domenica 10 settembre 2017

Il Cerchio d'Oro-"Il Fuoco sotto la Cenere"


A distanza di quattro anni dal pluridecorato “Dedalo e Icaro” (2013), Il Cerchio d’Oro propone il terzo episodio della sua più moderna vita musicale, quella che nel nuovo millennio ha visto nascere “Il Viaggio di Colombo” (2009), e ora il nuovissimo “Il Fuoco sotto la Cenere”.
Una cadenza ben precisa - quattro anni tra i vari episodi - che è dichiaratamente non voluta, frutto del contrasto tra l’enorme peso realizzativo che si cela - ai più - dietro ad un album di tale spessore e la mancanza di tempo che esiste quando la musica è passione e non mestiere.
Il nuovo album, targato ancora una volta Black Widow Records, presenta analogie concettuali rispetto ai lavori pregressi, ma anche novità legate a volontà precisa e ad atti organizzativi obbligati, come ad esempio la modifica della line up, che ha portato un nuovo combustibile, non migliore, diverso.

Ancora una volta un concept. Dice uno dei fondatori, Franco Piccolini:  “Non è un concept tradizionale, ma gli argomenti sono tutti collegati tra loro, una serie di favole, come si leggono ai bambini prima di dormire, ognuna diversa, ma tutte legate dallo stesso denominatore comune, il fuoco sotto la cenere, un fuoco reale o metaforico, pronto ad esplodere…”.

Sei brani inediti a cui si è aggiunta una cover a tema, di Ivan Graziani, “Fuoco sulla collina”, inizialmente concepita come possibile 45 giri, ma successivamente diventata parte integrante del disco, un omaggio al cantautore abruzzese a venti anni dalla sua scomparsa ma, a ben vedere, perfettamente dentro al tema proposto.
Per tutti i dettagli dei crediti ed un commento della band ai contenuti delle varie tracce rimando al seguente link: CREDITI E COMMENTO AI TESTI


Il sound generale suona come il tipico brand del Cerchio - a mio giudizio, questo, elemento di gran vanto -, con una creazione di parti vocali che non credo abbiamo pari nel prog attuale, dove le vocalizzazioni dei fratelli Terribile (altri due fondatori del gruppo) avvolgono la voce prettamente hard rock di Piuccio Pradal, e dove i lunghi brani, molto articolati e complessi, incontrano la melodia che addolcisce gli elementi tecnici esasperati, tipici del genere.
Ma a questa etichetta di fabbrica si aggiungono le novità a cui accennavo, prima fra tutte l’innesto di un nuovo chitarrista, Massimo Spica, capace di dare un contributo fondamentale sia in fase compositiva che di arrangiamento, e con lui il Cerchio trova per la prima volta la stessa chitarra che, dopo la registrazione, sarà presente anche nei live.
Vale la pena sentire il suo pensiero perché fa riflettere sul modo di creare musica al giorno d’oggi, almeno per alcuni:

Situazione stimolante… ho avuto la fortuna di arrivare nel “Cerchio” diversi mesi prima della concezione dell’album, per cui ho avuto il tempo di acclimatarmi, e ciò che mi ha più stimolato è che dall’inizio ognuno di noi aveva dei colori da portare che si sono successivamente mischiati, ed è nato un effetto domino creativo che ha portato a trovare gli incastri giusti; nel prog c’è molto cuore e in questo disco ce n’è tanto, ma è anche importante l’aspetto cerebrale, se non è esagerato, e tutto questo è nato proprio nel lavoro di gruppo, fatto in sala prove, assieme dall’inizio, in uno status dove non dovevi seguire un copione scritto da altri ma il tutto nasceva ed evolveva all’interno della collaborazione reciproca.”

Altro aspetto importante e la cura degli arrangiamenti musicali, ad opera di tutta la band, ma con il contributo importante di Simone Piccolini, co-tastierista, ovvero la freschezza inserita nel contenitore dell’esperienza. Simone e Franco, due tastieristi, una scelta anche coraggiosa… qualcuno ha detto: ”Quattro tastiere accese, non è facile trovare suoni che sono complementari… il gruppo con due tastieristi potrebbe spaventare, sia il chitarrista che il pubblico, e invece…
Beh, due elementi nuovi in un ensemble musicale portano obbligatoriamente aria nuova, e “Il Fuoco sotto la Cenere” non sfugge alla regola.

