Glastonbury 2024 si svolgerà tra il
26 e il 30 giugno con Coldplay, Dua Lipa e SZA che sono confermati come
headliner: ecco come guardarlo, ovunque tu sia
Il festival di Glastonburydi quest'anno inizierà mercoledì 26 giugno e si concluderà
la sera di domenica 30 giugno e presenta una massiccia lineup di
centinaia di artisti, tra cui gli headliner del Pyramid Stage di quest'anno saranno
Coldplay, Dua Lipa e SZA.
Mentre i cancelli si apriranno il mercoledì per consentire ai
fan di entrare nel sito di Worthy Park per allestire le tende del festival, la
musica non inizierà fino al giovedì, con la stragrande maggioranza degli
artisti che suoneranno per tutto il venerdì, il sabato e la domenica.
Se non si è al festival di persona, questi su citati saranno i giorni
in cui si potrà guardare l’evento da casa.
Headliners: Coldplay, Dua Lipa, SZA
Streaming starts: Friday 28 June,
2024
UK coverage: BBC iPlayer
Outside the UK: Nord VPN
Per chi non potrà partecipare direttamente (il luogo non è dietro
l’angolo e in ogni caso i biglietti sono esauriti da tempo) sarà possibile
avere la copertura in streaming godere della
selezione di un'ampia varietà di artisti. Ecco come.
Per chi risiede nel Regno Unito, saranno disponibili free
alcuni set di Glasto su BBC iPlayer, e di solito rimangono sul circuito
anche per molto tempo dopo l'evento. Se si è in vacanza e si vuole fare una “perlustrazione”
in remoto dall’hotel, si può utilizzare un servizio VPN come NordVPN.
Di seguito sono riportate ulteriori indicazioni in merito.
Non solo la BBC avrà dozzine di set completi da esplorare, ma
l'emittente ha anche un fantastico archivio di set di festival degli anni
precedenti, tra cui quello leggendario dei Radiohead del 1997 e altri momenti
salienti degli anni precedenti.
La copertura audio per Glastonbury 2024 sarà disponibile
anche tramite l'app BBC Sounds.
Se ciò non bastasse, il canale YouTube di BBC Music ha
un'ottima playlist di esibizioni chiave del festival dell'anno scorso.
COME GUARDARE GLASTONBURY 2024 FUORI
DAL REGNO UNITO
Se si è fuori dal Regno Unito e si vuole assistere al
festival, occorrerà procurarsi una VPN che consentirà di cambiare l’usuale indirizzo.
Non è un processo difficile e sarà utilizzabile in pochi minuti. Consigliato un
servizio come NordVPN, disponibile a un ottimo prezzo e con una garanzia di
rimborso di 30 giorni.
Per utilizzarla, è sufficiente cliccare sul link, scaricare
il file e installare la VPN. Aprire sul dispositivo - smartphone, tablet o
laptop -, fare clic su una posizione server, scegliere lo streaming e il gioco
è fatto.
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usare e vanta solide funzionalità di sicurezza. Tutti i piani offrono una
garanzia di rimborso di 30 giorni e, a soli $ 3,09 al mese, ha un ottimo
rapporto qualità-prezzo.
Anche se Glastonbury non è adatto in modo specifico alla “durezza
chitarristica”, ci sarà musica per tutti i gusti.
Gli headliner Coldplay hanno ancora un grande seguito,
in particolare quando tirano fuori i successi dei loro primi tre album. Avril
Lavigne porterà le vibrazioni pop-punk dei primi anni 2000 all'Other Stage,
mentre c’è la curiosità di vedere gli Streets far rivivere il loro
hip-hop alt-UK per una folla che si immagina entusiasta quando saliranno
sull'Other Stage.
E poi, imperdibili, il Bombay Bicycle Club, il Bloc
Party e il rumore post-punk di Fontaines DC.
COME RIVEDERE GLASTONBURY 2023
Glastonbury 2023 si è concluso trionfalmente nella tarda serata di domenica nel
corso dell’ultimo festival, con un set epico e costellato di successi storici di
Elton John.
BBC iPlayer ha archiviato dozzine di esibizioni dal vivo che
sono ancora disponibili per la visione per un periodo di tempo limitato, quindi,
per chi volesse rivivere i set completi, esplorare nuovi artisti o
semplicemente avere un mix di cose da guardare nelle settimane a venire, tutto
questo è possibile, ma non per molto.
Vale la pena dare un'occhiata anche alla playlist sul canale
YouTube di BBC Music.
Sono ormai numerosi gli incontri relativi al nuovo progetto, che
si presta alla immediata empatia con il pubblico, che apprezza la storia, le
storie, la musica e il verbo dell’autore.
Dal 2 di dicembre, giorno in cui andò in scena il primo atto
nella sua Alba, il ritmo non è mai venuto meno ma, se parliamo di Liguria, è
stata questa la prima puntata, non forzata, se si pensa che Boero ha un lungo
trascorso vacanziero e musicale a Savona e dintorni.
