lunedì 31 gennaio 2011

Tanti auguri Phil Collins



Ha compiuto ieri 60 anni Phil Collins.Tanti auguri!
Ho avuto la fortuna di vederlo suonare nel febbraio del 1974, a Torino, in un momento magico della vita dei Genesis. La sua carriera piena di successi non è comunque sinonimo di felicità, se a soli 60 anni ha dichiarato di aver recentemente pensato al suicidio:

Phil Collins ha ammesso d'aver preso in considerazione l'ipotesi del suicidio dopo il fallimento del suo terzo matrimonio e l'insorgere di problemi fisici che tuttora gli impediscono di suonare la batteria. Solamente il pensiero dei suoi figli gli ha impedito di mettere in atto l'insano proposito, ha detto. Al matrimonio (di nuovo) in fumo e alle rogne di salute, ha affermato l'ex Genesis, si erano uniti anche tanti pensieri negativi scaturiti dalle incessanti critiche ai suoi dischi solisti. "Non mi sarei sparato in testa, questo no", ha detto Collins. "Casomai avrei fatto overdose di qualcosa, un qualcosa che non provoca dolore". E, con un certo umorismo: "Comunque non in cucina". Phil ha aggiunto che a farlo momentaneamente propendere per l'ipotesi di togliersi la vita fu anche il biglietto lasciato dall'attore Tony Hancock, sul quale era scritto: "Troppe cose, e troppo spesso, sono andate storte". Il musicista, dopo la fine dei sette anni di matrimonio con la svizzera Orianne Cevey, dal gennaio 2007 è single. La ex coppia ha due figli, Nicholas e Matthew, e Phil per buona parte dell'anno abita a Ginevra. Collins ha anche una figlia, Lily, avuta dalla seconda moglie Jill Tavelman”.

Non leggerà i miei auguri, il buon Phil, ma spero davvero trovi un po’ di serenità. E se non riuscirà a darci altre emozioni musicali (purtroppo la qualità degli ultimi tempi non è quella di un tempo)… teniamoci stretti i ricordi, quelle memorie che riportano ad un quintetto inglese che è riuscito ad “inventare” qualcosa che prima non esisteva.

Biografia tratta da Wikipedia.
Philip David Charles Collins (nato a Chiswick, Londra, Inghilterra il 30 gennaio 1951) è un batterista e cantante noto sia come solista che come componente dei Genesis. La sua “vocazione” musicale nasce all’età di 5 anni quando gli zii gli regalano una batteria giocattolo. A 12 anni fonda il suo primo complesso. Prima di intraprendere la carriera musicale pareva destinato a divenire attore: già da piccolo, infatti, aveva recitato in commedie, musical e spot pubblicitari manifestando però una innata vocazione per la musica e la batteria.
La svolta nella sua vita avviene quando risponde ad un annuncio su una rivista musicale (Melody Maker) ed ottiene la possibilità di un’audizione per entrare a far parte dei Genesis.
La sua abilità sullo strumento e i suoi trascorsi teatrali fanno di lui il “drummer” ideale per la band di Peter Gabriel e Mike Rutherford. Collins resta batterista dei Genesis a partire da Nursery Cryme (1971) fino a The Lamb Lies Down on Broadway (1974). Nell’anno successivo (1975), Peter Gabriel decide di abbandonare il gruppo e Phil Collins prende in mano le redini del complesso, diventandone cantante e leader a partire da A Trick of the Tail del 1976, conservando anche il ruolo di batterista in studio (per le esibizioni live, i Genesis chiameranno prima Bill Bruford e successivamente Chester Thompson). Non cambia l’amore con cui i vecchi fans seguono la band e i Genesis vincono il disco d’oro con Duke.
Come solista crea un proprio stile che lo porta ad affermarsi in tutte le più importanti graduatorie di vendite e gradimento a livello mondiale. Nel 1981 esce Face Value, che è contemporaneo a una profonda crisi seguita alla rottura del matrimonio. L’album scala le classifiche internazionali, poi viene pubblicato Hello, I must be going, e il successo si ripete. Nel 1983 compone parte della colonna sonora del film Against all odds e vince il primo Grammy. Nel 1985 esce No Jackets Required (da cui è tratto Sussudio); fra gli ospiti speciali figurano anche Peter Gabriel e Sting.
Segue una lunga pausa come solista, e Collins ne approfitta per ricostruire i Genesis (Invisible Touch - 1986) e comporre per il cinema; nel 1988 è molto apprezzata la colonna sonora di Buster, nel quale Collins figura anche come attore.
Il 13 luglio del 1985 è uno dei protagonisti del Live Aid e riesce a suonare prima a Wembley poi a Philadelphia, trasferendosi da una città all’altra in circa tre ore grazie ad un volo in Concorde.
Alla fine degli anni Ottanta esce il quarto disco da solista, But Seriously, cui collaborano Eric Clapton, David Crosby e Steve Winwood, quindi Both Sides, undici canzoni prodotte da Collins e da lui suonate e registrate nello studio-casa del Sussex.
Al suo attivo c’è anche la militanza nel gruppo jazzistico Brand x al fianco di John Goodsall, Percy Jones e Robin Lumley.
Vanta collaborazioni con artisti di fama mondiale tra i quali: Quincy Jones, Eric Clapton, Phil Bailey, Robert Plant, Chaka Khan, Howard Jones.
Poco dopo il tour che segue la pubblicazione dell’album We Can’t Dance, nel 1995, Collins annuncia l’abbandono definitivo dei Genesis, che senza di lui incideranno un solo altro album, con scarsa fortuna. L’anno seguente, pubblica Dance Into The Light; il tour che lo seguì fu un enorme successo e, nel 1998, esce Best Of.
Rallenta anche la sua attività solista, anche a causa di problemi all’udito che rendono problematica la sua partecipazione a lunghi tour.
Ottiene comunque un notevole successo componendo e interpretando colonne sonore per i film di animazione della Disney ed in particolare per la colonna sonora di Tarzan (con la quale ha vinto l’Academy Award) e dalla quale verrà tratto anche un musical.
Si propone anche come leader di una big band jazz, con la quale incide anche l’album A Hot Night in Paris.
Ciclicamente si ripropongono voci che vorrebbero Collins nuovamente nei Genesis come batterista, mentre Gabriel riprenderebbe il ruolo di cantante. Anche se in varie interviste diversi membri del gruppo, e lo stesso Collins, si sono dichiarati possibilisti in proposito, nulla di concreto si è finora realizzato.
Tale reunion avviene in occasione dei concerti per la sensibilizzazione ai temi ambientali Live Earth e dopo pochi giorni (14 luglio 2007). In entrambe le occasioni la formazione non prevede il rientro di Peter Gabriel


