lunedì 10 marzo 2008

Joe Cocker


Non posso scrivere niente di nuovo su Joe Cocker e mi aggrappo quindi ad uno stralcio di intervista realizzata da Massimo Cotto, scrittore che ho più volte citato.
Mi immagino di essere davanti a Joe, di avere il tempo di poter formulare le mie domande, e di avere la possibilità di registrare le sue gentili risposte.
Attraverso le letture delle interviste riesco a cogliere aspetti che nessuna biografia mi sa raccontare e provo sana invidia per chi ha la fortuna e la capacita' di potere entrare, anche se per poco tempo,nella sfera privata di chi tanto ha dato, tanto ha vissuto e tanto ha sofferto.
Inutile illudersi che ..."siamo tutti uguali" .......alcuni uomini, alcune donne, hanno qualcosa in più!!!
Talento? Fortuna? Puro genio?

Leggiamo cosa diceva Joe a Massimo Cotto.


Il nuovo disco sembra possedere una bella e ritrovata integrita', come se tu avessi scritto tutte le canzoni, cosa che, ovviamente, non e'. Parliamo, dunque, della difficile arte di interpretare brani altrui, dove bisogna aggiungere senza togliere, per sentire il brano davvero tuo.

Si'. Per rileggere adeguatamente brani altrui, e' fondamentale lavorare con musicisti che dividano la tua anima, che conoscano bene gli anfratti strani dove si nascondono le emozioni. Quando entro in studio, porto con me la versione originale, che considero, tuttavia, solamente una prova.Le canzoni vanno rifatte e fatte tue, altrimenti tanto vale lasciarle cantare a chi le ha scritte. Prendiamo Respect Yourself delle Staple Singers. Ho cominciato ad aggiungere nuove sfumature, piccole variazioni. Poi, la band e' entrata come un treno a tutta velocita', creando abiti nuovi, giacche diverse. Il risultato non e' sempre perfetto, ma a volte mi capita di trasformare un brano altrui in mio, mettendoci il mio marchio, il mio stampo, il mio francobollo.


E' capitato molte volte nella tua carriera, dai Beatles di With A Little Help al Randy Newman di You Can Leave Your Hat On. Parliamo del titolo: se avessi intitolato un disco Respect Yourself negli anni Sessanta avrebbe forse avuto un altro valore, piu' sociale: rispetta te stesso per rispettare meglio gli altri. Oggi il discorso si fa piu' intimo. E' questo il maggior cambiamento rispetto al passato: dal plurale al singolare?

Per me, rispettare me stesso ha significato smettere di essere un alcolizzato. Da un anno non tocco la bottiglia. La sobrieta' mi ha permesso di guardarmi allo specchio con piu' dignita', al di la' dei cambiamenti che il tempo ha fatto su di me. Tutto e' cambiato, rispetto agli anni Sessanta, anche il modo di parlare e intendere la musica, oltre alla velocita'.

Elton John mi ha detto che, durante la disintossicazione, nei momenti in cui credeva di non farcela, ascoltava Don't Give Up di Peter Gabriel con Kate Bush. La musica puo' ancora cambiare le nostre vite, motivarci, spingerci ad andare avanti?


Ero a New York, l'11 settembre. Dovevo suonare, cosa che, naturalmente non avvenne. Nessun concerto, nemmeno la sera dopo. Ma pochi giorni piu' tardi, a Boston, ritornai sul palco. Duemila persone vennero allo spettacolo, ognuna di loro portava una candela. Li', in quella circostanza da brividi, per la prima volta capii il potere della musica, la sua capacita' di guarire i cuori, lenire le ferite. Sono sempre stato consapevole che la musica potesse renderti allegro o malinconico, ma la sua forza consolatrice mi era sempre scivolata dalle mani. Quel concerto che pareva una veglia mi spinse a uscire. Se lo scopo dei terroristi era quello di spaventare e costringere la gente a rimanere rintanata in casa, su di me ha avuto l'effetto opposto. Ho capito che avevo un talento e che dovevo usarlo per raggiungere gli altri.

Cambieresti qualcosa del tuo passato, se potessi? Hai commesso molti errori?

Ci penso spesso, ma quanto indietro posso andare con i rimpianti? Vorrei aver studiato di piu', perche' non ho alcuna educazione. Avevo 13 anni quando rimasi folgorato dalla musica. Da quel momento non ho pensato ad altro, mettendo tutto in secondo piano. Per raggiungere il mio obiettivo, non ho esitato neppure a lavorare come benzinaio. E poi, come negarlo?, vorrei non aver attraversato il periodo della droga, esserne rimasto fuori. Ma le cose della vita, spesso, ti sorpassano a destra quando non le vedi nello specchietto retrovisore. Non so, ho vissuto molte esperienze. Molte brutte. Spero, almeno, di aver imparato dai miei errori. Non ho rimpianti, non grossi.

Per me Joe Cocker è sempre stato l'emblema di Woodstock e "With a little help from my friends",una canzone sua , e non dei Beatles.
Riascoltiamo Joe ...

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Citazione del giorno:

"Non uscire da te stesso,rientra in te stesso:
nell'intimo dell'uomo risiede la verità" (Sant'Agostino)


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