto dolce nella scuola elementare ,come dicevo prima, mio Padre, notando che ero portato per la musica, mi iscrisse inizialmente ad una scuola di musica , e poi al Conservatorio. Io ero fissato con il pianoforte o la chitarra, ma mio padre, me lo ricorderò finche vivrò, mi disse: - Se fino ad ora hai fatto flauto dolce, prova con il flauto traverso, se ti piace continui, sennò cambi con il pianoforte o la chitarra -.
Ed ora eccomi qua.

Come e’ cambiato nel tempo il tuo rapporto con la musica ?

E' maturato nel tempo. Sai, non mi sono mai considerato arrivato, anche se ho un diploma preso al Conservatorio, in Flauto. Ho cercato di imparare qualcosa da tutti i musicisti che ho incontrato(ancora oggi e' così), ed il mio rapporto con la musica si è consolidato, e questo è soprattutto dovuto alle varie esperienze musicali che ho avuto, e che ho tuttora.

Cosa giudichi importante… il testo, la musica, entrambi?

Entrambi danno al brano valorizzazione. A volte mi capita di sentire una canzone (parlo degli Italiani perché purtroppo con l’Inglese ho un pessimo rapporto) che ha un testo eccellente ,ma musicalmente è banale,e a volte invece capita il contrario. Raramente oggi come oggi si riesce ad ascoltare qualcosa di decente sotto tutti e due gli aspetti , e si tende a privilegiare il discorso commerciale. Logicamente essendo musicista giudicherei più il fattore musicale, senza però tralasciare il testo.

E’ importante essere costantemente presenti per restare a galla(riferito agli artisti)?

Oggi come oggi sicuramente si, mai lasciarsi andare!
E' un pò il discorso che facevo prima relativamente a chi si considera arrivato: è sicuramente al capolinea, artisticamente parlando.

Meglio il Vinile, il CD o l’MP3?

Il vinile ormai è sorpassato, forse il CD è tuttora presente, ma l’MP3 è sicuramente più pratico.

La musica deve necessariamente essere divisa in categorie?
Più che in categorie direi in generi musicali.

Esiste musica per differenti età?

Assolutamente no.

Cosa cercheresti di cambiare (sempre riferito alla musica) se potessi riscrivere la tua storia?

Nulla, rifarei tutto quello che ho fatto.

Immagina una tua diversa collocazione: palco? Produzione? Solo ascolto?Organizzatore? Scrittore?

Forse produzione ed organizzazione.

Cosa salveresti della tradizione musicale italiana?

Quei pochi brani che al giorno d’oggi siano ascoltabili. Purtroppo di buona musica ne è rimasta ben poca.

Perché ci siamo innamorati, da bambini, di canzoni di cui non capivamo una parola?

Sicuramente per la melodia del brano. Capita molte volte di ascoltare dei brani in Inglese dove ,anche se le parole non si capiscono, la melodia ed il ritmo sono capaci di travolgerti.

Blues, Progressive o Jazz?

Blues e Progressive.

Classica,Hard Rock o Punk?

Classica.

Provi a gettare il seme con la nuova generazione?

Certo ,anche perché insegno Flauto Traverso e Solfeggio in una scuola di musica privata.
Ho la prova di mio nipote di 12 anni che guarda caso adora più il genere anni 70-80 Deep Purple, Led Zeppelin, Jethro Tull ed altri, che non la musica della sua generazione.
Vedi, basta avere genitori, zii, che hanno vissuto quegli anni, che insegnino alle future generazione il valore ed il significato di quel periodo musicale, e questo lo si fa generalmente facendo ascoltare determinati brani di diversi gruppi che hanno vissuto quegli anni.

Musica scaricabile da internet o… a costo contenuto, per vie tradizionali?

Sicuramente a costo contenuto per vie tradizionali, altrimenti scarico, solo ed esclusivamente per uso privato e strettamente personale.

Il filmato di un gruppo che vorresti sentire adesso?

Jethro Tull.

Fatti una domanda a cui non ho pensato?

