La saggistica incentrata sulle sonorità contemporanee
presenta frequentemente scaffali affollati da cataloghi polverosi o da elenchi
puramente enciclopedici, privi di una reale chiave di lettura critica e rimasti
ancorati a un nostalgico rimpianto del decennio d'oro. All'interno di questo
panorama si colloca Una sana malattia - Il
rock progressivo: mito e realtà, fra passato, presente e futuro,
pubblicato da Felici Editore e firmato da Alberto
Voglini e Mauro Pini, due figure ben note nel panorama
del collezionismo e della divulgazione specializzata.
Il volume evita fin dalle prime pagine la trappola della
celebrazione accademica, trattando la materia con un taglio che unisce
l'analisi tecnica alla narrazione viva.
Il titolo stesso chiarisce la prospettiva adottata dagli
autori, che rifiutano di considerare il genere un reperto da esposizione
museale, preferendo definirlo come una viva e irriducibile ossessione. La
scrittura mantiene un registro rigoroso ma accessibile, sorretto da una
competenza che non si perde mai in formule astruse o in toni celebrativi
eccessivi. La struttura dell'opera si sviluppa tracciando il percorso storico
che, tra la fine degli anni Sessanta e l'inizio dei Settanta, ha permesso alle
contaminazioni tra classica, jazz, folk e avanguardia di confluire in una
formula espressiva inedita. Non mancano i riferimenti ai grandi nomi
internazionali - dai King Crimson ai Genesis, dagli Yes agli Emerson, Lake
& Palmer, fino ai Pink Floyd, ai Jethro tull e ai Gentle Giant - esaminati
tanto nell'uso pionieristico di sintetizzatori e mellotron quanto nella portata
concettuale dei loro concept album.
Un'attenzione particolare viene riservata alla scena
italiana, un contesto che ha saputo imporre una cifra stilistica originale
grazie a una forte componente melodica, a radici classiche e a una spiccata
teatralità. Le vicende di complessi storici come la Premiata Forneria Marconi,
il Banco del Mutuo Soccorso, Le Orme, gli Osanna, gli Area e il Balletto di Bronzo
trovano spazio nel testo anche attraverso interventi diretti e testimonianze di
protagonisti del settore, le cui memorie arricchiscono l'impianto saggistico
con prospettive vissute in prima persona.
Il percorso critico si arricchisce inoltre di sezioni
trasversali e di contributi esterni capaci di amplire lo spettro dell'analisi.
Tra questi spicca l'intervento di Moreno Lenzi, che esamina con competenza
l'evoluzione della qualità dell'ascolto e il confronto sonoro tra il passato e
l'attualità, così come l'insolito contributo di Massimo Volpi, che introduce
una voce polemica e dissonante capace di scardinare l'autoreferenzialità tipica
di molta letteratura musicale di settore. Il volume si completa con guide
all'ascolto e recensioni mirate, concepite per orientare sia chi si avvicina
per la prima volta a queste sonorità sia chi cerca produzioni meno note, il
tutto racchiuso nell'ironica metafora visiva della "progressivina",
una confezione farmaceutica immaginaria che restituisce con immediatezza lo
spirito di un'opera incentrata su una passione irriducibile.
