Andrea Gianessi - "The River", il nuovo
singolo e video, dall'album "La Via DellaSeta", un incontro musicale
tra oriente ed occidente, da Reincanto Dischi
The River è la canzone che
chiude l'album La Via della Seta di Andrea Gianessi e contiene in sé
l'intero concept musicale del disco, il contatto e la fusione tra Occidente e
Oriente. Il brano nasce infatti come una ballad tipicamente britannica, quasi
un tradizionale, e si sviluppa sinuoso, arrivando a sfociare nel finale in un
raga indiano eseguito dal violino su un pulsante ritmo di tabla. Il testo in
inglese affronta l'eterna metafora del fiume. La vita come attesa, nello
scorrere del tutto, sotto un cielo immutabile...
Credit: ideazione e regia di
Davide Rikk, produzione Film For Breakfast
Andrea Gianessi
Cantautore di confine e fuori dagli schemi, Andrea
Gianessi è un musicista attivo da anni nel panorama indipendente italiano. Nel
2008 prende forma l'idea per il suo progetto solista, che nel 2011 darà alla
luce il primo album intitolato “La Via della Seta”, dedicato alla
contaminazione tra la moderna canzone italiana ed i colori e le sonorità
acustiche orientali, mediorientali e mediterranee. I brani di Andrea Gianessi
sono qui il punto di partenza di un viaggio musicale che si inoltra nei
territori selvaggi dell'immaginazione, simbolicamente racchiusi nell'idea della
Via della Seta. L'esplorazione divertita del sottile confine tra realtà e
illusione, la cinica concretezza della società contemporanea e la visionarietà
del mondo interiore si disvelano come tracce di un percorso in equilibrio tra
leggerezza e profondità, luce e ombra, ritmo e melodia, gioia e rivoluzione.
Il 20 settembre del 1973 ci lasciava
prematuramente Jim Croce.
Jim Croce fu un folk singer di Philadelphia, e divenne una rarità nel
circuito folk di New York, cantando semplici ballate
"blues" che raggiungevano il cuore più che il cervello.
Dopo un album incerto registrato con la moglie, "Jim & Ingrid Croce" (1969), il suo talento sbocciò su “You Don't
Mess Around with Jim” (1972) e con i singoli “You Don't
MessAround with Jim” e “Operator”.
Con "Life
And Times" (1973) continuò su quella strada fortunata.
Croce ha scritto alcune delle più maestose melodie dell’epoca, ed era in fase di evoluzione.
Una scomparsa prematura (assieme al suo
amico chitarrista Maury Muehliesen, con lui nel filmato), gli impedì
di diventare ciò che Simon e Garfunkel erano stati per la generazione
precedente. Jim
infatti morì in un incidente aereo in
fase di decollo, per
un errore umano.
Subito furono rilasciate “I've got a name” che, registrato durante l'estate
diventò disco d'oro, e la raccolta “Photographs and Memories”.
Moltissime
le operazioni discografiche dopo la sua uscita di scena, per cui non è possibile
stilare una sua discografia completa.
Jim Croce
resta uno degli ultimi menestrelli vagabondi che racconta storie di gente e di
emozioni, e sa dividersi tra una melodica vena di malinconia ed il vecchio
sogno americano.
Croce è ancora oggi una vera e propria "icona" del panorama musicale proveniente dagli States
e vanta una lunghissima schiera di affezionatissimi estimatori, Italia
compresa.
Attraverso Pino Tuccimei, uno dei grandi uomini del movimento musicale degli
ultimi decenni, sono arrivato ai JUST, gruppo vocale di belle
speranze, fresco di affermazione al Premio
Bruno Lauzi.
Ho ascoltato in anteprima alcuni brani e ho potuto
apprezzare delle qualità canore non comuni. Un bella voce, magari il frutto di
un dono celeste, può arrivare a chiunque
e ovunque, ma quando le voci numericamente aumentano, e il risultato deve
obbligatoriamente essere una buona sintesi, pur nel rispetto delle
individualità, tutto si complica, sia
per chi crea che per chi ascolta. In questo caso tutto appare naturale, quasi
semplice, e le felici vocalizzazioni diventano l’espressione di un gioco di
squadra che mi auguro questi giovani siano in grado di mantenere a lungo, come
base per arrivare all’obiettivo posto.
