martedì 15 giugno 2010

Silvana Aliotta



Di Silvana Aliotta e del Circus 2000 ho già scritto un pò di tempo fa:


Ho un bellissimo ricordo di Silvana, legato alla mia adolescenza, e quando ho scoperto che potevo "parlare" con lei su FB, ne ho approfittato ponendo le mie solite domande, e lei ha accettato con entusiasmo.
Nelle sue risposte ritrovo parte del mio mondo e dei miei ricordi musicali e ... di vita.
Ringrazio sentitamente Silvana, che sicuramente non riesce a immaginare il favore che mi ha reso.

L'INTERVISTA

Su “Rockmap”, l’ultimo libro di Riccardo Storti, il gruppo di cui hai fatto parte, il Circus 2000, è definito come la versione italiana dei Jefferson Airplane e tu, una via di mezzo tra Janis Joplin e Grace Slick. Al di là del piacere nell’essere paragonati a miti del rock, cosa pensi, a distanza di lustri, della tua/vostra collocazione di allora? 

I Jefferson Airplane sono una bandiera, un gruppo storico che con altri grandi fanno parte di un bagaglio musicale che ha sicuramente arricchito e stimolato l'anima compositiva di molti musicisti come noi. A questo proposito colgo l'occasione per fare una dichiarazione che ... forse, potrebbe sembrare incredibile: io i Jefferson Airplane non li ascoltavo. Mi onora essere accostata a nomi come quello di Janis Joplin o/e Grace Slick... credo sia un gran bel mix, ma penso che in ambito artistico (e non solo) sia sempre una forzatura trovare una definizione o comparazione, perché ognuno è un individuo a sé unico ed irripetibile. Proprio perché ho vissuto in prima persona la nascita del gruppo, posso dire che quello che ci univa era il desiderio di creare qualcosa di assolutamente nostro, personale. I due Lp in inglese furono frutto di un grande lavoro di studio sia individuale che collettivo che ci fece conoscere anche in America, dove con mia grande sorpresa e gioia ho scoperto che un importante critico musicale come Vernon Joynson, nel suo libro The Flashback del 1988, ci ha incluso tra i gruppi italiani nella sezione della psichedelia USA.

Ho ancora indelebile nella memoria la tua performance di Altare (1973), e l’immagine è quella di una testa di riccioli che spuntano dietro alle percussioni. Cosa significava essere la vocalist di un gruppo rock, negli anni 70, in Italia?

Ah che bel ricordo che condividiamo! Non potrei mai dimenticare quel raduno, anche perché fu lì, in quel di Altare che detti un taglio a certe scelte di vita che ormai mi avevano stancato, come ad esempio l'hashish, per incominciare a godermi in assoluta lucidità mentale ogni attimo della mia esistenza, la musica mi bastava da sola per volare. Dire quel “no” fu per me una vittoria importante anche come donna, davvero una grande conquista: come suonare le percussioni per condividere con i miei compagni di viaggio non solo la parte vocale, ma anche quella strumentale, sebbene considerassi la voce uno strumento. In quel periodo ci si sentiva dei temerari e chiunque si impegnasse nel cambiamento lo era veramente. Ancor di più questo valeva per le donne, mosche bianche in un mondo in cui l'uomo aveva il predominio. Credo di poter dire che essere una vocalist in quegli anni è stato un "privilegio”, perché l'originalità e la sperimentazione erano ancora dei valori e i coraggiosi musicalmente parlando, erano nella condizione di essere ascoltati. C'era dunque più rispetto e meno pregiudizio, più curiosità per la musica e meno per l'apparenza, sebbene ci fossero anche allora delle mode. Ah...quelle percussioni le custodisco gelosamente insieme al gong, mentre i riccioli a volte riesco a domarli!

Perché la maggior parte dei gruppi di quel periodo hanno avuto vita breve? Difficoltà tecniche, relazionali, di mercato? 

Ci furono sicuramente difficoltà relazionali, ma più che altro con le case discografiche che cominciarono a vedere un calo nelle loro vendite. Per cui coloro che intendevano proseguire con il proprio genere dovevano avere la fortuna di continuare ad essere appoggiati da un'etichetta discografica, oppure le possibilità finanziarie per prodursi da soli.

La musica progressiva, quella che più amo, ha avuto successo breve e anche ora che è tornata di moda resta prodotto di nicchia. Perché si è passati rapidamente da Genesis, Gentle Giant, Yes, alla musica Punk? 

