domenica 10 aprile 2016

Nathan e Fungus a Il Cancello del Cinabro: il resoconto

Nathan e Fungus a fine concerto

Sabato 9 aprile dedicato alla musica prog - e dintorni - in un luogo di incrocio tra i vari generi musicali, un club genovese dedito alla proposizione della musica di qualità: Il Cancello del Cinabro.
Di scena un paio di band, i “casalinghi” Fungus e i savonesi Nathan.
Alle 21,30, alla presenza di un pubblico attento, iniziano i Fungus, gruppo che avevo avuto modo di ascoltare al FIM 2014 e di cui conosco il terzo e, al momento ultimo album, “The Face of Evil”, rilasciato nel 2013.
L’attuale formazione prevede, accanto al fondatore Zerothehero/Carlo Barreca - basso,  flauto e tromba - Dorian Deminstrel - vocalist a chitarra acustica -, Cajo - batteria -, Mercante di Sogni - sintetizzatore e tastiere - e Alefuzz Caorsi alla chitarra elettrica.
Largo uso di nickname che accompagna lo spirito della band, propositrice di un sound non certo usuale.
Sono sette i brani che propongono i Fungus, un set incentrato principalmente sull’ultimo album, fatta eccezione per “Eternal Mind” - a seguire nel video - e “The Sealed Room” - composta da chi ci ha lasciato con largo anticipo e a cui è dedicato il brano, e forse molto di più, il cofondatore Alejandro J. Blissett /Alessandro Vernetti.
Per chi fosse interessato al mio pensiero relativo all’album, e ad un’esaustiva intervista con il gruppo, sarà sufficiente un clic al seguente link…


… il gioco di domande e risposte inquadra perfettamente ciò che si palese sul palco, una musica a cui è possibile dare una definizione, che si discosta dall’ortodossia prog ma allo stesso tempo ci rientra in pieno, vista l’assoluta libertà espressiva. E anche l’aspetto scenico contribuisce a rendere piacevole lo spettacolo, anche se il palco “da club” del Cinabro  - con l’aggravante di due ensemble presenti, con i loro strumenti - non permette grande movimento, e quindi anche il Theremin in dotazione - strumento certamente affascinante e usato da pochissime band - non ha trovato spazio.
Ma il cuore viene fuori, un sound che mi riporta sempre verso una certa “acidità” musicale tipica della costa ovest americana a cavallo tra gli anni ’60 e ’70, con l’intromissione di certa follia canterburyana, quella discendente dal signor Allen.
Dorian Deminstrel incarna in modo perfetto il frontman conseguente, l’unico possibile per rappresentare la filosofia musicale dei Fungus, vocalist quasi posseduto da quella musica che sul palco si diffonde con equilibrio, ma che lascia spazio alla fuoriuscita di schegge impazzite, l’imprevisto in agguato ad ogni angolo.
I loro concerti? Esperienza quasi mistica…

La set list:
-Share Your Suicide Part III
-Eternal Mind
-The Face Of Evil
-The Great Deceit
-Rain
-The Sun
-The Sealed Room

Dopo una breve sosta tecnica è la volta dei Nathan.
E’ un momento importante per il gruppo savonese, che dopo anni di gavetta fatta soprattutto di tributi, rigorosamente in ambito prog,  propongono il loro primo album di inediti, che ha visto la luce pochi giorni fa, il 1° aprile, ed è il frutto di una lunghissima elaborazione.
Il risultato è un concept album - realizzato con AMS - che propone una metafora della vita quanto mai attuale, drammatica ma permeata di speranza.
Ma la loro esibizione era una totale incognita: prima proposizione live dell’album, formazione diversa dal solito e mancanza di un paio di elementi presenti sul disco, gli “ospiti” Marco Milano al pianoforte e Davide Rivera al flauto.
Lo zoccolo duro è presente, rinforzato da un giovane chitarrista, Daniele Ferro, già con Il Cerchio D’oro e impegnato in altro importante progetto parallelo, quello dei Dagma Sogna.
Accanto al fondatore Bruno Lugaro - solitamente al basso, ma in questo caso solo vocalist -, autore delle liriche di “Nebulosa” - è questo il nome del disco - Piergiorgio Abba, tastierista e creatore della parte musicale, Fabio Sanfilippo, drummer da sempre nei Nathan, Monica Giovannini alla voce, Mauro Brunzu al basso e il già citato chitarrista elettrico Daniele Ferro.
Un‘incognita dicevo, ma l’esibizione fa ben sperare, perché se è chiaro che un lavoro così complesso non può trovare immediata corrispondenza sul palco, l’impatto è stato a mio giudizio superiore alle attese. I meccanismi vanno oliati, gli equilibri necessitano sempre di una messa a punto, e il rodaggio richiede per tutti un certo numero di live.
Nebulosa” è andata in scena in toto e ho trovato certi passaggi emozionanti, trame in cui ho ritrovato i miei amori musicali che ho in comune con la band che, occorre sottolineare, ha lunga esperienza alle spalle.
Un bel prog sinfonico che credo abbia divertito il pubblico di appassionati e che verrà riproposto il 24 aprile al Raindogs House di Savona.