Non ripercorrerò le linee guida del book, che emergono dalla
lettura del comunicato e dalla visione della clip video, ma preferisco
sottolineare l’atmosfera nata spontanea tra amici e sconosciuti che hanno
trovato palese piacere nel sentire i racconti che via via venivano accennati,
con letture ad hoc (grazie Maura!) e brani musicali introduttivi, quindi musica
dal vivo - voce e chitarra - per uno che per tutta la vita ha calcato palchi di
ogni genere.
Divertimento, tenerezza, dolore e sentimenti diffusi hanno
caratterizzato il pomeriggio, disegnando una miscela di parole e musica che, ai
miei occhi, appare sempre vincente.
Grande accoglienza da parte degli organizzatori e finale con
rinfresco, con la focaccia locale che ha trovato il giusto matrimonio con i
prodotti delle langhe, gentilmente offerti da Boero che, è bene ricordarlo, tra
le tante cose realizzate nella vita ha dovuto inserire anche un mestiere “ufficiale”…
l’enologo!
Da adolescente rimasi fulminato da
Donovan Phillips Leitch, meglio conosciuto come Donovan.
Le radio dell’epoca proponevano a
ripetizione i suoi successi… già, andava forte negli gli anni ’60 e ’70!
Non voglio riproporre la sua
storia, conosciutissima, ma in questi giorni ho riascoltato, casualmente, una
raccolta dei suoi antichi successi e mi sono rinfrescato la memoria, facendo il
pieno di brividi e ricordi.
Una voce incredibile, un ”tremolo
spontaneo” e melodie sognanti, tra il folk e la psichedelica: chi ha vissuto
quei giorni, chi è stato anche solo sfiorato da quelle atmosfere, non può
rimanere insensibile all’ascolto di quei brani.
Tra le tante perle ne estraggo una
che è l’emblema della semplicità, ma in meno di tre minuti il menestrello scozzese
riesce a rievocare un amore impossibile, tra un arpeggio di chitarra e una tenera
lirica poetica: Catch The Wind.
A seguire il video, la traduzione
del testo e l’originale…
Da riscoprire!
Acciuffa
il Vento
Nelle
fredde ore e minuti dell'incertezza
io
voglio essere
nel
caldo abbraccio della tua amorevole mente
Sentirti
tutt'intorno a me,
prendere
la tua mano
lungo
la spiaggia
ah,
ma posso tentare di acciuffare il vento
Quando
il tramonto impallidisce il cielo
Voglio
nascondere un po' del tempo dietro il tuo sorriso
ed
ovunque guarderei, i tuoi occhi troverei
Per
me, amarti ora
sarebbe
la cosa più dolce
ah,
ma posso tentare di acciuffare il vento
Quando
la pioggia ha tappezzato di lacrime le foglie
ti
voglio vicino per uccidere le mie paure
per
aiutarmi a lasciare alle spalle tutta la mia depressione
Per
stare nel tuo cuore,
dove
voglio essere e desidero esserci,
ah,
ma posso provare ed acciuffare il vento
ah,
ma posso provare ad acciuffare il vento
Catch The Wind
In the chilly hours and minutes,
Of uncertainty, I want to be,
In the warm hold of your loving mind.
To feel you all around me,
And to take your hand, along the sand,
Ah, but I may as well try and catch the wind.
When sundown pales the sky,
I wanna to hide a while, behind your smile,
And everywhere I'd look, your eyes I'd find.
For me to love you now,
Would be the sweetest thing, 'twould make me sing,
Circa un mese fa, Beppe Gambettaha rilasciato il suo ultimo lavoro, “Terra Madre”, album che ho ascoltato con
curiosità e che commenterò sinteticamente. La mia idea di “sintesi” è legata al
fatto che ho già pubblicato un comunicato ufficiale completo ed esaustivo, con
tanto di crediti, sample audio, pensiero dell’autore e significato track by
track, tutti elementi disponibili al seguente link:
Ho avuto la possibilità in passato di conoscere Gambetta - e la
moglie “manager” Federica - da vicino, captandone storia e valori, nonché la
tenacia nel perseguire obiettivi che per la maggioranza delle anime
risulterebbero vette inarrivabili.
Cittadino del mondo, con una linea di vita preferenziale -
quella che collega la sua Genova con il Nord degli Stati Uniti -, è conosciuto
per il know how specifico legato al suo strumento di riferimento, la chitarra
acustica, che padroneggia attraverso la tecnica del flatpicking.
Il racconto della sua vita affascina, e lo sottolineo perché il
nuovo progetto rappresenta la summa di esperienze, quelle che a partire dagli
anni ’80 Gambetta ha accumulato in modo diversificato e, come mi ha raccontato,
il disco… è frutto di più di un anno
di lavoro e chiude il cerchio con l’inizio di carriera, quando il primo
progetto fu frutto di una autoproduzione coraggiosa.
Otto tracce di cui l’autore parla così: “L’ossatura dell’album
è basata sulle nove diverse forme di chitarra acustica che ho usato (Dobro, 12
corde, Acustica, Baritona, Tres, Bouzouki, Chitarra Banjo, Chitarra Preparata,
Chitarra Arpa) e sulla partecipazione di alcuni ospiti speciali della scena
internazionale…”.
