lunedì 27 gennaio 2014

La Musica di Genova vol.1- il resoconto (parole, immagini e musica)

Fotografia di Angelo Lucardi

Proviamo ad immaginare che quanto accaduto la sera del 24 gennaio al Teatro Verdi di Sestri Ponente sia stato scientificamente messo a punto con illuminazione manageriale, tanto da poter essere riproducibile sempre e ovunque, con alla base  l’ovvio impegno, un po’ di fondi (che si avrà la certezza di vedere tornare con i giusti interessi, da utilizzare come si desidera, beneficienza o ritorno del lavoro svolto) e molto entusiasmo. Se così fosse occorrerebbe occorrerebbe chiedere ad Aldo De Scalzi e soci di organizzare qualche seminario e insegnare a tutti… come si fa!
I normali frequentatori di concerti sanno bene che non è necessario acquistare il biglietto in anticipo, a meno che non si di scena Springsteen, perché un posto, purtroppo o per fortuna, si troverà sempre.
Da alcuni anni utilizzo un termine coniato da un amico per definire la situazione “live”, che probabilmente si può estendere ad altri eventi culturali (sarà chiaro a tutti che la musica è cultura?), il fattore CSD, che scatta invariabilmente nel fine settimana. CSD è l’acronimo di “culo sul divano”, e colpisce quasi tutti di questi tempi. Nella migliore delle ipotesi l’alibi è che… non si può stare seduti in un teatro ad ascoltare musica, senza bere, mangiare e parlare: da restare senza parole!
Ma cosa è accaduto di così speciale? Miracolo a Genova in occasione di "La Musica di Genova vol.1?
Il primo dato, quello che da la misura del risultato, è la partecipazione: sold out (credo che il Teatro Verdi possa contenere 650 persone) e, a quanto ho captato, circa 150 anime sono rimaste all’esterno, tra freddo e frustrazione da concerto mancato.
Ah caro Aldo, allora sei stato poco manager! Non potevi cercare un teatro più grande?
Tralascio ogni tipo di polemica legata a relazioni personali con gestori di location e parcheggio, perché al momento non conosco i dettagli, anche se certi umori post evento non rallegrano lo spirito, ma in ogni caso la musica non ne ha patito.
Un successone che va comunque sviscerato dagli esperti, perché non basta dichiarare il fine benefico per raggiungere l’obiettivo… tanti lo fanno, armati di fantastici propositi, ma spesso il risultato non arriva.
Probabilmente non basta nemmeno il cast stellare perché accade anche a fior fior di musicisti internazionali di suonare davanti a 100 persone.
Attaccamento alla maglia con la scusa  del “siamo tutti di Genova e ci vogliamo bene?”. Non credo proprio, ho visto spesso il Verdi vuoto per genovesi doc.
E poi… spendere tre ore della propria vita, sfidare il "fattore CSD" per uno spettacolo a scatola chiusa? Senza avere idea di cosa accadrà?
Non so se Aldo De Scalzi e i suoi amici hanno trovato la soluzione nel “porta a porta” (spesso non c’è facebook che tenga per passare il messaggio convincente), ma posso dire che, a memoria, non ricordo niente di simile, e per uno spettatore - per l’artista è cosa ovvia - vedere un teatro pieno è altrettanto elettrizzante che assistere ad una grande performance.