Nessuna ricerca del Talent Show per emergere - eppure
sembrerebbero fatti apposta - ma ricerca di stradi alternative, seguendo la
logica del… se siamo bravi ce la faremo comunque… a volte utopistica, ma di
grande soddisfazione se coronata da successo.
A seguire un rapido scambio di battute per
conoscere meglio questi giovani, e un esempio musicale significativo. Ed ognuno
potrà farsi la propria idea.
Ho chiesto a Pino Tuccimei qualcosa in più in
relazione al Premio musicale a cui facevo accenno.
Il Premio Bruno Lauzi rappresenta nel
panorama Italiano una delle manifestazioni più qualificate, assieme al "Tenco", per i giovani
cantanti/compositori Italiani. Quest'anno si è svolta la 5° edizione. Nella giuria
presieduta, dal Maestro Gianfranco Reverberi, erano presenti Mariella Nava, Rosanna Lambertucci, Marino
Bartoletti - noto appassionato di musica - , Edoardo Vianello, Giampiero
Mughini, Carlo Marrale, Maurizio Lauzi, Franco Fasano, Giancarlo De
Cataldo (romanzo Criminale, regista e scrittore), Pietro Gargano,Alfredo
Morabito, Giampaolo Longo, Alberto Zeppieri. La finale si è tenuta
nell'Auditirium di Anacapri, strapieno e con il pubblico che affollava anche le
scale di accesso e il foyer (a causa del maltempo la manifestazione si è tenuta
al chiuso).
I JUST hanno vinto il premio come migliore brano musicale ed
interpretazione.Attestati di grande considerazione sono giunti ai ragazzi
nella cena post spettacolo quando pubblicamente si sono esplicitamente
dichiarati entusiasti di loro alcuni rappresentanti della giuria, appena
citati, in primis Maurizio Lauzi, figlio di Bruno.
L’INTERVISTA
Come e quando nasce
la vostra passione per la musica?
E’ iniziato tutto per gioco, nel 2010, tutti e quattro eravamo
cantanti solisti; ci siamo conosciuti frequentando lo stesso insegnante di
canto. Abbiamo deciso di divertirci insieme unendo le nostre voci, la cosa si è
evoluta e ne abbiamo fatto un vero obbiettivo comune.
Quali sono i vostri
punti di riferimento musicali?
Prevalentemente i “westlife”, un gruppo vocale (si sono ritirati
dopo 14 anni proprio quest’anno). Ci piacciono le loro musicalità dolci e
coinvolgenti. Backstreet-boys, Wham, Take-that, ma anche I pilastri della
musica internazionale, Michael Jackson,
Madonna, Steve Wonder, Ray Charles, Frank Sinatra ecc…
Da quanto ho potuto
ascoltare siete un gruppo prevalentemente vocale. Siete anche strumentisti?
No, siamo esclusivamente gruppo vocale.
Nei due brani che ho
sentito, cantate nella doppia lingua, italiano e inglese. Qual è la vostra
reale dimensione?
Italiana senza dubbio. Vogliamo inserirci come nuovo e unico
gruppo vocale italiano in questo momento.
Probabilmente avrete
iniziato a cimentarvi con le cover. Quanto è importante per voi il lato
compositivo?
Si, è iniziato così infatti, ma non ci piace essere visti come
cover-band, quindi stiamo lavorando a pezzi completamente nostri. Il percorso
non è semplice perché bisogna trovare le melodie giuste per poter inserire le
quattro tonalità vocali differenti. Noi poi siamo alla ricerca di qualcosa di
giovane e fresco che possa avere un forte impatto a livello emozionale,
ricercare quelle musicalità romantiche che possano far emozionare i giovani
d’oggi.
La musica pop è
spesso collocata in una “sfera di semplicità” in quanto di più facile presa. E’
davvero così facile realizzare brani di forte impatto?
Assolutamente no, proprio perché nella semplicità delle cose si
rischia di cadere nel banale. L’impatto poi varia da periodi a periodi, un
brano di oggi potrebbe avere forte impatto in un futuro venturo. Tutto sta nel
trovare un punto di incontro tra quello che si vuole trasmettere e quello che
vuole essere recepito.
