sabato 16 aprile 2011

Tanti auguri David Jackson


Ha compiuto ieri 64 anni David Nicholas George Jackson, nato a Stamford il 15 aprile 1947, uno dei miei miti musicali. Di lui potrei raccontare molti aneddoti, avendolo incontrato più volte, e non solo durante i concerti a cui ha partecipato. La sua semplicità e disarmante e credo sia difficile trovare un musicista così disponibile ( e simpatico).
Cito solo l’ultimo aneddoto.
Eravamo a Roma, alla Prog Exhibition di novembre, celebrativa dei 40 anni del prog italiano.
Lo incontro mentre esce dal backstage, un luogo dove regna l’agitazione e la fretta. Dopo un caloroso saluto gli dico: “…c’è Franco in platea…”, e cioè uno come me, una conoscenza superficiale. Lui mi chiede dove sia e lo va a salutare tra le poltroncine. Il grande David Jackson, un pezzo di storia della musica prog rock, che in mezzo al comprensibile marasma del pluriconcerto, trova il tempo per un gesto inusuale…. Dal palco al pubblico, e non viceversa, come di solito accade.
Per ricordarlo utilizzo un mio vecchio post del novembre 2009.
Tanti auguri David.

Come anticipato dedico ora il mio post quotidiano a David Jackson.
Sto scrivendo del sassofonista che da un po’ di tempo si unisce agli Osanna on stage, sto scrivendo di un ex componente di un gruppo storico degli inizi anni 70, i Van Der GraafGenerator, sto scrivendo dell’uomo che assieme a Peter Hammil, Guy Evans e Hugh Banton fa parte di uno dei ricordi più belli della mia vita, il mio primo concerto, a sedici anni, spettacolo pomeridiano al teatro Alcione a Genova.

Ecco come ho ricordato l’evento su “contrAPPUNTI”, trimestrale di prog la cui anima si chiama Riccardo Storti. 


Sono riuscito a risalire a una data importante. Importantissima per chi è cresciuto a pane e musica:
mi riferisco al primo concerto a cui ho assistito.
Mi sono “formato”, da tutti punti di vista, nei primi anni 70 però… non ero abbastanza grande per possedere una buona autonomia di movimento, quindi quei concerti a cui ho avuto la fortuna di assistere, erano tutti “sudati”.
Ricostruire il primo concerto è cosa emozionante, ma pressochè impossibile, perché sto parlando del 1972 , trentasette anni fa.
Non esistevano le videocamere e l’ultima cosa che poteva venirci in mente era quella di utilizzare ingombranti apparecchi fotografici e quindi… l’archivio è la mia sola memoria.
Leggendo “Codice Zena” ho anche scoperto che quel mio iniziale approccio è anche considerato il primo passaggio del prog internazionale da Genova .
Sto parlando dei Van Der Graaf Generator, Teatro Alcione, 30 maggio 1972.
Sarebbe stato bello avere coscienza di ciò che stava accadendo, avere l’idea che si stava vivendo in prima persona un pezzettino di storia.
Tutto è relativo, e il termine “pezzettino” si può ingigantire a dismisura, a seconda della prospettiva.
Avevo 16 anni, ed ero impregnato e invaso da quella musica che ascolto ancora oggi.
I veicoli informativi erano per me Ciao 2001 e “Per Voi Giovani”.
Indimenticabile quel pomeriggio in cui ascoltai la recensione radiofonica di Pawn Hearts, un racconto talmente efficace che arrivai al concerto con le idee chiare.
Sino a quel 30 maggio non avevo mai pensato che ciò che ascoltavo sul vinile poteva essere presentato anche in un teatro. Sottolineo il 30 maggio, perché la proposta mi venne fatta all’uscita da scuola , con poche ore davanti per convincere i genitori.
Lo spettacolo iniziava alle 16.
Eh sì, pomeriggio e sera a quei tempi!
Non so perché ma ottenni il permesso facilmente:” ..dai mà, siamo in tanti….”
Con 2000 lire in tasca( mi pare che l’entrata fosse 1500) mi ritrovai in nutrita compagnia sul treno che da Savona portava a Genova.
Ricordo una grande emozione.
Ora è relativamente facile avere contatti e pseudo amicizie con miti musicali, ma in quei giorni lo spazio esistente tra un ascoltatore, e un artista che “girava” su vinile e splendeva su 2001, era abissale.
Dalla stazione Brignole al teatro, forse un paio di chilometri, l’agitazione aumentò e questo stato d’animo mi ritorna al solo pensiero. Ricordo persino che indossavo una maglietta verde, girocollo e … capelli lunghissimi.
Non ho memoria invece dell’ambiente, di quelli che allora venivano definiti “capelloni”, termine negativo per chi lo adoperava, elemento di vanto per chi invece lo subiva.
La pittoresca ”corte dei miracoli”, che tanto avrebbe colpito successivamente un ragazzetto come me, quel giorno fu nascosta dall’essenza, dal significato profondo della partecipazione ad un evento da brividi.
Forse i biglietti non erano numerati, ma le poltrone erano molto comode, niente a che vedere con la vita hippie che stava prendendo forma anche in Italia.
Ma a ben vedere i V.D.G.G. non sono stati per me i primi.
A fare la spalla, si diceva così un tempo, c’erano i Latte e Miele e la prima immagine che ho di quel palco è un batterista giovanissimo, capelli lunghi, occhialini tondi e denti sporgenti.
Era Alfio Vitanza, ovviamente.
Ricordo solo di aver pensato all’accostamento con ELP , per effetto di un trio dallo stampo classicheggiante.
Poi il palco si oscurò.
Un fascio di luce fu proiettato al centro del palco dove c’era una sedia su cui era seduto Peter Hammil, con la sua chitarra appoggiata alla gamba destra.
Partì l’arpeggio di Lemmings e ancora ora, mentre scrivo, mi sembra di sentirlo.
Non mi sono rimasti altri dettagli di quel pomeriggio, solo le atmosfere rarefatte create dai sax di David Jackson, fusi alla perfezione con le tastiere ( e il basso) di Hugh Banton, e la particolarissima ritmica di Guy Evans.
Impossibile spiegare cosa volesse dire sentire la voce di Hammill in quei giorni, qualcosa di “poco reale” , capace di condurre ad un’involontaria introspezione.Già di per se uno strumento “ globale”.
Se adesso mi fosse chiesto quale immagine mi arriva immediatamente , pensando a quel 30 maggio lontano, beh, mi vengono alla mente i colori azzurro e nero, delle stelle, degli omini sospesi nel vuoto… ecco la copertina di un disco in vinile aveva questa capacità, dare la forma e il colore a uno dei momenti significativi della vita.
Esagerazione? Sopravvalutazione di fatti in realtà insignificanti?
Forse, ma sono contento di poterlo in qualche modo raccontare.