Come già sottolineato esiste la versione ufficiale - quindi la
migliore possibile - che indaga ogni singola traccia, ma vorrei aggiungere la
mia sensazione da ascolto, senza la necessità, questa volta, della ricerca del
significato tecnico.
Un ascolto approfondito fa emergere l’esigenza di sviluppare
un lavoro concettuale, sia dal punto di vista strumentale che del racconto,
perché lo “sfoggio” di strumenti a corda rappresenta la testimonianza evolutiva
dello strumentista, così come le storie che si susseguono appaiono l’immagine
dinamica di un cambiamento personale che, quando è rappresentato da un
musicista, assume valenza immortale, in quanto a disposizione, per sempre, di
terzi.
I profumi si miscelano, mentre le strade dell’Arkansas incrociano
le mulattiere genovesi, e il verde intenso e selvatico di certa America si
tuffa nel mar Ligure.
I viaggi, l’incontro tra differenti culture, la musica suonata
e ballata per le strade, gli idiomi cangianti, i sentimenti che mutano assieme
alle stagioni… tutto questo porta alla riflessione, alla comparazione di diversi
momenti storici, alla voglia di poter essere un piccolo faro che indica un possibile
sentiero.
Ho “sfogliato” l’album dei ricordi, quelli di Gambetta e per
induzione i miei… ho ascoltato con la voglia di farmi influenzare… ho assimilato
avendo davanti una tela immacolata ed io, improbabile pittore, l’ho riempita con
immagini difficili da rendere vive, ma il percorso proposto dall’autore lascia
il segno e appare sufficientemente trasversale, tanto da poter arrivare ad ogni
tipologia di follower della musica.
I brani sono in altalena nella loro successione, e i momenti
intimistici si sposano ad un deciso country, con arie tradizionali che
sottolineano il vissuto ed il credo dell’autore.
E da argomento ad argomento emerge la denuncia, la delusione,
la constatazione del cambiamento dei valori nel tempo, avendo come punto di
osservazione quello privilegiato del viaggiatore, con la possibilità di
comparare giorno dopo giorno civiltà lontane ma “amiche”, seppur distanti
migliaia di chilometri tra loro.
Ma c’è tanta poesia, tenerezza, armonia sonora e lirica, e
intravedo la necessità di ricordare il valore delle radici, il cui concetto non
va sottolineato per necessità di distinzione ma per sano senso di appartenenza,
quello che la tendenza a globalizzare non attenuerà mai.
Una grande piacevolezza di fruizione per “Terra Madre”,
nuovo capitolo per Beppe Gambetta, il quindicesimo della sua storia!
Il 28 luglio 1952, New York era nel bel mezzo di
un'ondata di caldo, ma era ancora possibile pattinare sul ghiaccio, almeno
nella Terrace Room del New Yorker Hotel. Mentre i turisti si godevano la pista
di pattinaggio al coperto, un'altra folla si è radunata sei piani più in alto.
La convention della National Association of Music Merchants
(NAMM) era in pieno svolgimento, e la Gibson Guitar Corporation aveva prenotato
cinque sale per mostrare la sua acustica, i mandolini, le chitarre steel e le
archtop. Una sala era particolarmente gremita, poiché gli addetti ai lavori del
settore erano riuniti intorno a un nuovo modello: la Les Paul.
Nel corso degli anni sono stati realizzati molti modelli
diversi di Les Paul, ma tutti condividono il DNA del primo esempio.
Nato col nome Lester
William Polsfuss nel 1915, Les Paul, chitarrista dal talento soprannaturale, si
faceva chiamare "Rhubarb Red", "Hot Rod Red" e "The
Wizard of Waukesha" e all’epoca entusiasmava il pubblico con le sue capacità
musicali.
Nel 1952, l'uomo noto come Les Paul, vendeva milioni di
dischi e sfornava successi con sua moglie, la cantante e chitarrista Mary Ford.
Era anche abile nell'elettronica, aprendo la strada alla
registrazione multitraccia e ad altre innovazioni audio. Entusiasmando il
pubblico con i suoi esperimenti quasi magici, utilizzando il looping
sound-on-sound, Paul creò un'orchestra di suoni con una sola chitarra, che
poteva essere ascoltata a livello nazionale nel suo programma radiofonico e
vista nelle sue numerose apparizioni televisive.
All'epoca non c'era chitarrista più famoso di Les Paul. Quale
scelta migliore per suonare, promuovere ed evangelizzare il nuovo solidbody di
Gibson?
Il leggendario presidente della Gibson, Ted McCarty,
conosceva certamente il potere delle sponsorizzazioni delle celebrità, e mostrò
il prototipo a Paul e Ford in Pennsylvania, sperando di interessare il duo di
chitarre e voce in cima alle classifiche americane, per mostrare pubblicamente
il nuovo modello in cambio della partecipazione alle entrate (Paul riferì che
il tasso di royalty era del cinque per cento). McCarty voleva anche chiamare la
chitarra come Les Paul e imprimere il nome di Paul sulla paletta.
