lunedì 1 ottobre 2007

Impressioni di Settembre (Associazione Nonsolomorego)




Ieri sera ho partecipato alla seconda e ultima serata della rassegna “Impressioni di Settembre”, svoltasi a Genova, presso l’associazione “NONSOLOMOREGO”, organizzata dal Centro Studi per il Progressive Italiano.
Ero assieme agli amici del “Cerchio D’oro” che nell’occasione hanno presentato uno stralcio del prossimo lavoro ,”Il Viaggio di Colombo”.
Da tempo avevo intenzione di visitare il centro, più volte invitato da Riccardo Storti col quale episodicamente collaboro, e ho quindi colto al volo l’occasione allettante.
Non ho mai frequentato centri culturali/sociali e non amo molto quelle che chiamo le “Isole a Tema”, cioè luoghi o situazioni in cui c’è spazio solo per un argomento, e se non sei della partita non puoi neanche avvicinarti allo stadio.
Nella mia corrispondenza pregressa con Riccardo, ricordo di una sua frase del tipo: ”… sì, ma ricordati che noi parliamo soprattutto di Prog Italiano….”, riferita all'impostazione del possibile lavoro comune.
Io amo il Prog in generale, cioè la musica con cui sono cresciuto e che ancora ascolto, ma provo forti emozioni anche con musica di matrici culturali molto differenti tra loro.
Mi sono quindi avvicinato a questo evento con una certa curiosità e voglia di tastare/testare il terreno.
Devo subito dire che non sono entrato in un circolo musicale “chiuso”, e la dimostrazione pratica è l’annuncio di Storti, che ha pubblicizzato per fine ottobre un incontro dedicato a Jimi Hendrix, ovvero un mito che potenzialmente avrebbe potuto spaziare in generi musicali variegati, ma che ha avuto, purtroppo, poco tempo a disposizione. Ma non era prog-artist.
Sulle pareti della sala in cui si svolgeva il dibattito ho visto (purtroppo non nei dettagli) diversi schemi a blocchi che ricostruiscono la storia delle musica, le varie influenze ed i link di interconnessione... grande lavoro, grande sforzo.
Insomma, prima dell’inizio del dibattito ero già a mio agio.
Il programma prevedeva la partecipazione di artisti (Delirium, Malaavia, Zuffanti e appunto il Cerchio D’oro), più organizzatori/produttori (Marinone, Barone)ed esponenti della casa discografica “Black Widow”, il tutto coordinato da Riccardo Storti.
Dall’altra parte del tavolo gli spettatori, non molti, ma sicuramente attenti.
La scaletta del programma era basata sulle domande di Riccardo, atte a stimolare la discussione, e sull’ascolto di frazioni dei futuri lavori dei musicisti presenti.
Senza voler raccontare la cronologia degli eventi, butto sul tavolo le mie impressioni e le mie riflessioni.
Devo dire che subito Martin Grice mi ha rassicurato ulteriormente ed ha giustificato la mia presenza all’incontro.
Questo il sunto, da me reinterpretato.
Con il suo accento anglogenovese si è chiesto ad alta voce: ”… ma cosa significa fare del Prog?… un musicista fa ciò che sente, ciò che gli piace ed il risultato può essere etichettato prog oppure no, ma è l’espressione di un momento creativo!...”.

Da qui Riccardo ha guidato verso aspetti meno filosofici e si è arrivati all’importanza della tecnica in funzione del risultato finale, il tutto rivolto a lavoro in sudio e on stage.
Pareri abbastanza concordanti.
La tecnica aiuta e risolve alcune situazioni, ma l’istinto, il cuore e la pancia hanno valore di ordine superiore.
Ma la domanda di apertura era rivolta ai responsabili dell’unica etichetta presente, e aveva come oggetto, semplificando, le motivazioni e le difficoltà di chi sceglie una strada alternativa, difficile e meno remunerativa, cioè quella che prevede di dare spazio a nuove realtà poco conosciute in ambito nazionale.
Dietro alle risposte ho intravisto vero amore e passione per la musica , una specie di missione, miscela tra necessità di fare cultura, filantropia e sfida.
Alla base, ovviamente, il credere nelle cose che si fanno.
E quale miglior soddisfazione può superare quella legata al “lavorare per ciò in cui si crede?

