mercoledì 1 ottobre 2014

Gianni De Berardinis


Articolo apparso su MAT 2020 di Aprile 2014

Nel bel mezzo della visione del fantastico DVD degli Osanna, “Tempo”, da poco rilasciato, mi imbatto in un mito televisivo che ha caratterizzato parte del mio percorso musicale. Lui, insieme a molti altri, bazzicava con costanza la TV, a contatto con il mio elemento naturale - la musica - con quella sua voce così particolare e quel viso d’angelo che non lasciava indifferenti. Tanta TV come dicevo, ma molta radio e progetti trasversali portati avanti per tutta la vita, con tante soddisfazioni e, forse, qualche amarezza, come in tutti i percorsi di vita.
A un certo punto l’ho perso, e rivederlo in video ha scatenato in me la voglia di ricostruire un po’ di storia, la sua, e forse anche la mia. Santa tecnologia! Lo contatto e, nel giro di pochissimo, soddisfa qualche mia curiosità. Gentilissimo, e fuori dallo standard: “… sono troppo impegnato, non riesco a risponderti!”.
Leggiamo il suo pensiero.
Ah, dimenticavo, lui è Gianni De Berardinis.




L’INTERVISTA…

Vorrei partire dal mezzo che ha permesso questo nostro contatto, la rete, e quindi la tecnologia avanzata: puoi fare un bilancio di quanto ha tolto e quanto ha dato internet ai vari “attori musicali”, tra artisti e operatori del settore?

Internet ha dato e da tutto quello che altri media non hanno più fornito alla musica (radio e Tv) per cui parliamone sempre molto bene. Considero la rete una opportunità da cogliere continuamente, una fonte eterna a cui anche tanti addetti come me attingono. Tanta roba buona ci è sfuggita dal Bel Paese, e quindi  rivivono  sulla rete pezzi di Tv storica, pezzi di concerti… o live  interi  non goduti che ci arricchiscono. Sinceramente non credo che abbia tolto proprio nulla, anzi, la rete favorisce “il libero scambio di informazioni e servizi”.

Restando sempre in fase di comparazione, che cosa ti manca e cosa non rimpiangi degli anni un po’ meno facili dal punto di vista della comunicazione?

Beh, qualche danno forse è stato provocato alla passione che anima tutti noi. La comodità ci ha coccolati tutti e costretti quasi all’immobilismo nel pratico. Ai tempi tutti noi lavoravamo incessantemente sulle notizie, sulle fonti, sulla stampa estera. Se poi come me vivevi in provincia dovevi sgambettare il doppio per rimanere informato (New Musical Expresse, Melody maker… etc. etc.). Questo mondo di “topi di archivio” era formativo e solido anche se qualche volta, dico la verità, estremamente faticoso.

Ti ho ritrovato nel corso della visione del DVD degli Osanna, splendido esempio di musica eterna: esistono dal tuo punto di vista significativi talenti alle spalle dei grandi nomi che ci accompagnano da quarant’anni?

GLI AREA ed il BANCO in testa, a loro vanno tutti i meriti di una coraggiosa carriera dall’Italia per il Mondo. Loro avevano un atteggiamento veramente radicale e quindi serio e costruttivo, diverso dagli altri che ho amato meno.

Mi dai un tuo giudizio sui tanto famigerati “Talent”?

 Non mi piacciono, non servono.

Tra i tanti generi che hai amato, quale continua a darti enormi soddisfazioni?

Io sono attratto dal Folk, quindi pane e folk misto a tutto. Ogni musica che si muove con intelligenza ed innovazione, e che produce un effetto vivo e sincero tra la gente, mi coinvolge. Ho tanto materiale e di ogni tipo, di ogni epoca e genere. Vado dai Velvet a John Cage, da Dave Van Ronk a Satie… Miles Davis, Coltrane, Sun Ra… i Weather Report.

Mi dai una tua definizione di “concerto perfettamente riuscito”?

Il concerto è “un momento di comunicazione alto” nel quale il  palco ed il  pubblico comunicano costantemente. Non e’ giusto pensare alla esibizione e basta, ma se dovessero esserci “dubbi verbali” (mi riferisco a infelici tellers autori che parlano male o a sproposito) mi va bene lo stesso, sinceramente amo la vibrazione e odio tutto quello che la impedisce. Il concerto è la ragione per cui la musica conserva un valore ancora o diversamente lo perde. E’ sostanza e verità, e’ magia…

Se dovessi ripensare a incontri musicali significativi nel tuo percorso di vita, quelli da lasciare il segno intendo, chi metteresti tra i primi tre?

Peter Gabriel a Canale 5 nel 1983… David Bowie per RAI 1, S. Siro 1987… David Gilmour 1982… Freddie Mercury, Festival di San Remo 1984… Frank Sinatra 1987 Stadio La Favorita Palermo… Paul Mc Cartney 2013, radio R 101 (di tutti questi incontri ho realizzato un intervista), B.B.King Teatro Smeraldo, 1998.

Nel corso di una carriera lavorativa i tratti positivi e quelli negativi si bilanciano, ma… esiste un tuo rammarico per qualche occasione che non hai sfruttato per eccessiva cautela?

Sai ti dico la verità’ … no nessuna … ho fatto tutto quello che potevo ed anche di più della mia carriera artistica, e non è detto che non accada ancora qualcosa. Sono “un ragazzo di provincia” appassionato, ed  il mio sogno si e’ avverato il giorno in cui ho cominciato a muovermi, parlare, agire  con piacere nell’ambito radio-televisivo.

Come è cambiato il modo di fare giornalismo, e mi riferisco allo stile, dagli anni ’70 ad oggi?

Se parli di radio o di Tv il modo e’ cambiato rispetto ai tempi di cui disponi, che sono oggi estremamente veloci. Poi è cambiata la selezione degli artisti che entrano e diventano servizi solo se hanno mosso le cronache (gossip ecc ). In sostanza è difficile trattare musiche coraggiose sempre di più, quindi direi ancora una volta questione di contenuti, di spirito di avventura, di proposte, di spessore.

Di cosa ti occupi oggi e che cosa ha pianificato per l’immediato futuro?

Ho pensato dopo 39 anni di onorato servizio direi… di guardarmi un po’ intorno e di fare nella musica qualcosa solo ne sento il bisogno, solo se ricevo una ispirazione autentica e invento una cosa che non ho fatto prima. Ho prodotto dischi, suonato chitarre, prodotto radio shows, tv shows, e poi composto musiche per commercials, che vuoi che faccia più! Vedremo..