sabato 6 ottobre 2012

Toten Schwan-Rock Live Independent-13 ottobre




Da pochi giorni è uscita la seconda compilation (doppia) realizzata dall’etichetta Toten Schwan, con un alto livello musicale legato al mondo underground italiano, e sabato 13 ottobre verrà festeggiato l’anno di attività da parte dell’associazione, con la realizzazione del ROCK LIVE INDEPENDENT, un festival che avrà luogo a La Spezia che raccoglierà nove band della scena indi.
Davide Rossi, intraprendente e innovativo amante della musica, e “conduttore” principe del progetto, ha risposto ad alcune domande, raccontando qualcosa in più sulla sua attività, gestita in team, ma guidata in prima persona.




L’INTERVISTA

Come nasce l’idea di realizzare la tua etichetta discografica, la Toten Schwan?

Toten Schwan nasce circa un anno fa dalla mia idea di autoprodurre come scelta, dribblando le etichette che con la scusa dell’indipendenza lucrano sui gruppi invece di puntare sulla loro musica. E’ un concetto figlio della frequentazione dei centri sociali che ha contraddistinto la mia gioventù. Nel 2000 , con i GLUCK, rifiutammo un contratto SONY music rimanendo per scelta nell’autoproduzione, a nostro avviso una scelta di vita, per non vendersi al commerciale, al prodotto su vasta scala, la differenza tra una merendina industriale perfetta ed una fetta di torta di mele della nonna. In più tentiamo con difficoltà di applicare i concetti dell’autodistribuzione, dell’autogestione in stile comune hippy degli anni settanta  e dell’unione come forza. Tutto questo si è sviluppato nella nostra associazione, utopistica , ma ancora viva, almeno per ora.

Quali sono le maggiori difficoltà che hai trovato lungo il cammino?

Sicuramente il dover vincere la tendenza all’inattività delle persone, abituate a pagare per avere qualsiasi tipo di servizio, il booking, la distribuzione, la grafica, la tipografia etc., secondariamente l’egoismo, che porta a guardare solo al proprio senza voler fare per gli altri, concetto che poi è un po’ la chiave di volta della struttura Toten Schwan.

So che tu hai un’altra attività. Hai mai pensato seriamente a trasformare la tua passione in lavoro?

No. Un lavoro implica un guadagno e il guadagno non rientra negli obiettivi dell’associazione da noi creata. In effetti per me l’etichetta nasce come hobby, anche se di fatto è un secondo lavoro (in perdita n.d.s.) , io lavoro come operaio in un cantiere navale, ed anche gli altri membri fanno parte della working class operaia.

Come è costituita Toten Schwan… quanti siete? Esista una precisa suddivisione dei compiti?

Nasciamo come associazione culturale no-profit, con un nostro statuto. Di fatto personalmente svolgo la maggior parte delle attività, coadiuvato alla Spezia da Luca, a Genova da Mirko e Simone, in più ho un tecnico computer ,Max, un aiuto logistico per grafica e tipografia da Andrea Thunder e gestionale da parte di Mary. Per le decisioni in genere si mette al voto.

Come giudichi l’attuale situazione musicale dal punto di vista del puro talento?

Ottima, penso che la crisi globale stia costituendo non solo per la musica, ma per tutta l’arte, una forza motrice spaventosa, che però deve ancora trovare quel connotato comune per essere definita nel suo insieme, un po’ come è successo in Inghilterra per il punk alla fine degli anni sessanta o per il grunge negli Stati Uniti nei ’90. Penso che sia una sorta di gigante senza forma, complice anche la globalizzazione ed internet.

Cosa significa per te avere la possibilità di utilizzare uno strumento come internet? Puoi fare un bilancio tra elementi positivi e negativi?

E’ lo specchio dei nostri giorni. Il Satana in sistema binario. Comunque offre una potenzialità enorme, penso ad esempio al fatto che siamo seguiti all’estero, soprattutto negli USA ed in Germania, grazie ad internet e grazie ad internet esistiamo così come siamo. Penso se avessi avuto quest’arma negli anni 80 e 90! Alcune mie demo hanno fatto il giro del mondo con il sistema degli International Retry Coupon e dell’autodistibuzione dei flyers… molto dispendioso a livello economico e di energie! Il rischio con internet è comunque quello di cadere nel “troppo”, che è un po’ come dire “niente”, mi spiego meglio, troppa musica disponibile da scaricare uguale poca musica effettivamente ascoltata. Ai miei tempi si comprava un vinile al mese e si frustava il giradischi… e l’offerta del negozio era limitata, è per questo che potevano coesistere nella propria collezione Genesis e Metallica, mentre oggi conosco persone fossilizzate nel solito genere, con hard disk stipati di centinaia di band identiche.

Il 13 ottobre a Spezia avete organizzato un festival. Me ne puoi parlare?