E’ facile ipotizzare
che un gruppo come il vostro poteva aprire le porte di uno dei tanti talent
show che popolano la rete. Qual è la vostra opinione su quel tipo di
contenitore?
Il mondo televisivo affascina sempre, ti da grande visibilità ma
pensiamo possa non essere sempre la strada giusta, si rischia di “bruciarsi” si
rischia di dare un idea sbagliata di quello che si è. Preferiamo passare per
altre strade.
Cosa significa poter
godere dei consigli di un esperto come come Pino Tuccimei ?
Significa tantissimo, Pino è la storia della musica italiana
degli ultimi 50 anni. E’ una persona di grande gusto musicale e di esperienza
nel settore, per noi è onore lavorare
insieme a lui.
Recentemente avete vinto
un premio ad una manifestazione di rilievo. Che tipo di esperienza è stata?
Bellissima! era la nostra prima uscita ufficiale e non ci aspettavamo
un risultato del genere; non siamo finti modesti, eravamo consapevoli che il
pezzo era buono così come la nostra preparazione musicale, ma il risultato è
stato oltre le più rosee aspettative. Sono esperienze che ti arricchiscono
dentro e che soprattutto creano solidità nel gruppo.
Provate ad esprimere
un desiderio musicale … cosa vorreste vi accadesse nei prossimi due anni?
Emozionare, appassionare, lasciare il segno nella musica
italiana e non solo (speriamo).
Gianni Leone, nel giorno del suo compleanno ci regala un filmato
inedito.
Ecco la sua mail chiarificatrice…
15
settembre 2012.Cadeauleonino.
Finora introvabile (a parte la mia copia
personale, fatta visionare agli amici privatamente):
LeoNero -Fremo(1978)
Forse il primo videoclip italiano di taglio "cinematografico".
Composto,
arrangiato e suonato (organo Hammond b-3, organo Farfisa Professional, Clavinet
D-6 Hohner,basso-Moog,batteria Ludwig) da LeoNero.
Brano registrato allo studio 41 di Roma.
Una curiosità: il tassista non era un attore, ma... un tassista VERO che
gentilmente si prestò a farsi "strapazzare" da me.
GENOVA RICORDA I
GENESIS @ TEATRO RINA & GILBERTO GOVI
OSPITE D'ONORE: STEVE HACKETT
Il Teatro Rina & Gilberto Govi e
Musicarteam festeggiano il quarantesimo anniversario dello storico e unico
concerto che i Genesis tennero a Genova il 22 agosto 1972 al Teatro Alcione con
una serata ideata da Marina Montobbio, interamente dedicata alla famosa band e
che vedrà come ospite d’onore SteveHackett. All’interno del
Teatro sarà possibile visitare una piccola mostra dove alcuni collezionisti
esporranno documenti, fotografie e testimonianze video del tour italiano dei Genesis nel 1972.
PROGRAMMA DELLA SERATA
ORE 19.30: Steve Hackett incontra il pubblico genovese
ORE 20.30: Conferenza.
Conduce le interviste Athos Enrile
di Musicarteam.
Ospiti: Mino Profumo (collezionista
ligure dei Genesis) Steve Hackett (chitarrista dei
Genesis dal 1971 al 1977, ora solista) Richard MacPHAIL (considerato il
sesto Genesis per tutto il periodo aureo, fu autista, roadie, tour manager e
consigliere primario)
ORE 22.00:Concerto “Seven Stones are back
in Genoa”. La tribute band Genovese “Real Dream” proporrà la scaletta
originale del concerto di Genova del 1972.
La mia solita vacanza frabosana, nel mese di agosto, lascia sempre
grande spazio alla musica… qualche occasione per i concerti ad alta quota si
trova sempre.
Però non è di performance live che voglio raccontare, ma di
un incontro casuale che si è trasformato in simpatico e soddisfacente - almeno per me - siparietto, compreso tra
storia, aneddoti e … oggi mi levo qualche sassolino dalle scarpe…
Il torneo di calcio per i bambini si è rivelato come al
solito un contenitore capace di raggruppare decine di giovani con rispettive
famiglie, gente che, almeno di vista, si conosce da tempo. Quando ho captato il
nome di un nuovo iscritto, proprio sul filo di lana, ho raddrizzato le antenne.
