venerdì 30 novembre 2007

Giacomo Lelli


E’ un grande piacere per me parlare e far parlare, attraverso la solita intervista, Giacomo Lelli.
A lui e ad altri artisti legati al “movimento Jethro Tull”, ho dedicato parole e filmati di cui e’ possibile prendere visione su questo blog.
La prima volta che lo vidi suonare fu assieme a Lincoln Veronese, in un’occasione speciale (Convention Tull), su un piccolo palco dedicato al set acustico.
Poi alla sera la sua performance si mischiò a quella di altri artisti, e vederlo duettare con Ian Anderson fu sorprendente.
Anche fisicamente, da lontano, la somiglianza era notevole, per via della bandana e del pizzetto.
Per quanto riguarda il modo di suonare… beh , non posso essere giudice adeguato , ma sentirlo dal vivo e’ davvero una grande emozione.
Questa estate poi, sono riuscito a vederlo assieme al resto del gruppo (Lincoln Quartet) praticamente “a casa mia”, ovvero ho contribuito a creare un evento che avevo a cuore(su questo esiste ampia documentazione nel blog), il concerto di Noli.

Sul suo biglietto da visita , alla voce professione, sta scritta una sola parola: “Flautista”.
Vediamo qualche nota biografica , ricavata dal suo spazio personale:

Marchigiano di origine provincia di Ascoli Piceno, inizia a suonare il flauto dolce già nella scuola elementare con l'aiuto del padre, maestro elementare con la passione per la musica, per poi approdare allo studio del flauto traverso, sotto la guida del maestro Sandro Carbone, con il quale si diploma al Conservatorio Statale "G. Braga" di Teramo.Nel corso della sua esperienza si è avvicinato alla musica moderna, soprattutto italiana, partecipando alla realizzazione di alcuni lavori di Goran Kuzminac con il quale collabora tuttora nei suoi concerti dal vivo. Trasferitosi in Veneto in provincia di Venezia, inizia a collaborare con musicisti del luogo, e del nord Italia. Attualmente suona anche con il chitarrista Lincoln Veronese collaborando alla realizzazione del suo album "Tesori sommersi", al CD tributo ai Jethro Tull "Song for Jethro", a convention dedicate al famoso gruppo storico (Jethro Tull ), nonchè a concerti con Clive Bunker (batterista storico dei Jethro Tull) ed alla realizzazione di concerti in memoria di Fabrizio De Andrè. Nel corso del 2006 a preso parte alla consueta Convention di "Itullians", al fianco dell'ormai inseparabile Lincoln Veronese esibendosi in pratica con tutti gli ospiti dell'evento, oltre a Flavio Oreglio e Clive Bunker, nomi come Glenn Cornick, Dave Pegg, Tinkara, Andrea Griminelli, e l'inossidabile Ian Anderson, con cui ha duettato in due brani insieme a Tinkara, uno insieme a Silvia Perlini, e nel finale con la ormai storica Locomotive Breath. Al momento, è considerato dalla critica musicale, e dai giornalisti, uno dei migliori flautisti Rock in Italia. Insegnante di flauto traverso, impartisce lezioni, e valuta proposte per gruppi, solisti musicali, registrazioni in sala d'incisione, e scuole di musica.


Come e quando nasce la tua passione per la musica?

La mia passione per la musica nasce all’età della scuola elementare con la compiacenza di mio Padre, all’epoca Maestro di scuola col pallino della musica, amore che ha tuttora, nonostante la bella età di 85 anni.

Quali sono i tuoi riferimenti musicali più importanti?

Tutti quelli che mi hanno accompagnato nella mia vita di musicista fino a dove ora sono arrivato.

Qual’e l’artista/gruppo a cui sei più legato?

Diciamo che il gruppo che prediligo in particolare sono i Jethro Tull ed ovviamente l’Artista non può essere che Ian Anderson.

Come riesci a far convivere la tua passione per la musica con gli impegni quotidiani?

Organizzazione niente di più.
Non passa giorno lavorativo, festivo, o altro che non ricavi nell’arco delle 24 ore la mia ora o mezzora di suonata e studio quotidiano.

Strumento preferito (oltre al flauto)?

Quando ho iniziato a suonare il flauto dolce nella scuola elementare ,come dicevo prima, mio Padre, notando che ero portato per la musica, mi iscrisse inizialmente ad una scuola di musica , e poi al Conservatorio. Io ero fissato con il pianoforte o la chitarra, ma mio padre, me lo ricorderò finche vivrò, mi disse: - Se fino ad ora hai fatto flauto dolce, prova con il flauto traverso, se ti piace continui, sennò cambi con il pianoforte o la chitarra -.
Ed ora eccomi qua.

Come e’ cambiato nel tempo il tuo rapporto con la musica ?

E' maturato nel tempo. Sai, non mi sono mai considerato arrivato, anche se ho un diploma preso al Conservatorio, in Flauto. Ho cercato di imparare qualcosa da tutti i musicisti che ho incontrato(ancora oggi e' così), ed il mio rapporto con la musica si è consolidato, e questo è soprattutto dovuto alle varie esperienze musicali che ho avuto, e che ho tuttora.

Cosa giudichi importante… il testo, la musica, entrambi?

