venerdì 27 giugno 2008

Thelonious Monster


I Thelonious Monster di Bob Forrest,

dopo un album incerto come "Baby You're Bummin' My Life Out In A Supreme Fashion "( 1986) , incorporarono il chitarrista Dix Denney dei Weirdos e il bassista Rob Graves dei 45 Grave e pervennero a un'originale sintesi di hardcore e folk-rock: "Next", Anymore e Walk On Water " sono le gemme di "Next Saturday Afternoon" (1987), mentre "So What If I Do e Lena Horne Still Sings Stormy Weather" infiorettano "Stormy Weather"( 1989).
Al tempo stesso Forrest riusciva a fondere un umorismo bislacco con liriche autobiografiche da cantautore introverso.
Furono insomma fra i complessi che reinventarono il roots-rock negli anni in cui a Los Angeles dilagava il cow-punk.
Il complesso era celebre anche per i suoi eccessi, non dissimili da quelli di star piu` fortunate come Red Hot Chili Peppers e Jane's Addiction, una corsa all'auto-distruzione che portera` alla morte per overdose del bassista Rob Graves.
"Beautiful Mess" (1992), forte di ospiti d'onore come Al Kooper e Tom Waits, corono` la loro rincorsa al grande pubblico, sia sul versante lirico (I Live In A Nice House, I Get So Scared) sia su quello aggressivo (Ain't Never Been Nuthin', Blood Is Thicker Than Water), senza peraltro rinunciare all'eccentricita` di Adios Lounge e Weakness In Me.

Blood is Thicker Than Water



Le ultime parole famose:

"La band e' OK. Ma liberatevi di quel cantante con i labbroni". (Andrew Ildham, produttore di programmi per la BBC, dopo un'audizione dei Rolling Stones e di Mick Jagger, 1963)



giovedì 26 giugno 2008

Ugly Kid Joe


Pino, un amico che segue il blog ,

ed uno dei pochi che lo commenta, mi ha suggerito di presentare questo gruppo , ed io cerco di esaudire il suo desiderio, realizzando una sorta di interattività che mi soddisfa, ma che purtroppo è merce rara.
Non lamentiamoci e tiriamo avanti, e comunque ogni suggerimento è ben accetto.

Gli Ugly Kid Joe, che iniziarono come cover band dei Black Sabbath , divennero velocemente a metà anni ’90 uno tra gli astri nascenti della scena heavy metal di Los Angeles, nel post-Guns N'Roses .
Il cantante Whitfield Crane, il chitarrista Klaus Eichstadt, il bassista Cordell Crockett ed il resto, presentavano nel mini album “ As Ugly As They Wanna Be” ( 1991), un hard-rock facile con occasionali spunti punk-rock.
Il mini album presentava già “Everybody But You”, il singolo di successo a cui puntavano.
Il debutto vero e proprio, con l’album “America's Least Wanted” (1992), li ha consegnati alla celebrità.
Il successo va e viene.
Quando è stato realizzato “Menace To Sobrietà” (1995) gli Ugly Kid Joe erano una band diversa, che cercava di focalizzarsi sul filone hard ma anche su armonie più sofisticate , riuscendo nei propositi almeno con le furiose “God” e “10/10”.
“Motel California” (1996) alterna pezzi rock (It's A Lie, Dialogue) a ballate, come usuale, ma non raggiungendo in nessun caso alcunchè di memorabile.

Cats In The Cradle



Le ultime parole famose:

"Questa invenzione dell'energia elettrica e' un fallimento totale". (Erasmus Wilson, Presidente dello Stevens Institute of Technology, 1879)



martedì 24 giugno 2008

Noir Dèsir

Oggi ho tentato un esperimento ed ho fatto una duplice scoperta.

Ho digitato su YouTube delle parole a caso e ciò che ne è uscito è una serie di filmati di Noir Dèsir.
E chi sono questi?
Provo ad ascoltarli....non male.
Ricerco qualcosa in rete e scopro , oltre al rock di un gruppo francese,una tragedia familiare,con protagonista negativa una donna dal nome conosciuto: Trintignant.

Riporto la biografia.
Bertrand Cantat, leader del gruppo, passa la sua infanzia in Normandia, per poi ritornare nel sud del paese nel 1980. Si iscrive al Liceo Saint Genès a Bordeux, dove incontra i futuri membri del gruppo:
Denis Barthe (batteria)
Serge Teyssot-Gay (chitarra)
Frédéric Vidalenc (basso)
Il gruppo inizialmente opta per il nome Psychoz, di ispirazione new wawe, poi, passando per numerosi altri nomi, fra cui anche Noir Désirs, approda nel 1987 al definitivo Noir Dèsir, non senza discussioni con Barclay, loro casa discografica.
Alcuni problemi fisici colpiscono nel corso della sua carriera Cantat, che è costretto temporaneamente a smettere di cantare a seguito di una sincope occorsagli durante un concerto nel 1989, e che nel 1994, dopo il tour dell'album "Tostaky", deve essere operato a seguito di un problema alle corde vocali.
Personaggio dotato di una forte personalità, approfitta con il suo gruppo della notorietà acquisita per esprimersi su grandi cause, spesso lanciando forti messaggi politici.
Mentre il suo gruppo riceve al concorso musicale francese "Victoires de la Musique il premio per il miglioralbum rock ("Des Visages des Figures") e per il miglior videoclip (Le Vent Nous Portera) dell'anno, il 9 marzo 2002, Bertrand Cantat prende posizione contro le manovre della loro società di produzione, la Universal, e il suo presidente, Jean-Marie Messier, pronunciando questa frase: "Anche se noi siamo imbarcati sullo stesso pianeta, noi non siamo assolutamente dello stesso mondo!"