Ma
chi sarà quel De Scalzi? Sarà parente di…
Ho così scoperto che Aldo De scalzi bazzica quel luogo da qualche anno,
anche se non ci eravamo mai incontrati. Un amico musicista savonese, Giuseppe Terribile, di passaggio da
quelle parti, me lo presenta, e chiedo immediatamente ad Aldo se sarebbe disponibile per un’intervista,
nei giorni a seguire. Lui accetta velocemente e mi lascia il suo cellulare… chiamami quando vuoi… qui il tempo si trova.
Molto gentile e disponibile, ma con quale faccia posso
telefonargli, proprio mentre è in vacanza con la sua famiglia? Lo incrocio più
volte nei giorni a seguire, ma non mi viene da chiedere niente… finchè scopro
casualmente che è quasi di partenza.
Hai tempo domattina per fare quattro
chiacchiere, prima che parti?
Abbiamo passato un’oretta insieme, nella tranquillità del
ristorante “La Seggiovia”, tra un caffè e un aperitivo. Ho acceso la mia
videocamera e lui è partito, togliendosi appunto … qualche sassolino dalle scarpe…
Molte cose rimarranno intrappolate nei file originali, quelli
che ho dovuto/voluto tagliare e che magari lui avrebbe lasciato così come erano
nati, ma volevo evitare qualche incomprensione, quelle che tutti susciteremmo
se iniziassimo a parlare vis a vis di terzi, magari grandi amici, ma
sicuramente criticabili… come potrebbe essere il contrario!?
Nei filmati a seguire resta fissata una mezz’ora di concetti e
pensieri che forniscono - anche - uno dei tanti punti di vista sul mondo New Trolls, ma in questo caso chi si
esprime ha la patente per farlo, essendo praticamente uno di loro, per DNA
oltre che per frequentazione.
E poi il nuovo lavoro di Aldo, la sua musica così diversa
dalle origini e che così tanto lo soddisfa… e ancora un’opinione autorevole
sulla tecnologia. Un ringraziamento a Franco Piccolini per l'aiuto nel montaggio.
Tra i miei obiettivi, il più vicino è
quello di incidere finalmente il mio album…
Con questo desiderio terminava la
mia intervista a Valeria Caputo, un paio di anni fa, dopo che l’avevo vista e
ascoltata da lontano, nel corso della finale del Premio Janis Joplin, Savona
2010. La curiosità di saperne di più su di lei mi aveva portato sulla sua
strada e da quel giorno ne ho sempre seguito i passi… sempre da lontano… con
discrezione, come fa lei con la sua musica.
La prima tappa è testimoniata
dall’articolo a seguire…
I mesi passano e lo scorso febbraio
viene allo scoperto l’intraprendenza di una giovane con le idee chiare, e
quell’album tanto sognato si materializza, grazie ai consensi di chi capisce le
qualità di Valeria e acquista il disco prima ancora che questo sia
materialmente realizzato.
Per saperne di più sul crowdfundingcliccare sul seguente link… ne vale la
pena.
Successivamente ho suggerito lo
stesso metodo di operare a musicisti alla prese col solito problema della
produzione musicale e a tutti ho regalato l’immagine di una giovane donna che …
ha fatto tutto da sola, perché anche il coinvolgimento dei fan e dei
collaboratori non nasce per caso.
Il desiderio di Valeria Caputo si è
trasformato in realtà … il destino occorre costruirselo un po’…
La ragazza un po’ timida e riservata
che avevo visto sul palco del Priamar non mi pare cambiata, nel senso che
l’essenza della sua musica e delle sue passioni era già ben chiara allora, e ciò
che ha subito sicure e positive modifiche è la grinta e la consapevolezza dei grandimezzi personali a disposizione.
Dieci brani che sanno di America,
intimistici, di denuncia, sussurrati e suonati in maniera superba da Valeria e
dai suoi compagni di viaggio. Questo è Migratory Birds. L’amore per Joni Mitchell è
dichiarato, ma è solo lo spunto per creare uno stile molto personale che non
lascerà indifferenti gli ascoltatori che ancora non la conoscono.
La produzione appare estremamente
curata nei particolari, e la musica sintetizza uno strano feeling, quello che
metaforicamente si potrebbe comprare al camminare
in punta di piedi.
