domenica 23 settembre 2007

Novi Ligure 2006 Convention Jethro Tull



Esattamente un anno fa, partecipavo alla mia prima Convention dei Jethro Tull, ovvero ad un raduno di fans, alla presenza di vecchi e nuovi membri del gruppo, con un insieme di artisti meno conosciuti, ma decisamente bravi.
Chi mi conosce sa della mia "malattia" musicale, la cui maggiore componente si chiama appunto Jethro Tull, cioe' il gruppo che più di ogni altro e' stato presente nella mia storia, dall'adolescenza ad oggi.

Voglio ricordare quel momento pubblicando le mie foto, peraltro gia' presenti nel sito ITULLIANS, ma con una cornice sonora adeguata.

Inoltre sono presenti 3 filmati che rappresentano scorci del set acustico pomeridiano.
I 3 FILMATI SONO NEL POST A SEGUIRE (scendere in basso col cursore)
Gli artisti sono, in ordine di apparizione:
Vercesi+Rossetti+Scaravilli

Mocchetti e Perlini
Lincoln e Lelli


Per terminare, il mio commento di allora.


Sperando di fornire un piacevole ricordo... buona visione.

video



Sabato ho partecipato per la prima volta alla "Convention" dei Jethro Tull e vorrei raccontare la mia giornata, rimanendo in superficie relativamente al fatto tecnico, alle capacità dei musicisti, alle performance sul palco. Sono certo che le persone presenti avevano solo bisogno di partecipare ed essere a loro volta protagoniste, senza voglia di critica tecnica (anche se con le mie orecchie ho sentito dire "Tagliaferro al posto di Jonathan Noice", che non mi è sembrata una nota di merito per il presidente, ma una bocciatura per il bassista assente). Ma io, perché ero lì? Perché, nell'occasione, mi sono iscritto al Fan Club? Perchè ero emozionato come un adolescente all'idea di possedere una fotografia con Cornick, da incorniciare e mettere in bella esposizione? Potrei limitarmi ai loro concerti, tempo permettendo! Potrei ascoltare comodamente la loro musica seduto in poltrona! Magari vedere un loro DVD o qualche scena "rubata" con la mia videocamera! Ho aperto il libro sui Tull, comprato alla Convention, a scena conclusa , e ho letto la frase di Wharol che mi ha dato prontamente la risposta.: "L'importante, nella vita, è crearsi una colonna sonora". I Jethro Tull sono la colonna sonora della mia vita. Non esiste una motivazione razionale che spieghi questo "folle amore", ma ho dentro immagini indelebili, momenti molto nitidi, come quel giorno di settembre del '71, quando assieme ad amici e amiche in vacanza in un paese delle Langhe, riuniti attorno al tavolo ascoltavamo "Inside". Ecco l'affresco… una tavola, una vetrata rivolta verso i prati verdi, la vacanza, l'amico del cuore, la ragazza da stringere e… “Inside”. E poi mia madre che arriva a casa con la maglietta comprata al mercato del lunedì, con su stampata la copertina di Aqualung. Lei non aveva idea di cosa potesse rappresentare… io avevo già opinioni chiare!