Il 27 luglio 2003, nel corso di un litigio, picchia ripetutamente la compagna Marie Trintignant causandone la morte il 1 agosto 2003.
Il fatto ha luogo a Vilnius, capitale della Lituania; Cantat viene quindi condannato dalla giustizia lituana il 29 marzo 2004 a otto anni di prigione.
Gli avvocati di Bertrand Cantat hanno fatto richiesta di trasferimento del cantante presso una prigione francese.
Avendo le autorità lituane acconsentito alla richiesta nell'agosto 2004, ha avuto luogo martedì 28 settembre 2004 il trasferimento presso la prigione di Muret, nella Haute-Garonne, vicino a Tolosa, dove divise la cella con Jean-Pierre Calone, in passato membro di rilievo dell'estrema destra tolonese.
La casa di Bertrand Cantat nelle Landes brucia completamente l'11 settembre 2003 in un incendio le cui circostanze rimangono ancora da chiarirsi, ma che molto pare legato alla morte di Marie Trintignant.
Nel 2005 Hubert-Felix Thièfaine dedica la canzone "Télégramme 2003 ",dell'album" Scandale Mélancolique", a Bertrand Cantat.
Anche Omar Pedrini, ex leader dei Timoria, dedica la canzone "Dimenticare Palermo" a Cantat, con cui aveva collaborato in un precedente album dei Timoria, "Colori che esplodono".
Nel 2006 la società di produzione creata da Bertrand Cantat e dagli altri membri dei Noir Dèsir, ND Musique, lancia un nuovo festival di musica e di incontro cittadino: Le Rendez-vous de Terres Neuves.
Nell'ottobre 2007 il giudice per l'applicazione delle pene, Philippe Laflaquiere, decide la libertà condizionale del musicista «per gli sforzi di reinserimento sociale fatti dal condannato ed anche per le sue prospettive di reinserimento professionale».
Il 16 ottobre 2007 Bertrand Cantat esce di prigione.
Per l'avvocato difensore di Bertrand Cantat, Olivier Metzner, «questa decisione consentirà al cantante di ricostruire il suo avvenire e di decidere ciò che farà sul piano artistico» anche se non è sicuro di «riprendere a cantare».
Per un anno, Cantat dovrà essere seguito da uno psicologo e non potrà rilasciare interviste o testimonianze su quanto accaduto.

Ascoltiamoli.




Le ultime parole famose:
"In futuro un computer potra' forse pesare solo 1,5 tonnellate". (da "Popular Mechanics", 1949)

lunedì 23 giugno 2008

Country Joe McDonald



Oggi do spazio ad un musicista....
che ho sempre collegato a Woodstock , per una performance coinvolgente,che ho rispolverato nel filmato a seguire.

Country Joe McDonald (Elmonte ,California, 1 gennaio 1942) è un cantautore americano impegnato, esponente di spicco della contestazione alla guerra del Vietnam.
Viene immortalato dalla canzone "I feel like i am fixin to die rag", presente nella colonna sonora del film sul festival di Woodstock, e che lui cantò persino all'udienza sui fatti di Chicago del 1968.
La sua fama sfiorisce presto anche se manterrà alta sino ai giorni nostri, la memoria di quegli anni, attraverso continue tourneè specialmente in club, ma anche davanti a platee più grandi, soprattutto in Europa.

Ripropongo un'intervista del 2005 , dove racconta qualcosa di quei giorni.

"Venite, uomini grandi e forti, lo Zio Sam ha ancora bisogno del vostro aiuto, si è cacciato in un grosso guaio, laggiù in Vietnam": e giù mezzo milione di persone a cantare e battere le mani contro l'intervento militare americano, in un tripudio di pace, amore e musica.
Quella di Country Joe Mc Donald, con la sua "I feel like I'm fixin' to die rag", rimane una delle memorabili performance di Woodstock, il festival della contro-cultura tenuto dal 21 al 23 agosto 1969.

Cosa ricorda di Woodstock?
L'inizio e la fine, con le esibizioni di Richie Havens e Jimi Hendrix che ho seguito dal palco. E poi la gente, oltre mezzo milione di persone: quello fu il vero spettacolo, furono loro, non gli organizzatori, a creare la dimensione dell'evento.

Cos'è rimasto dello spirito di allora?
Qualcosa che si respira nei piccoli concerti, e non nei mega show da stadi. Certi spettacoli all'aperto, non tutti, ricordano un po' il clima di Woodstock.

"We can change the world" cantavano i giovani di allora. Lo crede ancora?
La musica può aggregare persone, convogliare opinioni e quindi portare cambiamenti. È sempre stato così e lo sarà sempre. Perché la musica è una forma d'arte magica, la si fa con niente e la si può trasmettere ovunque.

Nixon e il Vietnam, Bush e l'Iraq: ci sono analogie quarant'anni dopo?
Parecchie: sono entrambi egocentrici, bugiardi, lontani dalla gente comune e, quel che più conta, pericolosi.

Cosa pensa del rinnovato impegno politico di artisti come Springsteen, REM, Crosby & Nash?
Senza essere irrispettoso verso nessuno, credo che prima di esprimere un'opinione politica bisogna saper bene ciò di cui si sta parlando. Personaggi come Joe Hill o Victor Jara hanno pagato sulla propria pelle le scelte compiute: è facile invece schierarsi se si rischia poco o nulla.

"Support the troops"è la sua ultima canzone sulla guerra in Iraq.
Volevo scrivere un pezzo ironico, tipo I feel like I'm fixin'to die rag, e per un anno mi è frullato in testa "chicken hawk", espressione americana per dire quando si vuole una cosa, in questo caso la guerra, senza averla mai fatta veramente.

Stesso sarcasmo del Vietnam?
Non risparmio nulla a Bush e dico che questa guerra non è stata fatta in mio nome e che è una vergogna.

Si è mai sentito un reduce?
Artisticamente, potrebbe anche essere un merito. Politicamente invece no, perché sarebbe un errore mitizzare il passato: gli anni '60 sono stati importanti, ma non bisogna dimenticare che le condizioni di vita delle donne e dei neri erano allora ben peggiori di adesso.

A Woodstock lei incitò la folla a urlare un colossale "vaffan...".
Fu un atto liberatorio e al tempo stesso di frustrazione verso il sistema. Ancora oggi è considerata un'espressione trasgressiva e quasi blasfema, figuratevi quarant'anni fa. Roba da Guinness dei primati: il più grande "vaffa" della storia.