Le ultime notizie lasciano poche speranze

domenica 30 gennaio 2011

Saint Just Again-"Prog Explosion



Meno di un anno fa, era marzo, Jenny Sorrenti rispondeva così alla domanda conclusiva della mia intervista:
“Cosa ci regalerà il futuro di Jenny? Di sicuro c’è che il mio settimo album (potrebbe uscire anche ad ottobre 2010) sarà un ritorno al rock progressive, ma potrei anche essere di nuovo alla guida dei “Saint Just”con una formazione totalmente nuova. Non dico altro.”
L’intero post (intervista interessante) è visibile attraverso il seguente link:
Precedentemente avevo ricordato i Saint Just attraverso una antica recensione di Enzo Caffarelli per Ciao 2001:
Evidenzio tutto questo percorso perché rappresenta una vita di suoni, una vita di “sacrifici”, un pezzo di storia di quella che io chiamo musica “consistente”, che sa dare soddisfazione a chi la compone ed esegue, coinvolgendo ascoltatori virtuosi e dall’animo sensibile.
Quel “non dico altro”, forse scaramantico, nascondeva un progetto che è venuto prepotentemente a galla attraverso idee nuove applicate a principi consolidati, dopo la ricerca dei giusti ingredienti (musicisti).
Il disco appena uscito dei “Saint Just Again” si chiama “Prog Explosion” e già il titolo fornisce tutti gli indizi sulla “materia”. Non ho scritto a caso “il disco”, perché è il sostantivo che più si addice a certa musica, ma di fatto il vinile è il primo formato utile per gli utenti, a cui naturalmente seguirà il CD.
Tutti i dettagli ( ed una biografia) si possono apprendere dal comunicato stampa ufficiale:
Beh, cara Jenny, se questo è ciò che il tuo gruppo può esprimere, non smettere mai più!
Sette brani variegati, dove i suoni vintage si miscelano ad atmosfere sognanti e dove la voce di Jenny fa la differenza. Troppo facile parlare bene di “una voce”, ce ne sono tante in giro, anche se molte sono cloni dei cloni. Ma in un genere ben definito (e qui stiamo parlando di musica progressiva), con canoni che non cambiano nel tempo, esistono elementi distintivi da cui non si può prescindere. Parlo di un suono di chitarra alla Howe, di un passaggio di tastiera alla Emerson, di un giro di basso alla Squire. Non sono “quelli” che determinano ciò che è o non è prog, ma caratterizzano un gruppo. E cosa meglio della voce, anch’essa strumento, può segnare per sempre una storia musicale?
Jenny Sorrenti fa parte di quell’esiguo numero di vocalist che sanno dare forma e sostanza a un progetto, a un gruppo di lavoro, a un sogno.
Ho ascoltato con attenzione “Prog Explosion” e anche adesso, mentre scrivo, ho nelle orecchie l’intimistico “Ad occhi aperti”…”It’s just your life… it’s just your soul… it’s just your heart… it’s a just your mind… e alza gli occhi e guarda, se non sai… apri il cuore e ascolta quel che sei…”
Le liriche, alternate tra inglese e italiano, raccontano di sentimenti e di vicissitudini in cui chiunque potrebbe ritrovarsi, perché sono i binari di vite comuni e “speciali”, accomunate sempre da eventi più o meno voluti.
La musica dovrebbe colpire al primo impatto (a me è successo così), almeno chi come me predilige un “contenitore” complesso, dove il rock si mischia alla melodia e alla ricercatezza dei suoni.
L’utilizzo dell’Hammond (non se ne vedono più molti sui palchi) contribuisce alla creazione di un sound di cui ci siamo innamorati lustri fa, senza mai restar delusi. E poi le sovrapposizioni di voci (in un caso con la partecipazione di Francesco Di Giacomo) si accompagnano a una sezione ritmica contaminata da jazz ed etnia e a trame di chitarra di valenza assoluta.
La voce di Jenny è lo strumento per eccellenza, capace di essere parte di un’orchestra o elemento naturale che si eleva per un attimo, giusto il tempo di regalarci l’emozione da brivido.
Nella comunicazione ufficiale ho trovato la seguente frase:”
 e con il desiderio di credere che la musica può davvero migliorare la nostra vita, l’ambiente che ci circonda, il nostro essere.”
La musica ha funzione terapeutica, ne sono certo, anche se la sensibilità per poter ricevere “il dono” non è affare di tutti.
Certo è che l’impegno, la costanza e i risultati di una vita possono essere un buon esempio. “Prog Explosion” non potrà certo deludere.

