martedì 31 maggio 2011

Pupi Bracali-Lizard



L’angolo di Pupi Bracali


Lizard – King Crimson (Polydor 1970)

Presi l’autobus per Loano verso la metà del pomeriggio.

Dopo essere partito con un piccolo scossone l’automezzo percorse un breve tratto della Statale Aurelia prima di transitare davanti al negozio di ferramenta del paese.

Proprio in quel momento un uomo entrava nel negozio ma io seduto dietro al finestrino non ci feci caso perso nei miei sogni musicali uno dei quali avrei presto realizzato.

Avevo letto meraviglie su quell’album che mi stavo accingendo ad acquistare e dopo aver racimolato la somma necessaria era arrivato il momento di comprarlo.

Nel negozio di ferramenta di Ceriale si stava svolgendo un altro acquisto: l’uomo entrato poco prima stava comprando un grosso coltello da cucina dalla lama lunga e larga e col manico di legno.

Sceso dall’autobus a Loano m’inoltrai nel centro storico per raggiungere il negozio di dischi proprio a metà del carruggio principale. Rovistai un po’ tra gli ellepi in ordine alfabetico e quando trovai quello che stavo cercando lo presi e mi avvicinai alla cassa.

Non so se l’uomo, che nello stesso istante usciva dal ferramenta di Ceriale, teneva già il coltello tra le mani o se quell’oggetto tagliente fosse rinchiuso in una scatola o avvolto in un vecchio giornale e poi buttato in un sacchetto. Quello che so è che l’uomo col coltello, mentre io tutto soddisfatto del mio acquisto mostravo Lizard dei King Crimson alla cassiera del negozio dicendo: “prendo questo”, attraversava la via Aurelia penetrando nei carruggi di Ceriale dirigendosi verso la piazza principale del paese.

Ora, sull’autobus del ritorno, rimiravo quel disco che rigiravo tra le mani osservandone la copertina apribile, lucida e ricca di colori, che riportava visivamente nello stile delle antiche miniature le immagini riferite alle canzoni contenute.

Proprio mentre pregustavo i fasti musicali che tra breve avrei ascoltato, l’uomo col coltello entrava nella panetteria della piazza centrale di Ceriale.

In quel momento, dondolando su quell’autobus, ancora non sapevo che presto avrei ascoltato la voce esile di Jon Anderson degli Yes cantare la prima parte della storia del Principe Ruperto fondendosi con quella cavernosa di Gordon Haskell (anche bassista come i dettami di Mr. Fripp imponevano) proseguendo nella lunga suite della seconda facciata dove un bolero Raveliano, sottolineato dal drumming rotolante e incisivo di Andy McCulloch, terminava mirabilmente in una caotica esplosione di free jazz tanto magnifica quanto inaspettata.

Le “menti migliori della mia generazione” del jazz inglese si ritrovavano in quei lunghi minuti a intersecare i loro strumenti gemendo e accavallandosi in un crescendo funambolico sottolineato dal pianismo lirico e liquido di Keith Tippett che veniva sovrastato dalla cornetta di Marc Charig, dal trombone reboante di Nick Evans, dall’oboe classicheggiante di Robin Miller e dai sax laceranti di Mel Collins per poi terminare, come la calma dopo la tempesta, in un quasi recitativo di Haskell lento e suggestivo il cui finale sottovoce esplodeva nuovamente con la batteria furiosa e fumosa di McCulloch che sottolineava la spiritata danza mellotroniana di un Robert Fripp sabbatico che svolgeva le spire di una serpe sonora fino a distendersi negli acuti finali di una chitarra elettrica solitaria, lancinante e distorta che si spegneva poco a poco allontanandosi dalle nostre orecchie sfumando nei pochi secondi di un valzerone sgangherato prima del silenzio finale dell’opera.

Cirkus, che invece apriva la prima facciata, rinverdiva i fasti di brani quali Schizoid Man o Pictures of a City che suggellavano gli album precedenti, con un Mel Collins indiavolato al possente sax baritono, così come sobrio e misurato al soprano nei momenti più suadenti che si alternavano ai crescendi più fast and furious dell’ensemble, con Fripp che svisava sull’acustica scalando le montagne e il manico della chitarra, e ancora unTippett liquidissimo e nostalgico, un McCulloch rulleggiante e incessante, e un Gordon Haskell che baritonalmente gigioneggiava vocalmente ironico e filtrato sui testi di Pete Sinflield, poeta delicato e onirico come dimostrava la conclusiva, acustica e dolcissima Lady of a dancing water con Collins protagonista al flauto.

Tra le due canzoni, ancora Happy family splendido brano with humour dedicato ai Beatles ed esperimento pop/free jazz, per come pop può essere un brano di Robert Fripp, con Keith Tippett ancora una volta al proscenio tra fiati rutilanti e Indoor Games punteggiata da un bassismo preciso e pulsante, da melodiche ondate di mellotron, da schitarrate frippiane e saxes singhiozzanti...

Quando scesi dall’autobus con Lizard tra le mani divorato dalla voglia di ascoltarlo attraversai l’Aurelia per raggiungere il vicolo dove abitavo allora.

Dovevo percorrere una breve strada in leggera discesa che passando sotto il ponte della ferrovia e poi davanti alla chiesa conduceva alla piazza del paese.

Cominciava ad imbrunire e appena imboccata la strada vidi la gente lontana.

Tanta, tantissima gente gremiva l’angolo di piazza che la visuale mi consentiva di vedere; decine, centinaia di persone assiepate, addossate une alle altre e più mi avvicinavo più ne vedevo ancora fino a scoprire la piazza incredibilmente gremita di persone. Nemmeno alla festa del paese avevo visto così tanta gente; poi nell’angolo più lontano della piazza dove c’era il negozio di panetteria vidi le ambulanze e i lampeggianti delle macchine dei carabinieri.

L’uomo col coltello era entrato nella panetteria aveva visto la giovane commessa di cui era perdutamente innamorato ma non corrisposto, parlare, ridere e scherzare col rappresentante delle Patatine Pai e aveva messo in atto quanto la sua morbosa gelosia aveva già premeditato: le violente coltellate colsero inaspettate la ragazza e l’uomo che le stava parlando conducendoli alla morte in pochi minuti.

Solo Giorgina si salvò.

Giorgina era dentro quel negozio; la giovane commessa era sua zia e la piccola Giorgina era passata a salutarla. Alla vista della strage la bambina si nascose, chi dice sotto il banco, chi dietro una porta, scampando alla cieca furia dell’assassino che forse non la vide neppure e che fu subito arrestato dopo una breve fuga a piedi attraverso le campagne di Ceriale.

Giorgina era una mia amica, abitava al piano di sotto nel mio stesso condominio e conoscevo benissimo anche la zia uccisa.

Ora Giorgina è una donna di oltre cinquant’anni, non vive più a Ceriale, ci incontriamo raramente, ma quando capita ci rivediamo sempre volentieri. Di questa storia drammatica che la vide coinvolta da bambina non abbiamo mai parlato.

Lizard dei King Crimson è un grande album, ottimo esempio di certo rock progressivo degli anni settanta; a differenza di altri dischi che ho scioccamente venduto nel corso degli anni lo possiedo ancora. In questo momento ce l’ho qui davanti e lo sto ascoltando; ma ogni volta che lo faccio non posso fare a meno di rivedermi in quella piazza, incredulo, in mezzo a tutta quella folla, col disco tra le mani e la morte nel cuore.