Il ROCK LIVE INDEPENDENT, è così che sia chiama il nostro festival, vuole celebrare il primo compleanno dell’associazione; per l’occasione presenteremo la compilazione TWO e suoneranno live nove bands provenienti da La Spezia, Genova, Imperia, Prato, Livorno, Carpi e Modena, tutte inserite nella compilazione a parte GINEVRA, una appena diciottenne cantautrice punk genovese, appena scoperta da Toten Schwan, che rappresenta il futuro dell’etichetta. Chiaramente ingresso gratuito, in quanto per concetto secondo noi la musica come tutta l’arte deve essere gratis. In più questa manifestazione rappresenta un duro banco di prova e si prefiggerà tre ambiziosi obiettivi da superare, che per scaramanzia scelgo di non dirti.

Mi racconti qualcosa della compilation underground distribuita  in questi giorni da Toten Schwan?

E’ la festa del numero due. Si apre l’anno due di Toten SchwanRecords, così festeggiamo con TWO, la seconda compilazione contenente due cd. Le grafiche sono basate sulle fotografie del grande talento genovese Riccardo Giorgio Botta, a mio giudizio splendide. Hanno partecipato alle selezioni ottantotto compagini da tutta Italia e dall’estero, vagliate da dieci selezionatori e sono passate in ventisette. Rispetto alla prima compilazione la vocazione è più indie e meno sperimentale, ci sono veramente moltissime chicche, come ad esempio l’unico pezzo ufficialmente pubblicato dei genovesi Vicious (grande band appena scioltasi), un pezzo dei Sex like an-X, fantomatica formazione a metà tra Seattle e Sarzana, che fece un solo live (da cui è preso il brano) e poi si sciolse; ma anche tante inedite e band già affermate nell’underground nostrano come i romani Citizen Kane ed i campani Aged Teen. Nel complesso un riassunto in pillole del 2012, l’anno della fine del mondo programmata, della primavera araba, della crisi globale. La compilazione presenta un intro ed un outro a tema per ogni cd, e viene venduta low price con un ricco booklet a soli 7 euro.

Mi dai un tuo giudizio critico sul businnes che gira in questo momento attorno alla musica?

Che dire… una parola per tutte… REPULSIONE

Prova a sognare e a immaginare la tua etichetta discografica tra cinque anni.

Difficile dirlo. Come ho scritto sul “chi siamo” del nostro sito www.totenschwan.altervista.org , Toten è un progetto a termine, che sarà quando fallirà oppure quando l’associazione (che è ad oggi un insieme di 400 persone) , non avrà più ragione di esistere perché le persone che raccoglie avranno imparato ad autogestirsi INSIEME con successo. Per cui spero che tra cinque anni Toten non esista più, oppure che sia mutata in una sorta di simbolo clandestino anti-sistema da seguire per dare lo stimolo a percorrere la via dell’autoproduzione totale nella consapevolezza della propria forza; un po’ come funzionava per il simbolo del film “l’esercito delle dodici scimmie”… beh, forse mi sono un po’ lasciato andare con la fantasia, comunque spero solo che quello che facciamo sia di esempio per tante altre persone, sarebbe già grande. 




INFO:



venerdì 5 ottobre 2012

Samuele Magro - "Vista da qui"



Samuele Magro è un giovane che ho conosciuto casualmente, a Cuneo, nel corso della presentazione del book “Cosa resterà di me?”. Era aprile… mi pare.
Tutti in piedi in una location particolare, un negozio di dischi del centro, con uno sparuto numero di presenti… pochi ma interessati e votati alla partecipazione. A fine esposizione il giovane Samuele si avvicina a me e a Max Pacini, facendoci un grande complimento… ma come fate a essere così giovani dentro?... perché avrebbe dovuto adularci? La sua frase corrispondeva esattamente a ciò che gli ispiravamo.
Ci raccontò di essere lì perché colpito dall’immagine di copertina, che nei giorni precedenti aveva notato sulla locandina esposta. E così passammo un po’ di tempo a parlare e ci descrisse il suo amore per la musica, per la sua recente scoperta, la chitarra, con cui aveva capito di potersi esprimere compiutamente, di poter tirare fuori sentimenti ed emozioni per le quali le parole non erano sufficienti, almeno per lui. Ci parlò di accordature aperte e della sua condizione di autodidatta. Nei giorni a seguire ci scrivemmo, mantenendo vivo un contatto che non poteva essere stato casuale… il destino  ci aveva messo sullo stesso sentiero. Ricordo di aver letto con attenzione le sue mail e di avergli dato un consiglio abbastanza scontatostudia la chitarra e le tue possibilità di spaziare aumenteranno
Una voce interiore mi suggeriva che Samuele avesse molto da dire, perché riuscire ad esprimersi attraverso uno strumento musicale, non avendo remore nel mettere a nudo una tecnica approssimativa, volutamente approssimativa, significava superare una importante barriera psicologica che si pone davanti a tutti quelli che decidono di iniziare a suonare e mettono da parte l’ispirazione in attesa di un minimo di competenza. Samuele invece prende in mano una chitarra e vola, e con lui i suoi pensieri, i suoi sogni, le sue felicità e i suoi dolori.
Spesso chiedo ai musicisti che intervisto di soffermarsi sull’argomento liriche/musica, avendo sempre risposte differenti. Samuele Magro insegna che il suono puro, se abbinato alla pulizia di sentimenti, oltrepassa la necessita di una codifica e di un’etichetta… basterà chiudere gli occhi e cercare di entrare in sintonia con il suo mondo, quello che ha cercato di fissare nel suo EP, Vista da qui.
Non ne sono certo, ma forse Samuele Magro non ha bisogno di tecnica e virtuosismo, e quando i suoi studi di chitarra saranno a buon punto -  ammesso che questo sia un suo obiettivo -   e lui sarà in grado di balzare con abilità da un tasto ad un altro, scopriremo un volto nuovo, ne migliore ne peggiore… sarà solo una nuova dimensione, che sicuramente non farà dimenticare quella originale.