JENNY SORRENTI e SAINT JUST AGAIN




JENNY SORRENTI e SAINT JUST AGAIN
«Ho riformato i SAINT JUST AGAIN perché avevo ancora tante cose da dire in musica. Questo nuovo album Prog Explosion ha una sua forza ed una sua personalità definita perché vive totalmente nel presente, pur conservando lo spirito ed il coraggio esplosivo degli anni ‘70. Prog Explosion nei testi e nelle musiche passa attraverso le innumerevoli esplosioni della vita: gioie, dolori, guerre, speranze, amori, con una voglia immensa di esprimere ancora e con il desiderio di credere che la musica può davvero migliorare la nostra vita, l’ambiente che ci circonda, il nostro essere.
L’album, che si compone di sette tracce nuove interamente suonate dal vivo in sala, è nato grazie anche al supporto di musicisti validissimi quali MARCELLO VENTO, ELIO CASSARÀ, ERNESTO VITOLO, VITTORIO PEPE che hanno suonato con grande passione e partecipazione. Inoltre FRANCESCO DI GIACOMO ci ha fatto dono di un cameo con la sua partecipazione vocale alla settima traccia, Prog Explosion.
In effetti l’idea di riformare il gruppo mi era già venuta un paio di anni fa, ma dovevo trovare i “miei” musicisti. E dopo lunghe ricerche finalmente ci sono riuscita e con loro ho realizzato il terzo album dei Saint Just PROG EXPLOSION attraverso il quale continuo ad esprimere la mia particolare visione musicale nata nei lontani anni ‘70».

Biografia Jenny Sorrenti & Saint Just
Jenny Sorrenti è nata a Napoli da madre del Galles e padre napoletano; a Napoli trascorre la sua adolescenza e all’inizio degli anni Settanta, con il sorgere del nuovo fermento musicale “il movimento del Naples’ Power”, è la leader della band di rock progressive Saint Just con cui registra due album ormai di culto: Saint Just (1973) e La casa del lago (1974).
Successivamente Jenny decide di intraprendere una carriera come solista e nel 1976 pubblica l’album Suspiro, considerato dalla critica un significativo esempio di pop cosmopolita. Dopo il secondo album Jenny Sorrenti, pubblicato nel 1979, la sua attività discografica si interrompe e l’artista si dedica alla composizione di musica per il teatro, oltre a insegnare canto, viaggiare, studiare canto lirico e musica medievale.
Dopo questa lunga pausa nel 2002 esce il suo quinto album, Medieval Zone, in cui si fa concreto ancora una volta l’incontro tra la musica del Mediterraneo e quella del Nord Europa.
Nel 2006 pubblica Com’è grande Enfermidade e nel 2009 Burattina (con "Orchestrina Malombra", Marcello Vento, Piero Viti, Vincenzo Zenobio e Vittorio Pepe) l’album che la riporta all’attenzione della critica che ne esalta il valore della scrittura musicale e testuale. Nel 2010 decide di riformare i Saint Just con la nuova denominazione di Saint Just Again e nuovi musicisti in line-up: oltre a Jenny Sorrenti (voce e tastiere), Marcello Vento (batteria, steel-drum, gong), Elio Cassarà (chitarre elettriche), Ernesto Vitolo (Hammond, Rhodes, synth), Vittorio Pepe (basso), con un cameo di Francesco di Giacomo del Banco.
Jenny Sorrenti è ritornata alla musica Rock progressive e la storia continua…
RARO! Records – Via G.B. Tiepolo, 7 – 00196 Rome, Italy
Tel./Fax +39/063226416
Ufficio stampa/Press: Susanna Buffa -:- susanna.buffa@raro.it
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giovedì 27 gennaio 2011

I soliti album per la solita isola deserta...


 
Un po’ di tempo fa ho trovato su qualche forum il solito gioco della musica che si vorrebbe portare con sé in un'isola deserta.

