sabato 26 novembre 2016

Amedeo Miconi-“RockVirus”


Amedeo Miconi-“RockVirus”

RockVirus è l’album strumentale di Amedeo Miconi, uscito da poco per Videoradio, che prevede la presenza di super ospiti - Jennifer Batten, Mel Collins e John Giblin. Tutti gli elementi e i particolari importanti emergono nel corso dell’intervista a seguire.
Il parco degli stranieri “nobili”, unito a quello dei nostrani di qualità, crea i presupposti per un disco godibile, tra virtuosismo e sonorità rock, ma ciò che Miconi realizza è un racconto, un intrecciarsi di storie e di emozioni dove la comunicazione non verbale racconta molto di più delle parole. Momenti struggenti, sollecitazioni alla dinamicità, attimi riflessivi e intimistici, atmosfere cangianti e coinvolgenti: sono queste le sensazioni da post ascolto che inducono a ripetuti giri di giostra, perché l’impegno e il rigore musicale non sono necessariamente accompagnati dell’eccessiva cerebralità, e i momenti di concentrazione, in questo caso, si abbinano all’istinto e alla “pancia”.
Un album sufficientemente trasversale, tanto da poter essere consigliato a chiunque ami la classe abbinata al mondo dei suoni.
Una piacevole sorpresa, per me, Amedeo Miconi e il suo RockVirus
Ma le sue parole spiegheranno molto meglio il personaggio e la sua idea di musica.


Amedeo Miconi

La tua biografia è molto ricca, e partendo dallo status di autodidatta si arriva all’acquisizione di competenze importanti e di esperienze conseguenti: mi racconti in pillole le cose che a tuo giudizio ti hanno cambiato la vita, musicalmente parlando?

Innazitutto credo che una parte fondamentale sia stata quella di aver ascoltato tantissimi generi musicali, a partire dai primissimi anni di età. Questo si è rivelato molto utile quando ho cominciato a suonare la chitarra, intorno ai quattordici anni. Studiavo come autodidatta su diversi metodi e tiravo giù le parti delle canzoni direttamente dai dischi. È una pratica molto utile e quando si suona insieme ad una registrazione si ha la sensazione di farlo con una band, e la cosa è sempre molto stimolante. Poi ho suonato con molti gruppi musicali di vario genere e ho iniziato a studiare in una struttura scolastica importante, con percorsi didattici ben definiti. È stata una scelta molto utile che mi ha fatto dare un nome a cose che già facevo, magari inconsciamente, e me ne ha fatte scoprire moltissime altre.

Ricordo come un tempo Steve Howe prendesse sempre due biglietti aerei, uno per sé e l’altro per la sua chitarra: che cosa rappresenta per te lo strumento?

Lo strumento è molto importante per un musicista, anche se credo che quelli a cui ci si affeziona di più non possano essere moltissimi. Non sono un collezionista e alcune delle chitarre che ho hanno diversi anni. Ovviamente al di là del valore oggettivo dello strumento c’è una componente affettiva imprescindibile. Chiaramente poi c’è il discorso pratico lavorativo, per cui si sceglie una chitarra piuttosto che un’altra a seconda della sonorità che viene richiesta. Ho diverse chitarre alle quali sono molto affezionato, ma quella alla quale tengo di più è una Charvel/Jackson del 1990, chitarra dai connotati hard rock e metal ma che è davvero molto versatile e con gli anni ha acquistato “molto suono”.

E’ uscito “Rockvirus”, l’album che hai realizzato coinvolgendo ospiti stratosferici: come è nata la scelta dei vari musicisti?