Entrambi danno al brano valorizzazione. A volte mi capita di sentire una canzone (parlo degli Italiani perché purtroppo con l’Inglese ho un pessimo rapporto) che ha un testo eccellente ,ma musicalmente è banale,e a volte invece capita il contrario. Raramente oggi come oggi si riesce ad ascoltare qualcosa di decente sotto tutti e due gli aspetti , e si tende a privilegiare il discorso commerciale. Logicamente essendo musicista giudicherei più il fattore musicale, senza però tralasciare il testo.

E’ importante essere costantemente presenti per restare a galla(riferito agli artisti)?

Oggi come oggi sicuramente si, mai lasciarsi andare!
E' un pò il discorso che facevo prima relativamente a chi si considera arrivato: è sicuramente al capolinea, artisticamente parlando.

Meglio il Vinile, il CD o l’MP3?

Il vinile ormai è sorpassato, forse il CD è tuttora presente, ma l’MP3 è sicuramente più pratico.

La musica deve necessariamente essere divisa in categorie?
Più che in categorie direi in generi musicali.

Esiste musica per differenti età?

Assolutamente no.

Cosa cercheresti di cambiare (sempre riferito alla musica) se potessi riscrivere la tua storia?

Nulla, rifarei tutto quello che ho fatto.

Immagina una tua diversa collocazione: palco? Produzione? Solo ascolto?Organizzatore? Scrittore?

Forse produzione ed organizzazione.

Cosa salveresti della tradizione musicale italiana?

Quei pochi brani che al giorno d’oggi siano ascoltabili. Purtroppo di buona musica ne è rimasta ben poca.

Perché ci siamo innamorati, da bambini, di canzoni di cui non capivamo una parola?

Sicuramente per la melodia del brano. Capita molte volte di ascoltare dei brani in Inglese dove ,anche se le parole non si capiscono, la melodia ed il ritmo sono capaci di travolgerti.

Blues, Progressive o Jazz?

Blues e Progressive.

Classica,Hard Rock o Punk?

Classica.

Provi a gettare il seme con la nuova generazione?

Certo ,anche perché insegno Flauto Traverso e Solfeggio in una scuola di musica privata.
Ho la prova di mio nipote di 12 anni che guarda caso adora più il genere anni 70-80 Deep Purple, Led Zeppelin, Jethro Tull ed altri, che non la musica della sua generazione.
Vedi, basta avere genitori, zii, che hanno vissuto quegli anni, che insegnino alle future generazione il valore ed il significato di quel periodo musicale, e questo lo si fa generalmente facendo ascoltare determinati brani di diversi gruppi che hanno vissuto quegli anni.

Musica scaricabile da internet o… a costo contenuto, per vie tradizionali?

Sicuramente a costo contenuto per vie tradizionali, altrimenti scarico, solo ed esclusivamente per uso privato e strettamente personale.

Il filmato di un gruppo che vorresti sentire adesso?

Jethro Tull.

Fatti una domanda a cui non ho pensato?

“La vita e' un sogno, o i sogni aiutano a vivere meglio?"
Penso che Marzullo ancora non ci dorma la notte.






mercoledì 28 novembre 2007

Ciao 2001

"Ciao 2001 non è stato solo un giornale.
E' stato soprattutto un compagno di viaggio e di sogni."
(Giuseppe De Grassi)




A breve inizierò un personalissimo viaggio nella musica Progressive, preceduto dalla mia interpretazione di quel mondo.
In realtà, negli anni 70, quando ero adolescente, quel tipo di musica con cui sono cresciuto, aveva per me una sola etichetta: Rock.
Non presenterò nulla di “scientifico” .
Esiste già tutto il possibile, ricavabile dalla rete e da una bibliografia molto ricca.
Non ho il tempo di ricercare fonti nuove, come farebbe uno scrittore “serio”, per cui posso solo ripescare nei meandri della memoria e il filo cronologico non sarà quello ufficiale, se esiste, ma solo la sequenza delle immagini che mi sono rimaste.
Dopo il “cappello” che presenterò prima dello start up, proporrò i nomi dei vari gruppi, ricordandone un po’ di storia, ma soprattutto qualche nota di concerti da me visti, aggiungendo filmati storici, magari qualche testo e qualche tablatura.



Il ricordo.
A 16 -17 anni non si aveva un’enorme libertà, che permettesse di permearsi di cultura musicale. Si viveva per strada, perchè i pericoli del tempo erano minori, o percepiti tali, ma spostarsi da una città all’altra, per un concerto ad esempio, era un problema, perché eravamo… bambini.
Non c’era internet, non ‘cerano I-PODCD e filmati su Youtube.
Da dove si attingeva allora?
Ricordo un programma alla radio che si chiamava “Per voi giovani” in cui, ad esempio, ascoltai la recensione di “Fragile “ degli Yes, e di “Pawn Hearts” dei Van Der Graaf Generator.
E mi servì.
Ho in mente poi una trasmissione che andò in onda in TV, per un certo periodo, al sabato attorno alle 18/19, e mi pare si chiamasse “Under Venti”, con tutta la scena rock italiana del tempo(in playback).
Ma tutte le mie informazioni, i pettegolezzi, le classifiche, le recensioni e le novità, mi arrivavano dal mitico settimanale “Ciao 2001”.
L’uscita era un evento, e spesso, appena fuori da scuola, correvo dall’edicola per accaparrarmelo, essendo più importante del cibo che mi stava aspettando a casa.
Già la copertina era da ammirare e lasciava intendere cosa avrei trovato all’interno.
Era da guardare e riguardare, come succedeva con gli LP.
All’interno non mancava mai il poster utile per tappezzare la camera e, non so perchè, ma ricordo molto bene quello delle “Orme”.




