lunedì 13 maggio 2024

Come guardare Glastonbury 2024: tutto quello che c'è da sapere per guardare in streaming il festival del Regno Unito da qualsiasi luogo


Glastonbury 2024 si svolgerà tra il 26 e il 30 giugno con Coldplay, Dua Lipa e SZA che sono confermati come headliner: ecco come guardarlo, ovunque tu sia


Il festival di Glastonbury di quest'anno inizierà mercoledì 26 giugno e si concluderà la sera di domenica 30 giugno e presenta una massiccia lineup di centinaia di artisti, tra cui gli headliner del Pyramid Stage di quest'anno saranno Coldplay, Dua Lipa e SZA.

Mentre i cancelli si apriranno il mercoledì per consentire ai fan di entrare nel sito di Worthy Park per allestire le tende del festival, la musica non inizierà fino al giovedì, con la stragrande maggioranza degli artisti che suoneranno per tutto il venerdì, il sabato e la domenica.

Se non si è al festival di persona, questi su citati saranno i giorni in cui si potrà guardare l’evento da casa.


Headliners: Coldplay, Dua Lipa, SZA

Streaming starts: Friday 28 June, 2024

UK coverage: BBC iPlayer

Outside the UK: Nord VPN


Per chi non potrà partecipare direttamente (il luogo non è dietro l’angolo e in ogni caso i biglietti sono esauriti da tempo) sarà possibile avere la copertura in streaming  godere della selezione di un'ampia varietà di artisti. Ecco come.

Per chi risiede nel Regno Unito, saranno disponibili free alcuni set di Glasto su BBC iPlayer, e di solito rimangono sul circuito anche per molto tempo dopo l'evento. Se si è in vacanza e si vuole fare una “perlustrazione” in remoto dall’hotel, si può utilizzare un servizio VPN come NordVPN.

Di seguito sono riportate ulteriori indicazioni in merito.

Non solo la BBC avrà dozzine di set completi da esplorare, ma l'emittente ha anche un fantastico archivio di set di festival degli anni precedenti, tra cui quello leggendario dei Radiohead del 1997 e altri momenti salienti degli anni precedenti.

La copertura audio per Glastonbury 2024 sarà disponibile anche tramite l'app BBC Sounds.

Se ciò non bastasse, il canale YouTube di BBC Music ha un'ottima playlist di esibizioni chiave del festival dell'anno scorso.


COME GUARDARE GLASTONBURY 2024 FUORI DAL REGNO UNITO 

Se si è fuori dal Regno Unito e si vuole assistere al festival, occorrerà procurarsi una VPN che consentirà di cambiare l’usuale indirizzo. Non è un processo difficile e sarà utilizzabile in pochi minuti. Consigliato un servizio come NordVPN, disponibile a un ottimo prezzo e con una garanzia di rimborso di 30 giorni.

Per utilizzarla, è sufficiente cliccare sul link, scaricare il file e installare la VPN. Aprire sul dispositivo - smartphone, tablet o laptop -, fare clic su una posizione server, scegliere lo streaming e il gioco è fatto.

NordVPN è la VPN migliore in questo momento. È facile da usare e vanta solide funzionalità di sicurezza. Tutti i piani offrono una garanzia di rimborso di 30 giorni e, a soli $ 3,09 al mese, ha un ottimo rapporto qualità-prezzo.

Anche se Glastonbury non è adatto in modo specifico alla “durezza chitarristica”, ci sarà musica per tutti i gusti.

Gli headliner Coldplay hanno ancora un grande seguito, in particolare quando tirano fuori i successi dei loro primi tre album. Avril Lavigne porterà le vibrazioni pop-punk dei primi anni 2000 all'Other Stage, mentre c’è la curiosità di vedere gli Streets far rivivere il loro hip-hop alt-UK per una folla che si immagina entusiasta quando saliranno sull'Other Stage.

E poi, imperdibili, il Bombay Bicycle Club, il Bloc Party e il rumore post-punk di Fontaines DC.

 

COME RIVEDERE GLASTONBURY 2023

Glastonbury 2023 si è concluso trionfalmente nella tarda serata di domenica nel corso dell’ultimo festival, con un set epico e costellato di successi storici di Elton John.

BBC iPlayer ha archiviato dozzine di esibizioni dal vivo che sono ancora disponibili per la visione per un periodo di tempo limitato, quindi, per chi volesse rivivere i set completi, esplorare nuovi artisti o semplicemente avere un mix di cose da guardare nelle settimane a venire, tutto questo è possibile, ma non per molto.

Vale la pena dare un'occhiata anche alla playlist sul canale YouTube di BBC Music.

https://www.youtube.com/playlist?list=PLlJ6mcpK7uj5vz5ZtpqxPd8p9sklNyhit





sabato 11 maggio 2024

Luciano Boero a Celle ligure: resoconto della presentazione del suo ultimo libro


Nuovo appuntamento per Luciano Boero con il suo pubblico e questa volta “le galline si fermano a Celle Ligure”, ospiti del Centro Mezzalunga.