La piacevole scelta della line up di base è caduta su alcuni colleghi/amici noti nel panorama musicale italiano ed internazionale, con i quali ho condiviso tantissime esperienze live/ studio durante gli anni. Colgo l’occasione per ricordarli e per ringraziarli del loro apporto fondamentale: Primiano Di Biase e Stefano Maggio - tastiere e programmazione -, Salvatore Scorrano, Salvatore Leggieri e Gigi Zito alle batterie, Mario Guarini al basso. Ho avuto l’onore ed il privilegio di avere come special guest alcuni dei musicisti che ho sempre ammirato tantissimo, quali Jennifer Batten - chitarrista, tra gli altri, di Michael Jackson e di Jeff Beck -, Mel Collins - sassofonista al fianco dei Dire Straits, di Alan Parsons e via dicendo - e John Giblin, bassista dei Simple Mind e di Peter Gabriel, solo per citarne un paio. Pensare a loro è stato molto facile perché hanno accompagnato alcuni dei miei artisti preferiti e li ho conosciuti, da ragazzo, leggendo i credits di tantissimi album famosi, quindi conoscevo bene il tipo di sound che avrei potuto ottenere e loro sono stati davvero fantastici!


Jennifer Batten

L’album è completamente strumentale: può la sola musica inviare i messaggi che solitamente sono delegati alle liriche?

La musica ha un potere evocativo e comunicativo immenso, e anche se un concetto può essere espresso al meglio e arrivare più velocemente con le parole, le immagini e le emozioni suggerite da una frase musicale o da una scelta sonora possono avere la stessa forza. “Tears” è il brano dell’album che ho dedicato a mio padre, scomparso recentemente. Spero che riesca a trasmettere la forte emozione ed il dolore di quando è stato composto. In quei momenti forse sarebbe stato difficile scrivere delle parole, e una volta terminato ho avuto la sensazione di aver “detto” tutto quello che avevo dentro. Mi piace molto la musica strumentale ma anche molto quella cantata e ci sono alcuni brani in “Rockvirus” che hanno una struttura molto “forma canzone”.

Immagino non sia semplice proporre dal vivo un simile disco, assieme a tutti i protagonisti effettivi: sono state pianificate date per presentarlo sul palco?

Portare dal vivo i brani dell’album è un’idea che mi ha accompagnato durante tutta la lavorazione. Sarebbe un sogno avere la line-up completa del disco, ma sarà quasi impossibile, parlando degli ospiti stranieri, se non per congiunzioni astrali particolarmente favorevoli. Tuttavia mi piacerebbe coinvolgere gli stessi amici/colleghi che hanno dato un valore notevole a tutto il lavoro.

Mi dici il nome del chitarrista che continua ad essere per te un punto di riferimento?

Ce ne sono tantissimi! Comunque direi Jeff Beck. È un punto di riferimento per tante e variegate generazioni di musicisti, oltretutto ha dimostrato di essere in continua evoluzione e di stare al passo con i tempi, confermando il fatto che non si finisce mai di esplorare il mondo musicale. Lui è riuscito a farlo arricchendo il suo linguaggio di sfumature tecnico-espressive vicine alla voce umana. Non dimentichiamoci che nelle famose session con Jimi Hendrix, (altro grande innovatore chitarristico-musicale), i due hanno effettivamente avuto uno scambio che ha arricchito entrambi.

Come ti poni davanti alla tecnologia, sia per la realizzazione della tua musica che per la sua pubblicizzazione?

Il computer ricopre un ruolo importantissimo nella produzione musicale, con innegabili vantaggi: si possono avere tracce infinite da registrare, ci si possono scambiare i files spostandoli da uno studio all’altro, e sostanzialmente con un buon computer, una buona scheda audio e un microfono, si ha a disposizione uno studio di registrazione completo. Chiaramente per risultati totalmente professionali lo studio rimane un punto di riferimento importantissimo. L’ambiente in cui si registra, le macchine molto costose e, non ultima, la competenza dell’ingegnere del suono, sono fattori determinanti. Uso tantissimo il computer nella pre-produzione dei brani, poi mi appoggio agli studi professionali di cui sopra per mettere insieme il tutto, ma le possibilità date oggi da questo tipo di supporto sono enormi. Ha sicuramente semplificato moltissimi aspetti del lavoro. Per quanto riguarda l’aspetto pubblicitario penso che sia un mezzo importantissimo per far conoscere i propri lavori. A tal riguardo, invito chi fosse interessato a visitare la mia pagina FACEBOOK


Tra i tuoi ospiti c’è un certo Mel Collins, e proprio in questi giorni i King Crimson sono in tour in Italia: ti appassiona la musica progressiva?