Non erano richiesti i 12 dischi fondamentali della storia del rock, ma musica significativa per l’ipotetico “uomo solo”, da utilizzare per ricordare nei momenti di sconforto.
D'istinto compilai la mia lista, che ovviamente era ed è riduttiva, e che sicuramente cambierei se la "rivedessi" tra un mese. Niente di razionale, nulla di fondato su tecniche e rispetto delle “gerarchie”, ma solo istinto e puro piacere che arriva sino in profondità. Non ci sono meritocrazie in gioco, ma solo momenti di vita che ritornano alla mente.

Ogni amante della musica cambierebbe “la mia scelta” e proporrebbe alternative, ma mi piace sottolineare che alcuni artisti, alcuni brani, alcuni long playing, hanno caratterizzato la mia vita, assieme a molti altri che magari riproporrò tra un po’ di tempo.

E veniamo alle scelte, con qualche motivazione, tenendo presente che idealmente sarebbero “l’unica compagnia” nella totale solitudine delle mitica isola deserta.


Questo ciò che avevo scritto in quel forum

"Trovo estremamente complicato evidenziare i 12 album della nostra vita, intanto perché è un numero limitato rispetto al vissuto, e poi si rischia sempre di dimenticare qualcosa.
Se interpreto bene lo spirito, la domanda non è tendente a ricercare 12 lavori obiettivamente eccelsi, ma significativi per noi, legata a ricordi o a situazioni importanti.
Li elenco così come mi vengono, e non in ordine di importanza.

The Who - Who’s Next

A 8 anni (1964)utilizzavo un vecchio registratore a bobine, orgoglio del mio papà tecnologico.
Mi servì per arrivare alla mia prima musica, e tra i 5-6 brani (che ho ancora bene impressi nella memoria, così come ho ancora il registratore) c’era “Substitute”.
Gli Who non mi hanno più abbandonato e qualche anno fa ho avuto la possibilità’ di vederli a Verona, assieme al mio figlioletto di 10 anni, sotto a un nubifragio... mentre Daltrey perdeva la voce.

Credo che “Who’s Next “ sia un disco rock irripetibile.

Jethro Tull- Aqualung
Essendo io un ” malato” di questo gruppo, pensare ad un loro disco e’ riduttivo. Dovendo scegliere , “Aqualung “ mi pare sia il sunto del mondo musicale targato Tull.
Giù il cappello.

Finardi-Sugo

Eugenio è l’unico”italiano” che comprerei a scatola chiusa, sicuro di trovare ciò di cui ho bisogno.
Perche’ “Sugo”? Ci sono i miei 20 anni, le canzoni che suonavo sulla spiaggia con gli amici attorno.
Ma oltre a un passato lontano ci sono ricordi più freschi, legati a una figlia piccola che decise che prima di dormire regolarmente la notte era necessario aspettare i due anni e mezzo, momento ideale per passare il testimone al fratello appena arrivato.
Di quelle dolci/odiose notti e’ rimasta la mia mano che scrolla un sederino e una voce, la mia, che canta ”La Radio”.

Genesis-Selling England By the Pound

Ho amato follemente I Genesis sino all’uscita di Gabriel.
Li vidi a Torino presentare il disco in questione e mi sconvolsero.
E’ un album che potrei ascoltare all’infinito senza stancarmi.

Van Der Graaf Generator - Powers Hearts

Vidi il primo concerto della mia vita nel 1972, teatro Alcione di Genova, spettacolo pomeridiano, Van Der Graaf.
Dopo il supporto dei “Latte Miele” partì “Lemmings”, con Hammill da solo alla chitarra.
Disco incredibile per un gruppo unico.

YES- “Fragile”

Cinque mostri di tecnica per una miscela che mi ha sempre entusiasmato.
Ricordo di aver passato un pomeriggio intero al cinema, rivedendo a ripetizione “Yessongs”.
Li ho visti pochi anni fa dal vivo (cosa mai successa in gioventù) e ne valeva la pena.
Non potrei rinunciare ad ascoltare “Roundabout

Gentle Giant-In A Glass House

Vidi anche loro dal vivo all’Alcione . Tecnicamente mostruosi, ma non freddi.
I loro vocalizzi sono complicatissimi così come i tempi utilizzati da “Pugawash” (purtroppo ora in condizioni precarie di salute).
Altro disco che ascolto con regolarità.

Beatles-Raccolta

Impossibile scegliere, meglio optare su una sintesi.
Era il 1963 e all’uscita dallo stadio (era sera, ma non ricordo perché), accompagnato per mano da qualche parente, mi ritrovai in una bolgia, tra gambe e auto. Da una “600” ferma in coda, col finestrino aperto, uscì “Please Please Me” , che mi dissero era dei Beatles.
Non li ho mai più lasciati.
 
Rolling Stones-Raccolta
 
Stessa cosa, come si fa a selezionare ?! 
In questo caso però ho la possibilità di scegliere tra un lungo periodo e mi tuffo quindi in quello più datato, laddove trovo canzoni che nessuno, forse, è più in grado di fare.

Crosby, Stills, Nash and Young-“Four Way Street”
Associo immediatamente C.S.N.Y. a Woodstoock, forse perché il film ha come colonna sonora, tra le altre “Long Time Gone”. E quel grande evento ha per me enorme significato, per svariati motivi.
Credo sia un disco irrinunciabile ed è difficile trovare all’interno qualcosa di “minore”.