A questo punto, chi ha capito di che cosa io stia scrivendo, potrà anche immaginare cosa voglia dire per me aver cenato due volte di seguito con David Jackson, averlo visto suonare per due ore da due metri di distanza, aver chiacchierato con lui come vecchi conoscenti, sentirmi chiamare "Athos", avere la sua mail e il suo indirizzo di casa.



Cose infantili, lo so, ma non me ne vergogno. Probabilmente non vedrò mai più David, anche se non sono molti quelli che possono dire di aver partecipato a tre concerti dei VDGG, e per me i ricordi si miscelano all’amore per quella musica, per quel sax diverso dagli altri, ritrovato assieme ai nuovi Osanna, in una magnifica Prog Family.





L’ho visto disponibile con chiunque, gentile e pronto ad incantarsi davanti alla fortezza del Priamar, sempre attaccato alla sua macchina fotografica, apparecchio da cui estrae una foto che ama particolarmente, quella di un pulcino, che lui indica come il più nobile della famiglia degli uccelli.
Quando poi riusciamo, alle 4 del mattino, a portarlo davanti al pub di
 Cruciani, il Van Der Graaf, lui non perde occasione per moltiplicare gli scatti.
Mi ha contagiato, e mi rendo perfettamente conto di enfatizzare all’estremo un normale contatto umano, ma a chi è capace di regalare emozioni così forti con la propria musica, abbinata ad una semplicità sconcertante, farei un monumento.
Nel rispondere alla mia mail David ha voluto sottolineare l’idea “Tonewall”
Si tratta di creare musica con un gruppo di persone di differenti abilità, con la presenza di persone marcatamente disabili.
In dodici anni di lavoro gratuito, David ha portato dei “non musicisti” a suonare con orchestre di tipo professionale a differenti festivals e in moltepli situazioni, perseguendo l'obiettivo dell’integrazione tra le persone, pronte a lanciarsi nella difficile sfida, utlizzando la propria musica.
Tonewall fornisce un’opportunità ideale per adulti e ragazzi con difficoltà di tipo fisico o psicologico, che percepiscono così la gioia e il senso che attraverso la musica si può ottenere.


David Jackson: Celebration Concert zusammen mit Menschen aus Bethel




Riflettendo a distanza di dieci giorni, la mia soddisfazione aumenta se penso che un minimo di merito per la realizzazione di questa due giorni fantastica sia anche il mio… ma questa è una lunga storia.

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