Penso che questa sia una delle componenti importanti che portano al concetto più ampio di felicità… ”lavorare per un progetto in cui si ha fede”, e questo rende estremamente attuale il disco proposto dal Cerchio D’oro, e risponde alla domanda di Riccardo, rivolta ai gemelli Terribile e a Franco Piccolini: ”… perchè ideare un concept album e perchè l'oggetto e' la storia di Cristoforo Colombo?”.
Ovvero, perchè un argomento antico in un formato inusuale, per l'epoca in cui viviamo?
Chi avrà l’opportunità di sentire il disco (a me piace chiamarli ancora così) potrà rendersi conto dell’attualità dell’argomento.
Mentre Santamaria e Pintabona illustravano i loro progetti, con quel pizzico di tono polemico ritrovato un po’ in tutti gli interventi della serata, mi facevo domande molto terra terra, pragmatiche e probabilmente fuori dallo spirito del dibattito.
Sto leggendo molte cose che riguardano i miti mondiali, passati e presenti, ed in ogni biografia c’e’ un tema comune, sempre evidenziato, che riguarda la presenza di case discografiche che già negli anni ‘60, come adesso, vedevano il lavoro degli artisti come merce (utilizzo quanto detto ieri da Storti) da vendere al prezzo più alto possibile, e come tale lo trattavano
E allora mi sono chiesto, ieri sera attorno alle 22, seduto davanti ad esperti del settore:
“Ma questi della Black Widow, sono ricchi, sono pazzi, o si accontentano?”.
Quesiti da profano, volutamente ingenui, e forse per questo non mi è venuta voglia di proporli al momento.
Tra una domanda e l’altra c’è stato spazio per l’ascolto.
Il primo stralcio ha riguardato il lavoro del Cerchio D’oro, argomento per me già conosciuto.
Mentre il brano proseguiva, con un piccolo blocco con tanto di fruscio , che ha portato alla battuta carina del “cd vinile”, guardavo i visi ed i comportamenti degli alunni sotto esame e dei vicini di banco.
Da una parte la tensione leggibile dall’immobilismo alternato ad impercettibili movimenti, e dall’altra compiacimento, a mio giudizio sincero (Martin sembrava davvero sorpreso).
Ma questa sorta di piccolo esame l’ho rivisto durante i brani dei Delirium, di Malaavia, ed anche durante le difficili (per me) proposte di Marinone , in veste di produttore.
Segnalo che, per esigenze sentimentali, ho apprezzato molto la versione di “Theme One” dei Delirium e spiego perché.

Il primo concerto della mia vita, nel 72, all’Alcione” fu proprio dei Van Der Graaf Generation, in uno spettacolo pomeridiano.

In quell’occasione non fecero “Theme One”, ma quando li rividi ad Albenga, dopo qualche mese, la proposero, ed una cosa che spesso racconto, rivolta alla mia “malattia” dell’epoca, è il godimento che trassi nell’impregnare la mia mano del sudore di Dave Jackson.

Theme One
video
Van Der Graaf Generator

Ma vengo al nocciolo della mia serata, alla questione principe.
Marinone e Barone ci hanno raccontato di come in determinati paesi, hors Italia, la partecipazione ad eventi “minori” (laddove il minore è riferito alla fama e non certo alla qualita’) sia largamente diffusa.
Vedo due aspetti.


1)Il problema pubblicità.

Se a 500 metri da casa mia suonasse il gruppo “I porcospini dell’aldilà”, li andrei a sentire solo se passassi di li per caso e la musica mi attraesse, o se in qualche modo fossi venuto a conoscenza del genere proposto (il nome orripilante non è elemento deterrente).
Ho provato sulla mia pelle, quest’estate, a pubblicizzare un concerto che avevo contribuito ad organizzare, e mi sono reso conto di quanto sia difficile avere ampio raggio di diffusione delle informazioni e di quanto sia complicato scegliere i momenti opportuni, in grado di sconfiggere, ad esempio, “la sagra della formagetta". E questo nonostante le fantastiche possibilità fornite da Internet, in termini di pubblicità e comunicazione.

