The PoguestrA: una storia nata per unire, cresciuta per
restare
Ci sono progetti che nascono per necessità, altri per
intuizione, altri ancora per un bisogno collettivo che nessuno aveva ancora
messo a fuoco. The PoguestrA appartiene a tutte e tre queste categorie. Nel
2020, mentre il mondo si chiudeva in casa e la musica sembrava sospesa, Daniele
Rubertelli immaginava un modo per far suonare insieme persone lontane, unite
da una passione comune: i Pogues e l’universo poetico e sregolato di Shane
MacGowan. L’idea è semplice e radicale allo stesso tempo, quella di creare uno spazio
inclusivo dove chiunque, fan o musicista, potesse contribuire a una grande
orchestra diffusa.
Le prime “chiamate ai musicisti” sui social diventano subito un piccolo fenomeno. Il primo video, Dirty Old Town, raccoglie sedici partecipanti da quattro Paesi diversi. Poi il numero cresce, e con esso la qualità delle produzioni.
Fairytale of New York arriva a coinvolgere
settantuno musicisti da tutto il mondo, compreso il coro inglese “The Include
Choir”, formato anche da persone con disabilità. È un momento in cui la musica
non è solo esecuzione: è comunità, respiro, resistenza.
A un certo punto accade ciò che nessuno avrebbe osato
immaginare: Spider Stacy, Jem Finer e James Fearnley, tre membri
fondatori dei Pogues, partecipano a due video ufficiali del progetto. È una
legittimazione inattesa, quasi un passaggio di testimone. E nel 2021, per il
primo anniversario, arriva anche un videomessaggio di auguri da Shane MacGowan:
un frammento di storia che diventa memoria condivisa.
Con il tempo, The PoguestrA smette di essere solo un progetto
online. Dal 2024 diventa una band vera, con un’identità scenica precisa:
energia folk-rock, poesia, spirito irlandese e un repertorio che intreccia
classici dei Pogues, brani della tradizione e composizioni originali destinate
a un album in arrivo.
La produzione originale non cerca di imitare i Pogues: preferisce dialogare con quell’eredità, mantenendo un’impronta folk-rock ma seguendo una strada propria, nutrita da ascolti diversi e da una sensibilità collettiva che si è formata nel tempo.
La formazione attuale nasce da incroci, amicizie e collaborazioni precedenti. Ognuno porta un pezzo di storia, e insieme costruiscono un suono che è più della somma delle parti.
Roberto “Zac” Giacchello – voce, chitarra, armonica
Daniele Rubertelli – fisarmonica
Roberto “Bobo” Storace – voce, bouzouki, banjo
Sandro Signorile – voce, mandolino
Alberto “Stagger Lee” Bella – basso
Claudio Andolfi – batteria
Le loro esperienze individuali - dai festival internazionali ai progetti multimediali, dalle tournée europee ai concorsi di chitarra - convergono in un’identità sonora energica, solida e profondamente legata alla tradizione irlandese.
Nel corso degli anni la PoguestrA ha incrociato artisti di
grande rilievo: Cisco, Nandu Popu, Justin Adams, Elliott
Murphy, Jon Boden, Jury Lemeshev, oltre ai membri dei Pogues.
Ogni incontro ha lasciato un segno, ampliando la tavolozza del progetto.
E lo spirito inclusivo non è mai venuto meno: più di una
volta, durante i concerti, la band ha invitato sul palco musicisti e fan dei
Pogues, mantenendo vivo quel principio originario di apertura che ha dato vita
a tutto.
Il futuro? Una sintesi di tutto ciò che la PoguestrA è stata
finora: tributo, collettivo internazionale, band di brani originali. Un
progetto nato in un momento di isolamento che continua a generare connessioni,
musica e comunità.
Nota per il lettore
Per approfondire la storia, le scelte artistiche e l’evoluzione del progetto, a seguire propongo un’intervista articolata che entra nel cuore della PoguestrA e delle sue voci.