Cat Stevens-“Tea For The Tillermann”

E’ un disco pieno di “cose “ da tenere per sempre, ma me ne basterebbe una per portare con me l’intero lavoro.
Father and Son” mi emoziona ad ogni ascolto e in ogni occasione.
Una perla.

Clapton-Greats Hits

Anche in questo caso non riesco a citare un disco in particolare, ma cercherei una raccolta con: ”Cocaine, Layla, Tears in Heaven, Change the World, After Midnigt, Back Home ecc.
Sarebbe un disco quadruplo.

Ho già in mente altre musiche, ma non torno indietro e lascio che l’istinto abbia il sopravvento sulla ragione…



martedì 25 gennaio 2011

Echolyn


Mi ero appuntato il nome “Echolyn” ma non ne ricordavo il motivo. Quando mi suggeriscono artisti che non conosco, cerco subito qualcosa della loro musica, e se i primi 30 secondi sono positivi prendo nota e mi ripropongo di approfondire. Chi generalmente mi da suggerimenti è Mauro Selis, profondo conoscitore del prog, ma non solo quello facile da “toccare”. Probabilmente se esistesse una banda valida a Kunsan, città della Corea del Sud, dove peraltro nel 1992 trovai “Concerto Grosso” dei New Trolls nella vetrina dell’unico negozio di musica della città, beh, lui la conoscerebbe e timidamente me la proporrebbe. Ma questi “Echolyn” sono davvero bravi, anche se nelle poche notizie che ho trovato non ci sono recenti attività.
Su un blog tra i tanti in rete sono descritti così:


Gruppo Neo-Prog proveniente dagli Stati Uniti, più precisamente dalla Pennsylvania.
Vengono formati nel 1989 dal chitarrista Bret Kull e dal batterista Paul Ramsey, ai quali si uniscono il tastierista Chris Buzby, il cantante Ray Weston e il bassista Jesse Reyes.
Nel 1991 registrano e pubblicano il primo disco, omonimo; durante la registrazione dell'album “Reyes” viene sostituito da Tom Hyatt.
Questa line-up registra il secondo album “Suffocating The Bloom” e l'EP “ ... and every blossom”, catturando così l'attenzione della Sony che li mette sotto contratto e pubblica il terzo full-lenght, “As The World”, probabilmente il capolavoro del gruppo.
Purtroppo la band e la casa discografica non sono d'accordo per quanto riguarda la direzione musicale da seguire, e la band è costretta a promuovere l’album senza il supporto della Sony. Si sciolgono così nel 1995, e l'anno successivo viene pubblicato “When The Sweet Turns Sour”, un disco che raccoglie vecchi demo e tracce live.
I membri del gruppo si dedicano da allora ai più svariati progetti.
Nel 2000, a sorpresa, si riformano gli Echolyn, senza Hyatt e con Weston nel doppio ruolo di cantante-bassista. Questa line-up pubblica “Cowboy Poems Free” (2000) e “mei” (2002), quest'ultimo composto da un'unica traccia di 50 minuti.
Nel 2003 Hyatt ritorna a far parte del gruppo, che due anni dopo pubblica The End Is Beautiful”. Nel 2008 esce la rimasterizzazione di “Cowboy Poems Free”

Uno dei migliori gruppi Neo-Prog degli anni '90.

Formazione:
Ray Weston - vocals
Brett Kull - guitars, vocals
Chris Buzby - keyboards, vocals
Paul Ramsey - drums, percussion
Tom Hyatt - bass

Discografia:
1991 - echolyn
1992 - Suffocating The Bloom
1993 - ...and every blossom
1995 - As The World
1996 - When The Sweet Turns Sour
2000 - Cowboy Poems Free
2002 - mei
2004 - Jersey Tomato (live)
2005 - The End Is Beautiful

2008 - Cowboy Poems Free (rimastered)

lunedì 24 gennaio 2011

HABITAT-"Tratando de Respirar en la Furia"


"Tratando de respirar en la furia" è il quarto album della band argentina HABITAT. Loris Furlan, patron di Lizard, mi ha messo in contatto con Aldo Pinelli, leader della band, che ha gentilmente fornito la sua visione musicale.

Non avevo mai ascoltato “prog” di stampo argentino e devo dire di essere rimasto favorevolmente sorpreso da HABITAT, on the road da una vita, ma pressoché sconosciuto dalle nostre parti. D’obbligo un minimo di adattamento al “canto spagnolo”, ma dopo il primo ascolto la metabolizzazione è cosa fatta.

All’interno di questo album concettuale c’è anche un piccolo regalo per l’Italia, ovvero una versione originalissima di “Gioco di Bimba” delle Orme, e nell’intervista a seguire ne emerge la motivazione.

Dovendo parlare di un album legato da un filo logico ho ricercato, senza successo, le liriche e allora mi sono rivolto direttamente alla fonte per essere aiutato in una zona per me sconosciuta.

Questo il pensiero di Pinelli.