Lei fu chiamato Joseph in onore di Stalin. Le è mai pesato questo nome?
Se mi avessero chiamato Richard, in onore di Nixon, mi sarebbe andata peggio.

Intervista di Paolo Battifora – IL SECOLO XIX – 20/03/2005



Ascoltiamolo





domenica 22 giugno 2008

Blues per tutti....

Anche oggi un pò di blues e... poche parole.

Il filmato non si trova in rete (nei siti dedicati) ed il gruppo non si può sentire in Italia.

Resta quindi una bella testimonianza di cosa si possa trovare sulle strade del mondo....






Le ultime parole famose:
"Non ci piace la loro musica, e la chitarra e' fuori moda" (Decca Recording Company, rifiutando i Beatles, 1962)

giovedì 19 giugno 2008

Musica da strada



Mi piacerebbe dare un nome al gruppo che presento oggi... ma non ne sono capace.
Forse non è nemmeno una band consolidata, ma qualcosa di improvvisato.
La scena è ancora quella di Beale Street, a Memphis, luogo in cui ho trovato un rilevante numero di artisti da strada, ma in grado di essere protagonisti su qualsiasi palco.

Nello specifico, il filmato racconta la seguente scena:
-un palco di modeste dimensioni, su un lato della via, accanto ad un minuscolo giardino
-una chitarra, un basso, una batteria ed una voce/armonica /tromba
-un conduttore, capace di organizzare la raccolta mance
-un paio di persone di buona volontà, che si aggirano tra i presenti, vendendo CD del gruppo
-uomini e donne che ballano, malferme sulle gambe dopo un numero imprecisato di birre
-panchine piene di spettatori estasiati

Restare un’ora in quei giardini, significa veder cambiare i musicisti ogni 2/3 brani.
Magari lo stesso chitarrista, dopo l’esibizione, cambia angolo della strada e concede il suo talento ad altra band.
Impossibile descrivere lo spirito e l’eccitazione.
Io, seduto su di una panchina, ho cercato di filmare il più possibile, e ho avuto “il piacere” di deporre il mio “tip” accanto al palco, mentre il conduttore mi ringraziava chiedendomi da dove io provenissi.
Al mio : ”… Italia”, un applauso spontaneo si è unito ad un “Ohohohoh”, così come per chi rispondeva :"S. Louis, S. Francisco, Nashville", ecc.
E poi ecco che parte il chitarrista attempato, dai capelli grigi ed i pantaloni corti… un paio di brani per poi lasciare il posto al prossimo” Guitar Hero” da strada.


Ascoltiamolo  in "Crossroads" dei Cream





mercoledì 18 giugno 2008

Alvin Lee


Non sono mai riuscito a stilare una classifica di bravura tra musicisti.


Quali sono i criteri della scelta?

Prendiamo la mia adorata chitarra.
Cosa occorre fare per essere il numero 1 ,10 o 100?
Tecnica, ritmo,velocità,innovazione,senso della misura?
Non lo so, ed invidio chi è in grado di giudicare.
Io seguo sempre l’istinto, e non sapendo se vale di più un supermito come Eric Clapton o un supertecnico come Steve Vai (mi riferisco solo all’uso dello strumento), me li tengo tutti e due e li ascolto senza fare una scelta.
Sono tanti i chitarristi che mi fanno sognare, ma ad inizio anni 70 ce n’era uno che colpiva particolarmente la mia fantasia.
Ricordo le disquisizioni con gli amici ,inesperti come me…”Alvin Lee è il più veloce del mondo..”, “ma chissene frega, ha solo tecnica”….
Insomma, non se ne veniva mai fuori.
Ma i miei inizi musicali sono indissolubilmente legati al "Festival di Woodstock", e cioè Hendrix, Santana, Cocker, ma….anche Alvin Lee ed i Ten Years After.
Impossibile non essere folgorati da “I’m going home”!!!
La ripropongo oggi, certo che sara’ una piacevole riscoperta.

Ma chi e’ Alvin Lee?

Leader e fondatore dei mitici "Ten Years After", tra i più famosi gruppi hard rock della storia della musica, Alvin Lee è un chitarrista conosciuto ed apprezzato in tutto il mondo per la sua incredibile velocità d'esecuzione.
Alcuni critici hanno detto di lui: "Le sue dita si muovono come un lampo, è come vedere e sentire sette chitarre".
Memorabili le Jams da lui suonate con Hendrix e la Joplin.
Alvin Lee è nato il 19 dicembre 1944 a Nottingham, in Gran Bretagna e fin dall'età di 13 anni ha iniziato a suonare in band locali.
A 15 anni lui e l'amico Leo Lyons formano il nucleo della band che successivamente prenderà il nome Ten Years After.
Il gruppo, in cui Alvin Lee spicca come elemento principale (è, infatti, chitarrista, cantante e compositore), incide il suo primo album nel 1967.
L'anno successivo, su invito di Bill Graham, i Ten Years After vanno in America e conquistano immediatamente il pubblico con il loro mix innovativo di blues, swing, jazz e rock, e naturalmente con la chitarra infuocata di Alvin Lee.
In breve tempo il gruppo diventa famoso grazie anche all'uscita del film "Woodstock" che documenta l'affair Ten Years After al festival del 1969, con le ormai leggendarie performance del chitarrista.
La band continua a lavorare insieme, ma dal 1973 Lee comincia a seguire dei prodotti come solista: il disco "On The road to freedom" con il cantante gospel Mylon Le Fevre e un gruppo di rockstar come ospiti, tra cui George Harrison, Ron Wood e Steve Winwood.

Altre comparse famose si trovano nel successivo "In the light" (1974) con il sax di Mel Collins dei King Crimson.
Negli anni a seguire Lee crea un trio etichettato come Ten Years After per tre album, ma la formazione originale si ricompone con successo solo nel 1989, nonostante Lee continui a lavorare anche come solista.
Nel 1998, i quattro membri del gruppo trovano un nuovo manager e dopo un riuscito tour nel Brasile e la partecipazione a vari festival europei, nello stesso anno esce "Solid Rock".