La lettura era rapida e bastava un’ora per esaurire tutti gli argomenti.
Lo mangiavo quel giornale... quanto mi piaceva!!!
E poi discussioni con gli amici, confronti, commenti.
Le parti che preferivo erano le presentazioni dei nuovi”lavori” degli artisti, e le classifiche di bravura dei singoli strumentisti.



Poi mi sono seduto.
Probabilmente” Ciao 2001” e’ stato affiancato e poi superato da altri giornali settoriali, e io, stupido essere, ho gettato nella spazzatura tutti i miei giornali, ormai obsoleti, in un momento scellerato in cui sembrava necessario crescere, accantonando ciò che aveva accompagnato l’adolescenza.
Fortunatamente ho ancora i miei 200 vinili!
In rete e nei mercatini si trovano ancora i “Ciao 2001”, e non e’ escluso che ne acquisterò qualcuno, ma i miei originali avrebbero adesso un valore affettivo enorme.

Bando alla tristezza ed ai rimpianti, avendo dato luce ai miei progetti prossimi, fornisco il “cappello al cappello”, ovvero:
la seconda premessa deve ancora venire e tenderà a spiegare cosa sia per me il Progressive.
La prima, cioè quella odierna dedicata a Ciao 2001, e’ una sequenza di copertine, in rapida successione, con un sottofondo musicale stimolante.
Sono sicuro che fornirà qualche emozione a chi ha i miei stessi ricordi!

CITAZIONE (Armando Gallo,21 gennaio 2003,giornalista di Ciao 2001)

Noi di Ciao 2001 eravamo tutti dentro il meraviglioso segreto di quella musica. Conoscevamo tutti prima che diventassero famosi! Era questo quello che distingueva un lettore di Ciao 2001 dagli altri”



video




martedì 27 novembre 2007

Franco Piccolini



















... qualche anno fa...






Oggi Franco Piccolini risponderà alle mie solite domande standard (volutamente ripetitive).
Lo conosco da pochi mesi ma abbiamo instaurato un rapporto personale che, partendo dalla musica, si è evoluto.

Lui è modesto e non si inserisce nella categoria “artisti”... ”Ne riparleremo Franco, quando avremo definito cosa fa un  artista”.
Nel 1974 contribuisce, assieme ai gemelli Terribile, a far nascere il gruppo prog savonese “Il Cerchio d' Oro”, con cui “lavora” per alcuni anni.

Le solite vicende della vita lo portano ad accantonare l’impegno musicale attivo, ma le passioni non si cancellano ed ecco a distanza di 25 anni il suo ritorno, il loro ritorno, con la band originale, e soprattutto con un progetto ambizioso, che sta andando a buon fine.
Mi riferisco ad un disco (inteso davvero come vinile, oltre che cd) che dovrebbe uscire ad inizio 2008.
Ma di questo mi occuperò a tempo debito.
Sono riconoscente a Franco per avermi guidato nella registrazione di un piccolo coro, compreso nel concept albumIl Viaggio di Colombo”.
Nessuna mia velleita’ artistica, ma il piacere di fare una cosa nuova, nell’ambito che piu’ preferisco.

E sentiamo il pensiero di uno che di idee ne ha ...

Come e quando nasce la tua passione per la musica?
Da bambino, i miei mi mandarono al liceo musicale, ho imparato lì le basi della musica, di malavoglia, e ho incontrato uno strumento, il piano, che emetteva suoni seguendo la logica di uno spartito, ma mi affascinava lasciare andare la mente e seguire i “miei” suoni. Erano sequenze irrazionali, ma il tempo mi ha portato a riscoprire proprio quelle basi classiche.

Quali sono i tuoi riferimenti musicali più importanti?
La musica a metà tra il rock e il melodico tipica di certa produzione italiana degli anni settanta, produzione che oggi chiamiamo prog italiano (New Trolls, Orme, PFM, Trip,Quella Vecchia Locanda, Rovescio della Medaglia e tanti altri) , ma anche i grandi internazionali Deep Purple, Pink Floyd, Yes, Jethro Tull, Genesis, ELP ecc.

Qual’e l’artista/gruppo a cui sei più legato?
Devo dire che nel panorama italiano, ho sempre avuto molte emozioni nel sentire i brani delle Orme e un’ammirazione fortissima per il nostro concittadino Joe Vescovi, leader dei Trip, forse perché lo immaginavo come uno di noi arrivato a livelli di talento internazionale, ma pensandoci bene era veramente geniale e tecnico contemporaneamente. Internazionalmente devo dire che Rick Wakeman è stato sempre un musicista a cui mi sento molto legato. Come vedi, da sempre ho privilegiato ottimi strumentisti che hanno saputo conciliare tecnica, melodia e citazioni classiche senza peraltro essere fenomeni da baraccone.

Come riesci a far convivere la tua passione per la musica con gli impegni quotidiani?
Non sono un musicista nel vero contesto della definizione, quindi la musica è sempre nei miei pensieri, ma nella mia vita entra solo quando gli altri impegni me lo permettono…

Ami qualche strumento, oltre alle tastiere?
Il piano è la mia passione, quando imbastisco una canzone o le volte che mi sono messo a creare qualcosa, è sempre e soltanto successo con lui… le altre tastiere poi servono a colorare…!
Ogni tanto provo a suonare la chitarra, ma i miei conflitti con la diteggiatura mi portano solo a torturare il povero strumento malcapitato.