Non è sufficiente un solo ascolto
per poter apprezzare completamente - anche se a volte capita - ma quando si
entra in sintonia con i suoni di Valeria Caputo, diventa spontanea
l’associazione ad immagini, forse stereotipi a cui siamo stati instradati da
sempre, ma “The next train”, così come “December sun” o “ Migratory Birds”,
trasportano in mondi che abbiamo già visitato, magari attraverso gli occhi di
altri, su macchine decappottabili in viaggio da costa a costa, seduti di fronte
a qualche lago immobile, o in contemplazione solitaria su di una grande terrazza di legno immersa nella
foresta. Attraverso la musica si può diventare protagonisti di momenti da
sogno.
Anche adesso, mentre scrivo, in
sottofondo “Fly away” mi accompagna e … arriva il momento della tristezza.
La musica di Valeria Caputo entra ancora una volta con gentilezza, chiedendo il
permesso di avvicinarsi, e regalando attimi di vera magia.
Superiore ad ogni mia personale
aspettativa, “Migratory Birds” è la sintesi della musica di qualità, un
contenitore dove non è necessario incasellare i generi e le provenienze.
Ed è anche la speranza che i nostri
giovani siano capaci di prendere spunti ed esempi per fare uscire dai binari
che altri hanno costruito per loro.
Hai
trovato un modo inusuale per realizzare il tuo primo album, il
crowdfunding.
Ora
che i giochi sono fatti, riesci a mettere a fuoco quali sono state le maggiori
difficoltà e le più grandi soddisfazioni?
Tutto il
processo di realizzazione del mio disco, Migratory Birds, è stato curato
personalmente da me con grande soddisfazione. La parte più difficoltosa, un po’
come tutte le cose, è la partenza.
Poi come
le sfide, degne di questo nome, questa ha bisogno di essere nutrita con volontà
e determinazione… ti ripeto la parte più dura è la partenza e forse poi, una
volta realizzata “l’opera”, è bene tener alta la tensione per il momento
successivo, quello promozionale e concertistico.
Sono in
una fase della vita in cui preferisco concentrarmi ragionevolmente sugli
aspetti positivi dell’esistenza, convinta che tutte le difficoltà vengono per
un motivo ben preciso e mi sento di affermare che se non ci fossero non si
potrebbe godere appieno delle grandi, conseguenti soddisfazioni. Questo per
dire che incidere il disco è stata solo la punta dell’iceberg… tutto era pronto
perché accadesse! E’ una complessa esperienza che mi ha dato molto, mi ha
rinforzata e mi ha rivelata a me stessa, devo confessarlo… poi tanti hanno
contribuito al mio viaggio ed io ho imparato molto da tutti!
I
sostenitori del crowdfunding, ad esempio, sono stati preziosissimi e mi hanno
donato energie valide per restare concentrata sui miei passi (o sul mio volo?)
e li ringrazierò sempre.
Quanto ti senti
cambiata da quel giorno di fine luglio 2010, quando ti vidi per la prima volta,
nel corso della finale del premio "Janis Joplin"?
Da quel
momento sono successe tante cose dentro di me e rileggendo la vecchia
intervista, che tu stesso mi proponesti, ho capito che ero già sulla buona
strada. Niente come questa esperienza ha dato una così bella carica alla mia
vita. Ora vibro ad una frequenza diversa, avendo imparato delle importantissime
lezioni, e nella mia apertura sono affamata di altre mirabolanti avventure!
Che cosa hai
previsto per la pubblicizzazione live di "Migratory Birds"?
Sono in
moto con una serie di iniziative. Sto facendo “tutto ciò che si conviene fare”
quando si vuole promuovere un disco. Ho curato tutti i processi realizzativi
del mio album e non ultimo questo, che sto seguendo personalmente,
affiancandomi ad associazioni (vedi
Musicarteam) ed operatori del settore. Inoltre sono in continuo
brain-storming con delle menti creative e competenti per la realizzazione
prossima del video clip di un brano contenuto nell’album… non vi dico qual è,
vi lascio la curiosità!
Realizzare un album
con modalità simili significa avere persone che credono nel tuo lavoro e nel
tuo talento e... firmano una piccola cambiale in bianco. Quanto è importante
per te questa dimostrazione di piena fiducia?