Attraverso il comunicato stampa è possibile carpire qualche segreto, che troverà conferma nelle parole di Boero, nel video a fine articolo.

https://mat2020comunicatistampa.blogspot.com/2023/10/luciano-boero-e-uscito-il-suo-ultimo.html

Sono ormai numerosi gli incontri relativi al nuovo progetto, che si presta alla immediata empatia con il pubblico, che apprezza la storia, le storie, la musica e il verbo dell’autore.

Dal 2 di dicembre, giorno in cui andò in scena il primo atto nella sua Alba, il ritmo non è mai venuto meno ma, se parliamo di Liguria, è stata questa la prima puntata, non forzata, se si pensa che Boero ha un lungo trascorso vacanziero e musicale a Savona e dintorni.

Non ripercorrerò le linee guida del book, che emergono dalla lettura del comunicato e dalla visione della clip video, ma preferisco sottolineare l’atmosfera nata spontanea tra amici e sconosciuti che hanno trovato palese piacere nel sentire i racconti che via via venivano accennati, con letture ad hoc (grazie Maura!) e brani musicali introduttivi, quindi musica dal vivo - voce e chitarra - per uno che per tutta la vita ha calcato palchi di ogni genere.

Divertimento, tenerezza, dolore e sentimenti diffusi hanno caratterizzato il pomeriggio, disegnando una miscela di parole e musica che, ai miei occhi, appare sempre vincente.

Grande accoglienza da parte degli organizzatori e finale con rinfresco, con la focaccia locale che ha trovato il giusto matrimonio con i prodotti delle langhe, gentilmente offerti da Boero che, è bene ricordarlo, tra le tante cose realizzate nella vita ha dovuto inserire anche un mestiere “ufficiale”… l’enologo!

Ma ecco, per i più curiosi, cosa è accaduto…











Presentazione libro Luciano Boero (Celle L., 9 maggio 2024), reportage di Raffaella Bergonzi













 



venerdì 10 maggio 2024

Donovan-Catch The Wind



Da adolescente rimasi fulminato da Donovan Phillips Leitch, meglio conosciuto come Donovan.

Le radio dell’epoca proponevano a ripetizione i suoi successi… già, andava forte negli gli anni ’60 e ’70!


Non voglio riproporre la sua storia, conosciutissima, ma in questi giorni ho riascoltato, casualmente, una raccolta dei suoi antichi successi e mi sono rinfrescato la memoria, facendo il pieno di brividi e ricordi.

Una voce incredibile, un ”tremolo spontaneo” e melodie sognanti, tra il folk e la psichedelica: chi ha vissuto quei giorni, chi è stato anche solo sfiorato da quelle atmosfere, non può rimanere insensibile all’ascolto di quei brani.

Tra le tante perle ne estraggo una che è l’emblema della semplicità, ma in meno di tre minuti il menestrello scozzese riesce a rievocare un amore impossibile, tra un arpeggio di chitarra e una tenera lirica poetica: Catch The Wind. 

A seguire il video, la traduzione del testo e l’originale…
Da riscoprire!


Acciuffa il Vento

Nelle fredde ore e minuti dell'incertezza
io voglio essere
nel caldo abbraccio della tua amorevole mente

Sentirti tutt'intorno a me,
prendere la tua mano
lungo la spiaggia
ah, ma posso tentare di acciuffare il vento

Quando il tramonto impallidisce il cielo
Voglio nascondere un po' del tempo dietro il tuo sorriso
ed ovunque guarderei, i tuoi occhi troverei

Per me, amarti ora
sarebbe la cosa più dolce
ah, ma posso tentare di acciuffare il vento

Quando la pioggia ha tappezzato di lacrime le foglie
ti voglio vicino per uccidere le mie paure
per aiutarmi a lasciare alle spalle tutta la mia depressione

Per stare nel tuo cuore,
dove voglio essere e desidero esserci,
ah, ma posso provare ed acciuffare il vento 
ah, ma posso provare ad acciuffare il vento



Catch The Wind 

In the chilly hours and minutes,
Of uncertainty, I want to be,
In the warm hold of your loving mind.

To feel you all around me,
And to take your hand, along the sand,
Ah, but I may as well try and catch the wind.

When sundown pales the sky,
I wanna to hide a while, behind your smile,
And everywhere I'd look, your eyes I'd find.

For me to love you now,
Would be the sweetest thing, 'twould make me sing,
Ah, but I may as well, try and catch the wind.

When rain has hung the leaves with tears,
I want you near, to kill my fears
To help me to leave all my blues behind.

For standin' in your heart,
Is where I want to be, and I long to be,
Ah, but I may as well, try and catch the wind.






giovedì 9 maggio 2024

Beppe Gambetta-“Terra Madre”


 

Beppe Gambetta-“Terra Madre”

Autoprodotto


Circa un mese fa, Beppe Gambetta ha rilasciato il suo ultimo lavoro, “Terra Madre”, album che ho ascoltato con curiosità e che commenterò sinteticamente. La mia idea di “sintesi” è legata al fatto che ho già pubblicato un comunicato ufficiale completo ed esaustivo, con tanto di crediti, sample audio, pensiero dell’autore e significato track by track, tutti elementi disponibili al seguente link:

https://mat2020comunicatistampa.blogspot.com/2024/04/beppe-gambetta-e-uscito-il-nuovo-cd.html


Ho avuto la possibilità in passato di conoscere Gambetta - e la moglie “manager” Federica - da vicino, captandone storia e valori, nonché la tenacia nel perseguire obiettivi che per la maggioranza delle anime risulterebbero vette inarrivabili.