La nascita del modello Les Paul
"Stavamo guardando cosa stesse facendo Leo Fender in
California, e ci rendemmo conto che stava guadagnando popolarità in Occidente",
ha ricordato McCarty, per 50 Years of the Gibson Les Paul di Tony Bacon. "Dissi:
'Dobbiamo entrare in quel business del solidbody'".
Proprio come stava succedendo con Fender, un team di Gibson fu
arruolato per progettare il nuovo solidbody. McCarty immaginò che ci potessero
essere quattro figure chiave nella squadra di progettazione: lui stesso, il
vicepresidente della produzione Gibson, John Huis, un chitarrista sconosciuto nell'assemblaggio
finale e un supervisore sconosciuto nel reparto del legno. McCarty riconobbe
anche che i membri dello staff di Gibson, Julius Bellson e Wilbur Marker,
"furono coinvolti nella cosa", così come il presidente delle
vendite Clarence Havenga e varie persone di quel team.
"Alla fine, abbiamo realizzato una chitarra che era
attraente", ha ricordato McCarty per il libro 50 Years of the Gibson
Les Paul, "e, per quanto ci riguardava, aveva il tono, aveva la
risonanza e aveva anche il sustain. Ci è voluto circa un anno per arrivare a
quel punto".
Anche se Paul aveva cercato senza successo di interessare
Gibson a una chitarra semi-solidbody basata sulla sua famosa "Log"
qualche anno prima, c'è stato poco amore per il genio nei ricordi di design di
McCarty: Paul la vedeva diversamente.
"Ho disegnato tutto tranne la parte superiore ad arco",
dichiarò. "Quel pezzo ha avuto il contributo di Maurice Berlin (CMI, la
società madre di Gibson). Berlin amava i violini e ne aveva una bella
collezione. Disse che Gibson aveva qualcosa che nessun altro aveva: uno shaper
che poteva fare una pancia su quella chitarra. Pensava che sarebbe stato molto
costoso per la Fender o per chiunque altro costruire una chitarra come quella".
E torniamo a McCarty: "Passammo un anno a progettare
quella chitarra, e Les non l'ha mai vista fino a quando non gliel'ho portata in
un capanno di caccia a Stroudsburg, in Pennsylvania".
Una cosa, però, è molto chiara. La Les Paul Model divenne il
primo strumento firmato da Paul con Gibson. Al momento della sua uscita nel
1952, il modello Les Paul presentava un corpo in mogano honduregno con un top
in acero intagliato e un set di pickup P-90 sviluppati da Seth Lover di Gibson
nel 1946, che gli conferivano un tono grasso con una gamma alta spigolosa, più
calda e più spessa dei single coil utilizzati per le Fender Esquires e
Telecaster che erano le sue concorrenti solidbody più vicine.
Il prezzo per la Les Paul alla sua introduzione era di $ 210,
che corrisponde a $ 2.459 di oggi. In confronto, la Fender Telecaster del 1952
costava $ 189,50, o $ 2.270,53 oggi.
Dipinta d'oro su richiesta di Paul, la Les Paul Model divenne
rapidamente nota come "Goldtop". Paul pensava che la finitura dorata
significasse "ricco, costoso, superbo". La Goldtop sfoggiava anche
una cordiera a trapezio disegnata da Paul, ma, a causa di un angolo del manico
poco profondo, l'azione delle corde era troppo alta e il ponte doveva essere
adattato facendo scorrere le corde sotto la cordiera. Sfortunatamente, quella
soluzione rendeva difficile il palm mute, la produzione di sustain o il
mantenimento di un'intonazione accurata. In effetti, un leggero colpo poteva scordare
l'intera chitarra.
"Avevano rovinato tutto", disse Paul. "Quando
vidi il problema fermai tutto”.
Gibson affrontò il problema nel 1953 con il nuovo ponte
"avvolgente", montato in borchie sul corpo della chitarra; il design
era più stabile e consentiva lievi regolazioni dell'intonazione. Inoltre,
l'inclinazione del manico fu regolata per essere più ripida.
La piattaforma di base della Les Paul fu completata nel 1953,
ma lo strumento di “classe” volava sempre più in alto...
La Les Paul Custom di alta classe
Nel 1954, Gibson introdusse la Les Paul Custom. Decisamente
più raffinata, presentava un corpo interamente in mogano, tastiera in ebano
rilegata, pickup al ponte P-90, pickup al manico in Alnico V in stile soapbar,
attacco multistrato e hardware dorato. Un artista consumato come Paul, che aveva
sempre cercato nuovi modi per coinvolgere il pubblico, suggerì per il nuovo
modello una finitura nera.
"Se sei sul palco con uno smoking nero e una chitarra
nera, quando i riflettori si accendono sulle tue mani, la gente ti vedrà volare",
disse Paul.