Questa dimostrazione di fiducia, se vogliamo quantificarla, è la
moneta con la quale sono stata ripagata e per molti versi è stato il valore col
quale anche io mi sono lanciata in questo pindarico volo. Oltre i sostenitori
del crowdfunding devo ringraziare molto chi è stato attorno a me con serietà e
professionalità. In questo viaggio ho avuto intorno a me degli artisti
autentici, profondi e attenti, a partire da chi ho scelto e che mi ha scelto
per la realizzazione artistica. La bravissima chitarrista Silvia Wakte,
l’insostituibile e prezioso Marco Pizzolla al basso (che ha seguito il mio
lavoro al nascere ed è stato sempre al mio fianco), Paolo Marini raggiante alle
percussioni, il sassofono delicato di Tiziano Raspadori e nomi ormai affermati
come il M° Marco Remondini al violoncello e il mitico drummer Vince Vallicelli che hanno creduto nel mio progetto… tutti
artisti che mi hanno onorata. Sono stati
insostituibili, mi hanno capita ed hanno vissuto con me le emozioni della
musica… l’aspetto umano che li contraddistingue è un valore aggiunto al quale
non avrei saputo rinunciare.
Apro una parentesi anche sui fonici con i quali ho lavorato.
Sono grata alla maestria di Franco Naddei che nel suo bellissimo
studio (pieno di pomelli analogici, nastri rotanti ed ampli Lombardi), il
“Cosabeat Sudio”, ha individuato subito la natura del mio lavoro, lo ha
rispettato e valorizzato. Ingegnandomi al suo fianco ho tirato fuori il meglio
di me… o per lo meno ho puntato un potente faro
sul mio potenziale.
Presso il magico casale Cosabeat, è stata registrata la parte
strumentale, realizzati il missaggio e il mastering finale. Le voci, invece, le
ho incise alla Groovefarm Recording Studio di Roma. La mia scelta è stata
dettata da alcune motivazioni; intanto lo studio è gestito da un mio grande
amico, Davide Abbruzzese, sound engineer
con il quale avevo già avuto una serie di ottime esperienze con location
recording, sempre profondamente creative. Poi sapevo che per il tipo di
operazione così “delicata” dovevo affidarmi a lui che oltre ad essere fonico è
un sensibile artista. Il mio approccio con il canto non è di tipo propriamente
accademico ed ero intimorita da quella che sarebbe potuta essere la mia
performance vocale per questo disco… così a cavallo con la Pasqua mi sono
recata a Roma pronta (o quasi) per iniziare questa impresa affidandomi
completamente alla maestria di Davide e ai preziosissimi consigli di Maria Pia
De Vito che aveva un po’ del suo tempo da dedicarmi ( proprio a me!).
L’esperienza è stata unica. E’ vero anche che ci ho messo del mio, accostandomi
a questa prova come se fossi stata materia grezza, lasciandomi plasmare per poi
ritrovare la mia vocalità con una nuova energia.
Registrare “Migratory Birds” è stato un po’ come guardarsi allo
specchio ed accettarsi.
Sono molto soddisfatta del risultato ottenuto, di come suona e di
cosa mi ha insegnato… anche in relazione al poco tempo in cui è stato
realizzato.
Ripeterai
l'esperienza? La consiglieresti ad altri artisti?
Per una
persona come me, che ha approfondito tanti aspetti della musica indagando anche
quelli tecnici, come quelli più vicini alla fonica, è stata una gran bella
soddisfazione seguire tutti e dico tutti i processi creativi del disco. Ripeterò l’esperienza, soprattutto ora che ho
questo bagaglio più completo, anche di “produttore”. Sono proprio curiosa di
provarmi in nuove esperienze. Conoscendomi, potrei voler fare qualcosa di
completamente diverso, la prossima volta…si vedrà…. Questo attuale non lo vivo
come uno stadio conclusivo, ma come l’inizio di qualcos’altro, in continua
ricerca.
E’ stato
un momento sintetico ma ho volato a grandi altezze (interiori s’intende).
Certo
che consiglio questa esperienza. L’unica cosa che mi sento di dire e sulla
quale lascio riflettere è che se l’avessi fatto in un altro momento forse non
sarebbe stato così bello.