Cittadino del mondo, con una linea di vita preferenziale - quella che collega la sua Genova con il Nord degli Stati Uniti -, è conosciuto per il know how specifico legato al suo strumento di riferimento, la chitarra acustica, che padroneggia attraverso la tecnica del flatpicking.

Il racconto della sua vita affascina, e lo sottolineo perché il nuovo progetto rappresenta la summa di esperienze, quelle che a partire dagli anni ’80 Gambetta ha accumulato in modo diversificato e, come mi ha raccontato, il disco è frutto di più di un anno di lavoro e chiude il cerchio con l’inizio di carriera, quando il primo progetto fu frutto di una autoproduzione coraggiosa.

Otto tracce di cui l’autore parla così: “L’ossatura dell’album è basata sulle nove diverse forme di chitarra acustica che ho usato (Dobro, 12 corde, Acustica, Baritona, Tres, Bouzouki, Chitarra Banjo, Chitarra Preparata, Chitarra Arpa) e sulla partecipazione di alcuni ospiti speciali della scena internazionale…”.

Come già sottolineato esiste la versione ufficiale - quindi la migliore possibile - che indaga ogni singola traccia, ma vorrei aggiungere la mia sensazione da ascolto, senza la necessità, questa volta, della ricerca del significato tecnico.

Un ascolto approfondito fa emergere l’esigenza di sviluppare un lavoro concettuale, sia dal punto di vista strumentale che del racconto, perché lo “sfoggio” di strumenti a corda rappresenta la testimonianza evolutiva dello strumentista, così come le storie che si susseguono appaiono l’immagine dinamica di un cambiamento personale che, quando è rappresentato da un musicista, assume valenza immortale, in quanto a disposizione, per sempre, di terzi.

I profumi si miscelano, mentre le strade dell’Arkansas incrociano le mulattiere genovesi, e il verde intenso e selvatico di certa America si tuffa nel mar Ligure.

I viaggi, l’incontro tra differenti culture, la musica suonata e ballata per le strade, gli idiomi cangianti, i sentimenti che mutano assieme alle stagioni… tutto questo porta alla riflessione, alla comparazione di diversi momenti storici, alla voglia di poter essere un piccolo faro che indica un possibile sentiero.

Ho “sfogliato” l’album dei ricordi, quelli di Gambetta e per induzione i miei… ho ascoltato con la voglia di farmi influenzare… ho assimilato avendo davanti una tela immacolata ed io, improbabile pittore, l’ho riempita con immagini difficili da rendere vive, ma il percorso proposto dall’autore lascia il segno e appare sufficientemente trasversale, tanto da poter arrivare ad ogni tipologia di follower della musica.

I brani sono in altalena nella loro successione, e i momenti intimistici si sposano ad un deciso country, con arie tradizionali che sottolineano il vissuto ed il credo dell’autore.

E da argomento ad argomento emerge la denuncia, la delusione, la constatazione del cambiamento dei valori nel tempo, avendo come punto di osservazione quello privilegiato del viaggiatore, con la possibilità di comparare giorno dopo giorno civiltà lontane ma “amiche”, seppur distanti migliaia di chilometri tra loro.

Ma c’è tanta poesia, tenerezza, armonia sonora e lirica, e intravedo la necessità di ricordare il valore delle radici, il cui concetto non va sottolineato per necessità di distinzione ma per sano senso di appartenenza, quello che la tendenza a globalizzare non attenuerà mai.

Una grande piacevolezza di fruizione per “Terra Madre”, nuovo capitolo per Beppe Gambetta, il quindicesimo della sua storia!

Non resta che ascoltare...

Tracce

Terra Madre

Saint James Hospital

Sit and Pick with You

Per Poco o per Niente

Dark Yellow Thread

Un Panino

Mis Amour

Season of Suspension




martedì 7 maggio 2024

La storia e l'evoluzione della Gibson Les Paul-Cronologia dei cambiamenti



Il 28 luglio 1952, New York era nel bel mezzo di un'ondata di caldo, ma era ancora possibile pattinare sul ghiaccio, almeno nella Terrace Room del New Yorker Hotel. Mentre i turisti si godevano la pista di pattinaggio al coperto, un'altra folla si è radunata sei piani più in alto.

La convention della National Association of Music Merchants (NAMM) era in pieno svolgimento, e la Gibson Guitar Corporation aveva prenotato cinque sale per mostrare la sua acustica, i mandolini, le chitarre steel e le archtop. Una sala era particolarmente gremita, poiché gli addetti ai lavori del settore erano riuniti intorno a un nuovo modello: la Les Paul.

Nel corso degli anni sono stati realizzati molti modelli diversi di Les Paul, ma tutti condividono il DNA del primo esempio. 

Nato col nome Lester William Polsfuss nel 1915, Les Paul, chitarrista dal talento soprannaturale, si faceva chiamare "Rhubarb Red", "Hot Rod Red" e "The Wizard of Waukesha" e all’epoca entusiasmava il pubblico con le sue capacità musicali.