Come e’ cambiato nel tempo il tuo rapporto con la musica?
Molto e poco! Mi spiego, oggi cerco di esaminare criticamente ciò che ascolto e di apprezzare anche cose che non condivido, poi traggo le mie conclusioni personali. Ieri ero selettivo in partenza, “a pelle” direi, ma le conclusioni ieri come oggi sono pressoché identiche.

Cosa giudichi importante… il testo, la musica, entrambi?
Assolutamente la musica, poi magari scopro quanto belli siano i testi e quando entrambi sono presenti, danno vita a magiche alchimie. Ma la prima cosa che noto è la musica.

E’ importante essere costantemente presenti per restare a galla (riferito agli artisti)?
Dipende cosa si intende per“restare a galla”. Se parli di notorietà, grande o piccola, è bene essere costantemente presenti, ma se un artista ha le giuste qualità, vive anche solo della sua leggenda. Parlando di un cantautore atipico nel nostro panorama, Paolo Conte è un grande che specie ultimamente, è poco presente, ma è sempre e comunque un mito, un riferimento.

Meglio il Vinile, il CD o l’MP3?
So di non essere un purista, molti accuseranno svenimenti: preferisco di gran lunga il CD, non ho rimpianto dei fruscii e degli scricchiolii, non sono un nostalgico, amo i suoni moderni e puri del digitale, a tutti i livelli, dalla classica, al jazz, dal blues al rock. Certo che se parliamo di copertine e di”magiche buste” con crediti e testi, gli ellepi sono imbattibili. Gli MP3 sono solo una grande invenzione che permette di avere sempre a portata di mano una grande collezione di musica.

La musica deve necessariamente essere divisa in categorie?
C’è chi ci ha vissuto di queste divisioni, e in effetti all’ascolto esiste un mare di differenza fra le varie categorie, ma hanno tutte lo scopo di comunicare qualcosa, di raccontare un percorso, di suscitare emozioni. Può tutto questo essere diviso in categorie? Si, certo, ma credo che sia più una giustificazione psicologica e ideologica.

Esiste musica per differenti eta’?
Credo proprio di si, perché ad ogni età corrisponde il bisogno di sentire e di provare piaceri diversi. Però quando si va a certi concerti e si trovano nella stessa contemplazione estatica ragazzini, giovani spavaldi, cinquantenni panciuti, sessantottini smagriti, mamme gaudenti e giovani teen agers urlanti…penso che qualcosa sfugga a questa mia considerazione.

Cosa cercheresti di cambiare (sempre riferito alla musica) se potessi riscrivere la tua storia?
Vorrei aver approfondire lo studio, la confidenza con la composizione e le partiture; ieri non me ne importava nulla, oggi mi affascina e cerco di riprendere le fila. In qualche modo. Inoltre eviterei di allontanarmi dalla musica “attiva” per così tanto tempo, come invece ho fatto!

Immagina una tua diversa collocazione: palco? Produzione? Solo ascolto? Organizzatore?Scrittore?
Innanzitutto al momento non mi ritrovo in nessuna di queste collocazioni, comunque mi piacerebbe produrre e avere nuovamente qualche sporadico contatto con il palco.

Cosa salveresti della tradizione musicale italiana?
Amo la musica sinfonica ma non quella lirica, per il resto abbiamo avuto ottimi cantautori, ottimi gruppi musicali, ottimi cantanti… tutto da salvare direi… forse metterei da parte la musica napoletana!

Perche’ ci siamo innamorati, da bambini, di canzoni di cui non capivamo una parola?
Perché il bambino non ha le malizie e la corruzione mentale dell’adulto, è istinto puro e la musica che nasce dall’istinto, arriva subito, nelle viscere e le parole non sono altro che una melodica “liasion”, parte integrante della canzone. Molti di noi da quel lato sono rimasti e sempre rimarranno, eterni bambini.

Blues, Progressive o Jazz?
Progressive, ovviamente e blues, al jazz riconosco grandi meriti, ma non sono in grado di apprezzarlo nel giusto modo.

Classica,Hard Rock o Punk?
Detesto il punk, ricevo molta serenità dall’ascolto della classica, l’hard rock, alla mia età non sempre lo sopporto. Il Rock… normale… non è compreso?

Provi a gettare il seme con la nuova generazione?
Direi proprio di si…ho seminato…e a Dio piacendo, proverò a seminare ancora!

Musica scaricabile da internet o… a costo contenuto, per vie tradizionali?
La prima soddisfa il bisogno impellente di conoscenza, l’altra rimanda ad un piacere diverso, la ricerca, la scelta, l’approfondimento bibliografico, insomma, appaga più sensi, oltre l’udito!

Il filmato di un gruppo che vorresti sentire adesso?
Mi piacerebbe vedere un filmato dei Genesis live mentre eseguono Firth of Fifth, mi manca.

Fatti una domanda a cui non ho pensato?
A chi mai potrà interessare quello che ho detto? A parte questo, mi farei una domanda alla quale non so rispondere: perché i grandi gruppi internazionali del giorno d’oggi, non riescono ad andare otre un successo mediocre paragonato a quello dei mostri sacri di 30/40 anni fa? Eppure sono bravissimi (mi piacciono moltissimo i Porcupine Tree), possono contare su veicoli di diffusione ed informazione efficientissimi e tempestivi, ma più di tanto… .non vanno avanti.