L’INTERVISTA
Come ti sei avvicinato alla musica e quali sono i tuoi riferimenti principali?
Ho iniziato a suonare la chitarra dopo essere stato ad un concerto all’Arena di Verona, dove i pezzi erano per lo più suonati con chitarre acustiche. Per la prima volta sono rimasto senza parole davanti alla potenza e al calore che poteva dare il suono della chitarra acustica, perciò mi sono comprato una chitarra e ho cominciato a tirar fuori i primi suoni, qualcuno copiato, qualcuno mio. Non ho riferimenti.
Qual è il significato di “Vista da qui”, il tuo EP?
Come si vede dalla copertina dell’album,  quello è il davanzale della finestra di camera mia. Ho passato un lungo periodo della mia vita nascosto tra quei quattro muri rassicuranti, per paure che non riuscivo a superare, momenti in cui credevo di non riuscire più a risalire, ma nonostante ciò, ho continuato a suonare.”Vista da qui” è “la vita” non vissuta che immaginavo andasse avanti aldilà di quel vetro.
Nei brani che presenti, salvo il parlato di sottofondo, ti esprimi “solo” attraverso la chitarra. Pensi di riuscire a trasmettere i tuoi messaggi e i tuoi sentimenti senza l’utilizzo delle liriche?
Sì lo penso fermamente, ma penso anche che sia indispensabile sia la musica cantata che quella solo suonata.
Qual è il tuo pensiero riferito allo studio dello strumento?
Io non ho fatto alcuno studio per suonare la chitarra, sono andato ad orecchio, o meglio, a sensazione. Ho sempre suonato a sensazioni, cambiavo i suoni a seconda di come reagivo suonandoli, in base a come cambiavano i miei stati d’animo, ma penso anche  che una conoscenza di base dello strumento ti possa aiutare ad esprimere  al meglio tutti questi flussi di coscienza.
Ti senti più un poeta, un musicista o entrambe le cose?
È strano, ma io non mi sento nessuno dei due, non mi sento un chitarrista. Se posso fare un paragone, mi sento come un bambino che vuole arrivare a prendere un frutto su un albero, ma questo frutto per lui è troppo alto. Si guarda intorno. e l’unica cosa che trova per poter prendere quel frutto, è un bastone. Ecco... il mio bastone è la chitarra… la chitarra per me è un pezzo di legno, che a seconda di come lo muovi ti aiuterà a tirar fuori il suono più piacevole per te, e ti riuscirà a liberare nel modo migliore da ciò che stai tentando di gettar fuori da dentro.
Cosa regala in più la tua terra, a livello di stimoli, ad una persona che decide di raccontarsi attraverso la musica?
Non saprei… io non sono tanto dentro al mondo della musica, non so proprio che possibilità potrebbe offrire la mia terra.
Prova a disegnare il tuo futuro musicale, tra sogni e desideri.
Io sono molto timido e ho molta difficoltà nel rapportarmi con il prossimo, ma sognando… mi piacerebbe poter suonare a tantissime persone, che ascoltando ciò che suono riescono a sentirsi meno soli in un pensiero, incoraggiati per una decisione, invogliati alla vita o più semplicemente mi guardino e sorridano.


giovedì 4 ottobre 2012

Raffaello Corti


Quando mi ritrovo in un ambiente che percepisco confortevole, mi lascio andare e sciorino le mie perle di saggezza, le mie convinzioni, i miei dogmi, che mi sento autorizzato a descrivere perché… ho un po’ vissuto. Tra i tanti ce n’è uno che riguarda la musica, la sua capacità di abbattere le barriere e di far entrare rapidamente in sintonia persone che apparentemente non hanno molto in comune.
Non approfondisco, ma sabato 29 settembre, nel corso della premiazione del 1° Concorso letterario “La Parola e la Musica”, organizzato da MusicArTeam, mi sono ritrovato in questa situazione, nonostante alcune persone fossero lì quasi per dovere… alla fine si è percepita una sincera e non faticosa partecipazione.
Uno quasi obbligato alla presenza era Raffaello Corti, vincitore del 1° premio nella sezione “Racconto breve”, proveniente da Bergamo.
Uno scrittore eclettico, più portato alla poesia, per sua stessa ammissione, ma capace di “colpire” in qualunque caso, e il filmato a seguire - lettura del racconto “La nota” da parte di Antonio Carlucci, Presidente del Teatro Sacco di Savona - ne è una dimostrazione tangibile.
Un uomo dalla vita avventurosa e dolorosa, costellata però di soddisfazioni e di successi personali, sia in campo lavorativo che in quello delle passioni.
Per approfondire è sufficiente visitare il suo esauriente sito:


Lo scambio di battute a seguire rivelerà qualcosa in più di questo poeta particolare che ho avuto la fortuna di conoscere.