Brani:
The next train
The face on the screen
December sun
You can’t stop
Honey in my room
Fly away
Migratory birds
I’ll be there you
The sea has told me
It’s wrong
Musicisti:
Valeria
Caputo, vocals and acoustic guitar
Silvia Wakte, electric guitar
Marco Pizzolla, bass
Vince Vallicelli, drums
Marco Remondini, cello
Tiziano Raspadori, sax Paolino Marini, percussions
Franco Naddei, sinth
In questi giorni
ricorre l’anniversario della morte di Warren Zevon. Un po’ di tempo fa lo
ricordavo così…
15 settembre 2002, Warren Zevon sta male.
New York, 16
settembre - Brutte notizie per Warren Zevon.
Al
cantante americano, noto soprattutto per l'hit single "Werewolves Of
London "e per le sue collaborazioni con i membri dei R.E.M, è stato
diagnosticato un cancro al polmone in fase terminale.
Zevon,
cinquantacinque anni, ha deciso di passare più tempo possibile insieme ai suoi
figli ed è anche riuscito a scherzare sulle sue condizioni di salute: «Sto bene ma mi
dispiacerebbe perdermi il prossimo film di JamesBond», ha detto il
cantante.
Ho
riscoperto Zevon in questi giorni, parlando di plagi legati a “Sweet Home
Alabama”.
Dall’enciclopedia
di rete ho trovato una biografia succinta.
Warren
Zevon (1947 –2003) nacque a Chicago, ma crebbe in California.
Iniziò
come cantante folk, senza però riscuotere successo, negli anni 60.
In
seguito compose le musiche per jingle pubblicitari.
Era
anche un buon pianista e chitarrista.
Debuttò nel 1970 con “Wanted Dead or Alive”.
Il primo successo arrivò però con gli album - prodotti
da Jackson Browne – “Warren Zevon “(1976), con la canzone “I'll Sleep When I'm
Dead” e “Excitable Boy” (1978) con Werewolwes of London.
Zevon
è stato un autore i cui testi sono stati apprezzati per il valore poetico ma
anche di impegno sociale e dal sapore vagamente profetico.
Scriveva
infatti nel 1982 nella canzone “The Envoy” (traducibile con L'inviato o
L'emissario), titolo-guida dell'album omonimo ispiratogli dai racconti di un
diplomatico statunitense, Philip Habib, impegnato nell'incursione israeliana in
Libano del 1982.
"Armi nucleari nel Medioriente / Israele sta
attaccando gli iracheni / I siriani sono pazzi contro i libanesi / E Bagdad fa
ciò che gli piace / ... / Ovunque vi sia una crisi / il Presidente manda il suo
inviato / ... / Sembra un altro trattato di pace mondiale / per
l'inviato".
Nel
1987 registrò assieme ai musicisti dei R.E.M. (con i quali stava collaborando
alla realizzazione del suo Sentimental Hygiene uscito nello stesso anno), sotto
il nome di Hindu Love Gods, un omonimo LP pubblicato nel 1990.
Dopo
aver suonato in carriera assieme a molti musicisti di valore - fra cui
Springsteen, Jeff Porcaro e Don Henley - Zevon, ammalato e consapevole di
essere prossimo a morire, chiamò a raccolta tutti i suoi amici per incidere il
suo ultimo album, “The Wind” (2003): cantò così nella canzone, registrata nella
sua camera da letto, che chiude - quasi come fosse un testamento sentimentale e
spirituale al tempo stesso - il suo ultimo lavoro:
"Talvolta, quando starai facendo qualcosa di
semplice in casa / magarai penserai a me e sorriderai / sai che sono legato a
te come i bottoni di una blusa / tienimi nel tuo cuore per un po'".
Metti assieme un gruppo di giovani, con una cultura
musicale apprezzabile e le idee chiare e… nascono i savonesi Betters.
Le loro influenze ”antiche” potrebbero portare alle
solite cover band, e a una certa età sarebbe più che giustificabile, ma l’istinto induce a creazioni personali, che non sono copie del passato, e la scelta ricade
su una sorta di pop di qualità, dove non si è alla ricerca del virtuosismo
tecnico, ma si preferisce arrivare alla gente con brani di impatto, magari di
accessibile presa.
I due video che presento sono il sunto del mio
pensiero, e precedono un album che presto vedrà la luce.
