sabato 3 gennaio 2009

Jade Warrior


I Jade Warrior si formano in Inghilterra nel 1970 sulle ceneri dei disciolti July, gruppo psichedelico capace di prodursi in lavori di tutto rispetto ed ancora oggi oggetto di culto tra gli appassionati del genere.
I polistrumentisti Tony Duhig e Jon Field, provenienti dai July, formano insieme al bassista cantante Glyn Havard il nucleo centrale del gruppo al quale successivamente e soltanto in particolari occasioni si uniscono il chitarrista Dave Duhig, fratello di Tony, ed il batterista Alan Price.
E’ del 1971 il loro primo appuntamento discografico che esce per la gloriosa etichetta Vertigo, una delle più attente nel reclutamento di gruppi dal valore artistico ineccepibile e realmente in grado di offrire una ventata di novità. Jade Warrior è un album caratterizzato dalle tinte forti dove possiamo trovare veramente di tutto, da echi dei Jethro Tull a episodi insoliti dalle influenze asiatiche e africane (Masai Morning) da ottimi brani in pieno stile blues fino ad accenni di space progressive per poi arrivare alla stupenda Dragonfly Day, fragorosa grandinata di suggestivi e atipici umori che anticipa quello che sarà il sound definitivo del gruppo.
Un esordio onestamente felice nel quale regna sovrano un evidente dinamismo capace di manifestarsi con vigore nonostante l’assenza della batteria.
L’anno seguente i Jade Warrior pubblicano Released; il lavoro viene accolto con un certo interesse anche negli Stati Uniti ed apre la strada al gruppo per una carriera più lineare e all’insegna del successo.
Alla realizzazione dell’album partecipano anche Dave Duhig e Alan Price.
Il disco conferma e intensifica la tendenza di Tony Duhig e soci a inserire nelle loro composizioni elementi più disparati che abbracciano culture e sonorità molto diverse tra di loro.
Qui si mischiano con grande naturalezza improvvise impennate hard rock con fiammeggianti chitarre distorte in bella evidenza e sapori di chiara matrice orientaleggiante, scorci psichedelici ed atmosfere acustiche più pacate dove i fraseggi del flauto ben si combinano con il suono stellare e cosmopolita proposto dal gruppo.
Il tessuto musicale si arricchisce di strumenti a fiato e di un tappeto percussivo che si occupa di accrescere l’energia generale del lavoro dirottando alcuni brani su frenetici percorsi dalle ritmiche etno tribali e latino americane tra i quali spiccano Three Horned Dragon King e la lunga Baranzibar, un incantevole viaggio sulle note attraverso continenti dal sapore esotico e sconosciuto. Bride Of Summer e Yellow Eyes sono sottili ballate appena bisbigliate, ben definite da una moderata discrezione strumentale la quale si materializza in un arcobaleno di suoni che sembrano provenire da un oriente lontano e misterioso mentre Water Curtain Cave mette in luce sapori delicatamente jazz, sintomo di una musica veramente a 360 gradi.
La creatività dei Jade Warrior è in forte ascesa e pare inarrestabile tanto che essi producono materiale per oltre settanta minuti di durata da inserire in un doppio album. La Vertigo si mostra contraria ad un operazione di questo genere per cui nel 1972 pubblica il terzo disco del gruppo dal titolo Last Autumn’s Dream che contiene soltanto alcune delle composizioni gia pronte ed esce quindi sul mercato come album singolo.