L’INTERVISTA

Ripeto una domanda posta nel momento del nostro incontro, sul palco. Cos’è per te la musica… oltre la letteratura?

Ho sempre amato la musica sin da ragazzo, con una predilezione per i cantautori italiani dei primi anni ‘70, da Gaber a De Andrè, da Lolli a Guccini e così via (di cui conservo con gelosia maniacale tutti i vinili all’epoca da me acquistati). Seguendo quindi l’istinto del 14enne d’allora mi iscrissi ad un corso di chitarra, dal quale fui però respinto perché secondo il Maestro avevo “le mani grosse… da meccanico… e non avrei mai potuto suonare”. Da allora, ho continuato il mio percorso come ascoltatore, affinando i miei gusti ed avvicinandomi al jazz e alla musica popolare, specialmente quella sudamericana, brasiliana e portoghese. Oggi, non potrei vivere senza musica, per me è uno “stato mentale”necessario, una sorta di “continuum” esistenziale quotidiano, un’estensione naturale dei miei pensieri muti, la forma d’aria trasparente con la quale avvolgere il mio Tutto. La musica ha il meraviglioso potere di modificare il mio stato d’animo, e guidarlo su mondi paralleli, ove ritrovare sensazioni ed emozioni unicamente mie.

Leggendo le note biografiche inserite nel tuo sito sono rimasto colpito dalla  descrizione della tua vita “faticosa”, soprattutto agli inizi, cosa che evidenzi contrapponendo i tuoi viaggi e il tuo lavoro, quasi a dire… però, sudando e soffrendo ce l’ho fatta lo stesso… e ti chiedo in modo un po’ retorico, ma utile a comprendere la tua storia: “ Che cosa ti ha dato tanta forza?”.

La capacità di superare difficoltà di quella portata, penso sia stata soprattutto l’educazione e l’amore ( dolcemente  ruvido ) ricevuto dalla famiglia affidataria, con la quale ho condiviso qualche anno, tra un istituto e l’altro. Da bambini è difficile misurare l’intensità del dolore e la sua capacità distruttiva che si manifesta, solitamente, in età più adulta. Da bambini, specialmente se in gruppo ed uniti nello stessa sofferenza, si cerca inconsciamente ed istintivamente di lottare contro gli elementi esterni che aggrediscono il tuo essere, siano essi fisici e/o psicologici. Solo successivamente se ne comprende l’entità valutando, con la giusta misura, ciò che veramente si è subito e fatto. Oggi, a 52 anni, ogni qualvolta “rileggo” la mia vita, io stesso mi stupisco di come ho saputo reagire, di ciò che sono riuscito a costruire ! Porto ancora i segni della mia infanzia mancata e nel mio libro “Nomen Nescio n°55” descrivo le disavventure successe a me ed ai miei compagni e di come io sia riuscito a superarle.
Non saprei quindi cosa mi ha dato tanta forza in questi anni, forse solo e semplicemente, la paura di essere nuovamente abbandonato e di morire dentro, spingendomi, di conseguenza, a dimostrare a me stesso e al mondo che io c’ero… che nonostante tutto io ce l’avevo fatta!

E’ banale dire come l’appropriarsi di elementi di differenti culture sia utile per lo sviluppo personale, ma quali sono i maggiori insegnamenti che hai tratto dal vivere in posti lontani da quello in cui sei nato?

In realtà, io sono nato “già lontano”. La consapevolezza delle radici, della casa, della famiglia, mi appartiene di più ora, da adulto, perché fino a pochi anni fa il  pensiero di avere un luogo definito, deputato ad essere la magione in ogni senso era una concezione astratta. L’essere costretto a continui spostamenti, tra orfanatrofi, collegi, famiglie e quant’altro, mi ha creato da sempre un senso del viaggio, fisico e psicologico. Ognuno di questi cambiamenti, mi ha donato qualche cosa ed ha contribuito a rendermi diverso dai miei coetanei, rendendomi più “selvaggio” e più famelico di conoscenza, di sensazioni, di emozioni di cui ero stato privato. Il vivere poi, per diversi anni, in paesi stranieri culturalmente diversi tra loro, mi ha regalato una arricchimento personale incredibile. Ho imparato ad affrontare ed apprezzare le persone e la diversa umanità,  a “confondermi” con esse e con la loro cultura, per diventare insieme una sorta di opera d’arte comune, in cui ognuno donava all’altro le sue conoscenze, la sua sete di curiosità, la ragione del suo essere vivo. Ogni viaggio era come attraversare le pagine di un libro… ed era poesia il mio amico siberiano Victor, che mi portava nella tundra sul fiume e con cui comunicavo solo a mezzo disegno, mentre mangiavamo cetrioli, lardo e vodka… era poesia Pedro, che nella sua favelas della Rocihna mi invitava a “cena” con cocco e birra da condividere con lui e i suoi otto figli nelle notti violente di Rio de Janeiro… era poesia il piccolo monaco buddhista di Malacca, che durante l’ascolto dei mantra mi dedicava un sorriso e poi una ciotola di riso… era poesia la prostituta di Ho Chi Min City, che mi salutava ogni giorno con un sorriso smagliante sebbene avesse bruciato l’amore  per pochi dollari nel suo Apecar, trasformato in paradiso vellutato-rosso-fuoco. Ecco cosa ho portato con me dai miei viaggi intorno al mondo, e cosa ho appreso da tutto questo, la capacità di leggere “poesie” reali, di comprendere che non esiste il diverso, ma siamo noi stessi che ha volte non sappiamo vedere, né leggere, né interpretare gli altri, convinti, troppo spesso, e  arroccati sulle nostre “educazioni e certezze”, di essere i migliori!