Attualmente Alvin Lee e’ super attivo e quest’estate sarà in tour.
Il suo sito ufficiale è :
http://www.alvinlee.com/

I'm going home



Citazione del giorno:
"Gli uomini mutano sentimenti e comportamenti con la stessa rapidità con cui si modificano i loro interessi" (Arthur Schopenhauer )


venerdì 13 giugno 2008

Bagni Nilo-Savona


Nonostante il tempo sia poco clemente , la fine delle scuole indica che sono arrivate le vacanze, e per chi abita sulla costa il passo successivo è generalmente il trasferimento in “zona spiaggia”.
Non so se sia tipico di tutti i luoghi posti sul mare, ma nella mia città, Savona,la vita estiva si trascorre tra sabbia e acqua.
Non è paragonabile alla tipica vacanza in qualche posto meraviglioso della Sardegna o della Sicilia, dove si cerca l'angolo incantevole, lo scoglio più adatto, la sabbia più fine, la migliore spiaggia libera.
Sto parlando invece di vera vita a pochi metri dalla riva del mare.
Nello stabilimento balneare, a quattro passi da casa, ci si sveste, si pranza, ci si diverte, si cena, si balla , si trovano sempre le stesse persone.
Gli impianti balneari di una città , non sono fatti per i turisti, che in 10 -15 giorni a disposizione cercano solitamente il meglio.
Sono invece adatti per le famiglie, che sanno così come far sfogare i bimbi alla fine delle scuole, come combattere il caldo e anche la noia.
Per esperienza, l’attaccamento ad un “Bagno” assomiglia molto all’amore per una squadra di calcio , o all' 'identificazione in una fede di qualsiasi genere.
Aspetti che si mettono meno in discussione rispetto ad altri, e così ci si ritrova a fine primavera con il solito proposito di cercare il nuovo , e si finisce sempre per frenare il cambiamento, in attesa che ci venga” imposto” dai figli che crescono , in età ed esigenze.
Io ad esempio, dal 1976 frequento i Bagni Nilo.
Lì ho conosciuto mia moglie, e lì sono cresciuti i miei figli.
Tante facce sono cambiate in questi anni , ma lo zoccolo duro rimane ed io ne faccio parte.
Mi conforta camminare tra antiche conoscenze, mi piace ritrovare le stesse persone di un tempo.
Lo considero un forte link con le mie radici e quindi un elemento irrinunciabile.
Tutto questo presenta ovviamente aspetti dolorosi , perché spesso bisogna fare i conti con chi non è più tra noi.
Mi piace comunque rendere oggi omaggio ai “Bagni Nilo”, perché sono parte considerevole dei miei giorni passati , e spero futuri.
Per fare ciò , utilizzo delle fotografie estive del passato.
Non provengono direttamente dal mio album , ma sono state messe a disposizione da un amico, mio e dei Nilo.
Il suo nome è Marco ed il suo presenzialismo estivo ha qualcosa di superiore rispetto ad altri , in quanto viene appositamente da Milano.
Anche lui ha ovviamente radici profonde nella mia città , così radicate che sono state trasferite anche ai giovani figli.
In questo gruppo di immagini io ci sono di sfuggita e quindi lo scopo dello “slide show “ non e’ mettere in mostra la giovinezza di un tempo, ma riproporre momenti a cui sono per induzione legato, persone che ho conosciuto e con cui ho condiviso momenti piacevoli, affetti e amicizie , di cui posso solo ricordare l’importanza.
So bene che gli occasionali lettori di questo blog sono abituati ad argomenti musicali , ma come è citato in calce:”Musica,musica,musica,ma non solo”.

E lasciamo scorrere una foto dopo l’altra, con la musica di The Christians

Words



Citazione del giorno:

"Verranno tempi migliori e alla fine di tutto saremo capaci di vedere i sogni..."(anonimo)

giovedì 12 giugno 2008

The Archies


Oggi mi soffermo sul passato…leggero.


Il gruppo sono The Archie e la canzone è “Sugar Sugar”, brano legato a numerose pubblicità.
Di loro ho trovato poche notizie e l’impressione che mi sono fatto è che fosse un gruppo creato a tavolino, un po’ come i Monkeys.
Nondimento la canzone che presento è carina, e decisamente fuori dal tempo.
Apprendo che è stata scritta per il gruppo musicale a cartoni animati “The Archies", formato da Archie,Jugghead e Reggie, i protagonisti dei fumetti della "Archies Comics".
Il gruppo vero invece nasce all’interno del cartone animato “The Archies Show”, tra il 1968 e il 1978 ,e raggiunge il massimo successo proprio con “Sugar, Sugar”, canzone che gli fa conquistare il disco d’oro nel 1969.

Sentiamola .


Citazione del giorno:

"Parole e idee possono cambiare il mondo" (dal film "L'attimo fuggente")



mercoledì 11 giugno 2008

Un anno fa a Verona: Roger Daltrey perde la voce


Oggi è il giorno 11 di giugno, ed esattamente un anno fa assistevo al concerto degli Who a Verona.

Sul questo blog ho dedicato molto spazio all'evento e chi mi mi conosce sa che sono rimasto un pò "stordito", positivamente, da quella serata.
Tra tante emozioni, un piccolo dramma, la perdita della voce di Roger Daltrey.
Roger di certo avrà visto e provato di tutto, in quarant'anni di palco, ma la sua defaillance avrà rappresentato, in quel momento, una sorta di "mondo che ti cade addosso".
Da decenni gli Who mancavano dall'Italia, e tornare con una prestazione così sfortunata, se fosse terminata senza la conclusione del concerto, sarebbe stato qualcosa di vicino ad un fallimento professionale.
E gli Who sono dei professionisti.
E poi il tutto si sarebbe trasferito sulle migliaia di spettatori, delusi e affamati della musica che aspettavano da anni.
Fortunatamente un certo Pete Townshend, da vero leader, ha preso per mano i suoi "colleghi", guidandoli nella costruzione di una serata indimenticabile (per gli interessati ,in queste pagine e' consultabile la mia descrizione minuziosa).
Per Roger nessun appannamento dell'immagine e nessun giudizio negativo.
Gli incidenti di percorso sono caratteristici di ogni professione, e quelli legati all'imponderabile si trasformano alla fine in positivi segni del destino, e questo particolarissimo concerto rimarrà nella memoria degli spettatori presenti e sicuramente anche in quella degli Who.