2)Problema di educazione e predisposizione delle nuove leve.

E' una questione che mi riguarda personalmente. Problema sarebbe una parola grossa e non adatta. Quello che io cerco di dare ai miei giovani figli sono input diversi, non per portarli sulla mia strada, ma per mettere in evidenza che esistono alternative a Tiziano Ferro.
Nei loro I-POD hanno “Boure’e “ e “Magnification”, “Michelle” e “A perfect Day”, ma spesso ho l’impressione che sia un atto di riguardo verso di me, e che appena giro l’angolo ci siano i “Finley “ in agguato.
Forse è proprio questo lo spirito giusto, non limitarsi ad un ascolto di nicchia, ma restare aperti a tutti gli stimoli, e a giudicare dal numero dei ragazzini presenti ai concerti, direi che padri come me, che cercano di seminare, ne esistono.
Resta la realtà legata all’ ambiente in cui si muovono i nostri figli, un”luogo “ in cui tutto si deve consumare in poco tempo, dove 3 minuti di musica ascoltabile e magari con una melodia riconoscibile, probabilmente legata ad un video da guardare anche per strada, diventano elemento di presa immediata e di socializzazione.
Chi ha tempo per sedersi sul divano e, con atto religioso, posare un vinile sul piatto, e goderlo almeno sino alla fine della facciata?
La vedo dura per i nuovi arrivi!
Una persona presente e non esperta del genere mi ha raccontato di aver avvicinato Martin Grice alla fine e di avergli descritto il motivo per cui, secondo lei, la musica Prog aveva contorni troppo circoscritti:
E’ musica difficile che si rivolge solo a persone che la possono capire. E’ come se un artista mostruosamente bravo volesse mettere in vetrina le proprie capacità rivolgendosi in esclusiva a persone altrettanto brave, le uniche in grado di intenderle.”
Come dire… classismo snob.
E’ un’ulteriore visione della cosa, fornita da elemento esterno alla categoria, e come spesso accade nei vari settori della vita, da tenere in conto, avendo la valenza della visone del”puro”. Mi dicono che Martin abbia annuito e concordato, forse per educazione o forse per convinzione.
Da parte mia, riflettendo sull’aneddoto, ho pensato all’ascolto proposto da Marinone e cioè al brano di un gruppo Bielorusso la cui provenienza ha suscitato curiosità, ovviamente.
L’ho trovato davvero difficile, rivolto ad una nicchia di persone, e probabilmente apprezzabile dopo diversi ascolti.
Fantastica la ricerca del nuovo, senza l’ossessione del risvolto economico. Complimenti, ma... una strada davvero in salita, dal punto di vista di un mero osservatore come posso essere io... piacere puro o anche in questo caso sfida, o entrambe le cose?
Tra le velate polemiche emerge che molti nomi di grido non sono troppo “veri” on stage, che molte reunion sono trappole per attirare il pubblico e che ci sono pochi gruppi famosi che riempiono i teatri e guadagnano grosse cifre. Una specie di realta’ dove il 90% del mercato è suddiviso tra il 10 % dei musicisti ( ma questa è solo la mia applicazione del teorema di Pareto al mondo musicale!)
Per concludere, una bella serata, cultura e musica, e professionisti che spesso hanno altre attività e quindi sono mossi da pura passione.

Un grazie per tutti a Riccardo Storti, come rappresentante di un impegno alternativo e di un lavoro che alla fine… deve pagare.


2 commenti:

Anonimo ha detto...

Grazie per le belle parole, Athos!
Continua così...
Ciao
RS

Anonimo ha detto...

Grande Athos! L'articolo è molto interessante, un forte abbraccio.
Marco