Nel 1952, l'uomo noto come Les Paul, vendeva milioni di dischi e sfornava successi con sua moglie, la cantante e chitarrista Mary Ford.

Era anche abile nell'elettronica, aprendo la strada alla registrazione multitraccia e ad altre innovazioni audio. Entusiasmando il pubblico con i suoi esperimenti quasi magici, utilizzando il looping sound-on-sound, Paul creò un'orchestra di suoni con una sola chitarra, che poteva essere ascoltata a livello nazionale nel suo programma radiofonico e vista nelle sue numerose apparizioni televisive.

All'epoca non c'era chitarrista più famoso di Les Paul. Quale scelta migliore per suonare, promuovere ed evangelizzare il nuovo solidbody di Gibson?

Il leggendario presidente della Gibson, Ted McCarty, conosceva certamente il potere delle sponsorizzazioni delle celebrità, e mostrò il prototipo a Paul e Ford in Pennsylvania, sperando di interessare il duo di chitarre e voce in cima alle classifiche americane, per mostrare pubblicamente il nuovo modello in cambio della partecipazione alle entrate (Paul riferì che il tasso di royalty era del cinque per cento). McCarty voleva anche chiamare la chitarra come Les Paul e imprimere il nome di Paul sulla paletta.


La nascita del modello Les Paul

"Stavamo guardando cosa stesse facendo Leo Fender in California, e ci rendemmo conto che stava guadagnando popolarità in Occidente", ha ricordato McCarty, per 50 Years of the Gibson Les Paul di Tony Bacon. "Dissi: 'Dobbiamo entrare in quel business del solidbody'".

Proprio come stava succedendo con Fender, un team di Gibson fu arruolato per progettare il nuovo solidbody. McCarty immaginò che ci potessero essere quattro figure chiave nella squadra di progettazione: lui stesso, il vicepresidente della produzione Gibson, John Huis, un chitarrista sconosciuto nell'assemblaggio finale e un supervisore sconosciuto nel reparto del legno. McCarty riconobbe anche che i membri dello staff di Gibson, Julius Bellson e Wilbur Marker, "furono coinvolti nella cosa", così come il presidente delle vendite Clarence Havenga e varie persone di quel team.

"Alla fine, abbiamo realizzato una chitarra che era attraente", ha ricordato McCarty per il libro 50 Years of the Gibson Les Paul, "e, per quanto ci riguardava, aveva il tono, aveva la risonanza e aveva anche il sustain. Ci è voluto circa un anno per arrivare a quel punto".

Anche se Paul aveva cercato senza successo di interessare Gibson a una chitarra semi-solidbody basata sulla sua famosa "Log" qualche anno prima, c'è stato poco amore per il genio nei ricordi di design di McCarty: Paul la vedeva diversamente.

"Ho disegnato tutto tranne la parte superiore ad arco", dichiarò. "Quel pezzo ha avuto il contributo di Maurice Berlin (CMI, la società madre di Gibson). Berlin amava i violini e ne aveva una bella collezione. Disse che Gibson aveva qualcosa che nessun altro aveva: uno shaper che poteva fare una pancia su quella chitarra. Pensava che sarebbe stato molto costoso per la Fender o per chiunque altro costruire una chitarra come quella".

E torniamo a McCarty: "Passammo un anno a progettare quella chitarra, e Les non l'ha mai vista fino a quando non gliel'ho portata in un capanno di caccia a Stroudsburg, in Pennsylvania".

Una cosa, però, è molto chiara. La Les Paul Model divenne il primo strumento firmato da Paul con Gibson. Al momento della sua uscita nel 1952, il modello Les Paul presentava un corpo in mogano honduregno con un top in acero intagliato e un set di pickup P-90 sviluppati da Seth Lover di Gibson nel 1946, che gli conferivano un tono grasso con una gamma alta spigolosa, più calda e più spessa dei single coil utilizzati per le Fender Esquires e Telecaster che erano le sue concorrenti solidbody più vicine.

Il prezzo per la Les Paul alla sua introduzione era di $ 210, che corrisponde a $ 2.459 di oggi. In confronto, la Fender Telecaster del 1952 costava $ 189,50, o $ 2.270,53 oggi.

Dipinta d'oro su richiesta di Paul, la Les Paul Model divenne rapidamente nota come "Goldtop". Paul pensava che la finitura dorata significasse "ricco, costoso, superbo". La Goldtop sfoggiava anche una cordiera a trapezio disegnata da Paul, ma, a causa di un angolo del manico poco profondo, l'azione delle corde era troppo alta e il ponte doveva essere adattato facendo scorrere le corde sotto la cordiera. Sfortunatamente, quella soluzione rendeva difficile il palm mute, la produzione di sustain o il mantenimento di un'intonazione accurata. In effetti, un leggero colpo poteva scordare l'intera chitarra.

"Avevano rovinato tutto", disse Paul. "Quando vidi il problema fermai tutto”.

Gibson affrontò il problema nel 1953 con il nuovo ponte "avvolgente", montato in borchie sul corpo della chitarra; il design era più stabile e consentiva lievi regolazioni dell'intonazione. Inoltre, l'inclinazione del manico fu regolata per essere più ripida.