Dopo questo lungo cappello, dedicato al cuore, veniamo alla mia personale cronaca del 23-09-2006. Arrivo da Savona molto presto; sono le 14.30 quando la mia ansia da concerto mi porta davanti al centro fieristico. Mi guardo attorno per cercare di capire il verso giusto, non ho assolutamente idea di cosa voglia dire, dal punto di vista organizzativo, un meeting a tema come questo. Valeva la pena arrivare prima. In un tavolino esterno, nel bar del centro fieristico, intravedo Glenn Cornick, con tanto di pargolo e amici. Impossibile descrivere efficacemente cosa significhi per me avere a pochi metri un "personaggio" che ho sempre visualizzato sulla copertina di "Benefit", col nastro in testa. Certe persone sembrano irraggiungibili e mi chiedo cosa possa provare una giovane ragazza come Silvia Perlini a stare sul palco accanto a Ian. Un gruppo di romani lo saluta calorosamente, come fosse un vecchio compagno di scuola ritrovato dopo tanto tempo, e lui sta al gioco, o forse è davvero contento di suscitare entusiasmo. Si alza per le foto richieste , ma i suoi occhi seguono il piccolo (immagino sia il figlio) che di foto non ne vuole sapere. Glenn declina gentilmente la richiesta, rimandando tutti all'interno, all'apertura degli stands. Tra me e me penso:"Forse ad un autografo ci arrivo, ma il coraggio per una picture ... dove lo trovo?" Sono le 15.30 ed entriamo. Registro un minimo di delusione per le dimensioni ridotte dei locali. A posteriori direi che era sufficiente lo spazio dedicato alle vendite mentre il palco, e soprattutto la zona antistante ad esso, erano un po' sacrificati. Ho occasione di incontrare il presidente e, presentandomi, chiedo lumi sull'iscrizione al Fan Club. Probabilmente si ricorda del mio nome non comune, Athos, utilizzato in diversi scambi di mail . Oppure e' un gesto di cortesia, ma mi indica comunque la pista giusta. Non ho ancora capito molto dei vari meccanismi del Fan Club, non certo assimilabili con la mera consultazione del sito, ma il solo fatto di sapere della"confidenza" tra il presidente e i vari Tull, e della sua possibilità di suonare spezzoni con loro, gli conferiscono ai miei occhi un'autorevolezza che va oltre i suoi meriti di organizzatore. Che sia davvero il prossimo bassista dei Jethro? Andrea Vercesi inizia a suonare. Anche con lui ho avuto scambi di posta elettronica e nel corso del pomeriggio riuscirò (forse) a farmi riconoscere. Mi sembra molto emozionato, forse perché è la prima esibizione ad una Convention o più semplicemente per la presenza dell'Olimpo con tutti gli Dei presenti. La sua trasformazione di pezzi elettronici in acustici è molto gradevole ed io videoregistro il possibile, ben piazzato in prima fila. Si uniscono a lui, in momenti diversi, un cantante (Rossetti) ed un flautista (Scaravilli), che contribuiscono alla riuscita dell'esibizione. Andrea non e' fortunato nell'occasione. Una corda della chitarra si rompe ed anche il cambio chitarra, a fine canzone, risulterà problematico, con una perdita di tempo significativa, per chi ha a disposizione 35 minuti. Ma quanto nervoso! "Andrea, non so quanto tu possa tenere ad un mio giudizio, ma ciò che volevi far passare, la tua musica, e' arrivato a destinazione". Vado avanti e indietro per il corridoio, incontro Francesco, conosciuto al concerto di Milano di maggio e… ecco Glenn Cornick ad un metro da me, contorniato da fans. Vado o non vado? Ma si, chissenefrega!! "Francesco, mi fai una foto vicino a lui?". Mi avvicino, chiedo l'autografo e… trovo il coraggio. Parte il flash. Non potrò esibire la mia rarità, mia moglie ed i miei figli faranno solo finta di capire, ma io mi sento felice come un bambino e avverto, a torto o a ragione, l'appartenza ad una ristretta cerchia di persone, quelle persone che traggono beneficio interiore dalla canzone giusta, dalla fotografia giusta, dall'atmosfera giusta ...il tutto nel mondo dei Tull. Mi avvicino alla vendita del cd dei Wild Turkey. C'è uno strano gioco consistente nell'indovinare la città posta sullo sfondo della cover del cd. Premio, mi pare, una Fender con firma dei Jethro. Discuto con una deliziosa ragazza inglese dietro al banchetto, cercando di carpire qualche informazione, ma l'unica cosa che le "rubo" è che la città in questione non è in Inghilterra, data la presenza di palme. Scrivo il mio nome ed un banale "Miami", compro il cd più la line up del gruppo e mi sposto. Incontro due vecchi amici di Savona, due gemelli musicisti , anche loro a caccia di rarità "progressive". Mi impossesso di un dvd dei Focus, vecchio gruppo che ad inizio anni 70 faceva il verso ai Jethro Tull , e mi riavvicino al palco. Sono di scena Gianni Mocchetti e Silvia Perlini ed io mi esalto prendendo ancora una volta coscienza che esistono persone giovani come Silvia che amano un genere nato molti, molti anni fa. Certe cose vanno coltivate ed io, nel mio piccolo, contribuisco, se e' vero che mia figlia di 12 anni, tra le variegate suonerie del cellulare, ha anche Bourèe.Ed ecco un altro personaggio con cui farsi immortalare: John Weathers. Lo avevo visto nel '72, credo, al teatro Alcione di Genova, con i Gentle