Diversificare la linea: la Les Paul
Junior, TV e Speciale
Gibson pubblicò altre due chitarre nel 1954: la Les Paul
Junior e la Les Paul TV. Il modello studentesco Les Paul Junior era equipaggiato
con un singolo P-90, montato in stile "dog ear" con una vite su
entrambe le estremità dell'involucro. La Les Paul TV era una versione in scala
ridotta. Il riferimento "TV" si basava sulla sua finitura
"mogano calcinato" che spiccava nelle trasmissioni televisive in
bianco e nero.
La Les Paul Special apparve sul mercato nel 1955. Equipaggiata
con un paio di P-90 e controlli individuali di volume e tono, la Special aveva
la stessa elettronica della Custom. Differiva con una parte superiore piatta,
non scolpita, che era la preferenza di Paul.
Nel 1956 Gibson offrì ai clienti un'ulteriore opzione di
cordiera: un'unità vibrato Bigsby: funzionò bene su tutto, dai languidi
luccichii di accordi ai rauchi rave-up rockabilly.
L'alba del P.A.F. Humbucker
Nel 1957, l'Unione Sovietica ottenne la pole position nella
corsa allo spazio con il lancio del satellite Sputnik 1. Anche Gibson aveva un
asso nella manica, una meraviglia tecnologica che sopravvisse all'URSS.
Un nuovo pickup per chitarra creato da Lover nel 1955 fu
soprannominato "humbucker", in quanto "contrastava" - o
eliminava - il ronzio sentito dai P-90 e da altri single coil. Proteggendo
questa invenzione, Gibson appose adesivi con la scritta "Patent Applied
For", per dissuadere altri dal copiare il design.
Apparsa per la prima volta sulle lap steel Gibson nel 1956,
la Les Paul divenne la prima linea di chitarre solidbody a presentare i nuovi
humbucker P.A.F. un anno dopo. La Goldtop del '57 aveva un paio di pickup
P.A.F., e la Custom del '57 ne aveva tre. Il suono prodotto era caldo, ricco e
dolce. Ad esempio, il tono di Eric Clapton in "While My Guitar Gently
Weeps" dei Beatles era puro P.A.F. La qualità dei nuovi humbucker era tale
che i P-90 non furono più inseriti sulle Les Paul.
Debutta la Les Paul Standard
Nonostante gli humbucker rivoluzionari, le vendite di Gibson
non diventarono famose nel mondo come lo Sputnik. Nel 1958, il marchio iniziò a
eliminare gradualmente la Goldtop e diede alla Les Paul un significativo
cambiamento al design. Con un prezzo più alto della Goldtop, ma meno costosa di
una Custom, la nuova Les Paul Standard presentava top in acero liscio e una
finitura ciliegia soleil. Forse, andando sul sicuro quando le vendite della Les
Paul iniziarono a diminuire, Gibson non produsse un gran numero di Standard e
il modello fu interrotto nel 1960.
È interessante sottolineare che queste standard, un tempo
"sottovalutate", come i modelli del 1958 e del 1959, siano molto
apprezzate oggi. Una Standard del '59 completamente originale, ad esempio, può
essere venduta al prezzo di una casa, fino a $ 400.000 o più. Aggiungi un
chitarrista famoso all'equazione e il cielo è il limite. Nel 2014, Kirk Hammett
dei Metallica acquistò "Greeny", una Les Paul Standard del 1959
originariamente di proprietà di Peter Green dei Fleetwood Mac e, in seguito, di
Gary Moore, per poco meno di 2 milioni di dollari.
Niente più Les Paul a spalla mancante
L'era "vintage" della Les Paul a spalla mancante
singola sembrò finire nel 1960, e forse Gibson ritenne che due spaccati fossero
meglio di uno per il musicista moderno: chi può dirlo? Ma il marchio Les Paul
era ora popolato da Les Paul SG, Les Paul SG Junior, Les Paul SG TV, Les Paul
SG Special e SG Les Paul Custom. Nel 1963, la "Les Paul" fu eliminata
dal nome del modello e le chitarre divennero, semplicemente, SG ("SG"
sta per "Solid Guitar").
Les Paul, il musicista, non era un fan della SG, anche se
rimaneva contrattualmente vincolato a suonarla.
"Il manico era troppo sottile e non mi piaceva il
modo in cui si univa al corpo: non c'era abbastanza legno", disse
all'autore Tom Wheeler per il suo libro American Guitars. "Ho chiamato
Gibson e ho detto loro di togliere il mio nome dalla cosa".
Ma anche questa potrebbe non essere l'intera storia.
Paul e Ford furono immersi da un amaro divorzio intorno al
1963, e presumibilmente Paul si sentì fortunato che il suo contratto con la
Gibson fosse terminato nel 1962. Se avesse firmato un nuovo contratto di
approvazione e di condivisione delle entrate durante il procedimento di divorzio,
gli avvocati di Ford avrebbero potuto chiedere che i guadagni stimati dal nuovo
accordo fossero aggiunti all'accordo di divorzio.
Mentre le apparizioni dal vivo e i successi discografici di
Paul diminuirono durante questo periodo, Gibson probabilmente vide pochi
vantaggi commerciali nel mantenere in vita il sodalizio.
