mercoledì 26 marzo 2014

Il Cerchio d'Oro a Il Cancello del Cinabro





Il Cancello del Cinabro, a Genova, è un must per quanto riguarda la musica e per la cultura in genere. Da lì sono passati artisti che hanno lasciato il segno, e la proposta artistica è trasversale, tra generi di nicchia e più moderati.
La serata del 24 Marzo ha visto di scena il prog, sull’asse Savona-Genova.
On stage Il Cerchio d’Oro, che dal momento della rinascita ha realizzato due album, distribuiti dalla label Black Widow Records.
Il secondo, Deadalo e Icaro, è stato rilasciato lo scorso maggio, e ha visto la presenza di ospiti di rilievo: Ettore Vigo e Martin Grice dei Delirium, Giorgio “Fico” Piazza (primo bassista della PFM) e Pino Sinnone, ex batterista dei Trip.


Da evidenziare che queste partecipazioni, capaci ovviamente di fornire un’immagine forte, poco hanno a che vedere con l’effetto “luce indotta”, perché le scelte effettuate si basano su fondamenta solidissime: amicizia, adattabilità al genere e stima professionale.
Ciò che è accaduto sul palco de Il Cinabro potrebbe essere un evento unico, o almeno raro, perché tutti i collaboratori esterni erano presenti, e all’occorrenza si sono miscelati alla attuale line up, formata dai gemelli Terribile (Gino alla batteria e Giuseppe al basso e voce), Franco Piccolini alle tastiere, Piuccio Pradal alla chitarra e voce, Diego Bertone alle tastiere e da Daniele Ferro alla chitarra.
Quando un po’ prima delle 22 il concerto inizia, il locale è pieno.
Dalla mia posizione da palco, defilata, non ho potuto apprezzare la sintesi dei suoni, più facile da afferrare quando ci si trova di fronte alla band, ma seppur in stato precario ho assistito a una performance piacevole, in un ambiente familiare, con una buona fusione tra audience e artisti. Da sottolineare le difficoltà legate alla scarsità di prove, superate con il mestiere e il cuore, e non bisogna mai dimenticare che un concerto non è una gara di abilità, ne dimostrazione di perizia tecnica.
Il focus era naturalmente la proposizione del nuovo disco, Dedalo e Icaro, ma c’è stato spazio per molto altro: alcuni brani del precedente lavoro, Il Viaggio di Colombo, e pillole storiche legate all’antico repertorio dei quattro guests.
Seguendo la logica della scaletta impostata, ogni musicista è intervenuto in concomitanza col brano di riferimento, a cui è stata affiancata una canzone storica che lo aveva visto tra i protagonisti; e così Sinnnone ha riproposto “Two Brothers” (dall’album Caronte),  Grice e Vigo “Dolce Acqua” (dall’album omonimo) e Piazza La Carrozza di Hans” (da Storia di un minuto).
Un buon amalgama, derivante dalla stretta conoscenza tra tutti  i protagonisti, ha permesso di garantire una performance che ha toccato il caloroso pubblico, capace di rispondere in modo adeguato.
Non è mancato il momento dedicato a chi è recentemente scomparso, quel Francesco Di Giacomo che ha lasciato un vuoto incolmabile, e che è stato ricordato con una rivisitazione di Non mi Rompete.
La musica de Il Cerchio d’Oro, un pieno progressive carico di melodia e caratterizzato dal gioco vocale, ha assunto ormai un’immagine ben precisa ed un sound che è diventato marchio di fabbrica. Gruppo di musicisti che hanno fatto una sostanziosa gavetta, dopo alcuni cambi obbligati di line up legati al ruolo di secondo tastierista e di chitarrista, hanno probabilmente trovato un soddisfacente equilibrio con l’aggiunta dell’esperienza (Bertone) e il tocco della gioventù (Ferro), elementi che completano la solidità del nucleo storico.
Un serata che rimarrà tra i ricordi più cari, in un ambiente caldo e gestito da veri appassionati.
Un fatto poco musicale, precedente al concerto, avrebbe potuto causare qualche problema spiacevole, ma alla fine tutto si è ricomposto e l’ordine pubblico non è venuto meno.
Che cosa è accaduto? Beh, per i più curiosi non resterà che fare un salto al Cancello del Cinabro, in occasione di una nuova serata musicale, e… chiedere.


Tutto bene per Il Cerchio, nella speranza che le serata live, anche senza i graditi ospiti, possano arrivare con buona frequenza: anche il palco è una palestra!