Mi parli un po’ delle opere letterarie che hai realizzato?ù+

Scrivo da metà degli anni 70, inizialmente pensieri gettati tra la folla, generati dal contesto sociale e politico dell’epoca, versi di rabbia e di speranza. Poi lentamente ho modificato il mio scrivere seguendo la mia maturità e la realizzazione di ciò che ero stato e di ciò che avevo vissuto, quindi la scrittura diventa catarsi, valvola di sfogo per metabolizzare il passato, e via di uscita per scoprire l’amore. Ho raccolto, quindi, negli anni un numero sempre più alto di poesie, che lette in sequenza compongono la mia vita. Ma solo negli ultimi quattro anni, grazie alla spinta di mia moglie, ho avutola la forza e il coraggio di propormi al pubblico, al suo giudizio e alla critica. Nasce così il primo librino d’artista edito da Pulcinoelefante con un’opera dell’artista/amico Carlo Oberti. A seguire vede la luce  “ Disegnando sull’acqua” una raccolta di poesie interamente dedicate a mia moglie, da cui si evince il desiderio e l’importanza che questo nuovo amore ha su di me, la mia opera più venduta. Segue poi la raccolta “Visioni imperfette”, opera che racchiude una serie di pensieri minimi e di brevi emozioni tracciate dal ricordo, menzione d’onore al Concorso Oubliette Magazine e finalista al Premio “Parole e Poesia” di Modena. Nel Marzo 2011 viene pubblicato “Scatti… di parole”, in questo volumetto la modalità creativa fiorisce nell’accostamento di poesia e fotografia e trae forza da due elementi: la trasposizione del pensiero in forma poetica e l’osservazione attenta e curiosa della realtà. La fotografia, tuttavia, non è semplice strumento esplicativo dei versi, ma offre uno spunto diverso, come fosse una “macchina” per tracciare liriche analogie. Poi nel Maggio 2011, vede la luce l’opera a me più cara, quella più sofferta e dolorosa, un’opera difficile e cruda “Nomen Nescio n°55”, titolo che rappresenta il mio identificativo al brefotrofio di Bergamo all’atto della nascita. Dalla prefazione di Maria Guerriero un breve estratto “…il componimento è scritto nella forma dell’autobiografia in versi liberi in cui l’autore, venuto al mondo come figlio di N.N. (Nomen Nescio), indaga nel suo profondo il germinare di ricordi, di stati d’animo e sentimenti legati ai primi anni di vita; la materia toccante di questo lavoro è il senso dell’abbandono, sofferto fin dalla nascita. Il racconto lirico diventa un journal intime in cui un flusso di coscienza, misurato e composto, rifonde dignità anche agli accadimenti più drammatici e umilianti aprendosi di continuo in una poesia degli affetti...”. Il libro raccoglie un buon successo di critica e vince il 3° premio al Concorso Oubliette Magazine, ed è in fase di elaborazione una breve pièce teatrale legata al tema del libro.
Verranno poi la silloge “Passi”, ed altre due pubblicazioni vincitrici di concorsi letterari e quindi edite dai rispettivi editori  ; “Impercettibili sospensioni” edito e tradotto anche in inglese da Edizioni Miele, e “Scorrerò pagine di memoria al tuo fianco” edito da Cicogna editore di Bologna.

Hai vinto il 1° premio del concorso letterario “La Parola e la Musica” con un racconto breve, ma mi hai raccontato di come tu prediliga la poesia. Che cosa ti da in più l’una rispetto all’altro?

Scrivere è per me un viaggio nell’anima, luogo deputato alla raccolta e alla elaborazione di tutti i ricordi ed emozioni. Diciamo quindi che non esiste una predilezione per l’uno o l’altro genere, penso però di esprimermi al meglio con la poesia, in quanto segue un flusso emozionale diretto, immediato, legato ad una immagine, un ricordo, un profumo, un luogo, qualsiasi cosa che risvegli in me sensazioni immediate, che trasporto sulla carta al momento, elaborandole poi con calma e dando loro una forma, che seppur breve nella maggiore parte dei miei componimenti, racchiude l’essenza di un attimo. I racconti, a cui mi sono avvicinato da poco, richiedono una elaborazione più complessa, più strutturale, e tendo quando compongo un racconto a lasciarmi trascinare dalla poesia, mischiando così a volte i due stili. Per questo mi limito alle “short story”, ai racconti brevi, che sono più affini alla mia forma di scrivere “di getto” sull’onda di un pensiero o di una immagine reale o fantastica che sia. Ho scritto diversi racconti brevi, quasi tutti pubblicati in antologie di vari editori, che seguono sempre una linea surreale, come il racconto con cui ho vinto il vostro premio. Direi quindi che la poesia, rappresenta la parte più profonda di me, mentre il racconto viaggia più sulla fantasia, sull’onirico, mettendo a nudo il mio essere sognatore ed un po’ utopista.