Il ritorno della Les Paul
Nel 1963, qualsiasi sensitivo degno della sua vista mistica
avrebbe predetto che l'eredità di Les Paul era finita. Ma non così in fretta...
Possiamo ringraziare la perdurante British Invasion, quella
musicale, per aver fatto rivivere un classico americano.
Keith Richards dei Rolling Stones ha suonato una Standard
sunburst del '59 equipaggiata con una Bigsby. La "numero uno" di
Jimmy Page nei Led Zeppelin era una Standard del '58. L'amore di Eric Clapton
per l'icona del blues Freddie King lo spinse ad adottare la Les Paul, e suonò
una Standard del 1960 nel rivoluzionario album del 1966, “Blues Breakers with
Eric Clapton”. Paul McCartney acquistò anche una Les Paul mancina, una Goldtop
del 1957 e una Standard del 1960.
Altri musicisti britannici e americani si unirono alla parata
di Les Paul, tra cui Peter Green (che brandiva il famoso "Greeny" ora
di proprietà di Kirk Hammett dei Metallica), Paul Kossoff, Jerry Garcia, Mike
Bloomfield, Neil Young e altri. Non sorprende che la richiesta popolare abbia
costretto Gibson a riportare in auge la tradizionale Les Paul nel 1968.
La ristampa iniziale fu la Les Paul Standard. Stranamente,
non fu offerta con humbucker P.A.F., apparendo invece con specifiche Goldtop e
pickup P-90. Aveva ancora un sacco di mojo, però. Tom Scholz dei Boston suonò
una '68 in "More Than a Feeling" e altri successi. Anche la Les Paul
Custom tornò nel 1968 con un top in acero intagliato, non in mogano, e due
humbucker. Un nuovo modello, la Les Paul Deluxe, fu introdotto nel 1969 con
mini humbucker.
L'era Norlin di Gibson
Se si pensa ad un esempio di sinergia nel business delle
chitarre, Fender ha avuto la sua (CBS, 1965-1985) e anche Gibson ha vissuto i
suoi anni (Norlin, 1969-1986).
La società madre di Gibson, CMI (Chicago Musical Instruments,
che acquistò il marchio nel 1944) fu acquisita dalla società sudamericana di
produzione di birra, Ecuadorian Company Limited, nel 1969. ECL si trasformò in
Norlin Corporation lo stesso anno. (Il nome rappresenta il presidente dell'ECL
Norton Stevens e il capo della CMI Arnold Berlin-Nor-Lin.) CMI continuò a
gestire, almeno nominalmente, le operazioni della Gibson fino al 1974, quando
la società divenne una sussidiaria della Norlin Musical Instruments.
Giusto o no, gli anni Norlin di Gibson sono spesso visti con
lo stesso sospetto ed è la stessa polemica che i fan di Fender attribuiscono
all'era CBS di quel marchio. Naturalmente, si sono verificati cambiamenti nella
produzione, alcuni per ridurre i costi e massimizzare la redditività, e altri
(schermatura della cavità del pickup, volute rinforzate del collo superiore,
ecc.) per migliorare i modelli esistenti.
Forse il più grande shock per i devoti di Gibson è stato il
trasferimento della produzione di Norlin dallo stabilimento di Kalamazoo, nel
Michigan, nella città in cui Gibson è stata fondata nel 1894. Dal 1976 al 1984,
la produzione si spostò a Nashville, nel Tennessee, e la fabbrica di Kalamazoo
fu chiusa definitivamente nel 1984.
Modifiche alla Gibson Les Paul negli
anni di Norlin
Ci furono sei modifiche chiave alla classica piattaforma Les
Paul mentre Norlin possedeva Gibson. Inoltre, ci fu un'astuta riproposizione
della silhouette della Les Paul in alcuni altri modelli, come la L6-S (che
Carlos Santana ha approvato come il suo "arcobaleno" tonale), la
Sonex (con un corpo sintetico "Resonwood" e un manico imbullonato) e
la S-1 (con tre single coil progettati da Bill Lawrence).
Les Paul ritorna con il modello di
registrazione Les Paul
Torniamo con la nostra macchina del tempo fino al 1969,
quando Les Paul ricominciò a lavorare con Gibson. Il "ritorno a casa"
fu di buon auspicio per una serie di ragioni promozionali e strategiche, e
fornì anche a Paul l'opportunità di progettare la chitarra che voleva davvero
realizzare.
"Ho dato a Gibson tutti i miei segreti", ebbe
a dire!
Il risultato fu una registrazione discografica di Les Paul
nel 1971. Aveva un sacco di controlli per soddisfare l'infinita ricerca di tono
di Paul, ed era dotato di pickup a bassa impedenza per offrire i suoni puliti
incontaminati di cui era ossessionato.
Progettata principalmente per la registrazione diretta
attraverso una consolle di missaggio, la Les Paul Recording era assolutamente
la chitarra giusta per un uomo che stava ancora realizzando tracce nel suo
studio casalingo, lavorando per "perfezionare" il suono della
chitarra (secondo i suoi standard, ovviamente), e che stava ancora armeggiando
con l'elettronica.