Il lavoro appare molto maturo ed equilibrato; affiorano con maggiore determinazione quei riferimenti a sonorità orientali, con particolare attenzione alla musica colta giapponese, che si traducono in una esclusiva escalation di profonde emozioni condite da pietanze dal gusto insolito. Improbabile stilare una classifica di merito dei brani contenuti nell’album, tutti sono a livelli altissimi come le efficaci ed esplosive Snake, The Demon Trucker e Joanne, l’impalpabile Dark River dolcemente avvolta nel mistero, il suggestivo rock esotico di Obedience.Una menzione a parte meritano comunque l’iniziale A Winter’s Tale, la bellissima Day Queen ed in particolare le conclusive Lady Of The Lake e Borne On The Solar Wind autentici capolavori di contaminazione tra generi e culture così lontane eppure insolitamente magiche nelle loro singolari combinazioni armoniche.
Questo periodo vede i Jade Warrior impegnati in una fortunata tournee negli Stati Uniti con la formazione allargata a comprendere anche Dave Duhig e Alan Price.
Al ritorno in patria i Jade Warrior vivono momenti di attrito interni relativi alla direzione artistica da intraprendere ed esterni dovuti alla fine del rapporto con la Vertigo che crea loro non poche difficoltà. Glyn Havard abbandona il gruppo che di fatto si riduce ad un duo costituito da Tony Duhig e Jon Field, i quali da ora in avanti ricorreranno soltanto a collaboratori occasionali per completare le partiture strumentali dei loro lavori.
Il gruppo viene messo sotto contratto dalla Island, altra etichetta storica per la musica rock di un certo rilievo, per la quale incide quattro album che escono tra il 1974 ed il 1978 dal titolo rispettivamente di Floating World, Waves, Kites e Way Of The Sun, tutti indistintamente da considerarsi dei capolavori.
La musica del periodo Island si fa più attenta, introspettiva, prevalentemente strumentale, e ancor più rivolta verso l’esplorazione di nuove forme sonore rese manifeste da un riuscito tentativo di fusion tra tematiche di stampo orientale ed occidentale tanto da creare le basi per la nascita di una world music ante litteram.
Gli album sopra menzionati propongono una miscela sonora accattivante, prodigiosa, evocativa, a tratti persino sperimentale che si concretizza nella presentazione di paradisi elettroacustici di rara intensità. In alcuni brani, come per esempio Easty da Floating World, affiora una certa affinità con i teutonici Can che tutti ricorderanno come uno dei gruppi più preparati e originali di questo scorcio di secolo, tuttavia i Jade Warrior possiedono una originalità comunicativa che li rende unici, inconfondibili, incomparabili esecutori di un misticismo tradotto in note tanto suggestivo quanto straordinario e trascinante. La sensazione di partecipazione ad uno scambio di energia positiva è in netta evidenza e trova modo di esprimersi attraverso l’esposizione di temi sonori dai connotati ora frenetici e in forte accelerazione (Red Lotus, Monkey Chant da Floating World – The Emperor Kite, Wind Song da Kites) ora serenamente eterei (Rainflowers, Memories Of Distant Sea, Quba da Floating World – Wind Borne, Land Of The Warrior da Kites).
Tra i quattro lavori Way Of The Sun in particolare risulta essere superbo, grandioso, più che originale, ricco di trovate meravigliosamente efficaci dove ricchi tappeti percussivi riescono a muoversi all’unisono con giri armonici di basso arditi ed implacabili; su questa materia sonora affiorano ciclicamente trovate e intuizioni sonore non meno che geniali. Waves rappresenta certamente il lavoro più ambizioso dei Jade Warrior; costituito da un’unica suite di circa 43 minuti si fregia di essere il frutto ottimamente riuscito di una entusiasmante e salutare immersione nel misterioso universo sonoro orientale senza perdere la propria identità, mantenendo intatte le proprie radici culturali. In definitiva la musica dei Jade Warrior del periodo Island è assimilabile ad un intrigante flusso sonoro di matrice etnico/psichedelico/orientale impreziosito da fraseggi folk, rock, blues, jazz dal quale emergono un uso insolito delle percussioni, improvvisi echi esplosivi di chitarre elettriche, delicati passaggi in stile new age, originali sussurri di chitarre acustiche ed hawaiane, curiosi ed inconsueti giri armonici, il tutto guarnito con una dovizia di particolari cromatici sconosciuta e senza eguali.