Giant, alla presentazione di "In a glass house", ed ora era li, sorridente, apparentemente contento di essere coinvolto. Un altro flash di Francesco per me. Sul palco arrivano Lelli Lincoln. Non li ho mai sentiti: accidenti che mostri! Il tempo vola e mi sento sempre più a mio agio, sicuro di potermi vantare un giorno, dicendo:"Anche io c'ero!". Sono le 18.45 e dobbiamo uscire. I possessori del mitico bollino blu incontrano Ian. I comuni mortali come me riempiranno la breve pausa mangiando qualcosa. E così scopro che a Novi Ligure si può mangiare pizza, gelato, birra e caffè per la modica somma di 10€. Complimenti! Si apre l'entrata principale ed io mi sistemo in posizione 306, davanti alla vendita della birra (forse c'era qualcos'altro, ma io ho visto solo quella). Vicino a me i due amici di Savona, e questa è una assoluta casualità. Francesco è nelle prime file, ma lui ha già cinque Convention alle spalle… stellette guadagnate sul campo. Mi guardo attorno, nel solito tentativo di "captare l'ambiente" e respiro profondamente … anche i profumi si collegheranno ai pezzi sul palco e alla mitica serata. Con puntualità iniziano i Wild Turkey. Sono contento di avere preso il loro cd. E' buona musica quella che ci propongono e la presenza di Ian, in un pezzo, nulla aggiunge alla loro performance, al di là del forte impatto emotivo. Cerco di registrare il possibile, con mille difficoltà, tra teste enormi che non stanno mai ferme. Non importa, è il ricordo che mi interessa e la perfezione della mia ripresa non è importante..Sul palco Weathers si dedica alle percussioni (non sapevo avesse problemi fisici) e Clive Bunker sembra un ragazzino instancabile. Arriva l'intervallo che occupo con le mie solite, noiose riflessioni: ho da sempre due passioni, il calcio e la musica ...e se avessi perseguito con tenacia almeno una delle due? Non potrei essere anche io sul palco ora? Oreglio mi riporta alla realtà quotidiana, alle serata passate in famiglia a vedere Zelig. Mi strappa qualche risata, ma io sono lì per la musica. Salgono on stage i Beggar's Farm e da quel momento è un mixing di artisti che si susseguono, si interscambiano e si divertono. Mi stupisce la fedeltà di certe "riproduzioni" (ma quanto e' bravo quel Marcello/Barre) e mi viene da farmi una domanda terra terra: "Ma si riesce a campare facendo la Cover Band?" Evidentemente si. Aleggia il nome di Taulino, "richiamato" a più riprese durante la serata. Spero non ci siamo motivi gravi dietro alla defezione. Ma quanti mostri sul palco! A questo punto perdo la cronologia degli eventi. David Pegg, Bunker, Cornik, Lelli, Lincoln,Tinkara (già vista a Mantova), Griminelli e… Ian Anderson. Che uomo magico! Che genio! Secondo me non può esserne pienamente consapevole. Non è il suo modo di suonare il flauto… non è il suo modo di suonare la chitarra… non è il suo modo di cantare (si, anche attualmente e' incomparabile)… ma è quello che riesce a creare, confezionare e trasmettere, suscitando emozioni uniche. I vari componenti della Beggar's Farm si danno il cambio sul palco e Ian li guida, puntualizzando i sui "desideri" con la mimica, fornendo i tempi giusti. On stage anche il presidente, ma di lui, come futuro membro dei Tull , ho già accennato. L'ultimo ricordo è per Silvia Perlini. A me sembra una bellissima voce e poi… potrebbe avere migliore legittimazione di quella di Ian? Silvia, ti invidio. Questo e' stato davvero sorprendente per me… vedere Anderson alla chitarra accompagnare Silvia in "Dun Ringill". Ora sono tutti sul palco. La serata è quasi finita e non sono previsti bis. Vado avanti e indietro, come alla ricerca di un'appendice musicale .Mi avvicino al palco e fotografo gli strumenti, mia grande passione. Mi dirigo verso l'uscita, nell'unico posto vendita rimasto, e compro il libro su i Jethro Tull. Ho sete; sono stato ore seduto, senza pensare a bere un goccio d'acqua, ma ora una birra ci sta. Mi accorgo del formarsi di un capannello di persone accanto al palco e mi avvicino. La coda dell'occhio è oltre le tende , quelle tende che amici degli amici riescono a superare… anche qui le conoscenze servono! Il muro di persone accanto al palco nasconde un altro mito: Clive Bunker. E' il mio turno. Passo a Clivio il libro su cui firmare e gli dico :"Clive, please, can you sign on the head of Ian?". Lui sorride ed esegue. Mi concede la foto e mi lascia un altro ricordo da incorniciare. Ora è davvero finita. Mi metto in macchina ed inserisco subito il cd dei Wild Turkey. Ripenso alla giornata, a ciò che ho vissuto, all'esperienza fatta, e le persone che sono riuscito a "toccare" ritornano ad essere per me un mondo irraggiungibile. Sogno ad occhi aperti, immagino di incontrare Clive, Glenn, Pegg (Ian non oso neanche sfiorarlo) e a loro chiedo:"Suoniamo assieme stasera?" Sognare costa poco … ma poi, quel giorno che arrivai a casa col vinile di "Thick as a Brick" appena comprato, messo sul "giradischi", e sentito 10 volte di seguito… se mi avessero prospettato un 23 settembre 2006 come quello appena passato… non l'avrei scambiato per un sogno?



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