Sintetizzando.
1)Entriamo all'Arena di Verona col sole, mentre il cielo incomincia a rumoreggiare.
2)Pochi brani sotto la pioggia e poi un lungo intervallo, con la quasi certezza di una fine anticipata.
3)Finalmente si ricomincia, ma la voce di Roger se ne va.
4)Daltrey si innervosice, e dopo una concitata discussione abbandona il palco.
5)Pete Townshend comunica al pubblico che "the Roger's voice has gone" e, con grande dispiacere, il concerto deve terminare, ma......"aspettate ancora qualche minuto prima di andare" , dice il traduttore.
6)Il miracolo si compie e tutti ritornano on stage. Pete conduce e gli altri seguono, Roger compreso, che riuscirà comunque a compiere una dignitosa performance.

Ho cercato di raccogliere questi momenti in piccoli filmati che forse aiuteranno a capire l'atmosfera del momento.

Il pubblico prima dell'inizio




Alla ripresa del concerto dopo l'interruzione per pioggiag li Who presentano "Behind Your Eyes ", ma la voce di Roger non gli consente di proseguire.


Roger smette di cantare, si scusa ed inizia una discussione sul palco...

(con qualche commento "italiano" in sottofondo)



...documentata bene a seguire...



Ma alla fine la ragion di stato( businnes) prevale...tutti sul palco per un concerto che proseguirà...



...per finire poi trionfalmente.



I ringraziamenti degli Who



La loro promessa di ritornare al più presto, sembrava legata a quanto accaduto. Per quest'anno, di Who in Italia non ne ho sentito parlare. Forse hanno dimenticato...forse era un normale incidente di percorso.


Io aspetto con impazienza.


martedì 10 giugno 2008

The Verve


Oggi mi soffermo sui Verve .
Spesso parlo di gruppi ed artisti che conosco pochissimo , ma lo scopo è proprio quello di colmare le mie lacune , ricercando notizie e filmati che poi propongo sul blog .
Insomma, “mi obbligo” ad ampliare le conoscenze musicali, che vorrei fossero composte non solo da musica ascoltabile, ma anche da notizie, biografie,interviste ed ogni cosa riguardi il personaggio.
Conosco questa band per l’album “Urban Hymns", con la canzone “Lucky Man” su tutte le altre.
Il brano forse più conosciuto è “Bitter Sweet Symphony”, ma il violino del ritornello mi mette una tristezza infinita.

Vediamo qualche nota fornita da Radiosonic.it

Band di Oxford formata da Richard Ashcroft (voce), Nick McCabe (chitarra), Simon Jones (basso) e Peter Salisbury (batteria).
I quattro suonano per la prima volta insieme il 15 agosto del 1990, durante la festa di compleanno di un loro amico.
Dopo nemmeno un anno vengono messi sotto contratto dalla Hut, sussidaria della Virgin.

Iniziano a farsi conoscere facendo da gruppo di supporto in alcuni concerti a Londra.
Alla fine del 1993 i Verve suonano per la prima volta con gli Oasis, ed è subito amicizia.
Nel 1993 pubblicano "A Storm In Heaven".
Nell'album sono evidenti influenze psichedeliche e chiari riferimenti ai Doors, Stooges, Can, Funkadelic, Pink Floyd.
Il gruppo diventa famoso non solo per la musica: Salisbury viene arrestato dopo aver sfasciato una camera d'albergo, Richard Ashcroft collassa durante un concerto dopo una notte passata ad alcol e droghe, i quattro insieme agli Oasis distruggono un bar a Hulstfred.
Proprio grazie all'amicizia con gli Oasis, ai quali faranno da supporto, i Verve riescono ad ottenere un seguito sempre maggiore di pubblico.Nel 1995 pubblicano "A Northern Soul", ed è un grande successo.
Il "NME" definisce la loro musica "un rock pulito, osceno e meraviglioso".
Nel momento migliore per il gruppo, i Verve, a seguito di dissapori tra Richard Ashcroft e Nick McCabe si sciolgono.
Si iniziò a parlare di una carriera da solista per Ashcroft, ma anche della possibilità di continuare con un nuovo nome e un nuovo chitarrista (Simon Tong) che sostituisse McCabe.
Alla fine, dopo momenti molto difficili, Richard Ashcroft decide di richiamare McCabe e di registrare un nuovo disco.
I Verve adesso si ritrovarono con due chitarristi ma anche con molti demo per il nuovo album.Il terzo lavoro dei Verve esce nel 1997 ed è un capolavoro."Urban Hymns", trainato da singoli meravigliosi come "Bitter Sweet Symphony", "Sonnet", "The Drugs Don't Work" e "Lucky Man" raggiunge un grandissimo successo commerciale ma riceve anche ampi consensi dalla critica.I Verve ai Brit Awards del 1998 vincono i premi come "Best Album", "Best Group" e Best Producer (Chris Potter and Youth).
Subito dopo la pubblicazione dell'album riparte anche il tour, ma nel bel mezzo di esso, all'indomani della tappa italiana, McCabe lascia di nuovo il gruppo dopo dei nuovi dissapori con Richard Ashcroft e Simon Jones.Il tour non viene fermato e McCabe viene sostituito da BJ Cole.Oramai però il gruppo va verso il declino, e il scarso successo dei concerti americani sono l'anticipazione per il definitivo scioglimento dei Verve, che viene ufficializzato il 28 aprile del 1999.Dopo lo scioglimento Richard Ashcroft intraprende la carriera da solista pubblicando, "Alone With Everybody" e "Human Conditions".
Lo stesso fa McCabe, mentre Tong e Jones formano gli "Shining".