Tuttavia, non era esattamente quello che cercavano i
chitarristi degli anni '70. Usavano Les Paul armate di humbucker ad alta
impedenza per produrre ritmi croccanti, toni solisti svettanti e distorti e un
generale caos overdrive. Dopo aver raggiunto l'apice di 1.759 modelli Les Paul
Recording spediti nel 1973, nel 1979 il numero era sceso a soli 78 e la
chitarra da studio dei sogni di Paul era fuori produzione.
"La Les Paul Recording non vendeva perché i ragazzi volevano
l’overdrive all'ingresso dei loro amplificatori per ottenere la distorsione",
disse Paul, rendendosi conto troppo tardi delle preferenze dei chitarristi che
stavano inventando il rock classico. "E per ottenere la piacevole
distorsione che desideravano sentire, il pickup doveva colpire brutalmente il
primo stadio dell'amplificatore".
Lo studio senza fronzoli di Les Paul
Verso la fine della proprietà di Norlin, nel 1983, Gibson si
rese conto che c'era un desiderio del mercato per una Les Paul a basso prezzo,
e non avevano nulla nella loro gamma per attirare quel cliente. L'azienda ideò
il Les Paul Studio, offrendo tutto il suono iconico della chitarra, ma
rimuovendo gran parte del fascino estetico. In effetti, il nome
"Studio" significava che il musicista stava usando qualcosa di
diverso da una Les Paul Standard o una Les Paul Custom, molto più glam.
Gibson nell'era moderna
Proprio come accadde per le prime vendite di Les Paul, Gibson
affrontò molte sfide negli anni '80. Infatti, dopo aver registrato meno di 10
milioni di dollari di vendite nel 1985, si diceva che l'azienda fosse a tre
mesi dal cessare l'attività. Appena in tempo, Gibson fu acquistata da Henry
Juszkiewicz, David Berryman e Gary Zebrowski nel gennaio 1986, secondo quanto
riferito, per 5 milioni di dollari. Sotto la guida di Juszkiewicz, ci si
concentrò sull'innovazione e sull'acquisizione, nonché sullo sviluppo del
Gibson Custom Shop e delle build VOS (Vintage Original Spec) altamente accurate.
Mentre Juszkiewicz e il suo team avevano salvato Gibson, le
sfide commerciali, culturali e di percezione della comunità avevano afflitto il
marchio, che nel 2018 presentò istanza di protezione dal fallimento ai sensi
del Chapter 11. Nello stesso anno Gibson fu acquisita da KKR & Co. e
Juszkiewicz si dimise. Sotto la nuova leadership, la rivitalizzata Gibson
Brands tornò immediatamente al suo core business di costruzione di strumenti di
alta qualità. Inoltre, l'azienda aprì il suo splendido flagship Gibson Garage a
Nashville nel 2021 e ampliò il concetto a Londra all'inizio del 2024.
"Possedere chitarre dell'epoca d'oro guidata da Ted
McCarty e dal suo team mi dà la cifra dell'eredità e della storia di Gibson,
così come di ciò che stavano facendo e di come questo abbia influenzato la
musica in così tanti generi", ha detto l'attuale presidente e CEO di
Gibson Cesar Gueikian, che ha una vasta collezione personale di chitarre.
"Per esempio, ho suonato probabilmente 20 o 25 Les Paul Standard del
1959. Sono tutte diverse, ma in un certo senso ti innamori di ognuna di quelle
che suoni. Penso che ora stiamo realizzando i cloni più vicini alla Les Paul
Standard del '59 nella storia del Gibson Custom Shop".
Un'eredità duratura
Oggi, Gibson sta vivendo una rinascita, producendo repliche
accurate di Les Paul vintage nella gamma regolare e Custom Shop, meraviglie
"new vintage" invecchiate dal suo Murphy Lab, modello signature Les
Pauls e Modern Les Paul con caratteristiche e suonabilità per i musicisti
attuali. E, se si è alla ricerca di una vera Les Paul vintage, si può provare a
cercare nella collezione Vintage Les Paul di Guitar Center.
"Ci sono un sacco di elementi che evidenziano la
longevità della Les Paul", disse Paul a Guitar Player nel luglio 2002,
"Ma il fattore più importante è la sua bellezza. Ha un bell'aspetto e
un bel suono. Una Les Paul è la tua migliore amica e la tua compagna: è tutto
per te. Non puoi trovare uno strumento più bello. Gli altri sono solo assi di
legno".
Non avevo mai
ascoltato con attenzione “Sailing”,
di Christopher Cross, brano uscito nel 1979, contenuto nell’album
omonimo di esordio.
Mi aveva colpito all’epoca
l’arpeggio di chitarra, così come quella voce innaturale, apparentemente
inadatta ad un “ragazzone” con la barba, e già in sovrappeso nonostante la
giovane età.
E poi era contro i
miei principi ascoltare brani pop, soprattutto se così melanconici!