                                                 
Provo a buttare lì la mia, nella speranza che esistano analisi più professionali.
Dall’esterno - e conoscendo abbastanza “il capo” Aldo - potrei utilizzare un paragone politico, usando la par condicio,  comparando il ruolo del “giovane” De Scalzi a quello che hanno assunto i due attuali leader contrapposti ( a proposito, sicuro che il Paul McCartney  dei Beatbox fosse Riccardo Bagnoli?)… leadership, carisma, amicizie (sane) e capacità aggregative. Non basta qualche telefonata per mettere sul palco un’ottantina di persone e mobilitarne almeno 800, a cui sarà proposto un contenitore di cui si conoscono gli ingredienti ma non la ricetta che verrà utilizzata.
Invito gli increduli a porre l’occhio sulla parte finale del filmato a seguire, dove il “tutti in piedi” di Mauro Sposito ha dato la possibilità di riproporre in miniatura almeno il ricordo di quanto accaduto al Palasport di Genova, nel 1965.
Che cosa ha spinto Aldo De Scalzi ad organizzare un concertone di simili proporzioni?
Un problema familiare, come lui racconta al pubblico, e il diabete giovanile, quando arriva, senza preavviso, coglie impreparati e coinvolge per intero il nucleo di una casa.
Tutto il ricavato quindi - minimo 10€ a persona, pagati da chiunque, con gli artisti in formato rigorosamente free - sarà devoluto all’Associazione Diabete Giovanile Genova, da vent’anni al fianco dei bambini, dei giovani e delle loro famiglie.
La MUSICA.
Che dire, era presente una bella fetta di Genova talentuosa e variegata che provo ad elencare, sperando di non dimenticare nessuno: Gian Piero e Roberta Alloisio, Armando Corsi, Big Borgo Band, Coro Spirituals & Folk, Vittorio De Scalzi, Irene Fornaciari, Ginevra, Gnu Quartet, Max Manfredi, Carlo Marrale, Pivio e Aldo De Scalzi, Federico Sirianni, The BeatBox. Impressionante è la band che li ha accompagnati: Luca Cresta e Danilo Madonia (alle tastiere), Massimo Trigona e Bob Callero (al basso), Roberto Maragliano (alla batteria), Dado Sezzi e Marco Fadda (alle percussioni), Andrea Maddalone (alle chitarre), Edmondo Romano (ai fiati), Paola Montanari, Flavia Barbacetto, Armanda De Scalzi, Nkem Nwabisi, Carlo Parola, Roberto Tiranti e Matteo Merli (alle voci), Alfredo Vandresi (alla batteria) e Fabio Perissinotti (alla chitarra).
Credo che questi numeri possano far capire le difficoltà realizzative, ma alla fine le comprensibili imprecisioni, di cui si lamentano solo i musicisti, frutto del forsennato turn over da palco, hanno pesato … zero, nel corso delle tre ore abbondanti di musica.
In scena un grande mix: cantautori da paura (bellissimo il blues al pesto!), strumentisti eccezionali, solisti, cori, jazz, folk, rock, pop, musica da film, virtuosismi e un equipaggio che ha lavorato divertendosi, su di una nave pronta a respingere il tempo avverso: si sa, una nave è bella da vedere quando è in porto, ma non è per quello che è stata costruita.
Un piccola citazione per l’angolo prog ritagliato da Vittorio De Scalzi, perché risentire l’intro di Concerto Grosso - davanti a Nico Di Palo, seduto in prima fila - mi fa sempre un certo effetto.
E ancora… Roberto Tiranti, un paio di settimane fa assoluto protagonista del suo 40/25, nell’occasione impeganto in un oscuro lavoro dedicato soprattutto ai cori.
Il mix video che propongo ha molte pecche tecniche, ma spero possa fornire lo spirito in campo, che è poi quello che conta.
Per tutta la serata le teste di Angelo Lucardi (sue le foto del servizio) e Emilio Scappini hanno imperversato davanti al palco e quindi sono da considerare parte del team, assieme al fonico Ricki Pelle e ad un gruppo di tecnici, fondamentali - e non è retorica - per la riuscita della kermesse.
Mi scuso anticipatamente per le dimenticanze e sono dispiaciuto che il GNU Quartet, un ensemble mostruoso che  cercherò di conoscere meglio nei prossimi giorni, sia presente solo nello stralcio legato a Federico Sirianni: fatto  indipendente dalla mia volontà.
Ho ancora ben chiari i saluti finali, quelli dove Aldo De Scalzi, con le lacrime agli occhi, ringraziava tutti e prometteva un futuro “vol. 2”, magari lontano da Genova: probabilmente lui, che conosce ormai la formula magica, potrà compiere un altro miracolo musicale, tra Trento a Messina, poco importa.