mercoledì 1 giugno 2011

ProgressiVoice-27-05-2011-Valenza-Teatro Sociale


Fotografia di Francesca Grispello


PogressiVoice- 27 maggio 2011
Valenza (AL) Teatro Sociale

Anche oggi sarò consapevolmente prolisso; questa volta l’alibi me lo fornisce il fatto che un evento così inusuale non può essere costruito sulla mera cronologia dei fatti, ma necessita di qualche “condimento”.
Ogni volta che mi appresto a descrivere un evento organizzato da Franco Taulino mi accorgo che esiste un superamento/miglioramento rispetto allo spettacolo precedente. Difficile dire se sia la quantità dei musicisti importanti a determinare il passo avanti o pittosto la capacità di creare immediato amalgama, qualunque siano gli attori.
Arrivare nel corso del soundcheck e realizzare che sul palco si materializzeranno dopo poco un grande numero di differenti set, fa pensare a una missione impossibile. Artisti arrivati da poco sul posto, senza alcuna prova di “comprensione reciproca”, potrebbero trovare qualche difficoltà, ma… non è mai così.
Alcuni di loro partecipano per la prima volta alla kermesse “Tauliana”. Parlo di Lino Vairetti e Gianni Leone, che a distanza di 48 ore (Vairetti lo aveva già detto pubblicamente dal palco) elogeranno l’elevato tasso tecnico della Beggar’s Farm, il gruppo che permette di realizzare le imprese più ardue, musicalmente parlando.
Era la prima volta anche per Lupo Galifi ed Elisa Montaldo. Sei mesi fa, a Novi Ligure, erano in platea e quindi avevano un’ idea corretta di cosa significhi far parte della famiglia “Taulino”, ma essere protagonisti attivi è altro affare.
Ho spesso elogiato tale famiglia e a fine concerto raccontavo ad Andrea Garavelli, il bassista, che il gruppo che ho visto di più nella mia vita è proprio la Beggar’s. E’ bene spendere qualche parola supplementare su di loro. Sono la band ideale per qualsiasi musicista perché imparano tutto in un nanosecondo, accettando la parte iniziale di comprimari (ma non credo costi molto quando si ha vicino la storia del prog nostrano e non ), diventando mano a mano protagonisti silenziosi. Ormai sono conosciuti ovunque e da venerdì sera hanno costruito anche un ponte (simbolicamente importante) tra Europa e California, vedremo come.
Ovviamente c’è dietro anche una grande capacità imprenditoriale e manageriale, e credo che Franco Castaldo sia ormai un’insostituibile pedina dell’ingranaggio. Insomma, l’efficienza on stage non è casuale.
Chi si siede in platea e ascolta gode solo di una parte dello spettacolo globale, ma credo che i dettagli abbiano larga importanza. E questo era un concerto dai tanti risvolti, molti dei quali sentimentali, che andrebbero sviscerati.
Io ero sul palco, dietro una tenda, e ho cercato di fare qualche piccola ripresa che, forse, integrerà il filmato ufficiale. Non è granchè filmare le schiene di chi è davanti al microfono, ma dal palco si possono cogliere sfumature importanti, che rimangono dentro per sempre.
Arrivo a Valenza con largo anticipo per vivere il più possibile il concerto, per salutare gli amici e per parlare di musica. Prendo qualche accordo con Taulino, qualche parola con i musicisti, una pizza con Donato Zoppo e la moglie Francesca ( e altri amici) ed è l’ora di iniziare.
Il Teatro Sociale è magnifico, una bomboniera che riporta indietro nel tempo, ed è tutto gremito.
Non si paga, come di consueto, ma è consigliata l’offerta che andrà a favore della A.I.S.M. (Associazione Italiana Sclerosi Multipla).
Arriva anche la ciliegina sulla torta (riferita alle presenze) e forse è anche un po’ merito mio.
Occorre evidenziare la seguente cosa. I protagonisti sul palco, le star della serata, partono da molto lontano, temporalmente parlando. Erano i giorni in cui i “bambini” come me (parlo degli inizi ’70) avevano una sola possibilità per sapere chi erano e come si muovevano le Orme, il Banco, gli Osanna e la PFM, e cioè documentarsi attraverso l’unico giornale di settore esistente: Ciao 2001.
Uno dei giornalisti/fotografi che dava a noi ragazzotti questa possibilità era Armando Gallo, a quei tempi corrispondente da Londra, e ora residente a Los Angeles. L’ho conosciuto tempo fa e gli ho dato gli estremi del concerto di Valenza. Trovandosi in questi giorni a Londra … il volo è stato breve e so che è rimasto molto soddisfatto per aver ritrovato amici che non vedeva da secoli. Emozioni impagabili.
Un mio piccolo rammarico è quello di non aver suggerito a Taulino ( e immagino che avrebbe accettato), una piccola citazione pubblica, come omaggio a colui che, assieme ad altri, ci ha informato e forse invogliato a proseguire nella ricerca del nuovo. In quel contesto sarebbe stata una nota ampiamente giustificata.
La manifestazione aveva un titolo, “ProgressiVoice” in omaggio ad alcune voci importanti della musica progressiva italiana.