Anche nella musica, come in tutte le cose della vita ci sono cicli e ricicli, e dopo aver provato ed elaborato determinate esperienze musicali, con il cambiamento generazionale, l'uomo sente il bisogno di viverne o di inventarne altre. In riferimento al Progressive, ecco che del sound più classico del rock sinfonico e fiabesco dei Genesis, dell'ecletticità dei cambiamenti musicali dei Gentle Giant e dei virtuosismi degli Yes, il punk contestò tutto, riportando la musica alla base più grezza del rock, con brani brevi costruiti su tre accordi.

Cosa ha scatenato in te la voglia di diventare musicista? 

Secondo me ognuno di noi nasce con particolari doti che lo contraddistinguono e che rimangono latenti fino a quando qualcosa non le risveglia. A me questo è capitato presto, all'età di nove anni, grazie a mia madre che assillata dalla mia continua insistenza di voler fare danza classica, un giorno mi portò nella scuola di danza di Gustav Gerhard, dove per una somiglianza... invece di danzare iniziai a cantare imitando Betty Curtis e Caterina Valente in uno spettacolo per bambini presentato da Emilio Fede ...e pensare che quando mi chiesero di far sentire la mia voce corsi a nascondermi fra le braccia di mia madre dicendo: " ma io sono stonata come una campana!". Ed eccomi qui, sempre più convinta che il caso non esista, e che quello non fu altro che un mezzo per far risvegliare in me quella dote, liberandola subito dalle sue catene.

Tutti quelli che si avvicinano alla musica hanno un esempio da imitare, uno spirito guida. Qual è stato il tuo? 

Avendo iniziato da bambina, di esempi da imitare ne ho avuti moltissimi e con loro sono cresciuta. Tanto per cominciare, la grande Caterina Valente, un essere che tutti dovrebbero conoscere, con una capacità e genialità musicale straordinaria. Poi gli anni 60, i Beatles, i Rolling Stones, fino a quando una notte ascoltando Radio Montecarlo non sentii “It's a man's world” e la voce di James Brown. A quel punto mi si aprì una nuova finestra sul mondo con i grandi del rhythm & blues, miti e maestri che andavano da Aretha Franklin ad Otis Redding, più avanti Julie Driscoll e poi, ancora e ancora... e chi finisce mai di imparare!?

Mi racconti un episodio che ti è rimasto dentro, una conoscenza importante, un concerto che ha lasciato il segno? 

Molti sono gli episodi che restano indelebili, ma la finale del II Festival d'Avanguardia e Nuove Tendenze fu per me una serata magica, indimenticabile. Quella sera avrei dovuto cantare “Hey man”, ma preferii portare “Need”, perché mi dava modo di esprimermi meglio, e così in accordo con i miei compagni, al Foro Italico, sotto il cielo stellato di Roma e al cospetto di un pubblico meraviglioso, iniziammo emozionati la nostra performance. Difficile che un artista possa asserire di essere assolutamente soddisfatto della propria esibizione, ma quella volta per me andò così. Fu una grande gioia vincere quel Festival, ma ancor di più il ricordo che ho sul finale di Need, che va' ad libitum prima di chiudere con un violento colpo di gong. Un ricordo vivissimo e preciso del silenzio che c'era su quella parte ad libitum, tanto che mentre andavo verso il gong pensai che forse non eravamo piaciuti... e invece l'attenzione era tale che solo alla fine di quel colpo di gong arrivò un'ovazione. Ecco, questi sono ricordi indelebili, che valgono mille vittorie, e ogni volta che ci penso ritorno sotto quel cielo stellato a godermi un momento speciale della mia vita passata, che nessuno potrà mai togliermi, ne cancellare.

Cosa propone oggi la Torino musicale? Volti nuovi? Volti antichi ancora in corsa?

Bé, sinceramente su questo non saprei dirti molto, anche perché sono stata assente dalla realtà torinese per un po' di anni. Al mio rientro ho ripreso l'insegnamento affiancando Valeria (mia figlia), anch'essa musicista ed insegnante di tecnica vocale nella sua scuola di canto, il Vocalstudio di Torino. Devo dire però che sono in contatto con moltissimi colleghi di quel periodo, che nel panorama progressive vanno ancora alla grande e chissà che non nasca qualche collaborazione. Poco tempo fa' ho incontrato Beppe Crovella, solista dell'Hammond, grande tastierista degli Arti e Mestieri che continua con successo i suoi concerti in giro per il mondo

Cosa si aspetta dal futuro Silvana Aliotta? 

