La strada, il peso, la voce The
Weight e Eleonora credi tra racconto e interpretazione
Nel 1968 i The Band pubblicano The Weight,
brano nato nella casa rosa di West Saugerties, vicino a Woodstock,
dove il gruppo viveva e suonava con Bob Dylan. È un pezzo che arriva in
un’America ancora intrisa di controcultura, ma con un suono diverso: niente
psichedelia, solo radici, armonie corali e un’aria da romanzo di frontiera. Il
singolo non sfonda subito (numero 63 negli USA), ma diventa negli anni uno dei
simboli della musica americana, fino a entrare nella lista delle 500 migliori
canzoni di sempre di Rolling Stone (posizione 41).
La storia è quella di un viaggiatore che arriva a Nazareth,
Pennsylvania, e si ritrova addosso i pesi degli altri: favori, richieste,
personaggi bizzarri. Robbie Robertson si ispira a persone reali e ai film di
Luis Buñuel, dove “è impossibile essere completamente buoni”. Il
risultato è un racconto biblico e terreno insieme, con un ritornello che è già
proverbio: Take a load off, Fanny… and you put the load right on me.
Nel 1969 i Dik Dik intercettano il potenziale
del brano e ne realizzano la versione italiana: Eleonora
credi. È una delle tante operazioni di “traduzione culturale”
che il gruppo milanese porta avanti negli anni Sessanta, trasformando brani
americani o inglesi in canzoni italiane con un’identità propria. Ovviamente c’è
lo zampino di Mogol. La loro Eleonora credi non è una copia, ma una reinterpretazione
narrativa che prende l’idea del peso, del viaggio e delle responsabilità, ma la
porta dentro un linguaggio più diretto, più melodico, più vicino alla
sensibilità italiana dell’epoca.
Il testo italiano non riproduce la struttura episodica di Robertson, la semplifica, la rende più lineare, più sentimentale. Dove The Weight è un pellegrinaggio pieno di figure simboliche, Eleonora credi diventa un dialogo, un incoraggiamento, un racconto di fiducia. Eppure, il nucleo rimane: qualcuno porta un peso, qualcuno cerca un appoggio, qualcuno chiede di credere.
Due canzoni che parlano di pesi, di strade e di persone, una
nata in una casa rosa vicino a Woodstock, l’altra sbocciata in uno studio
milanese. E il bello è che entrambe, in modi diversi, continuano a camminare
con noi.