Si inizia da un duo accompagnato dalla Beggars’, Stefano ”Lupo“ Galifi ed Elisa Montaldo. Entrambi fanno parte de “Il Tempio delle Clessidre”, ma “Lupo” ha un passato importante, essendo stato il vocalist del Museo Rosembach, gruppo che ha realizzato un album storico, “Zarathustra”. Elisa Montaldo, brava tastierista genovese, dopo la solita gavetta, sta bruciando le tappe. Poco più di un mese fa “Il Tempio ha aperto per i Soft Machine e venerdì la brava Eli era immersa in un nuovo sogno.
Hanno l’arduo compito di scaldare il pubblico e propongono “gocce” del loro album omonimo, appena uscito.
Sono rapidi gli avvicendamenti e come secondo ospite entra in scena Aldo Tagliapetra, senza basso, ma nella forma “acustica” che lo accompagna in questo suo ultimo periodo artistico. Voce (inconfondibile) e chitarra per un paio di brani dolci delle Orme, con una sorpresa, un pezzo antico del periodo “pre Collage”, “Senti l’estate che torna”.
Impossibile elencare le varie formazioni perché ad ogni brano cambiano gli attori, Franco Castaldo (alla batteria) compreso.
Bernardo Lanzetti entra in gioco, campione di simpatia e talento naturale. Qualcuno, seppur autorevole, non lo aveva mai visto dal vivo e alla fine rimarrà stupito per la sua performance. Lo stesso Vairetti mi ha confessato di averlo conosciuto poco nel passato (erano i tempi, forse, in cui non c’era questa voglia di aggregazione) e di aver avuto l’istinto durante le prove, di dimostrargli improvviso affetto per il calore interpretativo dimostrato. Qualche brano targato PFM, of course, in attesa di prove successive. Grande come sempre.
Non c’è sosta ed entra in campo la Beggar’s col repertorio Tulliano. Jethro significa, in queste occasioni, Clive Bunker, che più invecchia e più emoziona…. vedere il suo assolo per valutare l’attuale freschezza e dinamicità!
Qualche classico, da My God ad Aqualung , con la solita capacità di ipnotizzare un pubblico sensibile all’argomento Tull.
Lino Vairetti cala sul palco e con lui pulcinella e i suoi tanti aspetti. Lo spettacolo degli Osanna è un misto di musica, teatro e cultura napoletana , e qualcosa arriva quindi anche a Valenza.
Partono i filmati antichi, con Elio d’Anna al flauto, e Lino propone il suo mix tra passato e presente, rimarcando che gli artefici della serata sono davvero una Prog Family, come quella che lui ha creato con tanta fatica “a casa sua”, mentre in una serata simile tutto appare naturale, senza sforzo alcuno.
Dopo tre brani Vairetti chiama sul palco l’amico di sempre, uno dei più grandi tastieristi rock italiani, Gianni Leone, del Balletto di Bronzo. Il suo è uno show nello show, e l’assolo iniziale proposto, tratto da” YS”, fa rabbrividire.
Altro animale da palcoscenico, Gianni stupisce sempre per la sua abilità nel fare cose impossibili con apparente semplicità (ma spettacolari), e anche alla voce dimostra il suo talento. Propone un brano di Todd Rundgren, provato in cinque minuti e incanta il pubblico. Per me non è una novità perché avevo assistito alla la stessa improvvisazione un paio di anni fa (in sala prove) con Dave Jackson, e sapevo quel poteva essere il risultato.