Ecco che è uscito uno dei nomi degli artisti di cui parlavamo prima, in questo caso un gruppo. Si, mi piace molto la musica prog e l’impronta lasciata da gruppi quali i King Crimson, appunto, Yes, Genesis, Van der Graaf Generator, Camel; è indelebile e ha ispirato tante generazioni di musicisti. Senza dimenticare il prog italiano con gruppi come La PFM, Le Orme, I New Trolls ed il Rovescio della Medaglia che è recentemente uscito con un nuovo lavoro.


Mel Collins

Tra i tanti ruoli che hai ricoperto, ce n’è uno che ti da soddisfazione maggiori?

Spesso accade di lavorare a cose diverse in periodi diversi: sottofondi per immagini o colonne sonore, lavori in studio, scrittura di brani, arrangiamenti e attività live. È bello passare da un lavoro all’altro perché ognuno ha delle caratteristiche diverse ed è sempre stimolante.

Che cosa c’è nel futuro prossimo di Amedeo Miconi?

Alcuni lavori in studio e live per diversi artisti, la promozione dell’album che è partita in questi giorni (vorrei ringraziare Beppe Aleo e Lucilla Corioni) e spero di riuscire a portare “Rockvirus” dal vivo il prima possibile.


John Giblin

Ma chi è Amedeo Miconi secondo la biografia ufficiale?


Inizia a suonare la chitarra all’età di quattordici anni e la sua formazione è autodidatta sino ai vent’anni, quando si iscrive all’università della musica di Roma. Ha acquisito parecchia esperienza “live” suonando e collaborando con molti gruppi, (sia musica originale che cover band), spaziando tra il Pop, il Pop-Rock, il Rock e l’Hard rock, passando per il Blues fino alla musica Leggera, sia italiana che internazionale. Ha partecipato a parecchie manifestazioni e programmi tv, quali La Grande Notte del Lunedì di Rai2 (gruppo di accompagnamento musicale di Max Tortora, con il quale è tuttora impegnato). Ha avuto occasione di accompagnare dal vivo, Audio2, Luca Barbarossa, Francesca Alotta, Sergio Caputo, Stefano Di Battista, Max Giusti. Ha fatto parte per due anni dello staff del Tour Music Fest, festival internazionale della musica emergente, come docente degli stage professionali di “Tecniche e Stili chitarristici” rivolti agli iscritti alla gara, in collaborazione con Giampaolo Rosselli, Franco Fasano, Luca Pitteri, Mogol, e come chitarrista della house band del festival. Ha lavorato in qualità di turnista per diversi anni presso lo studio/edizioni musicali GIA.DA.MA.STER di Roma, nella realizzazione di diverse produzioni discografiche, tra cui il musical “San Francesco” di Ermanno Croce, brani per l’album di Monsignor Milingo e la realizzazione di un album a proprio nome, (Background Guitars), con David Scillia (Batteria), e Alberto Caneva, (Basso). Collabora da diversi anni con la Rai, quasi sempre insieme a Stefano Maggio (Keyboard player,Producer,Vocal coach, Singer…), alla realizzazione di sottofondi musicali per programmi televisivi e radiofonici, come: Cominciamo bene, La vita in diretta, Alle falde del Kilimangiaro, Geo & Geo, Uno mattina, A sua immagine, Pianeta dimenticato e alla realizzazione di sottofondi musicali e sigle per i dvd allegati alla Gazzetta dello Sport. Sempre per la Rai, realizza con Stefano Maggio e Filippo Manni, la colonna sonora per il film “Deadly kitesurf” del regista Antonio De Feo. Da qualche anno collabora con la Pop Virus Publishing (Monaco), per la realizzazione di sottofondi musicali per le reti televisive tedesche. Da alcuni anni è impegnato nell’insegnamento presso alcune scuole di musica Roma e nel Lazio. Nel 2016 realizza l’album strumentale “Rockvirus” per Videoradio. Il disco vanta la presenza di ospiti internazionali illustri, quali Jennifer Batten, Mel Collins e John Giblin, e musicisti italiani che lavorano spesso al fianco di grandi artisti nazionali ed internazionali, come Salvatore Scorrano, Gigi Zito, Salvatore Leggieri, Mario Guarini e Stefano Maggio.