giovedì 7 dicembre 2023

GOAD-"Titania": commento all'album e intervista a Maurilio Rossi


GOAD-Titania

2CD / 2LP / digital

My Kingdom Music

 

Maurilio Rossi e i suoi GOAD preparano un grande regalo agli appassionati di musica, e a Natale i doni fanno sempre piacere!

Il loro sedicesimo atto discografico si intitola “Titania”, un lavoro monumentale composto da 14 tracce originali per un totale di oltre 75 minuti, più un live che ripropone brani del 2006 performati a Genova (12 tracce nel CD, mentre nel vinile sono presenti 2 bonus tracks).

Vorrei limitarmi ad un commento basato sugli stati emozionali, perché nell’articolo è presente tanta oggettività, che si snocciola attraverso l’intervista che ho realizzato con Maurilio Rossi e che propongo a seguire, oltre a tutti i dati ufficiali (compreso l’ascolto di “Titania”) fruibili al seguente link:

https://athosenrile.blogspot.com/2023/12/goad-titania-gli-elementi-oggettivi.html 

Tutto questo mi porta a dilungarmi nella scrittura, ma ho sempre la speranza che esistano giovani curiosi che abbiano voglia di perlustrare strade per loro sconosciute, e in quel caso i dettagli diventano fondamentali per comprendere.

Ancora una volta Rossi trae spunto dalla letteratura inglese (da Shakespeare a John Keats), ed emergono storie che corrispondono a canoni letterari ben codificati, con particolarissimi problemi esistenziali cesellati dal fine pensiero degli autori, a cui l’aggiunta di magnifiche trame sonore e fornisce ulteriore lustro.

I GOAD nascono nel bel mezzo dei seventies per mano di Maurilio Rossi, influenzato dai nuovi modelli musicali che arrivavano da oltremanica, e di quella musica, così lontana dal punto di vista temporale, tutto resiste, tutto è parte di questo nuovo progetto che perlustra ogni possibile strada, ogni possibile esperienza; per arrivare alla costruzione di “Titania” non basta aver assimilato la scuola dei vecchi miti con cui l’autore si è formato, ma è necessario metterci del proprio, dimenticare le etichette e pensare alla bellezza globale della musica, che non è solo perfezione tecnica o abilità nel crearla e proporla, ma occorre arrivare a toccare punti che sappiano sfiorare l’anima di chi ascolta, e a questo punto le etichette e l’incasellamento non hanno più nessun valore.

Un piccolo esempio: le tracce che compongono l’album sono molto corpose, anche dal punto di vista della quantità, e richiedono un certo impegno se si vuole entrare bene all’interno del progetto. E poi, tra tanti brani elaborati, ne esce fuori uno da 74 secondi, “Sea Bird”, e io mi commuovo sentendo la voce di Maurilio (che in questo caso sfiora il colore di Jon Anderson), mi emoziono captando le atmosfere rarefatte che forniscono aulicità al momento, che diventa magico e, fortunatamente, ripetibile!

Ho trovato tutta la “mia musica” condensata in un unico spazio, ho goduto dei cambi di ritmo e di situazione, della miscela di generi, con tappeti di tastiere che propongono una classicità che, seppur impiegata nel rock, è diventata immortale.

E quando il lunghissimo viaggio finisce, occorre una pausa riflessiva, perché un muro sonoro e lirico di tale portata potrebbe spiazzare, e allora occorre metabolizzare l’esperienza appena vissuta.

Una volta ripreso il fiato ci aspetta un secondo capitolo, il live genovese del 2006 che ci regala una versione speciale della band, ricordando sempre che è in quella fase che i musicisti trovano maggiore soddisfazione, quando cioè esiste un’audience a cui dare e da cui prendere.

Consigliatissimo! Ma forse sarà interessante leggere le parole di Maurilio Rossi con cui ho dialogato!

 


La chiacchierata con Maurilio Rossi


Sono passati due anni da quando commentai “La Belle Dame”: appare obbligatorio chiederti qualcosa a proposito delle tue vicende musicali che uniscono quel disco a quello attuale: di cosa parla “Titania”?

È il proseguimento della “Belle Dame” nell’uso dei testi di Keats. GOAD ha musicato una mole ponderosa di versi da "Endimione", del poeta inglese. “TITANIA” è nominata più volte nelle sue liriche. Poesia come memoria, sogno senza sonno (vedi Poe invece, la vita come un sogno dentro un sogno, musicato da GOAD NEL 1994). Le muse di Keats sono i grandi poeti del passato, fra i quali giganteggia Shaespeare.