Sempre restando nel campo dei “suoni”, dai credits si osserva come l'apporto del fonico storico Enzo Albertazzi sia stato circoscritto, ma il suo lavoro di missaggio ha richiesto un impegno enorme, proprio nel tentativo di ricondurre il tutto al marchio tipico del Cerchio, che forse nessuno conosce bene come lui.
Rimanendo in tema di collaborazioni consolidate, si rimarca il ruolo di Pino Paolino che ha condiviso con Gino e Giuseppe Terribile il ruolo di paroliere.

Come accaduto per il disco precedente la band si è avvalsa di alcuni ospiti importanti, anche se occorre sottolineare come le scelte del Cerchio siano sempre funzionali ai brani realizzati e non rivolte al nome di spicco.
Un esempio concreto riguarda il brano “Per sempre qui” - parole e musica di Giuseppe Terribile - che vede la partecipazione vocale di Pino Ballarini -, canzone che per ammissione dello stesso ex vocalist del Rovescio della Medaglia risulta calata su di lui come un abito da sartoria.
Gli altri due guest sono il batterista Paolo Siani e il tastierista e vocalist Giorgio Usai - ex Nuova Idea - che forniscono il loro contributo nel pezzo più rock del disco, “Il rock e l’inferno”, con tanto di citazione finale per i Deep Purple (“Space Truckin’”).

Il mio pensiero…
In fase di chiacchiera approfondita mi sono accorto ancore una volta come, anche tra gli addetti ai lavori, lo stesso lavoro possa suscitare differenti reazioni. E meno male!

Ho trovato “Il Fuoco sotto la Cenere” estremamente complesso, nel senso che ho provato ad entrare nelle singole trame e ho realizzato la difficoltà che esiste nel mettere in logica sequenza certe fughe, cambi di ritmo, modifiche repentine delle trame, incastri vocali.
Ma estrema articolazione può significare anche bisogno di tempo per una sicura metabolizzazione, laddove il termine “metabolizzazione” serve a sottolineare l’arrivo ad una buona confidenza con i brani. Per me è stato così, e solo dopo il terzo ascolto il disco mi è diventato completamente… familiare.

Del fatto che sia un disco marcatamente del “Cerchio” ho già detto, ma personalmente l’ho trovato più “vintage” dei precedenti, nel senso che ho percepito atmosfere tipicamente seventies che mi hanno riportato al prog basico, miscela di puro rock e raffinatezze da virtuosi.

Gli aspetti lirici sono estremamente attuali, partendo dall’unico fatto realmente accaduto, l’incendio londinese del ‘600 (“Thomas”, di Gino Terribile) per arrivare al brano di Graziani, metafore di vita… fuoco e cenere, elementi legati l’uno all’altra: il fuoco produce la cenere e la cenere testimonia che c’è stato il fuoco, conservando a lungo la brace, in modo che il fuoco possa nuovamente accendersi, ardere, essere ravvivato… ; è questo un concetto che permea il tracciato disegnato dal Cerchio, e riconoscere il quotidiano, il vissuto, appare estremamente semplice.

Curato il booklet - con i doppi testi - e una copertina a mio giudizio molto adatta al vinile di prossima uscita, con una sorta di gioco ad uso degli ascoltatori che potranno ricercare nel disegno di Stefano Scagni - da un’idea di Marina Storace - gli elementi che riconducono ai titoli del disco.

Il Cerchio d’Oro attuale mi dà l’idea precisa delle coppie al lavoro: una sezione ritmica e vocale unica (Gino e Giuseppe Terribile), un “padre e figlio” formato da tastieristi, coesi e complementari (Franco e Simone Piccolini) e due chitarre - acustica e solista - che cesellano (Massimo Spica e Piuccio Pradal) e che forniscono “I due poli”, il prog melodico contrapposto ad un duro rock. Ma il sunto risulta essere un lavoro in cui la squadra sopperisce alle naturali predisposizioni del singolo a cercare l’evidenza personale, unico metodo collaborativo da usare per dare il senso all’impegno di anni passati sul pezzo, verso un obiettivo comune.

A cercare il pelo nell’uovo un bipolarismo lo si può trovare anche nei modelli proposti nel disco, e se è vero che “Thomas” risulta essere rappresentativo dell’intero lato progressivo della band, “Fuoco sulla collina” propone invece l’immagine più pop, quella che ha contraddistinto per molti anni il cammino dei gemelli Terribile… mai niente arriva per caso, nemmeno le cover apparentemente riempitive!

Un album notevole, apprezzabile, un’altra pedina in una scacchiera in cui Il Cerchio d’Oro ha ormai trovato posizione in pianta stabile tra i grandi del prog nazionale.