Trasportare su di un foglio di carta, o elettronico, le emozioni di un momento significa renderle eterne. Eppure non è la razionalità che porta a scrivere una poesia, che non potrebbe essere sincera se fosse frutto di un calcolo. Che cosa provi quando ti capita di rileggere le cose scritte nel passato?

Rileggere le proprie opere a distanza di anni, a volte è sorprendente, in quanto ritrovo una persona diversa, e mi accorgo di come sia cambiata la mia visione delle cose nel corso del tempo. A volte alcuni componimenti non li trovo particolarmente belli e/o rispondenti alla mia forma attuale di espressione, ma non li modifico perché sono una parte di me stesso e di com’ero: rileggo la distinta capacità di esprimere la rabbia, più violenta nel passato, più metaforica e potente ora, la diversa forma di disegnare l’amore vissuto o desiderato. E’ praticamente un percorso nella memoria che osservo sempre con un sorriso ed a volte con una lacrima, io sono le mie parole, che esse mi piacciano o meno!

Che cosa è per te la felicità?

Una domanda complessa che richiederebbe un’analisi profonda e non basterebbero tutte le pagine a disposizione. Ognuno ha descritto a suo mondo la felicità nel corso del tempo, le sue forme sono molteplici e soggettive, tracciare il mio concetto di felicità non è semplice, quindi la descriverei con una breve poesia dedicata a mia moglie, che racchiude il senso della mia felicità:
“Ero tronco morto,
solo una piccola gemma
giaceva nascosta tra i rami.
Ora sono foglie verdi
E fiori profumati,
ora sono …Te!”

Mi hai raccontato del tuo amore per il jazz. Il blues soprattutto, ma analogamente il jazz, sono stati spesso la forma espressiva di chi soffriva, tanto che si è soliti dire…  no pain no blues. Quanto hanno a che fare i tuoi gusti musicali con i tuoi momenti difficili passati nell’infanzia?

Credo tutto, la musica è stata parte integrante del mio percorso fin dai primi dischi di musica classica ascoltati “in famiglia” all’età di 4 anni, alla scoperta dei cantautori che raccontavano le nostre piccole miserie in forma di poesie musicali, al blues e al jazz, che sono, per me, le parole che non riesco a scrivere, i momenti che non riesco a dimenticare, i volti di amici scomparsi troppo presto per colpe altrui. Ogni volta che mi immergo nell’ascolto di alcuni brani jazz, per esempio il piano di Luca Flores, il mio essere si divide, respiro la musica e mi allontano dalla mia fisicità, non più carne né ossa, solo immagini, brividi, sensazioni, storie che si muovono sotto le mie palpebre chiuse disegnando la mia malinconia e le mie piccole gioie.

 Che idea ti sei fatto, nonostante il poco tempo passato con noi, della nostra città e dell’ambiente trovato al Teatro Sacco?

Della città posso dire poco, in quanto ho fatto solo due passi e poi mi sono infilato in buon ristorante a mangiare dell’ottimo pesce, ma da quel poco che ho visto, credo sarà molto piacevole ritornarci e scoprirla con calma, assaporandone ogni angolo e sapore. Relativamente all’esperienza con voi presso il Teatro Sacco, sono rimasto davvero colpito ed emozionato. Non tanto per il premio vinto, che ovviamente mi riempie di orgoglio, ma per la sensazione di unità e di voglia di fare che aleggiava nell’aria, la passione per ciò che stavate facendo era palpabile, così come il senso di umanità e speranza che traspariva dalle vostre parole. Purtroppo le distanze non mi permetteranno di vivere appieno questa vostra avventura, ma farò quanto mi sarà possibile per essere partecipe anche da lontano, perché dietro quel palco ho trovato degli amici e delle persone rare, che fanno della propria passione un cammino di vita, ed io vorrei fare parte di tutto questo.

Che cosa ha pianificato Raffaello Corti per l’immediato futuro?

Al momento non ho progetti per l’immediato futuro, continuo a scrivere le mie poesie ed i miei micro racconti, partecipando a qualche concorso. Mi piacerebbe trovare la forma per potere promuovere meglio le mie opere ed il mio lavoro, anche se purtroppo la poesia è snobbata dai grandi distributori in quanto “non vende”. Raccoglierò sicuramente in un volumetto un’altra serie di poesie da sottoporre il prossimo anno a qualche editore, per il resto saranno le mie dita ed il mio cuore che guideranno il tempo a venire.