Ascoltando la vostra musica così complessa e curata nei particolari, e vederla unita a testi così nobili viene spontaneo pensare che, oltre ad essere un contenitore senza tempo, potrebbe apparire… fuori tempo, collocato - come tante altri - lontano dalle conoscenze delle nuove leve a cui non si riesce mai ad arrivare! A chi vi rivolgete con questo lavoro?

A tutti coloro che sanno e vogliono ascoltare, leggere, capire la complessità del mondo anche attraverso la musica e la poesia. Finché anche soltanto uno solo farà questo, il mondo avrà un futuro.

Esiste qualche novità, se parliamo di aspetti meramente musicali?

Di sicuro c’è stata in “Titania” la volontà di esplorare forme musicali che, partendo dalla “canzone" intesa nella migliore accezione (BEATLES...) si dirigessero verso il classico, il jazz, il blues, senza porsi limiti espressivi.

Parlami della formazione e degli eventuali “collaboratori occasionali”!

Oramai il laboratorio interattivo GOAD ha dei membri fissi, inamovibili o quasi: Alessandro Bruno (jazzista sopraffino oltre che insegnante di chitarra, polistrumentista), Francesco Diddi ( polistrumentista creativo, con noi dal 2006), mio fratello Gianni (lo zoccolo duro della band, quello a cui tutti fanno riferimento sul palco e fuori perché non perde mai un colpo), Paolo Carniani (batteria, con noi dal 1974, seppur a fasi alterne per problemi vari, ma affidabile e preparato, capace di interpretare sena protagonismi i brani che componiamo. Occasionalmente, ma con grande piacere - dopo la rinuncia di Roberto Masini per limiti di età (era con noi dal 1995), e che appare nel bonus CD in piena forma -, vi è stato Antonio Vannucci alle tastiere, Pippo Trentastasi alla batteria, Marcello Becattini a vari strumenti (chitarra in primis, con GOAD nel mitico album dedicato a Poe del ’94 e dal vivo nel presentarlo nell’anno precedente). Aggiungo Martino Rossi, mio figlio, che è stato sul palco suonando basso, samples keys e facendo i controcanti.

La vostra discografia è sterminata ma, guardandoti indietro, trovi il fil rouge che parte da quel lontano 1983 e arriva ai giorni nostri?

Sì, credo che la voglia di andare oltre ogni logica di mercato, pur non remunerativa, abbia fatto crescere la band oltre i limiti di tempo; unico errore o pecca, aver rinunciato alla proposta di Freddy Mercury nel 1981, ma era un gruppo differente, e vigeva la regola della maggioranza dei favorevoli o contrari.

Chi si è occupato dell’art work e cosa rappresenta?

È opera della magnifica produzione di Francesco Palumbo, della My Kingdom Music, che ce lo sottopose prima di ogni scelta alternativa. Ci piace davvero tanto! Per me, che vivo di sensazioni, rappresenta una magnifica miscela di classico e moderno, una Nike greca con elementi botticelliani nei fiori e altri particolari più moderni... i colori sono magnifici!

Il progetto contiene un secondo CD dal vivo: raccontami qualcosa sulla scelta…

Quando sottoponemmo l’idea di un live su CD, avevamo già rimasterizzato a Roma dal nostro tecnico e collaboratore artistico Max Cirone una serie di live dal 2000 al 2015, ma poi abbiamo avuto delle sedute di registrazione a Firenze con pochi intimi, amici o famigliari, e abbiamo aggiunto altri brani del 20022-23. Abbiamo scelto in base a al “Tiro”, come diciamo noi, e all’”impatto” sonoro di ogni pezzo nella disamina dei brani, ed è venuta fuori quella scaletta molto rappresentativa di GOAD.

Avete in previsione qualche live?

Per adesso purtroppo no, per molti motivi. I vari membri della band suonano per mestiere, a parte da mio fratello, ed hanno band varie o artisti con cui collaborano stabilmente. Per la musica alternativa, come sai, i budget sono risibili e, dopo oltre 6.000 concerti di ogni tipo, effettuati dal 1974, vogliamo salvare la nostra professionalità.

Normalmente quando esce un album esistono già i presupposti per nuovi progetti: cosa bolle nella pentola dei GOAD?

Hai pienamente ragione. C’è un album doppio in fase di stesura nell’arrangiamento e facciamo la spola fra Firenze e Roma... con altre collaborazioni; oltre ai testi sacri di Keats, che sono ancora presenti in molti brani, stavolta anche testi di GOAD originali in maggior numero, e credo ci saranno molte sorprese dal punto di vista sia compositivo che di scelte stilistiche, sempre in piena libertà espressiva!