Oh, davvero moltissimo! Vedi, tu prima mi hai fatto una domanda riferita ad uno spirito guida... ebbene, la mia carriera è stata un avvicendarsi di segni e di messaggi premonitori, sparsi qua e là insistentemente, per portarmi in un piatto d'oro questo futuro. Ogni canto, ogni parola andava verso una ricerca spirituale. Ci ho messo quasi quarant'anni per arrivare a capire che in "Fuga dall'involucro" (An escape from a box,) c'era un chiaro messaggio del mio spirito per dirmi che quella farfalla ferma nell'angolo a destra della copertina doveva riprendere a volare alta. Un risveglio avuto grazie all'incontro con Swami Roberto, un Maestro spirituale, che con la sua luce sta portando chiarezza nei cieli della mia mente. La mia energia oggi è stracarica di buone cose da donare e di nuovi canti da cantare a chi come me, sente il bisogno di condividere con le note l'universalità della propria anima.

Ah … un’ ultima cosa … che fine ha fatto quella meravigliosa tenda rossa che avevate al Festival di Altare … secoli fa? 
Ma te la ricordi ancora... pensa che non so neppure come arrivò... forse attraverso amici di Gianni, dove sarà certamente ritornata. Io però voglio ricordarla ancora là, la tenda rossa, su quei prati di Altare fra i mille colori dell'arcobaleno, insieme alla musica, al suono dell'Aum, ai sorrisi, alla gioia e alle perline colorate di tutti quei ragazzi di ieri e di oggi, che se vorranno potranno ritrovarla per fermarsi a respirare una boccata d'aria pura. E visto che siamo arrivati all'ultima domanda vorrei salutare chi mi ha seguito fin qui e ringraziare te Athos, per questa intervista che ci ha fatto condividere tanti bei ricordi, con la speranza di crearne di nuovi. A ben rivederci, Silvana

All’interno dell’intervista esisteva originariamente una domanda riguardante la storia di Silvana.
La inserisco alla fine essendo una sorta di rapida biografia dell’artista.

Puoi sintetizzarmi le tappe fondamentali che hanno caratterizzato la tua vita musicale, dagli anni 70 a oggi? 

Un po’ di cronologia da regalare alla storia.
Fine anni '60 incontro con i componenti dei Circus 2000 allo Swing Club di Torino, dove ci si esibiva anche per lunghi periodi facendo musica sperimentale basata sull'improvvisazione, e il lavoro come turnista per pubblicità o cover (Fiesta, cera Liù ecc...)
Nel '71 si formano i Circus 2000 dei quali sono vocalist e percussionista, esce il primo Lp omonimo di rock progressive in lingua inglese, insieme a vari singoli cantati anche in italiano.
“Regalami un sabato sera”, scritta dal Maestro Gianni Ferrio, è la sigla finale di Teatro 10 (Canzonissima) in onda per quattordici puntate.
“Magic Bean” viene inserita all'interno del film “Torino Nera”.
Sempre con i Circus 2000 tutta la colonna sonora del film “Una vita lunga un giorno”, con Mino Reitano Philippe Leroy ed Ewa Aulin, con musiche scritte dal Maestro Pinuccio Pirazzoli.
Spot televisivo della Coca Cola.
Varie puntate del “Bar degli amici” con Felice Andreasi.
L'intera colonna sonora deI “Marcovaldo” di Italo Calvino, interpretato da Nanni Loy, passato in tv in varie puntate, con musiche di Sergio Liberovici.
Interventi come vocalist con i Procession e Franco Simone; Edoardo Bennato come percussionista e corista, con il Banco del Mutuo Soccorso solo come percussionista.
1972 : Secondo album dei Circus 2000 dal titolo "An escape from a box" prodotto da Sandro Colombini. Con Need arriva la vittoria al II Festival d'Avanguardia e Nuove Tendenze. Poi 11° Cantagiro. Primi ospiti a “Senza Rete” tra i gruppi d'avanguardia, esibizione in live di “Hey man” insieme alla grande orchestra della Rai diretta dal Maestro Pino Calvi. Ospiti da Gianni Minà, Renzo Arbore, Gianni Boncompagni, Renzo Palmer Renato Rascel ecc...
Nel 1973 il gruppo si scioglie e sempre alla Rifi mi viene offerto un contratto come Silvana dei Circus 2000. Con “Bugie” partecipazione al Disco per l'estate. Incido “Madre”, “Tempo di sole”, “Manie” (versione italiana di Long train running) ed una versione di “Be my baby”, brano degli anni '60. Parallelamente con un mio coro lavoro come turnista per i più importanti studi di registrazione e cantanti di Milano, tra cui Mina, Celentano, Claudia Mori, Carrà, Dik Dik, Michele ecc...
Produco due brani composti e cantati da me con testi di Gianni Bianco, con il nome di Ben Norman " I got to be” e “Too may lovers"
1978 /79: formo il gruppo delle “Streghe” partecipando per quatordici puntate a “Secondo Voi” (Canzonissima.-Domenica in) trasmissione presentata da Pippo Baudo,
Esce il 45 giri “Don don baby” e “I feel it with love”.

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