mercoledì 20 luglio 2011

Gli Who e quella curiosa paura di invecchiare



Gli Who e quella curiosa paura di invecchiare
di Innocenzo Alfano
L’attivista del Free Speech Movement Jack Weinberg, al tempo dei moti scoppiati all’Università di Berkeley (eravamo nel 1964), sosteneva che non bisogna mai fidarsi di chi ha più di trent’anni: «Don’t trust anyone over 30!», soleva ripetere. I componenti del gruppo rock inglese The Who, nel brano My Generation, pubblicato giusto un anno dopo l’avvio della protesta degli universitari californiani, gli facevano eco cantando che avrebbero voluto morire prima di invecchiare: «I hope I die before I get old» (“spero di morire prima di diventare vecchio”).
L’età media dei quattro membri della rock band britannica, nel 1965, era di venti anni esatti. Ora, più di quarant’anni dopo la pubblicazione di quella canzone, i due Who superstiti, Pete Townshend e Roger Daltrey rispettivamente chitarrista e cantante del gruppo –, sono diventati vecchi pure loro, ma non manifestano più il desiderio di abbandonare anzitempo il mondo terreno, al quale, invece, paiono molto affezionati.
Non fidarsi di chi ha più di trent’anni, quando di anni se ne hanno meno di venti, vuol dire, in pratica, non fidarsi dei “grandi”, i quali si suppone che siano dei soggetti totalmente ipocriti e che le loro azioni siano dettate solo da un puro calcolo economico o di potere, o da entrambe le cose insieme. Per fortuna non è così, dato che è presumibile, al contrario, che una persona adulta sia più saggia di un individuo molto giovane e non, come pensano i detrattori, necessariamente corrotta, anche se questa persona ha già avuto tutto il tempo necessario per affinare l’arte di dire menzogne. Del resto gli Who dicevano di voler morire quando avevano vent’anni riferendosi al momento in cui sarebbero dovuti diventare vecchi, poi però, man mano che gli anni passavano, devono averci saggiamente (appunto…) ripensato, tanto che oggi Townshend e Daltrey sono dei rispettati signori ultrasessantenni con alle spalle un glorioso passato di musicisti rock.
Certo ci possono essere, e ci sono stati, personaggi crudeli e dunque tutt’altro che saggi anche dopo aver raggiunto un’età considerevole. Il leader sovietico Stalin, tanto per fare un nome, fu uno di questi. Ma non scordiamoci, cambiando genere di persona e di prospettiva, che Gandhi fece tutte le sue più importanti battaglie civili e politiche in India quando era già adulto, e che venne assassinato, il 30 gennaio 1948, da un integralista indù di 38 anni, cioè da una persona che era più giovane di lui di ben quarantuno anni. Nel secolo precedente, il presidente degli Stati Uniti Abraham Lincoln fece la stessa fine di Gandhi. A ucciderlo fu un fanatico bianco di nome John Wilkes Booth, al quale non piacevano le leggi in favore dell’abolizione della schiavitù volute dal presidente Usa. Lincoln venne assassinato il 14 aprile 1865. Quando morì aveva 56 anni. Il suo assassino ne aveva soltanto 26.
Il Mahatma Gandhi era un pacifista a tutto tondo, anzi il simbolo del pacifismo per tutti quelli che delle armi non sopportano neanche la vista. Ma ci sono anche i pacifisti per così dire “acquisiti”, quelli cioè che si convertono agli ideali della pace solo da grandi, dopo essersi dedicati all’“arte” della guerra per buona parte della loro vita. E magari per questo loro impegno fattivo e sincero nel campo della pace ricevono, da vecchi, il premio Nobel. È il caso dell’ex primo ministro israeliano Yitzhak Rabin, classe 1922, il quale da giovane era stato dapprima un soldato e poi un ufficiale nell’esercito del suo paese, e in quel ruolo aveva combattuto ed ucciso molti palestinesi. Poi da vecchio Rabin divenne un uomo saggio, e capì che con i palestinesi era necessario il dialogo e non l’uso della forza, auspicata in Israele da quasi tutti gli uomini politici e dai leader di partito. Prima però di veder realizzato il suo sogno di pace tra israeliani e palestinesi, il 4 novembre 1995 Yitzhak Rabin venne assassinato da un estremista religioso israeliano di appena 25 anni, pagando così con la vita, persa per mano di un giovane fanatico, un’aspirazione che lo aveva accompagnato negli anni della vecchiaia. Con la morte di Rabin il processo di pace tra arabi e israeliani, che sembrava sulla strada giusta, fece molti passi indietro.
L’estremismo ha spesso segnato il pensiero e gli atti dei politici più giovani, anche di quelli molto brillanti. Come si sa, il regime del Terrore instaurato nel corso della Rivoluzione francese (1793-1794) prese il via a causa dell’influenza che nel Comitato di salute pubblica esercitava un giovane avvocato di nome Maximilien Robespierre (1758-1794), sostenuto fino alla fine da un altro avvocato, ancor più giovane di lui, che di nome faceva Louis Antoine de Saint-Just (1767-1794). Forse, se fossero stati un po’ più vecchi, Robespierre e Saint-Just avrebbero preferito, per i loro avversari, pene diverse e soprattutto più miti rispetto a quelle che prevedevano il taglio della testa. Ma erano giovani, e perciò erano convinti di fare la cosa giusta. Era chiaro però che, presto o tardi, avrebbero fatto entrambi la stessa fine dei loro nemici.
Tornando al gruppo rock degli Who sarebbe interessante sapere che cosa ne pensa oggi dei suoi proclami giovanili Pete Townshend, autore delle liriche di My Generation. Pare che la sua idea di “old”, vecchio, stesse in realtà, a quel tempo, non per persona avanti negli anni ma per uomo (o donna) “very rich”, cioè molto ricco, come ha precisato lo stesso Townshend una ventina d’anni fa nel corso di un’intervista televisiva. Mah, che dire? Se potessi dargli un consiglio, io credo che il chitarrista inglese farebbe prima ad ammettere che si era sbagliato, anche perché egli stesso ora non è soltanto un individuo attempato ma anche, guarda un po’ il caso, un cittadino inglese very rich… E poi, come dimostra la carriera di Jack Weinberg, uno può essere ribelle da giovane immaginando che i “grandi” siano tutti degli ipocriti ed in seguito scoprire, sperimentandolo sulla propria persona, che gli adulti, e persino i vecchi, possono agire per il bene comune come chiunque altro. Weinberg, che attualmente vive a Chicago e ha settantuno anni, era infatti un idealista quando di anni ne aveva venticinque ed è rimasto tale per il resto della sua vita, lavorando per Greenpeace e per altre organizzazioni nazionali ed internazionali che si occupano di ambiente e di salute. Forse fidarsi dei grandi, a ben vedere, non è un cattivo affare.
P.S. L’articolo farà parte di uno dei capitoli del mio prossimo libro dedicato alla musica rock, che spero di pubblicare entro il 2011.
N.B. Articolo pubblicato su “Apollinea”, Rivista bimestrale del territorio del Parco Nazionale del Pollino, Anno XV – n. 4 – luglio-agosto 2011, pag. 38.