“Non stiamo parlando di un vero e proprio album concettuale, ma le liriche sono caratterizzate da una sensibilità ecologica unita ad idee corrispondenti, nella ricerca di una sorta di equilibrio tra “proposito e realizzazione”. In questo modo gli epici paesaggi descritti diventano il palcoscenico dell’azione.

TORRES, è l’immagine di una terra distrutta dopo una terribile guerra, e nelle torri rimane una coppia sopravissuta, simbolo del germe di una futura generazione.

LAS MUSGOSAS, è un sogno: un molo muschioso taglia la furia del mare circondato da una tempesta.

PASTORES parla di un popolo reale della Siberia. Fanno la guardia alle renne, e quando una muore la mangiano e utilizzano la pelle per costruirsi i vestiti.

DETENIDO, è la mia visione relativa all’ ottenere degli obiettivi, e il mio tempo perso quando qualcosa o qualcuno mi frenano.

LENGUAJE è una storia di sesso e passione un po’ sofferta, ma alla fine la proposta è quella di fumare il calumet della pace.

HUMO, storia “acida” ( ma non sulle droghe). Un intruso in una grande casa vuole nascondersi, ma le guardie lo cercano. Il suo nervosismo lo induce a fumare un sigaro e il fumo lo fa scoprire.”


Quasi un’ora di musica che riporta alle origini, contaminata dall’antico british prog che fa parte del DNA di chi ha avuto la possibilità di “fall in love” con Genesis, Crimson, Tull and so on.

Forse non c’è più nulla di nuovo da inventare, ma a mio modo di vedere il “nuovo” non è sinonimo di “emozione ad ogni costo”.

"Tratando de respirar en la furia" propone una miscela tra rock, melodia e cultura sudamericana, il tutto condito da un impegno sociale reale.

I “suoni” dell’album sono stati definiti “sinfo-prog” e, pur non amando le categorie, riconosco sia questa un’etichetta calzante, per una musica che riesce a fornire immagini spesso trascendenti, condite da tempi dispari.

Ma il progetto musicale di HABITAT è un po’ più complesso ed è questa, sì, una buona differenziazione col passato, che ritrovo spesso anche nei giovani gruppi di casa nostra. Ciò che infatti non è captabile su “disco” è la rappresentazione teatrale delle idee. L’espressione del pensiero travalica la musica ed emergono forme di arte differenti che in formato live ( e speriamo di esserne presto testimoni)riassumono la vera filosofia di questi artisti così lontani da noi(geograficamente parlando), ma dietro l’angolo per quanto riguarda la “sintonia musicale”.

Maggiori informazioni posso essere reperite nel loro sito:

http://www.habitatmusic.com.ar




L’INTERVISTA

Da sempre siamo abituati a vedere musicisti italiani che cercano collaborazioni estere. Difficilmente avviene il contrario. Come nasce il tuo legame con la Lizard e Loris Furlan?

Si tratta di un rapporto chiaro e trasparente, dove c’entrano la stima e l’emotività. Avevo scritto a Loris in tempi passati, parlandogli dei miei due CD da solista e dell’ultimo degli Habitat. Successivamente Loris mi chiese qualcosa a proposito del nuovo CD , e dopo averlo “raccontato” nei dettagli gli ho inviato un DEMO. Da lì abbiamo iniziato a parlare di una partecipazione di Lizard Records in una parte della produzione Habitat. E ora siamo buoni amici, il che non guasta in fase di collaborazione.

Non ho mai associato il tuo paese alla musica progressive. La prima cosa che viene in mente è il tango. Cosa è accaduto in questi anni in Argentina dal punto di vista della musica rock?

Sì, Il resto del mondo identifica l'Argentina con la parola “Tango”, se parliamo di musica. Ma c'è di più. Negli anni '80 e '90 è cresciuto molto il rock. E nel '90, ad esempio, ha imperversato “ la cumbia”, un ritmo tipico dell'America Latina (ma non di quella argentina, cilena e brasiliana). C’è spazio per tutto!

Ho letto che le performance live di Habitat non riguardano solo la musica ma è un vero spettacolo completo. Che tipo di interazione riuscite a stabilire con il vostro pubblico?

Il pubblico dice che siamo “ belli e rari”. Si tratta di un audience molto eterogenea, divisa tra adulti e giovani. Non è comune vedere un gruppo come noi, con ballerini e musicisti, che fumano la pipa introducendo una canzone e cambiano di abiti dopo alcuni brani. Un concerto non può essere solo musica oggigiorno, sono cambiate troppe cose nel mondo!

Se dovessi stabilire il gruppo o artista del passato che ha influenzato fortemente la vostra musica, chi indicheresti?

Nel corso della mia adolescenza, dopo i Beatles, il vero riferimento sono stati i Genesis. Subito dopo sono cresciuti dentro di me i King Crimson. Ma negli ultimi anni ho ascoltato con dedizione Loreena McKennitt, Bjork, Peter Gabriel, Celtic e Ancient Music.

Che tipo di importanza date alla sperimentazione musicale?

Penso che la sperimentazione possa aiutare la musica a trovare nuove strade. Mi piacciono molto alcune cose di Dave Jackson e alcuni progetti di Discipline Records, ad esempio, ma la mia musica deve obbligatoriamente convivere con un profilo melodico.