Lucky Man





Citazione del giorno:

"Un arcobaleno che dura un quarto d'ora non lo si guarda più" (Johann WolfgangGoethe)

sabato 7 giugno 2008

Christy Moore e Bruce Springsteen
















Ieri ho raccontato di una mia recente esperienza, calcando la mano su aspetti tipici di alcune zone americane, dove la musica assomiglia tanto ad un elemento nutritivo.
Sembrano frasi blasfeme, i suoni non riempiono la pancia, ma fanno comunque parte della vita quotidiana, anche laddove il pane e l’acqua scarseggiano e dove nessuno vedra’ mai un CD o un DVD musicale.
Limitante affermare che il rock, il blues, il country, facciano parte di una zona geografia delineata.

Un banale esempio.
Ho citato nel post precedente un artista che suona uno strumento che non immaginavo esistesse, la “cigar box guitar ”, e ho diffuso tra i miei amici l’informazione.
Gianni, mio antico compagno di scuola mi dice :”Non ci crederai, ma ne ho visto suonare di uguali a Theeran…”
A Theeran? Esite la musica a Theeran?
Probabilmente girando il mondo, anche nei luoghi più impensati, le sorprese non mancherebbero.
Questa premessa mi serve per introdurre il racconto di amici che sono stati in Irlanda.
Scorrendo il loro scritto si capisce l’ovvio entusiasmo di noi “ammalati di musica”, ma si “legge” anche di artisti da strada, ad ogni angolo, come a Memphis, come a Theeran, o Dublino.


Ma chi sono questi amici che raccontano il loro viaggioda ricordare?
Nazario ha già presentato qualche sua esperienza su questo blog.
L’ho conosciuto come padre di una compagna di scuola di mia figlia e poi….un concerto tira l’altro e siamo entrati in sintonia.
Fulvio lo conosco poco , ma a lui è legato uno dei miei ricordi più “forti”, musicalmente parlando, vale a dire il concerto degli Who a Verona, lo scorso anno.
Abbiamo passato qualche ora assieme , ma il solo fatto che fosse li per l’evento , per quell’evento particolare, mi fa sentire istintivamente a lui affine .

Ripropongo il loro ricordo a quattro mani, senza modificare una virgola.


Il pretesto sono stati i 50 anni di Fulvio, l'occasione il concerto di CHRISTY MOORE a BELFAST e la voglia di musica si è trasformata in una vacanza in IRLANDA di una settimana.
Dopo l'atterraggio a DUBLINO abbiamo noleggiato una macchina e siamo andati alla ricerca delle radici del folk irlandese .Siamo stati a GALWAY un paese di ragazzi dove in ogni angolo c'è qualcuno che suona la chitarra, il violino o i tamburi, nei PUB sempre pieni oltre alla GUINNES la musica dal vivo è la caratteristica piu' importante.
A DOOLIN paesino di pescatori abbiamo comprato un PENNY WHISTLE, il piccolo flauto per mia figlia Giulia in un negozio che trasuda tradizione da tutti i dischi.
BELFAST invece ci ha stupito per la sua freddezza, poca gente in giro, i negozi, per altro molto belli, chiudono alle 17 dopo di che il traffico sparisce e ci siamo ritrovati gli unici ad essere in giro in centro di una città rimessa a nuovo ma che ha ancora i segni della guerriglia degli anni delle lotte di BOBBY SAND e della MANO ROSSA.
Comunque martedì 20 come da programma siamo andati ad assistere al concerto di CHRISTY MOORE in un teatro situato nella zona del porto: il Waterfront Hall, nuova costruzione in acciaio e vetro come gran parte delle costruzioni del quartiere.
Questi concerti non ricevono alcun tipo di pubblicità, ma vanno ugualmente incontro al tutto esaurito sulla base del semplice passa-parola.
Per quelli che non lo conoscono, Christy Moore, classe 1945 è una leggenda come artista solista nonché leader dei gruppi celtic rock Moving Hearts e i più tradizionali Planxty (bands che hanno riunito i migliori musicisti irlandesi) e ha portato la musica irlandese fuori dai ghetti londinesi sulla scena internazionale. Produttivo e innovativo, fin dagli anni '60 Christy Moore è stato un personaggio discusso a causa del modo provocatorio con cui ha inteso scrivere le proprie ballate folk, fondendo generi con profonda devozione verso le radici della propria musica e incarnando al meglio l’anima laica, progressista e politicamente militante dell’Irlanda.



Veniamo al concerto: ad accompagnare magistralmente Christy Moore è stato Declan Sinnott alle chitarre acustica ed elettrica, l’affiatamento artistico tra i due raggiunge oggi l'apice e le composizioni ormai note nel repertorio, sono arrangiate con energia creativa.
Essendo maggio l’anniversario della morte di Bobby Sands (nato a Belfast e divenuto eroe della rivolta anti inglese, morto per sciopero della fame nel 1981) non sono mancate le due canzoni scritte proprio da Bobby (McIlhatton e Back Home in Derry), e altre canzoni politiche come Victor Jara, Sacco and Vanzetti (di Woody Guthrie, dedicata alla memoria di Jim Lawlor), Biko Drum (dedicata a Biko, come già fece P. Gabriel), Vive la Quinte Brigada (che parla degli Irlandesi socialisti che hanno partecipato alla guerra civile spagnola del 1936).
La solita escursione verso la tradizione irlandese ci ha presentato fra le altre Cliffs of Dooneen, Hattie Carroll, Casey, mentre il viaggio cantautorale è iniziato con Motherland (stupenda canzone di Natalie Merchant, già nei 10,000 Maniacs) per poi proseguire con Faithfull Departed, Missing You, Smoke and Strong Whiskey, Ordinary Man …. fino alla fine con la chiusura di Ride On', forse il suo pezzo più famoso.
Come conclusione, possiamo dire che CHRISTY ha eseguito una performance all'altezza della sua fama con il pubblico molto divertito dei suoi racconti tra un pezzo e l'altro. Noi purtroppo, con il nostro inglese, non abbiamo potuto cogliere tutte le battute dell'artista ma ci siamo divertiti molto ugualmente. 