Nel 1979 esce Reflection per una piccola etichetta discografica, la Butt Record, che prosegue il discorso interrotto in precedenza a causa del cessato rapporto con la Island ma subito dopo purtroppo, benché il disco possa considerarsi artisticamente valido, per i Jade Warrior arriva lo scioglimento.
Nel 1980 esce postumo Eclipse disco che contiene quelle composizioni a loro tempo rimaste fuori da Last Autumn’s Dream e che tutte insieme avrebbero dovuto costituire un album doppio.Quindi Eclipse non contiene affatto “scarti” d’autore ma tutta una serie di brani di sicuro impatto e fascino, evidentemente al livello di quelli contenuti nei precedenti lavori prodotti dal gruppo. In particolare, ma del resto è evidente, si nota una certa continuità con il terzo album del periodo Vertigo che si individua in una proposta articolata e variabile, densa di atmosfere dai temi sonori ora distesi, ora ammiccanti. L’apertura è affidata a English Morning che sembra partire proprio da dove Last Autumn’s Dream si chiude mantenendo intatta l’anima onirica e solare che contraddistingue la conclusiva Borne On The Solar Wind. Non mancano episodi più aggressivi e ben tratteggiati da una fisionomia di chiara matrice rock come Too Many Heores, Song For A Soldier e Maenga Sketch dominate dalle percussioni e dalle chitarre elettriche.Holy Roller è una specie di reggae blues atipico, singolare, sincopato e scomposto, frenetico nella sua esposizione. L’album termina con l’eterea nenia narrativa di House Of Dreams, brano che sconfina presto in territori saturi di elettricità dove le chitarre intonano melodie provenienti da lontano e perdute nel tempo.
Nel 1989, dopo la prematura scomparsa di Tony Duhig, l’amico e compagno di avventure Jon Field decide di ricostituire il gruppo avvalendosi dell’aiuto del chitarrista Colin Henson e del bassista Dave Sturt.
Dopo un periodo di assestamento il gruppo incide Distant Echoes che si avvale della collaborazione di un nutrito numero di musicisti tra i quali il violinista David Cross, noto negli ambienti prog per aver lavorato con i mitici King Crimson. L’organico così allargato dà origine ad una musica corposa e colma di complesse variazioni armoniche che si sviluppano intorno ad una base ritmica molto accentuata e dai toni assai più vicini a culture latino americane che non in passato. La lunga Into The Sunlight così come altri brani quali Village Dance e Snake Goddes si muovono su queste coordinate mentre Calling The Wind, Standing Stones e Timeless Journey tornano a suggerire momenti di sano intimismo ricalcando le quiete atmosfere sottili e ondeggianti dei migliori episodi del passato. Night Of The Shamen è caratterizzata da una ritmica jazz rock che qui sostiene uno sviluppo armonico di puro stampo mediterraneo il quale va ad accrescere il gia variegato universo sonoro del gruppo. Il moderato inserimento delle tastiere nell’economia sonora dei Jade Warrior ha il pregio di estendere la percezione evocativa che fluisce con spontanea naturalezza dalla musica proposta dal gruppo; l’estro chitarristico di Colin Henson e l’inconfondibile suono del fretless bass di Dave Sturt donano ai brani dell’album una esuberante attualità. Sull’intero lavoro aleggia ancora immutato quello spirito arcano e suggestivo che da sempre valorizza le opere dei Jade Warrior e che ha fatto di essi un gruppo seminale per l’evoluzione della musica moderna.

Formazione:

Tony Duhig – guitars, bass, piano, glockenspiel, organ, vibes
Jon Field – percussions, gaelic harp, sax, flutes, cello, guitar
Glyn Havard – vocal, bass
Dave Duhig – electric guitar
Alan Price – drumsColin Henson – guitars
Dave Sturt – fretless bass * * in Distant Echoes


video


Citazione d'autore:
"La fortuna è una donna: se voi la lasciate sfuggire oggi, non crediate di ritrovarla domani" (Gotthold Ephraim Lessing)

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