lunedì 7 settembre 2009

Flektogon/Nodo Gordiano


Poco tempo fa ho ricevuto una copia del nuovo lavoro del “Nodo Gordiano”: “… sentilo e dimmi cosa ne pensi”.
Il nome mi riportava a qualcosa di conosciuto, e soltanto il giorno dopo, entrando nel sito “Itullians” in cui era contenuto un apposito post, ho collegato “Nodo Gordiano” a Carlo Fattorini, batterista (anche) degli OAK, romano, conosciuto lo scorso anno alla Convention dei Jethro Tull di Alessandria.
Una considerazione di carattere generale, poco “musicale”, e molto commerciale.
Flektogon”, nome dell’album, mi sembra un lavoro molto complicato e curato, non di presa immediata, e l’impressione che ho avuto è che la formula usata sia quella della sperimentazione, della libertà espressiva, della contaminazione, con l’unico obiettivo rivolto alla qualità e alla soddisfazione personale. Insomma, nessuna concessione e nessun pensiero rivolto alla vendibilità del prodotto, avendo la coscienza che certa musica, questa musica, è da considerarsi di nicchia.
E’ questa nicchia è quella che prediligo.
Sempre rimanendo sul generale, ascoltando il CD in auto (la prima volta), ho desiderato avere tra le mani il vinile e ho immaginato di ricreare l’atmosfera di un tempo, quando ascoltare musica era anche un rito, quando si passavano ore, soli… ma meglio in compagnia, a sezionare, sviscerare, “leggere” una musica appena uscita, magari litigando con vigore per evidenziare i propri convincimenti.
Mettere sul un “piatto” “Selling England by the Pound”, tanto per ricordare un mio antico amore, e risentirlo a raffica, cercando di captarne le sfumature, è una cosa che non facciamo più, purtroppo.
Flektogon" richiederebbe questo atto antico.
Una cinquantina di minuti di musica, quasi esclusivamente suonata, se si esclude la voce di Silvia Scozzi, presente nell’iniziale “Theatro di Memoria”, che riportano a suoni che appartengono ai musicofili “vintage” quale io sono, e su cui appare importante ricercare le influenze esterne.
La ricerca delle similitudini col passato, nell’ambito di questo mio “divertimento” non ha lo scopo di sminuire il lavoro che ho tra le mani, ma identificare un nuovo gruppo o una nuova musica con qualcosa di già conosciuto aiuta il lettore a farsi un’idea, salvo poi svilupparla con il solito effetto domino che appartiene ai più curiosi.




Il primo brano( 8.08), il già citato “Theatro di Memoria”, mi ha ricondotto immediatamente a “ Larks' Tongues in Aspic”, brano/disco che riuscii a vedere eseguito dal vivo, ai tempi della sua uscita.
La contaminazione di Fripp e soci viene a galla e leggendo le note biografiche del gruppo l’amore per i King Crimson risulta palese. Ma il coro iniziale e la voce “lirica” di Silvia Scozzi , caratterizzante la seconda parte del brano, sono tocchi pregevoli che danno il senso dell’originalità.
Ho apprezzato particolarmente il crescendo concomitante con la fine del coro, che crea uno stato di tensione prima dell’esplosione dei ritmi e dei suoni.
Ozymandias part 1 (3.42) è segnato dal “divagare” percussivo, con una melodia precisa in sottofondo, e un’atmosfera da sogno, da altri mondi.
Sperimentazione e minimalismo, miscela tra ciò che un tempo si usava chiamare musica “contemporanea “ e new age.
Avventure di Mastarna” è il brano più lungo dell’intero lavoro, oltre 30 minuti.
Situazioni e ritmi che mutano, calma dopo la tempesta, serenità e vigore.
“Devastante” l’impatto col sax, che riporta a Earthbound , primo live dei Re Cremisi.
Ozymandias part 2 (5.36) è incentrato sul lungo assolo di Fattorini, circa 3 minuti di ritmi e percussioni, inusuali per un lavoro in studio, e difficili da vedere anche nelle sezioni live.
L’ascolto attento riporta anche ad alcune atmosfere della musica di Canterbury, in particolare dei Gong.
Ultimo brano, Zeitgeist (5.23). Ho chiuso gli occhi è ho sentito un lungo duetto tra Steve Howe e Chris Squire, sensazione perfetta per l’epilogo di un disco da comprare.

Come definire questo disco del “Nodo Gordiano” … new prog?
Le etichette sono antipatiche, ma necessarie a dare una collocazione precisa.
Io lo classificherei come un bel disco di musica senza tempo, al di fuori delle mode e delle imposizioni.
Bravi musicisti, buone idee, coraggio e proposta gradevole.

Un ‘ultima considerazione: l’espressione “nodo gordiano” è di norma utilizzata per indicare una difficoltà elevatissima, superabile solo con estrema tenacia. Credo che la vita di chi fa musica, per amore della musica, possa apparire a volte senza chiari sbocchi, ma la soddisfazione legata alla realizzazione di un lavoro come “Flektogon” dovrebbe rappresentare una grossa gratificazione e motivare e spingere sulla sola strada della qualità.
Complimenti!
Tutte le informazioni sul Nodo Gordiano( storia, formazioni, album) si possono trovare sul sito:
http://www.nodogordiano.com/

Flektogon Può essere acquistato online al seguente indirizzo:
http://www.btf.it/