sabato 5 marzo 2016

“PROG ROCK!-101 dischi-dal 1967 al 1980”: presentazione alla Ubik di Savona


Fabio Zuffanti e Riccardo Storti presentano il loro libro fresco d’uscita, “PROG ROCK!-101 dischi-dal 1967 al 1980”, alla Ubik di Savona, seconda tappa del consueto giro promulgativo. Giorno scelto il 4 marzo, data di nascita di Chris Squire e... di Lucio Dalla! Casualità.
A fine post è possibile ripercorrere la prima parte dell’evento, grazie alla video ripresa di Alberto Sgarlato.
Sala gremita, carica di “ammalati” del genere - prog - con folta partecipazione di pubblico della zona di Albenga, ovvero, come fare 50 km di strada per immergersi nell’argomento musicalmente più amato.
Zuffanti e Storti sono ormai una coppia consolidata: amici, stesse passioni, stessa città, quella Genova che ha dato contributo fondamentale allo sviluppo del beat, del cantautorato, della sperimentazione e, ovviamente, della musica progressiva.
Entrambi, di base, musicisti, anche se la conformazione attuale prevede “dentro il mestiere pieno” il solo Fabio, mentre Riccardo esercita altra professione, anche se la passione di sempre lo ha portato ad essere parte attiva dello studio approfondito, della ricerca, della pubblicazione delle sue scoperte, tra romanzo e documentazione tecnica e storica.
Zuffanti propone le sue idee da oltre vent’anni, e la sua fertilità creativa, l’inesauribile lancio di progetti senza soluzione di continuità, lo rendono unico sulla scena nazionale e non solo.
L’azione simbiotica dei due passa attraverso molteplici collaborazioni, tra radio e TV, ma approda oggi, per la prima volta, al book, in questo caso un volume di oltre 400 pagine praticamente privo di immagini, e quindi lettura sostanziosa.
Per esperienza posso dire che una scrittura a quattro mani e tutt’altro che facile, almeno quando il risultato ricercato è la sintesi di pensiero, ovvero l’impossibilità di trovare, nel corso di lettura, demarcazioni nette tra gli autori: due teste pensanti, esperienze e culture diverse, ma un unico messaggio omogeneo come output.
Non è mio scopo, in questo spazio, commentare il libro, ma piuttosto descrivere l’evento savonese, ma viene spontaneo lasciare sul campo qualche pensiero.
Vorrei partire dalla copertina - che pare piaccia solo a me -, probabilmente frutto della scelta dell’editore.


Tra le mille possibilità che potevano ricondurre all’arte tipicamente prog, mi ritrovo in mano l’estrema - ed elegante - semplicità, con la porzione scritta, stilizzata, completamente nera, posta su uno sfondo bianco lucido: mi piace pensare che l’impatto minimalista si legato al contrasto cercato rispetto alla sontuosità del contenuto, mettendo in moto da subito l’idea di progressione, di crescendo, che ben si adatta alla dinamicità del tipo di musica trattata.
E poi si arriva alla materia da leggere e, soprattutto, da ascoltare, quei 101 album che hanno permeato la vita di un giovane Zuffanti, condizionandone presente e futuro; non i più belli di sempre, non i super conosciuti, non solo quelli inglesi, ma… i più significativi, quelli più amati, checché ne dica il mondo al contorno.
Ma tutto ciò probabilmente non era sufficiente per ottenere la fermatura del cerchio, e allora entra in gioco lo studioso e competente Storti, che contestualizza le opere, prova a sviscerarle, descrive i dettagli tecnici e produce didattica in modo soft.
Il rapporto osmotico dei due autori provoca la miscela omogenea a cui facevo accenno in precedenza, e nasce così un contenitore prezioso, la cui lettura - quella consigliata - prevede la partenza dalla pagina 1 e via a seguire, perché solo così emergerà il senso della continuità, della storia in divenire, con due paletti temporali che, come dichiarato nel titolo, prevedono una partenza ufficiale, quella del ’67, ed una data seconda, il 1980, considerata da molti la fine ufficiale del momento di piena visibilità della musica progressiva.
Ma la curiosità può condurre ad una fruizione diversa, la consultazione dell’indice, una lettura che dà immediatamente il senso dell’opera - che definisco democratica, essendo gli artisti citati provenienti da tutto il mondo, e non solo dalla seminale Inghilterra -, con la scoperta di tratti sconosciuti, il ritrovamento di elementi persi da lustri, e la presenza di nomi che difficilmente vengono inseriti nelle liste prog ufficiali: Aphrodite’s Child, Lucio Battisti, Claudio Lolli, Alberto Fortis… ma allora viene spontaneo chiedersi: “Come può essere definito il prog nella visione del terzo millennio?”. Domanda da un milione di dollari! Cito il pensiero di Zuffanti e Storti, estratto dalla prefazione del book: “L’appellativo Prog riguarda tutte quelle musiche che, a partire dai tardi anni Sessanta, hanno incominciato ad espandersi e, contaminandosi con stili diversi, hanno allargato il concetto di Pop Song, sperimentando arditi accostamenti tra diverse influenze, senza timore di ricercare nuove melodie, armonie, suoni e strutture.”
Con questa logica, nella casella “prog”, si possono fare rientrare i mostri sacri dell’allora rock sinfonico (YES, Genesis, ELP ecc.) e al contempo Tito Schipa jr, Franco Battiato, Angelo Branduardi, Alan Stivell, Juri Camisasca and so on.
Un libro pieno di sorprese, con un titolo a mio giudizio non rappresentativo della sostanza -ancorché fotografia esatta delle linee guida - che partendo dal punto di vista assolutamente soggettivo approda ad un cosmo di cui fanno parte tutti i cultori del genere “Musica”, nella sua più ampia accezione.
Occorre anche sottolineare come i “101” siano accompagnati da un gran numero di suggerimenti discografici, e alla fine si arriva ad una vera "moltiplicazione prog" che, personalmente, mi provoca un significativo effetto domino, un altro/alto pregio dell’opera.
Settantacinque minuti non sono bastati per soddisfare tutti i miei quesiti - era questo il mio compito di giornata - e probabilmente anche il pubblico avrebbe voluto osare di più, ma era comunque evidente la soddisfazione generale, frutto dell’intelligenza propositiva che ha condotto all’interessamento di un pubblico attento, certamente specializzato, ma molto partecipativo.

E per i primi tre curiosi - e “coraggiosi” - è arrivato anche un piccolo cadeau… ma questa è tutta un’altra storia!