domenica 16 settembre 2007

11 giugno 2007, Concerto "The Who" Verona


Anche questa estate sta per terminare e vorrei fare un resoconto personale. Accanto alla routine, tipica del periodo, per molti versi più piacevole di quella invernale, mi sono accadute alcune cose che non potrò mai dimenticare, e quindi degne di essere raccontate, a modo mio. Molte riguardano la musica e i concerti che ho avuto occasione di vedere.
Immagino che non tutti possano capire come un concerto riesca ad assumere significati così elevati, ma credo che per me ogni singola performance sia l'occasione per venire a contatto con un mondo davvero esclusivo, e in quei momenti la musica diventa un elemento dentro all'evento.
Il primo episodio della mia "estate da raccontare" riguarda il concerto all'arena di Verona, l'11 giugno, con protagonisti "The Who", ovvero i miei inizi nel preadolescenza e, dopo quanto ho visto, il presente.
A rendere il tutto ancora più memorabile, la presenza del mio piccolo, di dieci anni, con me per una serie di circostanze, o forse per un segno del destino.
A seguire, un insieme di foto e filmati che riguardano quel giorno, una miscela del tutto personale, quindi poco interessante dal punto di vista musicale, ma forse capace di ricreare l'atmosfera di quel giorno.
Subito dopo il mio commento del post concerto, già pubblicato su altri siti.

Nei prossimi giorni proseguirò con la mia storia estiva.