Pare che con “Sailing”
si siano innamorate molte coppie, ed cosa certa che l’album abbia venduto
milioni di dischi.
Non è però una canzone
d’amore, nel senso tradizionale del termine, ma piuttosto un’esaltazione del
potere trasformativo dell’arte.
In “Sailing” risulta
centrale una tela da pittore che aspetta di essere riempita, ma potrebbe essere
un foglio su cui scrivere una canzone, o una poesia… un obiettivo da
raggiungere.
Il sunto del
pensiero di Cross - che provo a sintetizzare - è che nel nostro percorso di vita sia
necessario lasciarsi andare, sognare senza sosta, sfruttando un possibile vento
propizio che ci potrà spingere nella nostra navigazione.
Continuando a sognare
e avendo dalla nostra un pò di fortuna (il vento favorevole), si compirà il
miracolo e la tela da pittore si riempirà prendendo, forse, una forma inaspettata,
basterà solo avere la pazienza di attendere e qualcosa di magico accadrà…
A distanza di lustri,
ormai maturo e scevro da inutili pregiudizi, riconosco al brano “Sailing”
un grande valore di contenuto, inchinandomi idealmente davanti ad un ex ragazzo
che evidenziò un messaggio così potente tra i 27 e 28 anni, età in cui si è
autorizzati alla “non conoscenza”.
Ma cosa conta di più
in un brano musicale, la musica o le parole?
Discorso complicato, concetti
personali che ho fatto evolvere nel tempo e di cui parlerò in altra occasione,
ma è certo che il pensiero del giovine Cross è davvero potente… e io non me ne
ero mai accorto!
Ma ognuno potrà
trovare una diversa chiave di lettura, come spesso accade quando si parla di
musica!
Il
leggendario chitarrista degli Yes, nella clip a seguire, offre un'energica
interpretazione dal vivo del suo intramontabile numero di chitarra
Nel 1970, gli
Yes si ritirarono nella serenità della campagna inglese e alloggiarono in una
vecchia fattoria dove finirono di scrivere e provare la maggior parte della
musica per “The Yes Album”, del 1971.
Dopo
l'abbandono del chitarrista fondatore Peter Banks, nel 1970, arrivò il primo
album della band con Steve Howe, che mise
a disposizione la sua creatività.
Nei giorni di
sole, prima delle prove, Howe vagava per i campi con la sua chitarra acustica Martin 00-18del 1953.
Armato di un registratore a cassette, prendeva appunti delle idee che nascevano:
"Ho composto molti pezzi che in seguito si sarebbero inseriti nella
musica della band", ha ricordato.
Con una
larghezza del corpo di 14 5/16 pollici, i flat-top a 14 tasti 00 della Martin
non sono comodi da suonare, ma spesso permettono di ottenere un tono profondo e
chiaro che appare in contraddizione con le sue piccole dimensioni (in
confronto, una chitarra Dreadnought / D-size a 14 tasti misura 15 5/8 pollici
di diametro).
La Martin
00-18 del '53 -un
pilastro della collezione di Howe - è stata utilizzata per comporre la maggior
parte dei numeri acustici degli Yes. Tale era la dedizione di Steve allo
strumento che, nel 1999, la Martin rilaciò il modello firmato 00-18SH.
"Martin
è stato fantastico", disse Howe. "Sono felice di avere un
ottimo rapporto di lavoro con loro. Ho una 00-18 del '53 e hanno tirato fuori
la 00-18SH “Steve Howe” basata su quella, che è una chitarra molto bella.Poi hanno
tirato fuori la MC-38 Steve Howe, che è un modello basato sulla MC-28, una
chitarra che ho suonato per molti anni."
Oltre alle
idee acustiche raccolte dalle sue soleggiate gite, Howe presentò alla band il
suo primo strumentale di chitarra country-picking. Presto si rivelò molto importante
quando fu inserito come traccia solista denominata “Clap”
nell'album “The Yes Album”.
"Bill
Bruford e io abbiamo inventato il titolo", racconta il chitarrista
nella sua autobiografia, All My Yesterdays. "Ma poi Jon Anderson
lo ha annunciato nella registrazione dal vivo come The Clap che,
sfortunatamente, è rimasto bloccato per un bel po '."
Registrato
dal vivo al Lyceum Theatre di Londra il 17 luglio 1970, apparso come seconda
traccia dell'album The Yes Album, "Clap" è stato
dedicato a suo figlio, il batterista Dylan Howe, nato l'anno precedente. (È
interessante notare che Howe, in seguito ha onorato anche il collega Bob Dylan con
l'album tributo “Portraits of Bob Dylan”.
Ecco il
ricordo sintetico di Howe a proposito della sua composizione solista di debutto
degli Yes: “Mi sconvolse, perché improvvisamente ero diventato una persona
indipendente".
E in questa
clip live del film concerto “Yessongs” la sua eccitazione per la musica è
palpabile mentre scava nella sua suo 00-18, regalando al Rainbow Theatre di
Londra una delle migliori interpretazioni di "Clap" mai catturate su
nastro.