mercoledì 9 gennaio 2008

Alan Sorrenti


Il nome di Alan Sorrenti e' quasi sempre legato alla canzone "Figli delle Stelle", ovvero una canzonetta fortunata che per niente rappresenta le intenzioni iniziali del cantante.
Non ho idea di cosa gli sia capitato negli anni 70, ovvero, come abbia fatto a cambiare totalmente direzione, da "progressive man" DOC, a canzonettaro da discoteca.

Da un pò di tempo ho intrapreso il mio percorso Prog, e oltre a raccontare le leggende straniere "proietterò immagini " italiane.
Sarebbe troppo facile iniziare dai soliti ...."Orme, PFM, Banco", per cui partirò da Sorrenti, che credo in molti avranno difficoltà a spogliare dell'aureola commerciale. A dire il vero mi risulta difficile una catalogazione dell'artista, ma va sottolineata la sua vena innovativa.
Io ho avuto un'esperienza diretta.
Nell'estate del 73 ad Altare, in Val Bormida, a un ventina chilometri da Savona, fu organizzato un festival di 2 giorni, sull'onda lunga del film "Woodstock."
Non a caso vi era una pozza d'acqua (il luogo si chiamava "La Pozza") in cui gli hippies caserecci si tuffavano nudi, emulando i più famosi americani.
Era un fine settimana, eravamo in vacanza, ed avevamo genitori accondiscendenti
(o incoscienti?) che ci permisero di vivere il nostro festival, benché non fossimo ancora maggiorenni.
Il campo era pieno di tende da campeggio in cui trovavano posto artisti e spettatori.
Io ed il mio gruppo dormimmo sotto al palco, al riparo da ogni possibile temporale.
Tra gli artisti "famosi" ne ricordo tre: Battiato (anche lui a quei tempi musicista rivoluzionario),i l gruppo Circus 2000 (con una cantante donna e con la tenda più confortevole) , il Balletto di Bronzo e appunto Alan Sorrenti.
Non presentò "Figli delle Stelle" o "Non so che darei", ma il disco più famoso e più innovativo, vale a dire "Aria".
Ma chi era Alan Sorrenti e che cosa ha rappresentato "Aria?"
"Nell'estate del 1972 Alan Sorrenti si circonda di un manipolo di validi musicisti (tra i quali spicca la stella di Jean Luc Ponty) e realizza Aria, uno degli album più ricordati del pop italiano degli anni Settanta. I massimi risultati dell'arte del cantautore napoletano sono ottenuti con l'elaborazione dell'omonima suite che occupa l'intero primo lato del vinile. “Aria” è introdotta da una soffusa atmosfera di sintetizzatori e chitarre acustiche, ben presto solcata dai sorprendenti vocalizzi di Sorrenti che richiamano alla memoria il Tim Buckley del periodo più sperimentale (Starsailor). Se l'influenza dei modi vocali di Buckley appare evidente, va in ogni caso sottolineato che lo stile di Alan appare meno ferocemente sperimentale e sufficientemente personale, con altri importanti punti di riferimento che possono essere individuati nel "giramondo" Shawn Phillips e soprattutto in Peter Hammill, cantante dei Van Der Graaf Generator. La musica scorre fluida attraverso sezioni ben concatenate tra loro, grazie ai validi arrangiamenti curati dall'autore assieme al tastierista Albert Prince, con elementi folk, jazz (in particolare il notevole violino di Ponty) e fraseggi più vicini al rock progressivo impregnati di romantiche e drammatiche atmosfere gotiche prossime allo stile dei VDGG. Qualche esagerazione sul piano degli effetti vocali non pregiudica l'ottimo esito complessivo della suite, che va annoverata tra i pochi esempi di compiuto "pop" sperimentale in Italia. Il secondo lato dell'album comprende tre brani dalle caratteristiche piuttosto differenti. "Vorrei Incontrarti "è una bella ballata acustica dal carattere intimista. Più ostica è la successiva "La Mia Mente", con parti vocali decisamente vicine a Buckley ed elaborate soluzioni strumentali, quasi una mini suite segnata da un utilizzo impressionista del mellotron, con l'interessante lavoro al piano di Prince e destabilizzanti interventi dei fiati. Molto bella anche la conclusiva "Un Fiume Tranquillo "che sfodera affinità con lo stile di Hammill e dei VDGG; percorsa dagli interventi della tromba di André Lajdli, la canzone adotta poi un assetto armonico più convenzionale per tracimare su un dilatato tappeto di tastiere e sintetizzatori sul quale Sorrenti colloca il definitivo tributo all'arte di Tim Buckley."
A seguire propongo un filmato storico dove e' possibile vedere un giovane Dave Jackson al sax.

Subito dopo una serie di immagini con sottofondo la canzone "Vorrei incontrarti", dal disco"Aria".






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