Credi che i messaggi che derivano dalla musica possano aiutare a migliorare una vita, una situazione, un percorso interiore?

Un musicista è innanzitutto un intrattenitore. Pensiamo ad esempio alle corti del Medio Evo. Ma la musica può essere d’aiuto alle persone sole, come una sorta di terapia. E il “messaggio” (parola che non amo molto) contenuto nei testi costituisce un blocco compatto con la musica. Il mio messaggio è ecologico e fornisce immagini che devono stimolare l’immaginazione. Mi piace, nei miei testi, parlare di scene epiche e di paesaggi.

In Argentina si può vivere di sola musica?

Sì, ma solo per un progetto commerciale (pop, tango, musica folcloristica) e con l’ausilio di uno sponsor. L'arte non ha un “ difensore”, e il businnes è uguale in tutto il mondo.

Nel vostro ultimo album presentate “Gioco di Bimba” delle Orme. Che conoscenza hai della musica italiana? Quali gruppi hai apprezzato nel passato?

Gioco di Bimba è nata su suggerimento di Loris Furlan. Mi disse che la mia voce poteva essere adatta per quella canzone, soprattutto con testi in spagnolo. Speriamo che questo ci aiuti a fare conoscere la nostra musica al maggior numero di persone possibili. Per il resto, conosco la PFM da molti anni, e canzoni di altre band del tuo paese (Apoteosi, Locanda delle Fate). Ho ascoltato Le Orme solo nel 2002 (Elementi), e ora mi sono avvicinato al BANCO, sempre su suggerimento di Loris, in funzione di un possibile nuovo progetto di collaborazione.

Se potessi tornare indietro di venti anni, faresti scelte personali/musicali differenti?

Diciamo che mi piacerebbe provare a sfuggire dalle tante influenze esterne cercando di essere più personale.

Cosa prevedi, per Habitat, nei prossimi cinque anni?

Il prossimo maggio sarò in Italia e spero di poter partecipare a qualche concerto con altri musicisti. Vorrei suonarci con gli Habitat nel 2012, e se c'è qualche possibilità anche in altri paesi d'Europa. Dovrebbe uscire il prossimo CD, forse nel 2012 o nel 2013, e mi sto dedicando anima e corpo a questo progetto. “Tratando de Respirar en la Furia” è stato accolto molto bene sulla scena prog (Europa, Canada, Brasile e Argentina), e quindi speriamo abbia anche un successo di vendite. “Historias Ovlidadas”, il nostro primo cd che risale al 1997, è stato rimixato recentemente ed è possibile un’uscita nel 2011. Penso che questo nutrito programma sia sufficiente per i prossimi cinque anni… che ne dici?

Ti ringrazio per avermi dato l’opportunità di poter raccontare qualcosa della musica di Habitat agli appassionati di musica italiani e … saluti da Buenos Aires.

Aldo Pinelli



domenica 23 gennaio 2011

Una serata con Bernardo Lanzetti


Ciò che mi appresto a scrivere è a mero appannaggio di quelle 13 persone + 2 (commensali e ritardatari) che hanno contribuito alla riuscita di una serata piacevole. A nessun altro interesserà, ma sono certo che a quei 13+2 farà piacere avere la “registrazione” di una attimo di vita piacevole.

Le settimane volano via con grande rapidità, e spesso ci stupiamo del fatto che sia già venerdì, mentre eravamo sicuri di essere a metà settimana. Presi dalla routine capita di avere lunghi periodi, seppur sereni, senza niente di significativo da ricordare. Ma per avere un’impennata di soddisfazione non si deve necessariamente scalare una montagna, e forse una cena improvvisata tra amici può sortire un grande effetto; se poi il gruppo è omogeneo negli interessi si realizza al 100% lo scopo della “riunione”, perché sarà un momento di perfetto scambio sociale.
Per una magica combinazione astrale, Bernardo Lanzetti mi avvisa, a inizio settimana, che transiterà da Savona diretto verso il ponente ligure. Me lo aveva promesso da tempo, ma non credevo potesse davvero accadere... troppi gli impegni. In poco tempo cerco di metter su una “serata di chiacchiera” con amici, gli stessi con cui cinque giorni prima dicevamo:”... dovremmo organizzare una reunion… da troppo tempo non lo facciamo”.
Tutto avremmo pensato, domenica scorsa, tranne che passare qualche ora con Lanzetti e consorte.
Ci conosciamo da un po’, io e Bernardo, e ne sono particolarmente felice perché le sue caratteristiche personali non sono comuni. Inutile soffermarsi sulle qualità canore di un cantante rock (riduttivo inserirlo in una categoria specifica) riconosciuto unanimemente come straordinario, ma ciò che colpisce tutti quelli che hanno modo di parlargli, anche solo una volta, è la sua semplicità, la sua voglia di entrare in sintonia con qualsiasi fan, il piacere del confronto e del racconto personale. Sarebbe bello scrivere un libro dei sui trascorsi, e non è detto che un giorno non si riesca a farlo.
Anche ieri sera è avvenuta l’alchimia e Bernardo ( e Amneris) è immediatamente entrato in sintonia con persone poco o per niente conosciute. I suoi aneddoti sulle tournèe negli USA o in Giappone calamitano facilmente l’attenzione dell’audience, formata da musicisti e musicofili, ma la cosa che alla fine emerge è che un semplicissimo momento di incontro, come ce ne capita uno a settimana, si è trasformato in qualcosa di speciale, da album dei ricordi, e probabilmente non solo per noi indigeni.
Stessa cosa a fine serata, quando nel mitico pub Van Der Graaf di Fabrizio Cruciani si uniscono i “+ 2” segnalati a inizio post. Una bevuta e un coro finale che sono sicuro anche Bernardo gradirà rivedere.
E’ passata la mezzanotte quando ripercorriamo i vicoli della città vecchia, costeggiamo la darsena e raggiungiamo l’auto al Priamar, un percorso obbligato che, nonostante il buio risulterà piacevole, e potrebbe riportare Bernardo a Savona, con o senza musica.
A proposito di progetti, ecco qualche novità che lo rigurada...

