giovedì 6 febbraio 2020

Banco del Mutuo Soccorso (e Il Segno Del Comando) in concerto al Politeama di Genova, 5 febbraio 2020

Fotografie di Enrico Rolandi

Una serata davvero significativa quella che ha visto il Banco del Mutuo Soccorso in concerto a Genova, al Teatro Politeama, il 5 di febbraio.
Molti i motivi di interesse, tra cuore, memoria e attualità. Provo a riassumere.
L’ultima apparizione del BANCO risaliva all’8 luglio del 2013, Arena del Mare, Porto Antico.


Una situazione inusuale, un’esibizione unplugged che aveva come protagonisti tre musicisti presenti anche in questa nuova occasione (Vittorio Nocenzi, Filippo Marcheggiani e Nicola Di Già) con l’aggiunta di Francesco Di Giacomo. Rodolfo Maltese non faceva parte di quella lineup, ma era ancora tra noi.

In sette anni il mondo del BANCO si è trasformato, così come il contesto più generale.
Non mi devo inventare nulla, né proporre alcuna decodificazione di terzi o pensiero personale, perché è lo stesso Vittorio che, pochi minuti prima del concerto, delinea l’immagine del BMS relativa a questo periodo carico di cambiamenti: a seguire propongo la nostra video intervista che, in quindici minuti, disegna un quadro preciso che, partendo dal recente passato, si spinge verso un orizzonte futuro, quella linea irraggiungibile che nel corso della performance, tra parole e musica, è stata da lui definita necessaria, perché induce al cammino, ad una continua ricerca di un obiettivo da raggiungere.

Questa la premessa di un evento molto partecipato, che ha entusiasmato i presenti, non solo quelli agè. A questo proposito credo sia caratterizzante raccontare qualcosa che difficilmente avviene nel corso dei concerti: la gentile manager della band, Lorella Brambilla, ha pensato di posizionare direttamente sul palco una decina di sedie dedicate ad alcuni addetti ai lavori, e da quella posizione privilegiata ho assistito al concerto (una bella idea, quando lo spazio lo consente). Lorella, osservando gli spettatori delle prime file si è accorta che alcuni di loro cantavano assieme a Tony D’Alessio, segno di una approfondita conoscenza dei brani, ma la cosa sorprendente è che tra i “cantanti” c’era un giovanissimo, che lei ha “prelevato” dalla sua posizione e fatto sedere on stage, molto vicino ai suoi beniamini. Immagino che il ragazzo non dimenticherà mai più quanto accaduto!


L’esibizione del BANCO è stata preceduta da un intervento di Mox Cristadoro e da un rapido set musicale de Il Segno Del Comando.

Quindici minuti per permettere a Mox di presentare il suo ultimo libro, “Route 69. Il 1969 a 33 giri”, un’indagine accurata di un anno cardine, raccontato attraverso gli importanti vinili rilasciati in quell’anno.
Vale la pena approfondire, e la pillola video che presento dovrebbe invogliare i più curiosi:


La sezione musicale si apre con la breve esecuzione de Il Segno Del Comando - 25 minuti - a cui non potuto assistere; Enrico Meloni, collaboratore di MAT2020, è venuto in mio soccorso: suo il commento e il filmato:

Terzo concerto de Il Segno Del Comando in meno di un anno… questo sì che è lusso! La notizia dell’aggiunta della band genovese al già ricchissimo piatto (leggi: il ritorno del Banco a Genova) arriva a circa un mese di distanza dal concerto, per il quale avevo acquistato il biglietto… a fine settembre 2019! Tanta era l’attesa. Capirete bene che quando ho saputo dell’aggiunta di una band di supporto (e che band!) ero molto entusiasta.
Vedere i nostri su un palco così grande fa uno strano effetto, devo ammetterlo. Sarà che le volte scorse si è sempre trattato di piccoli club o sale concerti più raccolte, e sicuramente avendo sei (sei sei) componenti, lo spazio viene anche riempito abbastanza bene. Eppure… credo che diano il meglio in contesti più intimi e meno “ingessati”. Il teatro è sì affascinante ma equivale al dover stare seduti. Il che a volte cozza un po’ con alcune proposte musicali.

Si parte in quarta con la prima canzone dell’ultimo bellissimo “L’incanto dello zero”, “Il calice dell’oblio”, e i suoni ahimè non sono dei migliori. Situazione che verrà recuperata completamente con le due successive canzoni, “Nel labirinto spirituale” (sempre dall’ultimo album) e la mitica “La taverna dell’angelo”, tratta dallo storico primo album, di recente ristampato dalla Black Widow Records.
Tempo di salutare i presenti e ci si avvia verso il cambio palco.