La mattina dopo tornando verso DUBLINO la radio che ascoltavamo metteva in palio dei biglietti per un concerto di BRUCE SPRINGSTEEN e noi che siamo fans di BRUCE da vecchia data non sapevamo che in quel periodo ci fossero delle date del tour che toccassero l'Europa.
Mossi dal sacro fuoco nel giro di due ore eravamo in possesso di due ticket per il concerto di apertura del tour europeo giovedì 22 maggio ore 19.30 arena di DUBLINO.
La serata di mercoledì l'abbiamo trascorsa nel quartiere chiamato TEMPLE BAR un tempo malfamato,ora rimesso a nuovo e sede della movida. Anche qui ogni pub aveva al suo interno un palchetto dedicato alla musica dal vivo che noi rigorosamente abbiamo onorato bevendo una pinta di GUINNES e ascoltando i musicisti. Dopo il quarto locale il nostro senso critico era un pò offuscato dalla birra e cosi ci siamo fermati in una saletta dedicata alla visione della finale di CHAMPION LEAGUE tra CHELSY e MANCHESTER vivendo insieme ai tifosi delle due squadre la sofferenza dei calci di rigore.
Devo dire che tutto si è svolto pacificamente senza scontri tra le due tifoserie.
E veniamo al giorno del concerto,la mattina è trascorsa alla ricerca dei souvenirs da portare in Italia: magliette dell HARD ROCK CAFE e pecorelle di peluches l'hanno fatta da padrone, poi un pranzo al THUNDER ROAD CAFE (per entrare in tema) quindi in macchina alla ricerca dell'arena dove gioca la squadra di rugby di Dublino. Per fare due chilometri ci sono volute quasi due ore per il traffico intasato per l'affluenza allo stadio. Siamo riusciti a parcheggiare abbastanza vicino e alle 18 30 eravamo dentro.
So che sembra impossibile all’abituale fan italiano, ma solamente a un’ora prima dell’inizio eravamo (comodamente!) sistemati alle seconde transenne, a circa 10 metri dal palco!
Descrivere un concerto di Bruce è diventato ormai un ripetersi abbastanza monotono di esclamazioni e aggettivi sempre più magniloquenti, quindi non cadrò nella trappola, dichiarando solamente che anche questo concerto meriterebbe lo stesso trattamento.
Inizio al fulmicotone con The Promised Land, quindi via via più o meno tutti i classici, una specie di “greatest hits” particolarmente dedicato a Darkness di cui in questi giorni si celebra il 30° anniversario!
L’E-Street senza Patty e con un Clarence sempre più difficoltoso negli spostamenti (e ora con a disposizione una poltroncina per sedersi) sbuffa e rincorre un Bruce indiavolato (è ricomparsa la famosa “scivolata”) ma qui particolarmente disteso e a suo agio, con davanti un pubblico che risponde ai suoi incitamenti (comunque a S.Siro penso che sarà un’altra cosa…).
Pezzi da ricordare: The River versione vicina all’originale, particolarmente commovente, la sequenza-killer Candy’s Room/ Prove It All Night / Darkness on the Edge of Town / Because the Night eseguite una dietro l’altra che ci ha letteralmente steso… Da incorniciare l’assolo di Nils alla fine di quest’ultima, il folletto a roteare su se stesso e a dimostrare il suo reale valore!
E poi ancora la parte finale dei bis, Thunder Road / Born to Run / Bobby Jean (che oggi sembra fatta su misura per Danny Federici, che ci ha appena lasciato) e una Tenth Avenue Freeze-out che vede ospite Southside Johnny come corista di eccezione. In chiusura una American Land qui particolarmente gradita dato il suo incedere “irish” e cantata da tutti seguendo il testo proiettato alle spalle del palco.
E alla fine che dire? Statisticamente, otre a Magic (7 pezzi) hanno fatto la parte del leone gli albums Darkness con 6 pezzi, Rising e Born to Run, 4 pezzi. Sono completamente mancati i primi due albums (precedentemente saccheggiati) oltre agli ormai dimenticati Human Touch, Lucky Town e gli albums acustici, presenti solo con una potente versione rhythm’n’blues di Reason to Believe.
Forse sono mancate alcune canzoni a sorpresa, che i fans più fanatici sempre aspettano, però ci sarà spazio per tutte le esigenze, visto che in questo tour Bruce cambia la scaletta per circa la sua metà ad ogni concerto. I ragazzi sono sempre in forma e il divertimento è assicurato anche questa volta, perché come ha dichiarato Bruce in una intervista, “In questo momento non ci interessa MTV, vogliamo solo suonare quello che ci piace, che piace alla Band e soprattutto piace al pubblico!”






SCALETTE DEI CONCERTI

Christy Moore & Declan Sinnott
Belfast – 20/05/2008

After the Deluge
Motherland
McIlhatton (Bobby Sands)
Faithfull Departed
Don't Forget Your Shovel
Beeswing
Missing You
Merseyside
Victor Jara
Sacco and Vanzetti
Back Home in Derry
Cliffs of Dooneen
Smoke and Strong Whiskey
Casey
I Will
Stitch in Time
Joxer Goes to Stuttgart
Biko Drum
On the Bridge
Vive la Quinte Brigada
Nancy Spain
Hattie Carroll
Time Has Come
Ordinary Man

ENCORE:
Voyage
No Time for Love
Ride On'

Bruce Springsteen & The E Street
Dublino - 22/05/2008

The Promised Land
Radio Nowhere
Lonesome Day
Out in the Street
Gypsy Biker
Magic
Reason to Believe
Candy’s Room
Prove It All Night
Darkness on the Edge of Town
Because the Night
She’s the One
Livin’ in the Future
Mary’s Place
Waitin’ on a Sunny Day
The River
Devil’s Arcade
The Rising
Last to Die
Long Walk Home
Badlands

