sabato 12 dicembre 2015

Glanstonbury Festival - 1971



Somerset, 20-24 giugno 1971

Qualcuno pensava che gli anni ’60 fossero finiti? Programmato in coincidenza con il solstizio d’estate, il secondo Glanstonbury Festival attirò 12.000 appassionati che sciamarono verso l’Inghilterra occidentale in cerca di nudismo, sesso, droga e spiritualità, al suono di Arthur Browne’s Kingdom Come, David Bowie, Quintessence, Hawkwind, Traffic, Melanie e Fairport Convention.
Fu sicuramente la più idilliaca fra le prime edizioni dell’evento. Al momento di ritirarsi nelle proprie tende, piantate nei boschi vicini, a nessuno dei presenti veniva in mente che, dopo Altamont e dopo Manson, le cose potessero essere cambiate. Almeno nella valle di Avalon, gli anni ’70 continuavano a tenere vivi i sogni dell’era Hippie.
Non c’era un vero addetto al palco e seguire la scaletta era un casino. Era poco professionale, ma nel 1971 funzionava così. Ecco perché David Bowie suonò alle quattro e mezza del mattino anziché la sera precedente, prima dei Traffic. Per fortuna il sole stava sorgendo proprio in quel momento: era l’alba del solstizio. Fu un momento davvero speciale.”
John Coleman, organizzatore.

“Si trattò del primo festival a indirizzo totalmente spirituale e in cartellone c’erano anche i Gong, all’epoca gruppo di sconosciuti arrivati dalla Francia. Per quanto fossi stato espulso dall’Inghilterra, riuscimmo a fare la traversata da Dieppe, una mattina presto, con un furgone francese senza libretto di circolazione e un ‘immagine del Buddha sulla mia foto del passaporto. “Il posto consisteva in una gigantesca distesa di campi punteggiata da qualche fattoria. C’era un’enorme piramide in costruzione ( il palco…) e in lontananza si percepiva la presenza solenne e minacciosa del Picco di Glastonbury.


Nel 1970 venne approvata la “Legge dell’Isola di Wight” per proibire tutti i festival… fino al 2002.

Glanstonbury Festival

Gilli ( Smith, la cantante dei Gong) e io trascorremmo la prima notte in un posto umido e soffocante con una copertura di plastica che grondava acqua di condensa. Dormii a fatica, in uno stato di umida semincoscienza, fino a che non percepii distintamente una voce che intonava la più bella canzone che avessi mai ascoltato. Un’esperienza da togliere il fiato. Mi lasciai trasportare da tanta meraviglia e in me si produsse un senso di estasi simile a un lento ma inesorabile orgasmo spirituale. Poi tutto finì e mi ritrovai sveglio e seduto in una tenda fradicia sul sacro suolo di Avalon. Scoprii poi che all’alba aveva cantato e suonato un certo David Bowie a me sconosciuto. Tempo dopo mi procurai un nastro con la sua serenata al sorgere del sole, ma non c’era nulla di simile a quanto avevo sentito. Che fosse proveniente dall’interno del mio corpo? Un mistero…
“I Gong avrebbero dovuto suonare a metà pomeriggio, ma il destino giocò in nostro favore. Salimmo sul palco con un paio d’ore di ritardo e poca gente ad ascoltarci. Dopo una decina di minuti, mentre ci stavamo producendo in un robusto crescendo ritmico, l’amplificazione si guastò. Quando ricominciammo era l’ora magica del tramonto ed eravamo avvolti dalle luci soffuse del palco. Un attimo dopo, alzando gli occhi, vidi un migliaio di persone che dalla collina scendevano in fila verso di noi, come se seguissero un pifferaio magico. Tutti ballavano e saltavano sulle note di quello strano gruppo francese chiamato “Gong”. Dallo spazio luminescente del palco a piramide fu una visione emozionantissima. Finimmo il nostro concerto sotto gli ultimi raggi di sole salutati da un applauso caldo e prolungato, tipico di quando entra in gioco un reciproco e stimolante riconoscimento spirituale. Ero tornato nella Terra delle mie Madri… “
Daevid Allen, Gong

Mark Paytress-“Io c’ero”

La storia (italiano)
Official Site (english)