La piattaforma di base della Les Paul fu completata nel 1953, ma lo strumento di “classe” volava sempre più in alto...

 

La Les Paul Custom di alta classe 

Nel 1954, Gibson introdusse la Les Paul Custom. Decisamente più raffinata, presentava un corpo interamente in mogano, tastiera in ebano rilegata, pickup al ponte P-90, pickup al manico in Alnico V in stile soapbar, attacco multistrato e hardware dorato. Un artista consumato come Paul, che aveva sempre cercato nuovi modi per coinvolgere il pubblico, suggerì per il nuovo modello una finitura nera.

"Se sei sul palco con uno smoking nero e una chitarra nera, quando i riflettori si accendono sulle tue mani, la gente ti vedrà volare", disse Paul.


Diversificare la linea: la Les Paul Junior, TV e Speciale

Gibson pubblicò altre due chitarre nel 1954: la Les Paul Junior e la Les Paul TV. Il modello studentesco Les Paul Junior era equipaggiato con un singolo P-90, montato in stile "dog ear" con una vite su entrambe le estremità dell'involucro. La Les Paul TV era una versione in scala ridotta. Il riferimento "TV" si basava sulla sua finitura "mogano calcinato" che spiccava nelle trasmissioni televisive in bianco e nero.

La Les Paul Special apparve sul mercato nel 1955. Equipaggiata con un paio di P-90 e controlli individuali di volume e tono, la Special aveva la stessa elettronica della Custom. Differiva con una parte superiore piatta, non scolpita, che era la preferenza di Paul.

Nel 1956 Gibson offrì ai clienti un'ulteriore opzione di cordiera: un'unità vibrato Bigsby: funzionò bene su tutto, dai languidi luccichii di accordi ai rauchi rave-up rockabilly.

 

L'alba del P.A.F. Humbucker 

Nel 1957, l'Unione Sovietica ottenne la pole position nella corsa allo spazio con il lancio del satellite Sputnik 1. Anche Gibson aveva un asso nella manica, una meraviglia tecnologica che sopravvisse all'URSS.

Un nuovo pickup per chitarra creato da Lover nel 1955 fu soprannominato "humbucker", in quanto "contrastava" - o eliminava - il ronzio sentito dai P-90 e da altri single coil. Proteggendo questa invenzione, Gibson appose adesivi con la scritta "Patent Applied For", per dissuadere altri dal copiare il design.

 

Apparsa per la prima volta sulle lap steel Gibson nel 1956, la Les Paul divenne la prima linea di chitarre solidbody a presentare i nuovi humbucker P.A.F. un anno dopo. La Goldtop del '57 aveva un paio di pickup P.A.F., e la Custom del '57 ne aveva tre. Il suono prodotto era caldo, ricco e dolce. Ad esempio, il tono di Eric Clapton in "While My Guitar Gently Weeps" dei Beatles era puro P.A.F. La qualità dei nuovi humbucker era tale che i P-90 non furono più inseriti sulle Les Paul.


Debutta la Les Paul Standard 

Nonostante gli humbucker rivoluzionari, le vendite di Gibson non diventarono famose nel mondo come lo Sputnik. Nel 1958, il marchio iniziò a eliminare gradualmente la Goldtop e diede alla Les Paul un significativo cambiamento al design. Con un prezzo più alto della Goldtop, ma meno costosa di una Custom, la nuova Les Paul Standard presentava top in acero liscio e una finitura ciliegia soleil. Forse, andando sul sicuro quando le vendite della Les Paul iniziarono a diminuire, Gibson non produsse un gran numero di Standard e il modello fu interrotto nel 1960.

È interessante sottolineare che queste standard, un tempo "sottovalutate", come i modelli del 1958 e del 1959, siano molto apprezzate oggi. Una Standard del '59 completamente originale, ad esempio, può essere venduta al prezzo di una casa, fino a $ 400.000 o più. Aggiungi un chitarrista famoso all'equazione e il cielo è il limite. Nel 2014, Kirk Hammett dei Metallica acquistò "Greeny", una Les Paul Standard del 1959 originariamente di proprietà di Peter Green dei Fleetwood Mac e, in seguito, di Gary Moore, per poco meno di 2 milioni di dollari.

  

Niente più Les Paul a spalla mancante 

L'era "vintage" della Les Paul a spalla mancante singola sembrò finire nel 1960, e forse Gibson ritenne che due spaccati fossero meglio di uno per il musicista moderno: chi può dirlo? Ma il marchio Les Paul era ora popolato da Les Paul SG, Les Paul SG Junior, Les Paul SG TV, Les Paul SG Special e SG Les Paul Custom. Nel 1963, la "Les Paul" fu eliminata dal nome del modello e le chitarre divennero, semplicemente, SG ("SG" sta per "Solid Guitar").

Les Paul, il musicista, non era un fan della SG, anche se rimaneva contrattualmente vincolato a suonarla.

"Il manico era troppo sottile e non mi piaceva il modo in cui si univa al corpo: non c'era abbastanza legno", disse all'autore Tom Wheeler per il suo libro American Guitars. "Ho chiamato Gibson e ho detto loro di togliere il mio nome dalla cosa".