Grazie Franco per il tempo dedicato al questionario… immagino che parlare di musica sia per te sempre un piacere.






venerdì 23 novembre 2007

Debora


Con rigorosa cronologicità presento oggi l’intervista a Debora… la mia amica Debora.
Mi rendo conto di chiamare “amici” tutte le persone che rispondono ai miei quesiti ma, almeno nella sfera degli hobbyes, quindi nel privato (anche se visibile),dialogo solo con persone di cui ho stima(questo mi induce a chiamarle amiche anche se mi e’ ben nota la differenza tra i due termini), la cui vicinanza, più o meno diretta, mi fa stare bene.
Insomma, non e’ il mondo del lavoro, e nemmeno un condominio, dove si e’ obbligati a convivere con chiunque , senza avere la possibilità’ di scegliere, e il mio blog e’ di assoluto svago, non avendo la necessita ‘ di colpire qualcuno o qualcosa (come Grillo, ad esempio), o far emergere aspetti particolarmente delicati della nostra società.
E’ una mia scelta (anche se qualche volta derogo), legata al fatto di non sentirmi (ancora) completamente libero di esprimermi, per motivi che non posso spiegare.
Quindi, in questo strano mondo virtuale, può accadere che si parli per mesi con una persona, magari anche di cose estremamente personali, realizzando che esistono identità di vedute e affinità di interessi e poi, riflettendo, ti accorgi che… non l’hai mai vista in faccia.
Debora mi ha contattato forse un anno fa, dopo aver letto qualcosa di mio sul sito di noi ” pazzi tulliani”.
Da quel momento abbiamo continuato assiduamente la nostra corrispondenza, riuscendo a costruire “amicizie” parallele con altri musicisti e musicofili.
Lei mi ha dato spazio sul suo sito , luogo in cui si riescono a capire i valori che la guidano quotidianamente.
Costruire e popolare un sito od un blog, significa avere il coraggio di mettersi un po’ in vetrina, di sottoporsi a critiche, di svelare lati che magari nessuno sospettava esistessero e,aggiungo, di avere un ulteriore nuovo controllo esterno(il grande fratello e’ in agguato ).
Lo spazio di Debora e’ , a mio giudizio, di ottima fattura , e al di la della parte strettamente tecnico /artistica, emerge immediatamente la persona che c’e’ dietro a quelle righe, e a quelle immagini.
Se dovessi dare su di lei una succinta descrizione, derivante dalla corrispondenza epistolar-virtuale e da ciò che lei scrive nei suoi spazi, mi esprimerei così:
“Il suo amore per la musica si fonde con il pragmatismo necessario ad affrontare problematiche sociali, ed emergono, d’impatto, valori spirituali ed artistici che appaiono linee guida nel suo percorso di vita”.

Ecco Debby come ti recensirò quando sarai famosa!!!

Il suo sito e’ il seguente.

Segnalo anche il suo “My Space”:


Leggiamola.
Come e quando nasce la tua passione per la musica?
Da che mi ricordo, ho sempre vissuto in mezzo alla musica . E’una passione che credo di avere nel DNA e che mi è stata trasmessa principalmente da mio padre, che fin da giovane si è sempre dato da fare per organizzare serate da ballo,in qualunque posto ci fosse spazio sufficiente per riunire un po’ di gente.
Sarebbe una storia lunghissima ed esilarante ma temo che non ci sia ne il tempo ne lo spazio per raccontarla! E’ un’ attività che papà non ha ancora abbandonato, e continua a darsi da fare per cercare i gruppi che possano venire esibirsi .
Da tutto ciò si può capire come fin da piccola io sia stata abituata a vedere gente che suona su un palco. Per essere sincera,lui ha tentato anche di farmi studiare. Aveva infatti comprato una fisarmonica, ma decisamente non era il mio strumento. La vera passione per la musica,comunque, è arrivata con i Nomadi e l’incontro con Augusto Daolio,incontro che è stato molto importante per me,sotto tanti aspetti.

Quali sono i tuoi riferimenti musicali più importanti?
Sono tanti i musicisti che apprezzo e dai quali cerco di imparare.
Diciamo che ,dato che mi piace cantare,sono molto affascinata da Joan Baez, verso la quale sono stata indirizzata dalla mia insegnante di canto… non l’avevo mai sentita fino a pochi anni fa, ed e’ inutile dire che sono rimasta folgorata, oltre che dalla bellezza della sua voce , da quell’espressività così dolce,calda ,piena di colori e sfumature diverse, dalla perfezione della tecnica vocale che è nello stesso tempo talmente semplice da diventare disarmante. Una grandissima artista sotto tutti i punti di vista,che oltre tutto ha anche il merito(in condominio con i Nomadi) di avermi avvicinata alla musica dell’America latina, e a quella cilena in particolare. Sono molto attratta dal folk in genere ,e sto anche cercando di imparare a suonare la chitarra acustica … ma i miei riferimenti sono molteplici ,si va da Ella Fitzgerald a Janis Joplin a James Taylor, Simon and Garfunkel… e molti altri!

Qual’e l’artista/gruppo a cui sei più legata?
I Nomadi, senza ombra di dubbio. Potrei scrivere un libro su ciò che i Nomadi hanno significato nella mia vita e non solo relativamente alla musica.

Come riesci a far convivere la tua passione per la musica con gli impegni quotidiani?
La mia passione per la musica” è “un impegno quotidiano. Dalla musica non si può prescindere, è un elemento vitale per me ,quindi irrinunciabile, ed ha la precedenza su molte cose,anche se non è sempre stato così….