Una proposta così articolata ha senz’altro bisogno di più tempo affinché si crei una certa magia tra band e pubblico (come descritto ampiamente nel mio report del concerto del 22 novembre a La Claque: http://mat2020.blogspot.com/2019/11/runaway-totem-il-segno-del-comando.html), e la posizione sicuramente prestigiosa di opener del Banco del Mutuo Soccorso a mio avviso ha in realtà svantaggiato Diego Banchero e soci, che si sono trovati a dover eseguire una manciata di canzoni (di cui personalmente all’ultima, per quanto bellissima e dal grande effetto, avrei preferito magari uno o addirittura due pezzi più brevi… ma sono gusti personali) anziché avere il tempo a disposizione per creare la magia di cui sono capaci.
Conosco, e non sono il solo ovviamente, il reale valore di una band compatta, precisa e di grande impatto come Il Segno del Comando, valore che in altre situazioni la band ha avuto tempo e modo di esprimere più compiutamente, e quindi non vedo l’ora di gustarmi un bel concertone di una delle mie band preferite con la dovuta calma e qualche canzone in più.

Nel video l’intervista a Diego Banchero e il brano “Nel Labirinto Spirituale”, registrato da Enrico.


Mentre Il Segno Del Comando si esibiva, Vittorio Nocenzi raccontava…


E arriva il momento tanto aspettato, quello in cui entra in scena il BANCO, per una performance che da queste parti si aspetta da molto tempo, ed è lecito pensare che alcuni dei presenti possano essere arrivati col piglio di chi vuol vedere cosa vale questo nuova formazione, priva di parte dell’originaria spina dorsale.
A giudicare dall’entusiasmo suscitato il mini-esame è stato superato a pieni voti, e personalmente la cosa che più mi ha colpito è l’energia contagiosa che la band è in grado di produrre.
Un set vario, tra passato estremo e presente, come dimostra la scaletta:


Vittorio appare in gran forma, e colpisce la sua voglia di dialogare, di trovare un contatto con la platea, di mettere in comune frammenti di una vita, creando con i presenti un rapporto osmotico che in passato veniva guidato principalmente da Francesco Di Giacomo.
La sua esigenza di perfezione esecutiva lo porta a condurre con determinazione un ensemble di professionisti capace di creare un sound inimitabile.

Vale la pena ricordare la nuova formazione, che oltre al fondatore, Vittorio Nocenzi (che suona tutte le tastiere possibili) propone Filippo Marcheggiani (giovane chitarrista, ma con il gruppo dal 1994), Nicola Di Già (chitarrista, presente dal 2013), Marco Capozi (bassista, dal 2016), Fabio Moresco (batteria, dal 2017) e… lascio per ultimo il vocalist Tony D’Alessio (dal 2016).
È proprio Tony lo snodo, perché non esiste nulla come la voce che possa definire la tipizzazione di una band, il brand che la fa riconoscere all’impatto, e se poi la timbrica - e la personalità - è quella di un certo Di Giacomo, beh, il compito sostitutivo si fa arduo!
E invece no, D’Alessio non si propone come clone di un altro, e la sua genuinità e il suo talento conquistano i presenti. A titolo esemplificativo il commento di un amico: “Ero scettico, mi sono ricreduto… potenza vocale e scenica di notevole spessore!”.

E poi una sezione ritmica da paura, che ho ascoltato per la prima volta dal vivo.
Essendo praticamente accanto a Marcheggiani ho potuto vedere nei dettagli il suo gran lavoro da palco, complementare a quello di Di Già, con una suddivisione dei compiti ritmici e solistici, segno di eclettismo e skills di prim’ordine.

Ma è il risultato nel suo insieme che colpisce, una musica di estrema qualità che, se fosse proposta alle nuove generazioni, produrrebbe probabilmente tanti giovani come quello che si è distinto in questa serata genovese (mi pare Francesco…).

Vittorio, nei suoi monologhi, nonostante il dichiarato impegno a non polemizzare, fa fatica a trattenersi, evidenziando alcune negatività sociali e culturali sotto agli occhi di tutti.
Io, pensando al futuro, amo utilizzare una frase di un grande fan del BANCO, Antonello Giovannelli, che spiega così al figlio cosa sia la musica progressiva: “La musica che attualmente ascoltano i giovani è fatta per muovere il culo e interagire con il prossimo, quella progressive è fatta per muovere il cervello e interagire con sé stessi!”.

Ma più di ogni mio pensiero vale la musica, quella che ho potuto catturare da una visuale precisa, un lato del palco, un luogo in cui ho vissuto una serata che non dimenticherò.