Ma anche questa potrebbe non essere l'intera storia.

Paul e Ford furono immersi da un amaro divorzio intorno al 1963, e presumibilmente Paul si sentì fortunato che il suo contratto con la Gibson fosse terminato nel 1962. Se avesse firmato un nuovo contratto di approvazione e di condivisione delle entrate durante il procedimento di divorzio, gli avvocati di Ford avrebbero potuto chiedere che i guadagni stimati dal nuovo accordo fossero aggiunti all'accordo di divorzio.

Mentre le apparizioni dal vivo e i successi discografici di Paul diminuirono durante questo periodo, Gibson probabilmente vide pochi vantaggi commerciali nel mantenere in vita il sodalizio.

 

Il ritorno della Les Paul 

Nel 1963, qualsiasi sensitivo degno della sua vista mistica avrebbe predetto che l'eredità di Les Paul era finita. Ma non così in fretta...

Possiamo ringraziare la perdurante British Invasion, quella musicale, per aver fatto rivivere un classico americano.

Keith Richards dei Rolling Stones ha suonato una Standard sunburst del '59 equipaggiata con una Bigsby. La "numero uno" di Jimmy Page nei Led Zeppelin era una Standard del '58. L'amore di Eric Clapton per l'icona del blues Freddie King lo spinse ad adottare la Les Paul, e suonò una Standard del 1960 nel rivoluzionario album del 1966, “Blues Breakers with Eric Clapton”. Paul McCartney acquistò anche una Les Paul mancina, una Goldtop del 1957 e una Standard del 1960.

Altri musicisti britannici e americani si unirono alla parata di Les Paul, tra cui Peter Green (che brandiva il famoso "Greeny" ora di proprietà di Kirk Hammett dei Metallica), Paul Kossoff, Jerry Garcia, Mike Bloomfield, Neil Young e altri. Non sorprende che la richiesta popolare abbia costretto Gibson a riportare in auge la tradizionale Les Paul nel 1968.

La ristampa iniziale fu la Les Paul Standard. Stranamente, non fu offerta con humbucker P.A.F., apparendo invece con specifiche Goldtop e pickup P-90. Aveva ancora un sacco di mojo, però. Tom Scholz dei Boston suonò una '68 in "More Than a Feeling" e altri successi. Anche la Les Paul Custom tornò nel 1968 con un top in acero intagliato, non in mogano, e due humbucker. Un nuovo modello, la Les Paul Deluxe, fu introdotto nel 1969 con mini humbucker.


L'era Norlin di Gibson 

Se si pensa ad un esempio di sinergia nel business delle chitarre, Fender ha avuto la sua (CBS, 1965-1985) e anche Gibson ha vissuto i suoi anni (Norlin, 1969-1986).

La società madre di Gibson, CMI (Chicago Musical Instruments, che acquistò il marchio nel 1944) fu acquisita dalla società sudamericana di produzione di birra, Ecuadorian Company Limited, nel 1969. ECL si trasformò in Norlin Corporation lo stesso anno. (Il nome rappresenta il presidente dell'ECL Norton Stevens e il capo della CMI Arnold Berlin-Nor-Lin.) CMI continuò a gestire, almeno nominalmente, le operazioni della Gibson fino al 1974, quando la società divenne una sussidiaria della Norlin Musical Instruments.

Giusto o no, gli anni Norlin di Gibson sono spesso visti con lo stesso sospetto ed è la stessa polemica che i fan di Fender attribuiscono all'era CBS di quel marchio. Naturalmente, si sono verificati cambiamenti nella produzione, alcuni per ridurre i costi e massimizzare la redditività, e altri (schermatura della cavità del pickup, volute rinforzate del collo superiore, ecc.) per migliorare i modelli esistenti.

Forse il più grande shock per i devoti di Gibson è stato il trasferimento della produzione di Norlin dallo stabilimento di Kalamazoo, nel Michigan, nella città in cui Gibson è stata fondata nel 1894. Dal 1976 al 1984, la produzione si spostò a Nashville, nel Tennessee, e la fabbrica di Kalamazoo fu chiusa definitivamente nel 1984.


Modifiche alla Gibson Les Paul negli anni di Norlin

Ci furono sei modifiche chiave alla classica piattaforma Les Paul mentre Norlin possedeva Gibson. Inoltre, ci fu un'astuta riproposizione della silhouette della Les Paul in alcuni altri modelli, come la L6-S (che Carlos Santana ha approvato come il suo "arcobaleno" tonale), la Sonex (con un corpo sintetico "Resonwood" e un manico imbullonato) e la S-1 (con tre single coil progettati da Bill Lawrence).

 

Les Paul ritorna con il modello di registrazione Les Paul 

Torniamo con la nostra macchina del tempo fino al 1969, quando Les Paul ricominciò a lavorare con Gibson. Il "ritorno a casa" fu di buon auspicio per una serie di ragioni promozionali e strategiche, e fornì anche a Paul l'opportunità di progettare la chitarra che voleva davvero realizzare.

"Ho dato a Gibson tutti i miei segreti", ebbe a dire!

Il risultato fu una registrazione discografica di Les Paul nel 1971. Aveva un sacco di controlli per soddisfare l'infinita ricerca di tono di Paul, ed era dotato di pickup a bassa impedenza per offrire i suoni puliti incontaminati di cui era ossessionato.