Il comunicato ufficiale.
Una nuova Band

Cavalli Cocchi, Lanzetti, Roversi, hanno attraversato la musica italiana degli ultimi quarant’anni lasciando la propria impronta in storie dai nomi illustri.
CSI, Ligabue, Clan Destino, Acqua Fragile, PFM, Mangala Vallis, Moongarden, Zamboni, insieme a collaborazioni con artisti come David JAckson e Judge Smith (Van Der Graaf Generator), Ivano Fossati, Clive Bunker (Jethro Tull), John Wetton (King Crimson) sono tappe di un viaggio che oggi li ha fatti incontrare in questo nuovo progetto, come l’energia di tre torrenti che converge in un unico grande fiume.
In questo album che porta i loro nomi, si assaporano i modi e i mondi di tre musicisti dalla forte personalità, che hanno dato vita ad una creatura che attraversa i generi trasversalmente, li rende liquidi, per poi rinominarli in un nuovo metallo prezioso.
Nove tracce raffinatissime dove la filosofia di un suono e di timbriche precise, sono l’elemento che contrassegna l’intero lavoro.
Nessuna chitarra elettrica, nessuna concessione all’elettronica, ed una scelta rigorosa che privilegia le atmosfere acustiche: l’inconfondibile ed ancor più sorprendente voce di Lanzetti, le tessiture ritmiche di Cavalli Cocchi, che ha ottenuto il suono della sua batteria utilizzando pelli, accordature e bacchette frutto di una precisa ricerca, il pianoforte più classico e le affascinanti sonorità del Mellotron (utilizzando uno strumento restaurato degli anni 70) e del Chapman Grand Stick dei quali Roversi è maestro.
Le nove tracce del loro album di debutto vedono la presenza di altrettanti chitarristi di fama nazionale e internazionale, che hanno utilizzato solo sei corde acustiche e classiche, una scelta questa, che sublima e completa il concept di questo disco.
L’uscita di “CCLR” è prevista per i primi mesi del 2011.

Considerazioni di Bernardo Lanzetti sul suo percorso musicale fino a CCLR.

E’ indubbio che la maniera per comporre, arrangiare e produrre un brano musicale nonché le modalità della sua registrazione su supporto fonografico rivelino la natura stessa del prodotto artistico in oggetto.
IL compositore a vergare il foglio di musica, l’artista al pianoforte, il cantautore alla chitarra, il gruppo riunito attorno al mixer con l’ingegnere del suono, il contemporaneo sempre di fronte allo schermo di un computer, sono figure diventate ormai familiari ma meno conosciuto è il vero rapporto tra questi metodi ed il risultato.
Se andiamo oltre il fatto che oggi si tratta solo di “canzoni e personaggi”, possiamo ancora avere la fortuna di rileggere il passato o farci sorprendere da una innovazione pur sottile ed inafferrabile nello stratificare di frullati e croste di suono quotidiano.
Per la mia esperienza e conoscenza, l’artista innovativo, colui che inventa i generi, o meglio ancora li attraversa, è certamente in grado di uscire dagli schemi e rientrarvi a piacere senza condizionamenti di sorta.
Esistono “Corsi di Composizione” e “Scuole per Cantautori”, metodi per il “Fai da Te” ed il famigerato “Copia/Incolla”. Ritengo sia importante conoscerli quanto trasgredire alle loro regole e precedenti.
Per tutta la prima metà degli anni ’70, riecheggiando la musica classica ed il jazz, ha risuonato la “potenza dello strumentale” ovvero la canzone diventava improvvisamente stretta se non risibile, l’accompagnamento gareggiava con il canto per la supremazia all’interno dell’opera sonora.
Ecco, le tecniche che usavo ai tempi dell’Acqua Fragile, quelle che senza malizia si imparavano, in modo istintivo, un po’arruffato, dai maestri d’oltremanica e d’oltreoceano, si rivelano strategiche anche con CCLR.
Nell’attesa dell’album accontentiamoci del coro da strada che, in una fredda sera di gennaio, ha attirato "larga fetta" della popolazione cittadina nella centralissima via Mistrangelo.