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Quali erano l’idea originaria e gli obiettivi culturali che vi hanno spinto, nel 2020, a dare vita a The PoguestrA e a trasformare un progetto nato in lockdown in una realtà internazionale?
L’obiettivo iniziale era quello di creare un progetto musicale inclusivo, dove ogni fan dei Pogues potesse esprimersi e suonare assieme ad altri fans e musicisti, celebrando le canzoni di questo gruppo cult. In tal senso il lockdown ha creato un’opportunità di aggregazione che ha alleviato, per molte persone, un momento difficile.
Come si è evoluto The PoguestrA dal primo esperimento collaborativo online fino alle attuali esibizioni dal vivo in Italia e all’estero.
C’è stata un’evoluzione importante dal primo video collaborativo, sia per il numero di musicisti coinvolti che per la qualità artisitica del “prodotto finito”. Il primo video, "Dirty Old Town", ha visto la partecipazione di 16 musicisti provenienti da Italia, Olanda, Stati Uniti e Regno Unito. Da quel momento in poi, il progetto è cresciuto costantemente, raggiungendo sino a 71 partecipanti da tutto il mondo per il video di "Fairytale Of New York" (in cui ha preso parte anche il coro inglese “The Include Choir” in cui cantano anche persone con disabilità).
Quali elementi hanno reso così partecipate le vostre “chiamate ai musicisti”, capaci di coinvolgere centinaia di artisti da tutto il mondo.
C’è stato un primo evento importante dopo la pubblicazione del primo nostro primo video, Dirty Old Town. Infatti, la leggenda del folk inglese Peggy Seger, moglie di Ewan MacColl che è l’autore del brano, commentò il video su YouTube dicendo che quella è stata la miglior cover dal brano mai fatta. Successivamente, la notorietà del progetto è cresciuta molto, sia per i consensi entusiastici da parte di alcuni media da Italia, Irlanda, Regno Unito e Olanda, ma soprattutto per la partecipazione di alcuni nomi importanti della scena folk rock internazionale, compresi i membri fondatori dei Pogues.
Che impatto ha avuto sulla vostra crescita la partecipazione di membri fondatori dei Pogues ai vostri video ufficiali.
Questo è stato un vero e proprio sogno che è diventato realtà. La partecipazione di Spider Stacy, Jem Finer e James Fearnley in due nostri video ha dato a tutti noi un fortissimo stimolo. Direi che questa è stata una vera e propria legittimazione del nostro progetto. Anche grazie a questo fatto The PoguestrA è stata sull’home page del sito ufficiale dei Pogues per molti mesi.
Cosa ha rappresentato per voi il videomessaggio di auguri ricevuto da Shane MacGowan nel primo anniversario del progetto.
Beh, anche questo è stato qualcosa che mai ci saremmo immaginati… eppure è successo. Ricordo ancora quando ricevetti il video di Shane via Whatsapp… ero quasi incredulo… avrò visto quel videomessaggio almeno una decina di volte, tra lo stupore e il divertimento (la situazione in cui è stato registrato il video è piuttosto “insolita”).
In che modo integrate l’eredità musicale e poetica dei Pogues con la vostra produzione originale destinata al prossimo album.
La nostra produzione originale, in realtà, non attinge direttamente dal mondo dei Pogues e del folk-rock di matrice irlandese, anche se non è escluso che si possano ritrovare alcuni elementi. Credo sia importante per la nostra produzione originale mantenere una propria identità, che trae ispirazione anche da altri ascolti e passioni musicali. Sicuramente, comunque, ci piace mantenere un imprinting folk rock, anche per gli strumenti che utilizziamo come la fisarmonica, il banjo, il mandolino e il bouzuki, oltre a chitarra, basso e batteria.
Quali criteri guidano la scelta dei brani della tradizione irlandese che rielaborate in chiave folk‑rock.
Abbiamo scelto di includere nei nostri concerti alcuni brani
della tradizione irlandese che magari gli stessi Pogues hanno, a loro volta,
interpretato. Oppure pezzi che sono particolarmente coinvolgenti. Tra questi
non mancano mai in programma “The Irish Rover” e “Whiskey in the jar”, per
citarne un paio.