Progettata principalmente per la registrazione diretta attraverso una consolle di missaggio, la Les Paul Recording era assolutamente la chitarra giusta per un uomo che stava ancora realizzando tracce nel suo studio casalingo, lavorando per "perfezionare" il suono della chitarra (secondo i suoi standard, ovviamente), e che stava ancora armeggiando con l'elettronica.

Tuttavia, non era esattamente quello che cercavano i chitarristi degli anni '70. Usavano Les Paul armate di humbucker ad alta impedenza per produrre ritmi croccanti, toni solisti svettanti e distorti e un generale caos overdrive. Dopo aver raggiunto l'apice di 1.759 modelli Les Paul Recording spediti nel 1973, nel 1979 il numero era sceso a soli 78 e la chitarra da studio dei sogni di Paul era fuori produzione.

"La Les Paul Recording non vendeva perché i ragazzi volevano l’overdrive all'ingresso dei loro amplificatori per ottenere la distorsione", disse Paul, rendendosi conto troppo tardi delle preferenze dei chitarristi che stavano inventando il rock classico. "E per ottenere la piacevole distorsione che desideravano sentire, il pickup doveva colpire brutalmente il primo stadio dell'amplificatore".

 

Lo studio senza fronzoli di Les Paul

Verso la fine della proprietà di Norlin, nel 1983, Gibson si rese conto che c'era un desiderio del mercato per una Les Paul a basso prezzo, e non avevano nulla nella loro gamma per attirare quel cliente. L'azienda ideò il Les Paul Studio, offrendo tutto il suono iconico della chitarra, ma rimuovendo gran parte del fascino estetico. In effetti, il nome "Studio" significava che il musicista stava usando qualcosa di diverso da una Les Paul Standard o una Les Paul Custom, molto più glam.


Gibson nell'era moderna 

Proprio come accadde per le prime vendite di Les Paul, Gibson affrontò molte sfide negli anni '80. Infatti, dopo aver registrato meno di 10 milioni di dollari di vendite nel 1985, si diceva che l'azienda fosse a tre mesi dal cessare l'attività. Appena in tempo, Gibson fu acquistata da Henry Juszkiewicz, David Berryman e Gary Zebrowski nel gennaio 1986, secondo quanto riferito, per 5 milioni di dollari. Sotto la guida di Juszkiewicz, ci si concentrò sull'innovazione e sull'acquisizione, nonché sullo sviluppo del Gibson Custom Shop e delle build VOS (Vintage Original Spec) altamente accurate.

Mentre Juszkiewicz e il suo team avevano salvato Gibson, le sfide commerciali, culturali e di percezione della comunità avevano afflitto il marchio, che nel 2018 presentò istanza di protezione dal fallimento ai sensi del Chapter 11. Nello stesso anno Gibson fu acquisita da KKR & Co. e Juszkiewicz si dimise. Sotto la nuova leadership, la rivitalizzata Gibson Brands tornò immediatamente al suo core business di costruzione di strumenti di alta qualità. Inoltre, l'azienda aprì il suo splendido flagship Gibson Garage a Nashville nel 2021 e ampliò il concetto a Londra all'inizio del 2024.

"Possedere chitarre dell'epoca d'oro guidata da Ted McCarty e dal suo team mi dà la cifra dell'eredità e della storia di Gibson, così come di ciò che stavano facendo e di come questo abbia influenzato la musica in così tanti generi", ha detto l'attuale presidente e CEO di Gibson Cesar Gueikian, che ha una vasta collezione personale di chitarre. "Per esempio, ho suonato probabilmente 20 o 25 Les Paul Standard del 1959. Sono tutte diverse, ma in un certo senso ti innamori di ognuna di quelle che suoni. Penso che ora stiamo realizzando i cloni più vicini alla Les Paul Standard del '59 nella storia del Gibson Custom Shop".

 

Un'eredità duratura 

Oggi, Gibson sta vivendo una rinascita, producendo repliche accurate di Les Paul vintage nella gamma regolare e Custom Shop, meraviglie "new vintage" invecchiate dal suo Murphy Lab, modello signature Les Pauls e Modern Les Paul con caratteristiche e suonabilità per i musicisti attuali. E, se si è alla ricerca di una vera Les Paul vintage, si può provare a cercare nella collezione Vintage Les Paul di Guitar Center.

"Ci sono un sacco di elementi che evidenziano la longevità della Les Paul", disse Paul a Guitar Player nel luglio 2002, "Ma il fattore più importante è la sua bellezza. Ha un bell'aspetto e un bel suono. Una Les Paul è la tua migliore amica e la tua compagna: è tutto per te. Non puoi trovare uno strumento più bello. Gli altri sono solo assi di legno".

 

 


venerdì 3 maggio 2024

Christopher Cross-"Sailing": la bellezza di un testo musicale


Non avevo mai ascoltato con attenzione “Sailing”, di Christopher Cross, brano uscito nel 1979, contenuto nell’album omonimo di esordio.
Mi aveva colpito all’epoca l’arpeggio di chitarra, così come quella voce innaturale, apparentemente inadatta ad un “ragazzone” con la barba, e già in sovrappeso nonostante la giovane età.
E poi era contro i miei principi ascoltare brani pop, soprattutto se così melanconici!
Pare che con “Sailing” si siano innamorate molte coppie, ed cosa certa che l’album abbia venduto milioni di dischi.