Suoni qualche strumento?
La chitarra acustica e le mie corde vocali! Più che altro diciamo che ci provo!

Come e’ cambiato nel tempo il tuo rapporto con la musica ?
Beh! E’cambiato moltissimo.
Fino all’incontro con Augusto Daolio diciamo che era una cosa piuttosto marginale,e in quel momento diventò molto importante per quella fase della mia vita … avevo 19 anni…
Poi quando Augusto e’ mancato ,ho vissuto un periodo di smarrimento,finito solo quando ho ritrovato il coraggio di tornare ad un concerto dei Nomadi senza di lui, 9 anni dopo, nel luglio del 2000….concerto che è stato il secondo inizio per me. Da li ho ritrovato molte cose che credevo perdute, e la passione per la musica da allora è solo cresciuta,e continua a crescere ancora adesso… Se mi fermo a pensare, ti assicuro che sono sinceramente convinta che ai Nomadi,devo praticamente tutto! Ammetto però che anche l’incontro con i Jethro Tull nel 2002 è stato sconvolgente , mi ha davvero fatto perdere il controllo,in senso positivo,e mi ha aperto altri mille sentieri che ho seguito e sto seguendo… La nota negativa fra virgolette, sta nel fatto che conoscendo i Jethro Tull, sono cresciuta molto, musicalmente, e quindi diventata più esigente, ma sarebbe un discorso molto lungo.

Cosa giudichi importante… il testo, la musica, entrambi?
Dipende molto dal contesto . Per esempio, nella musica cilena dei primi anni 70, della quale ho parlato prima ,era fondamentale il testo.
Si tratta di musica che ha avuto un importanza sociale e politica determinante in quel periodo ; non è un caso infatti che un icona della cultura popolare cilena come Victor Jara, autore di canzoni splendide, sia stato giustiziato nello stadio del Cile,durante il colpo di stato militare di Pinochet.
La sua biografia è una storia bellissima quanto drammatica, e la dice molto lunga sul ruolo che la musica può assumere attraverso il testo delle canzoni. S’intitola “Victor Jara, una canzone infinita”, è stata scritta dalla moglie inglese dell’artista, mi ha davvero colpita molto e fatto riconsiderare molte delle convinzioni che avevo sui molteplici ruoli che la musica può assumere!
E’anche vero che, spesso, non c’è bisogno di nessun testo… la musica è una forma di espressione che sa compiere alchimie impensabili, capace di toccare anche i cuori più aridi.
Non so… è tutto importante, ma ho la certezza che una bella musica può anche fare a meno di un bel testo. Al contrario ,credo che un bel testo non possa suscitare le stesso tipo di sensazioni senza una bella musica.
Bisogna considerare però,almeno dal mio punto di vista, che la musica ha un potere comunicativo,ed emozionale, superiore alle parole, ma non è comprensibile da tutti, come invece può essere un testo bello o con contenuti sociali importanti. Credo sia una questione di sensibilità musicale e di sintonia con ciò che si ascolta.

E’ importante essere costantemente presenti per restare a galla(riferito agli artisti)?
Non lo so, ma non credo.
Ho conosciuto i Jethro Tull nel 2002, per puro caso… se li ho conosciuti dopo trent’anni che suonavano, evidentemente non erano molto presenti, ma mi hanno folgorata lo stesso. Se sei bravo e hai qualcosa da dire,puoi fare un disco ogni 5 anni ed essere sempre al top….

Meglio il Vinile, il CD o l’MP3?
Col vinile si respirano altre atmosfere… ma i cd e gli mp3 sono più comodi.

La musica deve necessariamente essere divisa in categorie?
Per me esiste la bella musica e la brutta musica… anzi la musica che mi piace e la musica che non mi piace, dividerla in categorie per me non ha nessun senso, sarebbe come voler catalogare le emozioni!

Esiste musica per differenti età?
Esiste la musica alla quale si è più legati… ma per differenti età non so, forse è indispensabile compiere un percorso di crescita personale per poter apprezzare certa musica. Se quando avevo 16 anni avessero tentato di convincermi ad ascoltare Summertime interpretata da Louis Amstrong ed Ella Fitzgerald, non credo ci sarebbero riusciti, ma adesso penso sia una delle cose più belle che abbia mai ascoltato!

Cosa cercheresti di cambiare (sempre riferito alla musica) se potessi riscrivere la tua storia?
Inizierei a cantare molto prima, imparerei a suonare la chitarra, mi concentrerei molto di più su queste due cose lasciando perdere gli altri mille interessi che mi hanno distolta dalla volontà di suonare. Ero una ragazzina ed avevo meno responsabilità, adesso è tutto più difficile, specialmente per una donna.

Immagina una tua diversa collocazione: palco?Produzione? Solo ascolto?Organizzatore?Scrittore?
Non avrei mai pensato di poterlo dire un giorno ma, credo che sul palco mi sarei sentita davvero a mio agio! Ma credo che mi sarei sentita a mio agio anche in tutte le altre situazioni.