Ultima parte dello spettacolo con il botto, Vitorio Nocenzi, che proporrà brani del Banco con Lanzetti e poi in duo con Marcello Chiaraluce, il fantastico chitarrista della Beggar’s.
Il suo inizio non è musicale ma parlato, e credo sia la conseguenza delle situazioni vissute a Valenza: incontro tra amici, riflessioni sul passato e su se stessi, momenti di vita comune che riguardano tutti, ma che hanno forse maggior valenza laddove esiste sensibilità musicale. Vittorio esordisce con un monito al pubblico, esortandolo ad essere vigile affinché il comportamento di chi ha il privilegio di essere sul palco non diventi mai un’autocelebrazione.
Non è usuale sentir cantare le canzoni del Banco senza Di Giacomo (lo scorso anno a Volpedo Francescone era in coppia con Bernardo), ma è proprio questa le peculiarità e il merito delle banda Taulino, quello di creare cose mai esistite prima. Non basta mettere assieme i talenti per formare una squadra vincente, ma l’unità di intenti è tale che tutto fila via liscio.
L’epilogo è “Non mi rompete”, con tutti i musicisti sul palco, Ivan Cattaneo compreso( seduto in prima fila): non proprio un “progman” (ammette di aver solo sfiorato il prog), ma contento di partecipare all’atto conclusivo che porta il pubblico ad un prolungato applauso, ad un’ovazione generale, in piedi, come accade raramente.
E poi la festa continua nel backstage e nel vicino ristorante, con un senso di soddisfazione generale che non si esaurirà in pochi minuti, perché c’è quasi la necessità di prolungare un momento significativo di vita professionale e personale.
Questa ProgVoice mi ha riportato alla Prog Exhibition dello scorso novembre, a Roma. Enorme la differenza di dimensioni, da tutti i punti di vista, ma un sottile parallelismo lo si può trovare: se è vero che in un caso erano presenti i gruppi di spicco di quei gloriosi anni, in questa occasione parte di quei gruppi era rappresentata da un musicista significativo di quelle band. Ma mentre a Roma si era di fronte a clamorosi ritorni( vedi Trip, RRR o parte delle Orme), e c’era quindi una sorta di competizione per non sfigurare e per dimostrare ancore di essere” attuali”, a Valenza si è respirata l’aria dell’amicizia e dell’armonia, stato di grazia che si realizza spesso attraverso la musica e che finisce per diventare l’elemento primario.
Potrei continuare per qualche ore a parlare di dettagli, di cosa possano significare per me certe immersioni nel profondo delle mie passioni musicali, di come sia gratificante stare tre ore su di un palco, in piedi, nascosto tra le tende, per cercare di carpire attimi che annullano gli spazi temporali che mi separano dall’adolescenza, cioè quel periodo in cui tutto per me iniziò, con il mio primo album di prog italiano, dal nome emblematico, “Collage”… la voce di quel vinile era di Aldo Tagliapietra… come dimenticare serate come queste!!!