video

Mercoledì,13-06-2007

Lunedì ho assistito al concerto degli Who, all’Arena di Verona.
Se retoricamente mi venisse chiesto come è andato il concerto, ed io rispondessi con la rigida successione degli eventi, descriverei un disastro.
In realtà ho assistito, forse, al miglior concerto tra i tanti a cui ho partecipato.
La mia affermazione ha bisogno di un po’ di preparazione, ed e’ comunque rivolta a chi come me valuta l’insieme, al di la dei tecnicismi esasperati  che certi miti sono in grado di fornire sul palco.
Ho iniziato a pensare a questo evento molti mesi fa, prima ancora che i biglietti fossero in vendita.
Lo idealizzavo come forte sollecitazione di memoria e cuore.
Non avevo ancora dieci anni quando dal registratore a bobine dei miei genitori comparve, tra le altre cose, Substitute.
A quell’età iniziavano i miei primi pruriti musicali, e gli Who, così come molti altri gruppi, non mi hanno più abbandonato, avvolgendo la mia immaginazione con musiche e drammi variegati.
Questa condizione mi ha spinto a comprare due biglietti ricercando i migliori posti possibili, all’apertura delle vendite on line.
Due biglietti senza sapere se a distanza di mesi sarei riuscito a spostarmi, due biglietti senza sapere a chi fosse destinato il secondo, ma con la speranza della partecipazione di un familiare, per poter condividere l’esperienza.
Per una serie di circostanze, alla fine ho chiesto a mio figlio che ha quasi dieci anni… la storia si ripete.
Lui sa già chi era Keith Moon, per colpa mia, e dopo aver visto alcuni filmati che lo riguardano lo ha soprannominato il batterista pazzo.
Comunque accetta di seguirmi, anche se ho la sensazione che voglia farmi un favore.
Poco importa, penso, saprà rivalutare col tempo questa esperienza, qualunque cosa accada.
Arriviamo a Verona col sole  e ci avviciniamo al luogo dell’evento perannusare l’atmosfera.
Appena possibile entriamo, e sono forse le 20.
Mentre un trio di rockettari americani si esibisce, mi guardo attorno e l’emozione sale.
Non vedo nessun altro bimbo in giro e faccio notare al mio piccolo quanto sia fortunato: chissà se condivide!
Il cielo rumoreggia, ma sembra ancora sereno e alle 21 .15 The Who iniziano.
Le prime gocce arrivano con Substitute, e siamo solo al secondo pezzo.
Ci copriamo con ombrelli e k-way, immaginando che il problema sia solo nostro e che il palco coperto assicuri la protezione adeguata, ma non é così, ed il vento completa l’opera: lo stato di sicurezza viene a mancare.
Alla quinta canzone i riflettori si spengono e Pete si congeda dicendo qualcosa del tipo: ”Di solito siete voi a bagnarvi e non io!”.
Ed è  il diluvio.
Ripariamo tutti nei meandri dell’Arena, delusi e quasi certi della sospensione.
Cerco le parole per giustificarmi davanti  mio figlio, ma non servono, lui si sta divertendo lo stesso.
Dopo forse un ora  i movimenti nei cunicoli fanno capire che si rientra.
La maggior parte del pubblico e’ rimasta sulle gradinate, in speranzosa attesa.
Qualcuno dal palco ci dice che lo spettacolo riprenderà, mentre si asciugano strumenti e pavimento.
Un sospiro di sollievo.
The Who rientrano  e ripartono le immagini di sottofondo, quelle proiezioni che purtroppo non ho potuto godere appieno per mancanza di visibilità.
Si riparte con Behind Blues Eyes, ma …. ecco il dramma di Roger.
La voceè sparita, nascosta dal freddo e dall’acqua di questa sera maledetta.
Daltrey smette di cantare e impreca, mentre gli altri lo guardano attonito.
Non e’ il capriccio di un divo, ma l’impossibilità di dare il meglio di sè davanti al tuo pubblico, un pubblico che aspetta da quarant’anni anni.
Si ritirano e dopo poco Pete si ripresenta sconsolato sul palco, accompagnato da uno pseudo traduttore:
Roger non ce la fa, la voce è andata via, siamo veramente dispiaciuti...”
E’ il dramma per tutti ora.
Ma uno spiraglio si apre e Towsend ci chiede di aspettare ancora qualche minuto.
E continua a piovere.
Ormai siamo tutti in piedi e si guarda il palco con difficoltà, nel mio caso tra le aperture lasciate dagli ombrelli.
Rientrano sotto un coro di applausi e urla e l’alchimia si compie.
La scaletta non e’ più quella originale, ma si propongono i pezzi storici e Pete prende in mano il gruppo… da tutti i punti di vista.
Roger continua a scusarsi, ma non e’ certo da un episodio sfortunato che si traggono giudizi e la sua immagine non subisce appannamenti, anzi si fortifica.
Cantiamo tutti con lui e cerchiamo di compensare le sue carenze .
Ma chi mi impressiona é Townshend.
E’ fantastico dal punto di vista della ritmica, ma anche i suoi a-solo entusiasmano.
Ma la domanda e’: ”Da dove arriva tutta quell’energia?!”.
Il braccio rotea come quarant’anni anni fa, e le sue posizioni sono uniche .
Riconoscerei la sua ombra fornita di chitarra ovunque…
I pezzi si susseguono, My generation, Magic Bus, Won’t Get Fooled Again, Baba O’Riley, e io realizzo che mi riapproprio di un pezzo di storia.
E’ un concerto travagliato  dove ho trovato tutti gli ingredienti, dove non c’e’ stata solo musica, ma una piccola tragedia , nel posto migliore possibile.
E’ un momento in cui ho rivisto amici, solidarietà per le tragedie personali, voglia di andare avanti a qualunque costo, con migliaia di persone che hanno spinto sul palco uomini, forse schiacciati per un attimo dalla delusione.
Mi immaginarla così, senza pensare al businnes, senza riflettere sulle pressioni che i promoter avranno esercitato.
Su quel palco c’erano dei mostri di bravura ed esperienza, uomini in difficoltà, e noi che pendevamo dalle loro labbra abbiamo contribuito alla realizzazione di un grande concerto.
Gguardando il mio figlioletto stanco, dopo averlo sentito urlare ”uuuuu ariu uu uu”, ho immaginato di passargli il testimone, anche se spero di poterlo custodire assieme a lui, ancora per un po’.
Lo spettacolo finisce senza bis .
Si esce con compostezza dall’Arena e ci si tuffa sui banchetti di maglie contraffatte, tanto da prolungare il sogno.

E l’acqua continua a cadere incessantemente.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Come al solito sei un grande scrittore..complimenti per un attimo mi hai fatto sentire le tue sensazioni qunati ti trovi davanti ad un gruppo che per tè è storia..
a me è successo anche se sono giovane con Neil Young dal vivo..
ancora complimeti ed alla prox!!

Pino