ENCORE:
Thunder Road
Born to Run
Bobby Jean
Tenth Avenue Freeze-Out
American Land




giovedì 5 giugno 2008

Richard Johnston in Beale Street



Lo scorso mese ... sono stato una settimana in America.
Avevo un sacco di intenzioni bellicose che culminavano con un acquisto di una Fender o di una Gibson, nel luogo più appropriato.
Il cambio favorevole e l’emozione di fare una compera del genere, laddove quei marchi sono nati, erano elementi allettanti.
Chitarre così importanti sono sprecate nelle mie mani, ma qualche sogno ogni tanto bisogna pur realizzarlo!
Per riuscirci contavo sul fatto di trovare un pò di tempo libero, la sera, ma non mi è stato possibile, e ho concentrato tutte le mie speranze in un tardo pomeriggio di un venerdì, giorno antecedente il ritorno in patria.
In quelle poche ore ho vissuto momenti indimenticabili, come sempre mi accade negli States.
In primis la visita a Graceland, dimora di Elvis, argomento che tratterò a parte, per intensità e varietà di emozioni.
Quando sentivo parlare in tv della tanto decantata Graceland, meta di pellegrinaggi continui, mai avrei pensato di essere uno dei futuri visitatori.
Dopo la rapida visita, un taxi mi porta nella downtown.
La downtown di Memphis si riassume in Beale Street, ovvero musica e blues, blues e musica.
Ovunque, ad ogni angolo, capannelli di improvvisati ballerini pronti a seguire i guitar heroes da strada.
Artisti da marciapiede, cantanti straordinari, polistrumentisti pronti a soddisfare ogni palato musicale.
In un’ora di registrazione (purtroppo di qualità scadente) ho “beccato” di tutto e di più.
Quella sarebbe la mia via ideale, la perfezione, la completezza!
Dividerò il materiale registrato per presentarlo a spezzoni  in momenti diversi.
Inizierò a raccontare di Richard Jonsthon, l’unico musicista di cui ho scoperto il nome.
Erano circa le 18, c’era il sole e almeno 25 gradi.
Camminando per la via, allungando le orecchie ad ogni nuova forma di sonorità, mi sono soffermato su Richard, attirato dallo strumento che aveva in mano, e di cui non riuscivo proprio a capire il verso. Stava mettendo a punto l’amplificazione e l’assetto degli strumenti. A vederlo così sembrava un suonatore da strada che vive di tips.
A posteriori ho scoperto che ha suonato sui palchi di tutto il mondo, assieme a virtuosi blues dall’importanza mastodontica.
Ma quali erano gli strumenti di questo uomo tutto solo … completamente solo?

Quello che poteva sembrare un ukulele elettrico era in realtà una “cigar box guitar”.



Un passo indietro.
Chi è davvero Richard Johnston?
Raccolgo alcune informazioni dal sito :


Richard Johnston è un bluesman contemporaneo che porta la sua musica in giro per il mondo e si accompagna da solo. Sì, perché Johnston è un one-band-man, che sul palco presenta la sua attrezzatura tecnica, consistente in una batteria con cassa (piede destro) e due pedali sul sinistro che azionano contemporaneamente un charleston ed un rullante posto in verticale (a cui e’ collegata una “bacchetta”), amplificatori e una "cigar box guitar", una sorta di chitarra realizzata con una scatola di sigari, due manici di scopa e tre corde.



Chiudendo gli occhi si ha l'impressione di essere davanti a una band intera.
Incredibile la quantità di suoni che riesce a tirare fuori da solo con quel tipo di strumentazione.
Oltre alla "cigar box" suona anche la chitarra ed è un grande trascinatore.
Ovviamente canta.

Biografia
Nasce nel 1965 a Houston, in Texas.
A Memphis, nel 1997 ,trova la consacrazione, grazie alla sua prima autoproduzione “Official Bootleg 2”.
Questo disco contiene tutta l’energia gia che contraddistingue i suoi “live set”.
Nel 2002 arriva il primo disco in studio ,”Foot Hill Stomp”.
Anche grazie ad alcuni importanti ospiti presenti in questo album (la compianta Jessie Mae Hempill su tutti), il musicista di Beale Street si presenta come il risultato più interessante della scena musicale di Memphis .
Un grosso riscontro sia tra i canali radiofonici che nel pubblico , nonché tra la critica, rende “Foot Hill Stomp” uno dei migliori album indipendenti blues di sempre.
One-Man-Band di razza, Johnston, con voce ,chitarra e batteria, riassume tradizione e modernità.
Cresciuto, musicalmente parlando, a fianco di gente come Otha Turner e Jessie Mae Hempill, ad oggi è uno degli eredi diretti dei grandi maestri blues dell’ultima generazione.

Sono quindi davanti a Richard e resto sbalordito dalle sue prove.
E’ l’unico della via che non raccoglie denaro, ma vende i propri prodotti, CD e DVD.
Mi avvicino al suo banco di vendita presidiato da una ragazza che mi da spiegazioni sullo strumento e mi racconta di avere una sorella che vive in Italia.
Non voglio perdere tempo. Mi levo il pensiero del mangiare nell’Hard Rock Cafè, a pochi metri di distanza. E poi di nuovo in strada, mentre il buio fa capolino.
Dopo tanti giri mi ritrovo davanti a Johnston. Una miriade di persone balla davanti a lui, maestro nel coinvolgere i passanti. Difficile da spiegare chi sia davvero questo musicista e cosa sia in grado di dare a chi ama il genere. Meglio delle parole, le immagini. Non utilizzerò le mie perché ne ho trovate in rete di migliori, capaci di ricreare la stessa identica situazione da me vissuta quella sera.
Ne sono certo, chiunque si trovasse a sentire questo musicista per strada (ho letto che è avvenuto recentemente a Roma) resterebbe ammaliato da tanta maestria che sconfina nel magnetismo puro… io da quel marciapiede di Beale Street non mi sarei più staccato…
Ma io ... ammalato di musica, faccio testo?