Non è però una canzone d’amore, nel senso tradizionale del termine, ma piuttosto un’esaltazione del potere trasformativo dell’arte.

In “Sailing” risulta centrale una tela da pittore che aspetta di essere riempita, ma potrebbe essere un foglio su cui scrivere una canzone, o una poesia… un obiettivo da raggiungere.
Il sunto del pensiero di Cross - che provo a sintetizzare - è che nel nostro percorso di vita sia necessario lasciarsi andare, sognare senza sosta, sfruttando un possibile vento propizio che ci potrà spingere nella nostra navigazione.
Continuando a sognare e avendo dalla nostra un pò di fortuna (il vento favorevole), si compirà il miracolo e la tela da pittore si riempirà prendendo, forse, una forma inaspettata, basterà solo avere la pazienza di attendere e qualcosa di magico accadrà…

A distanza di lustri, ormai maturo e scevro da inutili pregiudizi, riconosco al brano “Sailing” un grande valore di contenuto, inchinandomi idealmente davanti ad un ex ragazzo che evidenziò un messaggio così potente tra i 27 e 28 anni, età in cui si è autorizzati alla “non conoscenza”.

Ma cosa conta di più in un brano musicale, la musica o le parole?
Discorso complicato, concetti personali che ho fatto evolvere nel tempo e di cui parlerò in altra occasione, ma è certo che il pensiero del giovine Cross è davvero potente… e io non me ne ero mai accorto!

Ma ognuno potrà trovare una diversa chiave di lettura, come spesso accade quando si parla di musica!

Buon ascolto/visione.





mercoledì 1 maggio 2024

La sbalorditiva performance solista strumentale di "Clap" di Steve Howe


Il leggendario chitarrista degli Yes, nella clip a seguire, offre un'energica interpretazione dal vivo del suo intramontabile numero di chitarra

 

Nel 1970, gli Yes si ritirarono nella serenità della campagna inglese e alloggiarono in una vecchia fattoria dove finirono di scrivere e provare la maggior parte della musica per “The Yes Album”, del 1971.

Dopo l'abbandono del chitarrista fondatore Peter Banks, nel 1970, arrivò il primo album della band con Steve Howe, che mise a disposizione la sua creatività.

Nei giorni di sole, prima delle prove, Howe vagava per i campi con la sua chitarra acustica Martin 00-18 del 1953. Armato di un registratore a cassette, prendeva appunti delle idee che nascevano: "Ho composto molti pezzi che in seguito si sarebbero inseriti nella musica della band", ha ricordato.

Con una larghezza del corpo di 14 5/16 pollici, i flat-top a 14 tasti 00 della Martin non sono comodi da suonare, ma spesso permettono di ottenere un tono profondo e chiaro che appare in contraddizione con le sue piccole dimensioni (in confronto, una chitarra Dreadnought / D-size a 14 tasti misura 15 5/8 pollici di diametro).

La Martin 00-18 del '53 - un pilastro della collezione di Howe - è stata utilizzata per comporre la maggior parte dei numeri acustici degli Yes. Tale era la dedizione di Steve allo strumento che, nel 1999, la Martin rilaciò il modello firmato 00-18SH.

"Martin è stato fantastico", disse Howe. "Sono felice di avere un ottimo rapporto di lavoro con loro. Ho una 00-18 del '53 e hanno tirato fuori la 00-18SH “Steve Howe” basata su quella, che è una chitarra molto bella. Poi hanno tirato fuori la MC-38 Steve Howe, che è un modello basato sulla MC-28, una chitarra che ho suonato per molti anni."

Oltre alle idee acustiche raccolte dalle sue soleggiate gite, Howe presentò alla band il suo primo strumentale di chitarra country-picking. Presto si rivelò molto importante quando fu inserito come traccia solista denominata “Clap” nell'album “The Yes Album”.

"Bill Bruford e io abbiamo inventato il titolo", racconta il chitarrista nella sua autobiografia, All My Yesterdays. "Ma poi Jon Anderson lo ha annunciato nella registrazione dal vivo come The Clap che, sfortunatamente, è rimasto bloccato per un bel po '."

Registrato dal vivo al Lyceum Theatre di Londra il 17 luglio 1970, apparso come seconda traccia dell'album The Yes Album, "Clap" è stato dedicato a suo figlio, il batterista Dylan Howe, nato l'anno precedente. (È interessante notare che Howe, in seguito ha onorato anche il collega Bob Dylan con l'album tributo “Portraits of Bob Dylan”.

Ecco il ricordo sintetico di Howe a proposito della sua composizione solista di debutto degli Yes: “Mi sconvolse, perché improvvisamente ero diventato una persona indipendente".

E in questa clip live del film concerto “Yessongs” la sua eccitazione per la musica è palpabile mentre scava nella sua suo 00-18, regalando al Rainbow Theatre di Londra una delle migliori interpretazioni di "Clap" mai catturate su nastro.