Non ho dubbi che, se riusciranno a mantenere una certa
onestà musicale - fatto non certo semplice quando si è molto giovani - potranno
ottenere buoni risultati.
Anche il botta e risposta a seguire, sintetico, rapido
e chiaro, contribuisce a fornire un’immagine positiva di una band che potrebbe
togliersi molte soddisfazione.
Ascoltiamoli.
L’intervista
Il gruppo è nato da un
paio di anni come progetto acustico. Che tipo di evoluzione avete subito nel
seppur breve tempo?
Abbiamo iniziato come “band estiva”: con una
preparazione minima, cinque- sei prove al massimo, abbiamo preparato una
scaletta semi-acustica delle canzoni che più ci piacevano per poter suonare nei
bar della Riviera. Ma ci siamo subito stufati di fare cover. Siamo diventati
elettrici e abbiamo messo sotto materiale originale. Certo qualche componente è
cambiato nel frattempo.
Quali sono i gruppi o i
musicisti con cui vi siete formati?
Nulla di Italiano, molto brit-pop anni ’90, moltissimi
Beatles, un po’ di Rolling Stones e direi … nient’altro.
I due video che girano
in rete, “Marta” e “Sveglio alle 6”, precedono l’uscita di un possibile album.
E’ casuale la cronologia delle azioni o è precisa scelta di lavoro?
Abbiamo deciso di registrare un doppio singolo "Marta" e "Sveglio alle 6"… volevamo fare qualcosa che fosse
qualitativamente superiore alle classiche produzioni da saletta che fanno molti
gruppi. L’album arriverà presto.
Come sono i “Betters”
in fase live? Coinvolgete il pubblico?
I Betters suonano le loro canzoni. Non sentiamo
l’esigenza di fare i pazzi o gli “impegnati” sul palco. Non abbiamo nessun
codice di comportamento prestabilito… suoniamo, ringraziamo e ce ne andiamo. Il
pubblico solitamente apprezza.
Quanto vi aiuta e
quanto vi toglie l’utilizzo della rete?
La Rete è uno strumento gratuito di auto-promozione. Cerchiamo di usare il
web e i social network senza eccessi. Non invadiamo le bacheche di Facebook di
tutti i nostri amici. Facebook, in effetti, è diventato un po’ invadente.
Non vi chiedo
un’etichetta ma… come presentereste la vostra musica a qualcuno che non
vi ha mai sentito?
Siamo un gruppo che suona rock. “Commerciale” e “pop”
non sono definizioni che ci spaventano. Preferiamo certamente che la gente
canticchi le nostre canzoni sotto la doccia piuttosto che passi le nottate a
cercare di comprenderne significati nascosti.
Quanto sono importanti
per voi le liriche in un brano?
Importantissime. L’Italiano è una lingua bellissima ma
difficile da musicare. Cerchiamo di usare parole che suonino bene.
Che ruolo hanno le
nuove tecnologie nella vostra idea musicale?
Dal punto di vista prettamente musicale, potremmo
essere gli stessi anche tornando ai mezzi tecnici di 50 anni fa. Per noi il
rock'n'roll è semplicità: una batteria, un basso, un pò di chitarre e una linea
vocale orecchiabile. L'unica differenza è che prima si vendevano i dischi, ora
si devono cavalcare i nuovi media.
Esiste una band di
recente uscita che stimate particolarmente?
No. Purtroppo è diverso tempo che non moriamo dalla voglia di ascoltare
qualche nuova uscita. L’ultimo album che ho acquistato è un'edizione
rimasterizzata di Rubber Soul dei Beatles.
Che tipo di obiettivi
avete per il futuro imminente?
Abbiamo un album da registrare e diverse date nel nord
Italia quest’inverno.
LA GENESI..
I Betters nascono nel 2010 come progetto acoustic- live estivo,
ma è dal 2011 che la band trova la propria strada nella composizione di brani
originali con sonorità maggiormente elettriche e rock'n'roll.
Nel giro di pochissimo tempo vengono arrangiate e
composte decine di composizioni e la band è subito pronta per esibirsi dal
vivo.
Nel marzo 2012 viene inciso il primo singolo della
band "Marta"/ "Sveglio
alle 6". Attualmente la band è impegnata nell'attività live e di
composizione di nuove tracce. La registrazione dell'album è prevista a dicembre
2012.