Cosa salveresti della tradizione musicale italiana?
Beh! Giuseppe Verdi per cominciare!
Sono molte le cose da salvare, non fosse altro perché fanno parte della nostra cultura. Uno può apprezzare o meno, ma abbiamo in Italia una della più grandi cantanti in assoluto che è Mina. Non amo particolarmente il suo genere,ma meglio di lei secondo me ci sono solo la Franklin e la Fitzgerald ,almeno tra quelle che conosco io.
Poi ci sono i cantautori,da De Andrè a De Gregori… gruppi come la PFM, come i Nomadi stessi… c’è molto da salvare, nella nostra tradizione musicale, secondo me siamo troppo esterofili!

Perche’ ci siamo innamorati, da bambini, di canzoni di cui non capivamo una parola?
Non esiste logica nell’innamoramento… quindi non ti so rispondere!

Blues, Progressive o Jazz?
Non so scegliere.

Classica,Hard Rock o Punk?
Idem come sopra, sono tutti belli a modo loro.

Provi a gettare il seme con la nuova generazione?
Non ho figli… tuttavia lavoro in una scuola, e sono in mezzo a ragazzi dai 15 ai 20 anni; purtroppo non li vedo molto interessati alla musica come a un fatto culturale… molti hanno gli Ipod alle orecchie, ma per lo più ascoltano roba che tra due anni non ricorderanno più e le implicazioni di questa tendenza, purtroppo, temo siano enormi: senza validi modelli da ascoltare non vedo un grande futuro per la prossima generazione di musicisti!
Ma sul fatto che cerchi di diffondere il verbo in ogni dove, non ci sono dubbi!

Musica scaricabile da internet o… a costo contenuto, per vie tradizionali?
A costo contenuto per vie tradizionali, vuoi mettere! L’attesa… lo scartare il pacchetto le foto, i testi… la soddisfazione di mettere il cd nello stereo, non c’ è storia!

Il filmato di un gruppo che vorresti sentire adesso?
Il 25 anni dei Jethro Tull

Fatti una domanda a cui non hai pensato.
Se non ci hai pensato tu, devo pensarci io?!

Debby accontentati di..."My Sunday Feeling" (e' presentato in luogo inusuale ma e' del periodo da te indicato e, soprattutto, e' di qualità decente), e di un "solo" del tuo amico Clivio...





giovedì 22 novembre 2007

Fabio Treves(consiglia Eric Steckel)


Come segnalato nella foto, il 23 novembre la Treves Blues Band si esibirà a Borgosesia.



Di Treves ho parlato alcuni giorni fa, proponendo la prima delle mie interviste.


Nel corso della nostra corrispondenza, discutendo di giovani Bluesman, lui mi ha consigliato..."un bambino".




Si chiama Eric Steckel ed in rete ho trovato queste notizie:

Originario della Pennsylvania, lo conosciamo, per la prima volta, per la sua presenza energetica come ospite dei più penetranti esecutori dell’area. Le prime esperienze musicali lo ispirano a comprare la sua prima Fender Stratocaster all’età di 9 anni. Non lascerà mai perdere... La sua passione per il Blues permane portandolo presto, a dividere il palco con molti artisti nazionali famosi. Con un feeling e una naturale abilità, che non può essere descritta per qualcuno così giovane, Eric ci propone delle esecuzioni che risultano influenzate da grandi musicisti come Jimi Hendrix, Muddy Waters, Freddie King e B.B. King con un’intensità e un’abilità, che fanno pensare al fatto che abbia solo 16 anni. Con uno stile memore di grandi artisti, Eric combina una varietà di influenze ricordando, allo stesso tempo, la realtà che viene dal cuore e dal soul. Le sue origini sono principalmente Blues ma, se lo ascolti attentamente, trovi un pò di rock, country e perfino un pò di psichedelico nel suo stile di musica.“Sono cresciuto ascoltando il Southern Rock e il Blues ma c’è altra buona musica al di fuori di qui” dice Steckel “la cosa strana riguardante la musica è che non è un problema da dove vieni o quanti anni hai, la musica è come un linguaggio, e la cosa più importante è parlare la stessa lingua”.

Ascoltiamo questo incredibile talento…

video




martedì 20 novembre 2007

Andrea Vercesi


Per il ciclo “Fai la stessa intervista a persone diverse e poi traine conclusioni”,oggi riferisco di Andrea Vercesi, tra i piu’ rapidi a rispondermi.
Analogamente a quanto fatto con Fabio Treves, rimando la biografia completa ,ed il corposo materiale disponibile,ai vari link che vado ad indicare:

http://www.blogger.com/www.andreavercesi.com - http://www.blogger.com/www.myspace.com/vercesiandrea - http://it.youtube.com/profile?user=andreavercesi

Ho conosciuto Andrea attraverso il sito “Itullians”, e successivamente di persona, alla Convention dei Jethro Tull, a Novi Ligure.
In quella occasione si esibi’ nel set acustico( un piccolo filmato e’ fruibile , su questo blog, sul post dedicato alla Convention di settembre 2006).

Lui si definisce cosi’:

" Trentenne polistrumentista Pavese che vive per la sua passione musicale e che (dopo un trascorso in vari gruppi di cover generiche e dopo un paio di cd autoprodotti di musica italiana) negli ultimi due anni ha sviluppato la "coverizzazione" dell'opera musicale di Ian Anderson e dei Jethro Tull sia a livello "solistico" e sia a livello di "gruppo" come chitarrista e corista dei Beggar's Farm ( http://www.beggarsfarm.net/).


Leggiamo le sue opinioni in campo musicale.