Tra le numerose collaborazioni internazionali che avete realizzato, quali incontri hanno influenzato maggiormente la vostra identità artistica.
Ogni incontro ha avuto la sua importanza, anche per la diversità dei vari contributi. Ci sono state collaborazioni musicalmente vicine al mondo dei Pogues, oltre a quelle, “fondamentali”, dei membri fondatori degli stessi Pogues, come nel caso di Cisco (fondatore dei Modena City Ramblers), Jon Boden dei Bellowheads, artista folk rock molto noto in UK, e Lou McMahon una delle voci più interessanti della nuova scena musicale irlandese. Altrettanto interessanti sono state le collaborazioni con altri musicisti come Elliott Murphy, Justin Adams, Yuri Lemeshev o Nandu Popu dei Sud Sound System. Ognuno ha contribuito con un elemento artistico distintivo che si è integrato perfettamente nel progetto.
Come si è formata l’attuale line‑up live e quali sensibilità musicali porta ciascun membro all’interno del progetto.
L’attuale line-up live è nata sulla base di collaborazione e amicizie precedenti. Daniele aveva già suonato in passato con Zac e Alberto nel gruppo Animeamare, ma anche con Sandro e Bobo in altre circostanze. È stato quindi piuttosto facile mettere assieme questa prima formazione per suonare dal vivo. Claudio, il nostro batterista, si è unito in un secondo momento e c’è stata subito un’ottima intesa. Tra tutti noi c’è un comun denominatore che è la passione per il folk e folk rock irlandese, e tutti siamo fans dei Pogues. Tra di noi ci sono comunque sensibilità diverse, ad esempio c’è chi è più folk e chi più rock, chi ha sviluppato tecnica virtuosistica nel suonare o esperienza nella composizione e via dicendo. Tutte queste diversità sicuramente valorizzano il gruppo.
In che modo le esperienze pregresse dei singoli musicisti - dai concorsi internazionali ai progetti multimediali, dalle band storiche alle tournée europee - contribuiscono al vostro suono collettivo.
A parte il sottoscritto, che ha ripreso a suonare solo nel 2020, tutti i musicisti hanno moltissimi anni di esperienze musicali, e di diverso tipo. Zac e Alberto, con quasi 35 anni di concerti in giro per l’Europa nel gruppo Les Trois Tetons, assicurano energia e solidità nelle nostre performance. Zac, oltre ad essere un ottimo performer sul palco, è autore di molti brani con cinque dischi pubblicati per Les Trois Tetons. Bobo e Sandro, due ottimi musicisti di grande esperienza, hanno sicuramente contribuito ad elevare la qualità artistica delle nostre performances, aggiungendo elementi di virtuosismo col banjo, mandolino e bouzuki. Anch’essi sono autori di canzoni e musiche.
Quale direzione immaginate per il futuro di The PoguestrA: un tributo evoluto, un collettivo internazionale, una band di brani originali o una sintesi di tutte queste anime.
Abbiamo cominciato a lavorare su nostri brani originali che
intendiamo registrare, e che proporremo nei nostri concerti assieme al
repertorio di classici dei Pogues e alcuni tradizionali irlandesi. La creazione
di brani originali è un processo molto creativo e stimolante, e non è escluso
che possano esserci ospiti speciali anche in queste nostre canzoni che andremo
a registrare.
L’idea del collettivo internazionale resta sempre
potenzialmente aperta. Con il progetto The PoguestrA si sono create delle
collaborazioni “senza frontiere” (e, in alcuni casi, vere e proprie amicizie)
che sarebbe molto bello recuperare in futuro.
In piena coerenza con lo spirito di inclusione che ha contraddistinto l’idea di base della PoguestrA (chiunque poteva partecipare nei nostri video), in più di un’occasione durante i nostri concerti abbiamo accolto sul palco altri musicisti e fans dei Pogues per suonare o cantare con noi. C’è tutta la volontà di mantenere questo spirito di inclusione, che è sempre stato uno dei valori portanti del progetto PoguestrA.