mercoledì 3 ottobre 2012

Andrea Gianessi-The River -DUB mix



The River è un brano contenuto nell'album "La Via della Seta" di Andrea Gianessi

The River (DUB mix) è una rielaborazione elettronica delle registrazioni di studio tratte dalla ballad acustica originale. Il brano remixato si sviluppa sinuoso tra echi e suoni eterei, sospesi su un pulsante ritmo percussioni distorte, arrivando a sfociare nel finale in uno straniante raga indiano eseguito dal violino. Il testo in inglese affronta l'eterna metafora del fiume. La vita come vana attesa, nello scorrere del tutto, sotto un cielo immutabile. La morte come passaggio, come riconciliazione. Un'atmosfera oscura, malinconica, resa nel video attraverso una storia dai tratti inquietanti e misteriosi. Il videoclip stesso (scritto, diretto e montato da Davide "Rikk" Ricchiuti) è una reinterpretazione, quasi un remix, del video ufficiale del brano e contiene riprese inedite, sottolineate con una diversa color e con un montaggio molto serrato. La pubblicazione del videoclip sarà seguita da quella del singolo in free download per un mese.

SCHEDA
Brano: The River (DUB mix)
Artista: Andrea Gianessi
Ideazione e Regia: Davide Ricchiuti
Fotografia: Daniele Bisceglia
Scenografia, trucco, costumi: Federica Amatuccio
Interpreti: Andrea Gianessi, Virginia Caldarella, Federica Amatuccio, Francesca Lateana.
Produzione: Reincanto Dischi - Film For Breakfast

link al video di The River DUBhttp://www.youtube.com/watch?v=mTkKzg141vs

link al video originale di The


lunedì 1 ottobre 2012

Premiazione del concorso "La Parola e la Musica"


29 settembre è il titolo di una famosa canzone scritta da Lucio Battisti per l’Equipe 84. Erano proprio gli anni in cui io, bambino, mi avvicinavo al beat e alla musica in genere.
Il 29 settembre 2012, a Savona, al Teatro Sacco, la neonata associazione MusicArTeam ha portato a compimento un piccolo ma significativo percorso, quello che in pochi mesi ha visto un passaggio assai rapido tra idea e realizzazione, tra pensiero e azione, che nello specifico ha significato realizzare un concorso letterario di ampio respiro, che avesse alla base un tocco musicale, “La Parola e la Musica”.
MusicArTeam si muove come una vera squadra, non mi stancherò mai di dirlo, ma occorre dare a Cesare quel che è di Cesare, e in questo caso a Max ciò che è di Max. A buon intenditor…
E ieri, sabato 29, un buon pubblico ha presenziato alla premiazione.

L’obiettivo
Volontà di creare un legame tra musica e letteratura… possibilità  per autrici e autori di inviare componimenti gratuitamente, coerentemente con la mission di MusicArTeam… desiderio di portare il nome di Savona alla ribalta nazionale.

Un po’ di numeri
-Pubblicazione del bando nell’aprile 2012 – ricezione opere sino al 6 luglio 2012
-344 opere ricevute (270 poesie e 74 racconti brevi)
-17 opere provenienti dalla Liguria – tutte le altre dal resto di Italia e da connazionali all’estero(Belgio, Svizzera, Repubblica di S. Marino). Citazione a parte per Nando Ferri che ha partecipato dal Canada
Il concorso prevedeva la suddivisione in due sezioni, poesie e racconti brevi, giudicati da una giuria di esperienze e culture variegate e di assoluta qualità.
Tre i premiati per ogni sezione, ma … la giuria ha giudicato talmente elevato il livello delle opere ricevute da convincere la direzione a pubblicare le opere classificate in entrambe le sezioni dal 1 al 10 posto in un book commemorativo…

Molte le persone da ricordare e ringraziare, dagli sponsor alle cariche cittadine presenti, ma nel rispetto della nostra filosofia di lavoro non darò enfasi ad una lista di uomini, rappresentanti di se stessi o di associazioni,  abituati comunque a lavorare lontano dai riflettori, più vicini alla concretezza necessaria nel quotidiano piuttosto che all’apparenza. A fine post raccolgo tutti in un unico rappelle.
Ma come è andata la giornata?
Poteva essere pesante… musica al pianoforte, letture di poesie e racconti, alcuni uomini - e donne - sconosciuti da mettere a loro agio … tutte incognite senza risposta, avendo ben presente che era necessario creare un ambiente familiare,   e diffondere un verbo antico, che proprio nei momenti difficili come quelli che stiamo attraversando, diventa una missione… l’aggrapparsi alla cultura, condividendola,  nel tentativo che agisca da salvagente mentre l’acqua aumenta di livello.
Antonio Carlucci, il Presidente del Teatro Sacco, coinvolgente lettore delle opere vincitrici, a fine giornata ci ha confidato la sua soddisfazione, avendo come termine di paragone le tante serate da lui organizzate in quella location.
Certo è che il Teatro Sacco brilla di luce propria, un piccolo gioiello situato nel centro storico, all’interno di un antico e prestigioso palazzo. E l’ambiente fa…