“La vita e' un sogno, o i sogni aiutano a vivere meglio?"
Penso che Marzullo ancora non ci dorma la notte.






mercoledì 28 novembre 2007

Ciao 2001

"Ciao 2001 non è stato solo un giornale.
E' stato soprattutto un compagno di viaggio e di sogni."
(Giuseppe De Grassi)




A breve inizierò un personalissimo viaggio nella musica Progressive, preceduto dalla mia interpretazione di quel mondo.
In realtà, negli anni 70, quando ero adolescente, quel tipo di musica con cui sono cresciuto, aveva per me una sola etichetta: Rock.
Non presenterò nulla di “scientifico” .
Esiste già tutto il possibile, ricavabile dalla rete e da una bibliografia molto ricca.
Non ho il tempo di ricercare fonti nuove, come farebbe uno scrittore “serio”, per cui posso solo ripescare nei meandri della memoria e il filo cronologico non sarà quello ufficiale, se esiste, ma solo la sequenza delle immagini che mi sono rimaste.
Dopo il “cappello” che presenterò prima dello start up, proporrò i nomi dei vari gruppi, ricordandone un po’ di storia, ma soprattutto qualche nota di concerti da me visti, aggiungendo filmati storici, magari qualche testo e qualche tablatura.



Il ricordo.
A 16 -17 anni non si aveva un’enorme libertà, che permettesse di permearsi di cultura musicale. Si viveva per strada, perchè i pericoli del tempo erano minori, o percepiti tali, ma spostarsi da una città all’altra, per un concerto ad esempio, era un problema, perché eravamo… bambini.
Non c’era internet, non ‘cerano I-PODCD e filmati su Youtube.
Da dove si attingeva allora?
Ricordo un programma alla radio che si chiamava “Per voi giovani” in cui, ad esempio, ascoltai la recensione di “Fragile “ degli Yes, e di “Pawn Hearts” dei Van Der Graaf Generator.
E mi servì.
Ho in mente poi una trasmissione che andò in onda in TV, per un certo periodo, al sabato attorno alle 18/19, e mi pare si chiamasse “Under Venti”, con tutta la scena rock italiana del tempo(in playback).
Ma tutte le mie informazioni, i pettegolezzi, le classifiche, le recensioni e le novità, mi arrivavano dal mitico settimanale “Ciao 2001”.
L’uscita era un evento, e spesso, appena fuori da scuola, correvo dall’edicola per accaparrarmelo, essendo più importante del cibo che mi stava aspettando a casa.
Già la copertina era da ammirare e lasciava intendere cosa avrei trovato all’interno.
Era da guardare e riguardare, come succedeva con gli LP.
All’interno non mancava mai il poster utile per tappezzare la camera e, non so perchè, ma ricordo molto bene quello delle “Orme”.




La lettura era rapida e bastava un’ora per esaurire tutti gli argomenti.
Lo mangiavo quel giornale... quanto mi piaceva!!!
E poi discussioni con gli amici, confronti, commenti.
Le parti che preferivo erano le presentazioni dei nuovi”lavori” degli artisti, e le classifiche di bravura dei singoli strumentisti.



Poi mi sono seduto.
Probabilmente” Ciao 2001” e’ stato affiancato e poi superato da altri giornali settoriali, e io, stupido essere, ho gettato nella spazzatura tutti i miei giornali, ormai obsoleti, in un momento scellerato in cui sembrava necessario crescere, accantonando ciò che aveva accompagnato l’adolescenza.
Fortunatamente ho ancora i miei 200 vinili!
In rete e nei mercatini si trovano ancora i “Ciao 2001”, e non e’ escluso che ne acquisterò qualcuno, ma i miei originali avrebbero adesso un valore affettivo enorme.

Bando alla tristezza ed ai rimpianti, avendo dato luce ai miei progetti prossimi, fornisco il “cappello al cappello”, ovvero:
la seconda premessa deve ancora venire e tenderà a spiegare cosa sia per me il Progressive.
La prima, cioè quella odierna dedicata a Ciao 2001, e’ una sequenza di copertine, in rapida successione, con un sottofondo musicale stimolante.
Sono sicuro che fornirà qualche emozione a chi ha i miei stessi ricordi!

CITAZIONE (Armando Gallo,21 gennaio 2003,giornalista di Ciao 2001)

Noi di Ciao 2001 eravamo tutti dentro il meraviglioso segreto di quella musica. Conoscevamo tutti prima che diventassero famosi! Era questo quello che distingueva un lettore di Ciao 2001 dagli altri”