venerdì 21 dicembre 2007

YES


Quando ho iniziato a raccontare “la musica Prog secondo Athos”, ho evidenziato che ero interessato ad unire gli elementi oggettivi ai miei ricordi, presentando gli artisti attraverso i concerti a cui ho partecipato, o per mezzo di aneddoti.
Nel caso degli Yes non posso aggiungere niente di personale che non abbia già espresso nella pagina postata a settembre (ritrovabile seguendo le etichette a lato).
Anche le note dedicate a Roger Dean riconducono ovviamente a YES.
Io associo il mio riavvicinamento totale alla musica, al concerto del 2003, a Vado Ligure, e sono certo che se sono qui a scrivere queste righe il merito , o la colpa, è esclusivamente degli Yes, che hanno risvegliato in me “l’esigenza” di ritornare alle origini per dedicare del tempo a ciò che più mi fa stare bene … la musica.
Negli anni ‘70 non avevo avuto la chance di vederli dal vivo, ma li ho seguiti con determinazione e ricordo una mia presenza continua nella sala cinematografica citata, per guardare ed ascoltare il film “Yessongs”... una serie innumerevole di volte.
A quei tempi non era così comune vedere film musicali.
Tommy “ non era ancora uscito e noi ragazzi ,spesso compagni di scuola, andavamo al cinema dei Salesiani, dove ripetutamente proponevano appunto il film degli Yes, o “Pink Floid a Pompei”.
Lo ero affascinato dalla chitarra di Steve Howe, musicista incredibile per tecnica e fantasia.
Ora posseggo quel film, ma si confonde tra le decine di reperti musicali, e quindi ha meno occasioni per venire a galla… ma in quei giorni non aveva rivali e credo di aver pagato il biglietto di entrata almeno 10 volte.

Raccontiamo qualcosa di loro.

Gli Yes hanno un’importanza storica uguale a Kink Crimson e Genesis, se parliamo di musica Progressive.
Nel corso degli anni, sono riusciti a mantenere immutato il loro stile, fatto di effetti speciali, virtuosismi individuali, arrangiamenti ridondanti, testi incomprensibili di ispirazione fantascientifica, copertine spaziali.
Tutto è rimasto immutato nel tempo, subendo solo piccoli aggiustamenti.
I fondatori sono Chris Squire e Jon Anderson (nel 1968), che idealmente “lavorano” avendo come obiettivo l’approdo ad una musica totale.
Il primo nucleo prevede Bill Bruford alla batteria, Tony Kaye all’organo e Peter Banks alla chitarra, oltre ai due già citati Squire e Anderson, rispettivamente al basso e alla voce.
I primi due album lasciano solo intuire le potenzialità e gli obiettivi del gruppo, ma a questo punto Banks lascia il posto a colui che per anni impersonificherà l’immagine della pirotecnica chitarristica, Steve Howe, sogno irraggiungibile di molti aspiranti musicisti.
Con lui, e per tre anni col mitico Wakeman(a lui dedichero' spazio prossimamente) alle tastiere,il gruppo ariva alla definizione del proprio caratteristico sound, che è rappresentato in un trittico di capolavori: “Yes Album, Fragile e Close to the Edge.


Il lato prog degli Yes, finisce con “Relayer” che chiude l’epoca più amata dai fan della prima ora, ma spalanca le porte di una nuova fase di carriera, all’insegna del Pop, destinata a portare il gruppo tra le grandi istituzioni musicali internazionali. L’evoluzione è indolore, e passa attraverso continue” reunion “, molto pubblicizzate, che garantiscono comunque la qualità targata “YES”. La loro discografia e’ sterminata , così come gli elementi di spicco che hanno caratterizzato il mondo degli Yes.Tra i musicisti più importanti, oltre a quelli già citati, da ricordare il batterista Alan White ed il chitarrista Trevor Rabin.



 Roundabout

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