Come e quando nasce la tua passione per la musica?Fin da piccolo ogni suono mi attirava. Devo ringraziare mio padre ed i suoi vinili che “suonavano” sul giradischi in sala. Ho sempre cercato di ricreare musicalmente (con tutto ciò che di musicale avevo a disposizione) quello che ascoltavo e che mi piaceva. Credo che la musica sia importantissima per i bambini fin dai primi anni di vita perchè sviluppa la creatività e l'intelletto.

Quali sono i tuoi riferimenti musicali piu’ importanti?Diciamo che gli artisti stranieri del periodo '60 / '70 mi hanno influenzato maggiormente ed il mio interesse è sempre stato indirizzato verso la musica rock con tutte le sue sfaccettature. La vera svolta a 15 anni con la scoperta dei Led Zeppelin, Jimi Hendrix , Clapton, ecc... e la ciliegina sulla torta la scoperta dei Jethro Tull nel 1995 a 20 anni.

Qual’e l’artista/gruppo a cui sei piu’ legato?Sicuramente i Jethro Tull e Ian Anderson

Come riesci a far convivere la tua passione per la musica con gli impegni quotidiani?Volere è potere...basta che la musica resti una vera e propria sana passione. Spesso la musica è un mondo nel quale rifugiarsi dagli assilli quotidiani della vita moderna.

Quale strumento prediligi?A 5 anni ho cominciato a suonare le tastiere “semi-giocattolo” ma dai 12 ai 14 anni ho preso lezioni di pianoforte. A 15 anni ho cominciato con la chitarra acustica, un libretto-metodo e tanta voglia di imparare (sono autodidatta). Sto sviluppando il flauto traverso (autodidatta anche in questo). Suono anche il basso e le percussioni. In generale mi diletto con qualsiasi cosa che emetta un suono ma la chitarra (acustica ed elettrica) rimane il mio strumento principale. Se consideriamo la voce come strumento...suono anche quello!

Come e’ cambiato nel tempo il tuo rapporto con la musica ?Diciamo che il climax è stato e continua ad essere nettamente ascendente con tanto impegno ultimamente con la coverizzazione dei Jethro Tull anche a livello italiano/ufficiale con i Beggar's Farm con i quali da Dicembre 2006 mi occupo di tutte le parti di chitarra acustica e dei cori...un vero impegno ma con tanti sacrifici e tante soddisfazioni...un ingresso in panchina ed una rapida promozione come titolare.

Cosa giudichi importante….il testo, la musica, entrambi?Ritengo che un buon testo sia già di per se “musicale” e spesso un buon testo ben si sposa con una buona musica grazie all'ispirazione che li lega.

E’ importante essere costantemente presenti per restare a galla(riferito agli artisti)?I veri artisti creano opere indelebili che lasciano il segno. Difficilmente ci si dimentica di loro. Chi si affanna per restare a galla sa che con tutta probabilità sarà dimenticato.

Meglio il Vinile, il CD o l’MP3?Sono per le vie di mezzo...il CD. Il vinile ha però un fascino inimitabile. L'Mp3 lo trovo “freddino” ma per certe utilità informatiche un'ottima invenzione.

La musica deve necessariamente essere divisa in categorie?A mio giudizio non esistono forme diverse di musica. Le categorie “madri” vere e proprie sono poche e da esse derivono tutte le altre forme. Ci sono artisti che sono e resteranno per sempre difficilmente catalogabili. Il mondo (musicale) è bello perchè è vario.

Esiste musica per differenti eta’?Direi che quello che cambia è l'approccio mentale alla musica che si ascolta. Se non si è prevenuti direi che ogni età è giusta per ascoltare ogni tipo di musica.

Cosa cercheresti di cambiare (sempre riferito alla musica) se potessi riscrivere la tua storia?Studierei molto di più a livello tecnico cercando però di non perdere mai la spontaneità di chi è un autodidatta con una buona sensibilità musicale.

Immagina una tua diversa collocazione: palco?Produzione? Solo ascolto?Organizzatore?Scrittore?Nel mio piccolo il palco mi è familiare. La produzione a livello casalingo mi attira tantissimo. Il solo ascolto non mi basterebbe. L'organizzazione la lascio fare a chi la sa fare veramente. Scrittore di musica? C'è chi mi ha detto che sono un discreto song-writer...spero di continuare a migliorare sempre ed essere sempre ispirato.

Cosa salveresti della tradizione musicale italiana?L'Italia è una terra di creativi...la musica è arte...salverei sicuramente le poesie in musica.

Perche’ ci siamo innamorati, da bambini, di canzoni di cui non capivamo una parola?Istinto...la musica è sempre esistita. Sono convinto che all'interno del nostro cervello ci sia qualche predisposizione che nei vari individui può essere più o meno sviluppata ma mai completamente assente.

Blues, Progressive o Jazz?Dovendo scegliere Progressive. Attenzione però che nel progressive ci può stare bene un po' di tutto.

Classica,Hard Rock o Punk?Hard Rock.

Provi a gettare il seme con la nuova generazione?Come ho detto prima la musica per i bambini è importante. Come in tutti i campi della nostra vita occorre non dimenticare il passato.

Musica scaricabile da internet o… a costo contenuto ,per vie tradizionali?La musica si deve pagare al giusto prezzo compreso quando la si scarica.

Il filmato di un gruppo che vorresti sentire adesso?
Il “live” completo dei Jethro Tull a Parigi nel 1975.

Fatti una domanda a cui non ho pensato?Quando smetterai di suonare Andrea? Mai!


Grazie Andrea per la collaborazione.