Inizia - e finirà- la talentuosa pianista Elena Piccione, che nell’arco del pomeriggio sarà la maggior apportatrice di musica suonata.
La premiazione delle 6 opere sarà alternata alle letture, alle interviste, e alle spiegazioni di alcuni dettagli importanti.
Particolarmente apprezzata la presenza di Marcello Capra, da Torino, e Corrado Rossi, da Bergamo, musicisti amici che, senza motivazioni particolari, solo per il piacere della partecipazione, hanno regalato frammenti di vita personale e, nel caso di Corrado, un paio di brani al pianoforte di cui mostro a fine post un’esemplificazione, filmata proprio da Marcello.
Emozionante sentire la lettura di Antonio Carlucci, e altrettanto emozionante il vedere la soddisfazione dei vincitori presenti, 3 su 6, provenienti da Bergamo, Capriate e Savona.
E’ accaduto anche qualcosa di inaspettato.
Tra il pubblico due scrittori non classificati tra i primi tre, ma aventi diritto all’inserimento nel book di prossima uscita, Mario Angelo Carlo Dotti e Martina Domaschio, entrambi disposti ad affrontare un lungo tragitto - rispettivamente Brescia e Verona -  in una pessima giornata di pioggia e vento. E non sono soddisfazioni queste?
Tutto bene quindi, per un epilogo di concorso che sicuramente avrà un seguito.
Cosa resta di tutto questo? La certezza di avere creato una nuova rete di amicizie, la sicurezza di avere costruito qualcosa di qualità che ha a che fare con la cultura e con la nostra città, la speranza che “la Savona che ci piace”, come è stata definita da Max Pacini, continui a camminare con noi appoggiando le nostre iniziative. Tutto questo seguendo rigorosamente le nostre passioni, la Musica e la Scrittura.
Tanti gli apprezzamenti sinceri nel corso del buffet finale, ma uno mi ha colpito in particolare, quello di una persona rimasta defilata per tutta la durata dell’evento, molto riservata, che nel corso dei saluti finali ha ringraziato spontaneamente MusicArTeam per ciò che era stato realizzato, entrando in dettagli e motivazioni che non lasciavano dubbi sulla sua competenza, seppur nascosta.
Che dire… sono queste le occasioni in cui ci si circonda di persone che non possono che condividere certe iniziative, e così si rischia l’autocelebrazione, ma la conoscenza dei propri mezzi e dei propri limiti, è una buona base di partenza, e il susseguirsi delle esperienze non potrà che aiutare a mantenere un corretto modo di operare e creare, non rinunciando al divertimento.
E noi di MAT ci crediamo davvero...



Un pò di storia...


OPERE PREMIATE

sezione A: poesia

1° Premio
"Chitarra elettrica, rossa amaranto"
di Adele Pedroncelli - Capriate San Gervasio (Bergamo)

2° premio
"Allora ... ora"
di Serena Carestia - Manoppello Scalo (Pescara)

3° premio
"Balliamo sui silenzi"
di Manuela Magi - Tolentino (Macerata)

sezione B: racconto breve

1° Premio
"La nota"
di Raffaello Corti – Bergamo

2° premio
"Per mano"
di Alessandro Pelicioli - Osio di Sopra (Bergamo)

3° premio
"Quel viaggio del signor Lewis"
di Damiano Giachello – Savona


Ringraziamenti in ordine sparso

Elena Piccione, Marcello Capra e Corrado Rossi (musicisti), Antonio Carlucci (Presidente Teatro Sacco), Editoriale Darsena – Coop Tipograf, www.concorsiletterari.itil Club degli Autori,  Mare Hotel, SportArt Savona e gioielleria Delbono Vado Ligure(sponsor), Paolo Boi (ordinamento delle opere), Anna Maria Faldini (presidente di giuria), Cristina Mantisi ( vicepresidente), Mauro Selis (giuria), Carla Lottero(giuria), Bruna Cerro (giuria), Maria Luisa Madini (Presidente A.I.A.S. Savona Onlus), Flavio Valente (Consulente finanziario Banca Generali), Giovanni Carlevarino (Presidente Coop Bazzino), Pino Testa (Presidente Lions Club Savona Torretta), Angelo Ghigliazza (Terminal Director Palacrociere – Costa Crociere).

Elenco Opere pubblicate che verranno pubblicate in aggiunta alle vincitrici
Alessandro Bertolino – Torino  "Blues per Bessie Smith"
Maria Francesca Giovelli – Caorso (Piacenza)  "Ritmi di vita"
Federico Guastella – Ragusa  "Mio mare"
Mario Angelo Carlo Dotti – Brescia  "Cry me a river e sax"
Vanes Ferlini – Imola  (Bologna)  "La musica del mare"
Giuseppe D’Errico – Pratantico (Arezzo)  "Senza titolo 1"
Paola Meroni - Rovello Porro (Como) "Sei ancora musica"
Ornella Fiorentini – Ravenna  "Il balcone" (l'autore non autorizza la pubblicazione)

Annarosa Ceriani – Mozzo (Bergamo)  "Un giorno speciale"

Glauco Cartocci – Roma  "Knocking On Heaven’s Door (Il dono delle parole)"

Maria Alberta Fiorino – Valderice (Trapani)  "I motivi del tempo"

Emmanuele Tremolada – Milano  "Scaramouche"

Barbara Cannetti – Ferrara  "Strada facendo"

Alberto Rossi – Verolanuova (Brescia)  "Un blues notturno"

Martina Domaschio – Verona  "Il suono del mondo"