venerdì 26 dicembre 2008

Treves Blues Band al Raindogs



Ancora un evento da segnalare al Raindogs .

La Treves Blues Band si esibirà il 27 dicembre nel locale savonese , alle 22.30.

Qualche nota biografica tratta dal sito ufficiale di Fabio Treves.

La TREVES BLUES BAND è la prima band storica del "blues made in Italy": il primo L.P. del gruppo risale al 1975 e da allora sono arrivati concerti, importanti collaborazioni artistiche e festival famosi come Memphis, Tennessee, nel 1992, Pistoia nell'84 e 88 e quelli francesi (St.Chamond e Valence nel 1983/1984).
La formazione ha "aperto" negli anni i concerti di vere e proprie leggende musicali come Charlie Mingus, Peter Tosh, James Cotton e Stevie Ray Vaughan.
Nel settembre del 1980 il gruppo incontra uno dei più grandi chitarristi bianchi artefici del rilancio del blues in America: MIKE BLOOMFIELD, con il quale registra uno storico "live" a Torino.
L'armonicista Fabio Treves ha collaborato con decine di big della musica leggera italiana portando in studio di registrazione il suo stile ed il suo feeling; tra i tanti si ricordano Mina, Celentano, Cocciante, Bertoli, Branduardi, Baccini, Finardi, Panceri, Ferradini, Graziani e tantissimi altri.
Il 1988 è un anno di grandi soddisfazioni per Treves e la band: c'è innanzitutto il coronamento di un sogno durato una vita, quello di conoscere e suonare sul palco con il suo grande mito FRANK ZAPPA. Il "genio" chiama infatti Fabio sul palco per un'ospitata storica per un musicista italiano e, a Milano e Genova, si realizza ciò che poteva sembrare impossibile.
Poi c'è la registrazione di un bellissimo album "Sunday's blues" ricco di ospiti illustri come CHUCK LEAVELL ( ex Allmann Brothers Band e in tour con gli Stones da una vita), PICK WITHERS (tra i fondatori dei Dire Straits), e DAVE KELLY (chitarrista -leader della inglese Blues Band); con quest'ultimo partecipa al Pistoia Bluesin' e, con l'inserimento di Chuck, alla fortunata trasmissione televisiva "D.O.C.".
Nel corso della sua lunga carriera Treves ha trovato il tempo di scrivere due libri sul blues: il primo "Guida al Blues" è del 1978 (Ed. Gammalibri) e il secondo "Blues Express" (del 1989) Ed. Multiplo.
Nel CD "Jumpin" del 1992 è inserito un brano registrato dal vivo al Memphis BEALE STREET MUSIC FESTIVAL di cui la band è stata ospite, suonando in quello che è considerato uno dei Festival blues più importanti del mondo.
Numerose sono anche le apparizioni televisive della TREVES BLUES BAND, tra queste: "L'altra domenica" (1978), "Quelli della notte" (1985) e "D.O.C." (1988), insomma quei pochissimi programmi del passato dove si poteva ascoltare buona musica dal vivo e, in tempi più recenti, il gruppo è stato ospite di due felici e seguite trasmissioni di TELE+: "Good Vibrations" e "Showcase", oltre ad aver realizzato la sigla di "Crossroads", magazine di spettacolo sempre su TELE+.
Dal 1994 Treves conduce su ROCK FM a Milano, "BLUES EXPRESS", un programma con ospiti, novità discograiiche e musica acustica dal vivo.
Non si può infine non ricordare il lungo e fortunato sodalizio musicale con l'amico COOPER TERRY, con il quale Fabio registra un "live" per la Red & Black Records nel 1992.
Tra i Festival Blues italiani ai quali ha partecipato la TREVES BLUES BAND, supportata sempre dal calore del pubblico, vogliamo ricordare quelli di Alcamo, Capo d'Orlando, Cerignola, Nave, Pistoia, Rovigo, Torrita di Siena, Vercelli .
Fabio ha iniziato a suonare l’armonica nel 1965 dopo una lunga gavetta fatta di concorsi musicali in quel di Milano e dintorni ; i primi anni ’70 li passa suonando blues nei locali e nelle festa in quel di Milano in compagnia dello scomparso Cooper Terry.
Nel 1975 fonda la prima Treves Blues Band.
Nel corso degli anni Fabio ha suonato con alcuni dei più grandi musicisti blues e rock ( anche italiani) di sempre.
Come sempre più spesso accade nel nostro paese le persone di talento da noi vengono snobbate per essere poi rivalutate all’estero e anche questo è uno di quei casi.
Per fortuna Fabio Treves non ha mai lasciato l’Italia e continua con coraggio e dedizione a portare avanti la “causa del blues”.


Vale la pena vederli.


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